Part 30
[22] Essa è detta da Pietro Verri «tragedia di sentimenti grandi, arditi e liberi; piena di lezioni utili ai principi, utili ai sudditi; che ci rappresenta la tirannia co' suoi tratti odiosi, il fanatismo pericoloso, quand'anche nasca da nobili principii; che interessa e sviluppa un'azione che è la sola della nostra storia posta sul teatro, e la presenta col costume de' tempi; tragedia che sgomenta le anime gracili e scuote deliziosamente le energiche».
[23] Dopo l'epoca in cui furono scritte queste Notizie, morirono tanto Carlo che Alessandro.
[24] Parte II, pag. 148, edizione prima di Milano, 1796.
[25] _Meditazioni sull'economia politica_, § XXIV in fine. — Si noti che la prima edizione di quest'opera è del 1771.
[26] _Memoria della vita e degli studii di Paolo Frisi_, pagina 17.
[27] I Galli... sbaragliati i Toschi non lungi dal Ticino, avendo udito che il paese in cui si erano fermati si chiamava degli Insubri, nome pure di borgata degli Edui, cogliendo l'augurio del luogo, fabbricarono una città, e la chiamarono Mediolano.
[28] Livio, lib. V, cap. XIX.
[29] Sul passaggio de' Galli in Italia questo ci venne riportato.
[30] Quella nazione dicesi aver passate le Alpi.
[31] _Ant. It. Med. Æv._, diss. XXI.
[32] Tanti cadaveri di città semi-distrutte.
[33] _Rer. Italic. Script._, tom II, pag. 691.
[34] Il suolo della città modonese, occupato enormemente dall'eccessivo straripamento dell'acque, dai ruscelli che scorrono all'intorno e dagli stagni che straboccano dalle paludi, si vede ancora essere deserto per la fuga degli abitanti. Laonde anche oggidì si mostra una congerie di pietre d'ogni maniera, e veggonsi sassi di grande volume, attissimi un tempo alla costruzione di eccelsi edifizi, ora, come dicemmo, sommersi dalla frequente inondazione delle acque.
[35] Vitr., lib. 1, cap. 4. — Strab., lib. 5.
[36]
Alle mura dai Galli edificate, Che pelle ostentan di lanuta troia.
[37]
Che da lanuta troia il nome tragge.
[38] Una città grandissima delle Gallie e popolatissima, nominano Milano. Questa i Galli Cisalpini tengono per loro capitale.
[39] Plutarc., Vit. Marcelli.
[40] Recaronsi a Milano, città principale degl'Insubri; _Cornelio_, impadronito essendosi della città, che oltremodo piena era di frumento e di ogni genere di vettovaglie, insiegue i Galli.
[41] _Polip. Histor._, lib. 2.
[42] Questo monastero più non esiste.
[43] Lib. 3, cap. 2.
[44] Quale e quanto grande fosse la gioia conceputa per l'una e per l'altra vittoria, può da questo raccogliersi, che e _Domizio Enobarbo_ e _Fabio Massimo_ nei luoghi stessi nei quali pugnato avevano, eressero torri di pietra, sopra vi piantarono trofei ornati delle armi nemiche.
[45] Cronica di _Vincenzo Canonico_ di Praga.
[46] Monumenti storici della Boemia, non mai in addietro pubblicati. Praga.
[47] Torre fortissima e grandissima, di solidissima costruzione marmorea, che nominavasi Arco romano.
[48] Tom. I, pag. 18.
[49] Isaaci Casauboni Animad. in Svet., lib. I, pag. 52, num. 17, ed. Paris, 1610; et Plutarc. in Vit. Caesar: _invitatus Mediolani ad coenam, hospite Valerio Leone, qui asparagum apposuerat, atque olei loco infuderat unguentum, ipse simpliciter comedit, et indignantes increpavit amicos. Satis enim, inquid, abstinere iis a quibus abhorrebatis: nunc eam rusticitatem qui deprehendit, ipse est rusticus._
(In Milano, ospite essendo di Valerio Leone, e avendogli costui messi innanzi a cena degli asparagi, sopra i quali sparso eravi unguento in vece di olio, egli ne mangiò senza farne caso veruno, e sgridò gli amici suoi che se ne mostravano disgustati: «Imperocchè bastava, disse, che ve ne foste astenuti, se non vi piacevano; ma ben rustico è chi biasima una tale rusticità»).
[50] _Statua ejus aenea fuit Mediolani_ (scilicet statua Bruti) _in Gallia Cisalpina posita. Hanc, quae imaginem ejus bene repraesentabat, et erat artificiose facta, ut post vidit, Caesar praeteriit: mox subsistens, compluribus audientibus vocavit magistratus, civitatem eorum ferens sibi compertum esse foedus pacis rupisse, quod hostem suum apud se haberet. Ac primum sane negaverant, et quemnam significaret ambigentes, intuebantur se mutuo. Ut vero conversus Caesar ad statuam, contracta fronte, nonne, inquit, hic stat hostis noster? multo illi magis perculsi obmutuere. At Caesar arridens laudavit Gallos, quod amicis essent etiam in adversis rebus stabiles, praecepitque ne statua loco moveretur._ Plutarc. in Vit. Bruti, in fine.
(Eravi una di lui statua (di Bruto) di bronzo, eretta in Milano, città della Gallia Cisalpina; e in progresso di tempo veduta avendo Cesare una tale statua, che ben somigliava a quel personaggio, e leggiadramente lavorata era, passò oltre, indi fermatosi, mandò chiamando i magistrati, e lor disse, alla presenza di molti che udironlo, ch'egli trovato aveva essersi rotte dalla città loro le convenzioni di pace, tenendo essa dentro di sè un suo nemico. Da principio adunque, com'era ben convenevole, negaron essi la cosa; e non sapendo di cui egl'intendesse, si guardavan l'un l'altro. Rivoltatosi però Cesare verso la statua e facendo ceffo: «E che! disse, non è qui posto costui che è mio nemico?» E coloro, vie maggiormente sbigottiti, si tacquero. Ma egli, allor sorridendo lodolli, siccome quelli che tuttavia costanti e fedeli erano ai loro amici, quantunque caduti in avverse fortune; e comandò che lasciata fosse la statua in quel luogo medesimo).
[51] I superbi edifici di Roma ed altre città, ed in particolare Cartagine, Milano e Nicomedia, adorne di nuove ed eleganti mura.
[52] Così crede che si chiamasse quella di Sant'Eufemia il signor conte Giulini.
[53]
«Milano ancor di maraviglia degno Tutto presenta: Universal dovizia; Ben ornate le case, innumerevoli; Pronti e facondi son gli umani ingegni, Antichi e venerabili i costumi; Con doppio ordin di muro anco ingrandito Vedi il recinto, e popolar diletto Formano il circo, e co' suoi gradi in giro D'ampio teatro la racchiusa mole; Sorgono templi e palatine rôcche, E opulenta officina di monete, E delle terme la region, cui fama Crebbe ed onore per l'Erculeo nome, E di scolpiti marmi intorno adorni I peristili tutti, e in vasto cerchio Quasi un campo a formar stese le mura; Tutto è sublime, ed emular le forme Delle grand'opre sembra, e non temere, Vicina ancora, il paragon di Roma».
[54] Maravigliose tutte.
[55] Della fusione dei metalli.
[56] Affinchè dessimo ai cristiani ed a tutti libero potere di seguire quella religione che ciascuno volesse.
[57] _Lactantius, de Moribus persecutorum_, cap. 48.
[58] _Muratori, Anecdota_, t. I, pag. 223. _Impress. Mediol._, 1697.
[59] _Bingam., Orig. Eccles._, lib. IX, cap. I, § 5 e 6. — _Dupin, de Antiq. Eccles. disciplin._, diss. I, § 6. — Giannone, Storia del regno di Napoli, lib. II, cap. VIII.
[60] Ai sacerdoti ed al clero milanese.
[61] Siccome tuttavia il fine a cui tende l'antica mia deliberazione è che alcuna persona mescolarsi non debba nello assumere l'incarico della cura pastorale, colle orazioni io secondo la vostra elezione.
[62] _S. Gregorii papae I cognomento Magni opera omnia. Venetiis_, 1744, tom. 2, col 644 G.
[63] Perciocchè poi ponete mente alla esazione del patrimonio della provincia di Sicilia, di diritto della Chiesa santa, alla quale, per divina autorità, presiedete.... per ciò è duopo che la santità vostra istituisca una persona a trattare questo negozio, colla quale la Chiesa romana possa solidamente conchiudere qualche cosa.
[64] Lib. I, Epist. 82. S. Greg., _Operum._, tom. 2, col. 565.
[65] Al reverendissimo e santissimo confratello _Ansperto_, arcivescovo milanese.
[66] Troppo imperiti mostraronsi alcuni interpreti dicendo: Perì questa città, rovinata è la chiesa, non vi ha più ragione alcuna di vivere. Anzi havvi motivo di vivere più giustamente e più santamente, perchè Dio onnipotente, che con grande pietà queste cose dispone, non diede già in mano ai nemici la città che in voi consiste, ma le sole abitazioni; nè la chiesa sua, che è veramente la chiesa, lasciò che consumata fosse dall'incendio, ma affine di correggerci permise che abbruciato fosse il ricettacolo della chiesa.... Perciocchè, dopo quella ruina tanto grande e lagrimevole, ecco il sommo suo sacerdote salvo rimane, intatto il clero; e la plebe stessa, sebbene viva in continuo timore e mesta, conserva la libertà... Non perimmo noi stessi, ma quelle cose che nostre sembravano, e che o il predatore rapì o il ferro o il fuoco consumò... Conciossiachè, rotte le mura innanzi ai nemici armati e vigorosi, i popoli inermi... fuggirono... Consoliamoci adunque, o fratelli, nè tanto poi sospiriamo le case distrutte, giacchè vediamo la riparazione delle case riserbata ne' loro padroni... Il Signore adunque temperò verso di noi la sua vendetta, cosicchè, diroccata la città, devastate le campagne, sminuiti gli averi, nè le anime nostre, nè i nostri corpi furono offesi... E per ciò non dubitiamo che o noi o i nostri posteri Dio non possa riparare delle cose perdute.
[67] Si ricorda essere stata la presente opera pubblicata nel 1783.
[68] _De bello Gothico_, lib. II, cap. 21.
[69] Ricevette Agilolfo, che era cognato del re _Autari_, cominciando il mese di novembre l'esercizio della regia dignità. Ma pure, congregati essendo da poi i Longobardi in assemblea nel mese di maggio, da tutti, presso Milano, fu innalzato al regno.
[70] Lib. 3, cap. ultimo.
[71] Adunque nella state seguente, nel mese di luglio, fu innalzato _Adaloaldo_ re sopra i Longobardi, presso Milano, nel circo, alla presenza del padre suo il re _Agilulfo_, coll'assistenza dei legati di _Teodeberto_, re dei Franchi.
[72] Lib. 4, cap. 31.
[73] Abitano la Germania situata intorno al Reno, dalla prima parte settentrionale i Brusacteri, detti piccioli, ed i Sicambri, gli Oqueni, i Longobardi.
[74] La parte interna e la mediterranea occupano principalmente gli Svevi Angli, i quali più orientali sono dei Longobardi.
[75] La scarsezza dei Longobardi forma la loro nobiltà, perchè circondati da moltissime e valorosissime nazioni, non per mezzo di ossequio si mantengono sicuri, ma bensì colle pugne e coi pericoli.
[76] Ristorato dalle forze dei Longobardi, con varietà di lieta e di avversa fortuna contro i Cheruschi guerreggiava.
[77] Giulini, tom. I, pag. 228, tom. 2, pag. 383.
[78] Giulini, tom. 1, pag. 396.
[79] Detto, tom. 2, pag. 171.
[80] Giulini, tom. 4, pag. 364.
[81] Sormani, Passeggi, tom. 2, pag. 20.
[82] Giulini, tom. 2, pag. 416.
[83] Detto, tom. 3, pag. 499.
[84] Detto, tom. 3, pag. 228.
[85] Detto, tom. 3, pag. 346.
[86] Detto, tom. I, pag. 388.
[87] Giulini tom. 2. pag. 361.
[88] Per la eccessiva scarsezza degli abitanti.
[89] _Landulph. Senior._, lib. 2, cap. 26.
[90] Giulini, tom. 2, pag. 322.
[91] Detto, tom. 5, pag. 442.
[92] Detto, tom. 2, pag. 439.
[93] Dove è da sapersi che la città di Milano, per le molte distruzioni, non era internamente fabbricata con case murate, ma per la maggior parte composte di paglia e di graticci. Laonde se il fuoco ad una casa appiccavasi, tutta la città si abbruciava.
[94] Giulini, tom. 4, pag. 144.
[95] _Arnulph._, lib. 4, cap. 8.
[96] _Landulph. Junior._, cap. 8.
[97] Giulini, tom. 4, pag. 510.
[98] Che si è professato di vivere secondo la legge dei Romani.
Che si reputa vivere secondo la legge de' Longobardi.
Che mi sono professato, per la mia nazione, di vivere secondo la legge Salica.
[99] Giulini, tom. I, pag. 430.
[100] Noi Alberico conte nel Placito pubblico per amministrare a ciascuno la giustizia.
[101] Giulini, tom. I, pag. 307.
[102] Giulini, tom. I, pag. 356.
[103] «Mantenitor del voto, in voler fermo».
[104] Giulini, tom. I, pag. 381.
[105] Detto, tom. I, pag. 383 e seg.
[106] Quello tra i cardinali preti diaconi o sarà trovato più degno, coll'aiuto di Cristo, all'onore dell'arcivescovado promuovessero.
[107] Giulini, tom. I, pag. 385 e 411.
[108] Pienamente e ad evidenza intendiamo, come tu con fedele devozione, e con tutto lo sforzo della mente, per il pristino stato e vigore, e per lo ristoramento della santa Chiesa milanese, tre volte e quattro sei rimasto devoto e zelante nell'ossequio di Ansperto reverendissimo tuo arcivescovo e confratello nostro e ad esso nelle cose tutte fedelissimo.
[109] Giulini, tom. I, pag. 419.
[110] Giulini, tom. 2, pag. 61.
[111] _Liutprand._, lib. I, cap. 22.
[112] _Rer. Italic._, tom. 2, part. II, _Chron. Novaliciense_.
[113] Vegnendo noi a Pavia nel sacro palazzo, ed ivi fatta nella persona nostra la elezione, colla grazia di Dio onnipotente, da tutti i vescovi, marchesi, conti e da tutti gli ordini di persone tanto maggiori che inferiori.
[114] _Antiquit. Medii Ævi_, tom. I, pag. 87.
[115] Nel palazzo di Pavia, che è la capitale del nostro regno.
[116] _Antiquit. Medii Ævi_, tom. I, pag. 779.
[117] _Liutprand._, lib. 2, cap. 15.
[118] Giulini, tom. 2, pag. 153.
[119] _Dissert. Med. Æv._, tom. VI, pag. 325.
[120] Tom. 2, pag. 163.
[121] Giulini, tom. 2, pag. 267.
[122] Che egli voleva in quel luogo costruire una fortezza, colla quale, non solo i Milanesi, ma molti principi d'Italia altresì avrebbe saputo tenere in freno.
[123] _Luitprand._, lib. 3, cap. 4.
[124] Gli concedette di poter cacciare il cervo nel suo parco, il che mai accordato non aveva alcuno se non se ai carissimi ed illustri suoi amici.
[125] Mentre presso le mura della città cavalcava.
[126] Nella propria lingua, cioè nella teutonica, così parlò ai seguaci suoi: Io non sono Burcardo, se non faccio che gli Italiesi tutti si servano di un solo sperone, e per cavalcatura si valgano di cavalle pregne o deformi. Punto non curo la solidità o l'altezza di quel muro; giacchè, col solo gettare la mia lancia, morti precipiterò dal baluardo i nemici.
[127] Venne a Pavia e col consentimento di tutti assunse il regno.
[128] _Liutprand._, lib. 3, cap. 5.
[129] Ugone e Lotario regi.
[130] _Liutprand._ lib. 4, cap. 6. — _Arnulph._, lib. I, cap. 1 _et_ 2, _in Rer. Ital. Script._, tom. 4.
[131] Giulini, tom. 2, pag. 208.
[132] _Liutprand._, lib. V, cap. 4 e seg.
[133] _Tristani Calchi, Hist. Patr._, lib. I, pag. 18. — Alciati, lib. II, pag. 125.
[134] Mentre nel nome di Dio, nella città di Pisa, alla corte dei signori re, dove il signor Ugone e Lotario gloriosissimi ai re presiedevano, sotto le viti, là dove _topia_ (pergola) si chiama, entro la corte medesima, ec.
[135] Muratori, _Antiq. Med. Ævii_, tom. I, pag. 953.
[136] Mentre nel nome di Dio, al monastero del santo e confessore di Cristo, Ambrogio, ove sepolto riposa il di lui corpo, ove il sig. Lamberto, piissimo imperatore, presedeva, in una casa della stessa santa chiesa milanese, in una _lobia_ (_terrazzo_, anzichè _portico_, come interpreta il _Du Cange_) della casa medesima, sedeva a giudicare Amedeo, conte del palazzo, insieme con Landolfo, nominato arcivescovo, affine di amministrare a tutti giustizia e deliberare, ec.
[137] Giulini, tom. II, pag. 473.
[138] Nel nome di Dio, essendo che nella città di Milano, nella corte del ducato, entro la _lobia_ della stessa corte sedeva a giudicare Magnifredo, conte del palazzo, e conte dello stesso contado milanese, per amministrare giustizia a ciascuno, risedendo con esso Rotcherio, visconte della stessa città, ec.
[139] Giulini, tom. II, pag. 469.
[140] Confermo che tutti i miei servi e le mie ancelle siano Aldioni, ed appartenga la loro brigata (_mundium_) allo stesso ospedale, ricevendo essi un soldo per testa ciascuno, siano maschi o femmine; e così voglio pure che quegli uomini miei che consueti sono, col vitto giornaliero, a prestarmi le opere loro, stabilisco che qualora lavori debbano eseguirsi, compiano i detti lavori, ricevendo il vitto dallo stesso ospedale.
[141] Questo ospedale sia diretto e governato da Warimberto, umile diacono dall'ordine della santa chiesa milanese, nepote mio e figlio della buona memoria di Ariberto di Besana ne' giorni della sua vita.
[142] Giulini, tom. II, pag. 110.
[143] Da coerenza a questa da due parti tenente Ursone, e così pure l'isola comense, dalla terza parte il podere di San Vittore di Missaglia, dalla quarta il podere di San Pietro di Civate.
[144] Giulini, tom. II, pag. 199.
[145] Giulini, tom. I, pag. 366 e 471.
[146] Giulini, tom. I, pag. 72.
[147] Sembra questo in contraddizione con quanto si è asserito; cioè che quando il genere umano fu più tormentato, gl'ingegni si sono riscossi, e ne è nata la coltura e la felicità. Ma la apparente contraddizione scompare, considerando che l'ignoranza produce la ferocia e l'infelicità, e queste, giunte a un determinato grado, scuotono gl'ingegni, tolgono il torpore e richiamano la sapienza; quindi tutto si anima e risorge; quindi spunta la felicità, nella quale nuovamente il genere umano diviene inerte, e successivamente ignorante, feroce e misero. Tale è la vicenda per cui circola e circolerà sempre la storia delle nazioni. Il male nasce dal bene, e il bene dal male.
[148] _Landulph. Senior._, lib. II, cap. 10; _Rer. Ital._, tom. IV. — L'anno 1440, il cardinale Branda Castiglione, signore accreditatissimo, avendo sottratti i rituali ambrosiani per introdurre il rito romano, corse pericolo della vita. Il popolo attorniò il suo palazzo; egli fu costretto a gettare dalle finestre i libri ambrosiani, e finchè visse, non s'arrischiò a porre mai più il piede in Milano.
[149] Tom. II, pag. 151.
[150] _Landulph. Sen._, lib. I, cap. 9.
[151] Debbono dunque essere istruiti i laici, affinchè nelle case loro debbano con fervore celebrarsi i divini misteri, il che è assai lodevole; siano però i misteri trattati da coloro che dai vescovi siano stati esaminati, e si approvano allorchè sono dagli ordinatori loro accompagnati con lettere commendatizie, mentre per avventura debbono recarsi in terre straniere. Se adunque si trovano sprezzatori dei canoni, che straordinariamente cd illecitamente esercitino il ministero e che ardiscano violare sacramentalmente le cose divine, siano da prima gli uni e gli altri dal vescovo rimossi, tanto cioè il cherico o il sacerdote errante, quanto quello che con usurpazione si appropria il di lui ufficio; e qualora non vogliano da questa temerità trattenersi, siano scomunicati.
[152] _Canon. XVIII. Synod. Regiaticini ann. 850 regnantib. piissim. Augg. Hlotario ac Hlodovico. Lubbei Concilior._, tom. IX, pag. 1071. _Edit. Venet._ 1782, Albrizzi e Coleti.
[153] _Leo Hostiens._, lib. II, cap. ultimo.
[154] Giulini, tom. II, pag. 244.
[155] Giulini, tom. II, pag. 280.
[156] Intanto, celebrando Valperto i divini misteri, con molti vescovi circostanti, il re tutte le regali insegne, la lancia, nella quale chiuso era un chiodo di N. S. e la spada reale, la bipenne, il cingolo, la clamide imperiale e tutte le regie vesti depose sull'altare di Sant'Ambrogio.... Valperto, magnanimo arcivescovo, di tutti gli abiti reali, col manipolo di suddiacono, sovrimposta al capo la corona, astanti tutti i suffraganei di Sant'Ambrogio e molti duchi e marchesi, con maraviglioso decoro rivestì ed unse Ottone re, acclamato e in tutti i modi confermato.
[157] _Landulph. Sen._, lib. II, cap. 26.
[158] Soggiogati avendo i Milanesi, rinnovò la loro moneta, e anche in oggi quelle monete chiamansi Ottelini.
[159] _Goldast. Chatol. rei Monet._, tit. 48.
[160] L'arcivescovo, scortato da una grande squadra di soldati, che ornati erano di pelli di martori, di zimbellini, o con pellicce di vaio e di armellino, delle quali cose fornito lo aveva maravigliosamente l'imperatore.
[161] Ornato delle vesti episcopali, colla stola, senza la quale non costumò giammai di trovarsi fuori o nella città, qualunque fosse il negozio che interveniva o che lo turbava..... e dallo stesso mirabile monarca con grande onorificenza ricevuto, si trattenne in conversazione, siccome al vescovo conveniva.
[162] Giulini, tom. III, pag. 23.
[163] Detto, tom. III, pag. 24.
[164] Per amore del santissimo vescovo Ambrogio.
[165] Giulini, tom. III, pag. 151.
[166] Arcivescovo della santa chiesa milanese.
[167] Tom. III, pag. 153.
[168] Giulini, tom. III, pag. 183.
[169] Detto, tom. III, pag. 217.
[170] La società evitando de' suoi pari, Eriberto, nonostante il malcontento loro e la loro ripugnanza, recossi nella Germania, risoluto di eleggervi ei solo un re teutonico.
[171] _Rer. Italic. Scriptor._, tom. IX, pag. 14.
[172] Egli stesso ricevuto lo avrebbe e con tutti i suoi, signore e re pubblicamente acclamato e tosto coronato lo avrebbe.
[173] Oltre molti donativi il vescovado di Lodi, affinchè, siccome consacrato aveva il vescovo, così pure lo investisse.
[174] Sicuro di ogni cosa ritornando, tutta colle sue ambascerie sovvertì l'Italia, altri coi fatti, altri colle speranze tenendosi benevoli.
[175] Giulini, tom. III, pag. 197.
[176] _Arnulph._, cap. 7, e Giulini, tom. III, pag. 211.
[177] _Glaber. Rodulph._, lib. 4, cap. 2.
[178] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 27.
[179] Giulini, tom. III, pag. 219.
[180] Tom. III, pag. 222. Riferisco le parole d'un autore dei nostri giorni anzi che quelle di Landolfo, contemporaneo, perchè il lettore si appaghi essere il fatto non controverso, ma accordato da un illustre erudito e da un Guelfo.
[181] Contro il volere d'Ariberto.
[182] A tale feccia di costumi, peggiorando giornalmente da sè stesso, si riduce il mondo che non solo giace dallo stato suo decaduto qualunque ordine di laica o ecclesiastica condizione, ma languisce ancora la stessa monastica disciplina, dalla consueta perfezione della sua elevazione piegata, direi quasi, al suolo. Perì il pudore, svanì l'onestà, cadde la religione, e, quasi in un drappello raccolta, andò lontana la turba di tutte le sante virtù.
[183] Muratori, _Dissert. Med. Æv._, tom. X, pag. 65.
[184] Lib. 2, cap. 8.
[185] _Arnulph._, lib. I, cap. 10. — _Flam. Manip. flor._, cap. 141.
[186] Fornita di grandissima quantità di popolo.
[187] Giulini, tom. III, pag. 327.
[188] Giulini, tom. III, pag. 334.
[189] Convocati i sacerdoti e i diaconi, con somma devozione assunta avendo la penitenza di tutti i peccati, e fatta alla presenza di tutti la sua confessione e l'assoluzione dai sacerdoti ottenuta coll'imposizione delle mani, cooperando lo Spirito Santo, con umiltà e devozione la santa Eucaristia ricevette.
[190] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 32.
[191] Giulini, tom. III, pag. 411.
[192] Giulini, tom. III, pag. 422.
[193] Inoltre l'arcivescovo di Milano, per autorità imperiale godeva alcune altre rendite cospicue: sulle strade regie, da qualunque parte del contado si uscisse, avea un pedaggio, e qualunque volta entrava uno straniero a cavallo, o in cocchio o a piedi, pagava il censo al gabelliere dell'arcivescovo, o piuttosto ad innumerabili gabellieri, e l'arcivescovo era tenuto a far custodire i passi, e tutti coloro che alcun danno sostenuto avessero entro il territorio, risarcire dovea del suo di tutta quella somma alla quale fossero stati apprezzati i danni.
[194] _Flamma, Chronic. Mediolan._, pag. 227.
[195] Oltre il consueto abusar del dominio della città.
[196] _Arnulph._ cap. 10.
[197] Ai tempi di _Ottone_ imperatore primo, _Bonizone_.... come duce stabilito per facoltà ricevuta dall'imperatore, reggeva col suo governo il castello.
[198] _Landulph. Sen._, lib. 2, cap. 17.
[199] Sia tenuto ad alimentare cento poveri, e per ciascun povero dia un mezzo pane e lardo per companatico, ed una libbra di cacio tra quattro ed uno staio di vino.
[200] Comperino pesci, affine di ristorarsi col cibo e rallegrarci ogni anno nel giorno anniversario della morte di essi _Falkerodo_ monaco e _Giovanni_ prete, per suffragio delle anime loro, che ad essi procuri gaudio e salute dell'anima.
[201] Giulini, tom. III, pag. 81.
[202] Affinchè essi luminari rispondano per la di lui anima.
[203] Giulini, tom. III, pag. 377 e 465.
[204] E faccia ardere nella quadragesima maggiore sopra la sepoltura del fu di lui genitore Andrea.