Storie da ridere.... e da piangere

Part 10

Chapter 102,232 wordsPublic domain

-- Carino, -- disse il cavaliere; poi scese dal legno e pensò: «Per quello Iddio, qui bisogna fare un'entrata memorabile». Si nascose nella mano un «bel foglio da cinque» e si diresse a un soldato anziano e magrissimo che stava sulla porta.

-- Siete il portiere dell'ospedale?

-- Sissignore.

-- Io sono il cavalier Allegoria, padre del sottotenente....

-- Rallegramenti. Secondo piano, camera 22, salga pure, -- interruppe il soldato.

-- Va benissimo.... -- continuò il cavaliere cercando di infilare il foglio da cinque nella destra del soldato, -- ma siccome la buona regola insegna a incominciare sempre dal farsi amico il portiere.... e avrò veramente bisogno di voi per certe informazioni....

-- Che cos'è questa roba? -- disse il soldato sentendo quel solletico dentro la mano, e siccome era un po' miope, portò il foglietto così vicino al naso che parve lo volesse annusare.

-- Ah! cinque lire?

-- Beverete alla mia salute....

-- Questo poi no! signor cavaliere! -- rispose semplicemente il soldato, -- non è tempo di bere, questo. Adesso glie lo faccio vedere io che cosa deve farne dei quattrini, se ne ha troppi! Guardi: lei mette queste cinque lire, io ci metto due soldi, più non posso, capirà, ero spazzino, e ho cinque figlioli piccoli.... facciamo un bell'involtino, così, e lo ficchiamo qua dentro. Ecco fatto. Va bene?

Il cavaliere, guardando a occhi sbarrati le sue cinque lire precipitare con i due soldi del soldato dentro una cassetta bianca su cui splendeva una croce rossa, non potè fare a meno di esclamare:

-- Che tempi!

-- Gran tempi! -- esclamò il soldato.

-- Già. Precisamente! -- si affrettò a confermare il cavaliere. -- Vorrei però un piccolo piacere da voi.

-- Se posso, volentieri.

-- È semplicissimo: tra un'oretta circa, arriverà qui un veterano garibaldino con una gamba sola e chiederà anche lui del sottotenente Allegoria. Bisognerebbe farlo aspettare qui e venirmi ad avvisare perchè non desidererei incontrarlo.

-- Vada pure.

-- Grazie tante! -- fece il cavaliere; e infilò in fretta le scale lasciando nell'aria pregna di acri odori d'etere e di iodoformio, una larga scia di violetta.

Al primo pianerottolo si arrese all'invito di un gigantesco specchio. Si fermò. Si rigirò da destra e da sinistra. Che meraviglia! Il suo Ginetto sarebbe restato allibito vedendolo, e si sarebbe finalmente formato un giusto concetto del valore del suo papà.

«Ma insomma -- direte voi -- lo scopo del cavaliere era quello di vedere il figlio o quello di farsi vedere dal figlio?»

«Che colpa ne ho io -- vi risponderò -- se era più questo che quello?»

Del resto, il cavalier Allegoria era logico.

Possedeva un cervello capace di ridurgli qualunque cosa, per grande che fosse, alla sua statura: metri 1.52! Perchè non servirsene anche di fronte a questa immane guerra europea che spaventava tutti? Ed eccovela ridotta alle proporzioni di una nana rumorosissima.... ma quasi innocua per chi sa scansarsi a tempo.

Ragione per cui il fatto che il suo Ginetto vi avesse preso parte, il fatto ch'egli si fosse trovato viso a viso col feroce nemico in quelle furibonde tempeste d'odio e di fuoco dove si fucinano anime giganti, aveva per il cavaliere una scarsissima importanza. Se ne era valso, questo sì, in certi casi, come si era valso del passato glorioso di suo padre, al momento opportuno, per stringere utili conoscenze, per far bella figura al caffè, per concludere i suoi buoni affari guerreschi. Ma se n'era valso con la ferma persuasione che quella roba avesse soltanto un valore apparente e transitorio, «un valore da brillante chimico» che bisognava abilmente sfruttare alla luce artificiale del momento.

Che cos'erano i grandi sacrifici di averi e di persona che costituivano la gloria di suo padre, ridotti alla statura di metri 1.52?

«Errori giovanili.»

Per il povero Ginetto, no: non era il caso di parlar di errori. L'avevano «strappato» dalla tranquilla casa paterna, dal suo studietto d'avvocatino che già prometteva, dal suo _Tennis_ che gli piaceva tanto.... e là, di botto, in quell'inferno. Tutto quello che si può fare in simili frangenti, è riportare la pelle a casa, e il suo Ginetto l'aveva saputa riportare, se non proprio a casa, per lo meno all'ospedale, cioè a metà strada. E questo, secondo lui, era il vero merito del suo Ginetto; nè pensava a contestarglielo....

Ma, per Dio! lui, nel frattempo, aveva messo insieme un patrimonio!... e questo, via, siamo giusti, era un merito un po' maggiore.

Ridotta in questi termini la questione, cioè alla statura suddetta di metri 1.52, non vi sembrerà più strano che il cavaliere andasse a quella visita più per essere ammirato che per ammirare.

Ma la prima impressione del figlio alla vista del padre dovette essere alquanto diversa da quella che il cavaliere sentiva di meritare.

-- Come va che al mio ingresso ti sei tutto rabbuiato? Chi aspettavi?

-- Io rabbuiato? ma ti pare, papà? -- balbettava il giovane.

-- Scommetto che non avevi riconosciuto il tuo vecchio papà, in questa superba _mise_! -- gridò a un tratto il cavaliere, tutto felice di avere col suo pronto ingegno spiegato il segreto di quella impacciata accoglienza. -- Scommetto che alla prima occhiata hai pensato: «Chi può essere questo _mylord_ che mi viene a trovare?»

-- Già.... già.... proprio così! -- esclamò il giovane sorridendo amabilmente alla scusa offertagli. -- Già, non t'avevo riconosciuto.... Non t'aspettavo proprio, capisci.... t'avevo tanto raccomandato di non venire.... di non fare questo viaggio così lungo.... per così poco....

-- Puff! Lungo, questo viaggio?... in prima classe?... Tutto un sonno! non me ne son nemmeno accorto!

-- Ma la spesa....

-- Scioccherello! Non sai che tuo padre è diventato un capitalista?... Eppure nelle mie lettere ti devo aver accennato....

-- Ma sì.... ma sì....

-- E dunque?... Altro che spesa di viaggio, mio caro! Son venuto armato di buoni fogliettoni da mille.... e disposto a farli scivolare dove sarà il caso.... -- soggiunse abbassando il tono della voce e strizzando l'occhio.

-- Che cosa vuoi dire? -- chiese con gran vivacità il giovane fissando il padre e facendosi scarlatto fin tra i capelli.

-- Per quello Iddio! hai ragione! -- mormorò il cavaliere -- in questa razza di ambienti le mura hanno orecchie!... Ma che cos'hai?.... Perchè diventi così rosso?... Come?... «E la verg....»? Che diavolo dici? La vergogna? La vergogna di che?... Perchè ti mordi così forte le labbra?... Bah! io non ci capisco niente, parola d'onore! -- E, così dicendo, si girò sul tacco e fece una passeggiatina per la camera.

-- Che sole! Che clima! -- disse affacciandosi alla finestra. -- Una villetta in Riviera.... non sarebbe mica una cattiva idea! Eh! Eh! che ne dici?... Sei un po' pallido, ora. Troppo pallido, per quello Iddio! -- esclamò ritornando verso il letto del figlio. -- Che vuol dire? hai qualche doloretto, forse?... A proposito! non ti ho nemmeno chiesto quale sia precisamente la tua malattia. Nella tua lettera ti sei dimenticato di dirmelo....

-- Oh! niente.... niente.... un po' di reumatismo.... -- brontolò il giovane.

-- Reumatismo! Ma bravo Ginetto! -- sussurrò il cavaliere. -- Malattia che si presta benissimo a un po' di gioco di bussolotti. Mi sono approfondito in materia. Siamo a cavallo, caro mio! Ti riporto a casa, quant'è vero ch'io son dritto qua!... Vedrai, Ginetto, che studiolo _chic_ metteremo su; e ti porterò i miei affari che son meglio dei tuoi, e faremo quattrini a palate, e marcerai anche tu con stivaletti da trentotto lire come questi e vestiti da centocinquanta come questo.... Pensa che effettone! quando ritornerai tra le signorine del tuo _Tennis_. Son tutte in attesa d'un reduce: il primo che arriva, se lo mangiano! T'invidio un pochetto, sai: ma, come si fa? Sono o non sono il tuo vecchio papà?... Qua un bell'abbraccio!

-- Non posso muovermi, bada! -- si affrettò a gridare il giovane.

-- Per quello Iddio! Anche le braccia reumatizzate? Vero reumatismo articolare diffuso!... Ma allora andiamo a gonfie vele! Non muoverti: ti darò io un bel bacione!... Dopo di che, smetteremo di dir sciocchezze e parleremo un po' di cose serie.

-- Sarebbe ora, -- disse secco il giovane.

-- Come sarebbe a dire? -- chiese il cavaliere increstandosi.

-- Ma, che so io? -- fece il giovane seccato: poi soggiunse inzuccherando un po' il tono: -- Veramente, papà, non mi so proprio spiegare perchè mi siano uscite di bocca quelle parole.

-- Non ti sai spiegare? -- esclamò il cavaliere, come illuminato da un lampo di genio. -- Ebbene, te lo spiego io. Tu sei affetto da _choc nervoso_. Lo avevo sospettato fin dal principio della nostra conversazione: ora ne ho la riprova inconfutabile. Vengano a negarmelo se possono. _Choc nervoso! Choc nervoso!_ per quello Iddio! Faremo resultare anche questo, non aver paura, Ginetto mio! Metteremo in bella luce anche questo!... e vinceremo! vinceremo noi!...

Senza affatto considerare la strana figura che faceva fare a quella parola «vinceremo» usandola in quel senso e parlando a un soldato, il nostro ineffabile cavaliere inarcò le bionde sopracciglia, sbuffò e soggiunse:

-- Eppure.... tutto questo magnifico edifizio può precipitare.... Sì, figlio mio. Questa è la cosa seria di cui ti volevo parlare. Próvati un po' a indovinare chi viaggiava nello stesso mio treno stanotte.... Io non so come diavolo sia venuto a sapere che tu....

-- Il nonno! -- gridò il giovine; e il grido parve uno scoppio.

-- Oh! guarda, guarda! -- osservò un po' turbato il cavaliere. -- Come va questa faccenda? Lo sapevi?

-- No!... l'ho detto così per dire.... perchè veramente questa notte mi son sognato che veniva a trovarmi....

-- Bel sogno, per quello Iddio! Io all'età tua facevo dei sogni più divertenti! -- gridò, senz'affatto ridere, il cavaliere; e poi riprese infuocandosi man mano: -- Ma intanto il sogno è triste realtà; tra mezz'ora quello arriverà qui in tenuta di gala, metterà sossopra l'ospedale con quella sua voce di basso profondo, verrà qua al tuo letto per dimostrarti che non hai niente, che devi rialzarti e ritornare lassù come fece lui quando s'imbarcò a Quarto con le coliche; ti rovescerà addosso tutta la storia d'Italia, ti pungerà nell'onore.... si sa che quello, alla tua età, è sempre un punto debole.... e tu cascherai come un imbecille, e così il nostro bel piano di onesta felicità famigliare se n'andrà in fumo!... E non è il primo che ci manda all'aria, quello là, con i suoi principî inderogabili, con i suoi idealismi da racconti per l'infanzia! Ricórdati! non per nulla tu gli appioppasti il titolo di Catone il censore!... Dunque, in gamba, ragazzo mio: se ti preme di mettere la pelle al sicuro, la ricetta te la do io: non gli lasciar aprir bocca. Urla, piangi, accusa dolori strazianti, pronunzia parole senza senso comune.... Bisogna commuoverlo, bisogna fargli perdere la bussola, bisogna rimandarlo a casa persuaso che tu sei moribondo. Non c'è altra via di salvezza! E sta in te. Io, purtroppo, non ti posso aiutare di presenza. Sai che io.... lo rispetto.... lo venero, se vuoi.... ma è inutile! è sempre stata l'unica persona capace di farmi uscir dai gangheri!... Ora poi le nostre relazioni si sono ancora più tese in seguito a un certo suo rifiuto di presentarmi a un suo vecchio amico, compagno di garibaldinate, che aveva in mano un affare meraviglioso e cercava un socio onesto e capace.... Per quello Iddio! Era bene il caso di presentarmi! non ti pare? Dalla rabbia ero arrivato a offrirgli mille lire! Capisci? Mille lire per quattro parole un po' calde, con quella miseria che si ritrova.... Ebbene, niente! duro come un macigno. E l'affare l'ha fatto un altro, e ci ha guadagnato quindici mila lire!... un imbecille, tra parentesi, che è finito in prigione. Hai capito? Questi sono i suoi eroismi! Dopo avere dilapidato il patrimonio di casa e ridotto me a fare il misero impiegatuccio, adesso vuole anche impedirmi di approfittare del _momento fortunato che attraversiamo_ per rifare un po' di quello che lui ha disfatto!! Insomma, -- concluse il cavaliere al colmo del bollore, afferrando l'orologio. -- Son le dieci, per quello Iddio! Il nemico è alle porte. Ritornerò oggi a sentire l'esito della battaglia. Siamo intesi! Pensa alla pelle! Pensa al papà col portafogli pieno! Pensa alle signorine del _Tennis_!... Addio!!

Ma non aveva ancora posato la mano rossa e fremente sulla maniglia dell'uscio, che il corridoio fu invaso da un rombo umano accompagnato da un frastuono di macchina.

-- È lui! -- gridò il cavaliere esterrefatto. -- Quel cretino di portiere non me l'ha fermato un corno! Già, che cosa vuoi aspettarti da un uomo che non conosce il valore del denaro!... Ma adesso come faccio a scappare? Bada che io non voglio assolutamente vederlo, a costo di nascondermi sotto il letto, a costo di.... Quella porticina a muro dove mette? nella camera accanto? Mi rimanderanno indietro?

-- No, no: non è una camera, è.... è....

-- Ma è quello che ci vuole per me, allora! perchè non me l'hai detto subito, figlio mio?

E il profumatissimo cavaliere scomparve dietro il segreto usciolo nell'attimo stesso in cui l'altro uscio si spalancava sotto l'impeto del massiccio eroe garibaldino.

-- Nonno! -- gridò il ragazzo scintillando di gioia e cercando di alzarsi sul gomito destro.

-- Figliolo mio caro! -- tuonò il vecchio arrivando al letto con due soli tremendi colpi di stampelle. -- È salva la gamba?

-- Salva, nonno! -- esclamò il ragazzo, -- non si taglia più: in quaranta giorni guarisce!... La mano, invece, me l'han dovuta tagliare, vedi? È stato ieri a quest'ora: era troppo fracassata: non c'era rimedio.... Ma, non aver paura, ci ritorno lo stesso alle mie trincee, sai!... Ho già steso la domanda.... me lo devono accordare.... è la sinistra....

Il vecchio aveva fatto un passo indietro come per godersi intero lo spettacolo di quella creatura fatta a imagine sua, come provasse finalmente, per la prima volta, la gioia d'avere un figlio.

Parve che dalla sua bocca convulsa volesse uscire un torrente di parole.

Ma ne ruggì due sole:

-- Viva l'Italia!

E afferrata con feroce tenerezza la testa del ragazzo, scoppiò in un pianto dirotto.

E il cavaliere Allegoria?

Sta bene dov'è.