Storia di Milano, vol. 3

Part 23

Chapter 233,667 wordsPublic domain

Lo stato militare è composto di più migliaia di persone formate e mantenute per il bene dello Stato. Il poco di salario che hanno, lo consumano nel paese; il poco che il paese loro somministra in natura, cioè nutrimento, vestiario, ad eccezione di pochi capi, si produce, si manifattura e si fabbrica in paese: anzi il congedo dei soldati procura alle arti e all'agricoltura un maggior numero di mani e le facilitazioni dei matrimoni. Le finanze non vengono da me considerate sotto lo stesso aspetto che vengono prese dal maggior numero; ma lo considero che, siccome le imposizioni e l'uso delle pubbliche entrate dipende dall'arbitrio del sovrano e del dipartimento delle sue finanze, così ogni individuo che ha delle possessioni ed ha mezzi di procurarsi la sussistenza nel paese, non dee confidare con cieca fiducia il suo patrimonio lasciatogli dai parenti o acquistato col suo sudore e industria nelle mani del sovrano; ma al contrario deve soltanto contribuire ciò che è assolutamente necessario per mantenere l'autorità, la sicurezza, l'amministrazione della giustizia, l'interno buon ordine e l'avanzamento di tutti il corpo, del quale ognuno forma una parte. Io credo adunque che, eccettuati i surriferiti oggetti, il monarca non debba prodigare nulla, ma che debba levare le contribuzioni nel modo meno gravoso, e badare al bene dello Stato in tutte le sue parti; ch'egli sia obbligato di render conto a tutti e a ciascuno individuo dell'uso delle finanze, e debba rinunziare perfino alla predilezione verso certe persone, anzi verso gli stessi bisognosi, sebbene sia questa una delle principali virtù di chi è benestante, perchè il sovrano non è che un puro amministratore delle rendite dello Stato; e nel resto, non gli è lecito di soccorrere i bisognosi che col suo proprio patrimonio, in qualità di particolare.

Che se, dopo d'aver provveduto all'esigenza della monarchia in tutte le parti, potesse il principe fare delle riguardevoli diminuzioni nelle imposte, egli è obbligato di farlo, mentre ciascun cittadino non è obbligato di contribuire che per il puro necessario e non per il superfluo dello Stato.

Così un presidente delle dogane deve considerare i dazi come un puro mezzo di regolare il commercio e l'industria nazionale, e deve riflettere che la diminuzione eventuale della finanza daziale viene sicuramente e doppiamente ricompensata, allorchè avrà accresciuti i mezzi dell'interna industria de' sudditi, e promossi i loro vantaggi con giusta distribuzione.

Quindi la mira del presidente di finanze deve solamente tendere a proibire i contrabbandi, e diminuire l'introduzione delle merci forastiere, siccome dannosa al mantenimento dei sudditi. Così il direttore delle miniere deve considerare la produzione de' metalli come una fabbrica nella quale ciascun lavoratore o possessore delle miniere ha il diritto di ritrarne il suo maggiore profitto, senza essere sforzato di rinunziare alla sua propria convenienza per fornire una maggior quantità di metallo o di sale.

Così finalmente il giudice non deve aver di mira tanto la forma, quanto l'esercizio della giustizia; e siccome la parola giustizia comprende in sè la maggior equità, così deve pensare al più sollecito e meno dispendioso servizio dello Stato.

10.º Negli affari dei servizii dello Stato non deve avervi alcuna influenza ne l'inclinazione, nè l'avversione personale: e, in quella guisa che i diversi caratteri e le diverse maniere di pensare nell'umana società non impediscono che gli uni contraggano amicizia con gli altri, così negli affari deve regnarvi l'armonia, e ognuno deve avere per oggetto la loro esatta e fedele esecuzione.

Questo è il dovere de' superiori verso i loro subalterni. Quelli che sono poi in egual rango e carattere fra di loro, devono avere la stessa attività e assiduità negli affari e lavorare insieme d'accordo, senza puntigli di preminenze o d'etichette. Devono trattare frequentemente e convenire fra di loro, e uno instruire l'altro, senza lamentarsi l'uno dell'altro; anzi dimenticarsi di tutto per far avanzare l'affare di cui si tratta. Essi devono scambievolmente perdonarsi le loro debolezze, compatirsi a vicenda, trattarsi da amici e da fratelli, e tutti tendere di conserva al medesimo scopo.

11.º L'amor proprio non deve accecare nissuna persona addetta al servizio dello Stato, in guisa che uno abbia vergogna d'imparare qualche cosa dall'altro, sia suo pari o suo inferiore. La buona riuscita che farà taluno nelle sue operazioni deve far tanto piacere agli altri compagni e confratelli, quanto a lui per aver contribuito alla meta principale, cioè al miglior servizio dello Stato.

12.º La spedizione degli ordini, le domande ed i rapporti che occorreranno da farsi fra i rispettivi uffici, e le risposte non devono essere riservate materialmente, come sinora, per i soli giorni di consiglio, tanto più se si tratta di casi d'importanza; ma quello stimolo che spinge ognuno a fare il suo dovere, deve animarlo ogni giorno senza perdita di tempo.

13.º Essendo un punto essenzialissimo che gli ordini vengano bene intesi e bene eseguiti, e che gl'individui vengano ben conosciuti, giudicati, e impiegati secondo la loro maggiore o minore capacità, perciò ogni anno, ed ogni volta che vi sia sospetto non esservi in qualche provincia il buon ordine, o che vi si operi lentamente o contra il fine proposto, è indispensabile che il signor presidente stesso o un commissario, mandato sul luogo provinciale o al generale comando, esamini le circostanze, provi gli ufficiali impiegati, ascolti ognuno, tolga i disordini, ammonisca tutti, e mi annunzi le risultanti difficoltà d'importanza, e si dimettano dall'impiego que' soggetti che saranno ritrovati incapaci. Nella stessa guisa i governi provinciali dovranno procedere verso i comitati o capitanati circolari, o andando i governatori nel luogo in persona, o mandando un fido commissario ad osservare negli uffici subalterni tutto quello che i dicasteri aulici osservano verso di loro; prendendo massimamente di mira che siano ben tenuti protocolli e ben osservati gli ordini prescritti.

In occasione di tali ricerche specialmente debbono rettificarsi le liste de' buoni diporti degli ufficiali, con rilevare la stima che godono presso il pubblico i diversi impiegati. Nella stessa conformità i comiti o vice-comiti e i capitani circolari debbono invigilare sopra i commissari circolari, e giudici loro sottoposti, e fare la visita ogni anno sul luogo, formando dappertutto la lista de' buoni e perfetti uffiziali, massimamente sopra i due seguenti punti, cioè, se hanno eseguito accuratamente i comandi, e se siano uomini ragionevoli e giusti; giacchè que' signori che non possono amministrare personalmente i loro beni, e perciò debbono affidarsi ai loro prefetti e fattori, facendosi mallevadori delle loro azioni, saranno dalla corte obbligati di congedarsi, qualora si trovino in essi dei disordini.

14.º Ogni buon ufficiale dello Stato ed onesto uomo, in tutti i suoi piani di rettificazione e di miglioramenti, che conducono al ben generale in materia d'imposizione e contribuzioni, deve riflettere ai mezzi più utili, più semplici e economici di promuovere l'azienda; non deve pensare al suo personale interesse e beneficio, proponendo quello che gli è di comodo e rigettando quello che gli è gravoso; ma deve sempre misurarsi giusta il gran principio ch'egli sia un semplice individuo del corpo intiero, che il vantaggio del maggior numero dei sudditi vale più del suo e di ogni particolare, anzi più di quello dello stesso sovrano considerato come persona particolare; deve finalmente riflettere che procurando il comun bene procura anche il suo proprio, e quand'anche non partecipasse dell'utile comune sul principio, ne sarà poi partecipe in séguito.

Queste sono in breve le mie intenzioni, all'eseguimento delle quali mi obbliga il dovere e la persuasione. Io sarò il primo a metterle in pratica sicuramente, ed il proprio mio esempio servirà a comprovare lo realtà delle mie parole. Chi dunque pensa come penso io e come deve pensare un vero servo dello Stato, si dedicherà intieramente al di lui servizio, mettendo da parte ogni particolar riflesso; e allora comprenderà facilmente la forza de' miei principii, e non troverà, come io non la trovo, difficoltà nell'eseguirli.

Quegli però che non aspira se non all'utilità e onorifico annesso al suo impiego, e che considera il servizio dello Stato come una cosa accessoria, farà meglio disimpiegarsi a tempo e rinunciare ad una carica per la quale egli non è fatto e della quale non è degno, essendo necessario per il bene dello Stato di avere un'anima fervorosa, e rinunciare totalmente a sè stesso e ai suoi comodi.

Questo è tutto ciò che trovo opportuno di far sapere a tutti, acciò il tanto essenziale governo dello Stato venga, da ognuno che sarà destinato a promuoverlo, portato alla sua perfezione.

_Sign._ GIUSEPPE.

TAVOLA GENERALE

DELLE COSE PIÙ OSSERVABILI CONTENUTE IN QUEST'OPERA

(I numeri romani indicano i volumi, gli arabici i capitoli.)

A

Abbiategrasso, suo castello, abitato dal duca Filippo Maria Sforza, II, 15; — costretto alla resa dal conte Sforza, II, 45; — colà si ritirano i Francesi, III, 23.

_Abdictus_, tributo su la navigazione, I, 8.

Abiti de' dottori collegiati e delle matrone alle nozze di Lodovico il Moro, II, 18.

Abruzzo, vi guerreggia Sforza, padre di Francesco, II, 16.

ADALBERTO, marchese d'Ivrea; — proclamato re d'Italia I, 3.

ADALBERTO, figlio di Berengario secondo, I, 4.

Adda, fiume, combattimento tra i Veneziani e Lodovico decimosecondo, II, 23; — la città di Milano chiede di renderlo navigabile, II, 22.

ADORNI Raffaele e Barnaba, genovesi, lettera ad essi scritta nel tempo della carestia in Milano, II, 16, nota (1) _alla pag. 202_.

ADRIANO primo, papa, invita Carlomagno a combattere i Longobardi, I, 2.

ADRIANO quarto, papa, incorona l'imperatore Federico, I, 7.

ADRIANO sesto, papa, suo breve pontificato; piuttosto sacerdote anzichè sovrano, III, 24.

Affori ed altre terre del milanese, invase dagli Svizzeri, II, 21.

Agnadello e Mirabello, terre ove i Veneziani sono sgominati da Lodovico decimosecondo, II, 20.

AGNESI Gaetana Maria, matematica, lodata, III, 33.

Agricoltura del territorio milanese nel secolo decimosecondo, I, 8; — come e da chi migliorata nel decimoterzo, 9; — promossa dall'arcivescovo Giovanni Visconti, II, 9.

AICARDI, francescano, arcivescovo di Milano, scomunica Matteo primo, II, 11; — muore esule dalla sua chiesa, 12.

ALARCON, capitano destinato alla custodia del re Francesco primo, III, 24.

ALBANIA (d') duca, spedito ad occupare Napoli, III, 24; — ossequia Carlo quinto in Mantova, 26.

ALBERTO, conte del Tirolo, collegato con Federico primo, imperatore, I, 7.

ALBERTO, re dei Romani, conferma a Matteo primo il diploma di vicario imperiale, I, 1O.

ALBRET (d') Enrico, re di Navarra, tratto nel castello di Pavia, III, 24; — fugge nella Francia, _ivi_.

ALBOINO, re de' Longobardi, invade l'Italia, I, 2.

ALDORNOZ Egidio, cardinale, governatore di Milano, III, 28.

ALBUQUERQUE (d') duca, governatore di Milano, III, 29; — sua morte, _ivi_.

ALCIATO Andrea, II, 19; — sua morte, suo mausoleo, III, 28.

ALDOBRANDINO Giovanni, monaco, detto da poi _Igneo_, I, 6.

ALEANDRO Girolamo, vescovo di Brindisi, nunzio del papa, ferito e prigioniero nella battaglia di Pavia, III, 24.

ALLEGRE (d') duca dei Francesi, recasi alla conquista d'Imola, II, 20; — muore col figlio sotto Ravenna, 21.

ALESSANDRINO, podestà di Milano, come trattato da Barnabò Visconti, II, 13.

ALESSANDRO terzo, papa, riconosciuto nel consiglio di Anagni, scomunica Federico primo, I, 7.

ALESSANDRO quarto, papa, sua influenza su la chiesa milanese, I, 9.

ALESSANDRO sesto, papa, tenta frastornare la discesa di Carlo ottavo in Italia, II, 18; — si collega con Lodovico decimosecondo e coi Veneziani; sue pretese, 19.

ALFONSO, re di Napoli, collegato contra il duca Filippo Maria Visconti, II, 15; — fatto prigioniero, acquista la libertà, _ivi_.

ALMODORO, astrologo prediletto da Lodovico il Moro, sua falsa predizione, II, 20.

ALVA o Alba (d') duca, governatore di Milano, III, 28.

ALVIANO (d'), duce dei Veneti, II, 20; — chiamato in soccorso da Francesco primo alla battaglia di Marignano, 22.

AMBOISE (d') Carlo, gran maestro, comandante le armi francesi in Italia, quarto governatore di Milano, muore in Correggio: suo funerale in Milano, II, 21.

AMBOISE, conte, ucciso nella battaglia di Marignano, II, 22.

AMBRICURT, ferito e prigioniero nella battaglia di Pavia, III, 24.

AMBROGIO (sant') stabilisce la liturgia della chiesa milanese: sua condotta con Teodosio, I, 7.

AMBROGIO (sant'), monastero de' Cistercensi eretto ai tempi di Lodovico il Moro, II, 19, nota 2 _alla pag._ 253.

ANAGNI, concilio ivi tenuto, I, 7.

ANDREA, arcivescovo di Milano, suo testamento come scritto latinamente, I, 3.

Angeliche, pia associazione di zitelle, loro origine, III, 26.

ANGERA (d') conti, origine della cronaca loro, II, 14.

ANGIÒ (d') Carlo, re di Sicilia, eletto per cinque anni signore di Milano, I, 10.

ANGIÒ Renato, scacciato dal regno da Alfonso di Aragona, è accolto in Milano come amico e alleato dal duca Sforza, II, 17.

ANGUISSOLA conte Carlo, lodato, II, 20.

ANGOULEME (d') duchessa di Savoia, madre di Francesco primo, re di Francia, scrive a Carlo quinto per la prigionia del figlio, e coopera alla lega detta _Santa_, III, 24.

ANGOULEME (d') duca, terzogenito di Francesco primo, proposto a duca di Milano, III, 27.

ANNONE Giambattista, ricco mercante di seta in Milano, riduce a compimento il portico dello Spedal Maggiore, III, 31.

ANTELMINELLI Castruccio, signore di Lucca ed amico dei Visconti, II, 11.

ANTIQUARIO Jacopo, segretario di Lodovico il Moro, II, 19.

APPIANO (da) Giovanni, suo pessimo governo, II, 16.

ARAGONA (d') Isabella è promessa sposa a Giovanni Galeazzo Maria Sforza in età d'anni quattro; celebra le nozze in età d'anni venti; feste pompose in quella occasione; convive con Beatrice, moglie di Lodovico il Moro; dissapori tra di esse; di lei sventure; relegata nel castello di Pavia, perde il marito estinto da consunzione, II, 18; colà ode la proclamazione del Moro a duca di Milano a pregiudizio del proprio primogenito; si ritira a Bari colle due figlie, II, 19.

ARCELLI Bartolomeo, perchè appiccato sotto Piacenza, II, 15.

ARCELLI Filippo, signore di Piacenza, II, 15.

ARCELLI Giovanni, sua funesta morte, II, _ivi_.

ARCHINTO Battista, ambasciatore a Carlo quinto, III, 27.

ARCHINTO Giuseppe, arcivescovo di Milano, III, 31.

ARCIMBOLDI Guido Antonio, arcivescovo di Milano, erige il palazzo arcivescovile, II, 19, nota 2 _alla pag._ 253.

Arco Romano, sua origine, I, 6; — preso dagli Imperiali sotto Barbarossa, 7.

ARDERICO, arcivescovo di Milano, motivo delle insidie ad esso lui tese in Pavia, I, 3.

ARDUINO, marchese d'Ivrea, elettore d'Italia, sue vicende, I, 4.

ARESI Bartolomeo, conte; lodato, sua morte, III, 31.

ARETINO Leone, architetto, opera sua insigne, III, 28, nota 2 _alla pag._ 153.

ARIALDO, diacono, contrario al matrimonio dei preti, I, 5.

ARIBERTO, arcivescovo, come si soscrive nel concilio di Pavia; sua indole generosa e benefica; fonda un ospedale, fatali conseguenze della sua nomina al vescovado di Lodi; suo splendido vivere; sua condotta con alcuni supposti eretici; sue militari spedizioni; arrestato in Pavia; fatto libero, prende il partito dei nobili; è scacciato dalla città; sua religione, suo carattere, sue militari imprese; invenzione del carroccio, ad esso lui dovuta, I, 4.

Armille o braccialetti, uso e valore loro, II, 18.

ARMAGNAC (d') conte, comanda i Francesi contra Galeazzo, ed è fatto prigione, II, 14.

ARNALDO, arcivescovo di Magonza, collegato di Federico primo, imperatore, I, 7.

ARNOLDO, duca di Baviera, è vinto da Ugone re d'Italia, I, 3.

ARNOLFO primo, arcivescovo di Milano, va ambasciatore a Costantinopoli, e porta a Milano un antico monumento tuttora esistente, I, 4.

ARNOLFO secondo, arcivescovo, da chi consacrato, I, 3.

ARRIGO, vescovo di Trento, II, 3.

Arti e manifatture, stato loro nel decimo secolo, I, 3; — loro progressi sotto Azzone Visconti, II, 11; — sotto l'arcivescovo Giovanni, 12; — poi sotto i tre duchi di quella famiglia, 15.

Atrio di Sant'Ambrogio, sua origine, I, 2.

ATTENDOLO Giacomo, padre di Francesco Sforza, II, 15.

ATTILA, re degli Unni, incendia e distrugge Milano, I, 2.

ATTONE, creato illegittimamente arcivescovo di Milano, I, 5.

AUTARI, re dei Longobardi, I, 2.

AVOGADRO conte Luigi, dà Brescia ai Veneziani; suo infelice fine e dei propri figli, II, 21.

AVVOCATI, famiglie potenti in Novara, I, 10.

AZARNES, comandante dell'armata tedesca in Pavia, muore non senza sospetto di veleno, III, 23, nota 4 _alla pag._ 30, e nota 1 _alla pag_. 31.

AZZONE Visconti, sua nascita, I, 10; — come salvato nella presa di Piacenza; sua prigionia e liberazione; compra la carica di vicario imperiale, e si rappacifica con Giovanni vigesimosecondo; nominato signore di Milano, la cigne di nuove mura; sue nozze, sue conquiste, suo governo; sconfigge, e come ribelle punisce il cugino suo Lodrisio; estensione del suo dominio, suo amore per le arti; fa innalzare la torre di San Gottardo; protegge gli artefici e l'industria; sua morte; è il primo dei Visconti a far imprimere nelle monete il suo nome e le sue insegne, II, 11.

B

BAGGI Andrea, congiurato contra il duca Giovanni Maria Visconti, II, 15.

BAGGI Paolo, come sopra, II, _ivi_.

BAGGIO (da) Anselmo, fatto pontefice col nome di Alessandro secondo, contrario al matrimonio dei preti, I, 5.

BALDUCCI Giovanni, scultore pisano, II, 11.

BALSAMO (da) Carlo, I, 9.

BARBARO Ermolao, ambasciatore, suoi versi latini in lode di Lodovico Sforza, II, 19.

BARBATO Andrea, agostiniano, detto Andrea da Ferrara, predicatore eloquente, eccita i Milanesi contra i Francesi, III, 23.

BARBIANO (di) Alberico, conte di Cunio, II, 15; — diede il soprannome di Sforza al padre del conte Francesco, che militava sotto il di lui comando, III, 16.

Barbieri, legge che proibisce ad essi il radere la barba nei giorni festivi, III, 16, nota 1 _alla pag._ 181.

BARNABÒ Visconti, sospetto di congiura contra lo zio, viene esiliato e perseguitato; richiamato in patria, conduce a sposa Regina della Scala, ed è scomunicato da Clemente sesto, II, 12; — divide il principato co' fratelli; riceve in Milano l'imperatore Carlo quarto; gli Imperiali sono battuti da lui a Casorate; suoi tentativi per recuperare Bologna; sue discordie col fratello; è due volte scomunicato; delitti a lui imputati; crociata contra di esso pubblicata; si rappacifica col pontefice; lega dei principi italiani contra di lui; nuova scomunica; è spogliato dall'imperatore di ogni titolo; atroce sua condotta, e suo tirannico governo; confronto fra esso ed il fratello; fabbrica il castello di Trezzo; altri fatti, III, 13; — fatto prigione dal conte di Virtù, viene tradotto nel castello di Trezzo, ove perisce; suoi palazzi, saccheggiati dal popolo, II, 14.

BASSI Martino, famoso architetto, III, 29.

BAYARD, cavaliere, ferito alla battaglia di Marignano, II, 22.

BAZAN Alvaro, marchese di Santa Croce, governatore di Milano, III, 30.

BECCARIA, famiglia potente in Pavia, I, 10; — suo splendore in essa città nel decimoquarto secolo, e sue persecuzioni: esiliata dal marchese di Monferrato, II, 13.

BECCARIA marchese don Cesare, lodato, II, 13; III, 33.

BECCARIA Matteo insulta la pubblica miseria dei Pavesi con un convito magnifico: sua descrizione, III, 23.

BELGIOIOSO (di) conte Carlo, spedito da Lodovico il Moro a Carlo ottavo, compie con destrezza la sua missione e in cinque soli giorni ritorna da Parigi, II, 18.

BELISARIO, duce dell'Imperio contro i Goti, I, 2.

BELLINZONA (da) Giovanni, segretario di Stato di Lodovico il Moro, II, 19.

BELLISLE (de) maresciallo, comandante de' Francesi, sua disfatta al colle dell'Assietta, III, 33.

BENEDETTO ottavo incorona l'imperatore Enrico primo; suo concilio, I, 4.

BENZONE Giorgio s'impadronisce di Crema a danno del proprio zio, II, 15.

BERENGARIO primo, duca del Friuli, eletto re d'Italia; sue imprese; mite e generoso suo governo; sua deplorabile morte, I, 3.

BERENGARIO secondo, marchese d'Ivrea, sua astuta e nefanda condotta; è proclamato re d'Italia, I, 3; — abborrito da' sudditi pei suoi delitti, è costretto alla fuga; viene colla moglie relegato nella Germania, I, 4.

BERENGARIO cardinale, destinato a processare Matteo Visconti, II, 11.

BERNARDO (san), stabilimento de' suoi frati in Milano; ricusa la dignità di arcivescovo, I, 6.

BESCAPÈ Pietro, milanese, poeta, saggio dei suoi versi. II, 12.

BESCAPÈ Carlo, vescovo di Novara, scrittore della vita di san Carlo, III, 30.

BIANCA di Savoia, moglie di Galeazzo secondo, II, 13.

BIANCA Maria, sposa del conte Francesco Sforza, riconosciuta col marito duchessa di Milano; accoglie in Milano il re Renato d'Angiò; rimasta vedova, richiede il favore di tutti i principi d'Italia a pro del suo primogenito Galeazzo, I, 7; — tristo guiderdone riceve delle sue materne cure, e cessa di vivere in Marignano, mentre disegnava di stabilirsi a Cremona, I, 8.

BIANCHI Matteo, architetto in Milano, di gusto corrotto. III, 32.

BIANDRATE (di) conte Guido, duce de' Milanesi durante il blocco di Federico primo, viene distinto dall'imperatore, I, 7.

BIASSONO (da) Ansperto, arcivescovo, ristoratore di Milano; sue lodi; atrio di sant'Ambrogio da esso fabbricato, I, 2.

BIGLIA Andrea, citato, II, 15.

BIRAGO Lampugnino, spedito onde sedare i malcontenti, salva la vita a stento, II, 16.

BIRAGA Lodovico, sua ardita impresa, III, 27.

BLANÇAY (Saint), suo miserando fine, III, 23.

BOCCANEGRA Simone, doge di Genova, II, 13.

BOCCARDO Mainerio, suo testamento citato, I, 5.

BOISIO (da) Anselmo, arcivescovo di Milano; esito infelice della spedizione da lui intrapresa per consiglio del papa; muore in Costantinopoli; suo carattere, I, 6.

BOLTRASIO Antonio, pittore, II, 19.

BONA di Savoia, sposa il duca Galeazzo Maria Sforza, II, 17; — vedova e tutrice del nuovo duca, in tutto si affida a Cicco Simonetta; ammette alla sua confidenza Antonio Trassinio, odiato da Cicco; disavventure prodotte dalla imprudente di lei condotta; conseguenze, II, 18.

BONATE (da) Arderico, consolo in Milano, I, 7.

BONIFACIO ottavo, papa, regola a suo capriccio la Chiesa milanese, I, 10.

BONIFACIO, marchese della Toscana, collegato di Ariberto arcivescovo, I, 4.

BONO, frate, fonda il ritiro di Santa Valeria in Milano, III, 26.

BONNIVET, duce dei Francesi, III, 23.

BONSIGNORE Niccolò, sanese, ministro di Enrico settimo, suoi maneggi e come ricevuti, I, 10.

BORRI cavaliere Giuseppe Francesco, riguardato come il Cagliostro del secolo decimosettimo; suo alto ingegno, suoi errori, sua morte, III, 32.

BORROMEO Vitaliano, uomo illustre e fautore della libertà; costretto a salvarsi colla fuga, II, 16.

BORROMEO Giovanni, amico di Cicco Simonetta, sua condotta, lodato dal Corio per le sue virtù, accompagna alle staffe Giovanni Galeazzo Maria Sforza ed Isabella d'Aragona nelle loro nozze, II, 19.

BORROMEO Giberto, nominato senatore, II, 19.

BORROMEO Federigo, eletto capitano generale della Chiesa, III, 29.

BORROMEO (san Carlo), figlio del conte Giberto e di Margherita dei Medici, nepote di Pio quarto, eletto cardinale; nominato arcivescovo di Milano, entra al possesso di siffatta dignità; sua condotta, sue istituzioni e riforme; congiura ordita a di lui danno; sua generosa condotta durante il contagio, e sue pie e magnifiche fondazioni; sua morte; doti esimie del suo grand'animo. III, 29.

BORROMEO Federico, cardinale, arcivescovo di Milano, III, 29; — sua protezione accordata alle scienze, alle lettere, alle arti; erige la biblioteca Ambrosiana; altre numerose sue fondazioni; suo viaggio a Roma onde venire ad accordo col papa su le giurisdizionali controversie; sua pietosa condotta durante la peste che afflisse Milano; sua morte, III, 30.

BORSANO Francesco, milanese, genere del Petrarca, II, 12.