Part 32
[315] Quest'asserzione è contraria a quella del conte Giulini, il quale, sul testimonio d'una moneta pubblicata dal Muratori, in cui v'è il nome solo _Mediolanum_, e dall'altra sant'Ambrogio, che l'incisore ha rappresentato a testa nuda senza la mitra, ha argomentato che appunto verso la metà del secolo duodecimo, essendosi inventato l'ornamento vescovile della mitra, la moneta dovesse essere anteriore a quell'epoca. Se quel dotto cavaliere (che cessò di vivere il giorno 26 dicembre 1780, giorno in cui perdemmo il benemerito nostro cronista, ed io in particolare un amico) riconoscesse ora la moneta che conservo presso di me, vedrebbe l'inesattezza di quell'incisore, poichè ella è posteriore all'introduzione della mitra, che realmente è scolpita sul capo del santo arcivescovo.
[316] _Tealdo_, detto arcivescovo milanese, e _Guiberto_ ravennate, i quali con inudita eresia e superbia si sono levati contra questa santa chiesa cattolica, sospendiamo totalmente dall'ufficio episcopale e sacerdotale, e sopra di essi rinnoviamo l'anatema già pronunciato.
[317] Giulini, tom. IV, pag. 226.
[318] Giulini, tom. IV, pag. 423.
[319] Sia fatto, sia fatto.
[320] Giulini, tom. V, pag. 260.
[321] Giulini, tom. V, pag. 485.
[322] Detto, tom. V, pag. 403.
[323] I Pavesi e i Milanesi stabilirono e giurarono tra di loro patti i quali ad alcuni sembrano essere stati troppo contrari alla maestà imperatoria ed all'autorità apostolica; avendo que' cittadini giurato tra di essi di conservare le persone loro e i loro beni contra qualunque mortale nato o nascituro.
[324] _Anselmo_ di _Buis_, arcivescovo milanese, quasi ammonito per autorità apostolica, studiossi di radunare dalle diverse parti un esercito, col quale si impadronisse del regno babilonico, e con questo avvisamento prevenne la scelta gioventù milanese, perchè le croci assumesse e cantasse la canzone di _Ultreja, ultreja_. E alla voce di quest'uomo prudente, uomini di qualunque condizione per le città de' Longobardi, per le ville e per le castella, pigliarono le croci e cantarono quella canzone di _Ultreja, ultreja_.
[325] _Landulph. Jun._, cap. 2.
[326] Giulini, tom. IV, pag. 430.
[327] Contra la terra Coritiana, che è la patria dei Turchi.
[328] Alla voce di quest'uomo prudente.
[329] _Rer. Italic. Script._, tom. V, p. 476.
[330] Tu pure, col naso e le orecchie tronche per il nome di Cristo, sei più lodevole, giacchè hai meritato di giugnere a quella grazia che da tutti dee desiderarsi, e colla quale, perseverando sino all'estremo, dai santi non differisci. Sminuita è veramente la integrità del tuo corpo, ma l'uomo interno, che di giorno in giorno si rinnova, ha ricevuto grande incremento di santità; più brutta è la forma visibile, ma più bella è divenuta l'immagine di Dio, che è la forma della giustizia. Laonde nella Cantica dei Cantici la Chiesa si gloria col dire: Nera sono, o figliuole di Gerusalemme.
[331] Martire di Cristo.
[332] _Landulph. Junior._, cap. 6.
[333] Per donativo ricevuto dalla mano, per donativo ricevuto dalla lingua, per donativo ricevuto dall'ossequio.
[334] _Landulph. Junior._, cap. 9.
[335] La turba di _Grossolano_, battagliando contra il primicerio, con un sasso uccise _Landolfo_, cherico dello stesso primicerio.
[336] _Landulph. Junior._, cap. 10.
[337] Avanti l'introito della messa confessava di soffrire sete ardentissima, e bevette una coppa piena di vino forastiero, e dopo di questo partecipò alla mensa celeste.
[338] Agnelli de sancto Georgio.
[339] Questo _Grossolano_, che trovasi sotto questa cappa, e non dico già d'altri, è simoniaco per riguardo all'arcivescovado di Milano.
[340] _Landulph. Jun._, cap. 10.
[341] Va indietro, o Satana.
[342] Dio, fammi salvo nel tuo nome, e liberami colla tua virtù.
[343] La presenza dei vescovi suffraganei non accordò pieno favore a quella legge e a quel trionfo.
[344] _Landulph. Jun._, cap. 14.
[345] La moltitudine, trista per il caso avvenuto e per la ruina di _Grossolano_, di là a pochi giorni, con iscandalo, portossi contra quel prete e contra la di lui legge.
[346] Un angelo mi si fece all'incontro dicendo: Il prete _Liprando_, di ritorno dalla Valtellina, giace infermo nel monastero di Civate.
[347] _Landulph. Jun._, cap. 14.
[348] Giulini, tom. IV, pag. 519.
[349] Giulini, tom. IV, pag. 515.
[350]
«Molti d'oro e d'argento eletti vasi, Con moneta copiosa, ogni cittade Ad esso offrì: sol gli negò servigio, Nè di rame gli diè pur un baiocco La popolosa e nobile Milano».
[351] _Rerum. Italic. Script._, tom. IV, pag. 378.
[352] Però _Ottone Visconti_, milanese, con molti combattenti per lo stesso re, in quella strage cadde con morte che dolorosissima riuscì a coloro che la città milanese e quella chiesa amavano.
[353] _Landulph. Jun._, cap. 18.
[354] Gerusalemme liberata, canto I, stanza 53.
[355] I Milanesi ancora, mentre questo imperatore per la via di Verona incamminavasi nella Germania, colla spada e col fuoco e con diversi strumenti, dai fondamenti distrussero Lodi, seconda città della Lombardia.
[356] _Landulph. Jun._, cap. 18.
[357] Tom. I, part. 2, pag. 235.
[358] Il giorno settimo delle calende di giugno dell'anno MCXI fu la città di Lodi presa dai Milanesi.
[359] Nell'anno MCXI, il giorno settimo avanti le calende di giugno, fu distrutta la città di Lodi, e giacque per anni XLVIII.
[360] Ben a ragione il prudente lettore avrebbe desiderato maggiori notizie intorno alla distruzione di Lodi; ma è duopo che con meco passi oltre, giacchè, sebbene io abbia fatte diligenti ricerche, alle mie mani non giunsero informazioni più copiose. Egli è certo però che dure leggi e servitù disdorosa furono ai vinti imposte; ed atterrati tutti gli altri edifizi e le mura della città, appena lasciati furono ai miseri cittadini per loro abitazione quartieri simili a quelli delle campagne e tuguri dei poveri; e fu reputato grandissimo vantaggio che i vincitori lasciassero un quartiere detto Piacentino, nel quale ogni otto dì si continuasse il solito mercato; ma lecito non era il fare alcuna vendita, nè il contrarre matrimonio, nè l'uscire in pubblico dopo il tramontare del sole, nè l'uscire da certi confini, senza avere riportato l'assenso del magistrato milanese; se alcuni tenuto avessero appena qualche discorso segreto, sospetti tosto di nuove trame, puniti erano con una multa in danaro, o percossi con bastonate; per le quali calamità sdegnati moltissimi, vollero piuttosto recarsi in diversi luoghi in esilio, ed in perpetuo vivere lontani dai patrii confini.
[361] _Tristan. Calch. Mediol. Hist. Patr._, lib. VII, pag. 149.
[362] Giulini, tom. V, pag. 355.
[363] Ai consoli, ai capitani, a tutta la milizia e a tutto il popolo milanese. — Inclita città di Dio, conserva la libertà, affinchè tu ritenga del pari la dignità del tuo nome, poichè fintanto che ti sforzerai di resistere alle potenze nemiche della Chiesa, godrai dell'aiuto di Cristo Signore, autore della vera libertà.
[364] _Martene, Collect. Veter. Scriptor. et monument._, tom. I, pag. 640.
[365] Gli ordinari adunque, e i sacerdoti decumani, e tutti gli altri che papa Innocenzo II favoreggiavano e insidie tendevano a codesto arcivescovo, il danaro loro prodigarono, e lo diedero ad uomini periti della legge e de' costumi, ed a guerrieri. Laonde lo stesso arcivescovo forzato fu ad entrare in discorso col popolo, affinchè colle persone da esso scomunicate, della scomunica contendesse. E mentre egli attendeva saette, o _parole offensive_ intorno alla scomunica giusta o ingiusta, il primicerio Nazaro, uomo di mirabile astuzia, con prolisso sermone generò la noia tra gli uditori di quel discorso. L'arciprete Stefano però, che si cognominava Guandeca, vedendo il primicerio suo tenere sì fastidioso ragionamento, alzò la voce, e in questo modo prese a parlare contro l'arcivescovo: Io ti dirò quello che costoro non ti dicono, cioè che tu sei eretico, spergiuro, sacrilego e reo di altri delitti che non debbono in questo luogo annoverarsi. Queste cose udite avendo all'improvviso l'arcivescovo, stupito rimase. Quell'arciprete però, avendo nelle mani il testo degli Evangeli, giurò che intorno alle rose da esso asserite di quell'_Anselmo_, che dicevasi _della Pusterla_, starebbe al giudizio del vescovo di Novara e di quello di Alba, che erano tra i suffraganei della chiesa di Milano. I consoli di Milano adunque, affine di conciliare le parti, stabilirono che essi e gli altri suffraganei venissero. Per questo in un determinato giorno, non solo i suffraganei concorsero, ma molti puramente vestiti di rozza ed incolta lana, e col capo raso in modo insolito. E vedendoli quell'arcivescovo congregati, e che al popolo sembravano angioli venuti dal cielo, disse al popolo medesimo: Tutti quelli che voi vedete in questo luogo con quelle cappe bianche e grigie, tutti sono eretici. Quindi la plebe ignara ed i congiurati suscitarono guerra, affine di cacciarlo e di deporlo. In quel giorno però resistere non poterono alla spada di Anselmo. Ma verso la metà della notte, sparso essendosi molto danaro, la truppa validissima del primicerio e del prete Stefano, sul far del giorno, lo stesso Anselmo cacciò dalla sede.
[366] _Landulph. Junior._, cap. 41.
[367] Il papa ebbe a sua disposizione un messaggiero tanto idoneo a queste faccende, quanto lo fu Bernardo, abate di Chiaravalle.
[368] Veramente, ad insinuazione di questo abate, tutti gli ornamenti ecclesiastici, in oro, in argento, in vesti che nella chiesa della città stessa vedevansi quasi da quell'abate guardati con disprezzo, chiusi furono negli scrigni.
[369] _Landulph. Junior._, cap. 42.
[370] Io domani monterò sul mio palafreno, e s'egli mi porterà fuori delle vostre mura, non sarò per voi quello che voi chiedete; e in questo modo da Milano partì.
[371] _Landulph. Junior._, cap. 42.
[372] Andando per la città, fecero a favor loro copiosa raccolta d'oro, d'argento e di molt'altre cose.
[373] Preso, mandollo a Roma, e colà, come suona la fama, quell'Anselmo, nello stesso mese finì di vivere nelle mani di Pietro Latro, ch'era il procuratore di Innocenzo.
[374] Giulini, tom. V, pag. 338.
[375] Nella prima portata, polli freddi, gambe cotte col vino, e carne porcina fredda; nella seconda, polli ripieni, carne vaccina condita col pepe, e una piccola torta del laveggiuolo; nella terza, polli arrostiti, lombetti col panico (_o con pane gratuggiato_), e salami.
— Sembrerà alquanto ardita questa traduzione, giacchè nè il _Giulini_, nè il _Verri_ non attentaronsi ad indicare cosa fossero queste vivande. Io dubitai fin da principio che si dovesse leggere _cambar de vino_, che si è scritto talvolta in luogo di _caneas_, come che dicesse _canevette_, o botticelli. Ma osservo che si parla esclusivamente di cibi, e le parole _gambas_ e _gambonos_ si trovano frequenti nelle nostre carte antiche, indicanti quella parte che la gamba propriamente detta congiunge al piede. La _piperata_ io interpreto _condimento col pepe_, appoggiato agli antichi scrittori, anzichè _vaso da conservare il pepe_, come fa il _Du Cange_. Egli sotto il nome di _panitium_ intende il _panico_; io amo meglio in questo luogo il _pane gratuggiato_. Hannovi poi molte ragioni per credere che i nostri padri _porcellos plenos_ nominassero i _salami_.
[376] Tom. V, pag. 473.
[377] Sponsali di futuro.
[378] Se per titolo degli sponsali dato fosse anello, o corona o cingolo o altra simile cosa, o vestito o manto o zendado, non seguendo il matrimonio, la metà si restituisce, se nel frattempo è stato dato un bacio.
[379]
«Al re degli Angli, di Salerno tutta Scrive la scuola, ec.».
[380] _Argellat., Bibl. Script. Med._, num. 916.
[381] Venga in potere dell'abate dello stesso monastero di Sant'_Ambrogio_, che ne' tempi avvenire in perpetuo sarà ordinato nello stesso santo monastero... una cappella... che io ho di nuovo edificata... in onore di san Michele e di san Pietro, consacrata dal signor _Ariberto_ arcivescovo.
[382] Giulini, tom. III, pag. 216.
[383] L'edizione di cui mi servo è quella di Pietro Perna, in Basilea, 1569.
[384] Pag. 186.
[385] Per di lui comando, e parimente per insinuazione del divo _Federico_ imperatore.
[386] Pag. 260.
[387] _Murena, in Rer. Italic. Script._, tom. VI, pag. 957.
[388] Tra le altre città di quel popolo stesso ora tiene il primato... non solo per la sua grandezza e per l'abbondanza di uomini forti, ma ancora per ciò che due città vicine, poste nel territorio medesimo, cioè Como e Lodi, ha aggiunte al suo dominio.
[389] _Otto Frisingens., De Gestis Federici_, lib. 2, cap. II.
[390] Distrutta Tortona, i Pavesi, affinchè glorioso trionfo ci apprestassaro dopo la vittoria, alla città ci invitarono.
[391] I consoli ed il popolo milanese ai consoli tortonesi e a tutto il popolo salute. — Crediamo essere noto a tutto il romano imperio, che la vostra città, la quale del rimanente con piena confidenza nostra appelleremo contra il diritto e spietatamente quasi del tutto con ingiustizia distrutta, da noi audacemente e con virile animo è stata ristorata, e col sudore vicendevole di tutti i nostri, circondata di mura nuovamente costrutte. Tre insegne cittadinesche adunque a voi mandiamo a perenne memoria della cosa. Una tromba cioè di bronzo, colla quale il popolo sia convocato ad assemblea, il che significa l'incremento della vostra popolazione. Un vessillo bianco colla croce del Signor nostro Gesù Cristo, distinta nel mezzo con colore rosso, il che significa che dalle mani dei nemici, dopo molte e grande angoscie, voi siete stati liberati; e in questo abbiamo voluto che rappresentati fossero il sole e la luna. Il sole indica Milano, la luna Tortona; e come la luna tragge il suo lume dal sole, tutto il suo essere Tortona tragge da Milano. Questi sono i due luminari del mondo, questi i due regni. Mandiamo un suggello, col quale si segnino le vostre carte, il quale contiene due città, Milano e Tortona, indicando che Milano e Tortona sono per tal modo unite, che separare non si possono giammai. Correva l'anno di Cristo 1155, allorchè la città diroccata fu riedificata.
[392] Giulini, tom. VI, pag. 52.
[393] Muratori, _Dissert. Med. Æv._, dissert. II, tom. II.
[394] Lib. I, cap. 33.
[395] I Milanesi però, siccome uomini amanti delle guerre e valorosi, la città loro di grandi fossi circondarono, e all'imperatore audacemente e con animo virile vollero resistere.
[396] _Anonimi Chronicum Bohemicum_, nella raccolta _Scriptores Rerum Germanicarum_ del Menckenio, tom. III, col. 1707, Radevic., lib. I, cap. 25. — _Vincentii canonici Pragensis Chroniscon, in tomo I. Monum. Hist. Boemiae, a P. Gelasio Dobner, edita Prague penes Clauser_, 1764, pag. 551.
[397] _Radevic._, lib. I, cap. 32.
[398] _Monumenta Historica Boemiae a P. Gelasio Dobner_, _edita Praga_, 1754, pag. 57.
[399] Stavano armati sulle mura, senza fare alcuno strepito, e dubitossi, se il veder giugnere il principe a tutti avesse insinuato quel rispetto e la disciplina di quel silenzio, o pure incusso timore.
[400] Divise essendo, come già si è detto, tra i comandanti dell'esercito le porte della città, ciascuno di essi si diede a gara ad affrettare i preparativi ed a munire il campo con pertiche, pali ed altri mezzi di difesa, onde prevenire le improvvise scorrerie de' nemici. Nè già credevansi che una città così grande potesse essere assalita con _vigne_, torri, arieti e macelline guerresche di altro genere. Ma temevano piuttosto, che, stanchi per lungo assedio, costretti fossero ad arrendersi, o pure di essere superati, se, fidandosi pel loro numero, fatta avessero qualche sortita.
[401] _Radevic._, lib. I, cap. 34.
[402] Intanto i soldati di Milano uscivano dalla città, e agli scudieri dell'esercito toglievano i cavalli, e tanti ne acquistarono, che un cavallo vendevasi per quattro soldi di terzuoli.
[403] Aperte le porte ed usciti cogli uomini più valorosi, sgominate le guardie, scorrono fino ai campi degli eroi suddetti, combattono, feriscono. Gli Alemanni, allorchè si avvidero che i nemici giugnevano, colpiti all'istante da quel movimento inopinato ed improvviso, l'uno dopo l'altro cominciarono a tremare ed a tumultuare; poscia l'un l'altro chiamavansi a vicenda, si esortavano: pigliavano le armi, ricevevano gli assalitori, respingevano i più arditi: udivansi grida mescolate con esortazioni, strepito d'armi, ec.
[404] _Radevic._, lib. I, cap. 34.
[405] Tom. I, pag. 56.
[406] Verso l'ora del vespro... si attacca battaglia dall'una e dall'altra parte; si uccidono fortissimi guerrieri, nè questi nè quelli vincono. Vedendo però il suddetto principe che da sè solo sostenersi non poteva, molti avvisi manda al re di Boemia, richiedendolo di soccorso colla sua milizia.
[407] I Milanesi, per la libertà pugnando, valorosissimamente resistono agli avversari loro; dall'una e dall'altra parte cadono fortissimi soldati. Dura la battaglia dall'ora del vespro sino al crepuscolo. I Milanesi finalmente, essendo moltissimi di essi perduti o presi, resistere non potendo all'urto de' Boemi, entro le mura si ritraggono, ed i Boemi vincitori, uccidendoli, gli inseguono sino alle porte medesime. Intanto la notte mette fine alla pugna.
[408] I Milanesi veramente, i macchinamenti de' nostri prevedendo, ignominioso reputavano, se, pari essendo o anche maggiori di numero, con minore coraggio agli assalitori si opponessero.
[409] _Radev._, lib. I, cap. 36.
[410] Lib. 1, cap. 31.
[411] Ma dubitossi se dal timore o dal rispetto dell'imperatore trattenuti fossero dal non far scorrerie nè pure alla porta, ove la milizia del principe piantato aveva l'assedio.
[412] _Radev._ Lib. I, cap. 38.
[413] Lib. I, cap. 40.
[414] Il fetore de' cadaveri dall'una e dell'altra parte intollerabilmente molestava gli eserciti, cosicchè moltissimi già affetti erano da gravissime infermità.
[415] _Monumen. Hist. Boemiae a P. Gelasio Dobner collecta_, tomo I, pag. 59.
[416] Autore di questa trattativa si disse _Guido_ conte di Biandrate, uomo prudente, buon parlatore ed atto a persuadere. Essendo questi cittadino naturale in Milano, in quella occasione erasi condotto con tale prudenza e moderazione, che al tempo stesso, cosa in quel cimento difficilissima, e caro riuscì alla corte, e non generò alcun sospetto ne' cittadini suoi.
[417] _Radevic._, lib. I. cap. 40.
[418] Giulini, tom. VI, pag. 151.
[419] Detto, tom. VI, pag. 70.
[420] Vicende di Milano, pag. 93.
[421] _Goldast., Statut. et Rescript. Imperialia_, pag. 55; — _et Radevic._, lib. I, cap. 41, pag. 286. _Edit. Basileae_, 1569.
[422] Maravigliarsi egli della prudenza dei Latini, i quali, gloriandosi principalmente della scienza delle leggi, trovavansi poi in gravissima trasgressione della legge; e mentre tenacissimi seguaci si vantavano della giustizia, i tanti affamati e sitibondi l'ingiustizia loro evidentemente mostravano.
[423] I Milanesi chiama a consiglio, e ad essi chiede come fedeli mantenere si debba le città dell'Italia; i quali gli danno il consiglio che suoi podestà, per mezzo de' suoi nunzi, costituisca coloro che nelle città d'Italia riconosce ad esso fedeli... Il quale consiglio l'imperatore lodando, fino a tempo opportuno, chiuso nel suo cuore lo mantenne.
[424] Rispondono, non potere essi farlo in alcun modo; promettevano tuttavia di fare interamente tutto quello che contenevasi nel privilegio dell'imperatore, che io _Vincenzo_ scritto aveva per parte dell'imperatore e del re di Boemia.
[425] Cioè che essi medesimi elegessero i consoli che volessero, ed eletti li presentassero all'imperatore, o al di lui nunzio, affinchè giurassero all'imperatore stesso fedeltà. All'opposto i nunzi dell'imperatore rispondono, avere essi dato in Roncaglia all'imperatore il consiglio che, per mezzo de' suoi nunzi, nelle città della Lombardia stabilisca i podestà; onde anch'essi facciano uso di questo avvisamento.
[426] Veggasi il citato _Dobner_, tom. I, pag. 61 e 62.
[427] Nelle loro sortite tentarono o d'incendiare le macchine, o di distruggere le torri, o di ferire mortalmente alcuni dei nostri; nè fuvvi alcun genere di audacia o di ostinazione che essi, ignari delle cose future, ommettessero; e mentre già abbattuta reputavasi la loro superbia, tumidi gloriavansi delle commesse sceleratezze.
[428] _Radevic._, lib. 2, cap. 45.
[429] Comanda adunque che vendetta si faccia dei loro prigionieri, e ordina che appiccati siano alle mura.
[430] Il popolo però, contumace, troppo ansioso di rendere la pariglia, trasse esso pure in egual modo al supplizio alcuni dei nostri, che prigionieri trovavansi.
[431] Ordina che si conducono gli ostaggi loro al numero di quaranta, affinchè sieno appiccati.
[432] Allora intanto conduconsi prigionieri sei militi tra i nobili milanesi, i quali erano stati trovati in luogo, ove coi Piacentini perfidi ragionamenti tenevano... Perciocchè, come sopra si è detto, anche allora Piacenza al principe aderiva con finta devozione e simolata obbedienza.... Questi adunque.... ordina che condotti sieno al supplizio, e lo stesso fine ebbero essi della vita, che già toccato era ai primi.
[433] _Radevic._, lib. 2, cap 46.
[434] Per impulso del serenissimo imperatore Federico.
[435] Lib. 2, pag. 260.
[436] E già a ruina della città moltissime macchine si appressavano, e già le torri elevate ad altissima mole cominciavano ad attaccarsi. Coloro allora con grandissima forza e pertinacia si diedero a resistere e ad allontanare le torri dalle mura, e coi loro strumenti e con validi colpi di pietre, a sconcertare le macchine nostre. Credendo però il principe di potere domare i feroci loro animi, ordinò che ai loro guerreschi ordigni (che ora nominati sono mangani, e che al numero di nove nella città trovavansi), si opponessero i loro ostaggi medesimi, alle macchine nostre legati. I sediziosi, cosa incognita presso i barbari, e cosa orrenda a dirsi, e che a udirsi sembrerà incredibile, le torri con colpi non meno frequenti percuotevano; nè punto li commoveva la compassione del sangue e dell'età, nè la comunanza dei vincoli naturali. E in questo modo alcuni fanciulli, colpiti dalle pietre, miseramente perirono. Altri, più miseramente ancora vivi rimanendo, pendenti attendevano quella crudelissima strage e l'orrore di asprissima calamità. Oh sceleratezza!
[437] Lib. 2, cap. 47.
[438] Usciti essendo dallo stesso castello circa ventimila uomini di diverse condizioni, fu quello dato alle fiamme, e ne fu permesso ai soldati il saccheggio.
[439] Lib. II, cap. 42.
[440] Pag. 327.
[441] _Federigo_, per grazia di Dio imperatore de' Romani e sempre augusto. Crediamo che la prudenza vostra sia informata che un dono così grande della divina grazia, a lode e gloria del nome di Cristo, tanto evidentemente conferito al nostro onore, non può rimanere occulto o nascondersi come cosa privata. Il che noi significhiamo all'amor vostro ed al vostro desiderio, affinchè possiamo tenervi, siccome carissimi e fedeli, così ancora partecipi dell'onore e della gioia nostra. Imperocchè il dì seguente alla festa della Conversione di _san Paolo_, Dio ci accordò compiuta vittoria di Crema, e così gloriosamente di essa abbiam trionfato, che appena a que' miseri abitanti concedemmo la vita. Conciossiachè le leggi tanto divine quanto umane attestano che propria del principe è la somma clemenza.
[442] Vicende di Milano con Federico I, imperatore, pag. 55.
[443] Per ciascuna parrocchia della città elette furono due persone, e tre di queste da ciascuna porta, delle quali una io fui, affinchè, secondo l'arbitrio loro si vendessero le vettovaglie e il vino e le mercatanzie, e il danaro si dêsse a prestito, il che ridondò a ruina della città.
[444] _Hist. Rer. Laudens. Rer. Italic. Script._, tom. XI, col. 1094.
[445] Tutti afflitti erano dalla fame e dall'inopia; il marito, snudando la spada, assaliva la moglie, il suocero la nuora, il fratello l'altro fratello, il padre il figliuolo, perchè frodati dicevansi del pane, e dappertutto udivansi discordie domestiche e private contese.