Part 31
[205] Giulini, tom. IV, pag. 271.
[206] _Dissert. Med. Æv._, tom. V, dissert. LIX.
[207] Per cagione del retto giudizio che su le cose già nominate pronunziammo tra esso e _Riccardo_.
[208] _Dissert. Med. Æv._, tom. IV, pag. 197.
[209] Giulini, tom. II, pag. 387.
[210] Le facoltà della Chiesa e molti benefizi ancora dei cherici distribuì ai soldati.
[211] _Arnulphus_, cap. 10.
[212] Promettendo a quelli tutte le pievi e tutte le dignità e gli ospedali, che i maggiori ordinari ed il primicerio dei decumani e gli arcipreti e cimiliarchi delle chiese di questa città godevano, asserendo con giuramento, e consolidando un patto così detestabile.
[213] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 18.
[214] _Rerum Italic. Script._, tom. IV, pag. 121.
[215] Degli uffizi dei ministri.
[216] Che dirò della monogamia de' sacerdoti? Mentre un solo connubio è loro permesso, e non mai ripetuto; e questa è la legge di non passare a seconde nozze.
[217] _Landulph. Sen._, lib. I, cap. II.
[218] Ma a che parlerò io della castità, quando si permette un solo, non ripetuto connubio? E adunque nello stesso matrimonio è posta la legge di non rinnovarlo.
[219] _Sancti Ambrosii Opera, edit. Maurin., Paris_, 1686, tom. II, _column._ 66 B.
[220] Maestro delle virtù è adunque l'apostolo, il quale insegna doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che ingiugne che l'uomo sia sposo di una sola donna, non già perchè totalmente escluda il non coniugato (perciocchè questo è al di là della lettera del comandamento), ma perchè colla castità coniugale goda della grazia della sua assoluzione, giacchè nel coniugio non vi ha colpa, ma legge. Per questo l'apostolo la legge stabilì dicendo: Se alcuno senza delitto è marito di una sola moglie; dunque quello che senza delitto è marito di una sola moglie sarà tenuto alla legge del sacerdozio sopradetto; quello poi che passasse a seconde nozze, non incorre realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della prerogativa del sacerdozio.
[221] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 109.
[222] Maestro delle virtù è dunque l'apostolo, il quale insegna doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che ingiugne lo sposare una sol donna, non già perchè totalmente escluda il coniugio (perciocchè questo è al di là della legge del comandamento), ma perchè l'uomo, colla castità coniugale, conservi la grazia della sua purificazione; nè ancora intese di dire che l'autorità apostolica invitasse a procreare figliuoli, non di chi li procreava.
[223] _Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, ed Maurin., Paris_, 1686, tom. II, _column._ 1036 F.
[224] Perciò l'apostolo stabilì la legge, dicendo: Se alcuno senza delitto è marito di una sola moglie, è tenuto alla legge del sacerdozio che dee assumere; quello però che passasse a seconde nozze non incorre realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della prerogativa di sacerdote.
[225] _Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, edit. Maurin., Paris_, tom. II, _column._ 1037 B.
[226] Che i padri del concilio Niceno aggiugnessero qualche trattato, e che chierico essere non dovesse chi contratto avesse seconde nozze.
[227] Moltissime variazioni sono state fatte agli scritti di sant'Ambrogio. Il canonico regolare Giovanni Coster, nella prefazione alle opere del santo dottore, stampate in Basilea nel 1533, così s'esprime a tal proposito: _Cum ego igitur ante biennium D. Ambrosii Epistolas antiquis et elegantioribus characteribus conscriptas.... nactus essem, caepissemque, meo more, cum excusis libris eas conferre, mirum dictu quantum hic erat dissidii, quantum varietatis, ut statim non potuerim non destomachari in eos qui, editis libris, speciosis quidem sed inanibus et mendacibus titulis, omnia castigatissima... pollicentur._ (Avendo io adunque trovato già da due anni le lettere di sant'_Ambrogio_, scritte in caratteri antichi ed assai eleganti... e cominciato avendo, secondo il mio costume, a confrontarle sui libri stampati, maravigliosa cosa è a dirsi quanta differenza io vi scorgessi, quanta varietà; cosicchè all'istante non potei non rimanere stomacato di coloro che nelle edizioni de' libri, con titoli speciosi veramente, ma vani e mendaci, le cose tutte gastigatissime... promettono.) Francesco Junio, nella prefazione all'_Index expurgat._, riferisce che, visitando in Lione Luigi Saurio, correggeva le edizioni della stamperia Fresloniana, gli mostrò il Saurio le interpolazioni ed i troncamenti fatti al testo di sant'Ambrogio da due frati. Il Rivet pure racconta lo stesso: _Critic. sacr._, lib. 3, cap. 6. Il Dableo nel suo libro: _De l'usage des saints Pères_, move le stesse querele. Vero è che i Maurini, nell'edizione di Parigi del 1686, confutano queste opinioni. Ma è altresì vero che nell'edizione delle opere di sant'Ambrogio, fatta in Roma nel 1580 da Domenico Basa, il cardinale di Montalto (che divenne poi Sisto V) nella prefazione dichiara d'avere associati al lavoro: _Praeclaros doctores, viros doctrina, et pietate graves, ac linguarum intelligentia, et historiarum cognitione insignes, praeterea in scholastica theologia et Patrum lectione admodum versatos delegi, mihique laboris socios adscivi... quorum ope, atque adminiculo obscura explicuimus, manca supplevimus, adjecta rejecimus, transposita reposuimus, depravata emendavimus, omnia demum ut germanam Ambrosii phrasim redolerent, ejusque dignitati, atque gravitati responderent sedulo curavimus, et ut ipsemet auctor loqui videretur, suppositiis quibuscumque abscissis, pro viribus studuimus._ (Mi elessi come soci della fatica dottori illustri, uomini gravi per dottrina e per pietà, ed insigni per la intelligenza delle lingue e la cognizione delle istorie, inoltre molto versati nella teologia scolastica e nella lettura dei Padri... col di cui aiuto e giovamento spiegammo le cose oscure, supplimmo le mancanti, rigettammo le sopragiunte, rimettemmo a suo luogo le trasposte, emendammo le depravate, tutte finalmente procurammo di ordinarle in modo che la genuina frase di Ambrogio suonassero, o convenevolmente corrispondessero alla dignità e gravità di quello scrittore; e ci adoperammo affinchè sembrasse parlare lo stesso autore, troncate avendo noi tutte le cose intruse.) Attenendoci per altro anche all'edizione de' Maurini sembra che in alcuni tratti sant'Ambrogio vada d'accordo coi testi che si citavano dai nostri sacerdoti. Nel primo libro di Abramo, cap. III, num. XIX, leggesi: _Ad ipso quoque domino mercedem quam postulet consideremus. Non divitias ut avarus, exposcit; non longaevitatem vitae istius, ut meticulosus mortis; non potentiam; sed dignum quaerit sui haeredem laboris: Quid mihi, inquit, dabis? Ego autem dimittor sine filiis. Et infra: quia mihi semen non dedisti, vernaculus meus mihi haeres erit. Discant ergo homines conjugia non spernere_ (Consideriamo ancora quale mercede richiegga dallo stesso Signor nostro; non chiede ricchezze come l'avaro; non la lunghezza di questa vita come timoroso della morte; non la potenza; ma domanda un degno erede della sua fatica. Che mi darai? dice egli: io già sono congedato senza prole. E più abbasso: Perchè non mi hai accordato prole, un mio connazionale raccoglierà la mia eredità. Imparino dunque gli uomini a non disprezzare i matrimonii.), tom. I, col. 288 D. Altrove, nella sposizione del _Vangelo di san Luca_, lib. IV, num. X, scrivendo delle fallacie colle quali sotto aspetto di bene vengono sedotti gli uomini, dice: _Videt integrum et illibatae castimoniae virum; suadet ut nuptias damnet, quo ejiciatur ab Ecclesia, studio castitatis a casto corpore separetur._ (Vede un uomo incorrotto e di illibata castità, e lo persuade a condannare le nozze, affinchè cacciato sia dalla Chiesa, e per istudio di castità espulso sia da un casto corpo.), tom. I, col. 1337 B. Se il disapprovare il matrimonio è un'eresia, il disapprovare il matrimonio de' sacerdoti pare che non dovesse sembrare un atto religioso. Più chiaro sembra il testo del santo dottore nel libro: _De Benedictionibus Patriarcharum_ (Delle benedizioni dei patriarchi), cap. III, num. XII, ove leggesi: _Ut ubi inhabitatores ante lasciviae, et principes luxuriae versabantur, ubi fuerant incentiva libidinis et fomenta nequitiae, ibi nunc sancti sacerdotes magisteria doceant castitatis, et plurima virginalis integritatis exempla quodam supernae lucis fulgore resplendeant_ (Affinchè dove aggiravansi da prima coloro che nella lascivia dimoravano, e il principato tenevano nella lussuria, dove gli incentivi trovavansi della libidine e i fomenti della perversità, colà ora i santi sacerdoti i precetti insegnino della castità, e numerosi esempli di integrità virginale di un cotale splendore di celeste luce risplendano), tom. I, col. 517 A. Ognuno potrà osservare se quel _plurima_ sia d'accordo colla legge universale del celibato inerente al sacerdozio. Su di che io non intendo di proferire alcuna opinione, ma unicamente d'esporre i fatti imparzialmente come conviene alla storia.
[228] È buona cosa che l'uomo non tocchi la moglie; ciascuno però abbia la propria moglie affine di evitare la fornicazione.
[229] È duopo adunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, ec.
[230] Nel sinodo di _Damaso I_, tenuto in Costantinopoli da centoquaranta vescovi, al quale intervenne il beato _Ambrogio_, nacque grandissima controversia tra i sacerdoti ammogliati da una parte e i sacerdoti viventi senza moglie dall'altra, i quali sacerdoti senza moglie dicevano che i sacerdoti ammogliati non potevano salvarsi. Il sommo pontefice rimandò questa questione al beato _Ambrogio_, il quale così parlò: La perfezione della vita non consiste nella castità, ma nella carità, secondo quel detto dell'apostolo: Se io parlassi colle lingue degli uomini e degli angeli, ec. Per questo la legge concede ai sacerdoti di condurre sposa per una sola volta una vergine, ma non accorda loro di reiterare il matrimonio. Se poi, morta essendo la prima moglie, il sacerdote ne sposasse un'altra, perde il sacerdozio.
[231] Tutti questi, benedicendo il beato _Ambrogio_, concedette loro che di una sola moglie usare potessero; morta la quale, vedovi anch'essi rimanessero in eterno. La quale consuetudine durò per settecent'anni fino al tempo di _Alessandro_ papa, cui la città di Milano aveva data la culla.
[232] Sant'Ambrogio ai sacerdoti della sua Chiesa.
[233] Tom. IV, pag. 7.
[234] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 4.
[235] Tom. IV, pag. 14.
[236] In questo tempo medesimo un grandissimo orrore invase il clero ambrosiano..... il di cui principio e la di cui serie, essendo la cosa tuttora presente agli occhi nostri, per quanto è in nostro potere, narriamo..... Certo diacono, adunque, dei decumani, per nome _Arialdo_, molto delicatamente nutrito presso il vescovo _Widone_, e colmato di assai onori, mentre alio studio delle lettere attendeva, severissimo interprete diventò della legge divina, contra i soli cherici esercitando crudeli giudizi. Il quale, trovandosi fornito di scarsa autorità, siccome nato di basso lignaggio, si avvisò in prevenzione di associarsi _Landolfo_, come uomo più generoso, a questo fatto idoneo, divenuto essendo seguace di un suo favorito. _Landolfo_ poi, dotato essendo di lingua e voce più spedita ed eccessivamente avido del pubblico favore, all'istante capo si fece della parola, usurpato avendo contra il costume della Chiesa l'ufficio della predicazione. Questi, non essendo elevato per alcun grado dell'ecclesiastica gerarchia, grave giogo imponeva alle cervici dei sacerdoti, mentre soave è quello di Cristo e leggiero il suo peso.
[237] _Arnulph._, lib. 3, cap. 8.
[238] Carissimi seniori, io non posso più oltre trattenere il discorso che nel cuor mio ho conceputo. Non vogliate, signori miei, non vogliate no sprezzare le parole di un giovine e di un imperito; perciocchè spesso Iddio rivela al minore quello che al maggiore ricusa. Ditemi: Credete in Dio trino ed uno? Rispondono lutti: Crediamo. E soggiunse: Munite le fronti vostre del segno della croce. E questo ancora fu fatto. Dopo di questo disse: Io mi compiaccio della vostra devozione, ma a compassione mi muove l'imminente grandissima perdizione. Perciocchè già da gran tempo addietro non è conosciuto in questa città il Salvatore. Gran stagione egli è che voi siete in errore, giacchè più non avete alcun vestigio di verità; invece della luce palpate le tenebre, ciechi tutti divenuti, poichè ciechi sono i vostri capi. Ma un cieco forse può egli guidare un cieco; non cadono l'uno e l'altro nella fossa? Conciossiachè abbondano in molti modi gli stupri; si sparge l'eresia simoniaca nei sacerdoti e nei leviti e negli altri ministri de' sacri riti; i quali, essendo nicolaiti e simoniaci, ben a ragione debbono essere cacciati, e dai quali quind'innanzi, se salute sperate dal Salvatore, dovete del tutto guardarvi, non venerando alcuno. Dei loro uffizi, giacchè i sagrifizi loro sono la stessa cosa come lo sterco canino, e le loro basiliche sono stalle di giumenti. Per la qual cosa, riprovati quelli all'istante, si vendano al pubblico i loro beni. Sia a tutti lecito il rapire i loro averi, qualora si trovassero nella città o fuori.
[239] _Arnulph._, lib. 3, cap. 9.
[240] Acremente avesse tuonato.
[241] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 24.
[242] La cosa essendo tuttora agli occhi nostri presente.
[243] _Arialdo_, invasato da un certo zelo di superbia, il quale poco prima accusato di certa nefandissima scelleratezza, e convinto innanzi a _Guidone_, alla presenza di molti sacerdoti di questa città, e in parte perchè i sacerdoti urbani non consentivano che quelli di fuori della città entrassero togati, e non permettevano che le chiese della città servissero se non come tonsurati, cercava in qualunque modo l'occasione di potere, aizzando la possa del popolo, allontanare tutti i sacerdoti dalle loro mogli.
[244] Giulini, tom. IV, pag. 16.
[245] Venendo in un giorno solenne alla chiesa (_Arialdo_) con turba di popolo dalla piazza, tutti coloro che salmeggiavano con violenza cacciò dal coro, inseguendoli per tutti gli angoli e nei loro alloggiamenti; provvide quindi maliziosamente che si scrivesse il Pitacio della conservazione della castità, ommesso il canone, estorto dalle leggi mondane, al quale tutti i sacri ordini della diocesi ambrosiana, a malgrado loro, soscrivono, opprimendoli egli stesso coi laici. Intanto i predatori, oltre alcune case rovinate nella città, visitavano la parrocchia, frugando nelle case dei cherici, col rapire i loro averi.
[246] Giulini, tom. IV, pag. 18.
[247] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 5 et sequen.
[248] Giulini, tom. IV, pag. 19.
[249] _Arnulph._, lib. 3, cap. 10 et sequen.
[250] _Idem_, lib. 3, cap. 2.
[251] Giulini, tom. IV, pag. 21.
[252] Detto, tom. IV, pag. 24.
[253] Tom. IV, pag. 24.
[254] _Leo Ostiens._, lib. 2.
[255] Forse tu solo sopra di noi accendi la fiamma del popolo che, impetuosa, aggirasi come il mare, e questo per cagione della esecrabile patalia (_eresia de' patarini_) e di molti giuramenti viziosi e detestabili?
[256] _Landulph. Sen._, lib. 3, cap. 7 _et sequen._
[257] Mentre tu pensasti a commovere il giudizio di questa inudita patalia, qualunque si fosse la tua intenzione, avresti dovuto da prima con molti digiuni pigliare consiglio da qualche uomo religioso.
[258] _Landulph._, lib. 3, cap. 2.
[259] Ma i nobili della città, dal cui valore i sacerdoti poco prima erano difesi, da eccessiva ira e da sdegno commossi, uscivano altri dalla città, altri aspettavano il tempo in cui ponessero fine a quella procellosa calamità.
[260] _Landulph. Sen._, loc. cit.
[261] Col concorso di quasi tutti i cittadini, i quali volontieri ascoltavano le sregolatezze dei cherici; altri aggravati dall'inopia o dai debiti, e tutta la speme loro riponenti nella preda e nelle rapine, nulla meno bramavano che la pace e la concordia della città.
[262] _Trist. Hist. Patr._, lib. 6, pag. 131.
[263] Per la fazione dei cherici, repentinamente si solleva mormorio nel popolo. Dicesi, non dovere la chiesa ambrosiana soggiacere alle romane leggi, nè al romano pontefice competere alcun diritto di giudicare o di disporre le cose di quella sede. Troppo indegno reputasi che quella Chiesa, la quale sempre fu libera sotto i nostri progenitori, ora, per obbrobrio della nostra confusione, ad altra Chiesa, il che non faccia il cielo, sia assoggettata.
[264] Giulini, tom. IV, pag. 34.
[265] Gonfiato quindi per il fasto della sua legazione, volle nelle pubbliche funzioni essere preferito al nostro arcivescovo; ma il popolo, sopportare non volendo che nella propria diocesi fosse l'ambrosiana dignità violata, cominciò a fremere e a tumultuare all'intorno. Spaventato da quel timore, l'Ostiense si ritrasse dal suo proposito, ed ultimò i negozi urgenti, e varie pene, come vendicatore, infliggeva a coloro che alcun delitto commesso avevano, a norma della gravità del loro fallo; altri, accordando loro una dilazione, ad altro giudizio riserbava. Finalmente, come nuovo censore ed arbitro delle cose nostre, egli cangia le antiche consuetudini; nuove leggi introduce; le conferma colle sue lettere e co' suoi sigilli, e questa forza a soscrivere l'arcivescovo e gli ordinari di Milano, minacciando di suscitare il popolo, qualora non obbedissero.
[266] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 132.
[267] Dodici scudi.
[268] _Rer. Italic. Script._, tom. IV, pag. 26.
[269] Giulini, tom. IV.
[270] Oh Milanesi insensati! Chi vi ha affascinati? Ieri acclamaste il primato di una sola sede; oggi confondete lo stato di tutta la Chiesa; veramente mostrate di avere a schifo una pulce, ed un cammello inghiottite. Forse queste cose meglio non disporrebbe il vescovo vostro? Voi direte per avventura: veneranda è Roma nell'apostolo. Lo è difatto; ma non è da disprezzarsi Milano in _Ambrogio_. Che sì che queste cose non sono scritte senza motivo nei Romani Annali, perciocchè dirassi in avvenire Milano assoggettata a Roma.
[271] Giulini, tom. IV, pag. 40.
[272] Ecco il vostro metropolitano, fuor dell'usato, viene in Roma chiamato al sinodo.
[273] Giulini, tom. IV, pag. 54.
[274] Detto, tom. IV, pag. 47.
[275] Il che fatto si dice con grandissima arte ed astuzia dal monaco _Ildebrando_, il quale, oriundo di Soana, città dell'Etruria, alla prontezza dell'ingegno riunita aveva non mediocre erudizione delle sacre lettere; e tosto, per il suo gran merito, fu ammesso nell'ordine de' cardinali, e più di tutti distinguendosi per il vigore dell'animo, facilmente ottenne il primo luogo tra i sacerdoti.
[276] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 130.
[277] A tutti i Milanesi, al clero ed al popolo.
[278] Speriamo poi in quello che degnossi di nascere da una vergine, che nel tempo del nostro ministero sarà esaltata la castità santa de' cherici, e confusa la lussuria degli incontinenti con tutte le altre eresie.
[279] Come però piacque all'Altissimo, scrutatore delle reni e dei cuori, quello che lungo tempo meditato aveva su l'altrui lassitudine ed inopia, si dolse della sua propria infermità; e, dopo di avere per due anni languito per vizio del polmone, l'uso perdette della voce, affinchè di quell'organo appunto mancasse, col quale molti molestati aveva, dicendo la Scrittura che nelle parti colle quali alcuno pecca, in quelle viene tormentato. Ma di lui si taccia, affinchè non sembri che i morti vogliamo accusare.
[280] _Arnulph._, lib. 3, cap. 14.
[281] A _Landolfo_, cherico e di stirpe senatoria, e cospicuo per lo splendore della perizia nelle lettere.
[282] Puricelli _De Sanctis Arialdo et Herlembaldo_, lib. IV, cap. 13.
[283] Voi però, dilettissimi, membra mie, viscere dell'anima mia.
[284] Giulini, tom. IV, pag. 69.
[285] Detto, tom. IV, pag. 79.
[286] Tom. IV, pag. 80.
[287] Vano dice essere quel rito, non comunicato per alcuna istituzione di Cristo o dei discepoli; usurpato soltanto dagli antichi adoratori degli idoli, i quali nella primavera girare solevano i campi in onore di _Bacco_ e di _Cerere_.
[288] _Tristan. Calch. Hist. Patr._, lib. VI, pag. 133.
[289] Tom. IV, pag. 89.
[290] Giulini, tom. IV, pag. 91.
[291] Frequentissime legazioni.
[292] Munite dei sigilli apostolici.
[293] Lib. 3, cap. 15.
[294] Giulini, tom. IV, pag. 97.
[295] Detto, tom. IV, pag. 131.
[296] Giulini, tom. IV, pag. 140.
[297] _Erlembaldo_, recando in mezzo certo _Attone_, mostrandosi esso consenziente, innanzi a tutto il popolo adunato, colla sua bocca illecitamente lo elesse. Questo vedendo la turba de' maggiori e de' minori, tanto del partito suo, quanto di quello degli avversari, che nuovamente giurata aveva fedeltà all'imperatore, pigliate le armi, ed attaccata grande mischia, _Attone_, recentemente eletto, con molte ferite e giuramenti costrinse a ricusare irrevocabilmente l'arcivescovado.
[298] Tom. IV, pag. 160.
[299] Giulini, tom. IV, pag. 189.
[300] Detto, tom. pag. 192.
[301] Lib. I, cap. 10.
[302] Nell'ora medesima, dopo questo insigne trofeo, tutti i cittadini trionfali inni fanno risuonere ad onore di Dio e del loro protettore Ambrogio, armati recandosi alla di lui chiesa. Il dì seguente, insieme col clero, i laici nelle litanie e nelle divine lodi portandosi di nuovo a Sant'_Ambrogio_, confessano a vicenda i loro passati falli, ed essendo l'assoluzione accordata loro dai sacerdoti, che pronti erano, il popolo tutto torna in pace alle proprie case. In questo si vede il termine di quello scisma che per diciannove anni sempre dalla stessa radice continuò a pullulare.
[303] Giulini, tom. IV, pag. 197.
[304] Muratori, _Anedoct._, tom. I, pag. 246.
[305] Giulini, tom. IV, pag. 254.
[306] Al reverendissimo e santissimo confratello.
[307] Sembra al nostro discernimento che, secondo il tenore del nostro comandamento,... tu faccia.
[308] _Ivon._, part. VI, cap. 405.
[309] Giulini, tom. IV, pag. 388.
[310] Come leggiamo essere stato dai santi Padri stabilito, esecriamo l'eresia simoniaca nelle sacre ordinazioni e nei benefizi ecclesiastici, ed in ogni modo vogliamo radicalmente dalla Chiesa estirparla.
[311] Stabiliamo ancora a norma delle istituzioni dei santi Padri, e della forma della Chiesa primitiva, che ad alcuno dei cherici non è lecito il possedere benefizi delle chiese, se, dopo di avere rinunziato tutto il proprio, non vuole farsi discepolo di quello alla di cui sorte sembra essere eletto. Se però alcuno vuole rimanere di fuori, non gli togliamo il chericato, solamente gli vietiamo il godere benefizi ecclesiastici.
[312] E perchè alcuni nella santa Chiesa, tanto cherici, quanto laici, per successione paterna... l'arcidiaconato, o l'arcipresbiterato o il cimiliarcato, o anche qualche parte dei benefizi spettanti agli uffizi delle chiese, finora si sono sforzati di possedere: in questa sacra adunanza è stato fissato e definito ad universale notizia che se alcuno, mosso da questa nefanda cupidigia, tentasse ulteriormente di possedere una chiesa e presumesse di ottenere per eredità il santuario di Dio, secondo la voce profetica, soggiaccia al vincolo dell'anatema, fintanto che ravveduto non si mostri.
[313] Paghi ogni anno nel mio annuale ai canonici e decumani a custodi della stessa Chiesa che non abbiano moglie, e che all'annuale intervengano, per ciascun canonico quattro denari, due ai custodi e decumani.
[314] Se però alcuno di que' canonici fosse infermo, anche non intervenendo egli a questi annuali, voglio che abbia questa benedizione, e se alcuno fosse ammogliato, voglio che sia privato di questa benedizione.