Part 5
_Pausa. Un cane abbaia a lungo, rabbiosamente. Brina ha un brivido di paura, si raccoglie le gonne intorno alle gambe, si stringe all'amante._
RAGGIO. Che cosa hai?
BRINA. Quel cane...
RAGGIO. Ma è laggiù lontano in una cascina.
BRINA. Come è lungo! Arriva fino qui; mi sento il suo muso aguzzo minaccioso intorno ai ginocchi, ho paura. Difendimi, ho paura!
RAGGIO. _(facendo l'atto di scacciare il cane feroce)_. Via! Via! _(Tira dei sassi)._ Ecco, vedi, è tornato al suo pagliaio, è diventato corto, non abbaia più.
_Sta in ascolto. Fruscii misteriosi._
BRINA. Che cosa senti?
RAGGIO. Sono i teneri rami che si cercano come mani furtive nel buio; sono le foglie fresche che tremano come bocche adultere che si baciano piano piano per non farsi sorprendere, e le loro ombre unite si riflettono nello specchio di chiaro di luna sui sentieri. Andiamo fino laggiù...
BRINA. Ho paura. Laggiù ci sono le cose cattive che guardano con occhi rospini, le ombre malvage che scivolano cieche intorno agli alberi addormentati.
RAGGIO. Vieni, vieni! _(La trasporta, quasi)._ Fino al traguardo dell'usignuolo.
_S'avviano. Il dolce rumor dei baci si fa sempre più indistinto, s'affiochisce come dei passi che s'allontanano. Cadono da un campanile le ore, come stelle sfogliate. Silenzio. Poi l'usignuolo canta ancora. A un tratto echeggia nel giardino un colpo di fucile. Una voce aspra grida da una finestra_:
— Ho ucciso l'usignuolo! ho ucciso l'usignuolo! Un ladro è scappato dal muro del giardino...
_Dopo una breve pausa la madre si precipita in camicia sotto il portico, getta un urlo_:
— Io lo sapevo, assassino! _(E cade morta)._
_Silenzio._
_Poi l'usignuolo riprende il suo canto, più forte, come un ubbriaco vomitoso che s'avvicina._
_Sipario_
BOCCIONI
LE PRUGNE VERDI
_Sala da pranzo. Tavola in disordine alla fine del pranzo. Credenza, a sinistra, poltrone, ecc. Lui, elegante, raffinato, intellettuale. Lei, bella, elegante._
LUI _(fumando)_. Sai, cara? Domani il nostro amore avrà un anno...
LEI _(con grazia)_. Davvero? Ah! già... fu in settembre... Amico mio, come sei stato buono con me! _(Con un sospiro)._ Che cosa sarebbe stata la mia vita senza il tuo amore?...
LUI. Cara!...
LEI. Ti sei dato completamente a me... Non hai più mosso un passo senza di me... Hai trasformata la tua vita, adattate le tue abitudini alle mie... Hai lasciati i tuoi amici, trascurate le tue relazioni... _(Lui fa dei cenni di diniego)._ Hai abbandonato quell'odiosa politica, quella stupida arte... che, infine, non ti fruttavano nulla... Non è vero?... Sì, sì, tutto hai fatto per me, caro... _(Gli va vicino e lo accarezza)._ Mi hai dato il tuo nome, hai riconosciuto mio figlio... Mi hai imposta in società col tuo coraggio... Oh! so bene quanto ti è costato tutto ciò, caro!... _(Pensando)._ E il denaro anche hai gettato a piene mani per farmi bella la vita! Oh, sì, amore mio!... te ne sarò eternamente riconoscente!... Senza di te, la mia vita sarebbe vuota... Sarei un nulla.
LA CAMERIERA _(entrando)_. C'è di là un signore.
LEI _(con vivacità)_. Chi è?
LA CAMERIERA. Il signor Nuovo Presentato.
LEI _(fra sè)_. Chi sarà?
LUI. Ah! Sai... Quel giovanotto che hai conosciuto l'altra sera... _(fra sè)._ Che cosa vorrà quell'idiota?...
LEI _(accomodandosi già i capelli e la toilette)_. Eh! Dio santo!... Tutti idioti, per te!...
LUI _(seccato, alla Cameriera)_. Fallo entrare.
_(Entra il Nuovo Presentato, giovanottone quasi elegante. Azzimato a scopo di visita. Sicuro di sè, insinuante)._
IL NUOVO PRESENTATO _(avanzandosi cerimoniosamente)_. Buongiorno, signora... _(Le bacia la mano. Indi a Lui)_ Ciao, caro... Come stai?
LUI. Bene, grazie... Siedi. Vuoi una sigaretta?
IL NUOVO PRESENTATO. Sì, grazie... spero di non disturbare.
LEI. Ma no... Anzi! Siamo sempre così soli!... Prendete un caffè?
IL NUOVO PRESENTATO. Oh! grazie!...
LUI. Di dove vieni?
LEI _(mescendo)_. Amaro o dolce?
IL NUOVO PRESENTATO _(senza rispondere a Lui)_. Amaro...
LEI. Amaro?... Anche a voi, il caffè piace amaro come a me... _(a Lui, con stizza e civetteria)_ Vedi, tu?... Anche a lui piace amaro! Tu invece, sempre dolce, dolce... zucchero, sempre zucchero... È terribile!... Non capisco.
LUI _(sbalordito e seccato)_. Io... Che c'entro io, adesso?...
LEI. Ma sì!... Vuoi negarlo?... Ti piace tutto inzuccherato... come il miele! A me fa schifo, tutto quel dolciume!...
LUI _(indispettito, quasi con disgusto)_. Ma che cosa dici?... Ma che zucchero e miele!... Io me ne infischio... Del resto, se ti fa tanto schifo, porto via la zuccheriera... _(Si alza con fare stanco, prende la zuccheriera e va a riporla nella credenza)_.
LEI _(al Nuovo Presentato)_. Che carattere impossibile!... Che cosa volete?... A me piace tutto amaro... La limonata, l'aranciata, io le prendo senza zucchero...
IL NUOVO PRESENTATO _(con fare dolce e ispirato)_. Strano! Anch'io... anch'io!...
LEI. Le frutta, per esempio... le mele, le pesche mi piacciono acerbe... Le prugne verdi... sapete...
IL NUOVO PRESENTATO _(con gioia)_. Oh! sono la mia passione!
LEI. Ah, sì? Davvero?!... Strano! Come siamo uguali!... _(avvicinandosi al Nuovo Presentato e quasi sfiorandogli la mano)._ Dovete essere nervoso... Siete napoletano?
_(Il Nuovo Presentato la guarda estatico. Lui che ha riposto la zuccheriera ed ha evidentemente udito, si volge, li guarda, fa alcuni passi verso la scena, e dice, come a se stesso)_:
LUI. Si son messi d'accordo sulle prugne... Sono spacciato!
_Sipario_
FRANCESCO CANGIULLO
NON C'È UN CANE
SINTESI DELLA NOTTE
_Personaggi_:
QUELLO CHE NON C'È
Via di notte, fredda, deserta.
Un cane attraversa la via.
_Tela_
FRANCESCO CANGIULLO
DETONAZIONE
SINTESI DI TUTTO IL TEATRO MODERNO
_Personaggi_:
UN PROIETTILE
_Via di notte, fredda, deserta._
Un minuto di silenzio. — Una revolverata.
_Tela_
FRANCESCO CANGIULLO
DECISIONE
_Tragedia in 58 atti e forse più. Di 57 di questi atti è inutile la rappresentazione. — L'ultimo atto è di FRANCESCO CANGIULLO._
_Personaggi dei 57 atti che non si rappresentano_:
GIULIO LA FAMIGLIA LA VITA
_Personaggi dell'ultimo atto_:
GIULIO
_Un'anticamera._ — _Una bussola a sinistra, porta delle scale in fondo._ — _Sera._ — _Luce elettrica._
GIULIO _(25 anni, simpatico. Irruzione violenta, con sbatacchiamento di bussola)_. Oh perdio! adesso il giuoco dura da parecchio... La stampa... l'opinione pubblica... Ma io m'infischio del pubblico e della stampa! _(Toglie paletot e cappello dall'attaccapanni, e, infilando il paletot)_: Questa è una cosa che deve assolutamente FINIRE!
_(Rapido, spegne la luce ed esce)._
_Tela_
FRANCESCO CANGIULLO
IL DONNAIUOLO E LE 4 STAGIONI
SINTESI DI 20 ANNI D'AMORE
_(Mi dispiace, ma assolutamente non posso fare i nomi dei personaggi — e bisogna che lo vieti anche ai capocomici)._
Scena neutrale. — _Entrate laterali e in fondo._ — 3 secondi dopo che è salita la Tela entra da sinistra l'EDUCANDA in uniforme, leggendo un libriccino del «mese mariano». Con gli occhi sul libro, viene avanti, piano, alla ribalta. Dalle pagine cade giù un'immagine sacra. Con grande semplicità LEI la raccatta e la colloca di nuovo fra le pagine. — Riprende la lettura, ferma innanzi alle lampadine della ribalta sino alla fine.
Dopo 10 secondi, dal fondo entra la BAGNANTE, naturalmente, in costume da bagno: mutandine azzurre, blusa alla marinaio. Legata in un salvagente, la BAGNANTE nuota sulla scena sempre in uno spazio circoscritto, riservato a LEI — sino alla fine.
Dopo 10 secondi, entra anche dal fondo la VEDOVA, trasportando una tomba munita di ghirlanda e ceri accesi. La colloca con le spalle quasi nell'angolo a destra, s'inginocchia, china la testa, — e resta fissa come chi si faccia lungamente fotografare di dietro.
Dopo 10 secondi, entra da destra — col viso nascosto in un braccio piegato — la SPOSA. Abito di raso bianco, lungo velo, ghirlanda di fior d'aranci in testa. Timida viene avanti alla ribalta e resta così sino alla fine.
Dopo 20 secondi, dal fondo, tutto chic, con gran disinvoltura, fumando una sigaretta, irrompe il DONNAIUOLO, svelto e sicurissimo si caccia sull'orlo della ribalta, allarga le braccia al pubblico con grande espansione, incassando la testa negli omeri _(l'attore ricorderà Renato Simoni alla quarta chiamata)_, con sorriso diplomatico fissa tutto il pubblico in uno sguardo largo e sintetico — poi dice:
VOILÀ!
e agilissimo retrocede elettricamente sulle punte. —
T E L A
FRANCESCO CANGIULLO
DI TUTTI I COLORI
CLICHÉS DI SINTESI
CLARA | _Edmondo_ SUO FIGLIO | _Osvaldo_ | _Anacreonte_ | _Vespasiano_ PADRE NERO PADRE BIANCO PADRE ROSSO PADRE VERDE Ecc.
_Scena neutra._
_La Signora Clara sarà sempre nell'istessa posa: testa bassa, umiliazione, immobilità. — Elegante. — 40 anni._
PADRE NERO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero? Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
CLARA _(avrà appena la forza di pigliare il danaro e depositarlo fra i seni)_.
PADRE NERO. Vi prego di chiamarlo.
CLARA _(un fil di voce commossa)_. Edmondo.
_Un ragazzone sui diciott'anni si presenta umiliato come CLARA, a testa bassa, andando a porre bene sotto il naso di PADRE NERO i suoi capelli dell'identico colore._
PADRE NERO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei capelli! _(Esce)_
CLARA e EDMONDO _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi. Subito il ragazzo rientra e CLARA torna al suo posto come prima)._
PADRE BIANCO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero? Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
PADRE BIANCO. Vi prego di chiamarlo.
CLARA _(con filo dì voce commossa)_. Osvaldo.
_Si presenta lo stesso ragazzone umiliato come CLARA, a testa bassa, andando a porre bene sotto il naso di PADRE BIANCO i suoi capelli dell'identico colore._
PADRE BIANCO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei capelli! _(Esce)._
CLARA e OSVALDO _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi. Subito il ragazzone rientra di nuovo e CLARA torna come prima)_.
PADRE ROSSO. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero? Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
PADRE ROSSO. Vi prego di chiamarlo.
CLARA _(filo di voce, ecc.)_. Anacreonte.
_Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre bene sotto il naso di PADRE ROSSO i suoi capelli dell'identico colore._
PADRE ROSSO. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei capelli! _(Esce)._
CLARA e ANACREONTE _(con scatto s'abbracciano e si baciano contentissimi. Subito il ragazzone rientra ancora una volta e CLARA torna come prima)._
PADRE VERDE. Buon giorno, signora. Si tratta di mio figlio, non è vero? Un fallo? Cosa occorre? mille franchi? — Ecco.
CLARA _(avrà appena la forza, ecc. ecc.)_.
PADRE VERDE. Vi prego di chiamarlo.
CLARA _(filo di voce, ecc.)_ Vespasiano.
_Lo stesso ragazzone ecc. ecc., andando a porre bene sotto il naso di PADRE VERDE i suoi capelli dell'identico colore._
PADRE VERDE. Mi raccomando. Pensate che avete il mio nome, i miei capelli! RARI, aggiungerò. _(Esce)._
_CLARA e VESPASIANO con scatto identico s'abbracciano e si baciano contentissimi. Il ragazzone rientra, CLARA torna come prima._
_5 secondi di pausa._
_Tela._
LUCIANO FOLGORE
15 METRI D'ALTEZZA
N P R VOCE DI DONNA VOCE D'UOMO VOCE D'UBBRIACO
_Immediatamente dietro il sipario il terzo piano della facciata di un palazzo. Due finestre con persiane, distanti una dall'altra vari metri. Sotto le finestre quattro dita di cornicione. Accanto alla finestra di sinistra un sottile tubo di acqua verticale che si perde in alto e in basso della facciata. Piccola zona di finestre soprastanti. La finestra di destra è oscura ed ha le persiane ermeticamente chiuse. Quella di sinistra rivela una porzione di stanza illuminata ed ha le persiane spalancate._
_Al cominciar dell'azione un giovane elegante in abito da società a cavalcioni sul davanzale, guarda incerto nel buio sottostante._
VOCE DI DONNA _(angosciosamente)_. Ma presto. Sta per entrare.
NPR _(spaurito)_. Il cornicione è stretto. Ci sono tre piani di sotto.
VOCE DI DONNA. Sbrigati, io chiudo.
_NPR discende sui dieci centimetri di cornicione che mal sostengono i suoi piedi. La posizione del giovane è incomoda. Per maggior sicurezza si aggrappa al tubo dell'acqua. La donna chiude rapidamente le persiane._
VOCE D'UOMO _(piuttosto gioconda, all'interno)_. Buona notte e buona notte. Ancora alzata?
VOCE DI DONNA _(debole)_. Avevo caldo.
VOCE D'UOMO. Che discussione, stasera! Auff! Quel colonnello Magri non vuol capire i nuovi rapporti che corrono fra l'idea di spazio e di tempo _(pausa)_. Mi spoglio.
VOCE DI DONNA _(vicino alla finestra)_. Silenzio, per carità! Ancora un poco. Egli ha sonno. Resisti qualche minuto.
NPR _(sottovoce)_. Mi sforzo, la posizione è difficile _(si muove un poco e si accomoda)_.
VOCE D'UBBRIACO _(dalla strada)_. Ah fanale... fanale! Stai fermo un momento. Ti muovi troppo.
VOCE D'UOMO _(dall'interno)_. Se il professore non mi dava ragione, ci saremmo accapigliati.
VOCE D'UBBRIACO _(dalla strada)_. Fanale, ti dico, alzati in punta di piedi, che avrei bisogno di vedere più in alto.
NPR _(getta spaventato uno sguardo di sotto)_. Maledizione al vino!
_(Si ritrae però subito come preso da vertigine)._
VOCE D'UOMO _(calma, inventariando quasi oggetti e idee)_. Una scarpa _(tonfo)_. Credi, la matematica...
VOCE D'UBBRIACO. Ora accendo un fiammifero.
VOCE D'UOMO _(c. s.)_. Due scarpe _(tonfo)_ ... E la filosofia sono sorelle...
VOCE D'UBBRIACO _(c. s.)_. Accendo un altro fiammifero.
VOCE D'UOMO _(c. s.)_. I pantaloni... Più di quello che non sembri...
VOCE D'UBBRIACO _(irritata)_. Accendo un terzo fiammifero. C'è un grosso respiro che ci soffia sopra e spegne.
VOCE D'UOMO _(c. s.)_. Camicia e cravatta. L'anima è un triangolo isoscele.
VOCE D'UBBRIACO _(c. s.)_. Accendo, per dio, un quarto fiammifero.
VOCE DI DONNA _(dall'interno)_. Resisti! resisti! Ancora pochissimo.
NPR _(debolmente)_. Non so.
VOCE D'UOMO _(c. s.)_. I calzini... _(variando di tono)_. Ma questa notte che fai? Ragioni con le stelle?
VOCE DI DONNA _(smarrita)_. No... ho caldo... sento calore.
VOCE D'UOMO. Bene, vengo anche io alla finestra. Mi piace. Ci sono costellazioni come il pensiero.
VOCE DI DONNA _(c. s.)_. Ma guarda, sei quasi nudo... ti farà male...
VOCE D'UOMO. Pregiudizi. Mi getto un lenzuolo sopra le spalle. L'aria della notte del resto è purissima, meravigliosa per le combinazioni algebriche dei nostri sogni.
VOCE D'UBBRIACO. Sono già cinque fiammiferi _(caparbio)_. Ma io la stacco quell'ombra, la stacco e la stacco!
_L'uomo spalanca le persiane e appare ammantellato di bianco. Non vede che avanti a sè, quindi non scorge _NPR_ che ha lasciato il sostegno del tubo dell'acqua e si è disposto faticosamente a ridosso della facciata con la fronte alla notte, i piedi divaricati messi per lunghezza secondo la lunghezza del cornicione. Il giovane ha il viso che è tutto uno spasimo. La bocca trema, gli occhi sono chiusi per il timore della vertigine, le mani incollate al muro, per mantenere l'equilibrio del corpo rigido._
L'UOMO ALLA FINESTRA. L'Orsa, una stella rossa, un poligono di punti viola...
VOCE D'UBBRIACO. Ancora un altro fiammifero. Sei: me la pagherai, uomo o fantasma che soffi lassù.
L'UOMO _(alla donna)_. Che hai? Tremi tutta!
VOCE DI DONNA. Non so... un brivido.
VOCE D'UOMO. Andiamo. Chiudo. _(serra le persiane. Poi la finestra)._
VOCE D'UBBRIACO. Settimo fiammifero. _(trionfando)._ Ci sono. Arde. Io brucio quel filo e lo consumo tutto.
_NPR non resiste più allo sforzo disperato; scivola un poco lungo la parete, si accascia dopo aver brancolato e precipita nella strada. Tonfo._
VOCE D'UBBRIACO. Lo dicevo. Un bolide maligno!
DECIO CINTI
IL REGALO
_Sala da pranzo di famiglia borghese. Sera. La tavola, nel mezzo, è illuminata da una lampada con paralume verde, appesa al soffitto, che manda una luce velata e verdognola._
_Due porte in fondo._
_Intorno alla tavola, che è rotonda, stanno seduti la Moglie, insignificante, piuttosto brutta, la Suocera, vecchia e paralitica, e la Figlia quattordicenne._
_La Moglie cuce; la Figlia scrive con grande attenzione; la Suocera sonnecchia._
_Atmosfera raccolta, di mediocrità onesta e tranquilla._
LA FIGLIA. Che ora è?
LA MOGLIE _(guarda la pendola che è sopra un mobile)_. Sono le dieci. Il treno arriva alle dieci e diciassette. Fra mezz'ora il babbo sarà qui...
LA FIGLIA. Chi sa che cosa avrà comprato per me! Mi ha promesso un bel regalo...
LA MOGLIE. Pover'uomo! È tanto buono!... E ci vuol tanto bene!
LA SUOCERA _(indifferente, come se non udisse e non vedesse nulla di ciò che avviene intorno, continua a sonnecchiare, muovendo ogni tanto la testa e le mani)_.
LA FIGLIA. Scommetto che porterà un regalo anche a te, e uno alla nonna, come ogni volta che ritorna da qualche viaggio.
_(Breve silenzio)._
LA MOGLIE _(sospirando)_. Speriamo che rechi buone notizie... e che abbia fatto buoni affari... Da qualche tempo, è sempre taciturno, accigliato...
LA FIGLIA. Vorrei che avesse pensato di portarmi una bella collana di palline d'ambra vera... Sono tanto di moda!... Oppure, una bella stola di finto ermellino... Oppure, un anellino con una perla piccola piccola...
_(Breve silenzio. Squillo di campanello lontano)._
LA MOGLIE. Eccolo!
_(Depone il lavoro, si alza di scatto, va verso la porta rapidamente e ne esce, seguìta dalla Figlia saltellante ed impaziente. La Suocera rimane immobile, indifferente, non dà nessun segno d'attesa o di curiosità. La Moglie rientra poco dopo, seguita dal Marito e dalla Figlia. Ella porta una valigia, e la Figlia porta una cappelliera)._
_La Suocera non si muove, non parla, non volge nemmeno il capo._
_Il Marito, barbuto, sinistro, è pallidissimo e stravolto, e si ferma turbato e indeciso a breve distanza dalla porta._
LA MOGLIE. Sei stanco? Che hai? Dio! come sei pallido!...
LA FIGLIA. Mi hai portato il regalo, papà?.... Dimmi subito dov'è! Voglio vederlo subito! _(Indicando la cappelliera, che ha posato a terra)._ E lì dentro, che cosa c'è?... _(Prende la valigia, l'apre con impazienza, vi fruga dentro, e ne trae due cartocci)._ Ah! ecco!... Ecco i regali!... _(Svolge un cartoccio e ne trae una bambola qualunque. Malcontenta, con una smorfia sprezzante, depone subito la bambola su una sedia)._ Non m'hai portato altro? _(Apre l'altro cartoccio, con impazienza febbrile)._ È una scatola... _(L'apre)._ Ah! sono dolci per la nonna!... Prendi, nonna... _(Dà la scatola alla vecchia, che, rimanendo indifferente, ne estrae un dolce e si mette a succhiarlo lentamente)._
LA MOGLIE, _prende la cappelliera che la Figlia ha lasciato a terra_. E qui, che cosa c'è?... Un cappello?... Un cappello per me?... Grazie! Grazie!
_Il Marito, che ha continuato ad essere turbato, stravolto, pauroso, ha uno scatto e s'avanza, tendendo le mani per impadronirsi della cappelliera. Ma la Moglie, ridendo, corre dall'altro lato della tavola, per non lasciargliela prendere. Poi apre rapidamente la cappelliera e ne trae con precauzione una testa recisa di bellissima donna bionda. La testa è livida; gli occhi aperti e la bocca hanno un espressione di strazio. Il collo è insanguinato. Alle orecchie, due grossissimi brillanti._
_Il Marito si copre il volto colle mani, trema, inorridito._
LA MOGLIE, _sollevando la testa e rimirandola con ammirazione e compiacenza_. Ah! Bellissimo! Grazie!... Troppo lusso per me!... Non ho mai avuto un cappello così bello!... Come sono contenta!... Non me lo provo, perchè sono troppo spettinata...
LA FIGLIA. Bello! Bellissimo!... _(Contempla la testa — che sua madre tiene ancora sollevata — coll'ammirazione che una ragazza può avere per un bel cappello)._ Come ti starà bene, mamma!... È proprio di buon gusto!.... Vorrei averlo anch'io, un cappello così.
_(La Suocera, intanto, continua a succhiar dolci senza curarsi di ciò che accade vicino a lei.)_
IL MARITO, _con voce fioca, strozzata, e con gesti d'intenso orrore_. Via! Via!... Nascondila!... Te ne supplico!... No! No! Non voglio vederla!... Nascondetela!... Può venire qualcuno!... Chiudete la porta!... _(Si lascia cadere, affranto, su una sedia)._
LA FIGLIA, _tendendo le mani verso la testa_. Lasciamelo provare, mamma, questo bel cappello! Ti prego!
LA MOGLIE. No! No!... Me lo sciuperesti!... _(Si inginocchia davanti alla cappelliera aperta, e vi ripone con molte precauzioni la testa recisa)._ Me lo metterò domenica sera, col vestito bleu, se lo zio ci manderà i biglietti per la Scala.
_Sipario rapidamente_
INDICE
F. T. MARINETTI, EMILIO SETTIMELLI, BRUNO CORRA: _Manifesto del Teatro Futurista Sintetico_ Pag. 11
TEATRO FUTURISTA SINTETICO
F. T. MARINETTI: _Simultaneità_, compenetrazione » 21 _Il teatrino dell'amore_, dramma d'oggetti » 24 _Antineutralità_, compenetrazione » 27 _Vengono_, dramma d'oggetti » 29 _Un chiaro di luna_, compenetrazione alogica » 32 _Le basi_ » 33
F. T. MARINETTI E BRUNO CORRA: _Le mani_, vetrina » 35
BRUNO CORRA ED EMILIO SETTIMELLI: _Verso la conquista_ » 37 _Dissonanza_ » 39 _Passatismo_ » 41 _Davanti all'infinito_ » 42 _Atto negativo_ » 43
EMILIO SETTIMELLI: _Il superuomo_ » 44
ARNALDO CORRADINI E BRUNO CORRA: _Alternazione di carattere_ » 46
ARNALDO CORRADINI ED EMILIO SETTIMELLI: _Uno sguardo dentro di noi_, stato d'animo sceneggiato » 47 _Dalla finestra_, tre attimi » 48
REMO CHITI ED EMILIO SETTIMELLI: _Pazzi girovaghi_ » 50
REMO CHITI: _Parole_, supposizione » 52 _Parossismo_ » 53
BALILLA PRATELLA: _Notturno_, stato d'animo drammatizzato » 56 _Primavera_, stato d'animo drammatizzato » 58 _Il vecchio_, stato d'animo drammatizzato » 61
PAOLO BUZZI: _La fitta_ » 64 _Boschereccia_ » 65 _L'invulnerabile_ » 67 _Il pesce d'aprile_ » 69 _La cometa_ » 72
CORRADO GOVONI: _La caccia all'usignuolo_ » 74
BOCCIONI: _Le prugne verdi_ » 84
FRANCESCO CANGIULLO: _Non c'è un cane_, sintesi della notte » 87 _Detonazione_, sintesi di tutto il teatro moderno » 87 _Decisione_, tragedia in 58 atti » 87 _Il donnaiuolo e le 4 stagioni_, sintesi di 20 anni d'amore » 88 _Di tutti i colori_, clichés di sintesi » 90
LUCIANO FOLGORE: _15 metri d'altezza_ » 92
DECIO CINTI: _Il regalo_ » 95
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.