Part 22
Nè minore è la sua importanza come autore di opere istrumentali, quantunque egli non fosse veramente un polifonico ma un armonico geniale di straordinaria ricchezza. La sua sinfonia in _do maggiore_, l'incompiuta in _si minore_ resteranno sempre opere da mettersi per la ricchezza di ispirazione se non per la fattura accanto alle più ispirate di Beethoven; lo stesso puossi dire di alcuni dei suoi quartetti, fra i quali il grandioso in _re minore_, il poetico ed ispirato in _la minore_ ed il _quintetto delle trote_, vere perle della letteratura musicale da camera.
Schubert fu altresì iniziatore di un nuovo genere di musica di pianoforte coi suoi _Impromptus_ e _Moments musicales_, colle sue marcie ed altri pezzi di forma libera, precorrendo così le composizioni di Mendelssohn e Schumann. Nell'opera drammatica Schubert non riuscì per l'inclinazione della sua musa essenzialmente lirica e per la mancanza di teatralità delle sue opere, (_Rosamonda_, _Alfonso ed Estrella_, _Fierabras_, ecc.).
Schubert appartiene ormai ad un periodo di transizione. Egli tien fermo ancora alle forme classiche ma la sua musica contiene ormai molti elementi specialmente romantici, che sono sconosciuti anche a Beethoven.
Non fornito d'egual genio ma a Schubert in certo modo affine per l'indole lirica delle sue composizioni è _Felice Mendelssohn Bartholdy_, nato ai 3 Febbraio 1809 in Amburgo, morto ai 4 Novembre 1847 a Lipsia, ove era direttore del Gewandhaus. Quantunque egli appartenga a tempi non lontani e sia compositore moderno non solo nell'uso dei mezzi ma anche nell'indirizzo estetico, pure egli, piuttosto che riannodare colle sue opere alle ultime di Beethoven, basa su Bach, Mozart e sul Beethoven della seconda maniera, della sinfonia eroica, di quella in _do minore_ e dei quartetti Rassumosky op. 59.
Mendelssohn ebbe dalla sorte vita felice, nè mai conobbe le amarezze dell'insuccesso, le lotte della vita per l'esistenza ed i disinganni. Questa sua ventura influì sulle sue opere, che rare volte s'innalzano alla vera grandiosità e commuovono per potenza di contrasti e vigoria. Mendelssohn aveva innato il sentimento, l'istinto della forma ed in questo riguardo egli è superiore al suo contemporaneo Schumann. La sua vena melodica è abbondante, fine ed aristocratica, la sua musica è chiara, limpida, con una lieve tinta di sentimentalismo e melanconia che però alla lunga ci lascia freddi. L'originalità delle sue opere è però discutibile, quantunque esse abbiano una fisonomia tutta propria, che però in buona parte è manierismo e dipende da certe figure e frasi caratteristiche che di frequente si ripetono.
Ma per giudicare delle sue opere è necessario pensare al tempo anteriore a lui e posteriore ai classici, un'epoca quasi di sosta, come se la natura volesse riposarsi dopo aver dato al mondo i grandi genî immortali. Di quel tempo non ci rimangono che le opere di Spohr, Hummel, la mediocrissima musica da camera di Onslow ed un'infinità di musica per pianoforte, variazioni, fantasie ed altra roba simile, che oggi nessuno più ricorda. Bach era allora tanto ben dimenticato, che quando Mendelssohn a vent'anni diresse a Berlino la Passione di S. Matteo, quasi nessuno si rammentava più della sua esistenza.
Le sue sinfonie (la _Scozzese_, l'_Italiana_, ecc.) non segnano un passo in avanti in confronto di quelle di Beethoven, se non forse per la maggiore individualizzazione dell'idea poetica e per lo smagliante colorito orchestrale. In questo egli è sommo e le sue _ouvertures_ sono vere poesie e paesaggi musicali d'una finitezza e d'un sentimento poetico insuperabile, come lo dimostrano fra tutte quelle del _Sogno d'una notte d'estate_ e le _Ebridi_. Ed altresì fra la sua musica da camera sonvi brani riuscitissimi, specialmente negli _scherzi_ e negli _adagi_ dei quartetti, nei primi per la spigliatezza dei ritmi e la suprema leggierezza degli arabeschi rincorrentisi e scherzanti come gnomi ed amorini, nei secondi per la calda espressione e gli spunti melodici ispirati. Mendelssohn, come quasi tutti i moderni musicisti di Germania, cominciò la sua carriera come pianista ed arricchì la letteratura del pianoforte con una quantità di opere, fra le quali le celebri _Canzoni senza parole_, un genere da lui iniziato, che corrispondeva perfettamente alla sua indole lirica e limitata a non troppo vasti orizzonti. E se fra le molte composizioni per questo istrumento alcune sono meno riuscite, esse però appartengono tutte al genere della musica da sala della miglior qualità, nè Mendelssohn si abbassò mai a servire al virtuosismo senza scopi più alti.
Nelle sue canzoni Mendelssohn segue le orme di Schubert, senza però raggiungerlo quantunque però tanto fra quelle per una voce come per più voci alcune appartengano alle sue più felici ispirazioni e sieno diventate patrimonio del popolo tedesco.
Di Mendelssohn possediamo pure due _oratori_, il _Paolo_ e l'_Elia_, più _Salmi_, fra cui il grandioso n. 114, la musica per l'_Atalia_ di Racine, _La notte di Valpurga_, i cori per l'_Edipo a Colono_, per l'_Antigone_ di Sofocle, ecc. Quantunque in queste opere manchi la grandiosità di Bach e di Händel, pure non è da negarsi che specialmente nel _Paolo_ e nell'_Elia_ non riviva lo spirito classico di quei due sommi ed all'antica forma della cantata e dell'oratorio non sia ispirato un nuovo alito di vita moderna da rendere queste due opere, magistrali per fattura, le più perfette dell'epoca posteriore alla classica. Una delle sue opere più fortunate è il _Concerto in Mi minore_ per violino.
Mendelssohn fu chiamato il Mozart del secolo decimonono ed il paragone non è tanto bizzarro se si pensa ad una certa affinità nella euritmia delle loro opere. Ma mentre Mozart continuamente ascende, il genio o talento di Mendelssohn resta stazionario e se si confronta l'_Ottetto_ e l'_Ouverture della notte d'estate_, opera della prima giovinezza, colle ultime opere è sempre la stessa maniera, sempre la stessa perfezione formale, sempre la stessa mancanza di profondo sentimento.
Contemporaneo di Mendelssohn fu _Roberto Schumann_ (nato l'8 Luglio 1810 a Zwikau, morto ai 29 Luglio 1856), uno dei più ispirati e geniali musicisti della Germania moderna, l'eterno giovane colla testa piena di sogni e sempre fuori del mondo, l'ammiratore di Lenau, Jean Paul ed Hoffmann, il vero poeta del pianoforte.
La differenza che passa fra Mendelssohn e Schumann è assai grande. Schumann è più intimo, più riflessivo, più profondo; egli domina meno la forma, ha forse minore padronanza dei mezzi, ma scuote e commuove più di Mendelssohn, perchè è più sincero, più spontaneo, perchè la sua musica nasce più istintivamente. Schumann è alle volte bizzarro, strano, arruffato, ma sempre geniale; egli è più originale di Mendelssohn e punto manierato. Sia che egli crei piccole miniature od opere di maggiori dimensioni, egli ha sempre una fisionomia propria, una nota assolutamente personale, che non dipende dalla forma ma dal sentimento. Non basta dire che egli è un maestro romantico per eccellenza, perchè con ciò non si esaurisce la sua originalità che è più complessa e che ha introdotto nella musica la nota schumanniana, qualche cosa di indefinito, poetico, intimo, però senza sentimentalità morbosa. Noi meridionali ci sentiamo attratti dalle sue opere ma non arriviamo forse a comprenderle intieramente, perchè Schumann è piuttosto un talento nazionale tedesco che internazionale. Non c'è dubbio che le migliori opere sono quelle della giovinezza, quando predominava la tendenza al fantastico, alla sensibilità quasi femminea, la predilezione delle mezze tinte, il tutto unito ad un certo humour che è proprio delle nature nordiche. In lui vivevano due anime, una inclinante al misticismo, il fantastico, l'altra piena di foga e passione (_I Davidsbündler_ Florestano ed Eusebio).
Le opere specchiano la sua vita. Nel primo periodo, il più fantastico, il più geniale egli dà sfogo alla sua fantasia impetuosa e ne nascono le prime opere i _Papillons_, il _Carnevale_, la _Kreisleriana_, i _Fantasiestücke_, ecc., nelle quali le immagini poetiche dominano sulla forma del tutta libera e che riproducono la sua vita di pensiero, le sue impressioni, le sue fantasie momentanee. In esse l'ispirazione è esuberante, i contrasti potenti, l'originalità sorprendente; l'umorismo vi domina ed il sentimentale ed il melanconico si avvicendano col fantastico. I contorni sono indecisi, le tinte sfumate si perdono nello sfondo. Sono sogni ad occhi aperti, fantasticherie geniali ed ispirate bizzarie; il riso si muta in pianto senza ragione apparente.
Segue il periodo in cui l'influenza di Mendelssohn è palese ed il soggettivismo fa luogo all'oggettivismo. Il fantasticare va calmandosi e spegnendosi, non senza però mandare frequenti guizzi; la forma si modifica e prende la plasticità classica, i contorni si mostrano decisi. A questa epoca appartengono le opere formalmente più perfette: i tre _quartetti per archi_, il _quartetto per pianoforte_, il _quintetto_, molte _canzoni_, le _sinfonie_, parte della musica del _Faust_, l'oratorio _Il Paradiso e la Peri_.
Ma la trasformazione è più apparente che essenziale. Le forme sono le tradizionali, ma il contenuto è nuovo e la forma antica non fa che equilibrarlo e dargli il sentimento della misura. Dopo questo periodo felice vanno scendendo, dapprincipio insensibilmente, le tremende ombre della pazzia; l'ispirazione si turba, la vena va disseccandosi, la chiarezza va sempre più oscurandosi. Le opere di quest'epoca triste di dissoluzione, interrotta da qualche lucido e felice intervallo, portano la traccia della notte che andava avvicinandosi per non più dileguarsi.
Nelle canzoni ad una o più voci egli è quasi pari a Schubert e se non ne ha la limpidezza e freschezza, eguali ne sono il sentimento, l'espressione e forse maggiore la compenetrazione della musica colla poesia specialmente in quelle numerosissime che scrisse nell'epoca più felice della sua vita, quando era promesso sposo di Clara Wieck (1840). La voce ha minore importanza che in Schubert ed il canto è molte volte semplicemente declamato; maggiore invece è l'importanza del pianoforte che completa, illustra stupendamente l'idea poetica. I suoi cicli _Amor di poeta_, _Vita di donna_, possono star a paro di quelli di Schubert e restano insuperati nella letteratura lirica musicale.
Schumann influì pure sulla tecnica pianistica più di Mendelssohn, che idealizzò il virtuosismo senza trovar nuovi effetti, mentre Schumann ha uno stile pianistico tutto proprio assai polifonico e con voci di mezzo importantissime. Il suo _Concerto_, gli _Studi sinfonici_, le _Sonate_, ecc., segnano perciò una nuova èra della musica del pianoforte e per eseguirle degnamente bisogna sentire la musica non nelle dita ma nella testa e più nel cuore ed essere intieramente padroni di quella tecnica non convenzionale, che punto si cura dell'effetto e che non è semplice mezzo.
Nelle _sinfonie_ (4) di Schumann mancano alle volte l'unità e la forma, giammai l'ispirazione e la genialità degli episodi. L'orchestrazione di Schumann non è molto colorita probabilmente perchè egli pensava e concepiva pianisticamente ma non così monotona e convenzionale come se la volle trovare. Nè la perfezione troviamo negli _oratori_ e nelle _cantate_, fra cui _Il Paradiso e la Peri_, le scene del _Faust_, il _Pellegrinaggio della rosa_, la musica per il _Manfredo_ di Byron, poco adattandosi il genio essenzialmente lirico di Schumann a cosiffatte forme, quantunque anche queste opere contengano pagine stupende.
Schumann divide coi moderni maestri tedeschi la poca attitudine all'opera drammatica, e la sua _Genoveffa_ non ebbe mai vero successo. Per ultimo non è da tacere dell'importanza di Schumann come critico e scrittore di cose musicali. L'influenza che egli ebbe come redattore della _Nuova gazzetta musicale_ da lui fondata, fu grandissima per l'indirizzo dei suoi tempi nè alcuno seppe finora eguagliarlo nei suoi scritti, pieni di fantasia, di acutezza e ricchezza d'immagini poetiche e d'umorismo.
L'opera di Mendelssohn e Schumann non rimase senza imitatori. Fra coloro che nelle loro composizioni s'avvicinano più a Mendelssohn vanno annoverati: _William Bennett_ († 1875) e _Niels Gade_ († 1890), il primo che introdusse nella musica l'elemento nordico scandinavo, (Ouvertures, Sinfonia, Cantate), _Ferdinando Hiller_ († 1880), fecondo ed abilissimo; mentre _Stefano Heller_ († 1888), _Adolfo Henselt_ († 1889), _Adolfo Jensen_ († 1879), _Roberto Volkmann_ († 1883), _T. Kirchner_ († 1903), si avvicinano piuttosto a Schumann. Autore stimato di ballate fu _Carlo Loewe_ (1796-1869) che fu il primo a fermarne la forma e che in certo riguardo influenzò anche le ballate di Schumann.
Mendelssohn e Schumann continuarono la scuola classica e romantica ed esiste una linea di congiunzione fra essi ed i maestri antecedenti. La stessa cosa non può dirsi del terzo musicista, che esercitò coi nominati grande influsso sulla musica istrumentale moderna e specialmente su quella di pianoforte, _Federico Chopin_ (1810-1849). Questa asserzione non è naturalmente da prendersi nel significato assoluto, giacchè le opere di Chopin, non sarebbero concepibili senza quelle di Beethoven e specialmente di Schubert, Weber ed altri; ciò nullastante Chopin ha una caratteristica tanto propria, una sua maniera sì personale da giustificare la nostra opinione.
Chopin fu nel mondo musicale un'apparizione strana. Egli non andò alla scuola di nessun maestro di fama, non cominciò, come al solito, imitando questo o quello, ma trovò già nelle primissime opere uno stile tutto suo proprio. E neppur la sua tecnica pianistica deriva da quella dei maestri anteriori, nè da Mozart, nè da Beethoven ed ancora meno da quella dei suoi contemporanei quale Dussek, Field, Hummel ed altri. Essa è talmente adeguata allo spirito delle sue opere, che essa cessa quasi di essere tale e diventa elemento dell'ispirazione stessa, talchè le sue composizioni perderebbero gran parte della loro poesia, se si volesse applicarvene un'altra. Per capire ciò basta osservare la sua figurazione e gli ornamenti che sono affatto diversi dai soliti _agréments_, gruppetti, fioriture e simili, ma parte integra del pensiero musicale.
E nuova è la sua armonia essenzialmente cromatica e tutta individuale ed egli in certo modo si può chiamare un precursore degli impressionisti moderni, colla differenza che rimane sempre logico.
Ma di tutti i pregi il maggiore è senza dubbio l'originalità della sua musica, per modo che chi abbia sentito qualche opera di lui lo riconosce a mille miglia. E questa originalità che consiste in elementi impossibili a spiegare, quantunque abbia dell'esotico, non diventa monotona, non ci stanca come quella, p. es., di Grieg, col quale si potrebbe forse lontanamente confrontare, perchè egli ha sempre qualche cosa di nuovo a dirci nella sua lingua e perchè domina la gamma dei sentimenti e sa essere ora dolcissimo e poetico, ora irruente e palpitante di passione, ora bizzarro, bacchico, ora aspro e maschio.
Egli fu chiamato l'anima del pianoforte. Il suo genio non sa dominare le grandi forme orchestrali e nel concerto e nella sonata gli mancano alle volte l'unità e lo sviluppo tematico sapiente, l'istinto della misura; egli è invece sommo nelle forme più piccole, nei suoi ispirati _Preludi_, nelle _Mazurke_, _Polonesi_, _Ballate_, nei _Notturni_, ed alle volte, come nei suoi potenti _Scherzi_, si alza fino alla grandezza tragica. Le sue composizioni sono vere poesie musicali ed esse non hanno bisogno di programmi per trasportarci nella terra dei sogni. Gli arabeschi, i passaggi diventano veri pensieri e cessano di essere soltanto occasione di virtuosismo, tanto che fra i suoi _Studi_ havvene alcuni che contano fra le sue opere più ispirate. Egli unisce alla melanconia e sentimentalità delle canzoni slave la sapienza armonica tedesca, l'eleganza e la varietà ritmica francese, la facilità melodica e la purezza di linee della musica italiana. Egli sa toccare tutte le fibre più delicate, è romantico, cavalleresco, appassionato, elegante, fantastico e mai cade nel comune e nel triviale. Nato da padre francese e madre polacca, la sua musica ritrae il carattere di tutt'e due queste nazioni ed in essa risuonano il grido di dolore della sua patria oppressa, le memorie tristi dell'epoca passata, il rimpianto della libertà. Natura sensibile e delicata, egli pianista insuperabile, si ritirò ben presto dalla vita pubblica e visse quasi sempre a Parigi dove egli morì ancor giovane di mal sottile.
«Gli influssi di tre nazionalità fanno di lui una personalità spiccatissima ed egli si è appropriato il meglio di tutto quello che distingue i tre popoli. La Polonia gli diede lo spirito cavalleresco ed il dolore stoico, la Francia la sua gentilezza e grazia, la Germania il sentimento romantico. Ma se egli siede al pianoforte ed improvvisa, non è più un polacco, francese o tedesco; egli palesa un'origine più alta e si capisce che è originario dal paese di Mozart, Raffaello e Goethe e che la sua patria è il regno poetico dei sogni» (Heine, 1837). Parola giuste alle quali non ci sarebbe da aggiungere altro che anche l'Italia gli portò i suoi doni e che lo spirito di Bellini gli aleggiava intorno, quando egli scrisse alcuni dei suoi notturni, perchè la perfezione della linea melodica e la dolcezza dell'ispirazione gli è venuta dall'Italia.
Il wagnerismo aveva messo in moda una specie di mal celato disprezzo delle opere di Mendelssohn e persino di Schumann. Ma il tempo ha fatto al solito giustizia. È vero che molte anzi moltissime delle opere di Mendelssohn portano ormai visibilissimi i segni della vecchiaia ed appartengono ad un tempo ben diverso dal nostro, ma nessuno vorrà negare che alcune delle sue opere non sieno concezioni geniali che dureranno ancora per ben molto tempo. Invece Schumann è oggi più vivo che mai, perchè in lui non c'è nulla di convenzionale e tanto le sue opere che quelle di Chopin nel loro lirismo melanconico, la loro sensibilità e colorito poetico corrispondono alla psiche moderna.
L'ultimo degli scritti di Schumann per la _Gazzetta musicale di Lipsia_ è dedicato a _Giovanni Brahms_ (1833-1897).
«Ho pur pensato più d'una volta, egli scrive, che dovesse apparire taluno predestinato ad esprimere in modo ideale il suo tempo, uno che raggiungesse la perfezione, senza subire uno sviluppo progressivo. Ed egli è venuto, un giovin rampollo alla cui culla vegliarono le Grazie e gli Eroi. Egli si chiama Giov. Brahms».
Ed era tempo, giacchè dopo la morte di Mendelssohn, Schumann e Chopin nessun vero e grande talento s'era mostrato degno di assumere il loro retaggio nel ramo della musica istrumentale, per quanto Liszt avesse già cominciato a mostrare nuovi orizzonti dell'arte coi suoi poemi sinfonici.
Non è qui il luogo di esaminare se la profezia di Schumann si sia avverata. Il predominio della musica wagneriana e l'influenza che questa ha esercitato sulla musica moderna lo hanno fatto passare in seconda linea. Ma egli quantunque gli mancasse per la sua natura di rigido protestante l'olimpicità e la comprensione della vita pagana antica fu veramente l'ultimo dei classici, ed appunto perchè senza ignorare le innovazioni moderne fu fedele conservatore di quegli elementi dell'arte che sono eterni e che oggi tante volte si trascurano, si volle chiamarlo retrogrado e scolastico. Se però i segni del tempo non ingannano, non è improbabile che succeda una reazione ora che gli animi si sono calmati e che Wagner e Brahms non sono più il grido di guerra di due partiti avversi. E ciò lo mostra il fatto, che gran parte dei musicisti di Germania derivano direttamente da Brahms talmente che molte delle loro opere non sono che sbiadite imitazioni di quelle del maestro.
Il carattere di Brahms è prettamente nordico e sì diverso dal nostro che a noi italiani riesce ben difficile il comprenderlo veramente nella sostanza delle sue opere e ciò tanto più, che Brahms come nella sua vita privata anche nelle sue opere è ritroso e schiva ogni troppo palese esplosione quasi si vergognasse di mostrarci le sue più intime fibre. E come egli non ha nulla di una natura latina, così non si trovano elementi di arte italiana nelle sue opere. In complesso egli inclina allo sconforto ed ha molto di quella profonda melanconia tutta propria anche ai poeti del suo paese, che Nietzche chiama la malinconia dell'impotenza ma che piuttosto deriva da impressioni indelebili del paesaggio nordico, che s'infiltrano e restano nell'anima. Impotenza non propria e personale ma della sua epoca che a Brahms, ultimo erede dei classici, i quali per lui significarono la perfezione doveva sembrare di decadenza. Eppure quest'uomo sì poco comunicativo aveva un'anima sensibilissima e romantica, che però sapeva colla ferrea disciplina dei suoi studi dominare. Brahms fra i moderni fu quegli che studiò più profondamente e con vero frutto gli autori antichi, specialmente i grandi maestri di musica polifonica vocale, che basa sulle tonalità di chiesa e che è nel ritmo ben più ricca della nostra, i clavicembalisti francesi ed in genere gli autori antichi. Ma tutti questi elementi anche eterogenei si fondono nella sua mente, forse ad eccezione della nota romantica schumanniana, che dura fino alle ultime opere ed è predominante nelle prime e ciò che è strano dell'elemento della musica popolaresca per quanto idealizzata.
Brahms ha coltivato tutti i generi della composizione ad eccezione dell'opera (Sinfonie, Musica da camera. Concerti per pianoforte, violino, Cori, Cantate, Requiem, ecc.). Le prime opere sono per eccellenza romantiche. Ma chi le studia attentamente vi trova altri elementi quali la canzone popolare, il corale protestante e l'arte tematica di Bach. Donde il carattere essenzialmente germanico della sua musica e quell'impronta di durezza ed austerità che la fa apparire più sana e potente. La melodia ed in genere la musica di Brahms è assai originale e risulta non soltanto dalla linea melodica stessa quanto da una combinazione speciale di ritmi ed armonia e dalla polifonia, (ritmi binari e ternari appaiati, accordi spezzati, successioni di terze e seste, accentuazione delle parti deboli della battuta, incisi ed ommissioni, ecc.). Il suo _Requiem tedesco_ è certo una delle opere più potenti che furono scritte dopo le Passioni di Bach e gli oratori di Händel ed anche in questo Brahms è diverso da tutti gli altri autori di Messe da morto, nelle quali è il _Dies irae_ che da l'intonazione. Le sue quattro sinfonie e fra queste specialmente la prima aspra e forte, mostrano che nessuno come egli seppe penetrare nei secreti della mente di Beethoven. E se ad esse manca qualche volta il carattere monumentale, vi è invece ammirabile la logica musicale e la grandiosa sapienza tecnica. Nè giustificata appare la critica che si fa dell'istrumentazione delle stesse, che si vuol dire incolore e monotona. Certo egli non è un pittore dalla tavolozza smagliante ma piuttosto un disegnatore di una finezza incredibile, al quale basta una sfumatura di tinte, perchè egli non vuole concentrare l'attenzione che sul contenuto. Perciò le opere più perfette che egli scrisse e quelle che presumibilmente dureranno più a lungo sono quelle di musica da camera che superano di gran lunga tutte le contemporanee e le odierne e sono pari a quelle di Schumann. Una delle forme musicali predilette da Brahms è la variazione che egli tratta non solo da gran maestro ma anche da vero poeta. Le sue variazioni non consistono soltanto nella diversa figurazione del tema e nel cambiare l'accompagnamento ma tenendo fermo il basso diventano veri pezzi caratteristici di forma svariatissima sia nella melodia che nel ritmo ed armonia.
Brahms scrisse circa centocinquanta canzoni fra le quali alcune sono assai note e molte bellissime. In esse egli si avvicina più a Schubert che a Schumann.