Storia di Milano, vol. 2

Part 33

Chapter 333,601 wordsPublic domain

[291] La chiesa della Madonna di San Celso è veramente il primo monumento e il più antico di esatta architettura. La facciata dell'arcivescovado e il palazzo dell'arcivescovo si formarono dall'arcivescovo Guido Antonio Arcimboldi. Il claustro di Sant'Ambrogio si fabbricò dal cardinale Ascanio Sforza. Veggasi il Lattuada, _Descrizione di Milano_, tom. IV, pag. 308. Due altre chiese si fabbricarono in que' tempi, cioè la Rosa e la Passione, meritevoli di essere osservate. Anche la cupola delle Grazie è di quei tempi, e si assomiglia alla prima maniera della casa Marliani.

[292] Vedi _Raccolta milanese stampata presso Antonio Anelli 1756, 2 vol. in 4.º Nel primo volume, dal foglio 2 fino al 22, trovansi parecchi sonetti di messer Gaspare Visconti, con alcune notizie intorno all'autore_. (_Il Continuatore_).

[293] Di questi broccati pesantissimi se ne veggono tuttora in un vecchio paramento che conservasi presso i Domenicani delle Grazie. La statua di Beatrice d'Este, che è nella Certosa di Pavia, ci mostra la ricchezza e il peso di quei vestiti di allora. L'immagine di Beatrice vedesi pure in un quadro della scuola di Lionardo a Sant'Ambrogio Ad nemus. Ella vi è in ginocchio coi due suoi figli Massimiliano e Francesco, e collo sposo Lodovico il Moro.

[294] Queste poesie furono da me copiate da un antico codice manoscritto originale dell'autore medesimo, il quale si custodisce fra molti altri manoscritti nella pregievolissima collezione del signor principe Alberico di Belgioioso d'Este. In esso leggonsi più centinaia di sonetti ad imitazione del Petrarca. Leggesi pure una commedia in ottava rima dello stesso Visconti; poesie, a dir vero, di poco valore.

[295] L'autore Gaspare Visconti mori all'età d'anni 38, il giorno 8 di marzo l'anno 1499. Vedi _Argelati, Biblioth. Scriptor. Mediolan._, tom. II, parte prima, col. 1604.

[296]

«Sparsi i campi al veder d'armi e d'armati, Scossa, tremò tua pace, o Lodovico, Sorgi, a me disse, tutt'intorno suona Il ferro ostil, e me cacciata in bando: L'armi dispon chi mi ripose in seggio. Pei santissimi dritti ora te invoco Del veneto senato, e me del sommo, Se il puoi, periglio a liberar t'appresta. Risposi allor: No, non temere, o Diva, Lodovico t'adora, e del tuo Nume, Più ancor di quel di Giove, egli gioisce. Nè già guerre temer, che ne son queste Sol le sembianze e i simulati giuochi: Nè qui armeggiar, se non a pompa, lece. Or dunque vanne, e abbandonando il cielo, Orna la terra, o almen, poichè tue veci Compier questi sol può, se in l'alte sedi Ami recarti, in terra e in mar difendi Gli Sforza fidi, in guerra e in pace egregi».

[297] Tomo II, delle Opere. Milano, presso Galeazzi 1783, pag. 468.

[298] Tutte queste notizie sono tratte dal vol. I, num. 17 della collezione illustre del signor principe Belgioioso d'Este. Quell'antico MS. contemporaneo dice di quest'ultimo segretario camerale: _se faceva per esso secretario uno quaterneto de tutti li salariati, quale se faceva sottoscrivere da l'excelentia del duca, insieme con un rotulo, che se domandava la lista grande de li salariati, in la quale, per via de summario, era descripto tutta la spesa del Stato, la quale se mandava inclusa in una lettera ducale expedita per el dicto secretario alli magistri de le intrate ordinarie et thesaurero, commettendoli che facesseno fare la expeditione de li pagamenti secundo era annotato in esso quaterneto et lista alli tempi debiti et secundo l'ordine de la corte; e così si faceva._

[299] Il Prato asserisce che le entrate ducali ascendessero, nel 1499, a ducati ossia zecchini settecento ottantamila. Il Corio, all'anno 1492, dice seicentomila. Da un MS. gentilmente mostratomi dal chiarissimo signor presidente conte Carli, le ducali entrate allora erano zecchini 424,472; io mi sono attenuto al Corio, supponendo che il minor calcolo comprenda le sole entrate ordinarie. Paragonata poi l'estensione dello Stato d'allora, le opere grandiose che si intraprendevano, con seicentomila ducati, se ne dedurrà una nuova conferma di quello che in più luoghi ho indicato, cioè sul valore de' metalli nobili maggiore assai in que' tempi che non lo è ai giorni nostri. Un uomo con cent'once d'oro oggidì è meno ricco di quello che lo fosse allora uno che ne possedesse cinquanta.

[300] Vol. I, Miscellanea, num. 14.

[301] Oltre il Corio, veggasi Gaillard, Histoire de François Premier. — Edizione seconda di Parigi, presso Saillant et Nyron 1769, tom. I, pag. 137.

[302] Il tesoriere era allora il presidente della camera, e cotesto Landriano, che adulò il duca, fu il medesimo che nel consiglio ducale lo fece acclamare, ad esclusione del legittimo successore.

[303] Veggasi la Cronaca di Antonio Grumello pavese. MS. del signor principe di Belgioioso d'Este, foglio 19, tergo, e foglio 20.

[304] MS. di Antonio Grumello, pavese, presso il signor principe di Belgioioso, fogli 22 tergo.

[305] Dove oggidì stanno i Teatini.

[306] _Quaranta damiselle milanesi, non già dell'inferiore:_ così il Prato.

[307] Giovanni Andrea da Prato è l'autore che io scelgo per guida, or che il Corio cessa di raccontare. Da esso Prato, che conservo manoscritto, ho tratti i minuti avvenimenti che ho creduto di non omettere, poichè mostrano il carattere di quel buon principe.

[308] _Perpetuo edicto et inviolabili decreto... statuimus, ordinamus, et lege perpetuo valitura stabilimus_.

(Con perpetuo editto e decreto inviolabile... stabiliamo, ordiniamo e vogliamo, con legge che debba valere in perpetuo.)

[309] _Damus et concedimus per praesentes potestatem seu auctoritatem decreta nostra ducalia confirmandi, et infirmandi, dandi omnes quascumque dispensationes, Statutorum et ordinatorum confirmationes_, ec. E rispetto alle concessioni del re medesimo dice: _Nisi prius fuerint in dicto senatus nostro praesentatae, interitanae, et verificatae, nullius firmitatis, effectus vel momenti esse poterunt; easque, tam concessas quam concedendas, decerminus per praesentes irritas et inanes_.

(Diamo e concediamo, colle presenti, podestà o sia autorità di confermare e di annullare i nostri decreti ducali, di concedere ogni qualunque dispensa, di confermare gli statuti e le ordinazioni, ec...... Se da prima non saranno nel detto senato nostro presentate, _interinate_ e verificate, non potranno essere di alcuna forza, effetto e conseguenza; e colle presenti dichiariamo irrite e nulle, tanto le già concedute, come quelle che potessero concedersi.)

[310] Proruppe in ira così grande, che sembrava avere perduta tutta la prudenza... E tardi conobbe che, tumultuando il popolo, più vantaggiosa riesce l'umanità e la mansuetudine, che l'arroganza.

[311] _Tres vultus Trivultio._ — (Tre volti ha il Trivulzio).

[312] Egli era al servigio degli Aragonesi in Napoli, mentre essi minacciavano Lodovico Sforza: quando poi Carlo VIII conquistò quel regno, il Trivulzio si pose allo stipendio della Francia, e molta parte ebbe nell'aprire il varco al re nei passi di Fornuovo alla Val di Taro.

[313] Corio, all'anno 1499.

[314] Del Corte così scrive il Guicciardini al lib. IV, raccontando il prezzo ch'egli ottenne; _ma con tanta infamia, e con tanto odio, eziandio appresso ai Francesi, che, rifiutato da ognuno come di fiera pestifiera, e abominevole il suo commercio, e schernito per tutte dove arrivava con obbrobriose parole, tormentato dalla vergogna e dalla coscienza, potentissimo e certissimo flagello di chi fa male, passò non molto poi per dolore all'altra vita._

[315] Tom. II, pag. 22.

[316] _Quod ad Rempublicam attinet, jam licet omnibus intueri quod in magno omnia ancipiti, seu potius praecipiti pendent. Sfortianos constat sexdecim milium peditum delectum ex Elvetiis fecisse, milla cataphractos ex Germania Burgandiaque contraxisse, tormenta aenea, machinas, pilas, pulveresque coemisse, atque comunis opinio est quod medio januario superatis Alpibus Gallos invadent, atque eos pellere aut profligare conabuntur. E contra comes Lignyaci, cujus in ire bellica auctoritas suprema est (licet proregie nomen Jo. Jacobo Trivultio datum sit) omnes cataphractos apud Comum cogit_.... E continua a spiegare le disposizioni per la difesa che facevasi dai Francesi; _cuius exitum utinam Mediolanenses (quae foret insolita eorum prudentia) expectarent! At plurimi sunt, maxime ex Gibellina factione, qui, more impatientes, jamjam civitatem scindere, amicos, affinesque unire, armaque capere non dubitant, quod dicant memoratum Trivultium statuisse capita ipsius Gibellinae factionis perdere, alios obsides in Galliam mittendo, alios proscribendo, alios in custodiis habendo; dicentes propterea se, armatos, vim vi repellere velle, hujusmodique armis non in regis perniciem aut damnum, sed tuitionem et salutem, si expediat, se usuros jactantes. Huic quasi seditioni fomentum non exiguum praestant memoratus Lignyaci comes et Lucionensis episcopus, Senatus Cancellarius et justitiae, ut ajunt, caput; qui ambo, ut sunt Trivultii aemuli, aegre ferunt quod apud eum remaneat illud nudum proregis nomen; sperantque hac ratione Regem coactum iri ut Trivultium deponat, cum intelliget, eo etiam solam sceptri imaginem retinente, seditionem extingui minime posse: iique ambo, quasi fatentes eam esse pravam et subdolam Trivultii mentem in Gibellinos, quam ipsi verentur, nec affirmantes longe alienam esse regis voluntatem, qui nullo discrimine omnes Gibellinos Guelfosque habet, non reprehendunt, sed quadam taciturnitate probant, Gibellinosque armari, ac stipari, seditionem in dies magis et magis augeri; quum et Trivultius et omnes fere Guelfi partes ejus secuti, non minus quam Gibellini, se muniant clientibus et armis, et vim nedum repellere, sed etiam inferre parent._ Prosiegue antivedendo i mali, che ne nacquero in fatti, e conclude la lettera così: _tunc, inquam, cognosceremus quanto subjectir populis salubrius sit contendendibus de imperio principibus, spectatores, quam auxiliatores esse._

(Per quello che spetta alla repubblica, si può ora da tutti riconoscere, che tutte le cose pendono in uno stato dubbioso o piuttosto precipitoso. Egli è certo che gli sforzeschi hanno arruolato sedicimila fanti tra gli Svizzeri raccolti, mille cavalli, grave armatura dalla Germania e dalla Borgogna, comperati cannoni di bronzo, macchine, palle polvere, e la comune opinione è che alla metà di gennaio, superate avendo le Alpi, assaliranno i Francesi, e si studieranno di cacciarli o di sconfiggerli. All'opposto il conte di _Ligny_, che ha il supremo comando nelle cose militari (benchè il nome di vice-re sia dato a _Giovan Giacomo Trivulzio_), tutti i suoi cavalli di pesante armatura riunisce presso Como...... Il di cui esito volesse il cielo che i Milanesi (il che sarebbe una prudenza in essi insolita), aspettassero! Ma moltissimi sono, massime della fazione ghibellina, che, impazienti di ritardo, non dubitano già a quest'ora di dividere la città, di riunire i loro amici e congiunti, e di pigliare le armi, perchè dicono che il memorato _Trivulzio_ abbia stabilito di rovinare i capi della stessa fazione ghibellina, mandandone altri ostaggi in Francia, altri proscrivendo, altri ritenendo nelle prigioni; soggiungendo per questo che essi, armati, respingere vogliono la forza colla forza, e vantandosi che di queste armi si serviranno non già a discapito o danno del re, ma qualora occorra alla loro difesa e salvezza. A questa specie di sedizione prestano non piccolo fomento il già nominato conte di _Ligny_ ed il vescovo di _Luçon_, cancelliere del senato, e capo, come dicono, della giustizia, i quali, essendo l'uno e l'altro emuli del _Trivulzio_, mal soffrono che presso di esso rimanga quel nome nudo di vicerè, e sperono che per questa ragione il re sarebbe forzato a deporre il _Trivulzio_, qualora venisse a sapere che, ritenendo la sola immagine dello scettro, la sedizione non potrebbe estinguersi, ad essi, quasi confessando ambidue essere quella intenzione trista e subdola del _Trivulzio_ contra i Ghibellini, la cosa che essi temono, nè asserendo molto lontana da quello la volontà del re, che tutti i Ghibellini e i Guelfi riguarda senza alcuna differenza; non riprendono, ma anzi con un certo silenzio quelle mosse approvano, e che i Ghibellini si armino e si rafforzino, e che la sedizione giornalmente a maggior grado si accresca; mentre anche il _Trivulzio_ e tutti quasi i Guelfi seguaci del di lui partito, non meno che i Ghibellini, si muniscono di partigiani e di armi, e non solo si preparano a respignere la forza, ma anche ad adoperarla....... Allora dissi, conosceremmo quanto più salutare sia ai popoli suggetti l'essere spettatori che non ausiliari dei principi che dell'imperio contendono).

[317] Vinto certamente dall'efficacia dell'argomento, prestò la mano; tuttavia, mentre mi congedò, conobbi che egli era quasi sdegnato; giacchè come tu sai, i principi quello che essi vogliono, sogliono volerlo di troppo, e ben sovente pongono mente piuttosto a quello che giova, che non a quello che conviene.

[318] Così nella lettera 28 febbraio 1500, a Giovannangelo Selvatico.

[319] Fra questi deve esser pure compreso l'illustre Guicciardini, lib. IV.

[320] Veggasi lettera 30 aprile 1500 a Girolamo Varadeo.

[321] Sè stesso non cessava di rimproverare, e di accusare la propria pusillanimità, nè ben sapeva a quale consiglio si appigliasse.

[322] L'infelice _Lodovico_, che non aveva potuto cangiare i lineamenti del viso, nè l'aspetto della maestà che sempre ebbe nel volto, nè la sua figura principesca, benchè le vesti mutate avesse, conosciuto fu e preso.

[323] Fatta all'istante un'irruzione.

[324] Gli presentò sei vestiti, due di stoffa d'oro, due d'argento, due di seta con altrettanti giubboni, e paia sei calze di scarlatto, e dodici camisce di renso, con scarpe e berrette similmente d'oro. Queste minuzie, riferite dal _Prato_, danno idea del vestire di quei tempi, e fors'anco della cura maggiore che si aveva per l'apparenza, che per la mondezza, non frequentemente allora cambiandosi le vesti che immediatamente ci toccano.

[325] Espugnata avendo Alessandria, distrutto l'esercito, caccia il duca _Lodovico Sforza_, e tornato presso Novara, lo sconfigge e lo fa prigioniero.

[326] Avendo io fatte molte ricerche, anni sono, sulle regalie alienate dai sovrani di questo Stato, o donate ai sudditi, ho osservato che al tempo del duca Filippo Maria si cominciò a staccarle, ed ho trovate cinque vendite e quattordici donazioni. Quel principe, non avendo eredi, cominciò a largheggiare. Poi, sotto Francesco I, fu il più gran colpo di distacco, contandosi sedici vendite, e ben quarantaquattro donazioni di regalie. Anche sotto Francesco s'introdusse il patto di abdicare in alcune vendite di regalie, la ragione fiscale di ricuperarle al prezzo medesimo. Le donazioni non furono mai tante poi, quanto sotto Francesco, che doveva rendere accetta la signoria, che mancava in lui di legittima ragione; ma sotto Lodovico il Moro in vece grandiose furono le vendite, delle quali ne ho contate settantaquattro. Tutto il secolo XVI fu più moderato. Non è da maravigliarsi che il duca Filippo Maria, ultimo di sua casa, donasse largamente regalie annesse alla sovranità o destinate a sostenerla. Oltre quelle che, pel terminare delle famiglie, nel corso di tre secoli saranno rientrate nel ducale patrimonio, ne rimanevano tuttora in mano di privati quattordici, dieci anni sono. Nè vi è pure da maravigliarsi se dieci anni fa rimanessero ben quarantaquattro donazioni di regalie fatte da Francesco Sforza, che voleva appoggiare la sua donazione alla benevolenza ed al consenso de' popoli.

[327] In porta Romana nella contrada della Ruga Bella.

[328] Questo palazzo era dove ora trovasi la casa del marchese Litta in porta Vercellina.

[329] Nella cinta del muro intorno alla chiesa di San Dionigi vi si pose una lapida con queste parole: _Lodovicus, Galliarum rex et Mediolani dux, parta de Venetis victoria, hic equum ascendit, ut in urbe triumpharet._ (_Lodovico_, re di Francia e duca di Milano, ottenuta avendo la vittoria su i Veneti, qui montò a cavallo onde nella città trionfasse.)

[330] Murat. Annali d'Italia, A. 1509. — Du-Mont, Corp. Diplomatique.

[331] Lib. IX.

[332] Guicciard., lib. X.

[333] Lib. X.

[334] Lib. X.

[335] Leggasi l'Apologia che ne ha fatta l'abate Francesco Murocchi nella tragedia intitolata: L'_Avogadro_.

[336] Lettera del Cavalier Bayard a Lorenzo Aleman, suo zio, stampata in fine della tragedia del signor Belloy citata.

[337]

SIMULACRO DI GASTONE DI FOIX CONDOTTIERO DEGLI ESERCITI FRANCESI CADUTO NELLA BATTAGLIA DI RAVENNA NELL'ANNO MDXII ESSENDO NELLA RESTAURAZIONE DELLA CHIESA DI S. MARTA DISTRUTTA LA DI LUI TOMBA LE VERGINI DI QUESTO MONASTERO ALLA IMMORTALITÀ DI SÌ GRANDE CAPITANO, IN QUESTO LUOGO LO FECERO COLLOCARE NELL'ANNO MDLXXIV.

[338] Mathieu Skeiner, cardinal de Sion, _le boute-feu de la Sainte Ligue_, lui qui joua dans toutes ces guerres le véritable rôle de l'Alecto de Virgile; ce Prêtre sanguinaire eut la lâcheté de faire exhumer le Héros de la France, sous pretexte de l'absurde excommunication lancée contre les ennemis du pape. Les François et beaucoup d'Italiens, souhaitoient alors à Jules II et au cardinal Skeiner autant de droitur, de justice, d'honneur et de bonté, qu'en avoit eu le Prince, dont ils osoient ainsi damner l'ame et outrages les cendres. _Belloy_.

[339] Et vous assure que de cent ans le royaum de France ne recouvrera la perte qu'il a faite.

[340] Veggasi Guicciardini, lib. 4. — Muratori, Annali, all'anno 1512. — Istoria del dominio temporale della Chiesa sopra Parma e Piacenza, ediz. rom. pag. 122. — Du Mont, Code Diplomat., T. IV, P. I, pag. 137 e 173. — Angeli, Ist. di Parma, lib. V. — Alberti, Descriz. d'Ital., pag. 369.

[341] Siccome può vedersi nel tomo II, Cap. XIII.

[342] Lib. XI.

[343] Gaillard, Vie de François Premier, roi de France, tomo I, pag. 140.

[344] Guicciard., lib. XI.

[345] Guicciard., lib. XI.

[346] Prato.

[347] Misero il paese il cui re è un fanciullo!

[348] Beatissimo Padre. — Manifesta ed abbastanza nota è presso la Santità Vostra la smoderata ed eccessiva ambizione di dominare in lungo e in largo, e la cupidigia di usurpare indebitamente l'altrui del re de' Francesi, cosicchè non solo sembra aspirare con tutti i suoi desiderii al principato milanese, ma anche al soggiogamento di tutta l'Italia; (e conclude alfine) per la qual cosa io sono forzato di ricorrere alla Beatitudine Vostra, per cosa che caderà ad evidente vantaggio di tutta l'Italia, e a me provvederà in una così grande pubblica calamità; supplicando altresì affinchè, provvedendo alle premesse cose, la Beatitudine Vostra, coll'autorità apostolica della quale è investita, di moto proprio, per certa scienza e per pienezza della podestà anche assoluta, si degni di accordare licenza, podestà ed autorità di imporre in tutta la giurisdizione del ducato di Milano le predette aggiunte di trenta soldi per ogni staio di sale, ec.

[349] Miscellanea MS., vol. I, num. 9.

[350] Miscellan. vol. I, num. 3.

[351] Il contratto di questa vendita, fatto il giorno 11 luglio 1515, trovasi nell'Archivio Civico, e si scorge che il reddito del Naviglio grande si considerò di non più che annue lire 1200.

[352] Vedi Prato.

[353] _Ibid_.

[354] Miscellan., vol. I, num. 12.

[355] MS. Miscellanea, tom. I, num. 12.

[356] Lib. XI.

[357] Prato.

[358] Lo stesso Prato.

[359] _Havuto nova Maximiliano Sforza ducha di Milano, ed il cardinale elveticho del preparato exercito gallico et del preparato esercito veneto_ (dopo morto Lodovico XII) _per la impresa de lo imperio Mediolanense; facto suo consulto de resistere a tanto impeto unito contra esso imperio, il cardinale, per levar ogni suspecto qual haveva a lo epischopo laudense Sforzescho, qual gubernava lo imperio Mediolanense, fece prendere esso epischopo et condurlo prigione nel castello di porta Giobia, dove subito posto alla tortura li fu dato squassi quattordici di corda et altro non poteno havere da esso epischopo._ M. S. Belgioioso, fol. 79, tergo, e 80.

[360] Gaillard, Vie de François Premier, tom. I, pag. 214.

[361] _Idem, ibidem_, pag. 224.

[362] Prato.

[363] Prato.

[364] Guicciard., lib. XII.

[365] Guicciard., lib. XII.

[366] Lib. XII.

[367] Veggasi Gaillard, tom. I, alle pag. 270, 274.

[368] Lib. I, f. 6. L'ingenuità di questa Cronaca appare dalla semplicità e barbarie medesima colla quale è scritta. L'autore era un merciaio, che, avendo bottega in Milano, si compiaceva di registrare gli avvenimenti del suo tempo. Corre manoscritta questa Cronaca di Gian Marco Burigozzo, e comprende gli avvenimenti nel 1500 al 1544. E curiosa la maniera colla quale termina: _come vedrete nella Cronica de mio filiolo, imperciocchè per la morte che mi è sopragiunta non posso più scrivere._ Queste parole verosimilmente vennero aggiunte dal figlio, il quale o non compose poscia la continuazione della Cronaca, ovvero se la compose ella non è giunta a mia notizia; di questa Cronaca mi accadrà più volle in séguito di servirmene.

[369] _Hyeronimo Morono dette zanze al gallico re d'andar in la citate de Brixio senatore, secondo la mente dil re, et stato alquanti giorni in la città Mediolanense, fa significato ad esso Morono dovesse pigliar il cammino de la Gallia transalpina ed andar al suo offitio, dove esso Morono, charichato sei cariaggi de le sue tutte bone robe, pigliò il cammino di lo Apenino. Gionto appresso allo Apenino pigliò il cammino de le montagne de Genovese et poi di Modena, et in quella fece dimora per alquanti anni, et il gallico re fu piantato dal Morono._ Cronaca di Antonio Crumello, pavese. MS. Belgioioso, fogl. 83, tergo.

[370] Veggasi Giovio, lib. VI, Storia. — Gaillard, Storia di Francesco I re di Francia, tom. I, cap. III. — Veggasi Prato.

[371] Il re cristianissimo, volgendo nell'animo la fedeltà e la integrità che i cittadini milanesi mostrarono verso sua maestà, e i danni intollerabili che essi sopportarono, liberamente dona e concede alla predetta città la somma di diecimila ducati di rendita annua e perpetua, esigibili per mano del ricevitore della città dai gabellieri delle mercatanzie, la quale somma sia convertita soltanto ad utilità della città predetta, e non altrimenti.

[372] Così nel libro di Carlo Pagano, stampato in Milano da Agostino Vimercato l'anno 1520, pag. 6.

[373] Vedi Pagano suddetto.

[374] Osservando e non osservando il diritto comune.

[375] Essendo quell'uffizio cagione a tutti di terrore.

[376] Arte del buono e del retto, e scienza del giusto e dell'ingiusto.

[377] Questo accadde per disposizione data il giorno primo di luglio del 1518, come scorgesi alla pag. 30 della relazione MS. che l'erudito ed esatto abate Lualdi, prefetto dell'Archivio della città, ha presentata l'anno 1784 al Consiglio Generale.

[378] Prato. — Burigozzo, lib. I, foglio 9 e 10.

[379] _Une très-belle et honeste dame que le roy aimoit, et faisoit son mary cocu_, di lei dice Brantome nel discorso sopra il maresciallo di Lautrec.

[380] Vedi Gaillard, tom. I, pag. 352.

[381] Così Gaillard, tom. I, pag. 360.

[382] Gaillard, tom. I, pag. 361.

[383] CHI MAI NON RIPOSÒ, QUI RIPOSA. TACI.

[384] Tom. II, pag. 202.

[385] È da vedersi _Apostolo Zeno_, nelle sue dissertazioni Vossiane, tomo II, sul merito della storia del Corio, da molti a torto disprezzata. Così pure _Justi Vicecomitis pro Bernardino Corio Dissertatio_. Giusto Visconte è il finto nome del P. _Mazzucchelli_ C. R. Somasco, il cui elogio trovasi nel Giornale de' Letterati di Italia.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.