Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 16 (of 16)
Part 26
Ad ogni modo il prevenuto deve ancora riputarsi felice, quando il solo giudice innanzi al quale deve presentarsi, siede regolarmente sul suo tribunale; ma qualunque volta l'accusatore gode buona opinione presso il presidente del _buon governo_, o che questi non vuole affatto perdere il colpevole, o che l'accusa verte sopra falli non contemplati da veruna legge, o che trattasi di punire opinioni o sentimenti sepolti nel segreto del cuore, oppure che il ministero vuole spalleggiare la domestica autorità d'uno sposo sopra la consorte o di un padre sopra i figli, il ministro della polizia dà al vicario o al bargello l'ordine di formare il processo _per via economica_. In questi processi, chiamati _economici_ o _camerali_, l'accusato non viene ammesso a difendersi, non gli si partecipano nè l'imputazione, nè le prove addotte contro di lui, e tutt'al più ha occasione d'indovinare il titolo dell'accusa dal suo interrogatorio, se pure si dà il caso che venga interrogato. La stessa sentenza contro di lui pronunciata, non dal giudice istruttore, ma da quello della capitale, non è motivata: d'ordinario questa non eccede la prigione in propria casa, o in un convento, la rilegazione o l'esilio; per altro non pochi sciagurati vennero da una sentenza _camerale_ chiusi nel fondo di una torre, o rilegati in paese malsano, per combattere colla febbre pestilenziale delle Maremme; e ne' tempi di politiche turbolenze, si videro ordinati in _forma economica_ molti infamanti supplicj.
E per tal modo il salutare effetto che la giustizia doveva operare sulla moralità del popolo fu interamente perduto in tutta l'Italia, e produsse anzi sulla maggior parte un effetto affatto contrario. Ogni suddito trema innanzi ad una autorità non risponsabile delle sue azioni, che non va soggetta a veruna legge, che, almeno per conto di alcuni suoi ministri, non lo è neppure a quelle dell'onore; ognuno si crede sempre circondato da delatori e da segrete spie, e non potendo mai trovare sicurezza nel testimonio della propria coscienza, si vede forzato a diventare abitualmente dissimulatore, cortigiano e vile. Il castigo non gli sembra giammai una necessaria conseguenza del delitto; i supplicj, non altrimenti che le malattie, diventano ai suoi occhi colpi di un fatalismo che opprime l'umana natura; onde il timore di subirli mai non lo distorna dal cammino del delitto; ed un assassinio non lo priverà nè del pubblico favore, nè degli asili per così lunga età offerti dalle chiese[382], nè di quelli che offrono anche a' dì nostri i vicini numerosi confini dei piccoli stati, ne' quali è divisa l'Italia. Infatti, ad eccezione della Spagna, verun altro paese non fu giammai macchiato da maggior numero di assassinj quasi sempre impuniti.
[382] Malgrado il _motu proprio_, nello stato ecclesiastico, le chiese servono ancora di rifugio agli assassini ed ai ladri.
A tutte queste cagioni d'immoralità, d'uopo è aggiugnervi le abitudini di ferocia, date fino quasi ai presenti giorni dallo spettacolo della tortura. Questo supplicio dei prevenuti, assai più crudele che quello de' colpevoli, era sempre destinato all'esempio, sebbene verun esempio sia forse più funesto che quello dei tormenti di un uomo, contro il quale non si ha alcuna prova, e che deve sempre presumersi innocente. Il governo pontificio prendeva le convenienti misure a fine che, durante il carnevale, si desse ogni mattina un colpo di corda ad un certo numero di prevenuti, riservando tutte le pene capitali per lo spettacolo della settimana grassa, che chiude questi allegri giorni. Questo terribile cumulo di supplicj veniva appoggiato al desiderio di premunire il popolo contro il pericolo delle passioni nel principio di cadauno di que' giorni consacrati al tripudio; ed il popolo, sempre avido di commozioni, non vi cercava che dei dolori fisici, che in appresso andava a cercare nuovamente nei combattimenti dei tori sul molo del sepolcro d'Augusto. Allora Roma moderna non poteva invidiare le pugne de' gladiatori di Roma idolatra: che se l'arena non era bagnata da tanto sangue, più crudeli invece e più lunghi erano i patimenti che formavano lo spettacolo.
La morale influenza della civile legislazione non ha la forza della criminale sopra coloro che sono colpiti dall'ultima; ma la prima è più universale, siccome quella che tocca tutti gl'individui. Tra i sudditi tutte le proprietà si distribuiscono secondo le disposizioni delle leggi civili, e questa distribuzione fu mutata nella circostanza della soppressione della libertà. I principi, creandosi una nuova nobiltà, vollero rendere indipendente da ogni vicenda il patrimonio di quelle famiglie; a tale oggetto incoraggiarono i padri a fondare per testamento perpetue sostituzioni, primogeniture, commende, dando loro in tal maniera, anche dopo la morte, un diritto sulle loro proprietà, spogliandone le susseguenti generazioni, e riducendole a non godere che il fedecommesso di un diritto limitato dall'autorità de' loro antenati, e dall'aspettativa de' loro discendenti. Le più fatali conseguenze non tardarono ad emergere da quest'innovazione nella legislazione, che diseredava i vivi a favore degli estinti e de' figliuoli che non erano ancora nati; furono queste tanto evidenti, che nel diciottesimo secolo i più saggi principi cercarono di abolire i fedecommessi favoreggiati dai loro predecessori. I detentori de' terreni, più non considerandosi che come usufruttuarj, parevano farsi un dovere di danneggiare un fondo di cui non potevano disporre a voglia loro: la loro fortuna più non essendo proporzionata all'estensione de' loro beni, uno stato d'angustia e di miseria, piuttosto che uno stato di opulenza, diventò ereditario colle grandi proprietà; i creditori, ingannati dalle grosse rendite di cui godeva un grande proprietario, trovavansi spogliati, quando esso proprietario moriva, del danaro sovvenutogli. Tale ingiustizia incoraggiava i sovventori all'usura, i sovvenuti alla mala fede, e complicò ed accrebbe all'infinito le procedure tra gli uni e gli altri.
Frattanto l'intera nazione si era abituata ad avere prima d'ogni altra cosa riguardo alla conservazione delle famiglie, e più non v'ebbe alcun padre che nel suo testamento non sagrificasse tutte le sue figlie ai maschi, tutti i minori al primogenito, e la propria vedova alla sua prole. Tutte le domestiche relazioni si mutarono con questa cattiva distribuzione delle proprietà. Fu distrutto il filiale rispetto verso la madre, quando questa si trovò per la propria sussistenza dipendente dal suo figlio: fu esiliata l'amicizia tra i fratelli, perchè questa vuole l'eguaglianza, e non può mantenersi tra un assoluto padrone e prezzolati adulatori.
Non solo i figli minori ebbero una parte minore d'assai di quella dei primogeniti, ma il padre di famiglia si fece un particolar dovere d'impedire ogni divisione della sua proprietà; assicurando soltanto a' suoi più giovani figli la mensa in casa, o come chiamasi dagl'Italiani _il piatto_, ed in conseguenza condannandoli all'ozio ed alla viltà. Non può attivarsi verun ramo d'industria senza un piccolo capitale; convien fare una qualche spesa per apprendere qualsivoglia professione; non si possono professare le lettere senz'avere impiegato un capitale in una sempre dispendiosa educazione: non si può essere agricoltore senza terreni, mercante senza fondi, fabbricatore senza avere gli strumenti necessarj e le materie prime. La maggior parte de' cadetti, esclusi in Italia a motivo della povertà loro da tutti gl'impieghi, sono forzati a vivere sempre dipendenti e sempre oziosi. E siccome le famiglie vi sono numerose, appunto perchè il padre non è chiamato a provvedere alla sorte de' suoi figli; che un solo fra sei fratelli prende moglie, e lascia tanti figliuoli quanti ebbe fratelli; i quattro quinti della nazione sono dannati a non avere veruna proprietà, verun interesse nella vita, veruna speranza, e a non contribuire con verun lavoro alla prosperità dei loro compatriotti. Una così numerosa classe di oziosi deve necessariamente moltiplicare i vizj.
Le nazionali abitudini di giustizia furono ancora pervertite dalla costante pratica del ricorso alla grazia nelle cause civili. Sagrificando la legge una giustizia reale ad un'apparenza di diritto, aveva di già renduto difficilissimo l'acquisto della prescrizione; questa in molte cause non può allegarsi che dopo un periodo centenario; e quand'ancora si è acquistato questo diritto, è spesso in Italia annullata dal principe con lettere di grazia. È pure necessario in Italia un numero di sentenze maggiore, che in ogni altro paese, per dare ad una decisione la forza di _cosa giudicata_. Ma, anche dopo l'acquisto di questa definitiva presunzione, il principe accorda nuove lettere di grazia, perchè sia assoggettata a nuovo giudizio quella cosa che più non dovrebbe essere argomento di lite.
Per tutte queste cagioni la totalità de' diritti si andò rendendo incerta; interminabili processure passarono ereditarie nelle famiglie di generazione in generazione. A misura che trascorre il tempo tra l'occasione di una processura e la sua decisione, le prove si rendono sempre più difficili, le presunzioni si vanno maggiormente equilibrando, ed ognuno, sostenendo il proprio interesse, si crede meno esposto alla taccia di mala fede. Dall'altro canto la lunghezza delle processure le moltiplica maravigliosamente. In una città ove nascano dieci liti all'anno, se ognuna venisse terminata entro sei mesi, come a Ginevra, non ve ne sarebbero giammai più di cinque pendenti; ma se, una compensando l'altra, non sono ultimate che in dieci anni, come accade nella parte meglio governata d'Italia, ve ne saranno cento tutte agitate nello stesso tempo: se appena sono terminate in trent'anni, come nella maggior parte delle italiane province, ve ne saranno trecento, e forse in maggior numero che non sono gli abitanti che contiene la città. Infatti, in Italia, sono poche le famiglie che non abbiano una o più liti; ed il carattere di raggiratore o di uomo litigioso si è renduto troppo generale perchè venga imputato a difetto.
Perciò può dirsi che nella moderna Italia la religione, invece di spalleggiare la morale, ne corruppe i principj; che l'educazione, lungi dallo sviluppare la facoltà della mente, le ha rendute più ottuse; che la legislazione, in cambio di attaccare i cittadini alla patria e di riunirli fra loro con fraterni nodi, li rese timidi e diffidenti, dando loro l'egoismo per prudenza, la viltà per difesa. Rimane inoltre una quarta causa, la quale stende la sua influenza su tutte le umane società, e che con una forza minore delle tre precedenti, talvolta tiene in bilico, talvolta seconda la loro azione, e fa, sebbene imperfettamente, riparo al male prodotto dalle viziose istituzioni: gli è questo il punto d'onore, la di cui potenza, superiore alla volontà d'ogni individuo, ne altera le primitive istituzioni, ne appoggia o ne contrasta la morale, e gli segna una condotta uniforme, invece di abbandonarlo all'istantaneo impero delle sue passioni.
La legislazione del punto d'onore racchiude in sè medesima un non so che di liberale; non è altrimenti stabilita da una superiore autorità, ma dal concorso d'opinioni e di volontà indipendenti: onde allorchè gagliardamente si mantiene in un governo monarchico, lo modifica, e non gli permette di declinare in un perfetto despotismo. Dall'altro canto questa legislazione non è mai fondata sopra i veri principj della morale, ed il numero delle naturali inclinazioni che vengono da lei corrotte, vince il numero di quelle che conserva o che rende più forti.
L'impero del punto d'onore rendesi appena sensibile nelle repubbliche, perciocchè la pubblica opinione vi esercita una tale potenza che va sempre modificando i più accreditati pregiudizj, e vi giudica le persone non dietro astratte ed inflessibili regole, ma dietro il complesso delle loro azioni. In una repubblica non si distingue l'uomo virtuoso dall'uomo d'onore; nè questi due caratteri erano pure distinti negli stati dell'antichità. Le prime nozioni del punto d'onore furono portate negli stati meridionali dalle conquiste de' popoli teutonici, ma si mescolarono cogli altri elementi della pubblica opinione, e non formarono un eminente carattere nella storia delle repubbliche italiane. L'introduzione in Europa di alcune opinioni particolari degli Arabi, diede agli Spagnuoli, che furono i primi che da loro le ricevettero, un punto d'onore di diversa natura; il quale punto d'onore venne inseguito adottato in tutti i paesi sui quali la monarchia spagnuola venne stendendo la sua influenza.
La legislazione dell'onore arabo e castigliano fu dunque importata in Italia, nel sedicesimo secolo, da quelle medesime armi spagnuole, che distrussero quelle repubbliche intorno alle quali ci siamo così lungamente intrattenuti. Ella vi si mantenne in pieno vigore, finchè Carlo V ed i tre Filippi, di lui successori, conservarono un assoluto dominio sopra le più belle province d'Italia; s'indebolì negli ultimi anni del diciassettesimo secolo, e cessò affatto nel diciottesimo: può dirsi che riuscì egualmente contraria ai progressi dei lumi e della ragione colla sua durata e colla sua caduta.
Il punto d'onore che gli Spagnuoli avevano ricevuto dagli Arabi, sembra riferirsi a tre primarj fondamenti. Il primo consiste in una esagerata delicatezza rispetto alla castità delle donne: allorchè questa virtù rendesi leggermente in taluna di loro sospetta, non soccumbe essa sola al disonore, ma la stessa infamia copre egualmente il padre, il fratello, il marito. Il secondo è una delicatezza non meno esagerata rispetto al valore degli uomini, che, posto egualmente in luogo di tutte le altre virtù, viene a compromettere tutta la famiglia in un solo individuo. Il terzo è una specie di religione di vendetta, che non ammette verun'altra riparazione per l'offeso che la morte dell'offensore.
L'introduzione di queste opinioni in Italia variò la condizione delle donne, le quali perdettero l'onesta libertà di cui avevano goduto ne' tempi delle repubbliche; ed i padri loro ed i mariti, invece di confidare nella loro virtù e prudenza, più non credettero di trovare sicurezza che tra inaccessibili mura; essi più non dovevano temere per conto della loro sola debolezza; ma un accidente che le esponesse agli occhi della gente, una parola mal ponderata, un'imprudente conghiettura, bastavano a compromettere l'onore della casa, e con ciò la vita e le sostanze di tutti gl'individui che la componevano. Più non teneva aperti gli occhi sopra di loro la gelosia dell'affetto, ma la gelosia assai più sospettosa della vecchiaja, che le guardava in quel modo che l'avaro tien cura del suo tesoro. Quanto più si andavano accrescendo l'esteriori precauzioni, che si moltiplicavano le vecchie custodi che mai non le perdevano di vista, le inferrate che chiudevano le loro case, i veli che le nascondevano a tutti gli sguardi, tanto più veniva trascurata l'educazione morale, che avrebbe loro dati migliori e più virtuosi mezzi di difesa. La sospettosa vigilanza de' loro custodi aveva liberate le loro coscienze da ogni responsabilità. Quanto più grandi erano gli sforzi che si andavano facendo per rendere loro impossibile ogni estranea relazione, tanto più esse volgevano tutti i loro pensieri, tutta l'accortezza del loro spirito verso la galanteria; e per tutto il tempo che furono soggette alla più severa vigilanza, la loro condotta non fu forse più pura che quando diventò di moda lo stesso sregolamento.
Frattanto allorchè, in sul declinare del XVII secolo, si andò rilasciando il punto d'onore spagnuolo, non si sostituì alla virtù femminile verun'altra salvaguardia; non venendo le donne meglio ammaestrate ne' loro doveri, esse non trovarono un più solido appoggio ne' loro proprj sentimenti, e lo stesso buon gusto della società loro non prescrisse veruna legge intorno alla decenza de' loro discorsi e del loro contegno. Le giovanette, educate nei conventi, vi ricevevano tali ammaestramenti, che per la severità loro non erano praticabili. Loro si rappresentavano le sale della danza e dello spettacolo, come luoghi ne' quali il demonio esercita le più formidabili seduzioni; la curiosità di osservare un uomo dal balcone veniva loro rappresentata poco meno criminosa che l'attentato di aprirgli lo stesso balcone per riceverlo di notte nel proprio appartamento. Il desiderio di piacere e gli eccessi dell'amore furono loro posti innanzi sullo stesso livello. Lo sposo che riceve una fanciulla quand'esce di convento, è forzato a disfare l'opera della sua educazione; d'insegnarle che tutte quelle cose che le furono dette doversi fuggire non sono peccati; che tutto ciò che resta vietato alle religiose non lo è alle secolari. Allora crollano tutti i principj di lei; la seduzione del mondo comincia; le corrotte maniere della società le inspirano nuove idee; l'esempio la seduce; lo sposo cui venne accompagnata non fu da lei scelto, ed il più delle volte non veduto prima di sposarlo. Se in appresso la pace domestica, la fedeltà conjugale, la dolce confidenza, sono sbandite dalle famiglie, non debbonsi condannare, ma compassionare le donne italiane; bisogna cercare più in alto la sorgente del disordine, e convenire che l'educazione, le leggi, i costumi, e non la natura le hanno fatte quello che sono.
Abbiamo osservato che nella più fiorente epoca delle repubbliche italiane, il valore, lungi dall'essere apprezzato come meritava a petto alle altre virtù, non otteneva neppure dalla pubblica opinione la debita stima. I soldati altro in allora non erano che mercenarj adoperati nell'eseguire gli ordini di altri uomini, che in una più sublime carriera avevano conseguita una più alta riputazione. Il magistrato, che brillava ne' consiglj colla sua eloquenza, colla prudenza, colle risoluzioni, non si curava di pareggiare il valore militare del soldato che prendeva al suo soldo; dava all'opportunità prove di civile coraggio, spesso meno frequente e più difficile; ma protestava senz'arrossire, che non si credeva capace di combattere. La repubblica fiorentina ebbe a soffrire più d'ogni altra per avere fatto così poco conto del valore; conobbe per reiterate disgrazie, che niuna virtù non dev'essere rifiutata da verun governo, e fu spesso tradita dai generali e dai soldati da lei chiamati da altri paesi, perchè essa aveva trascurato di formarne tra i proprj cittadini.
Ma le spaventose guerre del principio del sedicesimo secolo richiamarono gl'Italiani alle armi, e dopo tale epoca professarono questo nuovo mestiere con tanto maggiore impegno, in quanto che si trovarono esclusi da tutti gli altri. In tutto il sedicesimo secolo si assoldarono in folla sotto le bandiere spagnuole, mentre altri reggimenti italiani erano levati per servizio della Francia, e militavano gloriosamente nelle guerre civili di quel regno. In tutta la seconda metà del sedicesimo secolo la fanteria italiana si risguardò come perfettamente uguale alla spagnuola, e l'una e l'altra occupavano il primo luogo tra le truppe delle più guerriere nazioni d'Europa. Ambedue erano state formate dagli stessi ufficiali, e andavano soggette agli stessi pregiudizj. Il punto d'onore militare italiano non fu diverso da quello degli Spagnuoli. Le due nazioni sentirono nello stesso modo le stesse offese, le stesse provocazioni, i medesimi sospetti.
Ma la milizia spagnuola conservò l'intera sua riputazione in tutto il diciassettesimo secolo, malgrado il decadimento della monarchia; la milizia italiana perdette assai più presto tutto il suo credito. I soldati non si arrolavano che di contro genio in eserciti sempre mal pagati, sempre malcondotti, e che malgrado il loro valore andavano esposti a continue sconfitte. Nelle province suddite d'Italia, che i vicerè spagnuoli governavano con diffidenza, tutto invitava la nobiltà al riposo ed alla mollezza, che soli non eccitano gelosi sospetti. Gl'Italiani avevano mostrato che potevano essere valorosi, ma non lo furono lungamente in così svantaggiose circostanze; e quando deposero le armi, la pubblica opinione più non li chiamò a difendere nuovamente la riputazione del loro valore. Allora si vide, e ciò si vede anche presentemente, uomini distintissimi per natali, pel grado che occupano, e per tutte le circostanze che fanno supporre una liberale educazione, confessare apertamente la loro pusillanimità. Parlano senza vergognarsi della paura avuta; confessano che le loro mogli sono più coraggiose di loro; nè il pronunciare queste parole costa qualche cosa al loro amor proprio; nè cotesta confessione non eccita le fischiate, nè procaccia loro l'universale disprezzo. Pure se il coraggio è una virtù naturale all'uomo, la paura è altresì una delle passioni della sua natura. Conviene che sia compressa, domata dalla volontà, dall'educazione, dalla vergogna. Quando gli si dà intera licenza, essa si rende signora dell'animo, lo guasta, ed invilisce tutta intera la nazione. Si sarebbe potuto temere che tale non fosse per essere la condizione della nazione italiana, e forse ogni altra perdendo il suo punto d'onore avrebbe ancora con lui perduta ogni energia, ma un'inaspettata esperienza ha recentemente dimostrato che quegl'Italiani che avevano così compiutamente dimenticato il coraggio, lo ricuperavano più facilmente che ogn'altra nazione, tosto che veniva in loro risvegliato il punto d'onore, e facevasi loro travedere una vera gloria.
La sanzione di questa legislazione del punto d'onore, che gli Spagnuoli portarono in Italia, nel sedicesimo secolo, fu la necessità imposta ad ogni uomo d'onore di vendicarsi dell'offesa. Senza alcun dubbio il bisogno della vendetta è fino ad un certo punto un sentimento connaturale all'uomo; è composto da un desiderio di giustizia, e da un movimento di collera; ed in questi limiti si trova egualmente presso tutti i popoli, tanto antichi che moderni. Ma il sistema di vendetta che gli Spagnuoli ricevettero dagli Arabi e dai Mori, e che in appresso comunicarono a tutta l'Europa, è tutt'altra cosa che questo naturale sentimento, ed è basato sopra un'idea di dovere. Il Moro non si vendica perchè la di lui collera sia ancora viva, ma perchè la sola vendetta può allontanare dal suo capo il peso dell'infamia che l'opprime. Si vendica perchè a creder suo non avvi che un'anima vile che possa perdonare gli affronti, e conserva il suo rancore, perchè, se lo sentisse spegnersi, crederebbe di avere col rancore perduta una virtù.
Questo codice di vendetta fu presentato alle nazioni settentrionali in quel tempo in cui i duelli giudiziarj erano stati di fresco soppressi. Prese in certo qual modo il loro luogo, ed il duello lavò le offese dell'onore con una sufficiente apparenza di ragione; perciocchè la più mortale offesa essendo quella di porre in dubbio il coraggio di un uomo, il valore con cui presentavasi a singolare certame, era il mezzo più ovvio di dissipare questa dubbiezza. Così videsi presso i Francesi, gl'Inglesi, i Tedeschi, la primitiva idea della vendetta disgiungersi affatto dall'azione medesima che n'era rappresentata come una conseguenza. Un uomo d'onore si batte non già per vendicarsi, ma per tenersi in possesso di quell'onore ch'era sua proprietà, e che sentivasi in diritto di difendere.