Storia di Milano, vol. 1

Part 33

Chapter 333,409 wordsPublic domain

[446] _Trist. Calch. Hist. Patr._, lib. 10, pag. 209.

[447] Appianiamo le fosse, dirocchiamo le mura, distruggiamo tutte le torri, e tutta la città traggiamo a ruina ed a desolazione.

[448] _In Dacherii Spicil._, tom. V. — _Pagi, Crit. Baron. ad annum_ 1162, num. 26.

[449] Poscia le mura della città e le fosse e le torri furono a poco a poco distrutte, e così tutta la città di giorno in giorno venne sempre ridotta a ruina e a desolazione.

[450] Il popolo viene espulso dalla città: il muro tutto all'intorno atterrato: gli edifizi sono spianati al suolo, eccettuati i templi dei santi.

[451] _Pistor. Nidan., Rer. German. Script., Ratisponae_, 1751, tom. I, pag. 678.

[452] I Milanesi, spinti dall'assedio, dalla fame, dall'inopia, dalla discordia, per mezzo di ambasciatori chieggono dall'imperatore misericordia.... l'imperatore, che proposto erasi di farli perire con diversi supplizi, a terrore degli altri, accordando loro la vita e concedendo che seco portassero quanto potevano delle cose necessarie, li disperse nelle province in modo che facoltà non avessero di rientrare nella città; quindi comandò che i suoi soldati nella città entrassero, e si distruggessero le mura, le torri, gli alti e superbi palazzi, e tutti gli edifizi.

[453] Nella stessa raccolta del Pistorio, tom. I, pag. 914.

[454] I Milanesi, stretti già da quattro anni d'assedio dal re e dall'esercito italico e teutonico, dopo molte illustri imprese di militare audacia, finalmente, attediati dalle calamità e dall'inedia, piuttosto che vinti dalla forza delle armi, supplichevoli stendono le mani all'imperatore, sè stessi e tutte le cose loro cedendo al regio potere. Ricevuti adunque alla dedizione gli ottimati e il popolo, il re, colle aquile vincitrici e con grande concorso di popolo, entrò verso la domenica delle Palme, e, conceduto avendo ai cittadini la vita e il possedimento di tutte le loro suppellettili, per di lui ordine si spianano le fortificazioni, le mura, le torri e qualunque luogo munito; gli altri edifizi, eccettuata la chiesa matrice e le altre chiese, vengono dalla vorace fiamma consunti, e quella città opulentissima... si spiana sino al suolo.

[455] I Milanesi, dopo l'eccidio della loro città, in vigore di editto imperiale, quattro borghi nei quattro diversi punti fabbricarono.

[456] _Manckenius, Scriptores Rer. Germanicar._, Lipsiae, 1730, tomo III, columnis 220 e 222.

[457] Le mura della città abbatte e tutto spiana al suolo.

[458] Nella citata raccolta del Menckenio, allo stesso volume, colonna 1708.

[459] I Milanesi però, non potendo resistere ad impeto così grande, stanchi dalle frequenti devastazioni, dalla fame, dalla sete, da diverse perdite, dai tormenti e dalle uccisioni dei fratelli e degli amici loro, cagionate dai principi tanto della Lombardia, quanto della Teutonia, cercano il modo di trovare grazia presso l'imperatore; ad essi così si risponde dai principi: che in alcuna guisa non potranno ottenere la grazia dal signor imperatore, se dapprima non abbiano nelle mani dello stesso signor imperatore consegnata Milano. E per consiglio dei fedeli suoi vengono alla città di Lodi, e, sedendo l'imperatore sul suo tribunale coi suoi principi, portando innanzi ad esso le chiavi di tutte le porte milanesi, alla presenza di esso e di tanti principi, co' piedi nudi si prostrano a terra. Per comando dell'imperatore sono avvertiti di levarsi in piedi; e tra essi _Aluchero_ di Vimercate così comincia a parlare: Peccammo, ingiustamente facemmo, perciocchè contra l'imperatore de' Romani, signore nostro, movemmo le armi; riconosciamo il nostro fallo, chiediamo perdono; il collo nostro assoggettiamo alla vostra imperiale maestà; le chiavi della città nostra, città antica, alla imperiale maestà offriamo, e adorando le pedate vostre, con umile e supplichevole preghiera chiediamo che abbiate pietà di città così grande, di antichissima opera dei passati imperatori, per amore di Dio, di _sant'Ambrogio_ e di que' santi che dentro vi riposano, e che l'imperiale pietà si degni di accordare pace ai sudditi soggiogati. L'imperatore, udite avendo queste preghiere, le chiavi delle porte dei Milanesi riceve, e così ad essi risponde: Che siccome noto si rendette per le quattro parti del mondo, che contra il signor imperatore, padrone della terra, presunsero essi di muovere le armi, così per le quattro parti del mondo nota debb'essere la loro pena. Per le quattro parti intorno a Milano, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro, ognuno porti, ovunque vuole, il suo danaro: la città di Milano si renda in potere dell'imperatore. Questo udendo, i Milanesi si arrendono al volere suo, e, benchè a malgrado loro, obbediscono al di lui comando. I loro domicilii stabiliscono nelle quattro parti predette, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro; Milano cedono al potere del signor imperatore. L'imperatore, riunita avendo la milizia dei Teutonici, dei Pavesi, dei Cremonesi e degli altri Longobardi, siede in Milano sul suo tribunale, e chiede consiglio di quello che si debba di così grande città. Al che si risponde dai Pavesi, dai Cremonesi, dai Lodigiani, dai Comaschi e dalle altre città: Il calice gustino pur essi che diedero a bere alle altre città. Distrussero Lodi e Como, città imperiali; ai distrugga ancora la loro Milano. Udito avendo questo l'imperatore, per loro consiglio pronunziata avendo contro Milano quella sentenza, uscì fuora alla campagna. Primieramente il signor _Teobaldo_, fratello del signor re _Ladislao_, poi i Pavesi, i Cremonesi, i Lodigiani, i Comaschi ed altri delle altre città, più presto di quello che si farebbe a dirsi, il fuoco appiccano da ogni parte in Milano, mentre l'imperatore co' suoi eserciti ne rimane spettatore. Così Milano, città antica, città imperiale, da diverse calamità desolata, viene distrutta. L'imperatore poi, rovinata essendo Milano, in tutta l'Italia esercitava l'imperiale potere, perciocchè tutta al di lui cospetto l'Italia tremava, ed avendo egli nelle città italiche stabiliti i suoi podestà, dispose la marcia del suo esercito verso la Sicilia, disputare volendo col Siciliano intorno al ducato della Puglia.

[460] _Monumenta Historica Bohemiae, nusquam antehac edita a P. Dobner collecta_, tom. I, pag. 71 e seg.

[461] Vicende di Milano con Federico I, pag. 100, 104 e 106.

[462] Avanti la porta di San Giorgio in Noxeda.

[463] Giulini, tom. VI, pag 317.

[464] Non rimase la cinquantesima parte di Milano, che distrutta non fosse.

[465] _Hist. Rer. Laudens., Rer. Italic. Script._, tom. VI, _colum._ 1105.

[466] Da prima incendiò tutte le case; poscia anche le case medesime distrusse.

[467] Sire Raul, _De gestis Federicis, in Rer. Italic. Scriptor._, tom. IV, _colum._ 1187.

[468] Giulini, tom. VI, pag. 264.

[469] Giulini, tom. VI, pag. 230.

[470] Il pianto e il lutto degli uomini e delle donne, e principalmente degli uomini infermi e delle femmine sopraparto, e dei fanciulli che uscivano, e i propri lari abbandonavano.

[471] _Rer. Italic. Script._, tom. VI, _colum._ 1187.

[472] Giulini, tom. VI, pag. 233.

[473] Dopo la distruzione di Milano.

[474] Giulini, tom. VI, pag. 292. — Vicende di Milano, pag. 80.

[475] Giulini, tom. VI, pag. 307, 309 e 328.

[476] Affinchè non fossero dai fondamenti rovesciate, come Milano, che era stata il fiore dell'Italia, se ribelli all'imperatore si facessero.

[477] Vicende di Milano, pag. 97. — Giulini, tom. VI, pag. 338.

[478] _Federico_ Imperatore, con un esercito quasi innumerabile di Alemanni, assediò Milano.

[479] _Nidan. Pistor., Rer. Germanicar. Script._, tom. 2, pag. 531.

[480] I Milanesi spontaneamente fecero dedizione di sè stessi e delle cose loro all'imperatore, il quale, senza alcuna clemenza, Milano distrusse.

[481] _Rer. Boicarum Scriptores, collegit Andreas Felix Oefelius_, tom. II, pag. 334.

[482] Giulini, tom. VI, pag. 339.

[483] Oh quanto clamore, quanto timore, quanto lutto per quattro settimane si mantenne nei borghi, specialmente nel borgo di Noxeda e di Vigentino! Alcuno non vi aveva che osasse coricarsi nel letto. Perciocchè ogni giorno dicevasi: Ecco i Pavesi che vengono ad incendiare i borghi!

[484] _Rer. Italic. Script._, tom. VI, _columnia_ 1191.

[485] Tom. VI, pag. 395 e seguenti.

[486] Formaronsi insieme in un solo corpo.

[487] Giulini, tom. VI, pag 156.

[488] Vi abitava una turba di ladroncelli, di rapitori, di servi fuggitivi dai loro padroni.

[489] _Rer. Ger. Script, ex Biblioth. Marquardi Freheri excerpti a Gotthelffio Struvio_, tom. I, p. 342. _Edit. Tertia, Argentorati._

[490] Con grande costanza da ciascuna parte spingevansi le cose della guerra; alcuni talvolta di questi o di quelli erano fatti prigioni, altri uccisi ed anche impiccati. L'imperatore però certa cosa fece degna di lode. Perciocchè condotti essendo al di lui cospetto tre dei prigionieri, comandò che loro fossero cavati gli occhi. Accecati i due primi, al terzo, degli altri più giovane, domandò perchè ribelle egli fosse all'imperio; ma quello disse: Non contra di te, o Cesare, nè contra il tuo imperio io oprai; ma un padrone avendo nella città, obbedii ai di lui comandamenti, e con fedeltà lo servii; che se egli teco contro i suoi cittadini pugnare volesse, ancora lo servirei con eguale fedeltà. Dalle quali parole allettato l'imperatore, accordata avendo ad esso la conservazione degli occhi, comandò che i suoi compagni accecati nella città riconducesse.

[491] _Struvius_, loc. cit.

[492] Cosa degna di lode.

[493] Cinse d'assedio Alessandria, città che viene detta fortissima, non per il giro delle mura, ma per la situazione del luogo, e con un campo fortificato grande oltre credenza, nel quale un fiume vicino derivarono; trovaronsi ancora in essa uomini valorosi in gran numero, pronti a resistere con coraggio, cosicchè l'imperatore non così presto, come voluto avrebbe, riuscì ad espugnare la piazza, ma con molta fatica e grande strage de' suoi, nell'intervallo ancora di alcuni anni.

[494] Dobner, _Monumenta historica Bohemiae_, tom. I, pag. 86.

[495] All'imperatore Federico, ottenuta da esso la pace, tutto quello vogliamo fare che fecero gli antecessori nostri, dal tempo della morte del secondo Enrico imperatore, agli antecessori suoi, senza violenza nè timore.

[496] _Antiquit. Med. Æv._, tom. IV, pag. 277.

[497] I Lombardi sono nell'una e nell'altra milizia diligentemente istruiti; perciocchè sono valorosi in guerra, e nell'arte di parlare al popolo maravigliosamente eruditi.

[498] Giulini, tom. VI, pag. 483.

[499] Mantengono l'eleganza del latino parlare e la urbanità dei costumi. Nella ordinazione ancora delle città e nella conservazione della repubblica imitatori sono altresì dell'accortezza degli antichi Romani.

[500] _De Gestis Federici_, lib. I, cap. 12.

[501] Giulini, tom. V, pag. 110.

[502] Detto, tom. II, pag. 122.

[503] _Liutprand._, lib. V, cap. 16.

[504] Giulini, tom. VI, pag. 438.

[505] _Dissert. Med. Æv._, tom. II, pag. 28.

[506] Per ciascun carro di legne un pezzo riceveva, uno per ciascuna sporta di pesci, uno per qualunque fornata di pane.

[507] _Manipul. flor._, cap. 146.

[508] Giulini, tom. II, pag. 243.

[509] Detto, tom. IV, pag. 247.

[510] _Dissert. Med. Æv._, tom. IV, pag. 277.

[511] Le quali, secondo il computo del conte Giulini, equivalgono a undicimila e duecento zecchini correnti, somma ben tenue, ripartita sopra venticinque città, quante componevano la lega, dappoichè vi si compresero Pavia e Como.

[512] Giulini, tom. VII, pag. 6.

[513] _Monum. Bas. Ambr._, n. 587.

[514] Tutti i diritti regali che l'imperio ha nell'arcivescovado milanese, o sia nei comitati del Seprio, della Martesana, della Bulgaria, di Recco, ecc.

[515] Giulini, tom. VII, pag. 20, 21 e 22.

[516] Nel termine che i consoli di Milano col Consiglio di credenza ci indicheranno.

[517] Concedette piena giurisdizione.

[518] Tom. VII, pag. 24.

[519] Più di centocinquanta cavalli carichi d'oro, d'argento, di sciamiti e di manti, e di pelli grigie e di vaio, e di altre cose preziose.

[520] Giulini, tom. VII, pag. 32.

[521] _Dissert. Med. Æv._, tom. IV, pag. 731.

[522] Sì grande timore tutti coloro che rimasti erano, invaso aveva, per la grandiosità delle sue gesta, che tutti ultroneamente accorrevano, e ciascuno coll'ossequio studiavasi di ottenere la grazia della sua famigliarità. Perciocchè dai legati di Verona può comprendersi quanto timore agli Italiani incusso avesse la memoria dei di lui fatti.

[523] _Otto Frisin._, lib. 2, cap. 27, pag. 256. _Edit. Basileae_, 1569.

[524] Trascorrendo il territorio del vescovado che si chiama Uratislavia, passò nel vescovado posnaniense, e tutta quella terra egli pure devastò col ferro e col fuoco.

[525] _Radevich._, lib. I, cap. 3, pag. 262.

[526] Duro è certamente che dipendere debba dall'altrui arbitrio l'animo di uno scrittore, siccome privo della facoltà d'istituire egli stesso un esame.

[527] Pag. 235.

[528] Mentre con essi trattavamo di comperarlo, ed essi ce lo ricusavano, il nobilissimo loro castello, cioè Rosate, che cinquecento soldati aveva, facemmo prendere ed incendiare... Poi tre loro castelli fortissimi, cioè Minima, Gailarda e Treca (_Trecate_) distruggemmo; e celebrato avendo con grandissima giocondità la natività del Signore.... distruggemmo poscia Caira, villa grandissima e molto bene fortificata, e la città d'Asti con incendio devastammo... Di là siamo venuti a Spoleto, e perchè ribelle era... la pigliammo colla forza, col ferro cioè e col fuoco, e riportate avendo spoglie infinite e molte altre consumate col fuoco, la rovesciammo dai fondamenti.

[529] _De Gestis Federici Primi, Cesaris Augusti, Basileae_, 1559, pag. 186.

[530] La città si abbandona al saccheggio, e pria che si potessero portar via le cose che giovar possono all'uso degli uomini, appiccatovi da alcuno il fuoco, si consuma. I cittadini che avean potuto sottrarsi al ferro ed alle fiamme, la vita soltanto conservando, nel vicino monte seminudi, si riducono... Nel dì seguente, perciocchè dall'abbruciamento dei cadaveri l'aere tutto corrotto generava intollerabile fetore, trasferì l'esercito nei luoghi più vicini... finchè le spoglie sopravanzate all'incendio ad uso servirono, non già de' miseri Spoletani, ma dell'esercito.

[531] Otto Frising., lib. 2, cap. 23, pag. 252.

[532] Chiunque di essi preso fosse, il supplizio doveva aspettarsi del patibolo che innanzi alla piazza vedevasi eretto.

[533] Pag. 244.

[534] La città da prima fu data al saccheggio, poi rovinata ed incendiata.

[535] Pag. 247.

[536] Quasi tutti quei prigionieri che incatenati tenevansi, erano dell'ordine equestre. Essendo adunque i suddetti presentati al principe e condannati al supplizio delle forche, uno di essi disse: Ascolta, o nobilissimo imperatore, la condizione di un uomo sfortunatissimo. lo sono Gallo di nazione, non Lombardo, e sebbene povero, di stato cavaliere, libero di condizione, ec. Questo solo il glorioso imperatore ordinò che tra tutti esente fosse dalla sentenza di morte; imponendogli questo solo per pena che, posto il laccio al collo di ciascuno, col supplizio delle forche i suoi compagni facesse perire. E così fu fatto.

[537] Affinchè a tutti i passaggeri presentassero documento della loro temerità, sulla strada medesima furono posti in mucchio, ed erano, come si narra, cinquecento.

[538] _Otto Frising._, lib. 2, cap. 25.

[539] Il re _Federico_, raccolta avendo grande quantità di principi e di altri soldati, ed aggiunti al suo séguito _Enrico_, duca di Sassonia, e _Federico_ figliuolo del re _Corrado_, ed altri principi, incamminossi con un corpo numeroso di truppe a Roma dal papa _Adriano_, affinchè Cesare, secondo il dovere, lo consacrasse; essendo però giunta quella comitiva nell'uscire dalle Alpi avanti la città stessa di Verona, a Guordo, castello inespugnabile, i Veronesi, riguardandolo come di loro diritto, il passaggio vietano ad esso cd ai suoi seguaci, dicendo che Cesare non era egli ancora, ma re, e che per questo, come era di loro diritto, doveva egli pagare ad essi il danaro, se di là passare voleva a Roma, che qualora ricevuto lo avessero già consacrato Cesare, gli avrebbero in quella occasione, e non già prima, renduti gli onori dovuti a Cesare. Queste cose udendo, _Federico_ reprime lo sdegno, e, dissimulandolo, dà loro di buone parole, promette il danaro che essi domandano, e come di questo data avesse sicurtà, passa per Verona col suo esercito intatto. Situate adunque oltre quella città le truppe reali, manda dire ai Veronesi che a ripetere vengano il dovuto danaro, i quali alle di lui parole credendo, dodici dei primari e più nobili cittadini, con numeroso séguito di altri nobili, mandano al re per ricevere il danaro promesso; questi il re guardando con volto ilare, ed ottime parole soggiugnendo intorno al promesso danaro, tutti ordina che presi sieno, e molti di essi avendo fatti trucidare, i dodici primari nobili comanda che sieno impiccati. E siccome uno di questi diceva essergli parente in linea assai vicina, e con testimonianza lo provava, per questo, come più nobile, ordinò che sospeso fosse a più alto patibolo.

[540] Dobner, tom. 1, pag. 43.

[541] Giulini, tom. VII, dalla pag. 137 alla pag. 147.

[542] Detto, tom. VII, pag. 144.

[543] Commesso fu ad _Anselmo di Terzago_, che provvedere dovesse secondo il suo giudizio intorno al reggimento della città, ed egli elesse due consoli che per un anno la reggessero.

[544] _Flamma Chronic. MS._, cap. 963.

[545] Ad alcuno non fosse interdetto l'uso de' suoi beni, se non giudicata la causa ed approvata dal comune, dal podestà di Milano, o dai rettori della comunità, siccome le leggi richieggono.

[546] Corio, pag. 59 dell'edizione in foglio.

[547] Dico, comando e stabilisco che in perpetuo debba fermamente osservarsi.

[548] Non possiamo ancora dimenticarci che voi, pacificato essendo di già l'imperio, che lungamente era stato turbato, ci dirigeste legati tanto discreti e tanto onesti, coi vostri donativi, che noi, come era convenevole, ricevemmo sotto quella grazia e devozione colla quale sempre vi abbiamo riguardati, e sempre cari vi terremo; i vostri donativi altresì tanto più grati ci riuscirono, quanto che noi sapevamo che quelli trasmessi erano per effetto di pura amorevolezza.

[549] Giulini, tom. VII, pag. 227.

[550] Balut., tom. II, pag. 662.

[551] Giulini, tom. VII, pag. 334.

[552] Giulini, tom. VII, pag. 483.

[553] Fu scolpito in marmo sedente sopra un cavallo, il che fu reputato grande vituperio. Questi il primo fu a fare imprigionare gli eretici.

[554] Nuove leggi promulgate furono contra gli eretici, dei quali moltiplici erano le sette e con nomi stranissimi distinte; perciocchè, oltre i Patareni, dei quali ho fatto già menzione parlando di Arnolfo, nominavansi i Catari, i Carani, i Concorezii, i Fursici, i Vanii, gli Speronisti, i Carantani, i Romolarii; e questa peste non meno attaccavasi alle femmine, che agli uomini. Fu all'uno e all'altro sesso vietata questa superstizione, minacciandosi pena capitale e distruzione delle case a coloro che in essa perseverassero, o i colpevoli nelle case loro ricevessero, o in altro modo gli aiutassero. E nell'anno seguente, correndo il mese di gennaio, _Goffredo_, cardinale di San Marco, legato pontificio, entrato in Milano, stabilì per legge (di comune consenso tuttavia dell'arcivescovo, degli ordinari e del popolo), che il pretore di pena capitale punisse entro dieci giorni coloro che dannati fossero per giudizio ecclesiastico.

[555] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. 8, pag. 269.

[556] Corio, parte seconda, foglio 72.

[557] Stabilito avendo lo inquisitore, distrusse le eresie.

[558] Nazarian., cap. 109, pag. 561.

[559] Corio, all'anno 1252.

[560] _Diss. Med. Æev._, tom. V, pag. 92 e seg.

[561] La trista vita di un prelato nuoce al suddito ed anche a quello che è consacrato a Dio. — Nella chiesa di Dio non debbono esservi cattivi sacerdoti e diaconi. — I preti cattivi non possono esercitare il loro ministero. — La Chiesa non dee possedere alcuna cosa se non se in comune. — Alcun tristo non può essere vescovo. — Non è lecito ad alcuno lo ammazzare.

[562] Muratori, _Diss. Med. Æv._, tom. V, pag. 95.

[563] _Marten. Veter. Script. et Monum. Collect._, pag. 1051.

[564] Perciocchè in questo noi richiamiamo il costume degli antichi Cesari, ai quali, per le illustri azioni sostenute colle vittoriose insegne, il senato ed il popolo romano i trionfi e le lauree aggiudicava; al che col presente esempio della nostra serenità, secondo i voti vostri, da lungi prepariamo la via, mentre, vinta avendo Milano, il carro di quella città, capo certamente della fazione dell'Italia, a voi destiniamo, come la preda e le spoglie dei nemici vinti, e la caparra vi mandiamo avanti delle nostre grandi azioni e della gloria vostra.

[565] _Marten. Collect. Veter. Monum._, tom. II, pag. 1190.

[566] Città, capo della fazione dell'Italia.

[567] Attualmente si legge l'iscrizione incisa di quel tempo in caratteri semigotici, e sta in Roma nel muro della scala che conduce ai signori Conservatori del popolo romano in Campidoglio, e dice:

_Cesaris Augusti Federici, Roma, Secundi Dona tene, currum, perpes in urbe decus. Hic Mediolani captus de strage, triumphos Cesaris ut referat, inclita preda venit. Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem Mietitur: hunc urbis mietere jussit amor._

[568] Dell'ordine dei frati minori, i quali, non solo armati di spade e muniti di elmo, presentavano una falsa apparenza di soldati, ma anche insistendo colla predicazione, i Milanesi ed altri ancora, purchè la persona nostra o quelle de' seguaci nostri offendessero, da tutti i peccati assolvevano.

[569] Giulini, tom. VII, pag. 534.

[570]

«Duce e tutor del popolo d'Ambrogio, Di giustizia vigor, luce de' grandi, Arca tu di saper, sommo dell'alma Madre Chiesa campion, eccelso fiore Di tutta quest'amabile regione; Al tuo cader d'Italia impallidisce Lo splendor tutto! Ahi, che l'aiuto nostro Della Torre Pagan, n'andò tra l'ombre! MCCXLI, il dì VI di gennaio, morì il detto signor Pagano della Torre, podestà del popolo di Milano».

[571] Giulini, tom. VII, pag. 431.

[572] Giulini, tom. VIII, pag. 128.

[573] Al minuto alla maniera della taverna.

[574] Tom. VII, pag. 462.

[575] Giulini, tom. VII, pag. 420.

[576] Detto, tom. VII, pag. 423.