Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 16 (of 16)

Part 31

Chapter 311,078 wordsPublic domain

Egli è un errore comune lo attribuire agl'Italiani di una volta il carattere degl'Italiani d'oggi 463 I vizj delle pubbliche instituzioni d'Italia fanno l'apologia degl'Italiani 464 La religione, l'educazione, la legislazione, e il punto d'onore hanno, ciascuna per la sua parte, contribuito ad alterare il carattere nazionale 465 La religione, fra tutte le forze morali, è quella che può operare il maggior bene e il maggior male 465 La religione cattolica non ha la medesima influenza nel mezzogiorno come nel nord, nè ugualmente dopo come prima del concilio tridentino 466 Rivoluzione che comincia nello spirito della Chiesa col pontificato di Paolo IV 467 Spaventati dalla riforma, i papi abbandonano la causa dei popoli per quella dei re 468 La riformazione ha corretti i costumi e riscaldato lo zelo, ma anche aumentato il potere del clero cattolico 469 La Chiesa, coll'impadronirsi della morale, ha sostituito lo studio dei casisti a quello della nostra propria coscienza 470 I casisti hanno fatta la morale estranea al cuore ed alla ragione 471 Il salutare orrore che debbe inspirare il delitto fu considerevolmente diminuito da una erronea classificazione dei peccati 471 La dottrina della penitenza e dell'assoluzione riduce il dovere costante della vita di ogni buon cristiano ad un conto da regolarsi all'articolo di morte 472 In Italia il castigo dei condannati li fa sempre parere martirj agli occhi del popolo 474 Il concilio tridentino corregge, ma non distrugge il traffico delle indulgenze 474 Le indulgenze gratuite non sono meno fatali alla morale 475 Il caso e non la virtù decise della sorte eterna dell'anima del moribondo, secondo che egli potè o no confessarsi ed essere assolto 476 I comandamenti della Chiesa furono posti invece di quelli di Dio e della coscienza 477 Quanto più l'uomo divoto è regolare nelle sue pratiche di pietà, tanto più si crede dispensato dall'esercitare la virtù 478 L'interesse sacerdotale ha corrotto tutte le virtù ch'egli ha sottomesse alla legislazione dei casisti 478 Lo studio filosofico della morale è severamente interdetto 478 La religione ha insegnato in Italia ad ingannare la propria coscienza, e non ad ubbidirle 479 EDUCAZIONE: sua influenza intimamente legata a quella della religione 481 Al sedicesimo secolo, l'educazione viene tolta ai filologhi indipendenti, ed è confidata ai monaci 482 Emulazione e attività dello spirito dei primi; servile docilità dei secondi 483 I frati escludono dalle scuole ogni contenzione di spirito 484 Lo studio dell'antichità è continuato nelle scuole, ma separato da ogni sentimento e da ogni riflessione 485 Tra le mani dei frati lo studio dell'antichità diventa una scienza di fatti e d'autorità 486 Inerzia assoluta dello spirito; risultato di questa educazione 487 Le tautologie dell'orazioni sono un esercizio di distrazione se non lo sono d'ipocrisia 488 La memoria sola chiamata alle lezioni, s'incarica con ripugnanza della soma impostale 488 L'ubbidienza e la disciplina monastica impediscono lo scolaro fin nelle sue ricreazioni 489 Disgrazia di una nazione educata a questo modo 490 LEGISLAZIONE: essa è tutta quanta basata, come la religione e l'educazione, sopra un'ubbidienza cieca ed implicita 492 Il potere dei principi è assoluto; le leggi, la giustizia, i privilegj gli sono sottomessi 493 La legge emana dalla volontà del principe senza discussione, nè deliberazione pubblica 494 L'istruzione pubblica dei processi è grande scuola di morale pel popolo 496 In Italia, ove dessa instruzione è secreta, rende odiosa la giustizia 496 In Italia tutti i ministri della giustizia sono dichiarati infami 497 Il loro capo, quantunque infame siccome loro, ha in mano tutta l'autorità d'un magistrato 497 Tutto il pubblico è legato col malfattore contro la giustizia 498 Il giudizio delle cause lasciato ad un giudice solo; il che libera i magistrati dal più salutare freno, quale quello di far palesi tutti i loro motivi 499 Frequenza dei processi economici, nei quali il prevenuto non conosce l'accusa, e non è ammesso a difendersi 500 La cattiva giustizia d'Italia suggerisce ad ognuno abitudini di dissimulazione, di adulazione e di bassezza 501 Abitudini di ferocia inspirate al popolo dallo spettacolo della tortura 503 Influenza morale della legislazione civile, che si estende su tutti i cittadini 504 L'ordine di successione fu cangiato alla caduta della libertà, coll'instituzione delle sostituzioni perpetue e dei favori accordati alle primogeniture 504 La madre e i fratelli fatti dipendenti dei figliuoli maggiori, il che sovverte tutti i sentimenti di natura 506 I figliuoli minori condannati all'ozio e alla bassezza, perchè ridotti alla sola pensione alimentaria 506 Il ricorso alla grazia nelle cause civili guasta ogni nazionale abitudine di giustizia 507 Infinita moltiplicazione dei processi, che toglie qualunque vergogna al carattere di litigioso 508 IL PUNTO D'ONORE; complemento delle instituzioni nazionali 510 Il punto d'onore confondendosi nelle repubbliche coll'opinione pubblica, vi si fa appena rimarcare 510 I Castigliani ricevettero dagli Arabi e portarono in Italia un punto d'onore di un carattere diverso 511 Tre principj fondamentali del punto d'onore arabo e castigliano 512 1.º Delicatezza esagerata sul punto della castità delle donne, la quale toglie loro quell'onesta libertà di cui avevano goduto nelle repubbliche 512 Induce a porre in non cale la morale educazione, che sola può dare alle donne armi da difendersi 513 Cotale punto d'onore abbandonato alla fine del XVII secolo, senza sostituirglisi niuna altra guarenzia della virtù delle donne 514 Lo sposo è costretto di distruggere l'educazione monastica di sua moglie 514 Lo sregolamento delle donne italiane è opera delle instituzioni sociali 515 2.º Delicatezza esagerata sul punto del valore negli uomini. Le repubbliche italiane erano state viziate dall'opposto difetto 515 Le guerre del sedicesimo secolo richiamano gl'Italiani a pigliare le armi, e destano nel loro cuore il punto d'onore castigliano 516 Decadimento della milizia italiana nel XVII secolo; la nobiltà ricade nella mollezza e nel riposo 517 Nel XVIII secolo gl'Italiani confessano senza arrossire il loro difetto di coraggio 518 3.º Necessità imposta all'uomo d'onore di vendicare l'offesa ricevuta 518 Le nazioni del nord si battono per difendere il loro onore, non per vendicarsi 519 I Mori, i Castigliani e poi gl'Italiani vollero mostrare, non già valore, ma forza d'animo e odio implacabile 520 Il veleno e il ferro adoperati per soddisfare l'onore oltraggiato 521 Questo barbaro punto d'onore è abbandonato ne' presenti tempi, ma ha lasciato una fatale indulgenza pella perfidia 522 Indulgenza che meritano i vizj degl'Italiani, perchè sono opera de' loro padroni 523 Virtù ingenite che sono rimaste agl'Italiani 524 Gl'Italiani non hanno perduto il seme delle grandi cose 525

FINE DELLA TAVOLA.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Sabbionetta/Sabionetta, pressocchè/pressochè e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.