Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo, v. 01 (of 16)
Part 2
Ma allorchè la corona d'Italia passò ad Ottone il grande, molti nobili fieri indipendenti bellicosi cercavano con entusiasmo la gloria ed il potere; nè avrebbero senza indignazione tollerato che persone straniere alla loro classe, fossero i giudici, i generali, i ministri del re, i difensori della patria. I minori vassalli non lasciavano, benchè meno potenti, di mostrarsi al par dei primi energici ed audaci. Non potendo aspirare alla signoria, combattevano per l'indipendenza: fortificavano le loro rocche, addestravano all'armi i loro paesani, e volevano intervenire alle assemblee nazionali, rifiutando di sottomettersi alle leggi e ai tributi, cui non avessero data la sanzione col loro preventivo assenso. D'altra parte i borghigiani, resi forti dalla loro riunione nelle città, riclamavano la conservazione delle leggi e delle costumanze municipali, e chiedevano di partecipare a quella libertà, che non doveva essere l'appannaggio esclusivo d'una casta privilegiata, ma appartenere a tutti gli uomini che sanno rendersene degni col coraggio e colle virtù. E per tal modo l'intera nazione, animata dal medesimo principio di vita, s'andava agitando per ogni lato, e facendo sperienza delle proprie forze: e quando ancora non aveva trovato l'arte di valersene in sua difesa, e per la propria felicità, pronunciava oscuramente le grandi cose di cui mostrerebbesi un giorno capace.
Così notabile cambiamento nel carattere d'una intera nazione basta a render degno della più grande attenzione questo primo periodo dell'età di mezzo: una nazione ringiovenita dopo esser giunta all'estremo grado di decrepitezza, è un fenomeno singolare, che altrove la storia non ci presenta. Ma i cinque secoli, nel corso de' quali si rifuse il genere umano, sono coperti da così dense tenebre, che le più accurate indagini non dissiperanno giammai interamente. Verun monumento, veruno storico abbastanza esatto ci rimane di que' tempi in cui tre popolazioni settentrionali, i Goti, i Lombardi, i Franchi, s'incorporarono successivamente agl'Italiani resi loro soggetti: troppo erano avviliti gli ultimi avanzi della popolazione civilizzata; troppo ignoranti i conquistatori per iscrivere la storia de' loro tempi. Le poche cronache contemporanee ne conservarono bensì i nomi dei re, le guerre che sostennero, e le rivoluzioni che frequentemente li balzavano dal trono, ma non ci danno veruna notizia dei popoli, onde giudicar si possa dei costumi e dello sviluppo delle sue facoltà. Altronde la storia de' principi è affatto straniera al nostro scopo, quando non ci fa conoscere le cagioni che diedero origine alle nostre repubbliche. E per tal modo forzati di rinunciare al pensiero di dare una soddisfacente storia di questi tempi d'oscurità, ci limiteremo ad indicare sommariamente il modo con cui i settentrionali frammischiaronsi alle nazioni del mezzodì, per richiamare poi separatamente ad esame alcuni oggetti, che in particolar modo richiedono la nostra attenzione; cioè l'origine, i progressi e lo scioglimento del sistema feudale, la storia della città e della chiesa di Roma dopo la caduta dell'impero occidentale, la storia delle città greche del mezzo giorno d'Italia, quelle delle città marittime, e finalmente quella della formazione di tutti i municipj che diventarono governi liberi. Così procedendo, potremo spargere qualche lume sui primi secoli dell'età di mezzo, senza obbligarci ad una cronologica nomenclatura di nomi barbari, che il lettore può facilmente trovare in altre opere.
(476) Allorchè fu distrutto l'impero d'occidente, la _civilizzazione_ si ridusse entro i limiti dell'impero d'Oriente[12]. I sovrani di Costantinopoli contavano ancora tra le loro provincie la Grecia, la Tracia, parte dell'Illirico, l'Asia minore, la Siria e l'Egitto: ma in quest'epoca l'impero occidentale fu tutto diviso in brani tra le nazioni del settentrione. I Franchi stabilironsi nelle Gallie, gli Anglo-Sassoni nella Brettagna, i Visigoti nella Spagna, nell'Africa i Vandali, ed Odoacre ebbe il regno d'Italia.
[12] All'epoca di cui si tratta non era dall'Italia, benchè dominata dagli stranieri, sbandita affatto ogni coltura, e si possono ricordare alcuni uomini illustri nelle lettere sacre e profane. Altronde tante facoltose famiglie che seco trassero nelle isole della Venezia letterati ed artefici e clienti d'ogni genere, e v'innalzarono l'edificio della libertà italiana, hanno potuto dividere colle provincie dell'impero greco il sacro deposito della coltura e dei lumi che abbandonavano le contrade d'Italia occupate dai barbari. Merita intorno a quest'argomento d'essere letta l'erudita dissertazione di Gerolamo Zanetti: _Dell'origine d'alcune arti principali appresso i Veneziani_. N. d. T.
(476 = 493) Sotto il dominio d'Odoacre non vennero in Italia popolazioni nuove, e soltanto vi si fissarono più stabilmente que' mercenari stranieri, che da molti anni formavano essi soli l'armata dell'impero. Questi mercenarj sotto il comando d'un loro compatriotta si arrogarono tutti i poteri dell'impero, siccome coloro che ne formavano tutta la forza. Diedero al loro capo il titolo di re; e dal nuovo re domandarono ed ottennero una distribuzione di terreni, per cui la terza parte delle campagne d'Italia passò in proprietà de' barbari[13].
[13] _Proc. de bello Got. l. I. Byzan. Hist. Scrip. Editio Ven. t. II. p. 2._
Il governo de' mercenarj, ed il regno di Odoacre durarono diecisett'anni[14]: fu questo il passaggio del governo romano al governo de' barbari. Odoacre si caricò agli occhi de' popoli dell'odiosa memoria d'aver distrutto il nome ancora riverito dell'impero, ed avvezzò gl'Italiani a risguardare in appresso come loro monarca uno de' conquistatori settentrionali, che fino allora avevano considerati come nemici, o come soldati mercenarj.
[14] Teodorico entrò in Italia l'anno 489, ma non ne ultimò la conquista che colla presa di Ravenna, alla morte d'Odoacre l'anno 492. Una volta per sempre citerò in appoggio delle cronologie da me adottate gli _Annali d'Italia_ del dottissimo Muratori.
(489) Quattordici anni dopo che Odoacre fu fatto re, Teodorico re degli Ostrogoti entrò in Italia, consentendolo Zanone imperatore d'Oriente, ed intraprese la conquista del regno di Odoacre, che terminò colla presa di Ravenna l'anno 493. Teodorico che in gioventù era stato più anni alla corte di Costantinopoli, univa alle virtù de' popoli barbari il sapere delle nazioni civilizzate[15]. Egli intraprese di riunire e rendere felici le due nazioni a lui soggette: chiamò gl'Italiani agl'impieghi civili, i Goti alla milizia, e facendo rispettare l'Italia dagli altri popoli barbari, fu il primo che ispirasse alcun poco di confidenza nelle proprie forze agli avviliti Romani, che probabilmente incominciarono dopo il regno di Teodorico ad avere in qualche pregio le antiche virtù.
[15] _Jornand. de reb. Geticis c. 52. p. 217, t. I. Scrip. Ital._
Ma se l'unione coi popoli settentrionali era utile al _rigeneramento_ de' Latini, altrettanto l'esempio di questi poteva snervare il valore de' barbari. Nella stessa guisa quando si mischiano assieme due fluidi di diversa temperatura, l'uno acquista il calore con pregiudizio dell'altro: perciò i primi conquistatori dell'Italia perdettero in poco tempo il natio valore. La dominazione Gota in Italia durò soltanto sessantaquattr'anni[16], e gli ultimi diciotto anni della loro monarchia furono impiegati in una sanguinosa guerra contro i Greci; durante la quale Belisario, poi Narsete, conquistarono due volte l'Italia, e distrussero il fiore di quella nazione che cinquant'anni prima faceva tremare i Greci a Costantinopoli.
[16] Dopo l'invasione di Teodorico accaduta l'anno 489 fino alla morte di Teja ed alla conquista di Cuma fatta da Narsete l'anno 553, i loro re furono
l'anno 489. Teodorico. 526. Atalarico. 534. Teodato. 536. Vitige. 540. Ildebaldo. 541. ( Erarico. ( Totila. 552. Teja.
La storia degli Ostrogoti forma parte di quella del basso impero[17]; ma non può riguardarsi come parte di quella che noi scriviamo, se non in quanto i Goti furono i primi popoli barbari che s'incorporarono cogl'Italiani. Le due nazioni soggette agli stessi padroni si unirono strettamente: l'origine settentrionale de' Goti fu dai Latini dimenticata; e da quell'epoca in poi non furono che un solo popolo. Forse quest'unione non avrebbe avuto perfetta consistenza sotto la Greca dominazione; ma questi non rimasero lungo tempo padroni dell'Italia. Narsete che l'aveva conquistata e saviamente governata sedici anni, fu richiamato a Costantinopoli dalla gelosa diffidenza dell'imperatrice. Il vecchio generale, abbandonando il suo governo, affidava la cura di vendicarlo ad Alboino (567) re de' Lombardi, che segretamente invitava a scendere in Italia[18].
[17] Veggasi Gibbon _Decline and fall of the Rom. Empire Vol. VII. cap. 41. e 43_. Il migliore degli storici Bizantini scrisse minutamente la guerra de' Goti di cui fu testimonio. _Procop. Cæsar. de Bello Goth. Lib. IV. Byzan. t. II._ I Goti ancora ebbero il loro storico. _Jornades de Rebus Geticis_. Sembra che costui, allorchè rovinò la sua nazione, si facesse monaco. _Scrip. Rer. Ital. t. I._
[18] Narsete morì a Roma di novantacinque anni nel 567 quando disponevasi ad eseguire gli ordini di Giustino II. Alboino entrò in Italia l'anno susseguente. Narsete viene accusato d'averlo chiamato da Paolo Warnefrido: _Gesta Longob. Lib. II. c. 5. t. I. Rer. Ital. p. 427_, e da _Anast. Bibl. Vitæ Rom. Pont._ in Vita Johannis III. t. III. 133.
(568) Tra le nazioni germaniche quella dei Lombardi aveva nome d'essere la più brava, la più fiera, la più libera. I Lombardi credevansi usciti dalla Scandinavia[19]; e da oltre quarant'anni abitavano la Pannonia, che cedettero gli Unni loro alleati, quando essi rinforzati da un considerabile corpo di Sassoni, si avviarono alla volta d'Italia[20].
[19] _Paul. Warnef. de Gestis Long. l. I. c. 2. p. 408._
[20] _Ibid. l. II. c. 7. p. 428._
Malgrado la loro bravura, ed il loro numero, i Lombardi non ottennero di occupare tutta l'Italia. L'immatura morte d'Alboino dopo il breve regno di tre anni e mezzo, e l'anarchia che ne fu la conseguenza, arrestarono le loro conquiste. Un popolo indipendente, fattosi forte nelle lagune di Venezia, si sottrasse alla schiavitù lombarda. Roma col suo territorio, che allora cominciò ad aver il nome di ducato, si tenne fedele agl'imperatori d'Oriente sotto la protezione dei Papi[21]. L'Esarcato di Ravenna, non che la Pentapoli che formava parte della Romagna, e le città marittime dell'Italia meridionale furono dalle armi greche difese contro i Lombardi: finalmente un principe lombardo, resosi quasi affatto indipendente dai re della sua nazione, erasi stabilito nel centro delle Provincie ond'è oggi formato il regno di Napoli, e vi regnava col titolo di duca di Benevento. Intanto Alboino, ed i suoi successori avevano stabilita in Pavia la sede del regno, che stendevasi dalle alpi fin presso Roma.
[21] Ciò va inteso in senso assai largo, e con diverse modificazioni, perciò che se i Papi tennero alcuna volta coll'autorità loro, già cresciuta a dismisura, fedeli i Romani all'impero Orientale, furono ancora quelli che sottrassero Roma all'impero. N. d. T.
In tal maniera la conquista de' Lombardi fu per certi rispetti cagione del risorgimento delle nazioni italiane. Principati indipendenti, comuni, repubbliche, s'andavano agitando per ogni verso, e questa contrada da tanto tempo addormentata incominciò a risvegliarsi. Poichè nel susseguente capitolo avremo esaminata l'interna forma del regno lombardo di Pavia, procederemo separatamente, e partendo sempre dalla stessa epoca, a parlare del ducato e della repubblica di Roma, del principato di Benevento, delle repubbliche d'Amalfi, di Napoli, di Gaeta, di Venezia, e finalmente di tutte le popolazioni che si videro allora acquistare un'esistenza politica.
(568 = 774) La monarchia de' Lombardi durò abbastanza gloriosa duecento sei anni[22]; nel quale spazio di tempo ebbe ventun re[23], e tra questi molti egregi ed illustri principi, come ne fanno prova le savissime leggi che diedero al loro regno. Ma i Lombardi non s'unirono agl'Italiani come fecero i Goti loro predecessori. Entrando in Italia avevano più crudelmente abusato della vittoria[24], di quel che facessero i Goti, per cui le due nazioni rimasero divise da un implacabile odio, anche lungo tempo dopo la caduta della monarchia di Pavia. Ascoltiamo il vescovo di Cremona Luitprando di origine lombarda: «Noi altri Lombardi, egli dice, siccome i Sassoni, i Franchi, i Lorenesi, i Bavari, gli Svevi ed i Borgognoni, disprezziamo di sorte il nome romano, che, in istato di collera, non sappiamo proferire maggior ingiuria contro i nostri nemici, che chiamandoli _Romani_; giacchè in questo solo nome comprendiamo tutto quanto vi può essere d'ignobile, di timido, d'avaro, di lussurioso, di menzognero, e per dirlo in una parola, tutti i vizj[25].» I Romani dall'altro canto, non è a dubitarsi che non avessero maggiore antipatia pei loro oppressori. Ma la razza de' Lombardi prosperava in Italia; mentre quella de' Romani s'andava gradatamente estinguendo. I corrotti ed effeminati costumi degli ultimi li tenevano nel celibato; mentre l'attività, il desiderio di perpetuare ne' loro discendenti col proprio nome la gloria ch'eransi acquistata, consigliava i Lombardi al matrimonio. I pochi Italiani ancora bastantemente ricchi abbandonavano un paese, che ogni giorno diventava per loro sempre più straniero, e si riparavano nel ducato romano, nell'Esarcato, nella Calabria greca, o nelle lagune veneziane, dove trovavano concittadini nemici dei loro oppressori. L'indipendenza di queste provincie, che i Greci abbandonavano quasi totalmente a se medesime, la loro piccolezza, i continui pericoli cui trovavansi esposte, ridestavano nel cuore degli abitanti l'amor di patria.
[22] Dall'anno 568 in cui Alboino invase l'Italia fino al 774 quando Carlo Magno, fatto prigioniero Desiderio, o Diego, a Pavia, si fece coronare in suo luogo re de' Lombardi.
[23] I re Lombardi in Italia furono
L'anno 569 Alboino. 573 Clefi. 584 Autari. 591 Agilulfo. 615 Adaloaldo. 625 Arioaldo. 636 Rotari. 652 Rodoaldo. 655 Ariberto I. 661 ( Pertarito, e ( Godeberto. 662 Grimoaldo. 671 Pertarito per la seconda volta. 678 Cuniberto. 700 Luitberto. 701 ( Ragimberto, ed ( Ariberto II. 712 ( Aliprando, e ( Liutprando. 736 Ildeprando. 744 Rachis. 749 Astolfo. 757 Desiderio, con 759 Adelchi suo figliuolo.
[24] _Paulus Warnefridus de Gestis Longob. lib. II. c. 32. p. 436._
[25] _Luitp. in Legat. t. II. p. 481_. Bisogna ricordarsi che Luitprando parlava così a Niceforo Foca nel calore della disputa, perchè questi gli aveva rinfacciato che Ottone suo signore non era altrimenti Romano, ma Tedesco.
I popoli stranieri, esposti alla corruzione, ne furono la vittima prima dei popoli civilizzati. Benchè i Lombardi conservassero fino alla dissoluzione della loro monarchia la costituzione libera che si erano data; benchè il codice delle loro leggi fosse migliore assai di tutti quelli de' popoli barbari; benchè la forma irregolare delle loro frontiere accrescesse, proporzionatamente all'estensione dello stato, i punti di contatto coi loro nemici, e che questa stessa irregolarità, chiamandoli a più frequenti guerre, dovesse più lungo tempo tener vive le abitudini militari; pure l'influenza del clima, la fecondità delle terre, la servitù de' popoli della campagna, snervarono anco i Lombardi. Nel tempo de' loro ultimi re non avevano più il valore de' Franchi, o dei Tedeschi; da lungo tempo non avevano guerreggiato che cogl'Italiani e coi Greci; e quantunque superiori a tutti, avevano pure adottato il loro modo di combattere[26][27].
[26] I Lombardi ebbero uno storico, forse il migliore de' mezzi tempi, Paolo Diacono, o Warnefrido. Egli scrisse in sei libri la storia della sua nazione dall'epoca in cui uscirono dalla Scandinavia fino alla morte di Luitprando accaduta l'anno 774. Paolo Warnefrido fu contemporaneo degli ultimi re Lombardi, e di Carlo Magno: visse alla corte de' suoi re, poi dell'imperatore: e ritirossi vecchio in un convento, ove scrisse la sua storia. Lasciò inoltre alcune opere teologiche scritte per ordine di Carlo Magno. Le sue cose trovansi stampate nel _t. I. Rer. Ital._ Gli fu attribuito un breve frammento che prosiegue la storia de' Lombardi fino alla caduta di quella monarchia _t. I. p. II. Rer. Ital. p. 183_. Ma lo stile e le passioni dello scrittore lo dichiarano affatto diverso da Paolo, e piuttosto Romano che Lombardo.
[27] In questi due ultimi § il nostro scrittore distrugge due principj da lui stabiliti nella prefazione; 1.º che il carattere dei popoli, le virtù, i vizj ec., non sono quasi mai dipendenti dal clima; secondo, che le nazioni barbare stabilitesi successivamente in Italia non cambiarono la razza de' primitivi abitanti, per essersi, per così dire, perdute nel vortice della nazione italiana. Sembra anzi che in Lombardia non restassero poco più che Lombardi, e gli schiavi destinati all'agricoltura. Ma anche in questo vi è qualche cosa di esagerato. L'avveduto lettore saprà da sè medesimo dedurre dai fatti storici le dottrine generali: quanto è facile che lo scrittore sostituisca i suoi principj a quelli che si deducono dalla storia! I sistemi sono sempre pericolosi, ed il più delle volte fallaci. N. d. T.
La lunga inimicizia de' Lombardi coi Greci e coi Romani cagionò la caduta della loro monarchia. Luitprando aveva conquistato l'Esarcato di Ravenna e la Pentapoli; ma i di lui successori Astolfo e Desiderio, volendo occupare inoltre il ducato di Roma, costrinsero i Papi a porsi sotto la protezione de' principi Francesi[28]. L'anno 755 Pipino obbligò Astolfo a rendere, o piuttosto a promettere al Papa la possessione dell'Esarcato, e delle provincie conquistate a danno de' Greci. Del 774 Carlo Magno, chiamato in Italia da Papa Adriano, conquistò la Lombardia, fece prigioniere Desiderio, e si pose in capo la corona de' Lombardi[29].
[28] Ecco la prima chiamata de' Francesi in Italia. Forse potrà giustificarla la debolezza dei Greci; ma non potranno scusarsi i Papi d'avere in pregiudizio dell'Impero Greco accettata la donazione dell'Esarcato di Ravenna. N. d. T.
[29] _Annal. Bertiniani scrip. Rer. Ital. t. II. p. 498. Chron. Reginon. lib. II. Sc. Germ. Struvii, t. I. p. 36._
Gl'Italiani risguardarono tale conquista come una nuova invasione barbarica: se non che i talenti e le virtù di Carlo Magno compensarono in alcun modo il brutale impeto de' suoi sudditi[30]. Questo monarca assoggettò quasi tutta l'Italia alla sua dominazione. I Lombardi lo riconobbero loro re, e col nome di Patrizio ebbe pure la signoria dell'Esarcato, e del ducato romano; ed in fine anche Arigiso duca di Benevento fu forzato di riconoscere la sua supremazia, e di rendergli omaggio. All'Italia così riunita, diede uno de' suoi figliuoli per re, ma il giorno di Natale dell'800 ricevette egli medesimo, per acclamazione, dai grandi e dal popolo di Roma il titolo d'imperatore. E per tal modo ripristinò egli l'impero occidentale che si trovò composto di tutta l'Allemagna, della Francia e dell'Italia, la quale, benchè dichiarata regno di suo figlio, non fu, rigorosamente parlando, che una provincia del nuovo impero. La famiglia de' Carolingi occupò il trono d'Italia dal 774 in cui la conquistò fino all'espulsione di Carlo il Grosso accaduta l'anno 888.
[30] I Greci, i Romani ed i Lombardi, ci rappresentano concordemente le armate francesi, che più volte invasero l'Italia dai tempi di Narsete fino all'età d'Astolfo, come le più feroci di tutte le orde nemiche.
(774 = 814) Carlo Magno, uno dei più grandi caratteri de' mezzi tempi, non tardò ad acquistare sui suoi coetanei l'influenza d'un uomo straniero al suo secolo. E come v'ebbero prima di lui alcuni uomini straordinarj, che coll'energia d'un carattere mezzo barbaro signoreggiarono un popolo civilizzato; così un uomo che ne aveva prevenuto l'incivilimento ebbe intero dominio sui barbari per la forza del suo spirito, de' suoi lumi, de' suoi talenti. Carlo Magno accoppiando alle qualità del legislatore quelle del guerriero, il genio creatore alla prudente vigilanza che conserva e mantiene gl'imperj, si trasse dietro sulla strada della civilizzazione le nazioni allemanne, e finchè visse le rese capaci di giganteschi passi. Con un solo legame riunì i Barbari ed i Romani sotto un solo impero, i vincitori ed i vinti. Finalmente egli pose i fondamenti d'un nuovo ordine di cose per l'Europa, d'un sistema che appoggiavasi essenzialmente sopra le virtù d'un eroe, e sopra il rispetto e l'ammirazione che ispiravano le sue virtù.
Non si creda però, malgrado lo splendore di tante conquiste, che il regno di Carlo Magno contribuisse alla felicità degli uomini. Carlo Magno è colpevole in faccia all'umanità; del regno de' suoi successori; dei più malvagi secoli della storia dell'universo, il nono ed il decimo; delle guerre civili dei Carlovingi; delle insultanti invasioni de' barbari; della universale debolezza; della totale sovversione dell'ordine, e del ritorno d'una barbarie più grande assai di quella del secolo ottavo, nel nono e nel decimo[31].
[31] Dopo Jornandes, e Paolo Warnefrido, l'Italia non ebbe per molto tempo veruno storico che si potesse loro paragonare. Non n'ebbe un solo sotto il regno de' Carlovingi, quando non si voglia tener conto di Agnello abbate di s. Maria _ad Blachernas_, il quale nel suo _liber pontificalis_ dà la storia degli arcivescovi di Ravenna. _Scrip. Rer. Ital. t. II. p. 1_. I Francesi n'ebbero in maggior numero: gli Annali di Fulda, di Metz, Regino, ed Eginardo furono pubblicati dal Duchesne _Scrip. Francor._ Gli Annali Bertiniani si stamparono dal Muratori, _Scrip. Rer. Ital. t. II. p. 490_.
Carlo Magno fondò una monarchia quasi universale, ma non ha potuto, come i Romani, consolidarla colle successive conquiste di sette secoli, e temprare saldamente le catene che attaccavano l'una appresso l'altra le nazioni vinte alla vincitrice, ed identificarle di maniera le une colle altre, che venissero a formare un solo corpo. I sudditi di Carlo Magno, sottomessi soltanto per il corso d'una vita, erano più tosto attaccati alla sua persona che alla sua nazione. La feroce indipendenza di que' popoli barbari si era prostrata innanzi a lui. Durante la loro sommissione avevano perduto lo spirito nazionale, la forma propria del loro governo, e tutto quanto poteva porli in situazione di mantenersi o di difendersi; ma non avevano nemmeno preso ad amare una monarchia affatto nuova; e l'idea del diritto e della giustizia era affatto straniera a così violente istituzioni. Invano l'autorità sovrana determinava tra i principi le successioni e le divisioni; questa autorità mancante della sanzione de' secoli, cedeva a fronte degl'interessi particolari, e dava luogo alle contese dei figli di Luigi il buono. Gli ordini civili e militari non erano rinforzati da veruno spirito nazionale, da veruna affezione dei popoli per un governo che aveva sovvertiti tanti altri governi: e di qui ebbero origine le invasioni de' Normanni e dei Saraceni, di qui la debolezza di un vasto impero popolato da valorosi soldati, e non pertanto incapace di far fronte ai più spregevoli nemici[32].