Traduzione di Elia Morpurgo de' Discorsi Ebraici di Tolleranza e Felicità diretti da Naftalì Herz Weisel, agli Ebrei dimoranti ne' dominj dell'Augustissimo Imperadore Giuseppe II. il Giusto con le note del traduttore

Part 3

Chapter 33,139 wordsPublic domain

Oltre a ciò ha bisogno la nostra nazione di compilare ed unire di bel nuovo gli articoli di fede, e le massime di religione e di buon costume, onde instruire i nostri figli nelle nuove scuole, ed anco a ciò ha proveduto S. M. Imperiale con la sua savia providenza, ordinando, che ci serviamo de' libri di morale analoghi a questi tempi, e diretti da una sana filosofia, onde col mezzo di questi venga impresso nella gioventù un vero contegno; ed allorchè rifletteremo con esattezza, concluderemo certamente, che il lume di tutte le morali scienze sia ecclissato dal forte splendore che tramandano li precetti morali della divina legge; ma il lume della sacra morale non si può così facilmente capire dalli principianti studiosi, perchè il rilevare le profonde massime ed il buon contegno dalla fonte originale, e da' profondi divini oracoli, ella è opera di uomini savi e provetti, e non già, come dissi, di principianti; essendo a ciò necessaria una profonda cognizione, ed un criterio non ordinario; ed in conseguenza è indispensabile che sia prima compilato un libro riguardo agli articoli della fede alla quale ogni israelita è tenuto di credere; libro che sia scritto con una frase chiara, ed assai intelligibile; e che l'autore proporzioni il suo stile all'abilità de' scolari che devono essere instruiti, affinchè tutti nell'infanzia imparino con una medesima formalità gli articoli di fede, e tuttocciò che da essi deriva, provando ogni articolo con li testi scritturali dai quali ciascun articolo proviene, e ciò affinchè restino informati nella loro religione, ed affinchè pure di questa restino interamente persuasi e convinti dell'origine delle cose nella vera loro sorgente; cosicchè anche quelli che non saranno in grado di avanzare nelle scuole, non manchino di sapere metodicamente quelle cose le quali sono proficue e necessarie per renderli felici nell'una e nell'altra vita[19].

[19] Oportunamente è stato scritto dal dotto Rabino Simone Calimani di Venezia un Catechismo in italiano per la gioventù ebrea, e questo, che è già sortito da' torchi del Ces. Reg. privilegiato Stampatore Giacomo Tommasini di Gorizia, è prossimo a venire alla luce da' torchi medesimi in lingua ebraica e tedesca.

E' poi necessaria del pari ancora la compilazione di altri libri di savia instruzione per le scuole, parte intorno a' precetti morali che formano una parte della legge umana, e che sono strettamente connessi con la legge divina, ed alcuni ancora sulle virtù dell'anima e le sue potenze le quali influiscono su i costumi, mediante le quali essa opera, come sarebbe a dire la virtù e l'ignoranza, la fermezza e l'instabilità, l'allegrezza e la melanconia, l'amore e l'odio, la generosità e l'avarizia, e molte simili cose; ed essendochè quasi tutti i buoni costumi sono connessi con li divini precetti, come il non desiderare la casa altrui[20] , il non vendicarsi ed il non serbar odio[21] , il non odiare internamente il suo simile[22], l'amare il suo prossimo come se stesso[23], oltre a quelli che si vedono sparsi negli altri libri inspirati, come per esempio, è abbominato da Dio ogni perverso di cuore[24], abbomina Dio qualunque superbo[25] , e molti simili divini precetti e morali avvertimenti; quindi è necessario, che li compilatori ricavino le loro sane sentenze dalla sacra fonte della rivelazione, esponendole con buon criterio ed ottimo sistema, affinchè queste cose persuadino le loro menti, aprendo loro l'ingegno onde approfittare delle istruzioni col mezzo di queste regole, e reggere con queste le loro azioni, onde con un savio e divoto contegno siano amati da Dio e dal mondo savio, come insegnò Salomone nel principio de' suoi divini proverbi[26] _per ricevere l'instruzione della prudenza, la giustizia, il giudizio, e la rettitudine_; giacchè l'instruzioni della divina legge, quando sono giudiziosamente esaminate e ben capite, si fondano tutte nella giustizia, nel giudizio, e nella rettitudine; e sono bastanti a persuadere qualsivoglia oggetto pensante, nè sono esse opposte in verun modo alla sana morale de' filosofi e delle altre nazioni, come non sia vero giammai, che alcun precetto divino fosse soggetto a qualsisia eccezzione, e che qualunque scritta legislazione avesse trovato, che un solo di questi precetti avesse servito d'intoppo a qualsivoglia giusto affare, e questo non si potrà mai dire, non solo della divina scrittura; ma neppure delle leggi de' nostri savi rabini, allorchè siano veramente e perfettamente intesi; il che è dimostrato nell'articolo dell'usura, che Dio permette verso l'estraneo, e la proibisce col proprio nazionale[27]; e la ragione si è, che dalle nazioni estranee è permesso l'esigere quell'usura che è accordata dalle leggi del paese, ed in cui essa è in uso tra gli abitanti, come sarebbe a' nostri giorni il 4, o 5 per 100, e pretendendo da un estraneo più di quello che viene dalla municipale legislazione prefisso, è una frode; e ad un israelita, anche uno per mille è vietato, appunto per essere questo un precetto d'ordine positivo, come si rileva dalla divina legislazione; come vi sono ancora delle altre prescrizioni superiori alle umane cognizioni; e si osserva, che tra le lodevoli azioni descritte dal reale salmista, cioè di non prendere benchè minima usura, accerta, che chi le osserva non inciamperà in eterno[28]. Su di questo testo i Rabini hanno spiegato nel Talmud[29] che si tratti di colui che abborrisce l'usura a segno di non esigerla neppure dall'estraneo; e questa è un ottima Talmutistica instruzione, come si vede in tutte le altre cose; dovrà dunque il compilatore di queste tali opere dividere li trattati con buon ordine, onde facilitarne l'intelligenza agli studiosi, spiegando prima li doveri dell'uomo verso Dio, cioè l'amore al medesimo dovuto, il timore, il contenersi secondo le di lui leggi, e la purità de' costumi; indi il dovere dell'uomo verso il sovrano, come suddito verso il superiore, ed alli maggiori a cui è sottoposto, e così il dovere morale verso ogni individuo della società; il tutto si esporrà con savio e prudente criterio, e con pruove tratte dalla legge divina, dalle profetiche prescrizioni, e da' dettami de' nostri savi Rabini (di felice ricordazione) e queste tali compilazioni doveranno essere estese in pura lingua ebraica, ed indi un perito nella lingua allemanna dovrà tradurle in elegante idioma tedesco, e col mezzo di una tale traduzione dovrà il maestro instruire i suoi discepoli, e ciò affinchè profittino in ambidue le lingue, instruendoli e nell'ebreo, e nel tedesco idioma, poichè ad ogni costo dobbiamo ben ammaestrare li nostri figli nella lingua ebrea, affinchè capiscano la grammatica originale, e così le figure e la forza della lingua, onde passando alle scuole misniche, e talmutistiche sappiano, mediante le cognizioni della lingua, conoscere le cose nella loro vera sorgente ed origine, e se anche crescendo in età, passeranno alle arti od al commercio, le cognizioni acquistate nella gioventù loro torneranno utili, onde capire il litterale della scrittura, e comprendere la forza delle quotidiane preghiere, ed intendere li libri di morale, e cose simili che sono tanto atte a formar l'uomo, il suddito ed il cittadino; e col mezzo delle acquistate cognizioni nella lingua tedesca potranno profittare de' libri di storia, de' viaggiatori, e de' libri di commercio che dalle altre nazioni sono stati composti: libri che riescono assai utili, affine d'instruire vantaggiosamente l'uomo nella legge umana, nel buon contegno, nella morale con il suo simile, nel commercio, e così pure negli altri umani doveri.

[20] Exod. cap. 20, v. 14.

[21] Levit. cap. 19, v. 18.

[22] Levit. cap. 19, v. 17.

[23] Levit. cap. 19, v. 17.

[24] Proverb. cap. 11, v. 3.

[25] Proverb. cap. 14, v. 5.

[26] Proverb. cap. 1, v. 3.

[27] Psalm. cap. 15, v. 5.

[28] Salm. 15, v. 5.

[29] Talmud, tratt. Macot pag. 24, fr.

_CAPITOLO VII._

O Quanto sono da stimarsi le cose che accadono in tempo oportuno, esclamò il più savio tra gli uomini[30], e tale è appunto la presente felice combinazione che giustamente in questi momenti esce da' torchi la buona traduzione de' 5 libri di Mosè felicemente eseguita dall'eccellentissimo sig. Mendelssohn nell'allemanna favella, e come abbiamo detto al 5 cap. la nostra nazione ne ricaverà sommo vantaggio, perchè instruendo i maestri i loro discepoli, spiegando loro col mezzo di questa felice traduzione estesa nell'idioma tedesco il più purgato, ed il più eccellente, sarà a mio credere il primo mezzo, onde incamminare la gioventù ebrea a ben parlare la lingua patria, ed apprendere con un tal mezzo più facilmente il genuino senso delle sacre carte; giacchè sino ad ora, essendo gli instruttori mancanti, e nella pronunzia e nella purità della lingua, non era possibile che potessero essi spiegare il testo ebreo, onde li fanciulli ne capissero il vero senso, poichè volendo spiegare ad altri col mezzo di una lingua che è a loro incognita e pellegrina, quanto gli uni perfettamente comprendono, appunto perchè possedono la forza della medesima lingua, si rende quindi indispensabile, che la lingua in cui si ha da tradurre, sia molto bene trattata da quello da cui viene essa spiegata, e che que' a' quali viene spiegata comprendan la vera purità della medesima, e che convengasi intieramente ne' termini, e così resterà altamente impresso nella mente dello studioso il fondamento della lingua, il che sino ad ora non poteva accadere, perchè si mancava nella buona pronuncia, e nella adequata cognizione della lingua; non avendo quindi il maestro li veri termini per spiegarsi con il discepolo in certe frasi che egli andava traducendo, nasceva perciò che lo scolare non giugnesse a penetrarne il senso, e però in luogo di giovare al discepolo, lo imbrogliava anzi, e l'obbligavano a dover alterare e contraffare con la irregolare spiegazione li sacri testi che sono pure testi di purità per ben 7 volte raffinati[31], e ciò tanto più, quanto che i maestri non arrivando alla forza della grammatica ebraica[32], e tanto meno la rettorica, e sentendo all'opposto li scolari da' loro maestri barbarismi, vengono questi nella loro mente sì altamente impressi, che non si scordano mai più in avvenire. All'opposto col mezzo di questa felice traduzione s'instruiranno tutti con una eguale formalità, accostumandosi a parlare elegantemente il tedesco, e ad apprendere a perfezione la grammatica ebrea, mediante le parafrasi che si sono già fatte intorno a questa utile traduzione.

[30] Prov. cap. 15, v. 23.

[31] Salm. 12, v. 7.

[32] I maestri della nazione ebrea hanno bisogno di una somma attenzione nell'insinuare la pronuncia alle tenere proli, giacchè la loro lingua avendo la _Zain_, la _Samech_, la _Tzade_, e la _Scin_, forma una pronunciazione assai particolare che bisogna adattare a quelle delle rispettive nazioni, come devono fare i greci, gli allemanni, gl'illirici ecc.

Nè avendo, come si è detto, saputo li maestri il valore nè dell'una, nè dell'altra lingua, hanno perciò tradotte le parole ebree da loro non intese con le più barbare e stravaganti espressioni tedesche, cosicchè li sacri testi, le poesie, e le sacre cantiche si ridussero insulse e del tutto alterate; e quindi appunto nacque, che molti scolari siano mal riusciti, ed abbiano sì malamente concepite le cose, che resi adulti ed abbandonate le scuole si appigliarono al commercio, ed essendosi ben di sovente incontrati nelle conversazioni degli innovatori, e nemici della rivelazione, sentendo a trattare con buon ordine e bellezza di lingua le loro proposizioni ereticali, sono stati presi dalla forza del dire, e così dalla tessitura, e si sono lasciati corrompere, misurando dall'eleganza la bontà delle cose, e tale è appunto l'uso de' sciocchi, i quali quelle cose che lor vengono spiegate nel modo che capiscono e che le aggradano, si danno per vinti, decidendo il tutto essere vero: e ciò deriva appunto, perchè non hanno da' loro maestri intese delle chiare verità nello spiegare la legge divina, nè comprendendo la forza della lingua con cui viene loro parlato, nè le poetiche frasi, nè gli ornamenti rettorici, determinano francamente, che la lingua ebrea non abbia alcun merito, e che non vi sia nè piacere, nè dolcezza nelle proposizioni scritturali, ed abbandonano quindi il sacro studio, dandosi in braccio alla miscredenza, ed alla irreligione, come si vedono quotidianamente gli esempi.

Sentendo all'opposto il fanciullo in seguito alla sopraccitata traduzione tedesca la spiegazione della scrittura nel suo genuino senso, questa in essolui sì altamente s'imprime, che anco a fronte degli anni, e dell'età non fa smarrire di vista la bellezza della lingua sacra, il di lei laconismo, e la dolcezza, la grazia e la bellezza delle di lei poesie e rettoriche figure, cosicchè non resta sorpreso punto dalla bellezza delle spiritose frasi degli innovatori, dacchè egli è in grado di decidere rapporto ai vantaggi che la nostra sacra lingua vanta sopra tutte le altre, contenendo in poche parole profondissime questioni, nè contiene cose superflue, come le altre lingue, e però quelli che giungono a comprendere la nostra lingua a segno di conoscerne le radici delle sue voci, e come in conseguenza ogni voce sia analoga alla natura dell'oggetto che si denomina, come abbiamo spiegato nelli libri che abbiamo in somiglianti materie dati alla luce, e nella parafrasi del Levitico dell'encomiata traduzione, certamente aumenterà in un desiderio di vieppiù internarsi nello studio di tale lingua, e della divina legge, ed in seguito acquisterà maggior cognizione ancora nelle altre scienze.

Osservate di grazia, o diletti fratelli, e considerate, come il difetto della nostra nazione di essere mancante nella pronunzia, e nelle cognizioni della patria lingua, quasi non si estenda, fuorchè nelli nostri fratelli che dimorano nell'impero romano-germanico; poichè quelli che sortirono dalla Spagna e dal Portogallo trattano tra essi in commercio, e nelle famiglie la lingua spagnuola a perfezione, e quelli che abitano l'Italia, parlano a dovere l'italiano, e così li francesi la francese, e l'inglese in Inghilterra; che anzi i nostri fratelli orientali parlano bene il turco e l'arabo, ed i polacchi la lingua di quel paese, con la sola distinzione, che essendo essi originati dalla Germania, parlan tra essi un tedesco assai corrotto, il che non fa torto appresso la nazione dominante, la quale non parla quella lingua, ed essi sono abbastanza instrutti nella lingua del paese.

Noi soli che abitiamo la Germania non abbiamo scusa di giustificarci del cattivo modo con cui si borbotta tra noi la patria lingua, abitando in mezzo ad una nazione che la parla a perfezione, e che vanta scrittori abili nella poesia, e nella rettorica in quella identica lingua. Noi all'opposto non abbiamo pensato mai di profittare, nè di far instruire le nostre proli, per modo che la conoscano e la trattino nel vero suo sistema, essendosi sempre avvezzati a farli instruire dalli maestri polacchi li quali parlano la lingua nel modo più barbaro ed il più corrotto, e che possedendola malamente, come si è detto, pure così sfigurata la insegnano alli loro discepoli, tuttochè questo contegno sia del tutto opposto alli dettami delli nostri maggiori e dottori antichi, insegnando, che non si ammettino nelli tribunali, se non se quelli e soli giudici che sono esperti in tutte le lingue, perchè non siano astretti a servirsi de' dragomani, come vediamo un chiaro esempio ne' cortigiani del nostro pio re Ezecchia, che erano ministri degni di un tale sovrano, e che erano tanto buoni conoscitori delle lingue degli assiri, che dissero agli ambasciatori del re di Assiria, che essi parlassero siriaco, dacchè loro l'intendevano; e se li cortigiani della nostra capitale che conoscevano sì perfettamente la propria lingua, si facevano un dovere di conoscere la lingua de' loro vicini, come giustificaremo la nostra trascuratezza noi che non conserviamo la purità della nostra santa lingua, se non per quello che contiene il canone della scrittura santa, e che popolando li paesi de' sovrani, e conversando con popoli che sì bene parlano il tedesco, facciamo tra essi la figura delle gaze e de' papagalli, giacchè l'ebreo idioma deve essere adoperato ad un uso, ed il tedesco ad un altro: il primo per il divino culto, per le preghiere ed intelligenza delle sacre carte, ed il secondo per gli mondani affari, per il commercio, per trattare la società, per il jus, per la fisica, per le matematiche, e per tutti generalmente gli oggetti del mondo.

Osservisi ancora, che li signori e gli eruditi delle altre nazioni entrano spesse volte con noi in controversia di religione, ed in discussioni scientifiche e morali, e che allora quando il savio israelita è astretto a tradurre un testo scritturale, o qualche assioma rabinico, non trova termini addattati e capibili dal soggetto che tratta seco; e però offusca le sue savie cognizioni con il barbaro modo con cui si spiega, con un contegno assai opposto a quello che ci ha prescritto il reale le salmista, cioè di raccontare alle altre nazioni le opere aspettanti alla divina gloria[33], dacchè è ognuno tenuto a comunicare al publico ciò che riguarda la gloria e l'onnipossenza divina, e specialmente in questi tempi in cui (lodato Dio) la maggior parte degli stati che formano il nostro mondo cognito, conviene nel punto de' divini attributi, accordando tutti, ch'egli sia _incomprensibile, onnipossente, scrutatore de' cuori_, ch'egli conosca il passato, il presente, e l'avvenire, ch'egli condanni, e premj tutti a seconda delle proprie loro azioni, ch'egli ascolti le orazioni del genere umano, e provveda a' di lui bisogni, ch'egli regga il mondo con giustizia distributiva, e che il suo contegno sia santo, pio, misericordioso, e clementissimo, e così molti altri articoli che sono il fondamento della divina legge, la quale a noi fu rivelata mediante il nostro legislatore Mosè (che gode la vera pace), e nella quale non v'è minima disputa tra qualsivoglia religionista, perchè tutti li legislatori hanno bevuto le loro notizie dalla fonte della divina legge; e quindi è, che un uomo possa convenire con l'altro, senza andare in traccia del punto intorno al quale le rispettive religioni controvertono, perchè queste un tempo hanno formate le dispute le quali causarono tante distruzioni; ma peggio ancora costato avendo tanti rivi di sangue, ad onta di che è rimasto ognuno ne' suoi propri principj, e negli usi de' suoi antenati, in vigore de' quali un uomo non vanta diritto sopra l'altro, e conseguentemente non deve portar odio a' suoi fratelli che sono dati ad un altro culto, o di promuovere disputazioni che producono odio, dissapori ed alienazioni in offesa del creatore, e contra il publico e privato bene, del che tratteremo precisamente nelle opere di morale le quali si compilano, come si è notato al cap. 8; e la poca cognizione della patria lingua, produce, come dissi di sopra, questo cattivo effetto, che l'uomo dotto di una nazione non possa trattare con un altro uomo erudito di differente nazione, e ciò con sommo discapito e danno della società; e pure osserviamo, che i nostri più savi antenati, e li più divoti abbiano composti molti libri nelle scienze e nella morale in idioma arabo, come sono i libri riguardanti i doveri interni di Rabì Becai il vecchio, l'esposizione del codice misnico, e l'instruttore de' perplessi del nostro celebre Maimonide, e quanti altri libri rispettabili che scrissero i nostri fratelli spagnuoli, come potressimo noi fare nel nostro buon idioma tedesco, dacchè ogni lingua ha le sue grazie, e tutte atte sono a spiegare qualsivoglia materia.

[33] Sal. 96, v. 3.