Part 25
E' si vuol parimenti tener conto della militare attività di Carlomagno, che nulla v'ha di comparabile a quell'alacrità, a quelle guerre sempre continue che portavano i suoi paladini su tutti i punti della Sassonia. Bello è vedere tutta la forza dell'unità così nella guerra come nell'amministrazione di rincontro a quella repubblica divisa, a quelle sparse tribù. I Sassoni così sminuzzati, si rompono a somiglianza dell'ettarchia che divide l'Inghilterra, sono senza vincoli fra loro, i capi loro sono sparpagliati, trattano ad uno ad uno con Carlomagno. Due sono le cagioni che spengono i popoli, o una soverchia sovrabbondanza di forza che li fa lacerarsi in guerre civili (e tale era la condizion sociale dei Sassoni), o il morale infiacchimento di quella prima vigoria che assicura la vittoria, e quest'è il segno a cui giunti erano i Longobardi. La forza di Carlomagno al contrario è costituita dal congiunger ch'egli fa in sua mano l'unità e l'ognor crescente vigoria del potere; senza eguali, come egli è, intorno a sè, altro non ha che seguaci alla guerra. La resistenza di Vittichindo, avversario suo, veste altra forma; quest'ultimo è per avventura grande al pari di lui, ma non regna altrimenti su tutta la nazione dei Sassoni; gli altri capi che a costui stanno intorno, son pari suoi, ei congrega sì le tribù, ma solo per forza morale, ed esse lo acclamano come un grand'uomo di guerra, ma non è nè re, nè imperatore come Carlomagno, e questa è la ragione ond'egli alla fine è domato.
Nondimeno far non possiamo di non affezionarci a questa nazion sassone, e in leggendo la storia, non sappiam perchè, lo sguardo nostro si volge malinconico verso tutti questi popoli che resistono e cadono poi dopo lungo conflitto. Gli annali dei vinti esercitano una misteriosa forza su noi; quell'avvicendamento di grandezza e di sventura ne induce a rifletter su noi medesimi e sui disegni della provvidenza divina; nel curvarsi di tutti dinanzi a un uomo, ne piace spesso contemplar la lunga e vigorosa resistenza di chi cade; strazio che stringe il cuore, come se tu vedessi palpitar le viscere d'una vittima. Questo senso ci mosser le guerre contro i Sassoni: e chi non applaudì alla grande indole di Vittichindo? tu l'ami come Arminio nella guerra dei Romani, e come quei capi dei Galli che resistono di città in città, armata mano, contro Cesare e gli antichi suoi pretoriani. Ogni secolo seco ne porta qualche popolo o qualche monarchia, e niuno ardisca eguagliarsi agli immortali, dice Omero; sentenza vera in parte, applicata così alle nazioni come agli uomini; tutto è soggetto alla legge inesorabile della morte.
Le spedizioni oltre i Pirenei, così come svolgonsi per le guerre continue di Lodovico re d'Aquitania, sono per ciò stesso contrassegnate d'un'impronta men carolingica che le altre. Nella conquista della Lombardia, già dissi, doversi tener conto dell'antica nazione italica; infatti Carlomagno è ivi aiutato dall'antica popolazione soggetta ai Longobardi, e rappresentata o caldeggiata dai papi. Nella guerra contro i Saraceni di Spagna, il medesimo aiuto; i Saraceni accampavan su quelle terre, in quella forma che i Turchi son oggi accampati in Costantinopoli e in Siria, e come per gran tempo furono sul territorio d'Algeri. Le nazioni tartare, sempre a cavallo, non formano altro mai che un popolo sovrapposto ad un altro, le razze antiche vivon sotto le nuove; e però, siccome pare indubitato, le spedizioni di Carlomagno fino all'Ebro, furono assecondate dalle antiche popolazioni cristiane, dai Goti che occupavan le città e le campagne dalla Loira quasi fino alle colonne d'Ercole. Vinta che fu in qualche battaglia, come dire a Poitiers, la parte attiva e militare dei Saraceni, da per tutto svegliossi l'antica nazion de' Goti, e la spedizione di Carlomagno in Ispagna, fu la cagion prima della compiuta emancipazione che seguì pochi secoli appresso. I Franchi poterono bensì, per giro delle vicissitudini, esser cacciati di Spagna, chè la guerra ha sue sorti, e suoi sinistri il combattere; ma pur sempre si mantenne in quegli antichi cristiani la credenza che con poco sforzo essi avrebber potuto liberarsi dal dominio degl'infedeli, donde quegli assalti dei Conti di Castiglia, quelle improvvise irruzioni dei Goti, che calavan dai monti delle Asturie, per affrontarsi con la dominazione moresca.
Per questo rispetto specialmente, dir per l'appunto si può che le spedizioni di Carlomagno favorirono l'impulso della civiltà, comechè in sè stesse non recassero questo nobil germe. I capi che seguivan l'imperatore alla guerra, nullo di culto avean che sceverar li potesse dalla barbarie; quei conti ch'egli ponea nelle marche militari, tutti germanici infino a' capegli, non erano per nulla più innanzi dei Sassoni, degli Alemanni e dei Saraceni, e anzichè recare la civiltà in certe contrade, vi gittavano, a così dire, un nuovo strato di barbarie, e gli Austrasii tutt'altro facean che favorire i lumi e il moto della civiltà nell'Aquitania e nella Lombardia. E non pertanto avevano in sè stessi due cause che cacciano innanzi mirabilmente il progresso e la grandezza dei popoli, dir vogliamo l'unità e la autorità. Anche dell'elemento cristiano, gran macchina di civiltà, Carlomagno erasi impadronito con le sue pratiche co' papi, e lo ristringeva nell'unità, che è la grandezza del comandare, e nell'autorità che abbatte ogni sorta di resistenza e di forte impulso così al bene, come al male.
A ridur le molte parole in una, le conquiste di Carlomagno non possono altrimenti considerarsi sotto l'aspetto dell'incivilimento, che quella mente sua conservò pur sempre alcun che di selvatico a simiglianza delle foreste germaniche; l'opera sua è appunto sterminata perchè serba l'impronta sua barbarica; non reca civiltà, ma sì la riceve; però che l'impero da lui fondato, altro non è che l'effettuazione del concetto romano. Infatti che cosa è mai l'impero d'Occidente, se non pur sempre una reminiscenza della città eterna? Tutto concorre a quest'opera, e nelle grandi nazioni che l'accerchiano, non v'è azion veruna di resistenza; l'impero di Costantinopoli è una civiltà logora, che ancor dà lume sì, ma che niente ha più del suo primo vigore; i Saraceni non sono più nel periodo loro della conquista; dopo il flusso viene il reflusso; onde vediamo aprirsi un'ampia via dinanzi a Carlomagno, il quale arriva in buon punto, in un tempo, dir potrebbesi, fatto a disegno suo; ei raccoglie sotto il suo freno le nazioni, per così dire, attendate nell'Austrasia e nella Neustria; raccozza e rappicca i minuzzoli, e fattane unità, ei quindi la santifica con la sua confederazione con Roma. Benchè forte sì da potersen restare Germano, ei si fa Romano, ben sapendo egli che con la spada un può farsi bensì materialmente padrone dell'autorità, ma ch'egli conservarla non può, se non coll'uso e incremento della forza morale; pe' costumi suoi, egli appartiene pur sempre alle sue antiche foreste, e pel suo pensare ei vuole accostarsi a quella civiltà ch'egli scopre da lontano come un orizzonte di splendore e di luce; nè invano ei visitò Roma e corse l'Italia, chè al vestire il manto imperiale, ben sa quanta forza sta per dargli la croce ch'ei porta sulla sua corona.
Nondimeno la guerra è pur sempre la prima delle sue affezioni, tale si è l'originaria natura sua, nè la dimentica; i Carlinghi non vivono altro che per la vittoria; si vuole raffermar le conquiste, si vuol ripartir le terre. Riandando la sua legislazione noi vedremo in breve che i capitolari di Carlomagno si riferiscono anch'essi alle sue guerre, che assorbiscono, a così dir, la sua vita. Curioso è vedere queste tre generazioni d'uomini forti da Carlo Martello fino a Carlomagno, tutti aver un medesimo intento e compierlo con quella loro stupenda fermezza! Coperto ch'egli è del manto de' Cesari, questo ultimo attende (tale si è il faticoso suo carico) a ritenere sotto lo scettro suo i popoli da lui conquistati; ma il serbarli in soggezione lo aggrava di maggiori fatiche e sudori che non la conquista medesima. A esaminare da presso le grandi spedizioni di Lombardia, di Sassonia e di Spagna, noi vediamo ch'elle si compiono, a dire così, nel termine di una stagione. Carlomagno varca le Alpi, ed eccolo pochi mesi dopo a Pavia; supera i Pirenei, ed eccolo a Pamplona; passa il Reno, si precipita in Sassonia, e spiega le sue schiere sul Veser; laddove il tener in freno, il reprimere i vinti, è un'opera continua, uno stento, una cura di tutti i giorni; egli dee portar incessantemente le armi su tutti i punti dell'impero, ed a terminarla trovasi costretto a fieri partiti, quai sono gli accampamenti dei conti sugli estremi confini, il dispergimento dei vinti, ed un modo di coazione sì inesorabile, ch'ei fa mozzare il capo a intiere masse di popolo.
Nelle quali smisurate spedizioni Carlomagno non tocca se non due sole sconfitte: l'una in Germania, quando i suoi conti son sorpresi dai Sassoni e rotti in un assalto generale; l'altra a Roncisvalle, ne' monti dove perirono Orlando e Olivieri. È da notarsi che in queste due funeste rotte Carlomagno non comandava; esse accadono ai luogotenenti suoi e non a lui; chè nessun de' nemici osa assalirlo di fronte, nè tampoco resistergli; sono sventure accadute fuor della sua presenza, e ch'ei non potè preveder nè impedire. L'imperatore d'Occidente tal è per vigoria di corpo e di mente da a tutto ovviare, tutto prevedere, da riparar le sconfitte de' suoi luogotenenti. Perfetti sono gli elementi onde si compongono gli eserciti suoi, il cui ordito è germanico; egli ha cavalli fortissimi, armi in mano della miglior tempra, inclinato per istinto a vasti concetti strategici, quando pur non usi il metodo romano che fa servire i popoli conquistati al soggiogamento d'un altro popolo; ond'è che si veggono i Lombardi marciar nella guerra contro i Sassoni, i Bavari passar i Pirenei e militare negli eserciti franchi agli assedii di Pamplona e di Barcellona; al mezzogiorno egli rizza accampamenti di gente alemanna; al settentrione conduce Italiani, Goti, Cantabri: metodo questo pur sempre imitato da tutti i conquistatori. In fatti non vedemmo noi dieci secoli dopo, nobili petti polacchi respirar l'aere dell'Andalusia, e le _sierre_[245] varcate a passo di carriera dai cavalli pasciuti sulle rive dell'Odera e della Vistola? Riferiscon le cronache essersi Carlomagno servito anche d'un altro elemento ad assicurare le sue conquiste. Il quarto secolo, come tempo che fu d'irruzioni, aveva gittato come a dire uno strato di Tartari e Vandali sugli antichi popoli che abitavano il suolo; ora Carlomagno appunto compier potè sì grandi cose in sì circoscritto periodo, chiamando a sè ed all'emancipazione quelle antiche nazioni.
Or, come avvenne che quest'opera cadesse, e in qual modo il fascio si sciolse quasi con la stessa rapidità con cui fu stretto? Tre regni si affaticarono a fondar la monarchia carlinga da Carlo Martello fino a Carlomagno, e questa è l'epoca sagliente: dir potrebbesi di rincontro che tre vite, di Lodovico il Pio, di Carlo il Calvo, e di Luigi il Balbo, si sono pure adoperate ad abbatterlo. Il che non tanto procede dall'indole personale dei principi quanto dalle circostanze, e principalmente dalla naturale riazione che succede dopo un periodo di conquiste. Nulla fare si può contro la natura delle cose; bene è vero che sorgono a quando a quando alcuni spiriti straordinari, i quali facendo forza ai costumi e alla storia dei popoli, gli accostano e congiungono a loro dispetto; questi siffatti uomini, eccezione della natura, uomini dalla man di ferro, si ridon delle nazioni, e daran le medesime leggi e le medesime forme di governo al settentrione e al mezzogiorno, e imporran gli stessi codici alla gente arsa dal sole, ed a quella gelata e intirizzita dai ghiacci. Finchè questa mano poderosa regge gli elementi sparsi, ella può comprimerli; ma fa che la vittoria l'abbandoni, e vedrai allora tutte queste nazioni correre alla loro independenza, alla loro propria natura, al loro istinto, alla storia loro; questo è quanto avvenne dopo la morte di Carlomagno. Il ripartimento fatto da Lodovico Pio, che tanto fu censurato, eragli imposto dalla forza degli avvenimenti; quella battaglia di Fontenoi, in cui si videro tre fratelli in guerra tra loro, altro non era che la significazione delle tre nazioni, che, arrabbiate dalla troppo lunga e forzata union loro, venivano a lacerarsi fra esse; sciolto era il fascio della conquista, ed ogni popolo tornava alla sua prima natura.
La Germania sola restò dell'ordinamento carolino. La Neustria ed una porzione dell'Austrasia, pigliarono il nome di Francia, serbando appena qualche reminiscenza di Carlomagno; la qual Francia si sbrigò alla più presta della schiatta alemanna, per eleggersi a re i suoi conti di Parigi, essendochè il potere sempre più crescente di Carlo Martello, di Pipino e di Carlomagno, altro non fu che una nuova invasion delle Gallie, per parte della nazione tedesca. La stirpe alemanna fu poi anch'essa rimossa dalle nostre frontiere per l'esaltazione dei Capeti, i conti franchi di Parigi, donde avviene che ancor sopravvivono in Germania le instituzioni di Carlomagno, intanto che più orma non ne rimane sotto il terzo lignaggio nella Francia propriamente detta: quel che era germanico tornò germanico, quel che franco era, franco rimase. Poi le popolazioni barbare ributtate da Carlomagno, si precipitarono alla volta loro, per mettere in brani quest'impero che le avea inesorabilmente fatte piegar sotto la sua spada. In questo universal trambusto per fin la Neustria diventa un ducato dipendente dai Normanni, discendenti ed ausiliarii di quei Sassoni che l'imperatore combattè pel corso di trentatrè anni. Gran lezione di politica a tutti i conquistatori che fanno forza ai termini segnati da Dio medesimo: i limiti dei popoli sono i monti, i fiumi, i climi, i costumi; chi gli sprezza per innalzar un ciclopico edifizio, sel vede quasi sempre rovinare in capo. In tutte l'età c'è qualche torre di Babele, e i figliuoli degli uomini son sempre castigati dell'aver troppo ardito e voluto.
Le inclinazioni di Carlomagno, comechè universali talvolta, rimangono quasi sempre germaniche; egli esercita l'autorità sua specialmente sull'Alemagna e sull'Italia, però che queste due estremità dell'impero si tengon per mano; donde avviene che le sue guerre contro gli Unni, gli Schiavoni, i Bavari, pigliano anch'esse un colore mezzo alemanno e mezzo italiano; gli eserciti suoi sono metà germanici metà lombardi; egli procede su due ali, come un'aquila che spieghi l'ampiezza de' suoi vanni; la Germania senza le Alpi e l'Italia senza il Tirolo sono punti mal sicuri, onde Carlomagno inflessibilmente gli unisce. Eguale non è la sollecitudine dell'imperatore nelle guerre meridionali. La spedizione oltre i Pirenei è evidentemente una riazione contro la mossa dei Saracini, rattenuti a Poitiers; e questa rapida corsa in Ispagna, è alcun po' divergente dal militar sistema di Carlomagno: egli ci va una volta sola, fermasi all'Ebro, e torna tosto ad Aquisgrana, e vi mette tanta trascuranza, ch'ei lascia la sua retroguardia disfatta a Roncisvalle; al di là della Loira ei non è più nel suo cerchio. Ma ben egli vigila sull'Italia, perchè la crede indispensabile alla sicurtà della Germania, e intanto ch'egli abbandona l'Aquitania e la Spagna a suo figlio Lodovico, segue passo per passo ogni fatto di Pipino in Italia, e lo seconda e spalleggia con l'armi sue.
Dopo tante fatiche e tante cure Carlomagno ha il dolor di vedere come l'impero ch'egli credea sì forte, può mortalmente trafiggersi; esso non è già assalito in terra ferma, nè in sulle cime de' monti, e nè tampoco nelle pianure, chè nessun l'osa; ma le flotte coprono i mari, e che opporranno a queste i discendenti dell'imperatore? Quella gran mente è colta, così, alla sprovveduta; giunge una nuova forza nimica, ed egli non è parato alla difesa; ben s'affatica egli continuamente a munirsi, e ordina di accozzar navi e barche, ma egli non è nato per questo, che austrasio qual è, e capo di stirpe austrasia, non saprà contrastare coi Normanni e coi Saraceni, così arditi navigatori come sono. Ecco le cagioni della sua grande mestizia, dello sconforto ch'ei dà a divedere, e di cui si fanno interpreti Eginardo e il monaco di San Gallo: già fatto vecchio egli s'attrista sulla fragilità dell'opera sua, ei ben sa com'essa dee cadere, nè vi ha disperazione uguale a quella del moribondo che vede perire l'opera della sua vita. I Normanni ed i Sassoni moveranno ben presto verso quelle coste le agili ed intrepide loro flottiglie, e Parigi stessa si vedrà assediata dai Normanni.
Così otto secoli da poi, un altro impero crollò per quasi le medesime cagioni; Napoleone aveva ideata un'opera nelle proporzioni carlinghe; ei pure avea le sue guardie avanzate, i suoi prefetti sull'Elba, i suoi duchi di Dalmazia e d'Istria, i re di Baviera, di Sassonia per vassalli; il suo giovine vicerè d'Italia, fido luogotenente che varcava i monti del Tirolo, mentre egli movea verso il Danubio. Or bene, questa mente poderosa, riconobbe la sua caduta dalle cagioni medesime che perir fecero l'opera di Carlomagno; i figli dei Sassoni e dei Normanni, ributtati nell'isola dei Bretoni, cacciati dal continente, opposero anche a lui le loro flotte, le squadre loro; signor del centro dell'Europa, Napoleone conservar non seppe le sue conquiste, perchè un altro popolo era in possesso del mare. La caduta dei Carlinghi fu contrassegnata dello stesso carattere; la conquista oppresse il mondo per guisa che ben era da aspettarsi una riazione dei vinti contro i tralignati vincitori.
FINE DEL PRIMO VOLUME.
INDICE
DEL PRESENTE VOLUME.
Lettera intorno al governo e all'amministrazione di Carlomagno Pag. I
PERIODO DELLA CONQUISTA » 1
CAPITOLO I. — LE RAZZE E I TERRITORII ALL'ESALTAZIONE DEI CAROLINGI. — I Franchi dell'Austrasia, della Neustria ed i Borgognoni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Nazioni scandinave. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Provenzali — I Guasconi. — I Bulgari. — Gli Ungari. — Gli Schiavoni. — Il grande impero greco. — Roma e l'Italia. — I Saracini. — (752-768) » 3
CAPITOLO II — ORDINAMENTO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ. — Chiesa dei Galli e Chiesa dei Franchi. — I cherici e gli uomini di guerra. — Metropolitani e vescovi. — Fondazione dei monasteri. — Neustria. — Austrasia. — Aquitania. — Germania. — Le leggende. — Apostolato alle terre barbare. — I reliquiarii. — Le chiese. — Concilii provinciali. — Instituzioni municipali. — Le città, i borghi. — Ricordanze di Roma e delle Gallie. — (VII ed VIII secolo) » 14
CAPITOLO III. — SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, SCIENZE, ARTI E DEL COMMERCIO PRIMA DEI CAROLINGI — Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — Grammatica. — Lingua romanza, germanica. — Scrittura. — Diplomi. — Scienze naturali, astronomiche. — Calendario. — Arti romane, bisantine, franche, longobardiche. — Immagini. — Miniatura. — Arche de' Santi. — Gemme. — Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure. — Gli Ebrei nel medio evo. — (VII ed VIII secolo) » 28
CAPITOLO IV. — LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' MEROVINGI. — I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — Gl'imperatori d'Oriente. — I re dei Longobardi. — I duchi del Friuli, di Spoleti, di Benevento. — I re dei Bulgari. — I califfi. — I RE o CONDOTTIERI D'UOMINI appo i Sassoni. — Gli Scandinavi. — La ettarchia. — I re merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei prefetti di palazzo della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. — I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino d'Eristal. — I duchi d'Austrasia, I prefetti di Neustria. — (628-714) » 39
CAPITOLO V. — CARLO MARTELLO. — Origine e nascita di Carlo Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. — Prefetture di Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue prime guerre. — Invasione della Neustria. — Guerra meridionale d'Aquitania. — Le forze de' Saracini allargansi al mezzodì delle Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta di Manuza per opera di Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — Nuova Invasione. — Abderamo. — La schiatta germanica in Aquitania. — Battaglia di Tours o di Poitiers — Relazioni degli Arabi. — Degli autori occidentali. — Terre clericali. — Terre dei soldati. — Leggende intorno a Carlo Martello. — Sue pratiche con Roma. — Diplomi e documenti. — Tradizioni cavalleresche. — Canzoni eroiche. — Primo canto dell'Epopea di _Garino il Loreno_. — (715-741) » 50
CAPITOLO VI. — PIPINO IL BREVE, DUCA, PREFETTO DEL PALAZZO E RE. — Conseguenze dello spartimento de' beni paterni tra i figli di Carlo Martello. — Guerra di famiglia. — Elezione d'un re merovingico. — Abdicazione di Carlomanno. — Pipino duca dei Franchi. — Sue pratiche coi cherici. — Sue nozze con Berta. — Leggende e canzoni eroiche. — _Berta dal gran piè_. — La Berta tedesca. — Guerre d'Alemagna, di Baviera, di Sassonia e d'Aquitania. — Pratiche con Roma. — Papa Zaccaria. — Esaltazione di Pipino alla corona. — Ultime reliquie dei Merovingi. — Pipino il Breve incoronato da san Bonifazio. — Sue guerre. — Carteggio co' papi. — Viaggio in Francia di Stefano III. — Abboccamento con Pipino. — Nuova incoronazione. — Calata di Pipino in Italia. — Spedizione contra i Longobardi. — Natura della donazione apostolica quanto all'esarcato. — I Longobardi si sottomettono. — Civiltà greca e latina. — Dignità regia di Pipino incontrastabile. — Concilii e assemblee pubbliche. — Guerre di Sassonia e d'Aquitania. — Morte di Pipino. — (741-768) » 63
CAPITOLO VII. — CARLOMAGNO E CARLOMANNO. — Quistione intorno alla divisione del regno dei Franchi dopo Pipino. — Carlomanno. — Indole tutta germanica di Carlomagno. — Suoi natali. — Sua puerizia. — Portamento e statura sua all'età di ventisei anni. — Sue residenze. — Incoronazione. — Prima guerra d'Aquitania. — Duchi di questa provincia. — Cagioni dell'avversione de' Carolingi contra i duchi d'Aquitania. — Leggende intorno alle gesta di Carlomagno. — Romanzo di Filomena. — Le canzoni eroiche de' _Quattro figli d'Amone_, e d'_Ivone di Bordò_. — Ragion vera delle guerre australi. — Trattati co' Longobardi. — Lettere di Stefano III a Carlomagno. — Berta in Italia. — Matrimonii. — Morte di Carlomanno. — Carlomagno re solo dei Franchi. — (768-771) » 81
CAPITOLO VIII — CAGIONI CHE AGEVOLANO A CARLOMAGNO LE SUE CONQUISTE. — I Franchi tutti sotto il medesimo scettro. — I compagni di Carlomagno secondo le cronache. — Bernardo. — Orlando. — Rinaldo. — Uggero il Danese ed altri. — La baronia secondo le canzoni eroiche. — Gli eroi de' poemi epici. — Franchi. — Borgognoni. — Aquitani. — Bretoni. — Austrasii e Neustri. — Ordinamento militare. — Prese d'armi. — Tattica. — Armi tolte dai Romani. — Il bottino. — Composizione dell'esercito. — Fortificazioni. — Cavalli. — Armature. — Cognizioni di Carlomagno. — (771-780) » 92