Part 12
Che aria arroventata! Che colori taglienti! Che scabbia m'ho indosso!... Dove sono i miei acquerelli? Vorrei stemperarli nel _rhum_!... Intanto vi racconterò un'istoria, intanto che l'_omnibus_ trotta, trotta, trotta. La racconterò a te, bronzina marinara. E ti guardo!... Devi sapere che da noi, nelle città fredde, dove si vestono i velluti e le pellicce, si usa leggere dei libri di poesia stampata, e si fanno dei versi per una fanciulla. Oh! le fanciulle sono smorte, clorotiche, pensose, quando escono di collegio. Noi giovinotti per loro... per loro! diventiamo smorti, poeti e sospiriamo! C'è un amore, un perpetuo crepuscolo, che dicono.... che dicono.... ah platonico!... Tu non sai, marinara brunetta?... Ti dirò che una fanciulla bionda, la mia fanciulla che mi cantava le poesie d'Iddio e dell'amore, m'ha fatto piangere, e m'ha ammalato a letto. Mi offriva vaniglie, viole del pensiero, versi francesi, e sorrisi da santa Cecilia l'organista.... O marinara brunotta, sai che ti guardo e ti guardo!... I miei colori sono sbiaditi per il tuo ritratto. Dammi i tuoi: il nero de' tuoi capegli, la bragia delle tue carni, il verde-abisso delle tue pupille... Tu vuoi scendere dall'_omnibus_? Vengo con te! Andiamo sotto una palma. È troppo vicina a casa! Andiamo alla spiaggia. Insegna la strada a un povero forestiero. Andiamo alla spiaggia, o che ti strappo il guarnellino!
Mi pare d'essere alla spiaggia... Sì o no?.... Il mare!... Venite, o poeti, giullari dell'ignoto: venite, o filosofi, perpetue gocce, che _non cavant lapidem misterii_: sibille, ossessi, dogmatici, pittori, idealisti, realisti, ed ubbriachi... No! nessuno di voi venga: di nessuno ho bisogno per abbuiarmi la mente: è già tutta una cappa di caligine: le vostre lingue di fuoco, passandovi, v'hanno lasciato un negro bacio. Facciamo un falò di tutte le bugìe delle scienze e dell'arti: sarà il faro a chi viaggia sull'immenso mare. Quanta vanità!
Il mare!... È bello: ma a lui tendo le braccia invano. È infinito: là, là, sempre là, là, non c'è l'amore, ma la schiuma e l'amarezza: in fondo? giù? Mostri, schifosi polipi, ossame e putridume... O marinara brunazza, lasciami giù vedere la medaglietta che hai in seno. Ami tu le stelle? Nessun poeta ha potuto infilzarle per farne una collana. Ami tu l'alba? ami le tinte azzurrine-perla? Non reggono alla lascivia.
Ma guarda che mi vien da piangere!... Stamane l'ho veduta una certa marina, ma ero solo. Adesso sono con te. Su, su, allegria! E tu cantami, chè voglio essere assordato, tappami gli occhi, rubami quel libro di poesie e di sorrisi... Mare turchino buio, azzuolo, più che azzuolo: tinte ubbriache.... Tace anche l'onda... Tu canti:
_Lauda, Saona, lauda Dominum. Viri Vadi fundaverunt eam In tempore dispersionis eorum._
Ma come stridi, marinara, che ti sei fatta mesta? Questo è latino di chiesa? Canti così? Sei consorella? Non voglio più sorelle! Cambia tono, e vinci la tinta del mare colla voce.... Musica e pittura!... Voglio la canzone che canti con tutti i pescatori della spiaggia! Non sono, ve', geloso per una femmina!?
* * *
--Dove vai?--grido io spaventato:--Mi lasci proprio adesso?--Mi dia il mio guarnellino--gridi tu.--Dove vai?--È mezzogiorno: vado alla fornace.--Alla moschea, là?--Sì.--Chi c'è?--Il mio babbo.--Le Uri non hanno babbi....--E poi pensandoci: e sono tutte bianche, e vogliono guanciali con piume di cigno e non ghiaia, sigarette muschiate non pipe, e pascià.... non scolari di Scolopi....
Se alla sera fossi ancora alla spiaggia colla fanciulla nerissima, pregherei il mare che ci sguazzasse un po'. Che sbuffi da cratere! Che luna color di rame! Che bruciaticcio di fornace!
Oh poveretto me! non ho abbozzato una macchia: il mare avvalla, la spiaggia si slontana.... Dove sono? A chi racconto la mia istoria platonica? A chi comando un altro bicchierino di _rhum_?
Ahi!... ahi!... ahi!... Che altalena è questa?
* * *
Poscritto. X luglio. Vado.--Scrivo colla mano sinistra, perchè la destra l'ho trovata avvolta in una benda di telaccia gropposa. L'oste mi dice....
Non capisco quanto tempo è passato: capisco però che è sera. L'oste mi dice che non ho pagato il mio posto nell'_omnibus_: sono disceso, cioè, sono cascato, perchè sento anche le due ginocchia ammaccate e non trovo più l'albo. E mi vedo in conto, qui all'osteria, _rhum, rhum, rhum_.... Che diamine! Sotto questo sole di mezzogiorno il bevere così è cosa pazza da far commettere colpe, altro che acquerelli!
Ho perduto l'alba. Buon per voi: c'erano dei grandi foglietti platonici.
SERA.
Vi è un'ora in cui la spuma del mare si fa cinerea, pare densissima e senza luci.
È questa in cui io giaccio alla spiaggia su una lingua di sabbia.
S'io mi adagiassi supino, sentirei il capo profondarsi lenemente, e forse qualche onda, s'io allungassi le braccia in croce sul dolce declivo, verrebbe a intepidirmi le mani.
In questa soavissima postura, con voluttà i capogiri mi farebbero provare quella sensazione unica--come se l'anima fuori uscisse dal corpo oscillante e anch'essa si dondolasse sull'acque.... È uno scherzo? un'illusione? Non so. So che realmente c'è un riposo, un oblìo, una cupidità di pace, un finire stanco dopo tante battaglie. Se il vento sperdesse l'anima sui colmi dell'onde, se i minimi rimasugli vanissero all'infinito!... Non è la morte, non è la distruzione, non è il funerale! Senza cataletto, senza chiovi e segatura, senza la marmaglia dei parenti, le torce, le portinaie e i numeri del lotto! Mormora il mare d'intorno: e sopra l'altissimo cielo fonde gli azzurri...
Pace, pace: nulla sul mare, nulla in cielo: non una barca favolosa che raccolga l'anima pellegrina per portarla a nuovi lidi, non l'angiolo sognato che aleggi per me... E perchè mai? Qual fanciulla piangerebbe?... Nulla sul mare: nulla vi è in cielo. Vorrei morire....
L'alga, dolcemente sospinta dal fiotto del mare, venne, venne, venne, e fu portata alla spiaggia. L'alga s'illanguidì e disse:--Nella solitudine è la pace. M'era stato prescritto un viaggio dal destino; io non mi affrettai: non avevo vele, nè remi; io sono giunta.
Il mare finisce con una lista nera di lavagna: l'aere giallo-infaonato al basso si colora d'un riflesso di luci crocee, all'alto si stinge nella dispersione dei cieli.... Sulla spiaggia l'onda insurge: il mostro d'acqua è sudicio, oscuro: solo la cresta arruffata stacca sull'orizzonte e riceve l'ultimo lume del giorno: le lame si rincorrono sulla ghiaia, sovrapponendosi coi cumuli di spuma ribollente, formando quasi i mutabili scaglioni di un'amplissima scalea....
L'onda culla i miei pensieri: l'onda rotola un cranio.
NOTTE.
Pegli. _Hôtel Gargini._
--Ed ora, signora marchesa, le schizzerò il figurino per la festa da ballo dell'_Hôtel de la Mediterranée_. Festa di beneficenza, già s'intende. La duchessina avrà trentamila lire in diamanti: la baronessa in abito di taffetà brillante verde-luce...
--Nel campo della moda nulla di nuovo. È molto se le signore stesse pensano all'_avvenire:_ le opinioni di quelle che fanno legge in materia di toletta sono così _contradditorie!_
--È vero!
--Così _contradditorie_ in questo momento ch'è impossibile di riassumerle.
--Impossibile!
--Una grande battaglia si combatte fra le gonne lisce e le tuniche....
--Dunque? Senta, marchesa: una guarnitura in luppolo rosato, con fogliame verde, ch'è una meraviglia, la pingo sopra un abito di tulle bianco o bleu pallido...--e via discorrendo, disegno la gonna lunga davanti, non osando in faccia a lei accennare quella moda insidiosissima....
--Che ora è?--dice lei.
--Dodici ore.
--Di già? Scusi; sono stanca e mi ritiro.
--Marchesa....
--Felice notte.
--Marchesa! Marchesa! Chi non la vede? Lei è una bellezza fresca, rosea, inzuccherata.
Dal salone dell'albergo, cui corrisponde la sua camera, sento la sua gonna frusciare elettricamente, sento il suo uscio richiudersi, sento per un pezzo i suoi passolini. La cameriera infine reca fuori gli stivaletti, alti, traditori, tepidi, e li lascia proprio sulla soglia.
La fanciulla del mattino fu un sogno, quella del mezzogiorno un delirio. A sera ho desiderato di morire: a notte?
La cameriera dalla stanza reca fuori le profumate biancherie, un nuvolo di trine, pieno di lampi.
--Felice notte!--mi dice anche lei, con un certo sorriso.... E quand'io mi levo dal tavolo, vuole accendermi il lume.
VIRGO POTENS.
Monti di Sestri.
O chiesina, se in te prega a quest'ora la giovinetta montanara, fa ch'ella sorrida guardando il bambinello della tua Madonna! O chiesina, che sei detta di _Virgo Potens!_
Passato per lungo il borgo di Sestri, io mi incammino sulla viottola montana a tondi ciottoloni, tra i bigi murelli delle vigne sprazzate d'ombre tremolanti, fra le gioconde trasparenze del fogliame delle viti e i frastagli pallidi degli ulivi mestissimi: vedo i sentieruzzi fra le siepi verdeggianti che strisciano giù giù alla valle, o che cogli scheggioni lucenti s'inerpicano alle case nascoste ritrosamente fra i macchioni dei querciuoli. Giungo all'acquedotto colle stillazioni bisbiglianti: ed ecco il mulino. La scabra facciata ha gli arcucci soffogati, la portella infarinata, e giù in fondo a questa nella fresca semiluce il tranquillo girare delle ruote goccianti: ha la finestra bianca coi garofani della molinara, i mattoni a mezzetinte sudice, il fumaiolo coi due tettucci fuligginati. O Santa Madonna, che ti stai dipinta sotto la gronda, tu cadi a poco a poco! Le rondinelle a beccate godono di tue scalcinature: le rondinelle fanno le nidiate: o santa Madonna, benedici le nidiate e avrai vespri e mattutini di innamorati... Ti saluto e passo: passo sulla stradetta che si schiara al sole più gaio che batta di luglio sui ciottoli bianchicci: nè più vi sono murelli a destra, nè a sinistra: ma invece là il bosco che va su con dolce pendìo, qua la valle e il monte opposto: e vedo le casette arrampicate, coi tetti di lavagna, sfacciatelle ed avvistate, come alle feste i _pezzotti_ delle tue donne, o riviera genovese; vedo le muriccie sgrigiate, diritte, a rustica scalea, e sopra, i festoni delle viti; le brigatelle di palazzine e i romitorî dei vignaiuoli; i prati coll'ombre sparse dei mandorli e dei ciliegi, i colti allistati, gli orticelli copiosi, i giardini variopinti; vedo le chiese tra le nebbie azzurricce del mattino, come tra gli incensi, le cappellette, su, quali pecore sbandate, sul ciglio della frana squarciata nel monte, a segnare la via al santuario. O santuario sull'estremo cocuzzolo del Gazzo, che di giorno vegli la vallea collo sfavillar della tua crocetta, e che di notte vegli sonnecchiando col lumicino minutissimo, se in te prega a quest'ora la monachina bianca, fa ch'ella pianga, guardando il bambinello della tua Madonna!... Io ti saluto dal mio sentiero e passo: cammino, sorrido, e vengo a te, melanconica chiesina delle sante litanie. Hai la gradinata su cui la vergine molinara ascende col libricciuolo nelle mani, col marinaio in cuore: hai la piazzuola col parapetto a sedile, da dove i giovinotti guardano innanzi la vita, sperando: hai la salita coi mattoni a spinapesce e i filari dei cipressi, sulla quale i vecchi la guardano indietro, invidiando. Andate, andate alla chiesina: voi ci vedete la bara: costoro che vengono dopo ci vedono il battesimo.... O bella gradinata! o bella piazzuola! M'affaccio dal parapetto e contemplo.... Il mare! giù, oltre la valle, come una fascia scintillante tra i vani delle case Sestrine, tra gli scheletri dei bastimenti su pel lido, tra il fumo delle incessanti officine. Oh mare d'acqua benedetta! Insidiosa d'ozi e d'amori, bellissima riviera genovese!
Anch'io ascesi la gradinata, mi fermai sulla piazzuola, anch'io venni su per la salita alla chiesina del marinaio.... E vidi i voti: chi v'appese un nastro, chi una corona, chi un rozzo bastimentino, chi una fune, e un pezzo di vela....
Anch'io pregai: anch'io vi posi un fiore....
* * *
O _Virgo,_ hai le _virgines._ Sei chiesuola tutta bianca, a battenti spalancati, con note d'organo dolcissime. Siete monachine vestite di nero, avete nero cappuccione che vi cela il volto, sfilate silenziose dalla porta segnata di croce alla chiesuola.
O monachine, io entrai sotto l'androne freddo del vostro monistero, e vidi una finestretta e su quella era scritto _Parlatorio_. Oh con chi parlate?
Giù alla spiaggia cocente, alla palizzata che chiude il bastimento in costruzione, vidi una fanciulla bisbigliante ad una fessura. Era la marinarina: e fuggì e riprese ad empirsi il grembiale di scheggioni di legno. Su quella fessura non era scritto _Parlatorio_. Oh con chi parlava?
* * *
Stando io sulla piazzuola e guardando innanzi, vedevo in fondo alla portella paonazziccia per l'incenso un lumicino, e guardando indietro, indovinavo nella zona nebulosa, che a sera fonde e mare e cielo, un altro lumicino.
O monachelle, io penso che, dal chiostro passando alla chiesuola, nelle stellate notti primaverili, io penso che a tante di voi, tra le lagrime di consunzione, nella preghiera inavvertita e confusa nel canto delle compagne, collo strascico delle tarde litanie, il vostro lumicino dell'altare parve la piccolissima facella accesa dal pescatore a sera, quando voi, gioconde marinarine di un dì, candide e furtive nuotatrici dell'ora bruna, avevate la croce al collo e non sul cuore, croce d'argento e non croce di spini: la facella spiata nell'attesa soavissima e impaziente!
O pescatori, io penso che il vostro lumicino di prora vi fa pregare ed è come posto dinnanzi ad un altare, se la barca è drizzata al paesello, alla casuccia, forse alla finestra di lei, se il tuffo ninnante dei remi, al sussurro sospiroso del mare spianato, s'accompagna alla canzone che non suona, ma che blandisce il desiderio della fantasia.
Se voi, monache, se voi, pescatori, siete vecchi, non va disperso il mio pensiero. Non l'ho avuto per voi.
* * *
La campanella di _Virgo Potens_ non suona mai da morto! Non dice mai:--Don, don, don. Vedi: pel funerale lo scaccino moccioso apre l'armadio rosso di sacristia e contempla le torce, pensando che la provvidenza dei poverini, mandando una giornata ventosa, farà stillare giù le grasse goccione di provento. Vedi: suora Brigida e suora Agnese fanno ronzare i vetri grigi della chiesa, strascinando le due panche, il seggiolone e i quattro candellieri di ferro. Suora Lucrezia sbatte la bianca coltre polverosa sull'erba delle quiete tombe. Suora Maria nell'orticello ha già colto i fiori ch'erano per l'altare bianco, e suora Margherita sul leggìo dell'organo ha già aperto la musica del _de profundis._ Vedi: le novizze nel corritoio si bisbigliano. «Quella nostra povera compagna l'aveva nove Madonne benedette nel libro della messa, e a capo al letto il san Giuseppe _della buona morte._ Oh speriamo!» E l'abbadessa, sola, sul poltronone, s'incomincia a dire. «Eppure l'era una buona figliuola! Potevo darle la cella meno umida e lasciarla al _Parlatorio_ un po' più: potevo permetterle che cucisse la vesta d'oro per la nostra pia protettrice e dirle qualche buona parola!... _Requiem eternam...._»
La campanella non suona mai da morto! Non conta mai quelle istorie piagnolose e lugubri: ma sempre suona a festa: e, se una monaca è all'ultima avemaria del rosario di questa vita, suona a doppia festa.
Io vorrei essere lassù tutto l'anno, a quella chiesuola, e vorrei su quella gradinata, su quella piazzuola, su quella salita, andare innanzi passolino passolino, facendomi il poeta dei crepuscoli, e vorrei coll'anima illanguidita della sera, vorrei pregare la Madonna. La campanella non suona mai da morto! E vorrei....
No, no: campanella, addio! Tu non suoni mai pei battesimi.
Monache e fanciulle, sapete che la Madonna vuole il bambolino.
* * *
Al tramonto, nell'ora in cui la campanella, sotto il tettuccio di lavagna, suona verso la valle, suona melanconica e credente, come una novizza in cantoria, se un biondo raggio di sole, entrando per la portella aperta, giungesse a baciare il sorriso della tua statuina, o chiesa del marinaio, se un soffio d'aria fremente dalla marina traesse un lamento da una canna dell'organo soavissimo, se la canzone del pescatore venisse a morire tra i fiori dell'altare candido, o _Virgo,_ in queil'ora in cui anch'io mi sento buono e confidente, vorrei sedere su i tuoi gradini e sorridere alla bianca melanconia, e sorridere coll'ultimo sorriso....
Una monachina mi troverebbe pallido e dolcemente morto, come se in una visione amorosa io posassi inebbriato in un bagno di profumi, e mi preparerebbe la verginea bara della sua sacristia, la candela benedetta, la croce d'argento, il libro del _de profundis,_ la corona bianca col velo a stelle di talco.... Sarebbe bella o brutta la monachina?... La monachina forse penserebbe: Egli aveva vent'anni! E gli facciamo il funerale!
E tu, gioconda, fastosa, pomposissima bagnante, che hai scherzato con me? Forse tu nemmanco muoveresti un passo a porre un filo d'erba odorosa sul mio capo agghiacciato dopo tante febbri. Forse tu diresti: Non so quali sieno i fiori di cimitero.
Sono i più gentili, e non sono per te.
DESERTO.
Mare e cielo.
L'acqua del mare giace bigia e tranquilla, e sembra tratto tratto alzarsi con una oscillazione sola, vastissima, dispersa. Là dove la nostra fiacca pupilla dice:--è l'orizzonte--con un dolce movimento tremola una bianchezza lattea. Ma là non c'è la linea, il confine, la nostra imbecillità; là regna un deserto di luce, un'amplissima curva che si perde in un'altra curva, che finisce alla terra.... E il cielo dove incomincia ad essere azzurro? Dove finisce?... Perchè? perchè? perchè?... Quanto sperpero d'aria, d'acqua, e di pensiero! È l'infinito: tanto ne sa il teologo, come il chimico: quello freddamente lambiccante Dio dai volumi di san Tomaso; questo trionfante sulle sue formole che nulla hanno creato e nulla creeranno: tanto ne gode il poeta, il quale dall'Arte non trae che patemi; quanto il marinaio che dal mestiere guadagna il pane....
Mare e cielo! Vorrei correrli tutti! Essere un'onda spinta e risospinta, per vagare e vagare, per mutarmi in un fiocco di spuma al collo di un'ondina, e formare una collana di perle: essere un millimetro cubo di gas, per vagare e vagare, e correre ad accendermi vicino alle stelle d'Iddio.... Pavoneggiarmi un minuto, esser bello, adorare il Paganesimo, adorare il nostro Ieova, aver veduto il mare, il cielo.... ma finire! O Natura, per carità, lasciami finire!
Sull'acqua c'è un fruscìo: se si spazzolasse un drappo serico di mille miglia ci sarebbe l'istesso effetto sulla ghiaia che sorbe l'onda. Il cielo si vela biancamente, e, checchè ne dicano i signori professori, sembra, dove l'occhio nostro lo guarda, scavarsi in abissi profondi e vibrare con milioni d'atomi azzurri, di contorni indecisi, di ghirigori trasparenti. S'accende la luna: mezza luna, scema a destra, sbiadita, oleata.... Per compagna le pende vicino una stella, la punta di un dardo arroventato, che scocca raggi all'innanzi....
Chi sono io?... Chi sono!... Tutto tace.... Il mare ha coscienza di questa sua poesia? e il cielo?...
La massa salsa ed amara è la stupida materia: non insulto la luna, le stelle e lo spazio inafferrabile dove neppure i palloni sanno approdare, ma.... Deserto è il mare: deserto è il cielo: deserta l'anima mia. Il navigante ha la sua mappa in quel deserto: l'astronomo la sua tavola nera: la donna nell'anima il suo prospetto della dote, controdote, posto in teatro, e paradiso.
Deserto solo vi è dove vi è la noia della vita.
LONTANO LONTANO.
Pax.
Vicino alla spiaggia c'è il fondo basso, e l'acqua non ha colore: è come una vernice che asseconda i guanciali grigi e translucidi di sabbiolina, qua e là segnati dallo strisciare di qualche guscio vivente, qua e là avvivati da qualche scheggia di corallo: nessun'alga. Le fanciulle lavano i ginocchi e le coscie, e ve ne sono di dodici, di quattordici, di diciott'anni. Andiamo in là dove il fondo più s'inchina, sparso di ciottoloni: l'acqua è verdiccia: quando la batte il sole e l'illumina negli strati inferiori, a cerchio ballonzolano grottescamente le iridi sopra i ciottoloni.... Lontano, lontano andiamo, dove non ci sia più fondo, e il concavo dell'onda è turchino come solfato di rame, dove si vegga cielo ed acqua, la torma dei fiotti che non posa mai, la estensione aerea che non dà pace mai.... Andiamo innanzi ancora: lo stesso squallore portentoso dell'infinito.
Un giorno ho sognato la barchetta dell'amore, e, risognandola oggi, per ritrovarla ho detto:--Andiamo lontano lontano, anima mia.
Eccomi dove sognai! Ma la torma dei fiotti non posa mai, sotto la estensione aerea che non dà pace. Io voglio pace! chi mi concede pace? Quando l'avrò? Da chi?
Lontano lontano vedo galleggiare una strana barca di pioppo, una cassa da morto, vuota, senza coperchio.... È la barchetta?... Mi vi adagio, apro la bibbia che mi hai dato tu, fanciulla del mio dolore, perchè la mi serva di vela, e, lettore cullato, cappuccino nel gran coro sonante, e viaggiatore insolito, mi avvio lontano dove mi porta l'onda.... Più lontano ancora.... Non ispero incontrarti, o barchetta dell'amore che sognai un dì, no: sulla mia vela è scritto:--_A chi molto amò sarà molto perdonato:_--sulla tua, o spiensierata, o dorata, o tripudiante, le mercantesse e i mercanti hanno scritto somme e moltipliche col risultato:--_Tutto è illusione!_
Voi non vi scaldaste al sole dell'anima. Io non avrei il coperchio e fino all'ultimo minuto di mia vita riposerei lo sguardo su quel cielo che ho tanto e tanto amato!
_Requiem immensam dona mihi, Mare...._
FIABA.
A volte mi sento piccino, buono, umile, senza più una frasca d'osteriaccia alla fronte che di me faccia la parodia di un poeta, senza più i miei vocabolarioni da cui combino le parole per bruttare la carta, senza più quelle vane vesciche che mi appiccico per galleggiare. Mi sento piccino: mi basterebbe un gusciolo di conchiglia, color madreperla, coi bordi occhiuti, per nicchiarmi e fluttuare.... senza abbattermi nella cassa, e nella tartana dell'amore.... Va e va e va!... Addio!... Nessuno risponderebbe. Oh quale felicità! Il nulla, il deserto, l'infecondità.
Se mi cambiassi in una perla! Se venissi a posare sul seno di una dama, non al collo dell'ondina che non c'è....--Ecco un pensiero che ci tenta anche moribondi! Poserei pure.... T'amo! T'amo!... Nessuno risponderebbe. Sentirei i palpiti di quel cuore:--i fiotti del nulla, del deserto, dell'infecondità.
VERA PACE.
Sii buono,--m'aveva detto la mia povera mamma, quand'io credevo a lei, e solo a lei.
S'io fossi stato buono, avessi baciato i bimbi, amato i poverelli e i fiori, e nel mio studiolo conservato il profumo della mia santa, senz'altro amore, senza ambizione, senza tormento, vedendo la morte lontana lontana, avrei dischiuso la mia porta alla mamma.... che veniva a casa, offrendomi una fanciulla che sapeva pregare.... E avrei vissuto. Ecco la vera pace.
Nella cassa da morto avrei sepolto tutti i libri: e la perla l'avrei gemmata in un anello che stringesse forte.... Ma non sì forte come le mie labbra quando baciano.
LA DONNA?
Pegli. _Hôtel Garcini._
Che cosa è la donna?... La donna ideale pel giovinetto è un _flacon_ d'odore: purissimo cristallo, essenza inebbriante. Chi lo guarda, lo porge in alto e lo adora sul fondo di cielo sereno. Contenuto e contenente riflettono l'azzurro immacolato. Il giovinetto la dice la _donna-angelo,_ e fa delle poesie. La donna reale pel giovanotto, in società, è lo stesso _flacon:_ parliamone bene. Ma il cristallo affaccettato è a suo posto, non alto, non basso, su un vero tavolo da sala, fra una bomboniera, un viglietto di visita, un romanzo e due guanti di Svezia. Ogni faccetta ti riflette un migliaio di cose: civetteria, amicizia, amor proprio, sacrificio, pregiudizi, eleganti convenienze, dispetti, vendettucce... Il contenuto, sempre essenza inebbriante e limpidissima, non si mostra mai qual'è. Il giovanotto la dice la _donna-interessante,_ e fa delle pazzìe...
I MORTI?