Storia della Repubblica di Firenze v. 1/3

Part 38

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Ma si è poi detto essere falso quel libro suo per l’ignoranza di certe cose che un uomo presente doveva sapere, come sarebbe delle leggi e delle usanze che erano proprie della Repubblica Fiorentina. Quanto a me, di falli di tal sorta confesso e dichiaro non essermi accorto, nonostantechè quel libro mi sia stato assai tra le mani, e che un po’ di pratica di quelle faccende io pure dovessi avere acquistata. Non ch’io però creda saperne ogni cosa, il che fa che nei giudizi mi senta obbligo di andare adagio. Si allegano altri errori di fatto, quello, per esempio, tanto predicato, della Cappella di San Bernardo in Palazzo Vecchio, la quale non era al tempo di Dino. Ma bene potevano i Priori nell’antica residenza averne un’altra sotto quel nome; potè, come avviene in cento cronache, chi raffazzonò i luoghi oscuri o mal posti o mal definiti, avere ai Priori di tempo più antico dato la Cappella la quale avevano al suo tempo, o quella essere una postilla entrata nel testo. Cotesti falli non si avvertono, perchè nulla importano l’economia d’un libro; ma che un libro come quello sia d’un uomo del cinque o seicento, io dico e affermo essere impossibile. Nè uomo vi era che sapesse farlo, nè che a ciò avesse motivo bastante, nè l’istoria s’indovina, nè tanto in fondo si conosceva, nè si cercava quando l’Alfieri del Machiavelli fece un Tacito, nè quando il Giordani (che non badava altro che allo stile) cominciò a dire che il Compagni era il nostro Sallustio; e quanta ragione avessero entrambi non voglio io qui sentenziare. Noterò invece un argomento che per me serve a ribadire tutti gli altri. La storia finisce con una profezia solenne, che è una minaccia ai Fiorentini _d’essere presi e rubati dall’Imperatore per mare e per terra_. Quella profezia riuscì falsa; nè so a qual fine un romanziere ce l’avrebbe messa: e che egli si divertisse gratuitamente a regalare al suo autore un falso giudizio e subito smentito a vista di tutti, il solo pensarlo conduce all’assurdo. Nella Storia ho detto che Dino cessava perchè egli vide le sue profezie fallite e i tempi messi per una strada che a lui non piaceva: in questa opinione rimango tuttora.

NOTA

CIRCA ALL’ATTO DI PROMISSIONE TRA I CONSOLI DI FIRENZE E GLI UOMINI DI POGNA.

(Vedi pag. 10.)

Nel Capitolo II ho scritto non doversi tener conto di un instrumento pel quale tra i Consoli di Firenze e gli abitanti del castello di Pogna in Valdelsa si sarebbero fatte certe promissioni; e in nota ho accennato alla falsità di quel documento, di cui il giovane Ammirato si era valso in un’aggiunta alla Storia del vecchio Scipione. Dopo avere scritto, mi è venuto fatto di sapere come il documento non è altrimenti falso e che solo per errore di data fu da quello Storico riferito all’anno 1102. Esso si trova a c. 74 t. del Registro XXVI dei _Capitoli_ del Comune di Firenze. La Direzione dell’Archivio di Stato, da cui ebbi la notizia, si è pure occupata di veder bene la cosa; ed è chiaro per l’esame fatto, che il documento deve riportarsi al 1182, ossia al marzo del 1181 secondo lo stile fiorentino.

Il notaro che si roga di quell’instrumento è un Bernardo, il cui nome ricorre parimente in due instrumenti dei Conti Alberti, relativi a Pogna, Semifonte e Certaldo, e che hanno la data del novembre 1184. L’instrumento è dato il giorno _quarto non. martii, indictione quintadecima_; ma l’indizione XV corrisponde non al 1102, ma al 1182 stile comune. A queste due evidenti ragioni possiamo aggiungere, che il notaro Iacopo, cui dobbiamo la copia del documento (fatta senza dubbio nella seconda metà del secolo XIII), non è stato così diligente copista da non aver bisogno che nello stesso documento egli medesimo correggesse i propri errori. Uno dei quali, da lui non avvertito, fu appunto quello di omettere nella data _millesimo centesimo primo_ la parola _octuagesimo_. — Nel Registro XXIX della stessa serie de’ _Capitoli_, a c. 79 t., è un’altra copia del medesimo instrumento, fatta sul cadere dello stesso secolo, da un Belcaro, che dice di averla tratta dalla copia del notaro Iacopo, il cui errore nella data fu trascritto fedelmente.

FINE DEL TOMO PRIMO.

NOTE:

[1] TACITO, _Annali_, I, 79. — BORGHINI, _Discorsi_.

[2] ZOSIMO. — PAOLO OROSIO. — PAOLINO, _Vita di sant’Ambrogio_.

[3] PROCOPIO. — GIORNANDE. — Continuator Marcellini Comitis _in Chronico_.

[4] MALESPINI, cap. 42, 56.

[5] Nella Cronaca latina del Giudice Sanzanome, la quale finisce l’anno 1231, dove si racconta la guerra dei Fiorentini contro i Fiesolani l’anno 1125, sono due lunghe dicerie dei condottieri delle due parti per animare ciascuno i suoi. Mette innanzi il Fiorentino l’antica origine _de nobili Romanorum prosapia_; e dice, Firenze essere stata edificata _ne relevaretur civitas Fesulana_, pronta agli eccessi e ai malefizi dai primi suoi tempi. Il Fiesolano all’incontro comincia: _viri fratres qui ab Italo sumpsistis originem a quo tota Italia esse dicitur derivata, nobilitatem vestram respicite et antiqui loci constantiam_. Ricorda il sangue versato per mano dei Romani oppressori e il nobile Catilina co’ suoi, che scelsero morire pugnando piuttosto che vivere fuggendo. Erano vive in quella età le tradizioni che i nuovi tempi dipoi mandarono in dimenticanza.

[6] Vedi HÖFLER, _Die Teutschen Päpste_. Ratisbona, 1839.

[7] Il Malespini ed il Villani scrivono che l’Imperatore venisse da Siena, con errore manifesto, dimostrato anche dall’avere egli assalito la città da quella parte che guarda Bologna.

[8] VILLANI, lib. IV, cap. 23.

[9] MALESPINI e VILLANI, lib. IV, cap. 25 e seg.

[10] _Fiorentini_, _Memorie della Contessa Matilde_. — REPETTI, _Dizionario geografico-storico della Toscana_, art. _Prato_.

[11] AMMIRATO, _Stor. Fior_., anno 1102; e sono aggiunte di Scipione Ammirato il Giovane, che secondo ogni verisimiglianza ebbe sott’occhi un documento falso.

[12] REPETTI, articoli _Pogna_ e _Semifonte_. Vedi anche la Cronaca latina del Giudice Sanzanome (_Docum. Stor. Ital. ec._), ove è detto avere i Fiorentini a quel tempo (1184) fatto guerra contro al conte Alberto per il castello di Pogna; aggiunge come da quella famiglia, alla venuta di Federigo I, _eiusdem imperatoris assumpto vexillo_, fosse stato edificato lì presso un altro castello fortissimo col nome di Semifonte; distendendosi nel raccontare, ampollosamente come suole, la guerra fatta contro a quest’ultimo.

[13] G. VILLANI, lib. IV, cap. 31.

[14] Si trovano negli _Annali Pisani, Rerum Ital. Script_., tomo VI; e in OTTONE DI FRISINGA, lib. VII, cap. 19, il quale conferma l’Annalista Sassone. Vedi MURATORI, _Annal_., 1134, 1137. Non facciamo troppo caso di un trattato che i Fiorentini l’anno 1140 avrebbero fatto con certo conte Ugerio, nome ignoto, e ignoti i luoghi che ivi si leggono, ma potrebbero essere in Val di Greve. (AMMIRATO, _Storie_.)

[15] Nè di ciò pure è fatto cenno dai cronisti nostri; ma trovasi nella _Cronica_ di Ottone di Frisinga, seguito dall’Ammirato e dal Muratori.

[16] AMMIRATO, _Storie_.

[17] _Annali Pisani_.

[18] G. VILLANI, lib. V, cap. 9.

[19] MALESPINI, cap. 77.

[20] G. VILLANI, lib. V, cap. 12.

[21] AMMIRATO, _Storie_, anno 1197. Sono giunte di Scipione Ammirato il giovane, che ebbe conoscenza, a quel che sembra, dall’atto di lega — RAYNALD, _Annal. Eccles._, tomo I. — MALAVOLTI, _Storie di Siena_, parte I, lib. IV, pag. 44. — FLAMINIO DAL BORGO, _Dissert. Pisan_. 4.

[22] _Epist. Innocentii III_, che sta nella Vita di quel Papa; _Rerum. Ital. Script._, tomo III, parte 1.

[23] AMMIRATO, _Storie_.

[24] Mentre era in piede Semifonte, si diceva: «Firenze fatti in là, chè Semifonte si fa città.» Il quale detto popolare da sè mostrerebbe (se bisogno ve ne fosse) l’idioma parlato già negli ultimi anni del secolo XII avere forma tutta italiana. Ma la Cronaca di quelle guerre, che uscì alle stampe, è scrittura apocrifa.

[25] Nel libro dei _Capitoli del Comune di Firenze_, pubblicato l’anno 1866, è l’atto di accomandigia del Comune di Montepulciano, 24 ottobre 1202.

[26] RICORDANO MALESPINI, cap. 50.

[27] È una procura fatta a’ 15 maggio 1204 nella persona di Tignoso di Lamberto, uno dei Consoli, a comparire avanti al Papa come procuratore del Comune. (AMMIRATO, _Storie_.)

[28]

«Già eran Caponsacchi nel mercato Discesi giù da Fiesole.» DANTE, _Paradiso_, canto 15.

[29] AMMIRATO, _Storie_. Vedi agli anni che sono indicati nel testo.

[30] Cap. 132.

[31] Cap. 102. — VILLANI, lib. V, cap. 21.

[32] Lib. IV, cap. 36.

[33] AMMIRATO, anno 1218, 1224.

[34] Ivi.

[35] SANZANOME, _Cronica_.

[36] G. VILLANI, lib. VI, cap. 2.

[37] _Chronicon Patavinum_, in Muratori.

[38] LAMI, _Antichità Toscane_, lez. 17.

[39] Cap. 132.

[40] Il Malespini (cap. 137) dà la lunga serie delle famiglie che avevano torri: sarebbero state alcune di esse alte fino a 120 braccia.

[41] Le antiche edizioni e alcuni testi del Malespini farebbero credere che a lui, come uomo di un altro tempo, ciò paresse atto di ribellione.

[42] L’atto è dei 22 giugno 1251. (_Archiv. Stor._, tomo IV, parte 2, anno 1866, pag. 36.)

[43] Archivio di Stato.

[44] MALESPINI. — VILLANI. — AMMIRATO.

[45] MALESPINI, cap. 155. — G. VILLANI, lib. VI, cap. 62.

[46] G. VILLANI, lib. VI, cap. 65.

[47] Ivi, cap. 69.

[48] _Paradiso_, canto XV.

[49] G. VILLANI, lib. VI, cap. 74.

[50] G. VILLANI, lib. VI, cap. 75.

[51] Così gli altri storici fiorentini. Sono poi da vedere i Documenti pubblicati dal signor Cesare Paoli. (_Bullettino di Storia Patria Municipale_, vol. II, fasc. 2. Siena, 1869.)

[52] MALESPINI, cap. 171.

[53] Furono morti due dei Cerchi e due presi, che uno si ricomperò per 1200 fiorini, e l’altro si riscattò in questa forma. «Lui con l’arme che aveva addosso per dilegione fu messo in sur una bilancia, e in sull’altra tanta moneta sanese, e cotanto si ricomprò.» (_Cronichetta di Bindaccio dei Cerchi_, sta col Bonincontri, _Hist. Sicula_. — LAMI, _Deliz. Erud._, parte II, pag. 303.)

[54] G. VILLANI, lib. VI, cap. 80.

[55] MALESPINI e G. VILLANI, lib. VI, cap. 78, 79 e 80. — LEONARDO ARETINO, lib. II. — AMMIRATO, lib. II. — MALAVOLTI, _Storie di Siena_, lib. I, parte 2. — _Cronache Senesi_, che fanno seguito all’_Istoria di Marcantonio Bellarmati._ Siena, 1844.

[56]

«Come asino sape così minuzza rape; Tal va capra zoppa se il lupo non la intoppa.» MALESPINI, VILLANI, DANTE, _Inferno_, canto X.

[57] VILLANI, lib. VII, cap. 9.

[58] _Epist. Clem. IV_.

[59] MALESPINI, cap. 190.

[60] _Cronichetta di Bindaccio dei Cerchi_. (LAMI, _Deliz. Erud._, parte II, pag. 305.)

[61] MALESPINI, cap. 183. — VILLANI, lib. VII, cap. 13.

[62] G. VILLANI.

[63] Lettere di Clemente IV, in Martène _Thesaurum Nov. Anecdot._, tomo II, p. 321 e seg.; e vedi intorno a questi fatti un lavoro molto diligente del prof. BONAINI, _Giornale Storico degli Archivi Toscani_, Vol. II e seg. — Nella Lettera papale dei 12 maggio 1266 è scritto: «Cum igitur (ne, quod absit, novi flores emarceant ex defectu regiminis non suspecti) multorum judicio tam intrinsecis quam extrinsecis civitatis ejusdem (Florentinæ) civibus, utile videatur nostro regi consilio civitatem, nostrâque, saltem ad tempus aliquod, providentia gubernari etc.» — Vedi _Appendice_ Nº I.

[64] Il Malespini, presente a quei fatti, riesce più chiaro ma è insieme alquanto più stretto; e nelle parole del Villani sono dubbiezze e forse alcune inverosimiglianze in quanto all’ordine e alla composizione dei Consigli. Vedasi, fra gli altri documenti, quello del 28 agosto 1274, nel registro XXIX dei _Capitoli del Comune di Firenze_ (Archivio Centrale di Stato), a c. 227; e gli altri dei 29 ottobre, 7 novembre 1278, nel detto registro, a c. 356-7.

[65] Abbiamo a stampa (_Delizie degli Eruditi_, tomo VII, pag. 203) la descrizione e la stima dei beni e case distrutte e danneggiate dai Ghibellini, che in tutto ammontano a lire grosse 130,736; grande somma per quei tempi, quando si vede una casa avere prezzo di poche lire.

[66] In un libro detto del _Chiodo_, e pubblicato dal P. Ildefonso (_Delizie degli Eruditi_, tomo VIII, p. 221), è la lista dei condannati, divisi per sesti e parrocchie.

[67] G. VILLANI, lib. VII, cap. 17.

[68] Sopra era uno Ospizio dei Cavalieri di San Giovanni, ora Villa di Monsoglio, dove è da supporre che il misero giovane passasse l’ultima sua allegra notte.

[69] VILLANI, lib. VII, cap. 35.

[70] G. VILLANI, lib. VII, cap. 54.

[71] Di questa celebre pacificazione alcuni atti furono pubblicati nell’Appendice al tomo IX delle _Delizie degli Eruditi_, ed un compiuto ragguaglio venne poi dato dal prof. BONAINI, _Giornale Storico degli Archivi Toscani_, tomo III, pag. 174 e seg. L’instrumento originale, sottoscritto di propria mano dal Cardinale e da sei Vescovi, si conserva fra i cimelii dell’Archivio Centrale di Stato, che da pochi anni n’è venuto in possesso.

[72] G. VILLANI, lib. VII, cap. 62.

[73] Abbiamo nel vol. IX, pag. 270, della più volte citata raccolta del P. Ildefonso, il diploma di Rodolfo per la elezione di due vicari o luogotenenti suoi nella Toscana, da valere anche per un solo; la quale elezione è confermata da un breve di Martino IV, nel primo anno del pontificato suo.

[74] G. VILLANI, lib. VII, cap. 79.

[75] G. VILLANI, lib. VII, cap. 13.

[76] Nelle _Deliz. Erud. Tosc._, IX, 256, è un assai notabile Discorso intorno al Governo di Firenze, ma che vale anche per altri tempi, e può essere utile a consultare in quanto concerne i Consigli e gli Ufizi minori. — Vedi Appendice Nº II.

[77] VILLANI e AMMIRATO.

[78] «Hic est modus faciendi Exercitum per Commune Florentiæ, inventus per Mercatores Florentiæ, pro meliori et utiliori statu et commodo civitatis, et Artificum et Artium ac totius Mercantiæ civitatis prædictæ. In primis: quod placeat vobis facere firmare omnes et singulas apothecas etc.» — _Delizie degli Eruditi_, tomo XI, pag. 199.

[79] Da un cenno che si trova nella _Cronaca_ dello STEFANI (lib. I, rub. 268) appare che allora quando le cavallate doveano uscire dalla città, si mettesse una candela alla porta, e che il mancante alla chiamata avesse pena del piè: ciascuno interpreti queste parole a modo suo. Sulle Cavallate Fiorentine dei secoli XIII e XIV abbiamo un pregevole lavoro del signor Cesare Paoli (_Arch. Stor._, tomo I, parte I, 1865).

[80] DINO COMPAGNI, lib. I.

[81] G. VILLANI, lib. VII, cap. 131.

[82] Dante nel _Purgatorio_, con poetica maravigliosa invenzione e con affetto pietoso, descrive la morte di questo giovine cavaliero, e la scomparsa del suo cadavere ricoperto dalle acque e dalla melma di un torrente. Noi questa battaglia abbiamo narrata in gran parte con le parole tanto vive e colorate del Compagni, o mantenendo la efficace semplicità del Villani.

[83] VILLANI, lib. VII, cap. 131.

[84] A uno di questi intervenne Dante, che vide uscire patteggiati di Caprona i fanti pisani.

[85] G. VILLANI, lib. VII, cap. 89, 132.

[86] Vedi, tra gli altri, lib. VII, cap. 145, dove racconta la perdita d’Acri (an. 1291) e le cagioni di essa, «avutane relazione da uomini degni di fede, nostri cittadini e mercatanti, che in quelli tempi erano in Acri.»

[87] REPETTI, _Dizionario della Toscana_, art. _Montopoli_.

[88] Qui una volta per sempre dobbiamo notare come in Firenze l’anno cominciasse ai 25 di marzo: quel giorno 15 di febbraio era qui dunque tuttora dell’anno 1292, ma noi scriviamo le date secondo lo stile comune.

[89] Il prof. BONAINI pubblicava gli _Ordinamenti di giustizia_ del 1293, (_Nuova Serie dell’Archivio Storico Italiano_, vol. I, 1855) con le successive provvisioni per cui vennero afforzati; non che le consulte che in più tempi si fecero a tal fine, con tutti gli atti di queste consulte e i nomi dei cittadini che ivi esposero i pareri loro: tra’ quali due volte a’ 14 aprile del 1301 ed una ai 13 di settembre dello stesso anno, è il nome di Dante Alighieri. Lavoro diligente e utile soprammodo, a cui rimandiamo tra’ nostri lettori quelli che volessero avere contezza più intera e minuta di questo punto capitalissimo nell’istoria nostra. — Lo _Statuto Fiorentino_, compilato l’anno 1415 dall’insigne giureconsulto PAOLO DA CASTRO, e pubblicato in Firenze con la data di Friburgo l’anno 1778, vol. III, in-4, (tomo I, pag. 407-516) comprende questi ordini contro a’ grandi, quali vigevano infino al tempo suo, ed il novero delle famiglie fatte di grandi, con la indicazione dei tempi in cui vennero esse a patire tale condanna. — Vedi anche le _Provvisioni_ o Statuti, pubblicati dal P. ILDEFONSO, tomo IX, pag. 305, sino alla fine del volume: è tra le altre (pag. 341) l’estratto di una _provvigione_ per la quale, _in beneficium popularium et debilium contra magnates_, è vietato al Potestà e al Capitano (dei quali poco si fidavano per essere eglino di case nobili) procedere contro ai malefizi commessi prima della battaglia di Montaperti, a quelli cioè fatti da uomini popolani sotto al governo di parte guelfa.

[90] Nello _Statuto Fiorentino_, tomo III, pag. 692, è il registro di oltre quaranta Leghe del contado e distretto di Firenze con la descrizione delle parrocchie e popoli e dei luoghi che le componevano. — Come la Repubblica si governasse verso i Comuni a lei soggetti, si vede, tra gli altri, da un curioso documento (_Registro di Lettere_ del 1308 presso di noi) nel quale vengono ammoniti severamente certi Comuni perchè usavano misure e pesi diversi da quei di Firenze: il che veniva a mostrare _semiplenam devotionem, aut incuriam, aut animorum dissonantiam_, e si temeva che nuocesse ai commerci della Repubblica: adottassero pertanto le misure fiorentine sotto la pena di mille lire.

[91] Vedi _Cronaca_ di PAOLINO DI PIERO, nei tomi aggiunti alla collezione degli _Scriptores Rer. Ital._, e l’edizione di Roma 1755.

[92] VILLANI, lib. VIII, cap. 8. — MARCH. STEFANI, lib. III, rub. 204.

[93] DINO COMPAGNI, lib. I, pag. 12.

[94] AMMIRATO, _Storie_, lib. IV, ann. 1295.

[95] Lib. VIII, cap. 8.

[96] DINO COMPAGNI, lib. I.

[97] VILLANI, lib. VIII, cap. 39.

[98] DINO COMPAGNI, lib. I.

[99] Questi nomi, stando alla _Cronaca_ di PAOLINO DI PIERO, sarebbono esistiti in Firenze sino dall’anno 1297, venuti da Pistoia o nati in quale altro si voglia modo.

[100] COMPAGNI, lib. I. — G. VILLANI, lib. VIII.

[101] Intorno al tempo di questo confine dato agli uomini delle due parti contradice Dino molto al Villani ed allo Stefani, i quali pongono tutto questo fatto assai più tardi. Noi fummo incerti quale seguire, perchè il Villani, generalmente, è quanto ai tempi meglio ordinato; laddove il Compagni vivo ed ingenuo narratore delle cose dove egli ebbe parte, dispone sovente male la serie degli eventi, o furono questi male disposti da chi sopra una informe copia metteva insieme quella istoria: nè in tutto a questa potemmo aderire, e quello stesso ordine a cui ci attenemmo non è senza qualche difficoltà o dubbiezza. Ma noi lo teniamo sostanzialmente per vero, nè i nostri lettori vogliamo partecipi di quella lunga pazienza che fu da noi posta nel minuto esame dei singoli fatti. Ci avea preceduto lodevolmente in molta parte CESARE BALBO nella _Vita di Dante Alighieri_.

[102] VILLANI, lib. VIII, cap. 42.

[103] DINO COMPAGNI, in fine al lib. I.

[104] G. VILLANI, lib. VIII, cap. 44, 45.

[105] L’ambasceria dovette essere andata dopo al 13 di settembre, perchè in quel giorno Dante sedeva e diceva il suo parere in una consulta pubblicata dal Bonaini (_Archiv. Stor. Ital._, nuova serie, tomo I, pag. 82).

[106] DINO COMPAGNI, lib. II.

[107] Dino veramente scrive il 4 novembre, ma noi seguiamo il Villani con tutti gli altri, perchè la data del 4 non lascerebbe spazio bastante ai fatti posteriori. E così pure fece il Balbo, non senza avere, come noi, molto ondeggiato innanzi di risolversi, perchè in tanta confusione di date rimane sempre uno spazio largo al dubitare. — Crediamo prossima la pubblicazione di nuovi lavori intorno a Dino Compagni del professor Del Lungo, da cui potranno questi fatti avere ulteriori schiarimenti.

[108] Giovanni Villani, ch’era presente in Santa Maria Novella, scrive da quel Parlamento essere stata rimessa in Carlo la _signoria e guardia della città_. Ma noi crediamo fossero quelle parole di onore: nè Carlo in Firenze ebbe vera e propria signoria, avendo anzi chiesto più tardi guardare la sola parte d’oltrarno, dove egli dimorava: e i nuovi Priori, scrive il Compagni che furono eletti dai vecchi in palagio. Ma qui pure la narrazione di Dino non riesce chiara abbastanza nè ordinata, senza però che le incertezze importino molto al giudizio dell’istoria.

[109] _Dino Compagni_, lib. II.

[110] Bindaccio dei Cerchi, nella _Cronichetta di Famiglia_, scrive messer Vieri essere stato tradito da uno dei Frescobaldi, che a lui doveva diciassette mila fiorini e gli voltò contro la furia del popolo. (LAMI, _Deliciæ Erud., Hist. Siculæ,_ part. II.)

[111] Parrebbe che fosse reo e che fuggisse questo Pier Ferrante; imperocchè nelle postille dell’Ammirato, le quali sono tratte da documenti, si legge un trattato del mese di marzo susseguente tra lui ed alcuni capi dei bianchi per fare guerra alla città rimettendovi la parte cacciata.

[112] _Deliz. Erud._, tomo X, pag. 93.

[113] L’atroce giurisprudenza usata in que’ tempi contro ai ribelli e agli sbanditi è da vedere nello _Statuto Fiorentino_, tomo I, pag. 362 e 66 ed in più luoghi. Potevano essere impunemente offesi.... _usque ad mortem etiam per assassinum vel assassinos in quacumque parte mundi_; e gli uccisori avevano premio: chi ricettasse uno sbandito era soggetto a gravi pene.

[114] DINO COMPAGNI. — G. VILLANI. — MARCHIONNE STEFANI. — CESARE BALBO, _Vita di Dante_. — PIETRO FRATICELLI, _Storia della Vita di Dante_; Firenze, 1861.

[115] DINO COMPAGNI, lib. III.

[116] «I Lucchesi erano arbitri e non signori, benchè avessero le chiavi e il dominio perchè dentro nè fuori non entrasse persona che avesse a contaminare nulla — mandavano i bandi da parte del Comune di Lucca — di che sdegnato uno in Mercato nuovo, diè un colpo di una spada al banditore e disse: Porta questo a Lucca e offerilo a santa Zita.» (STEFANI, lib. IV, pag. 35.)

[117] G. VILLANI, lib. VIII, cap. 70.

[118] _Ricordi_ di FILIPPO DI CINO RINUCCINI.

[119] G. VILLANI, lib. VIII. — COMPAGNI, lib. III.

[120] _Scipione Ammirato_ riferisce la condanna d’un figlio di Guido e d’un altro Cavalcanti, data nel 1303, ma della quale fu poi sospesa l’esecuzione in grazia di ambasciatori senesi mossi «dalla nobiltà della famiglia e dalla sua devozione alla Chiesa,» sempre però che i Cavalcanti non più si unissero ai Ghibellini.

[121] Abbiamo il trattato con gli Ubaldini, dove tra gli altri sottoscritti si legge, ma in copia, il nome di Dante Alighieri.

[122] AMMIRATO, _Storie_, an. 1303.

[123] DINO COMPAGNI.

[124] BALBO, _Vita di Dante_. — FRATICELLI, _Storia della Vita di Dante_.

[125] VILLANI, lib. VIII, cap. 82. — COMPAGNI, lib. III. — _Storie Pistolesi_.

[126] Vedi, per la istituzione dell’Esecutore, la già citata pubblicazione del prof. BONAINI intorno agli Ordini della Giustizia; _Archivio Storico_, nuova serie, tomo I, 1855. — E lo _Statuto Fiorentino_, tomo I, pag. 407 e segg.

[127] VILLANI, lib. VIII, cap. 89. — DINO, lib. III.

[128] Il COMPAGNI ha 15 settembre, ed altri altre date: ma noi teniamo per certa quella che si rileva dalla chiamata delle Leghe di contado, secondo abbiamo in un Registro di lettere della Signoria per l’anno 1308, il quale era presso di noi, ed è oggi nell’Archivio di Stato. (Vedi _Archivio Storico_, nuova serie, fasc. II, 1857, articolo del prof. CAPRI.)

[129] DINO COMPAGNI, lib. III. — VILLANI, lib. VIII, cap. 96. — MARCH. STEFANI, lib. IV, rub. 264.

[130] Tutta questa materia fu ampiamente discorsa dal prof. CAPEI nell’articolo sopraccitato, dove sono i documenti ad essa relativi.

[131] DINO COMPAGNI, lib. III.

[132] Questo almeno scrisse G. VILLANI, lib. IX, cap. 7.

[133] COMPAGNI, lib. III.

[134] Ivi.

[135] _Iter Ital. Henrici VII_; in MURATORI, _Rer. Ital. Script._, tomo IX, pag. 908.

[136] _Iter Ital. Henrici VII_.