Part 25
[79] _Elemosina pro remissione peccatorum._ Tale si era la formola consueta.
[80] Il testo dice _huit siécles aprés_, ma è scorso di penna o di stampa, in cui l'autore cadde anche alla faccia 402 del primo volume. Un critico della _Revue de Paris_ gli fece gran colpa anche di questo errore, ma la colpa è sua, chè non vide, com'esso era già avvertito e corretto appiè del volume stesso. _Il Traduttore._
[81] _Poeta Saxo_, lib. II.
[82] Pare da ciò che le donne de' tempi di Carlomagno si tignesser le carni e il viso di belletto, come le matrone romane.
[83] _Meloniceo, quo malvarum stamine conficitur._ (Nota dei Benedettini).
[84] L'autore addita qui gli ufiziali del palazzo, ora co' loro nomi, ed ora col soprannomi che solitamente fra loro si davano i famigliari di Carlomagno. Così Alcuino chiama ne' suoi versi, a quando a quando, il re Carlo _Davidde_, Angilberto, _Omero_, Ribodio, _Macario_, e via via. In questo componimento di Teodolfo, i nomi di _Tirsi_, di _Lentulo_, di _Menalca_, e parecchi altri, non sono altrimenti nomi propri, ma imaginati.
[85] _Flacco_ e _Calliopeo_ erano i nomi accademici d'Alcuino. _Il Traduttore._
[86] Costui era certamente il nano di Carlomagno.
[87] E di due Napoleone. _Il Traduttore._
[88] _Ostroniwint_ (Est); _Suudunstroni_ (Sud-Est); _Sundroni_ (Sud); _Nordromi_ (Nord); _Westnordromi_ (Nord-Ovest); tutte parole d'origine sassone.
[89] Qui l'autore riporta due storielle d'un topo imbalsamato e d'una verga d'oro, narrate dal monaco a disdoro d'un vescovo, che noi abbiamo intralasciate siccome scurrili e disdicevoli alla dignità della storia. _Il Traduttore_.
[90] La legge salica, la ripense, la borgundica e la visigotica furono i quattro maggiori codici dei Barbari. Le leggi longobardiche appartenevano più particolarmente all'Italia.
[91] La legge salica e la ripense non eran, di loro natura, imparziali, e stabilivano alcune distinzioni tra i Franchi e i Romani, anche solo che fossero commensali, o seguaci del re: _Si Romanus homo conviva regis fuerit_; pel Romano benestante, _qui res in pago ubi remanet proprias habet_, la composizione era solo di cento soldi.
[92] Non ho mai potuto trovar l'origin vera di questa parola _breve_, a significar terra o tenuta, e tuttavia pigliar non la si può che in questo senso[93].
[93] I Latini usarono _brevia_, al plurale, a significar secche, renai, un luogo sterile in somma: egli è quindi probabile che indi venisse il nome di _breve_ ad una terra o tenuta de' monaci, che prima era brutta ed incolta e poco men che un renaio; se pur non si volle, per la picciolezza del podere, far un'antitesi al _latifundium_ dei Romani, od anche, più probabilmente, applicare alla cosa il nome del modo in che veniva acquistata, da che, a quei tempi, chiamavansi _Brevi_ (_Breves recordationis_) gli atti che a' dì nostri si chiamano istromenti o scritture. _Il Traduttore._
[94] La _corvee_, dalla voce latina _curvada_ o _curvata_, che viene dal Guérard spiegata nel modo seguente: _opera agrestis plerumque unius diei, maxime aratoria, ad sationes agrorum faciendas, a rusticis dominis præstita_. (_Glossarium peculiare_.)
[95] _Specimen Breviarii rerum fiscalium Karoli Magni_ in I. G. _Eckardi_, _Comment. de rebus Franc. orient._ t. II., pag. 902-910.
[96] Questa biblioteca religiosa non altro conteneva che i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento. (_Appendix_, p. 297.)
[97] «Le manomissioni si faceano o per carta, o per testamento, o dal vescovo pubblicamente in _cornu altaris_.» Così il cavaliere Luigi Cibrario, alla pag. 64, vol. I. seconda edizione della pregevolissima opera sua intorno all'_Economia politica del medio evo_. _Il Traduttore._
[98] Vedesi chiaro qui che la terra costituisce il debito del servigio; i benefizi e le mense obbligano altrui alla milizia.
[99] _Centenier._ Così traduce l'autore il _centenarius_ dei capitolari, che significava un capo e giudice di cento, e chiamavasi anche con altro nome, _sculdassius_. A me parve di voltarlo in centurione, per accostarmi all'uso di non pochi comuni d'Italia, che sotto questo titolo serbarono per gran tempo que' magistrati. _Il Traduttore._
[100] _Capitular._, ad ann. 810. Veggansi i capitoli X e XIII di quest'opera.
[101] La legge _gombeta_, compilata da Gondebaldo, era speciale ai Borgognoni, e durò per tempo lunghissimo; tanto che la si trova usata anche sotto Lodovico Pio, come risulta dalle epistole d'Agobardo.
[102] Questo capitolare è un'appendice a quell'altro anteriore _de Villis_.
[103] Lidi o liti, o leuti e leudi, chiamavansi dai Franchi e dagli Alemanni, que' censuari, che dai Longobardi erano chiamali aldioni.
[104] Questo terzo al re, era quell'ammenda che chiamavasi fredo[105], e pagavasi al signore. La legge ripense avea stabilito il _fredo_ al terzo, come sta scritto nel cap. 88.
[105] Fredo, secondo il Cibrario, nell'opera sua soprallodata, significava l'ammenda della composizione in generale, di cui una parte andava all'offeso od ai suoi eredi, e una parte al fisco: e oltre al nome di _fredus_, avea quello ancora di _leudus_, e l'altro germanico di _warigelt_. _Il Traduttore._
[106] Ildegarda morì dell'anno 782.
[107] Fastrada uscì di vita nel 794.
[108] A dì 4 giugno, come reca il libro de' Morti.
[109] Il Muratori afferma che il figlio deputato da Carlomagno a farsi incontro a papa Leone fu Pipino, re d'Italia. _Il Traduttore._
[110] Berta fu madre dello storico Nitardo, che scrisse gli _Annali_ del suo tempo.
[111] Carlomagno ebbe ancora molti altri bastardi, fra' quali Ugo, abbate di San Quintino, che fu ucciso in una battaglia contro i Saracini, a dì 7 giugno 844, e Dragone, vescovo di Metz, morto nel 855.
[112] Il P. Bouquet nota che nessuna cronica parla di questa figlia Emma; Eginardo non la nomina punto, e Lodovico il Pio, nel concedere, in certo diploma, un feudo a Eginardo ed alla moglie sua, non accenna punto ch'ella fosse sua sorella.
[113] Veggasi quel che dice Eginardo stesso, e Nitardo dogo di lui, intorno ai costumi liberissimi delle figlie di Carlomagno.
[114] Eginardo ebbe in fatti una legazione a Roma.
[115] Indubitato si è che Eginardo ebbe Emma o Imma per moglie, la quale da Lupo, abbate di Ferriere, è chiamata _nobilissima fœmina_. Il Mabillon crede che l'avventura sia vera. Il P. Bouquet la contraddice; e il P. Rivet non la mette pure in dubbio.
[116] Il P. Bouquet, _Hist. Gall. Collect_. t. V, pag. 383. Eginardo si fece indi monaco, ed il suo carteggio, pubblicato dai Benedettini nel t. VI della loro grande raccolta, è curiosissimo.
[117] Eginardo fu abate prima di Fontenelle, poi di San Pietro e San Bavone, a Gand, e fondò la badia di Selingestad, nella sua propria terra di Mulenheim.
[118] La _Cronaca di San Dionigi_ nomina ventidue metropoli carlinghe. Le quali metropoli erano i centri delle grandi divisioni dell'impero, ritraenti anch'esse delle memorie di Roma. (V. _Gall. Christ. in prælat._)
[119] Il diritto romano dichiarava nullo il testamento non fatto in presenza di testimoni. Tutti quelli qui notati appartengono, siccome pare, alla schiatta franca e germanica.
[120] E il medesimo non vien pur di presente succedendo, dopo la caduta di Napoleone?
[121] Da _major_ i Francesi han fatto _maire_, che gli Italiani chiamarono _il Podestà_ e anticamente e più gramaticalmente, _la Podestà_. _Il Traduttore_.
[122] Si trovano esempi di duello giudiziario sotto i primi re merovingi (_Greg. Turon._ lib. VII, c. 19, lib. X, c. 10), e sembra che fosse usato frequentemente, più che altrove in Borgogna. Lo crediamo altresì stabilito dalla legge alemannica o sveva (_Baluze_, lib. I, pag. 80). In Lombardia poi fu sempre popolare, e Luitprando, re del Longobardi, dice in una delle sue leggi: «_Incerti sumus de judicio Dei, al quosdam audivimus per pugnam sine juxta causa suam causam perdere. Sed propter consuetudinem gentis nostræ Longobardorum legem impiam vetare non possumus._» — Muratori, _Script. rerum Italicarum_, t. II, p. 65.
[123] La stessa ragione naturale dovea mostrare ai principi ed ai popoli l'incertezza e la brutalità di questa forma di giudizio, sì che fin dai primi tempi della sua instituzione vediamo parecchie città in Inghilterra, e in Germania, noverar tra i loro privilegi l'esenzione dal duello giudiziale. Ci sembra poi che l'autore si apponga in fatto, citando gli esempi dell'Iliade; però che ivi sono zuffe e combattimenti fra due sì, ma in guerra, e non già disfide e duelli premeditati a vendicare un'offesa. _Il Traduttore._
[124] In fatti, quasi tutte le canzoni eroiche, che hanno per soggetto Carlomagno e i suoi paladini, furono composte nel duodecimo secolo. (Veggasi quel che io ne dico nel mio lavoro intorno a _Filippo Augusto_.)
[125] A maggiore schiarimento di questo luogo servano le seguenti parole del Cibrario (opera citata), intorno alle condizioni del cronisti del medio evo e al modo con che si sdebitavano dell'uffizio loro. «I re, i vescovi, i comuni soleano, del metter in cronica i loro fatti, dar pubblico incarico a qualche persona sciente di lettere, e d'ordinario a un monaco. Un monaco di San Dionigi metteva in cronaca le gesta de' re di Francia, e quando combatteva alcuna battaglia campale, il re, con lettere chiuse indirizzate all'abate, lo ragguagliava del successo e del numero del morti... I re d'Inghilterra aveano un cronista che abitava nel medesimo palazzo con loro, e tenea ragione giorno per giorno dalle loro buone o cattive azioni e delle altre cose degne di memoria. Per passar ogni pericolo d'adulazione, il registro che contenea tali memorie, non era aperto che dopo la morte dal re e de' suoi figliuoli.
«In quasi tutti i monasteri principali, il più saputo del monaci tenea un simile registro, e finito un regno, lo presentava al capitolo generale, dov'era esaminato, e poi fatto ridurre in cronaca.» _Il Traduttore_.
[126] _Scriptorium_, chiamavasi a que' tempi ne' monasteri il luogo dove i monaci si chiudevano a scriver le loro croniche ed a copiare i codici antichi; e però mi è parso meglio sostituir questo termine al _labeur_ (fatica o lavoro) dell'autore. _Il Traduttore._
[127] Gli Annali di _Fulda_ van sino all'anno 882. Il Frelier ha trovato alcuni manoscritti che gli sprolungano fino al 900.
[128] Il P. Bouquet ha pubblicato questo passo di Giovanni Diacono, come documento di storia importantissimo.
[129] Benedetto, diacono delle chiesa di Magonza, ne informa del modo in che compilati erano questi capitolari. Eran solitamente i più dotti del clero, che li coordinavano, per indi sottoporli all'imperatore. V. Baluze, _Capit._ t. I, p. 803-806.
[130] _Collect. concil._ t. VII, p. 1047; _Hispan._ t. III, p. 110 114.
[131] La lettera per l'istituzione delle scuole è circolare, e reca la data dell'anno 787. Baluze, t. I, p. 201-204.
[132] Già fu notato più sopra che questi eran soprannomi accademici con cui si chiamavan fra loro i dotti alla corte di Carlomagno. _Il Traduttore._
[133] Vogliono i dotti che certa medaglia, rappresentante un cocchio tratto da un leone e da un bue, si riferisca a questa concordanza delle Scritture composta da Carlomagno. (Benedict. _Hist. litter._ t. IV, p. 410; Fabric. lib. III, p. 915)
[134] _Eternum et sempiternum, immortale et perpetuum sæculum, aevum, et tempus._ Alcuin., p. 765-770.
[135] _De ratione animæ._
[136] L'autore chiama sempre questo vescovo col nome di _Leidrade_, scostandosi da Felice d'Urgel, che il chiama ora _Laidracus_ ed ora _Leidacus_, e da Alcuino che gli dà il nome di _Leobradus_. Io ho seguito il Muratori ed il Bettinelli che lo chiamano _Landrado_. Mi ha fatto gran maraviglia il non trovar nella _Storia della letteratura italiana_ del diligentissimo Tiraboschi pure una parola di quest'autore, che, per esser nato alle porte d'Italia, e vissuto a Roma gran tempo, poteva trovar luogo colà dov'ei parla d'Alcuino, di Eginardo, ecc. _Il Traduttore._
[137] Anche Odelberto, arcivescovo di Milano, compose per questa occasione il suo libro, _De baptismo_, che ancor ci rimane, e abbiam tuttora la lettera da lui scritta in proposito a Carlomagno. _Il Traduttore._
[138] Il Tiraboschi lo fa scozzese, ed opina che due ne fossero ad un tempo del medesimo nome e della medesima nazione. (_Stor. della letterat. ital._, vol. V, lib. III. c. 1, § XIX e seguenti; Milano 1826.) _Il Traduttore._
[139] Tale si è l'opinione che sostenne fermamente il Boulas: t. I, pag. 91[140].
[140] Questa è pur l'opinione del nostro Bettinelli nel suo _Risorgimento d'Italia_: e il Gatti, storico dell'Università di Pavia, attribuisce a Carlomagno anche la fondazione di questa; in che fu vittoriosamente combattuto dal Tiraboschi, _Storia della letteratura italiana_, vol. V, lib. III. _Il Traduttore._
[141] _Doctor egregius et insignis floruit historiografus et poeta, atque omnium artium nobilissimus auctor_[142]. Mabill. lib. 36, n. 49. Duchesnel, l. II, n. 560; _Trith. Cron. Hirsang._, pag. 31.
[142] L'autore ha tradotto l'ultima frase: _et auteur dans tous les arts_; parmi più giusto l'interpretar qui la voce _auctor_ nel senso di aumentatore o favoreggiatore, chè un autore o scrittore in tutte l'arti sarebbe una maraviglia ai tempi nostri, non che al secolo nono. _Il Traduttore._
[143] Volone, figliuolo del conte di Chiburgo, fu monaco scostumatissimo, ma gli fu fatta grazia a cagione del suo sapere.
[144] V. il cap. VII di questo volume.
[145] _Lex consensu populi fit, constitutione regis. Recueil des hist._ t. VII. p. 656. Massima liberalissima, come ognun vede; se non che qui non si vuol prender la parola _populus_ in quel senso assoluto in cui fu interpretata dal Mably nel tempo in cui regnavano le opinioni democratiche.
[146] Non sappiamo se intenda parlar di Carlomanno figlio di Lodovico il Balbo, o di Carlomanno figlio di Lodovico il Germanico, però che amendue regnarono in sul dissolversi dell'Impero. E d'altra parte, le assemblee del campo di maggio eran già finite al tempo di Carlo il Calvo, successore di Lodovico Pio, come l'attestano il P. Daniel, il Mably e altri storici francesi. _Il Traduttore._
[147] Totale è la confusione al decimo secolo, e spesso la voce _allodium_ è usata ad indicare il _feudum_. Marcolfo, lib. I, form. 13, riferisce parecchi esempi di allodii dati al re e caposignore per indi riceverli in benefizi. La parola _feodum_ o _feudum_ non trovasi in generale adoperata che al decimo ad all'undecimo secolo.
[148] Il Ferrario nell'opera sua, da noi più volte citata, intorno agli antichi romanzi di cavalleria, ha recato i disegni di questi mosaici, ma essi non sono appien conformi alla descrizione che ne fa il nostro autore. _Il Traduttore._
[149] Leggi undecimo secolo, però che l'occupazione dei Normanni avvenne dopo il mille. _Il Traduttore_.
[150] Pisa ed Amalfi avean già banchi nella Siria, e il nome franco v'era rispettato.
[151] Del resto tale si era, press'a poco, la divisione preparata da Lodovico Pio, se non che fu affidata a mani inette, e ideata da un principe debole.
[152] Tutto lo studio di Lodovico Pio nel suo regno consiste nel farsi accettare dalla popolazione germanica, chè dell'amor degli Aquitani egli è sicuro.
[153] Il chiarissimo signor Menini trattando, non è guari, nell'Appendice della Gazzetta di Milano, della presente opera del signor Capefigue, e della mia traduzione, alla quale fu cortese di lodi, ch'io mi tengo care, come di giudice competente e sincero, pose innanzi l'autorità del Leo, per la quale Carlomagno discenderebbe da famiglia Italiana, e i _messi regii_ non sarebbero instituzione di questo principe, ma sì più antica. Quanto alla prima di queste opinioni, benchè l'amor di patria ce la farebbe di buon grado accettare, l'amor della verità ci muove ad aspettar prima di saper da quali fonti quel dotto istorico la traesse. Anche le leggende fanno discendere Carlomagno da un papa italiano, ma ognun sa ch'esse non meritano in argomento di storia alcuna fede. E d'altra parte si sa esser impossibile, prima dell'undecimo secolo, trovar la genealogia di nessuna famiglia. Quanto all'opinione che riguarda i _messi regii_, ci piace di creder piuttosto al Muratori, il quale ne' suoi _Annali d'Italia_, all'anno 808, parla lungamente di questi magistrati ambulatori, e ne fa primo istitutore Carlomagno; ribadendo così quant'egli avea detto innanzi e provato in una sua dissertazione sul medesimo soggetto nelle _Antichità Italiche_. E chi mai può vantare maggior dottrina e diligenza in siffatte indagini di quell'illustre Italiano? _Il Traduttore._
[154] Qui era luogo di notare che anche Napoleone, a somiglianza di Cesare e di Carlomagno, dettava per ricrearsi, se non dalle fatiche della guerra e del governo, di ben altri più duri travagli, la maravigliosa sua storia:
Oh quante volte ai posteri Narrar sè stesso imprese, E sulle eterne pagine Cadde la stanca man!
_Il Traduttore._
[155] L'autore traduce, erratamente ci pare, _dans les calendes de fevrier_, che dir vorrebbero il dì primo di febbraio.
[156] _Sub hoc conditorio situm est corpus Karoli Magni atque ortodoxi imperatoris, qui regnum Francorum nobiliter ampliavit, et per annos XLVII feliciter rexit. Decessit septuagenarius anno ab incarnationis Domini DCCCXIV, indictione VII, V calend. februarias._
[157] Il Traduttore, ingannato dal testo, che dice _mense_ e _menses_, laddove, seguendo il Ducange, dir dovea _manse_ e _manses_, tradusse mensa e mense: ma poi s'accorse, troppo tardi, perchè il foglio era già tirato, che accennavasi al _mansus_ dei tempi feudali, che significa podere.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate nell'Avvertimento ai lettori (pag. 208) sono state riportate nel testo.