Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 16 (of 16)
Part 27
Non fu già in tale maniera, che nel sedicesimo secolo fu presentata dagli Spagnuoli agl'Italiani la processura degli affari d'onore; nè così la concepirono i medesimi Italiani, a motivo delle precedenti loro relazioni coi Mori. Gli uni e gli altri credettero di ravvisare un'anima grande nella costanza di questi risentimenti. Pareva loro che l'offeso avesse mostrata maggiore energia, quanto più lungamente aveva conservato il suo rancore, manifestatolo con un'esplosione meno preveduta, e cagionato più acerbo dolore al suo offensore. Non chiedevasi già a colui che si vendicava una prova di coraggio per ristabilire il suo onore, ma bensì una prova d'un implacabile odio. E perciò agli occhi loro l'assassinio lavava l'onore quanto il duello, il veleno quanto il ferro; e la perfidia sembrava loro essere il maggiore trionfo della vendetta, perchè l'offeso si era mostrato più compiutamente padrone di sè medesimo.
Fino dai secoli di mezzo alcune province d'Italia eransi fatte distinguere per l'atrocità de' loro odj, e delle loro ereditarie vendette. Allegavansi principalmente Pistoja in Toscana, la Romagna, tutto lo stato della Chiesa, e più ancora le isole di Sicilia, di Sardegna e di Corsica, ove la mescolanza co' Mori, ed in appresso cogli Spagnuoli aveva data maggiore consistenza a questa barbara legislazione. Pure non fu che nel sedicesimo e nel diciassettesimo secolo che si rese dominante in tutta l'Italia la terribile dottrina che ingiugneva ad ogni uomo d'onore il dovere, non di difendersi, ma di vendicarsi. E allora solamente si videro moltiplicati que' sicarj che appigionavano i loro pugnali, e ridotta a perfezione la formidabile scienza de' veleni. Allora personaggi sommamente riputati nella diplomazia, nella Chiesa, nelle lettere, osarono darsi vanto pubblicamente d'avere compiuta la loro vendetta; allora finalmente più non risguardandosi il duello come una sufficiente soddisfazione, due nemici non acconsentirono a battersi che dopo avere l'offensore chiesto perdono all'offeso; senza la quale preliminare riparazione, il veleno o il pugnale potevano essi soli lavare l'onore oltraggiato.
Grazie al cielo questa infernale dottrina è presentemente affatto dimenticata. Più non si troverebbe in tutta l'Italia un solo assassino salariato, e se vengono ancora commessi orribili delitti, la pubblica opinione almeno più non gli ordina come un dovere. Forse ancora la sanzione del duello è troppo trascurata, e si mostra meno severità che non conviene verso coloro che, non mostrando verun risentimento per le più gravi offese, danno luogo a supporre non già che abbiano perdonato, ma che non abbiano osato domandare soddisfazione[383].
[383] Intorno al duello possono vedersi presso tutti i pubblicisti gli argomenti addotti pro e contro. Rispetto agli stati che hanno leggi proibitive, la quistione è pienamente decisa. _N. d. T._
Frattanto il lungo regno di un pregiudizio così contrario ad ogni morale ed al vero onore ebbe la più funesta influenza sulle nazionali opinioni. L'assassinio, a dir vero, non è più un dovere, ma non è neppure un disonore; è un'idea colla quale ognuno trovasi continuamente famigliarizzato. L'Italiano lo risguarda come una funesta conseguenza d'un impetuoso movimento di collera, di gelosia, di vendetta; egli non sente nel suo cuore l'irremovibile certezza che non sarà giammai strascinato a dare un colpo di pugnale, perchè non fu mai avvezzato a risguardare quest'azione con quell'orrore inesprimibile che inspira il pensiere di un gravissimo delitto. Dessa è per lui ciò che il pensiero del duello è per gli uomini scrupolosi delle altre nazioni. Dessa è un gran peccato che la sua coscienza gli vieta di commettere; ma egli sente che per simili falli ogni uomo è peccatore; e quando vede de' sicarj esiliati dal loro paese, o condannati per commessi assassinj a' pubblici lavori, non prova a riguardo loro che la profonda compassione che suole eccitare una grande sventura, non il terrore che deve cagionare un grave delitto.
Nello stato di società in cui trovasi l'Italiano ridotto, tale sentimento diventa giusto, e con analogo sentimento dobbiamo noi pure giudicarlo. Senza dubbio nell'Italiano del XVIII secolo non ritrovasi nè il rappresentante de' Manlj e dei Gracchi, nè quello de' Doria e degli Albrizzi. L'antica virtù non può nascere, nè germogliare in una patria serva, lo spirito non si può sviluppare quando viene allentato da mille ostacoli, ed il sentimento non può innalzarsi all'eroismo, quand'è soffocato nel suo primo nascere. Ma dovremo incolpare lo stesso italiano dello stato deplorabile in cui è caduto? Quando vediamo concorrere tante e così potenti cagioni ad abbassarlo non deploreremo piuttosto in lui l'avvilimento dell'umana dignità, e non sentiremo che la sventura che lo colpì è la sventura che minaccia noi medesimi, che minaccia ogni società, ogni nazione che si lascerà caricare dalle stesse catene?
Ammireremo invece tuttociò che ancora rimane a questa nazione, che pareva fatta per superare tutte le altre: quello spirito così aperto e pronto cui non riesce difficile veruno studio, quando venga intrapreso per uno scopo che lo possa infiammare; quella flessibilità a tutte le nuove forme, che rende l'Italiano proprio alla politica, alla guerra, a tuttociò che intraprende di più inusitato, per mezzo della più rapida educazione; quell'immaginazione creatrice, che gli conserva, dopo l'impero del mondo che ha miseramente perduto, quello, forse più ricco, delle belle arti; quella sociabilità, quelle dolci maniere, che in altri paesi non sono conosciute che dalle persone di alta condizione, e che in Italia sono proprie di tutte le classi; quella sobrietà che allontana il basso popolo dalle orgie e dalle dissolutezze di Bacco in mezzo alle sue feste ed a' suoi piaceri; quella superiorità dell'uomo della natura, che si mostra tanto più degno di stima quanto fu meno cambiato dall'educazione, di modo che il contadino italiano è tanto superiore al cittadino, quanto lo è questi al gentiluomo; finalmente quel maraviglioso potere della coscienza, che trionfa delle più cattive instituzioni, della più fallace educazione, della più bassa superstizione, del più depravato ordine politico, e che, sostenendo l'uomo tra le più violenti tentazioni e le più deboli barriere, diminuisce la frequenza de' delitti assai più che non sarebbesi potuto anticipatamente calcolarlo. Senza dubbio questi Italiani, cui abbiamo consacrato un così lungo studio, sono oggi un popolo sventurato ed avvilito; ma che si ripongano in circostanze ordinarie, che loro si consenta di percorrere le vicende di tutte le altre nazioni, ed in allora si vedrà che non hanno perduto il seme delle grandi cose, e che sono ancora degni di misurarsi in quello stadio che hanno due volte percorso con tanta gloria.
FINE DEL VOLUME XVI, ED ULTIMO.
TAVOLA CRONOLOGICA DEL TOMO XVI.
CAPITOLO CXXI. _Apparecchj de' Fiorentini per difendere la loro libertà; sono assediati dal principe d'Orange. Imprese di Francesco Ferrucci, commissario generale, nello stato fiorentino; viene a battaglia col principe d'Orange, e nella mischia periscono ambidue, capitolazione di Firenze._ 1529-1530 _pag._ 3
La repubblica fiorentina difende la sua libertà, nel mentre che il rimanente dell'Italia si sottomette al giogo dell'Austria 3 I Fiorentini, che fino allora non avevano mai atteso a trattar l'arme, le pigliano per difendere la propria libertà 4 1527 Dicembre. Organizzazione dei 300 cittadini della guardia del palazzo 5 1528 6 novembre. Organizzazione delle 16 compagnie della guardia urbana 6 1527 Luglio. Richiamo delle _bande dell'ordinanza_ del territorio fiorentino 7 1528 Dicembre. Ercole d'Este nominato capitano generale degli uomini d'arme 8 1529 Aprile. Sono terminate le fortificazioni di Firenze 9 1529 Maggio. I dieci della guerra prendono Malatesta Baglioni al loro soldo col titolo di governatore generale 10 Il gonfaloniere Capponi tenta di riconciliare la repubblica col papa 11 Il Capponi chiama alle consultazioni o pratiche molti amici de' Medici 12 Diffidenza de' consiglj. Nominano essi medesimi la pratica de' dieci della guerra 12 Corrispondenza segreta del Capponi con Clemente VII 13 16 aprile. Lettera sospetta diretta al Capponi trovata da uno dei priori 14 17 aprile. Il Capponi è dimesso, e gli succede Francesco Carducci 15 Il Capponi si giustifica dell'accusa di tradimento, e viene assolto 16 I Fiorentini ricevono l'une dietro alle altre notizie affliggentissime 17 Il Governo prende le necessarie disposizioni onde trovare del denaro 18 La signoria ordina ai paesani di portare i loro raccolti nelle fortezze 20 Settembre. Ercole d'Este, al quale è mandato l'ordine di recarsi al suo posto, ricusa di ubbidire 21 Ambasceria de' Fiorentini all'imperatore in Genova 21 8 ottobre. Il Capponi muore udendo le relazioni dell'ambasceria; due ambasciatori fuggono 23 Il papa incarica delle sue proprie vendette contro Firenze quel medesimo principe d'Orange, che lo aveva tenuto prigioniere in Roma 23 1529 Fine di luglio. Il papa concede man forte ai soldati del principe d'Orange, onde farsi pagare il rimanente delle taglie dovute loro pel riscatto de' cittadini romani 25 Fine d'agosto. L'esercito del principe d'Orange si raduna a Foligno 26 1 settembre. Presa e saccheggio di Spello sui confini del Perugino 27 12 settembre. Baglioni, mediante un trattato, apre Perugia al principe d'Orange, e conduce la sua infanteria ai Fiorentini 28 14 settembre. Cortona si arrende al principe d'Orange, e i Fiorentini evacuano Arezzo e tutto il Val d'Arno di sopra 28 18 settembre. Arezzo pretende ritornare ad essere repubblica sotto la protezione dell'imperatore 29 Francesco Guicciardini fugge, e si unisce agl'inimici della sua patria 30 Alcuni ambasciatori spediti al papa, sono rimandati con mal tratto 31 19 ottobre. Le case e i giardini sono tutti quanti atterrati fino alla distanza di un miglio intorno a Firenze 32 14 ottobre. Il principe d'Orange pone il suo campo a Pian di Ripoli sotto Firenze 33 Napoleone Orsini, abate di Farfa, al servizio de' Fiorentini 34 Cominciamento de' servigj e della riputazione di Francesco Ferrucci 35 1529 Novembre. Ferrucci riprende d'assalto Samminiato 37 10 novembre. Il principe d'Orange dà la scalata a Firenze ed è respinto 38 11 dicembre. Stefano Colonna sorprende al loro posto gl'imperiali della Sciarra 39 16 dicembre. Morte di Girolamo Moroni nel campo degli assedianti 41 23 dicembre. I Fiorentini abbandonati dai Veneziani, che sottoscrivono una particolar pace coll'imperatore 42 Fine di dicembre. Un altro esercito imperiale viene ad accamparsi sulla sponda destra dell'Arno 43 Raffaele Girolami succede a Francesco Carducci gonfaloniere 44 1530 Blocco di Firenze. Il principe d'Orange non tenta di fare breccia nelle mura 45 Ercole Rangoni via ne conduce i gendarmi d'Ercole d'Este 46 26 gennajo. Malatesta Baglioni è nominato capitano generale 47 Condotta subdola di Francesco I coi Fiorentini 48 Nuove condizioni offerte al papa, e da lui rigettate 49 Predicazioni in Firenze per animare alla difesa della libertà 50 Frequenti attacchi dei Fiorentini sulle linee nemiche 51 21 marzo. Sortita generale dei Fiorentini, e sanguinosa zuffa intorno al _cavaliere_ di Porta Romana 52 5 maggio. Sortita di Baglioni, che prende d'assalto il convento di san Donato 53 1530 10 giugno. Stefano Colonna attacca il conte di Lodroni e il quartiere dei Tedeschi alla diritta dell'Arno 54 Successi di Lorenzo Carnesecchi nella Romagna Toscana 55 I Fiorentini perdono la cittadella d'Arezzo, di Borgo san Sepolcro e di Volterra 55 27 aprile. Francesco Ferrucci si parte da Empoli per ricuperare Volterra 56 29 maggio. Empoli preso da Sarmiento e da don Ferdinando di Gonzaga 57 27 aprile. Il Ferrucci riprende Volterra con grande spargimento di sangue 58 Aprile, giugno. Il Ferrucci difende Volterra contro Maramaldo e Sarmiento 59 17 giugno. Costringe gl'imperiali a levare l'assedio di Volterra 60 Aduna un esercito per far levare l'assedio di Firenze 61 14 luglio. Parte da Volterra per Pisa 62 È trattenuto in Pisa dalla febbre 63 Piano del Ferrucci, per attaccare Roma, rigettato dalla signoria 63 30 luglio. Il Ferrucci si parte da Pisa attraversando lo stato Lucchese 64 2 agosto. Si avvicina col suo esercito a Gavinana nelle montagne di Pistoja 65 Tradimento di Malatesta Baglioni, per cui il principe d'Orange ha campo di opporsi al Ferrucci 66 1530 2 agosto. Il principe d'Orange ed il Ferrucci giungono nello stesso tempo a Gavinana 68 Il principe d'Orange è ucciso 70 Gian Paolo Orsini è respinto da Vitelli, pel mentre che il Ferrucci respinge Maramaldo fuori di Gavinana 71 Nuovo attacco sopra Gavinana. Il Ferrucci è preso e ucciso da Maramaldo 72 4 agosto. Il gonfaloniere sollecita nuovamente il Baglioni di attaccare gli imperiali 74 Il Baglioni ricusa apertamente di ubbidire al gonfaloniere 74 8 agosto. Il gonfaloniere vuole costringere colla forza il Baglioni ad ubbidire, ma i cittadini lo abbandonano 75 Il Baglioni dà adito agl'imperiali nel bastione di Porta Romana 76 La signoria costretta a porre in libertà i partigiani de' Medici 77 La signoria tratta con Bartolomeo Valori, commissario apostolico, e don Ferdinando di Gonzaga, generale imperiale 78 12 agosto. Capitolazione di Fiorenza dietro promessa di libertà e d'amnistia 79 20 agosto. Bartolomeo Valori nomina una balìa, dietro l'autorità di un preteso parlamento 80 La signoria è dimessa, ed il popolo disarmato 81 Fine della storia di Jacopo Nardi; e la di lui indole 81
CAPITOLO CXXII. _Violazione della capitolazione di Firenze; persecuzione di tutti gli amici della libertà. Regno e morte di Alessandro de' Medici; successione di Cosimo I al titolo di duca di Firenze. Siena, oppressa dagli Spagnuoli, abbraccia il partito francese; assedio ed ultima capitolazione di questa città._ 1530-1555 83