Studi intorno alla storia della Lombardia negli ultimi trent'anni e delle cagioni del difetto d'energia dei lombardi

Part 16

Chapter 162,887 wordsPublic domain

Evvi per avventura un ordine di cittadini che potrebbe viversene ed anche lietamente in onta delle malevoli disposizioni del Governo. Che può di fatti temere colui il quale, ricco essendo ed indipendente, nè possedendo nè desiderando onori o dignità, si sta sempre nei termini della legge e non si espone perciò a legali processure? Costui, invero, non ha nulla a temere, ad eccezione però di quell'infinito numero di soprusi e di contrarietà che sono fatte a bella posta per porre alla pruova qualunque pazienza umana, e per affrontare le quali richiedesi forse maggior coraggio che non se ne richiegga per affrontare la bocca del cannone. Nelle città lombarde picciola essendo la compagnia, i varii partiti vi si incontrano continuamente; e il dovizioso che sia in mala vista del Governo vi è esposto agl'insulti continui di tutti i partigiani di questo; insulti altronde con sufficiente accortezza combinati acciò non gli sia concesso di porvi termine con un duello. Tutti i regolamenti di polizia e di finanza, così vessatorii che non sono mai eseguiti, verranno posti ad effetto contro di lui col massimo rigore; talmentechè non potrà uscir di città nè entrarvi senz'essere fermato alla porta e assoggettato a minutissima investigazione; che le guardie daziarie gl'imporranno l'istessa penitenza ogniqualvolta in lui si avverranno sia in città, sia nel contado; ch'ei sarà costretto di andare di passo in certi quartieri o in certe vie; che il direttore di Polizia lo farà tratto tratto chiamare per rimproverarlo da senno perch'egli non si sia cavato il cappello nel passare dinanzi al vicerè, non abbia salutato il governatore, ec. Se in teatro egli avrà fatto le fischiate ad un tristo attore, un agente di polizia lo minaccerà subito di porgli le mani addosso. Nè qui sta il tutto. Le persone o le cose per le quali egli pigliasse interesse, saranno perciò solo malvedute e perseguitate. Se a lui fosse data l'amministrazione di un instituto di beneficenza, quell'instituto avrà tosto a cozzare contro il Governo, cui non mancano i mezzi di nuocergli, e vedrassi inoltre spossessato della pubblica confidenza, che se ne scosterà come da un corpo che sta per disfarsi. Se un Comune lo scegliesse per suo deputato politico, ad esso Comune non verrà più concesso di aprire una strada, di scavare un canale, d'intraprendere in somma qualunque opera pubblica per la quale richieggasi l'approvazione del Governo. Basterà che un libro sia a costui dedicato per portarne il divieto, ch'ei faccia venire un giornale straniero per veder chiuso a quel foglio il confine: nulla, per dirla in breve, potrà riuscirgli a bene. Per un lungo tempo fu in uso un altro genere di persecuzione, il diniego cioè di passaporto. Se una persona sospettata presentavasi alla Direzione della Polizia per ottenere un passaporto, era condotta dal Direttore, il quale, cupamente guardandola, cominciava ad interrogarla in questi termini: «Volete andare in Francia, signore?»--«Appunto, signor Direttore».--«E perchè, di grazia?» Supponendo che l'instante, male accogliendo questa interrogazione, avesse risposto di non esser tenuto a render ragione delle cose sue alla Polizia, di voler andare in Francia perchè tale era la sua intenzione, e così via via, il Direttore, facendosi brusco, rispondeagli: «Non vi parrà male, signore, che, per non esser meglio giustificato il vostro progetto di viaggio, io vi neghi il passaporto»; e accommiatavalo poscia, non senza dargli a conoscere che un'ulteriore sua instanza sarebbe un tal fatto da compromettere gravemente l'autore. Era questo il trattamento che toccava ad un chieditore di passaporti stizzoso. Ora ecco il destino di quello che fosse più umile. Rispondeva questi all'interrogazione del Direttore: «Io mi reco in Francia per affari».--«Di qual natura sono questi affari?» L'instante esponevali alla meglio, ma riportava per lo più questa risposta: «Io non veggo, o signore, che si tratti qui d'affari importanti e pei quali sia indispensabile la vostra presenza. Potete mandare una procura». A dei giovani, i quali alla domanda del Direttore intorno al motivo che gl'induceva ad andare in una contrada straniera, risposero volervisi recare per cagione di salute o per fare i loro studi, replicò il Direttore: «L'aria di Vienna vi farà meglio»; oppure: «Andate a studiare in Vienna».

Ond'è che l'uomo il quale, malveduto dal Governo per essersi lasciato intendere, stretto perciò dall'urgente bisogno di sottrarsi per alcun tempo all'acerba soggezione in cui sentivasi posto, e speranzoso altronde di farsi sdimenticare da' suoi persecutori e di ammansirli col tenersi lontano da loro, diliberavasi ad uscir dallo Stato, non poteva ottenerne il permesso. Era egli fieramente rituffato nell'atmosfera letale che lo soffocava, una ferrea mano tenealo fermo in luogo, e le sue instanze aggravavano la mala disposizione altrui.

Duopo è, mi si dice, il saper resistere alle persecuzioni e non piegarsi sotto di esse. La qual cosa so anch'io; ma quegli che condanna lo sgraziato oppresso dalla soma, non è mai stato certamente nel caso di doverne portare una eguale. Si resiste per un tempo più o meno lungo; si surroga un'intrapresa novella ad una che sia stata sventata; si pone in opera novelli mezzi; picchiasi ad ogni porta, nè si cade d'animo insino a tanto che si spera ottenere un resultato, per quanto sia tenue. Ma giugne il giorno in cui la convinzione di nuocere alla causa cui vorrebbe servire s'impadronisce dell'uomo anche animoso. Gli sovvengono ad un tratto alla mente tutte le faccende che sono ite a male nelle sue mani, tutte le persone cui ha recato danno col volere proteggerle; e questa ricordanza, questa convinzione mortalmente lo feriscono. Tutta la sua energia da quel punto vien meno; ei si rimprovera i suoi sforzi, vergognasi del suo errore e delle sue illusioni, abbandona ogni intrapresa, e col cuore straziato ei corre a nascondere il suo scoramento in un qualche luogo solitario, in una qualche villa remota, ove si fa agricoltore od artiere. Ne ho vedute io pur tante di queste ammirabili angosce, di queste acerbe abdicazioni!

Non cada al lettore di mente che un tale sistema aggrava la Lombardia di già da due generazioni. La prima resistè valorosamente, nè cedette senza pugna; la seconda, allevata per l'obbedienza, si è sottomessa più prontamente.

Dirò, per compendiare il fin qui detto, che il perno del Governo austriaco è la Polizia; che questa gode di un'autorità sconfinata; che non la trattiene riguardo di giustizia o di lealtà; ch'essa fa anzi pompa della sua ingiustizia e della sua slealtà; che non è sottoposta a verun sindacato, nè ad alcuna responsabilità, tranne quella delle idee liberali che potrebbero diffondersi, o delle mosse che potrebbero tentarsi; che nulla accade in Austria senza che essa abbiavi parte; che non è conferita una carica, sia nei tribunali, sia negl'istituti della pubblica istruzione, sia nelle finanze, sia nella Chiesa, nella Corte o nell'esercito, non è concesso favore alcuno, nè inflitto gastigo, nè fondato un istituto, nè dato, infine, qualsivoglia provvedimento senza che la Polizia potentemente abbiavi cooperato. L'onnipotenza della Polizia e del suo direttore si deriva ed estende a tutti i suoi ufficiali. Ogni uomo che abbia che fare con la Polizia per segreti o palesi relazioni, è posto al di sopra delle leggi; la sua testimonianza non potrebb'essere rivocata in dubbio, le sue pretensioni sono sempre ben fondate. Se non che il titolo o la qualità che gli conferisce di sì bei diritti alla infallibilità, il titolo cioè o la qualità di inserviente alla Polizia, lo priva ad un tempo del titolo e della qualità d'uomo onesto ed onorato; donde avviene che l'ordine più infamato della società è appunto per questo l'ordine più potente. Arrogi che quest'ordine è assai numeroso e sempre più cresce di numero, perocchè la spia essendo tal fatta d'uomo che inspira minor fiducia d'ogni altro, non appena è trovato, che si pruova subito il bisogno di farlo spieggiare da altri. Ed ecco in quali termini stieno le cose, verbigrazia, in un villaggio. L'invigilatore d'offizio del Comune per la polizia, è il commissario di Distretto; ma in cambio di far fondamento sopra di lui, il direttore dà all'aggiunto l'incarico d'invigilare attentamente sopra di esso; ma non appena l'aggiunto ha accettato l'onorato incarico, che la sospettosa sollecitudine del direttore è di nuovo ridestata. Perocchè, come può egli confidare che costui sarà più fedele del suo capo, mentre ha un salario minore? Per lo che il primo commesso è fatto invigilatore sopra l'aggiunto, e fa riguardo a questi l'istesso ufficio che l'altro fa riguardo al commissario. Lo spionaggio forma in tal guisa una catena in cui vengono ad annodarsi anche i contadini che hanno un po' di intendimento e d'ambizione. Il parroco è anch'egli talora uno degli annelli principali di questa catena; e il suo esempio, accompagnato dalle sue esortazioni, non basterà esso a persuadere ai semplici abitatori del contado che lo spionaggio è il punto in cui coincidono e felicemente si uniscono l'interesse e il dovere?

Ho detto che gli uomini della presentanea generazione, sottentrante a quella del 1821, si trovarono posti fin dalla più tenera infanzia nella condizione di orfanelli allevati da una madre timida e di corto senno, o da vecchi congiunti, ancor più timidi e meno assennati. Ho detto che l'educazione pubblica che ricevettero nella loro adolescenza non tendeva ad altro scopo che a fiaccare in loro ogni energia, ad inspirar loro l'unica virtù dell'obbedienza, ad inculcar loro queste massime: dovere l'uomo prudente cansare ogni briga; esser tenuto l'uomo giusto e buono a nodrire una sconfinata riconoscenza inverso al sovrano, che, nello spogliarlo d'ogni diritto, lo esime da ogni imbarazzo per non lasciargli altro debito da adempire che quello della sommessione. Ho detto che all'uscir dalla Università, colla mente ancora colpita dalle mostruose dottrine che loro sono state insegnate, quei giovani si trovano oppressi effettivamente sotto il sistema di spionaggio e di tirannia che è stato loro annunziato o, sto per dire, promesso come il migliore possibile governo. Veggono gli uomini generosi ridotti alla impotenza di procurare il bene, perseguitati ed angustiati persino nelle loro cose domestiche; e scorgono, dall'altro canto, i vili ed imbecilli servitori che hanno posto a frutto i funesti ammaestramenti della loro infanzia, insigniti dei segni esteriori della pubblica considerazione, conseguire l'intento di tutte le loro intraprese, passeggiare fastosi per le vie della città, col sorriso sulle labbra, la cera d'uomo contento, grassi e ben pasciuti. Chi meraviglierà che il più gran numero di questi giovani esposti senza schermo ad una serie di seduzioni, ch'ebbe principio, per così dire, fin dalla loro nascita, si lasci trascinare dalla corrente, cada in un certo quale torpore e si persuada da senno che la sua resistenza non avrebbe buon esito? Chi meraviglierà, perimenti, che il picciol numero di quelli il cui animo non può piegarsi a mostrarsi soddisfatto di un tale stato di cose, non sappia trovare altro migliore compenso che quello di abbandonare le città e il mondo per andare a sospirare liberamente ne' campi?

Il governo austriaco ha trionfato della vigoria lombarda; l'ha intorpidita, se non l'ha distrutta. Ma egli stesso sconta ora il fio della sua lunga ipocrisia, dell'intollerabile soggezione impostaci. Col continuo trattarci da fanciulli, si è privato egli pure d'ogni virilità; col continuo fingere e dissimulare, ha contratto il vezzo che contraggono per lo più i menzogneri, ha perduto cioè la coscienza della sua esistenza, o la sua identità. Egli ha conservato l'apparenza della vita che ha logorata contro di noi, ma la vita se n'è da lui sfuggita come dal cadavere sottoposto all'azione galvanica. È come uno di quei leoni di cui sono ora popolati i musei di storia naturale, il cui aspetto è ancora terribile, ma che solo valgono a spaventare i fanciulli. Egli è stato forte ed oppressore dal 1815 fino al 1830; ha scoperto congiure ordite con molto accorgimento, ed ha repressi tutti i tentativi di sollevazione in cui l'Italia aveva posto sue speranze; e ciò mercè la vigilanza della sua Polizia e il numero grande de' suoi soldati. Non pose all'opera il carnefice, nè venne a battaglie armatamano. Le sue truppe mossero coll'arme al braccio, e i congiurati lombardi non diedero mai principio all'esecuzione dei loro disegni. La cosa sarebbe diversa presentemente. L'Austria teme quei rivoluzionari che ha conquisi. I Lombardi temono le persecuzioni austriache, le quali si sono logorate da sè stesse nè puonno più riprodursi. Un attento osservatore ben vede esser l'Austria in preda al terror panico che le inspira la malacontentezza dei Lombardi; ma ei vede pure che questi sono in preda ad un terrore non meno forte e non men puerile, che loro inspira la ricordanza delle vendette austriache. Conferisce assai a conservare all'Austria il suo aspetto terribile la permanenza in alcune cariche di quelle stesse persone che le occupavano nel 1821. Il direttore della Polizia, per esempio, è quello stesso d'allora; ei possiede le tradizioni politiche di Francesco I; ei parla con quel tuono medesimo di vent'anni fa, prorompe nelle stesse minacce, fa gli stessi rimproveri, tiene a' propri cenni un esercito di spie non men numeroso di quello di cui l'anno 1821 o l'anno 1814 videro le prime geste. Ma in ciò consiste la somiglianza tra la Polizia di quel tempo e quella dei giorni nostri. Accade bene spesso che le spie del direttore si pongono ai cenni di quei medesimi cui devono spieggiare. Stendono di conserva con essi le relazioni al Direttore, e li ragguagliano dei sospetti concepiti contro di loro, come pure dei provvedimenti loro relativi. Usa tuttora il direttore di far chiamare i cittadini nel suo gabinetto per rimproverarli o delle loro azioni o delle loro parole, od anche soltanto delle loro opinioni, e minacciarli di un pronto gastigo. Ma questo gastigo non giunge poi, e le persone abbastanza coraggiose per farsi a rispondere dignitosamente al Direttore, non si veggono per questo molestate maggiormente. Potrebbesi scrivere un volume se si volesse riferire le strane e goffe vessazioni commesse dalla censura della stampa¹; ma la sua stessa goffaggine invita ad ingannarla, e si può farlo impunemente. La domanda di un passaporto è tuttora seguìta da una chiamata del direttore della Polizia e da un interrogatorio sul far di quello accennato qui sopra. Il consiglio di andare a Vienna è dato oggidì pure, come vent'anni fa; l'instante è obbligato ad andare e venire più volte dall'uffizio dei passaporti all'anticamera del Direttore, e da questa a quello; vede gli uffiziali strignersi nelle spalle quando ei si mostra inquieto sull'esito di tanto andare e venire, ode confidenzialmente dichiararglisi che avrebbe fatto meglio a non chieder passaporti; ma pure s'ei la dura, senza lasciarsi intimorire, si può scommettere mille contro uno, ch'egli otterrà alla fine l'intento. Una circostanza giovò efficacemente a scavare le fondamenta del governo austriaco; ed è la cognizione recentemente acquisita dai Lombardi della corruzione sconfinata degli impiegati viennesi. Poche sono le cose che non si possano ottenere a Vienna col tempo e col danaro; e i Lombardi, che se ne sono addati, pigliano spesse volte questa via, tirando addosso così agl'impiegati milanesi frequenti mortificazioni.

¹ Per riferirne una sola, diremo che un libraio ricevette una volta un libro (era tedesco) intorno alla botanica, nel quale trattavasi particolarmente della generazione de' semi di certe piante. Non mi ricordo più del titolo del libro; ma so ben che vi si trovava la parola Pollen. Spaventato il Censore, manda chiamando il libraio, e gli dice: «Non potere il libro licenziarsi, il suo subbietto poter aprire un troppo bel campo ai demagoghi, la Polonia (Pohlen) esser morta oramai, ecc., ecc.» E molto stentò il libraio a comprendere che il Censore avea inteso per Pollen, polline dei fiori, Pohlen, la Polonia.

Se alcuno volesse convincermi della vigoria presentanea del governo austriaco, io gli dimanderei se esso ardirebbesi ora di porre alla berlina i più bei nomi della Lombardia, benchè ne sieno ora rivestiti uomini-ragazzi, ben diversi da quelli che li portavano nel 1821. Gli domanderei se la Polizia oserebbe pur solo far ora una perquisizione in uno dei palazzi dell'aristocrazia milanese; e s'egli mi rispondesse di sì, io chiederei qual cagione la trattenga, in tal caso, dal farne laddove essa non ignora esservi ammucchiati ben molti libri e giornali proibiti. Gli chiederei quale sia la fantasima che fa battere di notte tempo la chiama delle truppe austriache, solo per vedere se accorrano e se uomo possa far fondamento sopra di esse in caso di bisogno; che fa minacciare di morte i soldati sbrancati e ingiunger loro di non andare che attruppati; che pone in trambusto la Polizia per l'arrivo di uno straniero, o per un errore d'ortografia che trovisi sul suo passaporto; che fa fare divieto agli Austriaci di bere l'acqua delle fontane; che induce a far loro distribuzioni straordinarie di cartocci da carica, a tenerli chiusi nelle case d'arme, a farli marciare di notte da una città all'altra, e ciò nel mentre che la contrada è tranquilla, che niuno sogna nemmeno di congiurare o di sollevarsi, e che (dirò anzi) ogni sollevazione è considerata dai Lombardi istessi come una mattìa d'impossibile riuscita. Risponderei poscia, che questa fantasima è il terrore d'una coscienza troppo aggravata, d'uno spirito snervato dall'abuso dei mezzi estremi; terrore vano, inesplicabile, e che da noi soli però dipenderebbe il giustificare e il giovarcene pel nostro pro. Vorrei che i Lombardi conoscessero la vera condizione dell'Austria, ripigliassero animo, non si tenessero per chiusi in eterno dentro una tomba, facesser pruova delle loro forze in una progressiva e lenta tenzone con l'Austria, e si proponessero, per esempio, fermamente, di ubbidir solo alle leggi e di resistere legalmente alla potestà arbitraria. Vorrei che facessero questo tentativo; perocchè il fragile impalcato sul quale s'appoggia la potenza austriaca, fieramente scosso, s'agiterebbe un istante per isprofondarsi e scomparire per sempre.

FINE