Terra vergine: romanzo colombiano

Part 16

Chapter 163,783 wordsPublic domain

Cosma rimase muto per un buon tratto; forse cercando argomenti contro la logica del compagno, e non trovandone di buoni, o almeno di tali che si potessero dire, senza offendere l'amico Damiano. Comunque fosse, egli mutò discorso, passando ad un'altra forma di argomentazione.

--Dato e non concesso....--diss'egli, dopo quella lunga pausa,--vediamo il caso tuo di qua dall'Oceano. Ci sei venuto libero di cuore, senza i vincoli che avevi l'aria d'imporre a te stesso. Non ischerzi più, non t'innamori per chiasso, come hai fatto nelle altre isole; sei innamorato a buono, di questa principessa Abarima. Vedi? te la fo principessa di schianto.

--Lo è, senza la tua liberalità, mio dolcissimo Cosma.

--E sia, non letichiamo per queste piccolezze. Mettiamo invece che questa principessa Abarima non volesse saperne di te....

--Sei pazzo? Mi ama.

--Te lo ha detto?

--Sì, come si possono dire queste cose: ascoltando molto, sorridendo altrettanto, arrossendo spesso, come ad una innocente creatura si addice.

--E ad una pelle rossa, non è vero?

--Oh senti,--gridò Damiano, stizzito,--se tu credi di farmi un epigramma, ti avverto che questo t'è riuscito senza punta. Anche le pelli rosse arrossiscono, e un attento esame te ne persuaderebbe, come ha persuaso me. Del resto, lasciamo stare il rossore; ci ho anche delle frasi sue, belle e buone, che mi dànno il diritto di credere che sono riamato. Se non ti piace, rincarami il fitto.

--Sei dunque felice?--disse Cosma.

--Sì....--rispose Damiano.--O quasi.

--È già un bell'avviamento;--riprese Cosma, assentendo cortesemente del capo,--Ma se la tua principessa non durasse nell'amore che incomincia a sentire per te?... Queste cose avvengono, lo sai.... anche di qua dall'Oceano.

--Non me ne parlare!--gridò Damiano.--Sarebbe una maledizione.

--Mi basta che sia una cosa possibile;--disse Cosma.--E se questa cosa si avverasse per te, tu, caro amico, rimasto tra i coloni, tra gli abitatori della fortezza, non potresti più curare il tuo male, partendo. Saresti confinato per sei mesi, per un anno, ad Haiti, bestemmiando la tua risoluzione troppo sollecita, per la quale, a voler dire ogni cosa, avresti anche mancato ad un'altra fedeltà, ad un'altra costanza: voglio dire la fedeltà e la costanza nell'amicizia. Pensaci, Damiano;--soggiunse Cosma, con accento di tenerezza solenne;--noi ci siamo conosciuti in brutti momenti, lo sai. Due altri uomini si sarebbero odiati. Anche noi, da principio, ci eravamo messi su quella via; ma eravamo due cavalieri, e non abbiamo potuto, non abbiamo voluto durarci. E da quel giorno che ci siamo strette le mani, quante ragioni non abbiamo avute noi per amarci! Tutt'e due liberi dalle passioni malvagie di casa nostra, ci siamo trovati d'accordo a compiangerle. C'era una gran cosa da fare, una grande occasione da cogliere, che ai nostri concittadini era parsa una follìa. Ci siamo guardati negli occhi, e abbiamo detto: vogliamo partire noi due? vogliamo almeno partecipar noi ai pericoli e alla gloria d'una impresa che i nostri concittadini ricusano? E la risposta è stata una sola, che uscì da due bocche; partiamo; sempre uniti, nella vita e nella morte, si segua quell'oscuro popolano, il cui animo è così grande, sopra tutti i maggiori della sua terra, ai quali sarà gloria, se la fortuna lo assiste, di potersi dire della sua medesima patria.--

Damiano asciugò una lagrima che gli era venuta sugli occhi.

--È vero, sì,--rispose egli, commosso,--abbiamo fatto quello che avevamo promesso. Genova, la prima esploratrice del mare tenebroso, Genova che aveva scoperte le Azzorre, Madera, le Canarie e le isole del Capo Verde, le doveva scoprir lei, le nuove terre intravvedute dall'ingegno di un suo valoroso figliuolo! Ma se ella non ha potuto, per le sue eterne discordie, por mente ai disegni di Cristoforo Colombo, non sono vivaddio mancati all'impresa due dei suoi cittadini.... oso dire il fiore dei suoi cittadini. Tanto, non c'è qui nessuno che ci senta....

--I vicini sono in villa!--disse Cosma.

--Sicuramente,--rispose Damiano.--Aggiungi che il capo della spedizione, l'uomo che l'ha ideata e così fortemente voluta, è genovese come noi. Siamo in tre, perbacco; _omne trinum est perfectum_; tanto che, vedi, un quarto Genovese guasterebbe. L'onore è salvo; è pensiero Ligure, qui; è fatica di Liguri.

--Ah, bene!--gridò Cosma.--T'infiammi?

--Si, metto le ali ancor io. Ma tu sei Dedalo, ed io non sono che Icaro. Il volo è fatto; si è fuori del labirinto, lontani da Creta quanto basta. Icaro perde le penne, e dà il suo nome al mare in cui cade. Io dò un tuffo ad Haiti, e mi fermo. L'impresa per cui siamo partiti è compiuta. La nostra società, la nostra _maona_, ha dati i suoi frutti. Tu ritorni, io resto. Perdio! al guerriero che ha combattuto, si concede il riposo. Io riposerò sugli allori.

--È la tua risoluzione?--domandò Cosma, accigliato.

--Sì, caro; è la mia risoluzione;--riprese Damiano.

--Orbene;--ripigliò Cosma;--non è la mia.

Damiano si strinse nelle spalle e inarcò le sopracciglia, in atto di dirgli: che importa?

Ma l'altro finse di non vedere il gesto canzonatorio, o di non intenderne il significato.

--Non voglio,--soggiunse,--che tu rimanga in Haiti. Per il tuo onore, per la tua pace, non voglio.

--Ma sai, Cosma, che è una pretensione strana, la tua! Non voglio! non voglio! Tu parli come se tu fossi il soldano d'Egitto, ed io il tuo umile schiavo.

--Come ti parrà meglio;--rispose Cosma, inflessibile;--ma io non voglio.

--E che diresti se io mi ribellassi?

--Mi dorrebbe all'anima, perchè dovrei.... usare la forza.

--La forza!--gridò Damiano.--La forza! Tu? con me? Vorrei veder questa!--

E si era piantato, così dicendo, davanti a Cosma, con le braccia al petto e i pugni chiusi, come un atleta conscio della virtù de' suoi muscoli, e pronto a farla sentire.

Cosma stette un istante a guardarlo; poi disse:

--Vedetelo, l'uomo antico, che scatta fuori dal nuovo. Mi hai provocato, Damiano; ho dovuto parlarti sinceramente. Che cosa sono queste tue smargiassate? questi atteggiamenti da lottatore? Perchè un giorno potevi uccidermi, e non lo hai fatto, credi tu di farmi l'uomo addosso, opponendo braccia a ragioni?--

Ma Damiano non lo ascoltava già più. Le prime parole di Cosma lo avevano colpito abbastanza.

--Che parli tu dell'uomo antico? che parli tu del passato?--proruppe.--È stata la forza delle cose; è stata la fortuna del momento. A quei giorni, a quelle miserie, io non ci penso neanche.

--Ma provi a ribellarti;--rispose Cosma.--E mi sfidi a fare il poter mio per ricondurti in Europa....

--Questo sì;--replicò Damiano--Forza materiale, o forza morale che sia, ti sfido ad usarne. Qui non c'è uomo antico che tenga. Anzi, guarda, facciamo una cosa: immaginiamo di non esserci conosciuti mai, prima di vederci a bordo della _Santa Maria_. Siamo amici, e con pari diritti. Tu fai quel che ti pare, dal canto tuo; ed io dal mio.

--Sta bene, ed accetto il partito;--rispose Cosma, chinando la testa.

Ma quella chiusa fredda e repentina non piacque troppo a Damiano, che restava al buio di tutto.

--Ti ringrazio;--diss'egli, cercando di riappiccare il discorso.--Ma che cosa farai?

--Quel che farò non debbo dirlo a te.

--Capisco.... parlerai all'almirante.

--Non debbo dirlo a te, ti ripeto. Se vorrò parlare all'almirante, non sarai tu che potrai impedirmelo.--

Damiano gli diede una guardata in cagnesco; alzò dispettosamente le spalle; fece una giravolta sui tacchi, e si allontanò borbottando.

Cosma rimase pensieroso al suo posto. Come lo vide voltato e in atto di andarsene, tentennò malinconicamente la testa, e mormorò:

--Che peccato! un cuore così buono, e un cervello tanto balzano! Ma ti aggiusterò io, bambino, vedrai. E tu credi pure che io parlerò all'almirante--

_Capitolo XIII._

Come andò che Cosma si risolvesse ad imparare la lingua di Haiti.

Damiano si era allontanato dal castello di prora, dove aveva avuto quella lunga ed aspra conversazione col suo concittadino ed amico. Ed anzi, veduto che l'almirante era sceso poc'anzi a terra, non volle rimanere a bordo neppur lui. Chiamata una delle tante piroghe di naturali, che si aggiravano sempre intorno alla caravella, ci saltò dentro e si fece trasportare alla riva. Quelli erano giorni di gran libertà! fuori delle ore di servizio, ognuno faceva il comodo suo. Damiano, del resto, era tra quelli che più particolarmente si occupavano di provvedere a tutto il bisognevole per la costruzione della fortezza. Niente, adunque, era più naturale del vederlo ritornare alla riva.

--Vedete che follia!--andava egli borbottando tra sè, mentre gl'Indiani vogavano lesti con le loro pagaie.--Vuol parlare all'almirante! Ah, gli parlerò io prima di te, all'almirante. Ma perchè questo capriccio di farmi ritornare laggiù? Se ci vuole andar lui, buon padrone; io non vedo la necessità d'imitarlo. È un fatto, sì, che io m'infiammo facilmente. Devo averci dello zolfo, nelle vene. Ma finalmente, si vive una volta sola: e quando si ritrova la donna che piace più dell'altre, sia pure in un'isola dell'Oceano, come in una gola dei patrii monti, perchè non ci si fermerebbe, come ci si ferma alla prima frasca, che promette di darvi il migliore della cantina? L'amicizia! L'amicizia! una gran parola, ma vuota!--

Damiano tossì, come se non potesse mandarla giù, si rivoltò sul sedile di poppa, e ripigliò il suo monologo:

--Non dico che non abbia potuto essere in altri tempi una bella cosa. Fors'anche era più utile, allora. Due amici erano due forze alleate, contro il nemico. E in tempi barbari, di guerra continua, un aiuto scambievole s'intendeva benissimo. Uno teneva ritto lo scudo; l'altro tendeva l'arco e aggiustava la mira. Si veniva ai ferri corti? Quello che aveva spacciato prima il suo nemico, si voltava con un manrovescio addosso al nemico del suo compagno. Una mano lavava l'altra, e tutt'e due il viso. Ma ora?... Ora si combatte in ordine serrato: l'amico è quello di destra, è quello di sinistra, e l'uno e l'altro ci son dati dal caso. Tutti si combatte per la bandiera, e quando la bombarda ha mandato il suo lampo e il suo fumo dalla bocca, tu non puoi col tuo scudo riparare l'amico da una nespola tanto fatta, che manda in pezzi ogni cosa che incontra. L'amicizia è ancora un buon sentimento, di stima, di cortesia, che ci prende, a ragione o a torto, per una persona anzi che per un'altra. Questione di piacerti più o meno una figura, un atto, una parola. Ma perchè questo sentimento nasce facilmente in noi, facilmente si spegne. O se non si spegne, non è neanche troppo forte e profondo. Se è un sentimento forte, diventa esclusivo, e allora addio roba! è la padronanza di un uomo sull'altro. Ed io, perbacco, non sarò mai lo schiavo di nessuno. Amici, sì, per una buona stretta di mano, per darci aiuto all'occasione, per raccontarci, i nostri amori, i nostri sogni, le nostre malinconie; ma fermi lì, con le pretensioni bislacche, i voglio e i non voglio che fanno salire la mosca al naso!--

Il monologo finì, come potete immaginarvi, con l'arrivo della piroga alla spiaggia. Damiano balzò dalla piroga sul greto, e si avviò per la costiera al villaggio. Arrivato sulla gran piazza, non poteva trattenersi dal volgere un'occhiata ad una certa casa sulla sua sinistra; un'occhiata di saluto, di adorazione e di desiderio. Le mura che accolgono la donna amata sono sempre il centro dell'universo per noi. Questa è il cardine inconcusso d'ogni scienza, geografica, cosmografica, astronomica. I dotti che la pensano diversamente, sono pregati di andarsi a riporre.

--Dolce donna!--mormorò Damiano, attraversando la piazza.--Se tu sapessi quello che io soffro per te! Vogliono portarmi via, capisci? portarmi via, strapparmi da quest'isola di Citèra, dove io ho risoluto di finire i miei giorni.--

Mentre così parlava, e teneva gli occhi fissi sulla casa di Tolteomec, una figura di donna apparve sulla loggia, in mezzo al verde intreccio delle piante rampicanti. La riconobbe subito, quantunque egli non avesse gli occhi del suo concittadino Cosma; era Abarima, la pèsca di Haiti, più appariscente che mai, più che mai deliziosa.

Anch'essa aveva riconosciuto Damiano, poichè, affacciatasi al parapetto di legno, stendeva il braccio verso di lui, facendogli cenno con la mano, e invitandolo ad accostarsi.

Damiano non si fece pregare. Andò, corse sotto alla loggia. Abarima gli sorrideva; Abarima gli rendeva col sommo delle dita il bacio che egli le aveva scoccato in quella medesima forma. E appena egli fu abbastanza vicino, gli gittò queste parole:

--Damiano, laggiù, nel bosco; vengo subito a te.--

Il nostro Damiano sapeva già tanto di lingua Haitiana per capire quelle parole, e delle altre ancora. Se anche non le avesse capite, il gesto gliele avrebbe spiegate a puntino.

Rasentò la casa, riuscì sulla prateria, e in quattro salti fu nella macchia. La fontana era il luogo del ritrovo. Colà egli aveva veduta al bagno quella Diana del Nuovo Mondo, e la bella dea non gli aveva fatta subire la metamorfosi nè la catastrofe di Atteone.

Abarima fu pronta a seguirlo nel verde. Venne a lui leggera e sorridente, mise un grido di giubilo e gli cadde nelle braccia.

--Dolce donna!--esclamò Damiano, intenerito.--Ed io dovrei abbandonarti? spiccarmi da te? sacrificarti al Moloch dell'amicizia?

--Che dice il mio signore?--domandò la bella selvaggia, fissando in lui i suoi grandi occhi d'indaco.

--Nulla, nulla, Abarima _taorib_. Parlavo da me, nella lingua del mio paese. Nella tua lingua ti domanderò invece una cosa. Dimmi, _taorib_ fra tutte le _taorib_; mi ami tu?--

Abarima chinò la guancia sul petto di Damiano, alzò le ciglia per mandargli di sbieco un'occhiata assassina, e gli disse sottovoce:

--Ti amo.

--Mi amerai sempre?--riprese Damiano.

--Oh sempre, sempre!--rispose Abarima.--E tu?

--Io, cara, fino alla morte. Son fatto così, sai; sono stato creato per l'amore costante, eterno, immobile come la vôlta del cielo. Finchè sarà il sole lassù, il mio cuore ti amerà.... Cioè, non diciamo sciocchezze. Io non vivrò quanto il sole. Volevo dirti che ti amerò finchè i miei occhi vedranno il sole, o la luna e le stelle. Bambina dolce, tu sai che il grande Spirito ci ha creati per l'amore. Senza l'amore si vive male; anzi, non si vive affatto. Si è stanchi, fiacchi, svogliati....

--Che dice il mio signore?--domandò ancora Abarima.

--Ah sì!--rispose Damiano.--Capisco che vada nel difficile, e non riesco più a farmi capire. Maledette lingue straniere! Se fossi nei panni, anzi no, nella pelle di quello stupido Cusqueia, potrei dirti tante belle cose! Pazienza, vediamo di girare la difficoltà che non si può superare. Abarima _taorib_!--soggiunse Damiano, ritornando alla lingua d'Haiti.--Uomini soli, senza donne, essere stanchi, non desiderare nulla, essere ammalati. Ma quando apparire bella donna, come Abarima, uomini subito ridere, saltare, ballare, come avere buon liquore in corpo. Ah, donne, donne! Sapere voi vostro potere sopra uomo! E ridere, ridere volentieri. Ridere bene, quando avere bella bocca come questa.--

Abarima commentava il discorso tripolino del suo innamorato, ridendo veramente di gusto.

--Hai capito, ora, birichina?--ripigliò Damiano, nella sua lingua nativa.--Vediamo un po' se capisci quest'altra. È la lingua universale.... e si parla da labbro a labbro.--

Un colpettino leggero, ma pronto, come una zaffata di micio, colse Damiano sulla bocca protesa. Era uno scherzo, non prometteva più aspre difese, e Damiano lo ricevette con buona grazia da quella dolce manina.

--Senti,--diss'egli, prendendo quella manina sotto il braccio e mettendosi in atto di passeggiare,--vorrei dirti una cosa importante. Tu sarai mia, non è vero? Tolteomec darà Abarima in moglie a Damiano?

--Damiano _ada turey_:--rispose Abarima.

--Si sottintende;--rispose Damiano;--ed è una condizione invidiabile, quella di figlio del cielo, a patto che mi faccia ottenere la figlia di Tolteomec. Sappi dunque, Abarima _taorib_.... Vogliono mandarmi in Europa, laggiù, laggiù, dall'altra parte del mare.--

Il gesto spiegava le parole che non erano riuscite abbastanza chiare alla bella selvaggia.

--_Azatlan_!--esclamò ella, turbata.

--Eh! diciamo pure _Azatlan_. Ma non è per me come una casa del diavolo? Io dunque ti dicevo, Abarima, che i figli del cielo ritorneranno laggiù.... nel brutto paese! E vogliono, che Damiano li segua nel brutto paese.

--No, no!--diss'ella, stringendosi a lui; sbigottita.--Damiano restare in Haiti, casa Tolteomec.

--E sposo ad Abarima, non è vero?

--Damiano,--rispose ella,--Damiano è _ada turey_.

--E dàlli!--esclamò Damiano, seccato dalla ripetizione.--Non vorrei esser debitore dell'amor tuo a questa condizione privilegiata di figlio del cielo, che ho comune, del resto, con tante birbe matricolate.

--Che dice il mio signore!

--Niente, niente, Abarima taorib. Dico che tu sei una cara donnina, e che.... Ma senti! Vien qualcheduno.--

Si udiva infatti un fruscìo di rami nel bosco. Abarima levò la fronte e tese l'orecchio.

--Forse Tolteomec che ritorna da vedere i suoi campi di maiz;--diss'ella.

--Ebbene, io ti lascio con lui;--rispose Damiano.

--Temi tu di vederlo?--disse Abarima.

--No, cara. Lo vedrò volentieri più tardi, nella giornata, quando potrò fargli una certa domanda. Ora, e appunto per te, appunto per quella domanda, vorrei vedere il signor almirante, il capo dei figli del cielo, che il diavolo se li porti.... fatte, s'intende, le debite eccezioni.

--Che dice....

--Sì, ho capito «Che dice il mio signore?» Vorrei esserlo già, Abarima _taorib_, il tuo signore, genero di Tolteomec, nipote di Guacanagari, erede del trono di Haiti, e non più condannato a ritornare in quella desolazione dell'abominazione, che si chiama la vecchia, la decrepita Europa. Ora addio, cara; vado e ritorno.--

Così dicendo, Damiano si mosse per andare verso il prato. Giunto al limitare della macchia, si volse ancora, gittò il cenno di un bacio alla bella selvaggia, e senza attraversare il prato prese una scorciatoia tra i campi. Gli premeva di giungere alla fortezza e di trovare l'almirante, prima che questi ritornasse alla spiaggia.

--Se non lo combino lassù,--diceva egli tra sè--lo vede Cosma prima di me, e mi guasta ogni cosa, con le sue alzate d'ingegno.--

Per fortuna sua, l'almirante non era ancora partito dal poggio, su cui già era scavato il fosso e alzato l'argine della fortezza.

--Siete qui, voi?--disse l'almirante a Damiano, come lo vide apparire sul ciglio della collina.

--Sì, messere, e molto desideroso di parlarvi, da solo a solo, se potete concedermi qualche minuto di tempo.

--Tutto il tempo che vorrete, mio caro. Portate notizie di laggiù?

--No, si tratta di me.

--Sarò felicissimo di ascoltarvi;--disse l'almirante, sorridendo benignamente al suo concittadino.

E presolo per un braccio, lo condusse un po' più in là, dove non potessero i loro discorsi essere uditi dagli uomini che lavoravano all'argine.

--Sentiamo che cosa avete a dirmi;--incominciò, per dargli coraggio.

--Signore,--disse Damiano,--vi chiedo una grazia, che l'altro giorno mi avevate concessa.

--Se io ve l'ho concessa, perchè me la chiedete ancora? Sarà piuttosto il caso di rammentarmela, se mai l'avessi dimenticata.

--È giusto, perdonate. Ma sono tanto confuso! ed è così forte in me il desiderio di restare alla Spagnuola!

--Ah sì.... ricordo;--disse l'almirante;--nel presidio della fortezza, in questo principio di colonia cristiana. Ma siete voi proprio risoluto? Non è un capriccio passeggero? Son cose gravi, e bisogna pensarci due volte.

--Ci ho pensato, mio signore.

--Ed anche avete pensato che voi potreste restare lungamente senza alcuna novella di noi? Rimanere alla Spagnuola, ritornare in Ispagna, sono due partiti egualmente pericolosi. Se noi non potessimo recar nuove della nostra scoperta in Europa, che sarebbe di questa colonia? Certo, varrà sempre meglio,--disse l'almirante,--esser vivi e sani in quest'isola, che sepolti negli abissi dell'Atlantico. Ma un troppo lungo soggiorno qui, senza novelle di casa, e nella incertezza dolorosa di non averne mai, potrebbe anche farvi pentire di una risoluzione come questa che voi mi accennate.

--Signore, voi giungerete al lido di Castiglia e avrete il premio delle vostre fatiche. Iddio non vi ha condotto fin qua perchè sia vana l'impresa maravigliosa a cui vi aveva destinato. E non solo la Spagna, ma tutto il mondo cristiano saprà che voi avete lasciata qui una parte dei vostri.

--Vi ascolti il cielo;--rispose l'almirante.--La vostra risoluzione è dunque irrevocabile?

--Con vostra licenza, mio signore, sì;--disse Damiano.

--E siate contento;--ripigliò l'almirante.--Poichè una colonia si fonda in quest'isola, è bene che ci sia qualcheduno di cui io possa maggiormente fidarmi. E di chi mi fiderei io veramente, se non di voi, o del vostro amico? Restate dunque, messer Damiano. Ma quale uffizio vi daremo noi qui?

--Qualunque esso sia, lo accetterò di buon grado.

--Bene; vi metteremo dunque per aiuto a Diego di Arana. Sappiate che il nostro capo di giustizia rimane volentieri. Egli stesso si è offerto, e la proposta sua mi ha levato da un grave impiccio. Lo Spagnuolo, per comandare a Spagnuoli, è dunque trovato. Così voi, messer Damiano, potrete rimanere suo primo uffiziale, senza dar gelosie.

--Io vi ripeto, signore,--disse Damiano, gongolante di gioia,--qualunque uffizio, anche il più umile, mi basterebbe. Ma vedrò di tener degnamente quello che voi mi avete conferito. Ho dunque la vostra parola, che io resterò nella colonia?

--L'avete;--rispose Cristoforo Colombo.--Ma perchè dubitate?

--Perchè.... vedete.... a voi non voglio tacer nulla.... Cosma, l'amico mio, si è messo in testa che io ritorni in Europa.

--L'amicizia ha i suoi diritti, o le sue pretensioni;--disse l'almirante.--Potete cedere, potete resistere; ma dovete sempre intendere le ragioni che muovono un amico a consigliare in un modo, anzi che in un altro.

--Le intendo, sì; ma gli è come se non le intendessi. Io amo restare a terra, per ora. Debbo io dirvi tutto, mio signore? Dopo aver corsa tant'acqua, non me la sento di correrne altrettanta. Quantunque Genovese, sono un marinaio.... d'acqua dolce.

--Eh via! non vi calunniate;--disse Cristoforo Colombo, sorridendo.--Vi ho veduto alla prova, ed eravate invece dei buoni. Certo,e questo io l'avevo subito indovinato, voi non siete uomo d'albero; ma per gentiluomo di poppa, o d'arrembata, andreste benissimo. Dio sa quanti dei vostri vecchi, messer Damiano, han comandato galere!--

A questo accenno non credette opportuno di rispondere quell'altro.

--Voi dunque intendete la ragionevolezza del mio desiderio;--diss'egli.--Ed ancora ammetterete che qualche persona di garbo, capace di stringere buone relazioni con questi naturali, possa giovare.

--Questo, poi, non solamente lo ammetto, ma lo desidero e lo spero. Una colonia come la nostra non potrebbe prosperare che a questi patti. Siamo venuti tra gente buona, degna di trovare amici e protettori, non padroni ed oppressori. Voi parlate secondo il mio pensiero, messer Damiano; ed io, non che concedervi di recare, mi rallegro che me lo abbiate domandato. È grazia che voi fate a me, non io a voi.--

Damiano non capiva in sè dalla gioia. Se non fece un salto davanti al suo grande concittadino, mettete pure che gliene mancasse il coraggio, perchè la voglia c'era tutta, e vivissima.

--Ed ora,--diss'egli dentro di sè,--mio caro Cosma, farai quel che ti pare; io non ho più paura di niente; sono ormeggiato in barba di micio.--

Quella notte, per cansare le occasioni di discorrere con l'amico, Damiano si fermò con la squadra degli uomini che dormivano a terra. S'intende che andò a dare nella sera una capatina alla casa di Tolteomec.