Terra vergine: romanzo colombiano

Part 19

Chapter 193,892 wordsPublic domain

--Due sole parole: «povero giovane!» Ma se tu avessi sentito con che accento!

--Tu c'eri?

--Si capisce. Io ero un po' da per tutto. E come io capii il senso di quella esclamazione, così l'amico fu pronto a capirlo. Si chiuse la sua rabbia nel cuore, e andato da Cosma gli parlò in questa guisa: «Senti, Cosma, tu mi hai tradito. La tua è un'azione da coltello. Tu sei più avanti nelle grazie della Bescapè di quello che io potessi immaginarmi. Ella mi ha tutto confessato. Tu la segui quando io non sono con te, ed ella ti guarda con benevolenza. Perchè non dirmi tutto? Mi avresti risparmiata la figura.... dell'uomo che fa ridere.»

--Ah, ah!--gridò Abarima, ridendo la parte sua.

--Capisco,--riprese Damiano,--che è lo stesso anche in Haiti, e che le donne, sotto ogni cielo, ridono saporitamente.... dei poveri Tolomei. Ma non importa. Ritorniamo a Cosma. Egli non rideva; egli ricavava maggior profitto dal piangere. «Perdonami, Tolomeo!» diss'egli all'amico. «Io non so nulla di quello che tu mi racconti. Che confessioni può averti fatte madonna Catarina? L'amo, ecco tutto. Se n'è ella avveduta? È possibile. Io credo che tutti abbiano dovuto avvedersene, come te n'eri avveduto anche tu.»--«Bella forza!» scappò detto all'amico.

--E poi?--disse Abarima.

--E poi, avvenne tutto ciò che avviene in simili casi. Tolomeo amava anch'egli davvero. Ma non si può stare per forza nel cuore di una donna, ne convieni? Tolomeo non ci stette; e disse a Cosma: «fai la tua strada, e crepi l'avarizia! se quella donna ti ama, sia tua.»

--E Cosma la sposò?

--Ecco....--disse Damiano.--C'era una piccola difficoltà. Madonna Catarina non era libera. C'era di mezzo.... un Bescapè.

--Non capisco;--disse Abarima.

--Oh cara! è meglio che tu non capisca. È sempre bene che ti rimanga qualche cosa di oscuro. Altrimenti, che cosa ci avresti più da studiare, nei costumi di Azatlan? Per ora, Abarima _taorib_, ti basti di sapere che Cosma non sposò madonna Catarina. Ma egli l'amava, e ne fu riamato. Fu allora che la bella donna gli regalò una ciocca dei suoi capelli d'oro, quella ciocca di capelli che egli porta sempre sul cuore, entro una borsa di cuoio.

--E Tolomeo?

--Tolomeo.... era l'uomo più infelice della cristianità. Non sai che cosa sia la cristianità? Ebbene, non te ne dolere; è un'ignoranza felice, la tua. Se tu sapessi infatti che bestie feroci son mai, a comporla! Quanto a Tolomeo, egli aveva finito il suo studio di medicina. Sarebbe rimasto ancora, sarebbe rimasto per sempre, se Catarina lo avesse amato. Ma ella non lo amava; ella rideva di lui, vedendolo passare per via. Che vergogna! che rabbia! In quei momenti, vedi? io.... essendo in compagnia di Tolomeo, arrossivo per lui. Lasciai Pavia, in quell'anno; e Tolomeo mi seguì. Ce ne ritornammo verso il mare, nel nostro _bohio_ di Genova. Laggiù si viveva sempre in guerra gli uni con gli altri, e noi, da buoni naturali di Genova, partecipammo alle civili discordie.

--Che è ciò?

--Ecco.... è un po' difficile a dirsi. Ma figurati che Genova sia come Haiti, e che da quattrocento anni i Caribi siano entrati a far parte di questa popolazione. Per un po', secondo la fortuna, comandano i Caribi, per un po' gli Haitiani, e una volta il cacìco è Caribo, un'altra volta è Haitiano. Ti capacita?

--Se è l'uso di cambiare così....

--No, non è l'uso; è la forza, o l'inganno, che comanda. E quando il cacìco di Genova è un Haitiano, i Caribi sono abbattuti, dispersi, cacciati dal _bohio_. Quando il cacìco è un Caribo, gli Haitiani hanno la peggio. Ora veniamo a noi. Tolomeo era, come tutti quelli della sua famiglia, amico degli Adorni, i Caribi del paese. Perciò era nemico dei Fregosi, che erano gli Haitiani, e che in quel mentre erano al governo, essendo un Fregoso il cacìco di Genova. Divampò la guerra in città, per ragioni che è inutile di dirti. Tolomeo si trovò un giorno con le armi alla mano, con quelli della sua gente, contro quelli della parte contraria. Era con gli Adorni, ti ho detto; diede addosso ai Fregosi. Tutte ire che, essendo fuori di Genova egli aveva dimenticate, ma che gli tornarono vive nel cuore appena ebbe respirate le dolci e fraterne aure della patria! Nel fitto della mischia fu un punto di vittoria per lui: poteva uccidere il capo della squadra nemica; già aveva alzata la scure su lui, quando riconobbe il nemico che aveva sotto il ginocchio. Quel nemico era Cosma.

--Ah, povero Cosma!--gridò Abarima sbigottita.

--Sì, povero Cosma, che da un mese appena era ritornato in patria, e anch'egli aveva riprese tutte le care abitudini del _bohio_! Ma io ti ho detto, Abarima, che Tolomeo aveva un'anima grande. Tolomeo, alla vista del fortunato rivale, sentì tutte le sue ire ribollenti nel sangue; calò la scure.... ma senza colpire; e perdonò al suo nemico.

--Bravo Tolomeo!--gridò Abarima.--Lo amo.

--Amami, deliziosa selvaggia; perchè Tolomeo.... sono io.

--Ah!--esclamò Abarima, ridendo.--Lo avevo immaginato; e l'ho detto a bella posta.... per farti parlare.

--Assassina!--gridò Damiano.--Ebbene, tanto fa. Potevo uccidere Cosma, e non l'ho ucciso. Anzi, l'ho tratto in salvo, l'ho ricoverato nelle nostre case. Era ferito; io l'ho curato; e quantunque fossi medico, l'ho guarito. Che te ne pare? Non sono io un uomo di Plutarco?--

Abarima lasciò cadere l'accenno classico, e per una buona ragione, che non è mestieri di dirvi.

--E Catarina?--diss'ella.

--Ecco: madonna Catarina si era lasciata amare da Cosma. L'amico aveva i capelli d'oro, i capelli di sole, di cielo, di tutto l'altro che dite voi in Haiti. Ma pare che una provvida legge di natura non permetta alle bionde di amar lungamente i biondi. Venne un giorno che le due capigliature d'oro non andarono più d'accordo. Madonna Catarina incominciò a seccarsi di Cosma. E allora si lasciò amare da un altro, che non aveva i capelli biondi, che non gli aveva neanche più neri. Quell'uomo, per altro, era un gran professore.

--Professore! che cos'è?

--Come fartelo intendere? Voi altri, in Haiti, non avete professori. Già, molte razze d'animali vi mancano. Figurati dunque una bestia rara; uno che insegna agli altri tutto quello che sa lui, ed anche quello che non sa; uno che ti sa dire come devi parlare, e come devi tacere, se devi ber fresco o caldo, sputar tondo o quadrato. Quello è un professore, mia cara. Tu sai che Catarina era moglie di un Bescapè. Il Bescapè, per certe sue ragioni di possesso, aveva bisogno del parere del professore, che era un gran conoscitore delle leggi, e i suoi pareri se li faceva pagare a peso d'oro, in tutti i _bohio_ dell'Italia dove era stato. Oh, un gran professore, quel Giasone del Maino! Quando doveva parlar lui nella scuola, c'era tanta folla, che non c'entrava più neanche una mosca, o se c'entrava, non ardiva più di farsi sentire.

--Ma lei?... Catarina?...

--Ci vengo. Catarina conobbe il professore. Giason del Maino andò nella casa di lei, sulla piazza del Regisole. Madonna Catarina andò nella casa di lui, alla Torre del pizzo in giù. Questo è un particolare che non occorre spiegarti. Qui non ci sono torri, nè campanili, e l'idea di una torre il cui tetto a campanile sia voltato all'ingiù e posi sopra una grossa colonna, sullo spigolo della casa, non la potresti comprendere. Ti basti sapere che madonna Catarina andò nella casa del grande legista, e che, dopo esserci andata, ci ritornò. Cosma ne aveva avuto un sospetto; Cosma si appostò, conobbe che era vero, fece il geloso, e fu mandato gentilmente.... a quel paese. Da noi, cara, è l'uso costante. Quando una persona ci è venuta a noia, la mandiamo a quel paese; un paese sconosciuto, di cui nessuno sa darci notizia, e quando c'è andato non può portarcela di sicuro.

--E Cosma?

--Cosma non andò a quel paese; ritornò in patria, al suo _bohio_ di Genova. Ma egli era sempre più innamorato che mai. Non ha più potuto levarsi Catarina dal cuore. L'ama ancora, l'amerà sempre. È fatto così, quel povero ragazzo. Io sono guarito, egli no. E tu capirai, dolce Abarima, che egli, seguitando ad amare Catarina Bescapè, non può amare la figlia di Tolteomec.--

Abarima fece un gesto di compassione. Ma non era di compassione per il triste amore di Cosma, bensì per lo storto ragionamento di Damiano, o, se vi piace, meglio, di Tolomeo.

--Capisco, sì, capisco;--diss'ella.--È un sortilegio.

--Come, un sortilegio?

--Sì, Catarina ha detto una parola magica, perchè Cosma sia sempre innamorato di lei;--rispose Abarima, con accento di grande sicurezza.--E quella parola magica l'ha pronunziata sopra qualche cosa che Cosma porta sempre indosso. Sì, ora ci sono; su quella ciocca di capelli d'oro che Cosma ha fatto male a non gettar via.

--Mettiamo pure che sia così;--disse Damiano.--Che ci vuoi fare? Cosma non rinunzierebbe a quella ciocca di capelli per tutto l'oro del mondo.

--Effetto del sortilegio;--rispose Abarima.--Devi rubargli la borsa di cuoio, mentre egli dorme.

--Io? sei pazza? me ne guarderei bene.

--Non hai coraggio; lo farò io;--disse Abarima.

--Tu? e come?

--Verrà nella casa di Tolteomec, ci dormirà, ed io strapperò il sortilegio. Io guarirò Cosma, povero Cosma! ed io allora sarò amata da Cosma.

--Ah briccona!--esclamò Damiano.--Ma guardate che Tolomeo sono stato io! Valeva proprio la pena di tradire il segreto dell'amico, per giungere a questo bel resultato!--

Dopo questi ed altri ragionamenti interiori, Damiano si volse ad Abarima, dicendole:

--Ed io, Abarima _taorib_! ed io che ti amo?

--Tu....--rispose la capricciosa selvaggia,--vai a quel paese.--

Damiano ammirò la prontezza d'ingegno di quella figlia d'Haiti, che imparava così presto le usanze della civile Europa. E dopo avere ammirato, voleva andarsene di là, per ismaltire la sua rabbia. Immaginate quanta ne avesse in corpo, mista alla vergogna della sconfitta patita. Gli era parso di avere così buone armi, per mettersi in guerra, e quelle armi gli si erano spuntate nel primo assalto; peggio ancora, egli se l'era sentite crocchiare nel pugno. Ma a proposito d'armi, non è la gelosia un'arma a due tagli? Andate a dire ad una donna: «il tal di tale non può amar voi, perchè egli è innamorato di un'altra» e sentirete che cosa ella sarà capace di rispondervi. «Ah si! di un'altra? Volete vedere che cosa ne faccio io, di quell'altra?» Il frutto proibito non sarà che una mela; la butteremo via, magari dopo averla manimessa; fors'anche la passeremo al vicino; ma per intanto, e perchè si tratta d'un frutto proibito, un morso glielo vogliamo dare ad ogni costo. E così faceva Abarima, dando a modo suo, e senza pure saperlo, una prova della unità di origine delle stirpi umane.

Ma lasciamo queste sottigliezze. Damiano era sul punto di andarsene; Abarima lo trattenne, e non già, voglio sperare, per prendersi giuoco dei tormenti di lui. Queste raffinatezze di crudeltà non dovevano essere in lei. Unità di origine, sta bene, fin che si vuole; ma la civiltà è di molti gradi, e quella figliuola di Haiti doveva essere ai primi scalini.

--Raccontami ancora;--diss'ella.--Come si è deciso Cosma ad andare così lontano da questa Catarina sciocca?

--Ah, debbo narrarti di lui vita e miracoli? E sia, parliamo ancora di questo amatissimo Cosma;--rispose Damiano.--Ti ho detto che io lo avevo raccolto ferito, e lo avevo ricoverato e guarito. Di ritornare presso madonna Catarina non era più il caso. Saremmo andati ad ornare della nostra presenza il trionfo di messer Giasone del Maino. Del resto, noi siamo fatti così;--soggiunse Damiano, con un tal piglio aspretto che non era senza grazia;--quando una donna ci tratta male, possiamo amarla ancora, come fa Cosma, o dimenticarla, come ho fatto io, ma la rispettiamo sempre e non ci ostiniamo a darle noia. Restammo dunque nel _bohio_ di Genova. E fu allora, nei nostri colloqui amichevoli, che io seppi da Cosma tutta la serie delle sue disgrazie amorose. Quel giorno, vedi la grandezza dell'animo mio!... quel giorno, gli perdonai tutto quello che egli mi aveva fatto soffrire.

--Soffriva anche lui!--esclamò maliziosamente Abarima.

--Ah, bene! lo avete anche in Haiti, il proverbio: mal comune è mezzo gaudio? Ne ho piacere, perchè vi vedo già ben preparati per godere i frutti della nostra civiltà. Quel giorno, adunque, ci giurammo un'amicizia eterna, molto più forte di prima. E stavamo sempre insieme, non uscivamo a diporto che insieme, con grande maraviglia di tutti i naturali di Genova.

--E perchè questa maraviglia?

--Oh bella! perchè si era tutti in guerra, gli uni contro gli altri; e noi soli, di diverso partito, uno Caribo e l'altro Haitiano, eravamo in pace.

--Si, è vero; ti capisco, ora.

--Sia lodato il cielo! E non volevano capire, i nostri concittadini. Gli Haitiani dicevano a Cosma: perchè vai tu a braccetto con quel Caribo? E i Caribi dicevano a me: perchè vai tu a braccetto con quell'Haitiano? E gli uni e gli altri, con questi discorsi, non ci lasciavano aver pace. A sentirli loro, non si poteva essere buoni uomini, se non si sposavano tutte le ire della propria fazione. Così ad ambedue era venuta in uggia la patria. Triste quel _bohio_, dove non si può essere amici per elezione di cuore, dove si è condannati dalle collere accumulate di cinque o sei generazioni di matti, o d'imbecilli, a vivere in guerra con le persone che piacciono, a far lega con altre che si manderebbero volentieri....

--A quel paese!--soggiunse Abarima.

--Si, cara. La frase ti è rimasta impressa nell'anima? Ricordati almeno che te l'ho insegnata io, e non ne usare contro di me, ferocissima donna. Io ritorno al racconto. Seccati di quelle discordie, pensammo di andarcene. Ma dove? La sorte decida, fu detto tra noi. E allora si mise mano alle sorti Virgiliane.

--Sorti?...--ripetè la selvaggia.

--Virgiliane;--rispose Damiano.--Vediamo di farti capire questo bel giuoco. Si piglia un libro.... Ma sapete voi altri che cosa sia un libro, gente felice? Si piglia qualche cosa dove ci sono molti segni, molte parole dipinte.... E le parole su cui cadono gli occhi, sono il responso del grande Spirito. Noi dunque prendemmo un libro.... mucchio di parole dipinte da un gran mago, chiamato Virgilio, e leggemmo, aprendo a caso, queste parole:

_Nos patriae fines, nos dulcia linquimus arva._

Tu non lo capisci? è latino; e significa: noi ce ne andiamo da casa nostra. Il grande Spirito, adunque, ci faceva sapere in tal modo che aveva capito il nostro desiderio. Ma il suo consenso? e l'indirizzo che noi chiedevamo? Voltammo i fogli, e gli occhi ci caddero su quest'altro verso:

_Bella cient primâque vetant consistere terra._

Il che significa, mia cara; qui c'è guerra, e non ci si può rimanere. Ma dove andare? dove? Altra consultazione allora, con parecchie voltate di fogli; e gli occhi ci cascarono su quest'altre parole:

_Qualia multa mari nautae patiuntur in alto._

In mare, adunque, in alto mare, a far vita di marinai, e cercar ventura.--«E sia» disse Cosma. «Non abbiamo noi sentito per l'appunto discorrere di un nostro concittadino, chiamato Cristoforo Colombo, che ha formato il disegno di cercar nuove terre di là dai mari d'Occidente? Egli è andato alla presenza del grande cacìco di Spagna, e gli ha detto: dammi tre grandi piroghe con uomini volenterosi, ed io ti scoprirò un nuovo mondo? Il grande cacìco di Spagna ha risposto a Cristoforo Colombo: sia; ti darò gli uomini volenterosi, e le grandi piroghe; va e trova le isole di là dai mari, per onor tuo e della Spagna.»

--Colombo!--esclamò Abarima.--Il capo degli uomini bianchi! Come sapeva egli che dopo il mare avrebbe trovate queste isole?

--Non saprei dirtelo;--rispose Damiano.--Ma si può credere che glielo avesse detto il suo piccolo Spirito, a lui mandato dal grande.

--Capisco;--disse Abarima.

--Ah, bene! tu capisci tutto, Abarima _taorib_. Capisci dunque ancora come arda il mio cuore per te; mentre quello di Cosma è freddo.... come la notte in un bosco. Vorrei dir neve, o ghiaccio;--soggiunse mentalmente Damiano.--Ma bisognerebbe saper la parola. Chi sa se conoscono la cosa, in questo tiepido clima!

--Continua;--disse Abarima.--Voi due, allora, avete voluto raggiungere il capo degli uomini bianchi.

--Sicuramente, dopo aver consultato ancora una volta le sorti. Il libro dalle parole magiche fu riaperto a caso, e diede quest'altra risposta: _Fata viam invenient_.... Che cosa si voleva di più chiaro! So bene che non è ugualmente chiaro per te. Ma tu potrai intendere approssimativamente che la volontà del grande Spirito avrebbe fatto ritrovar la via delle isole lontane. Allora noi siamo corsi a cercare il capo degli uomini bianchi; siamo saliti sulle grandi piroghe con lui, e siamo arrivati qua, dove io mi sono innamorato della figliuola di Tolteomec, della dolce Abarima. Vorrai tu concedere la tua mano a Damiano, che t'ama? Vorrai tu ricusargliela, per tener dietro a Cosma, che è innamorato di un'altra donna, laggiù.... in Azatlan?--

Abarima stette un istante sovra pensiero, come se volesse nella sua mente pesare il pro ed il contro; poi sentenziò:

--Damiano buono; Cosma.... _taorib_.

Il buon Damiano si morse le labbra.

--È la tua ultima parola?--diss'egli.

--Cosma _taorib_;--ripetè la capricciosa selvaggia.

--Sta bene;--conchiuse Damiano.--Ti saluto.--

E si alzò dal sedile, che ormai gli pareva fatto di carboni ardenti.

--Parti?--diss'ella.--E dove vai, ora?

--Vado.... a quel paese, dove tu mi hai gentilmente mandato;--rispose Damiano.

L'ingenua selvaggia ebbe la crudeltà di ridere. Ma in verità, ella non poteva fare altrimenti. Era così buffo, il dolore di Damiano!

--So bene che tu ritorni alla grande piroga;--riprese Abarima, rimettendosi al grave.--Sia dolce il tuo sonno, Damiano. E salutami il tuo fratello Cosma, e digli che venga domani nella casa di Tolteomec.--

Qui il nostro Damiano, che già stava male in sella, perdette a dirittura le staffe.

--Oh, per questo, stai grassa, se lo speri,--gridò egli, stizzito.--Non sai tu che un uomo, per buono che sia, non cede ad un altro la donna ch'egli ama?

--E Catarina....--domandò la selvaggia.--Non hai tu ceduto Catarina, al tuo fratello Cosma?

--Che paragoni son questi?--replicò Damiano.--Per tua norma, io non ho ceduto nulla. Se Catarina mi avesse detto: «Tolomeo, andatemi a cercar Cosma, e mandatemelo qua», le avrei risposto.... mandandola a quel paese.

--Brutto!--gridò Abarima, facendogli il viso arcigno.

--Cara,--rispose Damiano,--se non ti piace, sputala! Oh, per tutti i diavoli!--soggiunse mentalmente.--Le ho detto una cosa che non è da cavaliere. Fortuna, che non può averla capita.--

Infatti, lo sapete, Damiano mescolava spesso, a quel po' d'haitiano che conosceva, lo spagnuolo, l'italiano, e il suo vernacolo genovese. Con tutti questi ingredienti, egli impastava la frase; e la sua interlocutrice non riusciva sempre ad intenderlo.

Rassicurato per quel verso, Damiano fece una bella riverenza alla dolce Abarima, e subito dopo una giravolta sui tacchi.

--Non ci vedremo più, cara!--borbottava egli tra i denti, muovendo verso la casa e infilando l'uscio per cui doveva andare alla sua liberazione.--Ho fatto un marrone, ma di quelli!... Ci vuol pazienza.... sicuro, ci vuol pazienza. E per ritrovarla, questa pazienza benedetta, dovrò bestemmiarci un giorno e una notte, peggio d'un turco. Ma per l'anima.... delle radici, da questo giorno in avanti, mi capiti pure una donna tra' piedi; se prima non mi casca in ginocchio....--

Damiano esciva in quel momento sulla piazza. Tolteomec era là. Veduto Damiano, lo fermò al varco, per dirgli qualche cosa. Damiano non intese sillaba di quello che diceva il suo suocero fallito. Ma le buone creanze volevano che egli rispondesse qualche parola. E Damiano rispose, facendo bocca da ridere, con gesti cortesi, con inchini ossequiosi, ma tutti in lingua.... d'Azatlan.

--Oh, caro amico, che il diavolo ti porti! Vecchio cane. Lestrigone, antropofago! Perchè tu lo sei di sicuro, un antropofago. Qui dovete esserlo un po' tutti, sebbene non vogliate averne l'aria, con noi. E mentre voi stritolate gli ossicini coi denti, le vostre donne bevono il sangue del prossimo. Cara gente! ed io avrei dovuto imparentarmi con voi? Alla larga! Ma che idea pazza mi era venuta alla mente? È stata un'ubbriacatura, come a Cuba; senza liquore, senza kohiba, e nondimeno un po' più lunga di quell'altra. Ora, vedi, caro antropofago, dalla faccia incartapecorita, io mi sento risanato, e ti mando gentilmente al diavolo, senza eufemismi, senza complimenti, senza bugie d'uomo civile.--

Tolteomec rideva e ringraziava, senza intendere per qual ragione o capriccio il suo ospite ed amico Damiano gli facesse quel giorno i suoi convenevoli nella lingua del cielo, anzi che in quella dei miseri mortali d'Haiti.

--Chi sa? forse il grande Spirito gli ha intenebrata la testa;--diss'egli tra sè, poi che Damiano si fu allontanato.

Damiano frattanto infilava la discesa, per ritornarsene a bordo della _Nina_. Cosma era laggiù, seduto sul cassero di prora, accanto all'interpetre Cusqueia. Un'occhiata corse tra i due, e dopo l'occhiata un cenno di saluto, breve breve, secondo l'uso di quegli ultimi giorni. Ma se in Cosma un certo riserbo era abituale, non doveva parere egualmente naturale l'arcigna taciturnità di Damiano, che era sempre tanto espansivo, non solamente nell'allegria, ma ancora nella tristezza. Cosma, per altro, non mostrò di far caso della taciturnità di Damiano. E questi, vedendolo accanto all'interpetre, disse stizzosamente tra sè:

--Studia, bambino! studia l'haitiano, e fatti onore. Ci starai tu, nell'isola, e magari la imbiondirai. Quanto a me, non vedo l'ora di scioglier le vele.--

Quella sera, il nostro Damiano si buttò nel suo rancio prima del solito. Non voleva pensare a nulla, e mezz'ora dopo russava come un mantice. Ma i molesti pensieri che non aveva voluto accogliere desto, lo visitarono addormentato. Damiano sognò che Abarima si attaccava ai panni di Cosma, e che Cosma era stato obbligato a sposarla, per alta ragione di governo. Infatti, dipendeva da quel matrimonio la quiete della piccola colonia spagnuola nell'isola di Haiti. Le nozze si celebravano in chiesa. In una chiesa che non c'era ancora; ma si sa, il sogno non bada a queste piccolezze, e quello che non c'è, se lo fabbrica. Gli sposi erano dunque in chiesa, davanti all'altare, e Cosma stava mettendo l'anello rituale al dito di Abarima, quando si udì una sonora risata, che fece voltare tutti gli astanti. Catarina Bescapè compariva da una navata laterale, e, seguitando a ridere, si avvicinava agli sposi; faceva a Cosma un inchino canzonatorio, poi si accostava alla figliuola di Tolteomec, la guardava ironicamente, la fiutava sopra una spalla, e poi torceva il viso, dicendo: «Che olio usate, ragazza mia? che olio usate, per farvi la pelle lucida?» E il cavaliere di madonna Catarina, il vecchio e sofistico legista Giasone del Maino, aggiungeva del suo, rivolgendosi a Cosma: «Ragazzo mio, perchè non aspettare che madonna Catarina si fosse annoiata di me? Ella è vedova; potevate sposarla voi. Quanto a me, lo sapete, io voglio restar celibe, aspettando che il papa mi mandi il cappello di cardinale.»

A farvela breve, Damiano sognò un visibilio di sciocchezze, sul far di queste, che vi ho fedelmente riferite. La mattina seguente, si svegliò con la testa pesante, ma felice di essersi liberato da tutte quelle immagini sciocche. Balzato dal suo rancio e uscito in coperta, trovò l'almirante che si disponeva a scendere nel palischermo.

--Signore,--gli disse,--voi andate alla fortezza?

--Sì, messer Damiano,--rispose Cristoforo Colombo.--Volete forse accompagnarmi?

--Un tratto di strada, se permettete; fin lassù ed oltre, se è per vostro comando.

--Eh, senza comandarvelo, desidero che veniate. Oramai il lavoro è finito, e non sarà male che ci intendiamo per la distribuzione delle parti.

--Ah, sì, le parti.... sicuramente, bisognerà distribuirle;--disse Damiano, seguendo sul palischermo il suo grande concittadino.--Ma appunto per questo, signor almirante....

--Che cosa?