# Storia di un'anima

## Part 5

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_18 dicembre_.--O mio avvenire! Mi si presentano sogni, e imagini e speranze, con una evidenza e una serietà di particolari che quasi mi illudo... e sogni e imagini e speranze si fondano su di Te. Da tre mesi e mezzo, non ho più guardato il Tuo ritratto, o mia vergine, e mi sforzo a ricordarti tutta, coll'anima!

Tre grandi illusioni sono il mio grande tormento: tre grandi illusioni nella vita di un giovine bennato, Dio--la Donna--l'Arte.

Mi sento solo--e la notte mi turba con mille paure.

Un altro pensiero che pareva sopito da tanto tempo risorge a infastidirmi nell'amor proprio,--ma non scrivo; su queste pagine, consacrate al Tuo nome, o Lidia, non scriverò nessun altro nome di donna.

_Martedì, 24_.--Ecco un'ora triste!--Ieri sono stato fra la gente, ho visto dei giovinotti eleganti; delle belle signore.--Non so scrivere:--i sogni mi perseguitano con maliarda voluttà. Che ho provato io della _vita_? Nulla e mi sento stanco, vecchio, senza speranze, e senza scopo.

Oh qual bisogno d'esser felice!

Ma a che tradurre Byron? a che tradurre Heine? Byron e Heine hanno _vissuto_: ecco la poesia.

Ho ingegno sì o no? E che cosa faccio?

O come desidero di morire!

Rileggo un poco del mio _Tintoretto_! O che giorni erano quelli in cui scrivevo quelle scene, appena guarito dal tifo! Che vita! che speranze! che amore! Come mi sentivo artista, buono, solitario!--Sono scorsi già quattro anni. Quattro anni! E come sono io oggi?--Oh! leggo, leggo alcune scene.--E ricordo quello che mi dissero Marenco, Lombardi, Ferrari.--Oh come ho bisogno di risvegliarmi, di risvegliarmi alla vita, e dire ho la _donna, e le gioie dell'Arte_!

Ma è un sogno. E desidero di morire.

--L'anima mia che è?

Oh! s'io morissi! Ma s'io morissi, le fanciulle continuerebbero a prendere marito.

Mi è pure uscita una triste parola.--Oh la donna! valgono tanti tormenti dell'anima per lei?

La donna! avessi ascese le scale del lupanare, quando, a diciott'anni mi vennero le prime melanconie, e correvo tutti i giorni a pregare Dio, e non per me! Ah! ero troppo stupido!

Ma uno scopo ci dev'essere all'attività; alle febbri della mia età. Non sono nato per i divertimenti, non per lo studio, non per la gloria--oh potessi fare il bene, sì, e obliarmi nel beneficare chi soffre. Unico scopo, la _carità_.

_31 dicembre 1878_.--Ultimo giorno di un anno inutile nella mia vita.--Ho studiato l'inglese e il tedesco: ho letto molto: ora leggo molto, e con un ordine. Voglio farmi un'idea netta della letteratura del nostro secolo, e passo le giornate al tavolo colle grammatiche, e alla biblioteca con Monti e Manzoni e--sono sempre scoraggiato.

_1° gennaio 1879_.--È passato anche il 78!

E Lidia ove sarà? che farà? Si ricorderà di me? Ho riletto tutte queste memorie. Ho sperato sempre e spero ancora.

_3 gennaio._--Oh se potessi andare a Venezia! E le conseguenze? E mio padre?

Perchè Lidia non si è maritata?--Non ho ancora aperto la busta del suo biglietto, ma ho intravisto.... Nemmeno il carattere della carta da visita è cambiato. Dunque non ha aggiunto nessun nome al suo.... E se avessi intravvisto male? Vorrei vedere subito.--No,--domani.--E in quante speranze mi perdo!

Si era un po' assopita l'anima mia. Perchè torno a svegliarmi? e sento tanto tormento di incertezze e di speranze?--Vorrei.

_5 gennaio._--A che studiare? È una bellissima giornata: sole, luce, vento sciroccale: l'atmosfera nettissima: suonano campane e campanone; la ballerina si affaccia al balcone discinta e canta a squarciagola.... e senza sentimento! Oh la vita!--Io sono nè triste, nè allegro: sono nervoso, impaziente.

E penso.--Io ho mandato a Lidia il mio biglietto di visita senza una mia parola, senza il mio indirizzo--e Lei mi manda gli auguri e scrive il suo indirizzo.... Il suo indirizzo non è un invito a scriverle? O forse avrà bisogno di una parola amica?--Ed io tacerò se è dovere.--Ma c'è un altro dovere....--Ma se è destino?--Stamane pensai agli amici, ai parenti, al mondo, e mi spaventai....

Quali incertezze!

_6 gennaio_.--O Lidia! (scrivo dalla Biblioteca di Brera: è mezzogiorno, suonano le campane: e mi pare di essere in una città di provincia, e mi faccio triste, per gustare quella melanconia che avrai gustato Tu tante volte a Mantova e a Venezia! Questa estate, qui, le campane mi avevano il suono delle campane di Limbiate, e sospiravo!) O Lidia, ho qui il biglietto che mi spedisti Tu ieri da Venezia, in ricambio.... La busta non l'ho ancora aperta: e tutt'oggi non l'aprirò, gusto questa incertezza. Oh sono felice!--A Limbiate non sapevo più nulla di te: a Milano nulla. Quattro mesi erano scorsi: potevi esser morta. Io affidai al caso (no, no, a Dio!) il mio biglietto di visita per te.... Così era lontano dal credere che tu lo ricevessi!--E l'hai ricevuto! Oh qual gioia per me avere una busta scritta da Te.... e dico nel mio cuore, scrivendo il mio nome, avrà pur dovuto, fosse solo per un minuto, pensare a me!--Una volta ho ricevuto il tuo ritratto (10 ottobre 1877): una seconda volta la tua lunga lettera (23 ottobre 1877): ed ora un tuo biglietto.... avrà qualche frase? l'indirizzo? la data?--Non so! Non apro la busta: ma mi sento felice.--Rispondendo al mio biglietto mi hai dato una gran prova di stima.... potevi lasciarmi supporre di non aver ricevuto il mio.... Ma a che ragionare? Mi sento felice.--Nell'ultimo giorno dell'anno 1878, io ruppi i suggelli a certe mie carte, e rilessi, rilessi le mie annotazioni! Trovai una grande disperazione e una grande speranza--anche quando _ero certo_ che Tu eri la moglie di un altro.--Ed ora lo sei? Se il tuo biglietto portasse un altro cognome?-

O Lidia! Lidia! a che studiare? quando si è così felici nell'amore santamente?--Oh come ti amo! E come spero? Dio può ingannarmi? Dio ha fissato che tu sii la mia donna! senza confidenza, senza speranza, ho gettato in buca il mio biglietto... ed oggi... oh non l'aspettavo più il Tuo!--Col tuo biglietto sul cuore, volli entrare nella Chiesa di San Marco a osservare le sculture antiche e fingevo d'essere a Venezia, poi sono andato al Duomo.--Sotto le arcate del Duomo, l'inverno scorso, ho sperato e temuto mille volte d'incontrarti col tuo sposo; sotto quelle arcate ho ricordato tutte le domeniche le espressioni della Tua lettera, e ho cercato di tradurle in inglese e in tedesco (soave illusione!); sotto quelle arcate Ti cercai più giorni nell'estate, dopo che t'avevo vista a Milano... Rileggendo le memorie del 1878 mi dicevo:--_Ma come speravo ancora?_

_Sento_ che un giorno rileggeremo insieme queste annotazioni, e saremo contenti, e pregheremo Iddio, sento che la castità e la mia vita ritirata non sono un castigo per me, sono un _voto_, una preparazione... O Lidia, mi inganno? E allora che cosa è della mia vita? Ho già 27 anni! E sento tanto bisogno d'avere al mio fianco una donna, una giovane, una sorella, una vergine! I miei anni passano! Io spero, spero, o Lidia, spero.

Che importa se per quattro anni Tu non hai risposto al mio amore: Mi hai amato, quando Ti dichiarai: «Siate felice!» e avrai cominciato ad amarmi dopo l'addio.

Oh! se sono derivate a Te sventure, io dico: «benedette sventure se possono farti ricordare di me e potessi io un giorno farti dimenticare le sventure che hai avuto e rifarti con me una vita nuova, tranquilla, anche nella nostra età matura!»

Quale incertezza!--Oh spero, e _sento_ che Dio mi vede... Vorrei andare al Santuario di Saronno, e là affisandomi in quei due angioli purissimi di Gaudenzio che ho tanto amato, là aprire la busta e leggere il suo Nome. Così nel 1877 ho letto la sua lettera: in faccia a Dio, nella quiete, nell'ombra, nella poesia santa di un sacrario antico!--Lontano dagli amici che ridono!

Senz'aprire la busta ho voluto spiare mettendola su un vetro della finestra quello ci fosse scritto sul biglietto. C'è l'indirizzo suo... gli auguri.

Mi sento triste--Le scriverò? Uscirò dall'incertezza? Oh s'io fossi libero della mia volontà che cosa Le scriverei!--Mi viene in mente di far stampare dei pensieri, e mandarli a Lei,--E poi?--Quale tormento!

_7 gennaio 1879._--Imparare una lingua difficilissima, come la tedesca, per far sentire a una fanciulla tedesca le note di un suo grande poeta (note piene di religione e di amore di patria) è un pensiero che non sarebbe venuto in capo a due su mille innamorati nel mio caso. Oh che dico?--Darle una speranza o un addio con voce dignitosa, con sì faticosa costanza, con sì nobile poesia! Mi accingerei con fiducia e lavorerei anche cinque ore al giorno, per un anno, se sapessi.... Ma in queste incertezze!

Piuttosto che vivere così combattuto desidero morire e desidero che queste mie memorie tutte siano lette da mio padre e da mia madre.

Tarsis e Ricci sono morti giovani. Oh che darebbero i loro genitori per farli rivivere? E come tutto diventa santo dopo la nostra morte!--E i miei desideri, che sono santissimi ora, diverrebbero una religione di memorie sulla mia tomba. O mia vergine, come io ho sentito l'amore puro, nobile, felice! Oh! come io ho bisogno di Iddio.

_10 gennaio._--Quali incertezze sempre! Ieri sera ero deciso a mandarle il _Tintoretto_--quel _Tintoretto_ che ho tanto amato!--E come mi spaventa il giudizio del _mondo_!

Ah potessi essere egoista e avere i mezzi di esserlo con i fatti! Essere egoista, osceno, pigro, poltrone, ghiotto, e consumare il cervello coi vizî, non coi pensieri nobili--Ma che faccio infine?--Ho riletto il mio _Tintoretto_ e sono mestissimo! Quante illusioni e quanto amore!

_11 gennaio._--Come mi spaventa il _mondo!_ E chi è questo mondo?... Oh come sto meglio nella solitudine di Limbiate! dove non sento nemmeno questi nomi!? E il _mondo_ dopo aver ciarlato una settimana, s'annoia, e cerca un nuovo pettegolezzo: e ad esso si dovrebbe sacrificare tutta una vita?--Ma perchè questi pensieri, con tanta evidenza?--O Lidia, come stanotte ho vegliato penosamente! Ho pensato al mio avvenire. Sono stanco di studiare, così, senza uno scopo. Eppure quando a teatro sento qualche bella cosa, santa, morale, scritta coll'anima e col cuore, mi dico:--Mi sento anch'io chiamato _a fare del bene?_ Sì, e bene!--Bisogna combattere la nuova letteratura da postribolo. Ho pensato a fare pratica di notaio o di avvocato, e fare gli esami. Ma che carriera sarebbe per me?--Oh che tormento! E che cosa faccio?--Da un poco di giorni penso seriamente di parlare al Parravicini e farmi da lui occupare nella Congregazione di Carità. Almeno fare un po' di bene! giacchè non posso essere egoista!--Che faccio? Che farò?--Studio, studio, mi occupo a leggere operone e non elzevir, riconduco il mio pensiero al grande, al bello, al dignitoso. Ma mi annoio anche! Non ho una parola gentile che mi aiuti!

_13 gennaio._--Mio Dio! come veglio penosamente la notte! Perchè questo strazio? Amo quella vergine, e _sento la vita_ de' miei ventisette anni, vita ribollente, immensa, condensata, perchè non l'ho mai sfogata colle tremende voluttà della carne.--Amo! e devo reprimere _tutto in me_: e sperare, sperare vagamente, sperare.... È ben tristo quello che io penso.

No, no, non mi sento creato per questa vita nulla che conduco! no, no, no, non mi seducono le scettiche prospettive di una vita negli anni venturi... no, no!

Io amo come Dio vuole che alla mia età si ami. Io amo come la Natura vuole che con un viscere che si chiama cuore l'uomo ami.

Una donna! un bambino!--Ecco il sogno del poeta, del credente, dell'artista, del felice, dell'infelice... dell'uomo!--Che importa a me della filosofia, di Iddio!--ammetto i bisogni della terra, e di questi bisogni faccio un tesoro di religione, una filosofia contro cui non si può lottare, un Dio che non è in cielo nè in chiesa, ma è un Dio--Amore!

* * *

--No, non sono pazzo: sono infelice, giacchè lo studio accresce i miei dolori, mi crea sempre nuove speranze che diventano sempre nuove illusioni e poi sempre nuove delusioni, giacchè non posso essere egoista come i giovani ricchi e eleganti, giacchè, coll'anima mia d'amante e col mio cuore di poeta, non potrò fare mai una carriera seria,--voglio provare a fare il bene colla mano, voglio entrare nella Congregazione di Carità, e vedere le vere miserie della folla, e soccorrerle forse anche co' miei denari! Sì, il _bene_!

Io mi tormento; ma ecco sento una calma, una fiducia, una speranza;--mi inginocchio....

Mio Dio! perchè mi arrabbatto tanto? Tu forse hai già preparato tutto il mio avvenire nella Tua Bontà; mi vedesti! mi vedi! mi vedrai! Io so nulla e Tu sai tutto! Io bestemmio e Tu sei e mi perdoni! O santa fiducia! Chi sa le tua fila, o Dio? E mia madre Ti prega? Che Ti dice? E Tu la ascolti? Ed io sarò felice? O Dio, io leggo il tuo Vangelo e sento che se i miei pensieri non si conformano alle sciocchezze del mondo, si accordano co' tuoi precetti santi,--io sento la gioia di amare coll'anima e d'essere casto!--E, se vuoi, fammi pure morire... morire casto, tranquillo, pensando al mio cimitero di Limbiate, alle mie soavi speranze di vita che mi lusingavano un giorno, e alla placida certezza di riposo che avrò sotterra: Oh io mi sento buono!--Sai, ho sempre pensato a Lidia davanti a quel cimitero: era un cattivo augurio o un buon augurio? Ma che volevo? che voglio? La pace!

Come ho vergogna, in faccia a mio padre, di non avere una carriera seria!

La mia vita in sei anni fu eterna e brevissima, felicissima e infelicissima: speranze, scoraggiamenti, voli, cadute a precipizio: certezze, febbri, languori, tormenti... chi può dire? oblio, anche oblio! deliri, pazzie nei sogni, nei desideri: e santa castità, e santìssimi, rossori! O Dio! ma _un solo il voto_: quando, febbrile, crudele, briaco, promettevo a me stesso di gettarmi fra le braccia di una femmina qualunque, e di raccontarle i miei dolori, per farmi almeno deridere da lei, per istigarmi, per istigarla, quando... No! no! «Avrai dei figli da guardare negli occhi» mi diceva una voce segreta... e sentivo che ancora al mondo c'è mia madre, e forse lei, la mia vergine!

Rileggo la lettera di Lidia! «_Aimons! c'est le bonheur suprème que l'amour et j'ai aimé plusieurs fois dans ma vie avec une telle exaltation, un tel transport que j'aurais peut-étre été capable de tout sacrifier pour des personnes qui maintenant m'ont déjà oubliées!--J'ai senti en moi un besoin profond d'amour et de sacrifice! oh combien j'ai souffert quelquefois de n'avoir reçu une nature ardente!_»

* * *

Torno adesso dalla Pretura. Mio Dio! Come mi spaventa il mondo reale, il mondo della prosa, dei bisogni, degli affari.--E mi chiudo nel mio studiolo: apro il mobiletto.... Oh mondo delle mie illusioni, della mia poesia, del mio cuore! Come mi sento felice!

Leggo la mia lettera a Lidia! Non è un affare, no, ma per me decide della vita nel futuro! Come sono contento d'avere espresso le mie idee, i miei cari tormenti.--Rileggerà Ella la mia lettera? E penserà?--_Et croyez-moi bien je n'oublierai jamais ce que vous avez été et ce que vous vouliez être pour moi!_

_21 gennajo._--Cinque anni fa, come oggi, mi posi a letto. Se fossi morto?... Io sarei in pace, ma Ella non avrebbe avuto _Lagrime e Sorrisi_, e la mia lettera.... Mi conosce? Penserà a me? Al male che mi ha fatto?

_25 gennajo._--Conosco pochissimi romanzi: e li ho letti assai tardi: a venticinque e ventisei anni non hanno lasciato traccia su me, li leggevo, come li avrebbe letti un presidente di Tribunale. Leggendo Young, Foscolo, Leopardi, Goëthe, Byron, Heine, Rousseau... dicevo a me stesso «che teste bizzarre!» e pensavo: è più utile un ingegnere che un poeta pazzo. Oh lo dico francamente: le letture non hanno esercitato nessuna influenza su me.--Leggevo per esercizio di lingua francese, inglese e tedesca.--Se un autore ha avuto influenza su me è Aleardi, e, vedete, Aleardi non può far male!

Deciditi, sciocco! Chiudi in una busta tutte queste memorie: suggella, come si chiude una pietra di tomba; e non pensare più al passato: gettati nella vita! già troppi anni sono passati e fra pochi altri incomincerai ad esser già vecchio! Nella vita!--Oh se potessi viaggiare! E perchè? Chi mi strapperebbe il cuore e il cervello? L'orgia? la femmina?... Ah! alcune volte lo dico a Dio: se rinascessi, fammi nascere donnaccia volgare e venduta, e fammi conoscere tutte le crudeltà della libidine!--Potessi gettarmi nella vita!

Si ha tanta affezione ai propri dolori, alle proprie illusioni, alle speranze, quando una vergine nel giorno del sacrificio immenso ci dice: Conosco che il nostro affetto è puro, è nobile--ho per voi una confidenza di sorella--non dimenticherò mai quello che voi siete stato e quello che volevate essere per me.--E sono dolori, illusioni, speranze che hanno consacrato sei anni _e sei anni della giovinezza_, sei anni dai ventidue ai ventotto anni.--Ah se sul cuore si potesse porre una pietra come su una tomba! Ma anche pei morti si spera la resurrezione!

_25 gennajo._--Oh mie memorie di Limbiate, come mi tornate davanti alla mente, carissime e meste! E voi tranquille pinete, tranquillissime mura, squallide croci, mi ricordate il mondo della mia ardentissima vita. Come vi amo! Come vorrei rivedervi una giornata triste! Oh memorie dolci e piene di speranze, della mia malattia e della mia convalescenza! Il piccolo portafogli l'avevo sotto il mio guanciale: quando i miei parenti erano a pranzo, mi tiravo su a sedere sul letto, prendevo il portafogli, lo aprivo, leggevo il tuo nome e lo baciavo. E i miei libri francesi? _Raphael et les confidences_? E il primo lampeggiarmi alla mente l'idea che della vita del Tintoretto si potesse fare un dramma, e con quel dramma potessi conquistare un nome, e col nome, un avvenire? E il piacere di trovarmi ingentilito dalla malattia? E la soddisfazione di dire: «Mia madre sa che ho sofferto?» E le trepidazioni, le incertezze?

_26 gennajo._ È una domenica calduccia, sciroccale, umida. Apro la finestra.--Ho trovato uno schizzo dal vero fatto a Limbiate probabilmente nel 1863 o 1864: lo amo!

_31 gennajo._--Il tempo si è fatto triste. È inverno.

Quali incertezze!

Se fosse qui vicino ardirei parlarle? No: sono troppo villano di corpo.

Compero armi antiche: getto denaro e vorrei gettarne di più. Ed Ella lavora per guadagnare.

_2 febbrajo._--Jeri sera ho offeso, villanamente offeso, un mio amico. Lidia, perdonami! Ma così contraffatto, e incerto come sono io, il mio carattere può essere riflessivo e paziente? E i miei nervi?

_Sera_.--Sono tranquillo, anzi sono lieto. Sono tre anni di vita riassunti in quei drammi e in quelle epigrafi (1874-75-77). E che? Non temo? Dio mi vede nell'anima.

_7 febbrajo._--«_Je remercie l'ami de se souvenir de moi et l'auteur de me juger digne de l'apprécier: à tous deux je serre affectueusement la main._(7)»

O Tintoretto, quanto mi costi! O Byron, o Goëthe, per leggervi ho speso un anno di fatiche e di illusioni e di delusioni!--L'amico si ricorderà sempre di voi.

Questo amico che ha votato alla solitudine e allo studio gli anni più belli e più ardenti della sua giovinezza, colla sola gentile confidenza in Dio che un'anima di sorella ci poteva essere, la quale conoscesse le religioni del suo affetto e le febbri del suo povero ingegno, questo amico, qualunque sieno le circostanze della sua vita e della Vostra, vi ricorderà sempre. E vi prego di una cosa sola:--in quei giorni almeno in cui tutti per abitudine mandano un loro biglietto di visita ai conoscenti, per un mesto pensiero Voi non vogliate essergli avara del Vostro, perchè almeno egli sappia che Voi siete ancora a questo mondo e dove siete. Se poi verrà il giorno in cui al vostro biglietto vedesse aggiunto un altro, l'amico dirà:--Che essi siano felici!--e state sicuri, la sua preghiera a Dio sarà senza rossore, senza rimorso, senza un pensiero mondano, perchè incomincierà coi vostri nomi e finirà coll'augurio che si fa sulla culla degli innocenti (8 febbrajo 1879).

_11 febbrajo._--Povero illuso! Aspetto ancora una lettera!

_Comme une étoile dans la nuit!_

_14 febbrajo._--Una lettera di Lidia! Che spavento! Ella è infelice e si confida in me. Vuole consolazioni da me?

Che le dirò? Che posso fare?

È giunto il momento che in sei anni ho sospirato.

Essa è libera, è infelice,--è povera,--e si volge a me. Ed io?

Ella mi ama! sarà mia?

_Etant pauvre il faut que je travaille_(8).

Lidia, l'anno scorso, in febbrajo, io ti credevo sposa a un altro. Quest'anno in febbraio, Tu ricorri a me per avere conforti! O Lidia, come io saprei farti dimenticare quello che hai sofferto! Io che ho sofferto sei anni! e soffrivo quando tu non sapevi di me!

Forse Dio ha già stabilito tutto. L'ho sempre sentita questa profonda confidenza, anche quando ti credevo sposa a un altro.--Lidia, sei mia, sarai mia. Mi voto a te.

Se Ella venisse a Milano?

O mia Lidia, sono felice! Potessi vederti qui, nella mia casa!--Ti scriverò, come si scrive a una sorella.--È destino, no, è volere d'Iddio che noi abbiamo a trovarci, fosse pure fra dieci, fra venti anni! Ma ella è povera.... e vivrà? O Dio, sento una profonda fede in Te, l'ho sempre sentita anche nella disperazione, ho fede! e Tu mi dai la speranza!

Povera ragazza! Sono io un infame, che la illusi? No: Dio mi vede. È Dio che ha disposto che io debba essere a Lei un fratello, un consolatore. Oh come mi sono meritato questo affetto di sorella!

«_Etant pauvre il faut que je travaille._» Ecco perchè Ti sposerei: per lavorare insieme, per darti gli agi di una discreta posizione: ecco perchè Ti vorrei mia...

_16, domenica._---Ho letto un po' dell'_Ugo_. La mia _vita_ la sfogavo in quei tormenti drammatici! Chi può capire la potenza di certe mie pagine?

_17 febbrajo._--Come sono felice! Io amo e sono amato! O Lidia, l'anno scorso, di questi giorni, chi me lo avrebbe detto? Ma _sentivo_ che l'anime nostre dovevano incontrarsi!

Jeri ho adorato la Madonna della nostra Pinacoteca fingendo ch'Ella fosse con me, con me felice, sorella, vergine!--Come sono felice! Sento di vivere! Sì, e parlo in casa, e fuori di casa, pel primo, mi intrattengo coi conoscenti, parlo, rido, non abbasso gli occhi.... Vivo! o Lidia, da quella prima sera che ti vidi a Limbiate ad oggi come ti ho sempre amato! ma quale scoraggiamento nel pensare «Mi amerà lei? o almeno si ricorderà di me?» Forse Ti ero indifferente!--Ma in questi giorni mi ami! mi ami!

O mamma, come sono felice!

Come Ti amo! Ma ricomincia il tormento:--Come farmi una strada?--come lavorare a prepararmi un avvenire?

Io sono poeta!

_18 martedì._--Jeri sera come fui melanconico e scoraggiato! Come farmi una strada?

_19 febbrajo._--_Etant pauvre il faut que je travaille._--Come mi addolorano queste parole! In casa si discorre di comperare carrozze. In sei anni io credo che ventiquattro mila lire si sono spese per questo inutile lusso. E tu lavori!

Jeri sono stato a passeggiare verso Limbiate, per sentirmi felice, per dire--là, là, un giorno ci troveremo e Ti condurrò in quei luoghi ove io ho pensato a Te e ho pianto!--Si vedevano i bei monti! Entrai nel cimitero di Porta Comasina per dedicare un mesto pensiero alle mie sorelle.

Come sentii la vita! Come pensai a Te! Come Ti volli mia, al mio braccio sorridente fra le croci, melanconica per quanto hai sofferto, fidente pel bene che Ti farò io!--Dio ci ha destinati!

Jeri avevo pensato tanto! E a sera un papà mi fa mille complimenti, per introdurmi nel palco di sua figlia. Combinazione! in quel palco, tante sere fa, sedeva una ragazza che somigliava a Lidia, ed io, pensando a Lidia, ho guardato con molta insistenza. La figlia del signor F. si credette d'essere l'oggetto di tanta mia attenzione, e cominciò da quella sera a guardarmi.--Oh come sarebbe felice mia madre!

* * *

