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[112] Perciocchè dal carroccio, nel quale spesso era portato (e beato colui che poteva toccare quel carroccio, coperto di panni per il di lui uso!) cominciò a predicare ed a sgridare gli uomini e le donne, perchè dovevano evitare i lacci mondani, cioè le vesti lussuriose e sontuose, le masserizie d'argento e le gemme preziose, e gli ornamenti... e per esecutore fece eleggere un ufficiale, che io vidi a tagliare le grandi maniche dello guarnaccie, tessute con lavoro frigio, od ornate d'oro e d'argento, e a tagliare le cinture, se qualche cosa preziosa intorno ad esse trovavasi.
[113] Fece pubblica giustizia col taglio della testa... Vendute avendo adunque le cose predette, l'oro, l'argento, le gemme, i diamanti e le pietre preziose fino a Venezia.
[114] Che non dubitasse della mancanza delle vettovaglie, sapendo esso (perciocchè così asseriva) per mezzo della orazione... che avrebbe impetrato che la manna simile a quella data a _Mosè_ nel deserto, sarebbe caduta in sufficiente quantità.
[115] Erasi pigliata cura degli altri, non di si stesso, siccome sempre allegava nel predicare.
[116] Veggasi l'Azario, dalla pag. 235 sino alla pag. 241.
[117] _Raynald. ad ann._ 1362, num. 12.
[118] Non sai, poltrone, che io sono papa ed imperatore, e signore in tutte le mie terre.
[119] Esso signor _Barnabò_ ai suoi giorni ebbe in odio gli uomini scienziati, laici, cherici e prelati, e qualunque uomo virtuoso; e sempre elevò sublimemente gli idioti, i crudeli, gli uomini vili, infami ed omicidi.
[120] _Annal. Mediol._, pag. 799.
[121] _Annal. Mediol._, cap. 147 in fine. — Gattari, Storia padovana, _R. I._, tom. XVII.
[122] Matteo Villani, lib. XI, cap. 41.
[123] Perciò il Signore ti distruggerà finalmente, ti svellerà e farà esule te dal tuo tabernacolo, e la progenie tua dalla terra dei viventi.
[124] _Annal. Mediolanens._, cap. 147 in fine.
[125] _Raynald. ad ann._ 1364, § 3.
[126] _Idem_, A. 1368, § 2.
[127] _Raynald. ad ann._ 1372, num. I.
[128] Codice A, MS., nell'archivio del R. castello di Milano.
[129] Azario, pag. 282.
[130] Considerando noi i tempi di sterilità e le calamità delle guerre.
[131] _Decreta. Antiqu. Mediol. Docum._, pag. 54.
[132] Corio all'anno 1374.
[133] Senza altra determinazione nè difesa antecedente, comandò che un suo famigliare partisse per espresso colle sue lettere, dirette al podestà di Bergamo, affinchè egli, quelle vedendo, facesse impiccare per la gola il detto _Antoniolo_, sotto pena di essere impiccato il podestà medesimo. Il quale podestà, sebbene di malavoglia, fece impiccare il detto _Antoniolo_ nel palazzo di Bergamo, senza frapporre alcuna dilazione, se non finchè confessato si fosse al sacerdote.
[134] Azario, pag. 275.
[135] _Annales Mediol., ad ann._ 1366.
[136] _Idem_, ad ann. 1370.
[137] _Ibidem_, ad ann. 1381.
[138] Tom. XI, pag. 360 e 376. — Anche Matteo Villani nelle istorie _R. I._, tom. XIV, pag. 370, scrisse _Come i Visconti fecione contro i prelati de Santa Chiesa. Avvenne in questi dì_ (cioè verso il maggio del 1357) _che il papa mandò un valente prete in Lombardia a predicare la croce, guardandosi i maggiori prelati di non volere la grazia di quell'uffizio, e la croce si bandiva e si predicava, come è detto, contro al capitano di Forlì e al signore di Faenza; il valente sacerdote se ne andò a Milano, e, ivi favoreggiato dal vescovo di Parma, cominciò sollecitamente a fare l'ufficio che commesso gli era dalla Santa Chiesa. Come metter Barnabò ebbe notizia di questo servigio, senza vietarglielo o ammonirlo che questo fosse contro alla sua volontà, il fece pigliare, e ordinata per lui una graticola di ferro, tonda, a modo di una botte, con manichi da voltarla, dentro vi fece mettere il sacerdote, e accesovi sotto il fuoco, come si fa a un arrosto, e facendolo volgere, crudelmente il fece morire_.
[139] L'Azario, pag. 310. — _Annal. Mediol. R. I._, tom. XVI, col. 740. — _Chron. Placent., R. I._, tom. eod., col. 510, E. — Veggasi anche la Cronaca di Bologna.
[140] Tom. IV, pag. 100.
[141] L'intenzione del signore è che dei capi traditori si incominci il castigo a poco a poco. Il primo dì, cinque tratti di _curlo_ (_probabilmente di corda_); il secondo si riposi; il terzo dì, similmente cinque colpi di _curlo_; il quarto si riposi; il quinto giorno, similmente cinque colpi di _curlo_; il sesto si riposi; il settimo, similmente cinque colpi di _curlo_; l'ottavo si riposi; il nono si dia loro a bere acqua, aceto e calcina; il decimo si riposi; l'undecimo dì, similmente acqua, aceto e calcina; il duodecimo si riposi; il decimoterzo giorno si taglino due correggie di pelle sulle spalle, e si lasci sgocciolare sopra (_forse acqua od olio bollente_); il decimoquarto si riposi; il decimoquinto giorno si levi loro la pelle della pianta di ciascun piede, poi si facciano camminare sopra i ceci; il decimosesto si riposi; il decimosettimo camminino sopra i ceci; il decimottavo si riposi; il decimonono si pongano sopra il cavalletto; il vigesimo si riposi; il vigesimoprimo si pongano sul cavalletto; il vigesimosecondo si riposi; il vigesimoterzo giorno si tragga loro un occhio dal capo; il vigesimoquarto si riposi; il vigesimoquinto si tronchi loro il naso; il giorno vigesimosesto si riposi; il vigesimosettimo si recida loro una mano; il ventesimottavo si riposi; il ventesimonono si tagli loro l'altra mano; il trentesimo giorno si riposi; il trentesimoprimo si tagli loro un piede; il trentesimosecondo si riposi; il trentesimoterzo si tagli loro l'altro piede; il trentesimoquarto si riposi; il trentesimoquinto si recida loro un testicolo; il trentesimosesto giorno si riposi; il trentesimosettimo si recida loro l'altro testicolo; il trentottesimo si riposi; il dì trentesimonono si tagli loro il membro virile; il quarantesimo si riposi; il quarantesimoprimo siano attanagliati su di un carro, e poscia si pongano sulla ruota.
[142] L'esecuzione di quelle pene fu compiuta riguardo a molte persone negli anni 1372 e 1373.
[143] _Petri Azarii Chronicon_, pag. 301.
[144] Corio, all'anno 1369.
[145] Dato nel castello nostro Zoloso.
[146] Giulini, tom. XI, pag. 294.
[147] La quale casa (dice Azario), cogli ornamenti e le pitture e le fontane, oggi non si farebbe con trecentomila florini.
[148] Pag. 283.
[149] Pag. 269.
[150] _Siton. Monum. Vicecomit._, pag. 21.
[151] _R. I._, tom. XVII.
[152] Di questi tempi è un ducato d'oro di Siena colla biscia, che possedo nella mia collezione.
[153] Ma certamente con vana credenza noi stessi deludendo, ci ingannavamo, persuadendoci che quello potesse esser fedele, che stato era tanto sleale nepote e genero e fratello, verso lo zio, il suocero e i fratelli, e del quale tante volte ed a noi e ad altri era stato provato non avere la fede alcuna costanza, se non che in questo solo che le cose promesse mai non manteneva... Noi però, cambiando la sorte delle cose, dichiariamo la guerra al tiranno della Lombardia, che cerca di farsi re, e di farsi ungere come tale.
[154] Lettere de' principi, stampate in Venezia, 1374.
[155] Il detto signor conte, egli stesso a chi gli piaceva, conferiva tutte le dignità e i benefizi ecclesiastici dei paesi di dominio dello stesso signor conte che conferire dovevansi, e il detto signor papa confermava i detti benefizi e le dette dignità a tutti coloro che il detto signor conte aveva eletti.
[156] _Ad annum 1381._
[157] _Annal. Mediol. ad ann. 1398._
[158] Si leghi con catena di ferro ad una colonna, con un anello di ferro che giri all'intorno, e col quale possa girarsi all'intorno l'uomo medesimo, la quale catena sia quanto più potrà farsi lunga, cosicchè soffra una morte più dolorosa; colà tuttavia sia abbruciato in modo che muoia.
[159] _Ad an._ 1395 in fine.
[160] Ecco, testimonio ai popoli e precettore alle genti, io ho dato lo stesso duce. — Venerabili padri e spettabili signori miei, assai giustamente venerabili, tutta la patria dei Milanesi può domandarmi con eguale premura. — Di', te ne prego, o vescovo novarese, quali motivi indussero il sacro cesareo animo ad accordare al nostro comune l'onore sublime del ducato? — Alla quale io rispondo: — la quadruplice situazione delle cose; la provvida benignità del Re Eterno; la conformità cortese di un atto degno di un congiunto; la obbediente fedeltà della casa Viperea; la congruente utilità di tutta la plebe.
[161] Celebre potenza di valido vigore; nobile prosapia di fulgido decoro; ilare clemenza del placido donatore.
[162] La prosapia della famigia, molto raggiante; la bellezza del corpo, molto speciosa; la tranquillità dell'animo, assai virtuosa.
[163] L'orazione può leggersi nella biblioteca Ambrosiana, nel codice MS segnato B. N., pag. 116.
[164] Corio, all'anno 1395.
[165] Le misure che io assegno al Duomo sono diverse da quelle che si leggono presso gli autori. Io le ho fatte verificare. Il Morigia, il Lattuada e il Sormani danno la lunghezza di braccia 300, ed errano di cinquanta braccia. Il Morigia lo fa largo braccia 145; il Sormani 150; il Lattuada 151. Il Torri dà la lunghezza di braccia 260, ed erra di braccia 10-1/2. Il Bugati s'accosta più degli altri alla verità ed assegna lunghezza braccia 250, col piccolo errore di mezzo braccio; e larghezza braccia 130, la qual misura è prossimamente quella della croce, se si voglia ommettere lo sfondato delle cappelle. L'autore del _Distinto ragguaglio dell'ottava maraviglia del mondo, ossia della gran metropolitana dell'Insubria, volgarmente detta il Duomo di Milano_, malgrado l'ampollosità del frontispizio, fa la lunghezza minore della vera, fissandola a braccia 248, e la larghezza braccia 128, misura parimenti minore del vero. Nella pianta pubblicatasene coi funerali di Carlo VI augusto, risulta ancor più erronea la lunghezza stabilitavi di braccia 243; la quale comunemente, e per tradizione, si crede la vera misura, anche da chi ha ingerenza nella fabbrica del Duomo, sebbene manchi dal vero braccia quattro e mezzo. Questa nota può dare un'idea della poca esattezza dei nostri scrittori, e del tedio che ho dovuto soffrire per rintracciare il vero in quest'opera. Non sarà, credo, spiacevole ai lettori il paragone fra le misure del Duomo e quelle di San Paolo di Londra e di San Pietro di Roma. Le misure di San Paolo di Londra le ho estratte del _The Foreigner's guide, or a necessary and instructive companion Both, for the Foreigner and native in Their Tour through the Cityes of London and Westminster — London — the fourth edition 1763, pag. 73_. Le misure di San Pietro le ho ottenute da Roma, e sono fatte dall'attuale architetto di quella basilica, il signor Simonetti.
San Paolo è lungo 500 piedi d'Inghilterra, largo piedi 249; e la cupola è d'altezza piedi 340; alla sommità della quale evvi la croce di altri 10 piedi; onde l'altezza somma è piedi 350.
San Pietro è lungo 829-1/2 palmi romani; alla croce è largo palmi 615; e dal pavimento sino alla sommità della croce sopra il lanternino, è la somma altezza palmi 593.
Il piede inglese è once sei, punti uno, atomi otto e 4/5 d'atomo del braccio nostro. Il palmo romano è quattr'once, sei punti 33/100 d'un atomo del nostro braccio.
_Ridotto il paragone a braccio milanese_
Altezza Lunghezza Larghezza
Duomo 180 — 249-1/2 148-1/8 San Paolo 174 — 236 — 127-1/2 San Pietro 222-1/2 311-1/3 230-3/4
Il Duomo di Milano supera San Paolo di Londra nell'altezza e nella larghezza; ma è 42 braccia meno alto, 61-5/6 braccia meno lungo, e 82-5/8 braccia meno largo di San Pietro.
[166] Corio, all'anno 1391.
[167] A coloro che veramente saranno penitenti e che fatta avranno la loro confessione.
[168] Giulini, tom. XI, pag. 651.
[169] Libero e mondo sia tanto dalla colpa, quanto dalla pena.
[170] Mendacemente simulano queste facoltà non vere da essi pretese, mentre ancora per picciolissima somma di danaro (per servirci delle loro parole) non già i penitenti, ma coloro che il velo di una mentita assoluzione studiansi di apporre con trista coscienza alla loro iniquità, ed egualmente assolvono dagli atroci delitti senza alcuna vera contrizione, e non precedendo alcuna debita forma, o condonano le cose mal tolte, certe ed incerte, non esigendo (il che assurdissimo fu in tutti i secoli) alcuna previa soddisfazione.
[171] _Raynald., ad ann. 1390_, num. I.
[172] _Roberto_ di Baviera, per la grazia di Dio re dei Romani e conte Palatino del Reno. A te, _Giovanni Galeazzo_, milite milanese, comandiamo in via di precetto, che tu debba restituire e riconsegnare a noi, cui spetta il governo dell'Imperio, per elezione canonicamente fatta nella persona nostra in imperatore dagli elettori dell'Imperio, tutte le città, i castelli, le terre e i luoghi appartenenti al Romano imperio ed alla nostra giurisdizione, che indebitamente occupati ritieni nell'Italia; altrmente ti diffidiamo come invasore delle terre e della giurisdizione del sacro Imperio, e nostro nemico e ribelle.
[173] A te, _Roberto_ di Baviera, noi _Giovanni Galeazzo Visconte_, per la grazia di Dio, e del serenissimo signor _Venceslao_ re dei Romani e di Boemia, duca di Milano, ec., e conto di Pavia e delle Virtù, colle presenti rispondiamo che qualunque città, castello, terra o luogo possediamo in Italia, lo riteniamo e lo possediamo per autorità del prefato serenissimo signor _Venceslao_ re dei Romani, e canonicamente investito del governo del sacro Imperio, e tutti quei luoghi intendiamo certamente difendere contra di te, invasore dell'Imperio, e manifesto nemico del predetto signor _Venceslao_ e di noi, e te, manifesto nemico dello stesso Imperio e del signor re _Venceslao_ e nostro, diffidiamo, se mai tu presumesti di invadere il nostro territorio.
[174] Corio, all'anno 1401.
[175] Tom. XII, pag. 54.
[176] Briani, Storia d'Italia, tom. II, pag. 475, ediz. Venet. 1623. — Morigia, Storia dell'antichità di Milano, pag. 644, ediz. Venet. 1392.
[177] Veggasi il Poema del P. Enrico Barelli, _De Alberico VII_, in Milano presso Marelli, 1782.
[178] _Rer. Ital._, tom. XVI, _colum. 1021 et sequ._
[179] Il nostro duca impose taglie, convenzioni e prestiti così grandi e continui ai sudditi suoi entro il suo dominio, che forzati erano essi ad andare vagando in terre straniere, capaci non essendo a sostenere quei pesi, e si udirono gli urli delle vedove e degli orfani e degli altri singoli, e grande strepito degli inferiori, ed immense crudeltà. E coloro che pagare non potevano, ritenevansi prigioni, e i loro beni usurpati erano dagli stipendiati.
[180] _Annal. Mediol., ad ann. 1401._
[181] _De Monet. Ital._, tom. III, pag. 59.
[182] Giulini, tom. XI, pag. 521.
[183] All'anno 1387.
[184] Andrea Biglia, lib. 2, col. 29. — Corio, all'anno 1406.
[185] Tom. VII, pag. 612.
[186] Contra di molti adoperò quel genere di nefanda strage che si eseguiva aizzando ai cani, tanto sitibondo di sangue, che, senza spargerlo, non lasciava un solo giorno passare.
[187] _R. I._, tom. XIX, col. 32 E.
[188] All'anno 1409.
[189] E non molto dopo _Facino_ viene chiamato a Milano, cosicchè nulla più ad esso mancava al dominio dell'una e dell'altra città se non che il solo nome; tutti obbedivano ad un solo, le cose tutte a norma del di lui comando stabilivano, non lasciandoci nè pure per le spese dei giovani quanto bastasse al sostentamento della vita.
[190] _Rer. Ital._, tom. XIX, col. 34 E., 33 A.
[191] Giulini, tom. XII, pag. 611.
[192] Corio, all'anno 1397.
[193] Il volgo veramente (dice il Biglia) allettato era dall'abbondanza delle vettovaglie; ma gli altri tutti che passare potevano per buoni cittadini, aggravati erano da tributi intollerabili... Molti uccisi furono per effetto di pubblica e di privata licenza.
[194] Al giovane diedero questi avvertimenti (dice il Biglia), che la moglie, se non pure repudiata, tenesse certamente come già da esso separata.
[195] _Rer. Ital._, tom. XIX, col. 44 e sequ.
[196] All'anno 1418.
[197] Decembrio, cap. 68; e Stella.
[198] Quest'Alberico aveva per suo avo l'altro del quale ai fece menzione alla pag. 127. Si era confederato col duca; e siccome con ciò egli esponeva le proprie terre della Romagna (come in fatti vennero poi conquistate dalle armi pontificie), così Filippo Maria gli diede la signoria e contea di Belgioioso col castello, _pro aliquali rependio_, come leggesi nel diploma. Per assicurarsi poi che i Barbiani non ricuperassero i loro Stati, il papa investì della contea di Lugo la casa d'Este, già dipendente pel marchesato di Ferrara. Chi ha considerata la concessione di Belgioioso come una beneficenza del duca Filippo Maria, non ha posto mente a questo fatto. Pur troppo è vero che il duca non beneficò mai costantemente un uomo di merito.
[199] Donato Bosso, all'anno 1444.
[200] _De studiis Mediol._, cap. VIII, pag. 34.
[201] _Biblioth. Script. Mediol., ubi de Philippo Maria Vicecomite._
[202] Nè sprezzò egli, nè tenne in onore e in pregio gli uomini addottrinati negli studi delle lettere e delle scienze, e maggiormente ammirò, di quello che ei coltivasse la loro dottrina.
[203] Decembrio, cap. 42 et seg.
[204] Salve, o viaggiatore, vedi, qui sta l'imagine somigliantissima di quel papa _Martino_, quinto nelle serie, che, buon pastore per indole, resse la Chiesa a te Roma, ec... Autore di questo carme è _Giuseppe Brivio_, ordinario, dottore di gius canonico e maestro di sacra teologia, ec.
[205] Ma l'autore di questa insigne immagine fu _Giacobino_ di Tradate, profondo nell'arte che io ardirei dire non minore, ma bensì maggiore di _Prassitele_.
[206] Tom. XII, pag. 438.
[207] Di mirabile furberia faceva uso nello scegliere i consultori che nominati sono consiglieri; perciocchè eleggeva uomini probi ed illustri per sapere; ed a questi dava per colleghi uomini scandalosi, affinchè nè quelli potessero appoggiarsi alla giustizia, nè questi sviluppare la loro perfidia, ma egli prevenuto fosse di tutto, per la continua discordia che tra di essi regnava.
[208] Decembrio, cap. 34.
[209] Tanto arrossì della sua cecità, che fingeva di vedere chiaro, avvertendolo segretamente i suoi camerieri.
[210] Cap. 36.
[211] _Oratio super populum — Praetende, quaesumus, Domine, famulabus tuis Blanchae Mariae et Agneti dexteram coelestis auxilii ut te toto corde perquirant, et quod digni postulant, assequantur. Per etc... — Super Syndonem — Fac, quaesumus, Domine, famulas tuus Blancham Mariam et Agnetem toto corde semper ad te accurrere, et tibi subdita mente servire, tuamque misericordiam suppliciter implorare, et tuis jugiter beneficiis gratulari. Per etc... — Super Oblata — Propitiare, Domine, supplicationibus nostris et has oblationes famularumque tuarum Blanchae Mariae et Agnetis, quas tibi pro incolumitate earum offerimus, benignus assume, et ut nullum sit irritum votum, nullius vacua postulatio, praesta, quaesumus ut quod fideliter petimus, efficaciter consequamur. Per Dominum, etc... — Praefatio — Aeterne Deus, in te sperantium consolator, et subditorum tibi mentium custos, inclina aures misericordiae tuae ad praeces humilitatis nostrae, et famulabus tuis Blanchae Mariae et Agneti propitius adesse dignare. Veniat super eas spiritualis a te benedictionis ubertas, ut pietatis tuae repletae, muneribus in tua gratia, et in tuo nomine laete semper exultent. Per Christum, etc... — Post Comunionem — Da, quaesumus, Domine, famulabus tuis Blanchae Mariae et Agneti in tua fide, et sinceritate constantiam, ut in charitate divina firmatae, nullis tentationibus ab earum integritate evellantur. Per etc..._
(Orazione sopra il popolo. — Stendi, o Signore, te ne preghiamo, la destra del celeste aiuto alle tue ancelle _Bianca Maria_ ed _Agnese_, affinchè a te con tutto il loro cuore aderiscano ed ottengano quello che degnamente ricercano; per, ec. — Sopra la Sindone. — Fa, o Signore, te ne preghiamo, che le tue ancelle _Bianca Maria_ ed _Agnese_ sempre con tutto il cuore loro a te ricorrano e a te servano con mente devota, e la tua misericordia supplichevolmente implorino, e possano un giorno mostrarsi grate coi cuore ai tuoi benefizi; per, ec. — All'Offertorio. — Mostrati, o Signore, propizio alle nostre suppliche, e benigno ricevi queste obblazioni delle tue ancelle _Bianca Maria_ ed _Agnese_, che a te offeriamo per la loro salvezza; ed affinchè irrito non sia alcun voto, nè vana la preghiera di alcuno, concedi, te ne preghiamo, che quello che fedelmente chiediamo, efficacemente possiamo ottenere; per il Signore, ec. — Prefazio. — Eterno Dio, consolatore di coloro che in te sperano, e custode delle menti a te devote, piega le orecchie della tua misericordia alle preghiere della nostra umiltà, e degna di mostrarti propizio alle tue ancelle _Bianca Maria_ ed _Agnese_. Venga sopra di esse la dovizia della spirituale tua benedizione, affinchè, colmate dei doni della tua pietà, liete sempre esultino nella tua grazia e nel tuo nome; per Cristo, ec. — Dopo la comunione. — Accorda, o Signore, te ne preghiamo, alle ancelle tue _Bianca Maria_ ed _Agnese_ la costanza nella tua fede e nel sincero tuo servigio, affinchè, confermate esse nell'amore divino, smosse non sieno giammai per alcuna tentazione dall'integrità di que' proponimenti, per, ec.)
[212] Che dirò di Milano, potentissima città d'Italia e metropoli della Gallia Cisalpina, nella quale tanto numerosi sono, e tanto diversi i generi degli artefici, tanto grande è la frequenza del popolo, che di là ebbe origine il volgare proverbio: Chi volesse ricomporre l'Italia, dovrebbe distruggere Milano.
[213] _Kloch, de Ærario_, lib. 2, cap. 36, pag. 598. _Norimbergae_, 1671.
[214] Cosicchè facilmente si reputa che in quella città possano armarsi più di trentamila uomini.
[215] _R. I._, tom. XIX, pag. 105.
[216] Meraviglioso è a dirsi che quello i soli Milanesi osarono promettere, che a stento in que' tempi fornito o fatto avrebbono Firenze e Venezia. Sì grande è in questa età la popolazione di una città sola, sì grande la consuetudine di trafficare nel paese e nelle straniere regioni.
[217] _Rer. Ital._, tom. XXII, col. 939.
[218] _Rer. Ital._, tom. XXII, col. 956.
[219] Archivio di città, registro A, foglio 40.
[220] Nell'archivio di città al registro B leggonsi: 17 agosto 1447, ordine dei signori vicario e XII di Provvisione per adunare il consiglio dei novecento, onde prestino il giuramento i consiglieri che non aveano giurato. Foglio I, tergo. Altro dei medesimi vicario e XII, perchè niuno ardisca di rompere le conche sopra i navigli o lo steccato di Cusago, del 23 agosto 1447. Registro B, foglio 10, e sotto la data medesima, v'è altro editto de' suddetti sulla macina del grano, che proibisce a' mugnai la compra: pure il 24 agosto, altro simile editto del vicario e XII proibisce ai fornai di vendere a staio il pane di mistura; registro suddetto, foglio 2. Esso registro B è pieno di editti del tribunale di Provvisione, l'ultimo dei quali è al foglio 408, contenente una proibizione di ascendere sopra il tetto del Broletto, in data 10 febbraio 1450, sedici giorni prima che Francesco Sforza si rendesse padrone di Milano; dal che si conosce che la giurisdizione ordinaria del tribunale di Provvisione in quel tempo di repubblica, o anarchia che ella si fosse, rimase intatta e continuata. Lo stesso io trovo essere accaduto al magistrato Camerale, ossia ai _Maestri delle entrate_, che conservarono la loro giurisdizione; ed uno dei primi editti di quell'interregno è del 20 agosto 1447, col quale si comanda che ciascuno paghi il tributo sulle merci alle porte della città. Veggasi registro B, foglio 6. Altro del 22 detto per la propalazione dei beni del defunto duca. Veggasi registro B, foglio 8, tergo. Ne è pieno quel registro sino al giorno 7 gennaio 1450, in cui il magistrato Camerale ordinò che si pagasse il tributo della dogana, come dal citato registro al foglio 402.
[221] Registro civico B, foglio 14, tergo, ove leggesi questa grida del 30 agosto 1447 per la demolizione e vendita del castello e delle gioie del duca.