Storia di un'anima

Part 11

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Stando io sulla spiaggia al nascere del giorno, ascoltavo un mattutino festevole e mosso a rintocchi. Da quale chiesetta mi giungeva? Non so. Ma dal suono delle campane la s'indovinava; un luogo tutto di pace, a fiori, a lampadette, a luci miti, con note d'organo amorose, col bianco battisterio, coi fraticelli lentissimi e salmodianti in processione. E forse l'aveva la piazzuola dinnanzi, e la piazzuola colle siepi di rosai guardava il mare: e le belle fanciulle, sfilando alla sacra portella, si rivolgevano, pregando e sospirando, all'azzurro scintillante. E forse anche la brutta che aveva vent'anni e il _pezzotto_ comperato coi propri soldi, la bruttina sorrideva a un'illusione.... Oh le campane squillavano annunziando:--Nasce il sole ed è l'amore del creato!

Al mattino, essendo appena imbiancato il tenebrore dallo schiarirsi dell'oriente, il mare era placidissimo. Nessuna vela, nessun uccello, alla spiaggia nessun uomo. La vastissima acqua dava tante e tante crespature curve sorradenti, che si succedevano soavi e venivano a morire sulla spiaggia; sembravano ciglia e ciglia aperte alla prima luce da un dormente stanco d'amore. Le crespature morivano in un gorgoglio, e questo pareva lamentasse:--Lasciatemi la pace della notte!--Le ondine facevano una spuma lenta e senza luci: le dicevi l'ultimo sorso sulle labbra di un voluttuosissimo ebbro.

Se io fossi pescatore, mi sceglierei quella casetta tutta bianca che guarda il mare, vorrei quella barca impeciata che al sole luccica, come se fosse d'argento, andrei alla spiaggia, cantando la canzone gaia e spensierata.

MARINAI.

Spiaggia di Sestri.

I marinai sono macchiette, a vero dire macchione, color carnesalata, con un grande cappellaccio di paglia, slavato e cotto, e coll'uniche mutande turchine. _Baciccia, Faccin, Balillu, Néto_.... Sicuramente le contesse e le marchese ne ricordano tanti, come un dì le matrone ricordavano, invidiando, i gladiatori.

I marinai sono buoni diavolacci che, tutto il giorno, attendono ai bagnanti. Si pigliano su in collo i bimbi, a due a due, porgono la manaccia alle signorine, danno una palmata umida sulle spalle dei giovanotti, adagiano le mamme sulla sabbia. guizzano coi babbi fino a un miglio dalla spiaggia per mostrare il faro di Genova che sorge dall'ondoso piano. E cantano ai bimbi strillanti e promettono una barca d'argento piena di pesci d'oro. Sorridono alle signorine e dicono:--Brava!--se l'amara spruzzaglia del fiotto non trovò la spaurata bocchina aperta. Esclamano coi giovanotti, al confronto della loro mano bruna colla pelle cittadina:--_Mié: u mainâ a l'hà a pelle neigra cumme u carbun_...--Incoraggiano benevolmente le mamme:--_Scignue, nu agé puia: tegnive a mi_.--Con buona dimestichezza dicendo ed additando:--_Là gh'è a Lanterna: nui atri semo cumme i vapui de Marseggia che arrivan: femo fume_,--per far fumo concludono in mezzo all'onde:--_Sciü, me o de un sigaro_?--.... Un sigaro? Oh nuova, direte: tu i sigari li cavi dalle tasche delle mutande da bagno, belli e accesi? Come c'è la bottega pei delfini? I veri nuotatori o fumatori li cavano dal cocuzzolo del cappellaccio, e dal cocuzzolo pure il marinaio toglie lo scattolino degli zolfanelli.

Rare volte _Néto_ era nel gruppo dei marinai, vestiti dei camiciotti turchini, a sera seduti sulla spiaggia, tra un cerchio di bimbi cittadini e qualche fanciulla pubescente, i marinai che raccontavano le istorie delle conchiglie fine e dei coralli della Madonna. Intanto l'onda faceva l'eterno rumore: e le donne pensavano all'eterno amore. La costa era sparsa di lumicini giallosi, la ghiaia chiara, la sabbia persa e su questa i ciottoli lucenti come pezzetti di specchio. Se c'era la luna! Luna nuova, luna crescente, plenilunio, luna scema: tenera, falcata, o tonda, sfumava giù il suo lustrore ed ondoleggiava nell'acqua cheta o scappava su mille creste guizzanti. Se c'erano le stelle! A sciami, a sciami gloriavano gli ozi del paradiso.... Tutto azzurreggiava.... O marchese, o contesse, o borghesine, seni tutti femminei dolcissimi, che vi gonfiavate, deprimendovi all'unissono coll'onda!... Tutto taceva sospirando.... _Néto_ passeggiava sul lido, e guardava il mare. Qualche volta gli veniva dietro il cagnuolo bruno, tristo come lui: qualche volta un suo fanciullo scempio, un poverino che cercava tutto il dì i ghiaiotti che gli piacessero e non li trovava mai.

_Néto_ taceva.

Il fanciullo scempio sedeva sbadatamente sulla spiaggia e gettava la sabbia all'onda. Una volta udii che borbottava a sè stesso:--_Guarda a mè barchetta, a và cumme u vento_,--e accennava un alcione: una volta vidi che accarezzava il cagnuolo bruno, e questo lo leccava sulle mani e sul viso. Povero fanciullo! Forse quella era l'unica illusione, e quegli gli unici baci!... Lì intorno sorridevano tante mamme e tanti babbi felici.

Volete sapere l'istoria disgraziatissima di _Néto_?

MARINARE.

Incomincio da te, _Barchetta_....

Forse la barchetta dell'amore, che va e va, colla prora inghirlandata di fiori, a cielo stellato, a gran notte?

No: avvezziamoci alla prosa della vita e scottiamo le carni al sole del mezzogiorno. _Barchetta_ è una barcona: la barcona è una donnaccia: la donnaccia è la maggiore azionista delle baracche a mare, quella che alla spiaggia reca alle bagnanti le lenzuola, sbatte ai bagnanti le mutande. La _Barchetta_ ha un volto tra l'allegro e il traditore, con due occhietti usi a spiare il fondo ai fiaschi, un collo a crespe cicciose, su un seno affagottato da farla dire mamma di tutti quanti i marinai, una schiena aggraziata come un barile. La barcona è una furbaccia, amicissima, prima di tutto, di quello che ha in tasca, poi de' suoi crediti, poi di quello che vorrebbe avere, poi del suo marebagno. La donnaccia sacramenta coi marinai quando è mal tempo, e quando è buono storce gli occhietti fra quei quattro peli di qua, di là, a sommare gli avventori: ha il saluto per chi viene alla spiaggia a fare il bagno, non per chi, già fattolo, se ne va: si dà colle mamme a persuadere i bimbi ritrosi che là sotto l'onda ci sono i pesci d'oro, e i pesci d'oro alla sera portano ai buoni un bastimento con tanti marinai, tanti cuochi, tanti cannoni; fugge le nonne austere che non vogliono bagnare la loro autorità: porge il cappellaccio e le scarpe alla marchesa: fa la sorda alle chiamate un po' volgari: promette sempre mare tranquillo fino a settembre: consiglia il bagno breve, ma la cura lunga: solleva dieci tele e si caccia, nè insidiosa, nè insidiata, nelle baracche, vede e non vede....

Ah donnaccia, se sei _barchetta_, hai satanasso in prora: troppi e troppe, peccatori tutti, colla fantasia venendo dietro a te, si sentono il sangue dare un tuffo e i nervi un pizzicore. _Barchetta_ diavolessa! Ma che cielo stellato, che gran notte, che azzurro! Prosa, e sole di mezzogiorno: sollione.

E voi altre, brutte marinare? Nemmeno ricordo come abbiate nome. Tu che, sorridendo, mi auguravi il buon giorno? Tu che rubavi il bastimentino a' tuoi bruni bimbi per darlo agli inviziatelli cittadini, che strillavano a solo vedere un marinaio a schiena nuda? Tu che coprivi pietosamente col lenzuolo il pieduccio torto a quella signorina distesa su per la sabbia e vergognosa perchè la sua mamma la vi teneva a forza?

O buonacce, ricordo che non eravate belle.

Ma, tu, Filomena, vienmi innanzi. Ti porrei un _pezzotto_ bianco sulle treccie disciolte, ti darei un'anfora di terra e tu la recheresti sul capo, come una siciliana, contemplerei bene il tuo profilo austero ed italiano, e ti direi:--Va, bella, va cercandoti un cielo più ardente.

Ma no! Ritorna ancora e dammi da bere. Ho sete.

IDILLIO.

Spiaggia di Pegli.

Tu come avevi nome? Felice. È tu? Felicissima. O amanti pallidi, che alla mattina venivate al mare sotto un solo ombrellino, facendovi vento con un solo ventaglio, sorridendo con un solo sorriso consapevole, ah! era proprio l'onda che colle sue luci guizzanti vi aveva abbattuti gli occhi e la ghiaia che vi dava l'andatura stanca, proprio il vento che vi aveva scomposti i capegli e la brezza della marina che vi scoloriva i labbrucci? Ah?

O felicissimi, alla sera vi stavate alla spiaggia, seduti in disparte, su una sola panca, anche su un solo scannello, contemplando il mare, contemplando il cielo.

REQUIEM.

Pegli.

Sulla strada da Sestri a Pegli c'è un piazzaletto con quattro robine a ombrello, e in fondo un muro grigio, squallido e graffiato, con un'antaccia chiusa. Sporgono al di sopra del muro, di lontano, le alberature nude, le vele appuntate, e le banderuole a fiamma delle barche peschereccie; di lontano s'ode la voce del mare. Vi è il cimitero; lì non si strascica vecchia che dica rosario.

Il pescatore che è morto aveva in prora alla sua barca la poppatola della Madonna, in collo la medaglietta di Savona, dava i pesci di livello al curato, andava alla chiesa, si segnava colla santissima acqua del mare. Il pescatore è sepolto tra le quattro mura nella ghiaia: e d'un remo non si fa croce. La Madonna beve ancora l'acqua salsa che le fiotta incontro nelle placide mattine di pesca: la medaglia è giù col morto, finchè fra i ciottoli e il carcame non la rubi il becchino: il curato ha cambiato il nome dell'offerente, ma ha l'istessa qualità di pesci. La chiesa ebbe funerali e battesimi: il mare tante volte con una striscia placidissima, lucente, appena sfiorò la sabbia, baciando i piedini alle fanciulle che cercavano nicchi e coralli, e i pescatori dissero:--Domani lasceremo giù tutte le reti.--Tante volte cogli avanzi del naufragio voltolò l'onda, fino a vomitare bava nel cimitero, e i pescatori dissero:--Vento galeotto.

E staccarono le reti tese ad asciugare dal murello squallido, graffiato: e tirarono su le barche urtandone le poppe, le catene, senza svegliare i poveri morti.

IDILLIO.

O felicissimi, che alla sera contemplavate il mare, contemplavate il cielo, ho a dirla?... Quando la filatera dei bimbi chiassosi vi saltellava vicino, voi vi pigliavate il meno restio, il più bello, l'elegantissimo, tutto vestito di bianco ricamato, colla fascia di seta azzurra, il cappellino alla marinara, e col fargli scattare sul nasino la cassa dell'orologio o col chiudergli di botto il ventaglio profumato sotto il mento, subito l'innamoravate delle vostre ginocchia, sì da poterlo baciucchiare e lisciare coll'invidia più carina. Ho a dirla?

(_Egli_, Gigio Augeri, su quell'orologio aveva misurato un paio di mesi desiosissimi, senza pace, senza voler più un amico, con una dolcezza e un tormento solo, dopo che _Lei_, Giulia, su quel ventaglio istesso, all'ultima festa da ballo aveva fatto scrivere per promessa una _devise_ col certissimo _toujours_. E Gigio un giorno aveva succiato un bacio sulla manina paffutella di Giulia, e Giulia aveva sentito dal geloso gorgeretto per la spina della vita correrle un brivido d'amore. St, st, st. L'ho detto sotto voce e nessuno ha capito una parola, neanche quelli che hanno mangiato i vostri confetti, birichini). La storia è breve: aravate anime gentili: vi amaste: e, grazie a babbo di lui, a mamma di lei, eccovi i più dolci sposini nell'aspettare la felicità della felicità.

Dunque il bimbo d'altri era sulle vostre ginocchia, un idoletto su un altare.

E voi, a due voci:--Bello, bellissimo, a chi vuoi bene? A me o a lei? A tutt'e due istessamente. Bellissimo, chi sa come la mamma gioca con te! E il babbo? Ti vogliamo tanto bene anche noi. Danne dieci baci per uno....E come hai nome?

--Guido.

E qui, alla risposta di quel biondino, ecco il bisbiglio tra voi due:

--Sai, sposuccio mio, Guido è un nome gentile di maschietto.... di maschietto!

--Perchè sorridi, Giulia?

--Sempre daccapo a scherzarmi! Perchè?... Ma vedrai, giusto!... Mi ci metto, Gigio, di puntiglio!

--Magari....

--Scommettiamo, Gigio? Scommettiamo un cavalluccio con quattro ruote rosse, il primo balocco?

Il bimbo udendo a parlare di balocco, esclama, allargando le manine:--Per me?

E Giulia:--Sì, caro, anche per te.... Ma, ora che ci penso, sai, quelle vernici lustre su tanti cavallucci sono avvelenate. No, no: ci vuol giudizio, noi _mamme_!

Gigio, con un fare impaziente, come se dicesse: «Giulia, sei cattiva, lentissima e scompiacente,» Gigio, un po' malizioso, spicca le parole:--C'è tempo.

--E pazienza! Ma scommettiamo?... Stassera non m'hai ancora domandato che cosa pensi io.... Io penso che.... _dev'essere_ un maschietto--e la sposuccia, col mignolo nella bocchina, sorride da inviziatella, simulando un gran mistero: poi da bambina:--_Mi porteranno_ un maschietto, se avranno un po' di giudizio.... perchè lo desideri tu, Gigio, perchè lo desidero io.

--Capisci....

--Capisco benissimo.

--Tutti desiderano così: e poi le cose bisogna pensarle, perchè.... Adesso siamo qui in faccia al mare, ma poi torneremo in città, e.... E passeranno gli anni, gli anni, gli anni. Ho già lo studio avviato, i clienti, il nome, sicuro.

--Gigio e Guido Augeri.

--Adagio, adagio.

--Perchè?

--Ma che cosa si è detto tante volte a tante?

--Che cosa si è detto, Gigio?

--Che _le usanze vanno rispettate_, che al primogenito io voglio....

--Vuoi....

--Al mio primogenito babbo vuole si dia il suo nome.

--Perchè lo dici ancora?... Ma.... Guido è un bel nome, e se è bello, se piace a me, se deve piacere a te....

--Ma non è quello di babbo,

--Ma....

--Non te l'ho detto anche ieri a notte?

--Cattivo, perchè mi guardi così?--e Giulia fa sporgere dalla gonna un piedino, poi appoggiando sul tacco altissimo a un ciottolone, lo move febbrilmente, come una linguetta di serpentello tentatore.

--Eccoti imbroncita--disse Gigio torcendo il collo ad un bottone.

Qui un minuto di silenzio.

Ricomincia lei con voce piagnucolosa e compiacente:--Guido è tanto bello! A dire «Guido, fammi un bacio. Guido, va a scuola. Guido, scappa i pericoli....»

--Guido! Guido! Guido! uff!

--Sì, sì.

--Mah!

--O Guido o niente!

--Guido, scappa i pericoli! Sicuro: e il maggiore.... quello di prender moglie!

--Sicuro: certe testoline!... Ma come corri? Già _un figlio che prende moglie_? Ma sai che...? Non rispondi? Che cos'hai?... Eccoti imbroncito: a te: alle solite.... bisticciandomi, perchè?... E la cosa dovrebb'essere tutto affar mio. Lei come c'entra?... (Non risponde?...) Oh non risponderò più io, quando mi chiamerà: ed è lui che mi chiama! Ma voglio dire, sì, si: se suo papà non vuole il nome di Guido, la mia mamma è più buona, e desidererebbe che il suo nome di Bice.... _Le usanze vanno rispettate_.... E chissà che, pensando a lei, sempre a lei, con tutta intenzione, io possa accontentarla.... e pregando la Madonna: già la Madonna ascolta noi donnicciole, eh?... (Tace sempre!...) una bambina mi piacerebbe di più, mi farebbe maggior compagnia, una massaìna, cucirebbe con me e vorrebbe tutto il suo amore alla mamma, perchè già degli uomini....

--Già.

--E se mai.... Vorrei conoscerlo a fondo quel giovinetto che le mettesse in subbuglio il cuoricino!

--Oh come? _Una figlia che prenda marito?_

--Già....

E dopo due minuti di silenzio dispettoso, tu, sposuccia, accomiatando il biondino, senza un bacio, gli dicevi:--Va, e mandami qui subito subito quella bellissima fanciullina, quella là che corre: la vedi?... Com'è cara!... Tu va, e mandami lei, di' che l'aspetto, la desidero, la voglio!

E il bimbo:--Sissignori....

E Gigio:--Sissignora.

Il bimbo, aspettando i confetti, vuol farsi un merito di più e aggiunge:--Si chiama....

--Come si chiama?--sospira Giulia.

--Bice.

--Oh che combinazione!--diceva lo sposo, mordendosi i baffi:--L'educazione, le mamme, i capricci, il mare, questi marmocchi, il matrimonio: cose serie! Credete di mettervi tranquilli e che tutto vada secondo i vostri desideri?

Mentre la sposa, come una cingallegra, chiacchierava tra sè:--Ecco che ci penso! Le vestirei un abitino americano scollato, in _bazin_ bianco, a davanti principessa, rigato a pieghettine.... sì o no?... poi una larga cintura in _surah_ ciliegia, annodata di dietro a lembi sciolti.... Oh il cappellino? Capellino a tese rivoltate.... Sei qui, cara, carissima bimba?

Gigio colla punta del bastone schiacciò lì su un sasso una povera formica, che, cammina, cammina, cammina era venuta in quattordici giorni da Pegli sin presso allo strascico profumato e inamidato e frusciante di Giulia.

FANCIULLE CANTANTI.

Voltri.

Questa via discende e non ha fiori: questo crepuscolo infosca ed è silente. Passate e cantate: passarono e cantarono le mamme vostre, precipitarono e tacciono: e le nonne e le bisnonne.

Passate e cantate. Avete fiori nelle treccie? Fiori di cimitero. Avete gaia nota d'amore sulle labbra? _De profundis_.

IDILLIO.

--Tu che vuoi la massaina, tu prega la Madonna a capo al letto, tu che eri sì divota in monastero--certo così avrà detto lo sposo, e sarà rimasto tutta notte al tavolo a scrivere lettere al babbo, avvertendolo di quel desiderio capriccioso della nuorina. Certo lei avrà disciolte le treccie, pungendosi colle forcelle, avrà spento le candele della toletta, trovandosi allo specchio brutta e cattivaccia, avrà tossito per implorare compassione...! Certissimo sarà nato quel che sarà nato, perchè al mattino alla spiaggia i due sposini (o amanti più che pallidi!) venivano ognuno col suo parasole, ognuno col suo ventaglio, ognuno col suo dispetto sulle labbra.

E andavano nell'acqua restii e paurosi.... Oh vedi! Lei a un tratto si lascia andar giù, il collo, il mento, la bocchina, con uno sforzo, giù! fino alle nari! L'acqua verdissima in giro alla testa sembra stringerla con cerchi d'argento, scoppiano le bolle d'aria spumeggiando e le crespe dell'ondina trasparentissima svelano le carni bianche sommerse, con certi guizzi fuggenti!

Lo sposo, gittandosi rapidamente sulla dispettosa, sommove tanto i fiotti, sì che questi gli nascondono anche gli occhietti semichiusi e trepidanti. Poverino! Egli caccia sotto le mani e solleva su la personcina.

Lei, la bellissima, tosse infantilmente, mostra il seno commosso, e sorride spaurata, tra il gocciare dei capegli e delle mani tersissime, giunte in atto di chi ringrazia.

--M'hai dato uno spavento!--disse Gigio.

--Oh niente! Non so com'è stato! È niente sai? Per me, per te.... Ma se m'avesse veduto il mio Guido, allora sì, povero Guido.... che non c'è!--dice lei.

--Avrebbe pianto colla sorellina.... che anche lei ci sarà--aggiunge compiacente lo sposo.

--Guido e Bice?--conclude la sposa:--facciamo la pace.

Uno per uno: non c'è che dire. Ma si accontenteranno quegli sposini? Amoroso, amorosissimo idillio!

FANCIULLE MESTISSIME.

Spiaggia di Cornigliano.

--Da dove venite?

--Dalla marina.

--Lavaste i pannicelli?

--No.

--Calaste giù nell'acqua fino alle ginocchia, gaie bagnanti?

--No.

--Tuffaste i fratellini nell'onda?

--No.

--Aiutaste i babbi a tirare in secco le barche?

--No.

--Recaste a casa le reti, le vele, i remi?

--No.

--Oh che faceste?

--Aspettiamo.

--Perchè?

--Speriamo.

--Fanciulle mestissime, non invidiate le fanciulle cantanti. Per esse e per voi questa via discende e non ha fiori: questo crepuscolo infosca ed è silente.

MATTINA.

Il mare, il cielo, i monti, tutto è d'un azzurriccio-perla.

Una barca peschereccia da prora a poppa è ninnata bel bello, come se in essa stia assopito un bambino inviziato al petto della nutrice. Non ha vele, nè remi: la linea di sommersione è quasi fosforescente: dal bordo filettato di luce vien giù la catena dell'ancora a perdersi nelle smorte profondità, colle anella pallide, intorno a cui danno del muso i pesci, s'appiccica qualche floscia medusa, e si gonfia alternamente l'onda. Il catrame spalmato, il legno stillante di globulini d'acqua, il ferro degli attrezzi riflettono l'azzurriccio-perla. Fumiga in prora un lampione spento, con una striscia nerastra e grassa che si sfilaccia su nel freddo aere...

Dal fondo della barca si è svegliato il pescatore, e sorge anche la sua donna: serenarono felici; lui, attuffato nel sonno; lei dormicchiando a gomitello.

O fanciulla, fanciulla, mia bionda fanciulla! Quand'io, melanconico e sorridente, vorrei dirti:--Vieni al mare! Ti mostrerò il cielo su cui si smorzano l'ultime stelle, e tu mi dirai le tue poesie d'Iddio e dell'amore!--in quell'ora in cui il tremolio antelucano dei colori aperti bacia nell'anima i desideri castissimi, il pescatore grida alla sua donna:--Su, rappezziamo le reti.--S'ella si stropiccia gli occhi, egli, scherzando, le tende le manacce: sulle palme luccicano le squame dei pesci: ecco un cielo stelleggiato: sulle palme contando i soldi, n'andranno le squame; ecco l'alba....

Nella barca si drizza uno stendardo di reti: le maglie rossastre dondolano fiaccamente sulle sfondo de' monti, del cielo, del mare, tutto d'un cangiante celestognolo che ai primi raggi si spolverizza d'oro da ventiquattro carati....

MEZZOGIORNO.

Vado.

--Bisogna metter giudizio, figliuolo caro, e.... almeno almeno, mi dico io, visitare i Rr. Pp. Scolopi di Savona.--Sì, sì, quando ci ritornerò: ora a Savona ho date le spalle, sono ad un'osteriuccia di Vado, dove aspetto l'_omnibus_ che mi faccia viaggiare verso il formidabile capo di Noli. Sì, sì.... Oste, o l'oste, dammi un bicchierino!

Sono a Vado: _Vada Sabata_, _Vada Sabatiorum_, o _Sabatium_, _Sabata_, _Sabatium_. _Sabatium_ era costrutto sulle falde del monte: al basso appestavano l'aria le tristi paludi. Sia che il mare si discostasse dalla spiaggia, depositando un guanciale arenoso, sia che Adriano o Antonino o Augusto quivi dessero mano a lavori suntuosi per continuare la strada Emilia Ligustica, il fatto è che la città s'accomodò sul lido, prese il nome di Vado, crebbe, si stemmò poi colla mitria arcivescovile e....

Ho dimenticato qualcosa pel mio professore dagli occhiali d'oro, che mi tiene la sua santa mano in capo?

No: il latino c'è: Bruto che scrive a Cicerone, parlando dei _Vada Sabatiorum_: «_Constitit nusquam prius quam ad Vada veniret, quem locum volo tibi esse notum. Iacet inter Apenninum et Alpes impeditissimus ad iter faciendum._»

* * *

La costa di Vado mi appare arsiccia. Sotto quest'ora prossima al meriggio, tra i visacci bruni che popolano l'_omnibus_ (tutti visacci!), sporgendo il capo da una finestretta, nel polverone, vedo qualche palma che si allunga e si strataglia sulle nubi focate, sorgendo tra mezzo a casette calcinate dal sole, e poi nelle lande ferrugigne qua e là delle grandi fornaci che mi sembrano moschee, dadi stracotti col cupolone di creta. In fondo, alla spiaggia, i colori più caldi sono come ruvidamente tagliati fuori dal quadro da una spranga di turchino buio, azzuolo, più che azzuolo, dal mare che a st'ora addensa un colorone, quale non è su alcuna tavolozza.

Davanti a questo spettacolo non c'è pace, non c'è ammirazione.

No: l'anima mia s'ammala di desideri, e, ferventissima e impotentissima, ribolle e si spossa d'inutili sogni. O mare! o cielo! o sole! E voi, _Aquiloni_ della Grecia, _Marôut_ dell'India, _Keroubim_ della Giudea! O vento del Gulf Stream, vento elettrico del Giappone, vento dell'equatore, _pampero_ del Chilì, _harmattan_ dei Cafri! Mare, dove ti perdi? Tu, cielo, quanti dii alberghi, all'insegna del sole, delle stelle e della luna piena?... Voi, venti, quante preghiere dissipate nella pazza vastità degli spazi?

Vorrei sedere alla spiaggia.... e vorrei credere.... e volare e salire....

Oh chi sale l'_omnibus_?

La marinara col guarnellino di telaccia gropposa.

* * *

Vorrei credere?... Credere?... Mi sento in capo il turbante che mi stringe i polsi.... Chi m'ha fatto mussulmano?

Al mattino saluterei il sole che m'arde le carni: il mezzogiorno l'udrei bandito da un pinnacolo della moschea: e la sera.... Se alla sera fossi ancora alla spiaggia, colla fanciulla dai nerissimi capegli, pregherei il mare che mi strappasse anche il corano e le speranze! Tuffatevi, Uri, tuffatevi: se m'aspettate oltre tomba, avvinghiandomi, fareste crecchiare un bel carcame!

* * *