Part 28
[167] Questa geografia della guerra di Sassonia è naturalmente alquanto guasta: pur nondimeno, chi scorre la Vesfalia, ve ne trova in ogni luogo tracce evidenti. Brunsber è Brunesberga, sul Veser: l'Oacro è l'Ocker. Le più delle spedizioni di Carlomagno facevansi per la via di Francoforte, che a quel tempi altro non era se non una gran tenuta reale sul Meno. Francoforte vien da _Francone-furt_ (passo dei Franchi) _Francorum dixisse vadum_, come dice un poeta antico, in commemorazione del passaggio di Carlomagno.
[168] No, perchè quel dio druidico ed il suo culto sono assai più antichi d'Ermanno. _Il Traduttore._
[169] Una medaglia pure fu coniata a ricordar l'avvenimento della conversione de' Sassoni: _Saxonibus sacro lavacro regeneratis_, 777.
[170] Ed ecco di qual modo giustificar si possono tutte le violenze e oppressioni del conquistatori! _Il Traduttore_.
[171] Vedi queste genealogia nel mio _Ugo Capeto_, t. I.
[172] Pare che sotto questo nome il poeta intenda i conti e altri feudatari maggiori; ma non ho trovato questo titolo in alcuno de' nostri autori nè altrove. _Il Traduttore._
[173] Formaron essi come colonie monastiche, delle quali qualche indizio si trova nella lettura del Bollandisti al nono e decimo secolo.
[174] _Monach._ Sanct Gall., lib. II.
[175] I governatori delle grandi città fra gli Arabi di Spagna erano insigniti del titolo di _visir_, e quelli delle minori del titolo di _alcaid_, donde venne _alcade_, se pur esso non derivò da _cadì_, giudice di pace.
[176] L'autore qui pone una nota per dir che le cronache additano questo Almanzor sotto il titolo di _Emir Almoumenyn_. Ora questo titolo, che dai nostri antichi storici e romanzieri fu tradotto in quel di Miramolino, significa appunto Commendator de' Credenti, che si arrogavano i califfi ommiadi in Ispagna. _Il Traduttore._
[177] Tanto è vero che fu serbata memoria di questo tradimento di Lupo di Guascogna, che se ne trova indizio anche nel famoso diploma pubblicato dai Benedettini sotto il titolo di diploma d'Alone. «_Omnibus pejoribus pessimus, ac perfidissimus supra omnes mortales, operibus et nomine Lupus, latro potius quam dux dicendus_». Poi vi si ricorda, benchè vagamente, la presa di Roncisvalle. P. Bouquet Gall. _Cristor. collect._, t. VI.
[178] Nel passar da Roncisvalle, al mio ritorno dalla Spagna, m'informai di tutte le tradizioni cavalleresche intorno ad Orlando ed a' suoi prodi compagni, e trovai che ci sono ancora poche ruine d'una cappella, dove un tempo si vedevano alcune iscrizioni e trenta avelli, ma evidentemente posteriori al fatto. Vi si leggevano i nomi di Teoderico d'Ardennes, Rollo del Mas, Guido di Borgogna, Olivieri, Orlando. Poco lunge da questa cappella giace la badia di Roncisvalle.
[179] Qui l'autore riporta tutta la favolosa relazione di quest'avvenimento, attribuita a Turpino, che noi tralasciamo, e perchè nessun fondamento vi può fare la storia, e perchè noi abbiamo lo stesso racconto in parecchi dei nostri poemi cavallereschi, e specialmente nel _Morgante maggiore_ di Luigi Pulci, dov'è pur narrata la fine di questo famoso paladino. Del resto ognun sa che l'arcivescovo Turpino mai non iscrisse la _Vita Caroli Magni et Rolandi_ attribuitegli. _Il Traduttore._
[180] Molti sono i manoscritti di questa canzone sparsi per le varie biblioteche di Europa, e due ne possiede la Marciana di Venezia. Noi l'abbiamo pur tralasciata per le ragioni addotte nella nota antecedente. _Il Traduttore_.
[181] Il canto dei montanari baschi ci spiega i _fueros_ di lacca circa le leve straordinarie de' pastori, perchè la legislazione e le consuetudini si collegan fra loro. _De appellitis ita statuimus; cum homines de villis vel qui stant in montanis cum suis ganatis (_armenti_), audierint appellitum, omnes copiant arma et demissis ganatis, sequantur appellitum. (Vedi Bianca, Comment. Hispania illustrata)._
[182] A voler comporre la storia di Carlomagno è d'uopo visitare il Reno, l'Elba, i Pirenei, l'Ebro, per indi ritornare ad Aquisgrana, a Ravenna, a Pavia ed a Roncisvalle. Io per me ho salutato con istorica pietà grandissima tutte queste stanze del grande imperatore.
[183] Il testo castigliano dice _cendal_, che significa stoffa sottilissima di seta, donde forse il nostro zendado, se pur non è più probabile ancora che l'una e l'altra parola vengano dalla comune origine provenzale. _Il Traduttore_.
[184] Esso fu pure invocato nel 1814 al congresso di Vienna, contra il re di Sassonia, fedele a Napoleone.
[185] Questa supposizione delle grandi conquiste di Carlomagno va sì oltre che nel romanzo di _Girone_ il _Cortese_ e di _Meliadus_, gli si fa conquistar l'Inghilterra.
[186] I _pari_ riconoscono la loro origine dal sistema feudale ordinato dai Capeti, che chiamaron con questo nome i vassalli dipendenti dalla corona, i quali eran per conseguenza _pari fra loro_. V. Mably, _Observations sur l'histoire de France_. _Il Traduttore._
[187] Non abbiamo opere speciali sui veri confini dell'Impero di Carlomagno. Il D'Anville è ancora il più esatto d'ogni altro. Il De la Bruere scrisse anch'egli una dissertazione, ma troppo arretrata e imperfettissima. _Parigi_, 1745.
[188] L'Aquitania avea per frontiera la Bretagna e la Settimania.
[189] Le città di cui più spesso parlin le croniche da questo confine sono Pamplona, Saragozza, Huesca, Urgel, Erda, Barcellona, Tortosa e Tarragona.
[190] Comprendea pure la parte che più specialmente indicavasi sotto il nome di _marche britanniche_ tra la Loira e la Sarta, e area per limite la Senna.
[191] Le cronache antiche additano Spoleti, Benevento, Salerno, Reggio, per altrettanti feudi dipendenti delle terre di Carlomagno, se non direttamente almeno per omaggio.
[192] Il confin delle terre occupate dai Bavari parmi che allora fosse Ratisbona. Carlomagno avea cavato una profonda fossa appiè degli alti monti della Boemia: _Hic foxam duxit Carolus_. La Selva Nera facea parte della Turingia.
[193] I più settentrionali sono i Nortalbini al di là dell'Elba; gli Osfalii abitano tra il Veser e l'Elba, e si trovano accennate Ferda e Brema; gli Angrivarii aveano per confine il fiume Ems, e i Frisii orientali le foci del Reno.
[194] Non comprendo quivi le Isole di Corsica, di Sardegna, le Baleariche e la Sicilia, che furono conquistate da Carlomagno, e quasi tosto occupate dai Saracini.
[195] Eginard: _De Vita Caroli magni_.
[196] I romanzi della cavalleria sono di tre specie: la prima tratta delle imprese degli eroi de' Franchi; la seconda degli eroi bretoni, e la terza degli eroi gaulesi o di Gaula. Infinito è il numero di tali romanzi e in verso e in prosa che l'Italia possiede; poichè, come ognun sa, infiniti furon gli autori che per gran tempo corsero dietro smaniosi a questo genere, appunto come oggidì si corre dietro al genere dei romanzi storici, nè con diversa fortuna, pochissimi essendo nell'uno e nell'altro genere gli ottimi, pochi i buoni, e tutto il resto marame di servili imitatori e di guastamestieri. I primi romanzi nostri del genere cavalleresco sono, s'io ben m'appongo: la _Guerra di Troja_ di Guido Giudice, e il _Ciriffo galvaneo_, e gli ultimi la _Marfisa bizzarra_ di Carlo Gozzi, e il _Ricciardetto ammogliato_ del conte Luigi Tadini, giovine di straordinario ingegno, che morì sotto le ruine d'un edificio crollato d'improvviso, dinanzi agli occhi della madre! Il Giraldi, il Pigna ed altri autori italiani, trattarono ampiamente questa materia, ma non potremmo additare miglior guida ai nostri lettori, dell'opera dottissima e accuratissima del dottor Giulio Ferrario, col titolo: _Storia ed analisi degli antichi romanzi di cavalleria, e dei poemi romanzeschi d'Italia_ ecc., Milano, 1828. _Il Traduttore._
[197] Vedi la nostra nota appiè della pag. 161-162. _Il Traduttore_.
[198] Francia, Inghilterra e Spagna si contendon da lungo tempo l'onore dell'invenzione del romanzi cavallereschi; lasciamole disputere, e l'Italia si contenti della gloria d'avere ridotto a forma quella mole incomposta, trattane una nuova epopea, e dato al mondo l'_Orlando furioso_. _Il Traduttore_.
[199] A persuadersi della poca influenza esercitata dagli Arabi sul concetto dei maggiori poemi francesi legger si può la _Battaglia di Poro_ e le _Maraviglie dell'India_, che è una delle discendenze dell'_Infanzia d'Alessandro_.
[200] L'Andres, nell'_Origine, progressi e stato attuale d'ogni letteratura_, attribuisce agli Arabi anche l'invenzione del poemi romanzeschi; ma ognun sa l'eccessiva tenerezza di quest'autore per quella nazione, ch'egli ha posto a maestra della moderna civiltà in ogni cosa. _Il Traduttore_.
[201] I Bollandisti pubblicaron la vita di san Guglielmo a dì 28 maggio, e il Mabillon l'avea già prima inserita ne' suoi _Acta SS. Ordin. S. Benedict_. Questo critico eccellente facea grandissima stima della leggenda e del suo autore.
[202] Luigi Pulci, autore del _Morgante Maggiore_, da noi già citato, ha pure un altro poema sulla _Rotta di Roncisvalle_, ed altri romanzieri antichi trattaron fra noi specialmente quest'argomento; su di che vedi la prelodata opera del Ferrario. _Il Traduttore._
[203] Nell'opera mia intorno a _Filippo Augusto_ dissi già in qual modo venivano, pe' castelli, recitati i poemi epici de' tempi de' Carolingi.
[204] Tutto indurrebbe a credere che questa dignità era inerente alla famiglia carolingica. Io scartabellai, foglio per foglio, le tavole del diplomi del Breguigni, e i volumi del padre Bouquet e del Pertz, senza trovarci più menzione dei prefetti del palazzo; i nomi stessi delle dignità sono interamente cambiati. Dissimilissima dalla prima è la seconda schiatta.
[205] Nel deposito degli archivi del regno ci ha pure un diploma originale di Carlomagno, suggellato con un antico cammeo, che rappresenta la figura d'un Giove de' bei tempi dell'arte.
[206] Papa Adriano fu il primo a formar il pensiero della fondazione d'un grande impero. Adriano, l'amico e il confidente di Carlomagno era già morto, e lo stesso Carlomagno gli fece l'epitafio in versi, nei quali esalta il suo tenero amico.
[207] È noto che Carlomagno era già venuto a Roma due volte per accordarsi co' papi. Ei vi comparve in abito quasi imperiale: _longa tunica et clhamyda amictus et calceamentis quoque romano more formatis_. Eginhard, C. 23. Era l'abito dei patrizii.
[208] Questo miracolo fu solennemente discusso a Roma, che poi n'ebbe a giudicar l'autenticità. Precisa è a questo proposito la testimonianza d'Alcuino, a cui Carlomagno scrisse poco men che nel termini da lui riferiti. Ma Teofane, lo storico greco, vuole che i manigoldi rispettassero il papa. Teofane tuttavia scriveva a Costantinopoli, con mente assai preoccupata contro la grandezza e podestà del papi.
[209] Questa descrizione, veramente poetica, forma il canto III del _poeta sassone_.
[210] Ei sembra certo che il popolo si prosternasse dinanzi a Carlomagno: _More antiquorum principum_. Ei giunse in Roma, secondo il Muratori, a' 24 novembre 800.
[211] Veggansi gli _Annali del Baronio e del Pagi_ all'anno 800. È il documento più accurato che consultar possa chi scrive la storia dei papi, chè il cardinal Baronio fu un degli uomini più eruditi d'Italia.
[212] Tutti veder possono, nel palazzo di Laterano, il mosaico che rappresenta san Pietro in atto di porgere a Carlomagno lo stendardo dalle sei rose e l'_orarium_ o stola a papa Leone. I dotti non son d'accordo tra loro quanto al sapere se trattisi quivi del patriziato o del pallio imperiale. Ho udito il dotto bibliotecario della Vaticana, sostener che alludesi all'impero.
[213] Carlomagno non è punto favorevole al governo amministrativo e militare dei duchi (_duces_). Questa dignità gli pareva troppo potente, troppo independente; feudalità era dessa, e non altrimenti amministrazione sommessa, ubbidiente quale egli l'intendea con la sua teorica dei _Missi Dominici_.
[214] Lo spirito e l'indole vera di queste corti plenarie o assemblee del campo di maggio, vogliono cercarsi nelle canzoni eroiche. Le più delle dissertazioni scritte nel secolo decimottavo, sotto l'influenza dello spirito parlamentare, hanno troppo magnificata l'importanza di queste adunate. Il signor Guizot, con quello squisito giudicio suo, ben seppe guardarsi da siffatte esagerazioni.
[215] Tale si è la solita forma dei capitolari. Troppo si è discusso intorno all'istituzione dei parlamenti della seconda stirpe. Il Montesquieu, con tutte le sue pregiudicate opinioni in questo proposito, è ancora il più forte di questi battagliatori.
[216] Il nuovo diritto della terza stirpe ha principio dagli editti di Filippo Augusto, dalle Assise di Gerusalemme, e dalle istituzioni di san Luigi.
[217] Carlomagno consumò ventott'anni a costruirsi questo potere; quattordici anni Augusto e non più che quattr'anni Napoleone dal consulato all'Impero; ma l'edifizio suo crollò pure in men di dieci anni.
[218] Sull'esempio del Muratori e d'altri storici italiani noi seguiremo a chiamar Lodovico, anzichè Luigi, questo re, che poi ebbe, per sua gran ventura, fra noi il soprannome di _Pio_. Lodovico è anche più vicino all'origine teutonica del nome, che suona: _soldato famoso_. _Il Traduttore._
[219] Notisi quest'altra somiglianza fra Carlomagno e Napoleone. Esso pure poneva a fianco dei re suoi fratelli, uffiziali militari e civili che dipendevano da lui solo.
[220] Eginhard. _Annal ad ann._ 793. La _Cronica di San Dionigi_ traduce costantemente il nome del figliuol di Carlomagno, _Karolus_, in quel di Carlotto, che si trova confermato in tutte le canzoni eroiche, le quali s'accordan tutte a rappresentar costui come un giovine avventato, che fu più volte tratto d'impaccio dai pari di Francia, poi finalmente ammazzato in una partita di scacchi da Uggero il Danese o da Rinaldo di Montalbano.
[221] Io credo pur sempre che sia Minden e non Monden, come dice il signor Paris. Deesi inoltre notare che questo punto estremo dell'Elba, dove Carlomagno portò l'armi sue vittorioso, era pure un dei capiluoghi di dipartimento sotto Napoleone.
[222] È fuor di dubbio che i Sassoni erano mescolati cogli Scandinavi, nelle lunghe correrie e piraterie di questi al nono secolo.
[223] Le costiere dello Frisia furon assalite dagli Scandinavi nell'anno 810; la Neustria solo a' tempi di Lodovico il Pio e particolarmente sotto Carlo II Calvo.
[224] Queste nozze miste andavano tra i Saracini e Visigoti moltiplicandosi; i figli poi che nascevano da quest'unione della razza cristiana colla saracina, chiamavansi moallad, di cui si fece mulato in ispagnuolo e mulatre in francese. (Mulazzo in italiano.)
[225] Si vuol notare che tale a un dipresso fu l'ordinamento dato da Napoleone alla Catalogna, quando riunì questa provincia all'impero.
[226] La presa di Barcellona seguì nell'anno 801, dopo ch'essa era rimasta ben novant'anni in poter de' Saraceni. Le moschee furono quindi purificate e convertite in chiese. Lodovico mandò a suo padre una parte del bottino fatto nella città in corazze, elmi ornati di cimieri, cavalli superbamente bardati e altre siffatte cose.
[227] _Astronom. De vita Ludov. Pii._
[228] _Astronom. De vita Ludovici_.
[229] Si vede che le cronache hanno scritto _chagan_ per _kan_ dei Tartari[230].
[230] Anche il Giambullari fa, nella sua _Istoria dell'Europa_, menzione di questi cagani: ma ivi par che sieno principi diversi dei _kan_. _Il Traduttore_.
[231] Già più addietro abbiano notato che nessuno crede oramai più all'autenticità della _Cronaca di Turpino_. Aggiungeremo qui che il Ciampi, in una sua _dissertazione critico filologica_ intorno a questa cronaca, dove ha raccolto quanto fu scritto in tale proposito, inclina a credere ch'ella sia opera dell'undecimo secolo e forse di Goffredo, che fu priore del monastero di Sant'Andrea di Vienna in Delfinato nel 1092. _Il Traduttore_.
[232] Questa e l'altre citazioni originali che seguono, sono nella lingua antiquata francese, ed io mi sono ingegnato di tradurre senza spogliarle per quanto mi fu possibile, dell'antica semplicità loro. _Il Traduttore_.
[233] È una imitazione della formola pontificia; _Servorum Dei servus_.
[234] I manoscritti di San Germano riferiscono ogni frase di questa lettera, prima in un linguaggio immaginario, poi in latino. Ecco questo linguaggio col suo preambolo: _Sed sacræ Constantini imperatoris et epistolæ patriarchæ, una et eadem est prope sententia. Imperatoris autem exemplar hoc est: Ayas Anna bonac sua Caiibri milac Pholi Ansitan Bemuni segen Lamichel bercelin fade abraxion fatitatium. Hoc est: Constantini,_ ecc.[235] Vuolsi notare altresì che la lettera del patriarca e quella degl'imperatori, finiscono a disegno con tre o quattro frasi rimate, che il cronista di San Dionigi non ha tradotte. Ecco la fin di quella dell'imperatore: _Nil opus est ficto. — Domini quo visio dicto. — Ergo dicto tene fundum. — Domini præcepta secundum._ Tu diresti che queste conclusioni in rima erano di que' giorni fatte a tener luogo delle nostre epistolari formole finali.
[235] Così anche il nostro maggior poeta mise in bocca ai demonii e a Nembrote quelle parole di sua fantasia, a cui poscia la semplicità di tanti commentatori è andata cercando le radici e il significato nelle lingue forse più strane ancora di quelle che Dante al suo proposito si foggiava. _Il Traduttore._
[236] _Trestous_ dice il testo. Tutta quest'antica lingua francese accostasi, più assai della moderna, all'italiana, e nell'indole delle voci e nell'ortografia, tanto che ne appar chiarissimamente l'origine comune e ad un parto delle due favelle. _Il Traduttore._
[237] In alcune provincie la via lattea chiamasi ancora _la strada di sant'Jacopo_, tanto son forti le tradizioni carlinghe.
[238] Lungo tempo s'è conservata nel tesoro del nostri re questa lancia, con la quale, fu detto, aver Carlomagno scandagliato il mare.
[239] Che idolo era questo? Forse il falso Turpino ha confuso la guerra di Spagna con quella di Sassonia, però che quest'idolo accostasi a quello d'Irminsol.
[240] Qui l'autore riporta il discorso fra Carlomagno e Agolante, togliendolo dall'antica cronaca; lo abbiamo lasciato a risparmiar noia ai nostri lettori. Meglio è legger nell'Ariosto le parlate fra Carlomagno e Agramante. _Il Traduttore_.
[241] Si vede che l'Ariosto ha preso il suo Ferraù da Turpino; _Il buon Turpino_, com'egli dice. La cronaca latina il chiama _Ferracutus_.
[242] Questi _benefizi_ o _fischi_, come li chiamavano, furon doni di terre, fin dai primi Merovei, conceduti ai leudi, per acquistarseli; ma non si vuol confonderli co' feudi, perchè non erano ereditarii, anzi neppur vitalizii, e i re li davano e ripigliavano a voglia loro, come si può vedere nello opera del Dubos e del Mably. _Il Traduttore._
[243] Quanto alle cagioni di questo sì facil soggiogamento della nazione longobarda veggansi gli annali d'Italia del Muratori, all'anno 771, dove sono tutte, meglio che qui, ponderatamente riferite. _Il Traduttore._
[244] Questa osservazione, con perdono dell'autore, non è punto nuova, una anzi comunissima nella storia moderna, la quale ha cercato di stabilire nel papato la rappresentanza del principio popolare, che fu poi lungamente combattuto tra le sette dei Guelfi e del Ghibellini. _Il Traduttore._
[245] Voce spagnuola che significa montagne. _Il Traduttore._
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.