Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Part 32

Chapter 323,559 wordsPublic domain

Ma all'ingorda sete dell'oro si aggiungeva per arrota il furor delle Sette, dal quale invasati erano gli stessi membri del congresso. Il ch'era causa, che pur troppo spesso disputassero tra di loro d'interessi privati e di personalità, piuttosto che delle faccende gravi ed importanti dello Stato. Allorquando una nazione debole si mette sotto il patrocinio di una potente, e che di questa si trova in gran bisogno, vi sorgono di necessità in mezzo della prima le Sette e le fazioni. Alcuni risguardando molto più agli interessi della patria loro, od alla propria ambizione, che alla necessità di conservar la buona armonia colla nazione più possente, seguendo meglio il diritto, che la ragione di Stato, fanno spesso, e dicono di quelle cose, che agli agenti di essa nazione arrecano non poco disgusto. Altri, o perchè così credano, che sia il meglio della patria loro, ovvero per arrivar ai fini loro particolari, si dimostrano più arrendevoli, e concedono largamente, e piaggiano offiziosamente, e fanno le invenie bassamente. Quelli chiamansi independenti, questi dependenti. Errano i primi; perciocchè non si possono usar in tutto le maniere dell'independenza, laddove s'ha un indispensabile bisogno del patrocinio altrui. Errano i secondi; perciocchè il conceder troppo accresce la gola altrui, e fa anche venir voglia di addomandar troppo; e serbar in questi casi un giusto mezzo è cosa più malagevole, che taluno potrebbe immaginare. Questi ultimi sono per l'ordinario, o debbon esser più accetti agli agenti sovrannominati, perciocchè ne fanno essi più facilmente il voler loro, e servon loro (quando i dependenti sono di quei, che vogliono conseguir i proprj fini d'avarizia e d'ambizione) di calunniatori, di rapportatori e di spie, astenendomi anche per amore della modestia dall'usar parole più gravi. Ma tra di loro son gagliardi i contrasti e le impronte dicerìe. Gli uni rimproverano agli altri, volere dei proprj interessi la patria loro intiera ed avvinta dare in preda ai protettori; far mercato di quella: esser più del paese dei protettori, che del loro; gli chiamano vile e disprezzabil gente. Gli altri rimproverano agli uni, volere per un intempestivo orgoglio far capitar male lo Stato, perdendo la protezione; doversi prima acquistare l'independenza, poscia far gl'independenti; in tutte le azioni loro gli uomini prudenti, e massimamente gli statuali andar pei tragetti, quando la dritta via conduce al precipizio; non doversi governar gli affari di Stato coi moti dell'amor proprio degli uomini privati; in quelli il più profittevole essere il più onorevole; e nessuno mettervi dell'onor suo, quando ottiene il fine, che si era proposto. Queste cose dicevano i più temperati fra i dependenti; ma i più scatenati fra i medesimi, e quei, che non eran netti, gridavano a testa, quest'independenti esser nemici alla Francia, amici all'Inghilterra; essere traditori; intendersela cogl'Inglesi; a questi disvelare i segreti dello Stato; volere il rompimento della fede pubblica data nel trattato d'alleanza; desiderare ed operare, che posta dall'un de' lati l'alleanza francese con tanta solennità giurata, si dia ascolto alle proposte di pace fatte dall'Inghilterra, e si faccia con questa la lega. Conciossiachè a questi tempi i ministri britannici non cessavano di tentar gli animi dei Capi americani con nuove offerte di pace, anche riconoscendo la independenza. Ciò facevan essi, o per ingelosir la Francia, o per far nascere le Sette in America, o per ottener invero la pace e l'alleanza dagli Stati Uniti. Che che si debba pensare delle intenzioni loro, queste tente avevano in America l'effetto, che forse si erano proposto, operato, e non vi mancando neanco delle male zeppe desiderose di veder male, che le aiutavano, le parti e gli umori vi bollivano gagliardamente. Per verità non solo i particolari cittadini, ma ancora quelli, che tenevano i gradi, attendevano meglio a proverbiarsi, ed a bisticciarsi tra di loro, che alle faccende dello Stato. Questi semi di discordia cittadina, che già eran pullulati, e cresciuti gran tempo prima, crebbero ancora vieppiù, quando colla flotta di D'Estaing arrivò in America Silas Deane, prima agente del commercio americano in Europa, poscia uno dei tre commissarj, che avevano fermato il trattato d'alleanza a Parigi. Costui scontento nell'animo all'esser stato rivocato, e volendo fare un gran romore in testa agli altri, perchè gli altri nol facessero a lui, e parere il buono ed il bello coi Francesi, andava pria seminando, poscia stampò, che il congresso non voleva udire in sulla relazione della sua missione a Parigi; che non voleva aggiustar i suoi conti; che Arthur Lee, uno dei tre commissarj, e Guglielmo Lee, agente pel commercio del congresso in Europa, ed i due fratelli loro membri del congresso parteggiavano per l'Inghilterra, e con questa tenevano pratiche segrete; ch'essi, e tutti quelli, che tenevano con loro, volevano la Francia disgustare in varj modi, e specialmente col non volere, si rimborsassero a quei Francesi, i quali avevano sul principio della guerra fornite le armi e le munizioni all'America, lo somme che speso vi avevano dentro; che volevan ora tôrre il grado a Franklin, come una volta l'avevano voluto tôrre a Washington; cambiare in somma gli uomini e le cose, e dare un altro indirizzo agli affari dello Stato. La diceria, che Silas fe' stampare in questo proposito, e diffondere largamente per gli Stati nel mese di decembre del 1778, causò un grandissimo romore; le parti vieppiù si riscaldavano, ed i rancori s'inviperivano. I Lee risposero modestamente. Ma gli fu bene arrovesciato da Tommaso Payne, e da Guglielmo Enrico Drayton tal ranno addosso, che non ne rimase in capitale. Si rivoltarono eglino al Silas Deane dicendogli, che non solo il congresso lo voleva udire, ma che di già lo aveva udito, e scrittogli di volerlo ancora udire; che se non aveva ultimato i suoi conti, questo era, perchè le partite non erano provate, avendo esso Deane, o a caso o a studio, lasciato in dietro in Francia i ricordi; che se Arthur Lee teneva pratiche segrete in Inghilterra, questo faceva, perchè lo doveva fare, essendo ambasciadore; e che potevan essi bene affermare, che il congresso aveva da Lee durante l'ambascerìa di lui in Parigi migliori lettere, e di gran lunga più grasse d'avvisi ricevute, che non da Deane, il quale non ne scrisse mai, che vane non fossero; che l'amicizia della Francia, siccome generosa, si poteva meglio conservare coll'altezza d'animo, che coll'andar bassamente a' versi, e col confettar i suoi agenti; che se non si eran volute far le rimesse per rimborsar quei Francesi, che somministrato avevano le armi e le munizioni, ciò era, perch'egli stesso, il Deane, in un coi due altri commissarj aveva scritto, che per quelle somministrazioni nissuna rimessa si doveva fare, essendo quelle doni gratuiti, presenti generosi di gente bene inclinata a favor dell'America; che non si aveva un pensiero al mondo di voler tôrre il grado a Franklin, perciocchè si era ottimamente conosciuto, quanto le notizie mandate, ed i contratti fatti in Francia da quell'uomo onorando fossero differenti da quelle e da quelli, che mandate, e fattivi aveva Deane; che si ricordavano bene, quanto quei Francesi, ch'erano stati in detta con Franklin per condursi agli stipendj dell'America diversi fossero, e di costumi e di pretensioni da quelli, che avevano fatto le parole con Deane. Nelle quali cose tutte, se vi fosse entro materia poco onorevole a lui medesimo, nissuno meglio di lui poterne giudicare; che poco si conveniva a Deane il rammentar i maneggi o veri, o falsi fatti contro Washington, perchè egli stesso, quando si trovava agente pel congresso in Parigi, aveva mosso parole, considerassero molto bene, se non sarebbe utile stato il condurre a capitano generale delle genti americane qualcuno dei più riputati generali d'Europa, come per cagione d'esempio il principe Ferdinando, ed il maresciallo di Broglio; che si doveva finalmente, e si voleva serbar la fede data alla Francia, ma che si dovevano, e volevano, seguendo l'uso di tutti gli Stati, udire le proposte, ed intrattenere le pratiche, da chiunque, o con chiunque procedessero, e ciò per farne il buon prò in benefizio della patria. Queste cose pubblicate da Payne, e da Drayton assai dispiacquero al Gerard, ministro di Francia, insospettitosi all'udir rammemorare di quelle pratiche coll'Inghilterra, e quel non voler pagare le somministrazioni. Ne fe' querela con molto romore al congresso. Questi, per acquetarlo, decretò, ch'ei disapprovava le cose contenute nei memoriali stampati di Payne e di Drayton; ch'era persuaso, le somministranze state non esser un presente. Per verità il congresso n'era stato fatto debitore in sulle partite, o che realmente non fossero elleno un presente, del che molti dubitarono, o che Deane pei beveraggi ingordi così avesse operato, si facesse, come alcuni eziandio portaron opinione. Decretò ancora, che gli Stati Uniti non avrebbero mai concluso nè pace, nè tregua colla Gran-Brettagna senza il formale, e precedente consentimento dell'alleato loro. Tommaso Payne chiese, ed ottenne licenza dall'uffizio che teneva di segretario del congresso per gli affari esteri; perciocchè questo era, o si mostrava scontento di Payne, per aver esso in questa gara scoperto qualche embrice più, che non avrebbe abbisognato.

Tale quale abbiamo fin qui raccontato era la corruzione delle Sette, e lo stato delle parti in America, le quali si sarebbero forse rotte in attuale discordia, se meno quei popoli stati fossero usi alla libertà, o se il gravissimo pericolo, in cui si trovarono poco dopo le due Caroline per l'assedio fatto dal generale Clinton alla città di Charlestown, siccome pure i negoziati prima, ch'ebbero luogo colla Spagna, poscia l'intervento suo nella guerra non avessero tenuto sospesi gli animi, e rivolti ad un'altra parte. Ardeva, come già abbiamo detto, la Spagna di desiderio di venir a parte della contesa sia per l'odio immortale, che si portavano vicendevolmente le due nazioni spagnuola ed inglese, sia affine di abbassare quel detestato orgoglio, sia ancora, e principalmente per acquistare a sè Gibilterra, l'Isola Giamaica e le due Floride, tant'opportune per ottenere l'intiero dominio del golfo del Messico. A questo partito era anche stimolata la Francia, la quale oltre l'interesse comune, ch'ella aveva in questa causa, ogni dì la stringeva e gravava, eseguisse le condizioni del patto di famiglia. Ma da un altro canto ella stava in ponte, e procedeva molto rispettiva. Perciocchè non le andava troppo a sangue l'independenza americana, pensando, se si fosse lasciato prender piede a quell'esempio, non le desse cagione di temere per le sue colonie. Oltre di ciò iva facendo le viste di non volersi discoprire, in ciò forse intendendosela colla Francia, per ottener in suo prò più profittevoli condizioni dagli Americani. Era alla Francia incresciuta la necessità, in cui era stata ridotta di scoprirsi avanti il prefisso tempo dall'inaspettata vittoria di Gates, la quale aveva indotto il vicino pericolo, che l'Inghilterra si acconciasse, riconoscendo l'independenza, coll'America. Avrebbe essa voluto più lungo tempo indugiarsi, e che gli Americani avessero provato i più estremi danni, perchè calassero ad accordi più a sè vantaggiosi, che non erano stati quelli, che furon fatti pei due trattati di commercio e d'alleanza. Ma giacchè la fortuna tanto favorevole a quelli aveva guasto l'occasione e rotti quei disegni, si voleva almeno far pagare caro ai medesimi l'intervenimento della Spagna, l'utilità e la necessità del quale molto accrescevano a bello studio, intendendo ora in tal modo con una tempestiva ritrosìa ottenere ciò, che per la pressa avuta a tempo della dichiarazione della Francia non si era potuto impetrare. L'oggetto finale di tutti questi maneggi era di fare assicurare nel futuro trattato di pace ai sudditi della Francia le pescagioni di Terra-nuova con esclusione dei sudditi degli Stati Uniti, ed alla Spagna la possessione delle due Floride, la privata navigazione del fiume Mississipì, esclusine gli Americani, coll'acquisto di quelle contrade, che sono poste sulla sinistra riva del fiume medesimo, e dietro i confini delle province degli Stati Uniti. A questo fine il Re Cattolico per far vedere agli Americani, quanto si recasse a cuore gl'interessi loro, agli Spagnuoli, ed a tutta l'Europa, siccome si suol fare, la pace, e per parer anche entrar più giustificato nella guerra, offerì la sua mediazione, la quale sapeva benissimo, che l'Inghilterra non avrebbe accettata. Imperciocchè non era nascoso all'Inghilterra, che la Spagna congiunta con sì stretti vincoli alla Francia non poteva essere un mediatore indifferente, ed inoltre, che i mediatori parziali finiscono sempre per diventare scoperti nemici. Ancora avendo il Re di Spagna in animo di proporre, come mediatore, che nel negoziato per la pace si avessero dall'Inghilterra le colonie a trattare come independenti, non era da presumersi, che ad una tale condizione, la qual era precisamente il punto principale della contesa, fosse quella per acconsentire. Propose adunque il marchese d'Almodovar, ambasciadore pel Re Cattolico alla Corte di Londra, oltre della sovrascritta, le seguenti condizioni d'accordo; che, acciocchè potesse più facilmente acquetarsi la guerra, le due Corone di Francia e della Gran-Brettagna ponessero giù le armi, e consentissero ad una universal tregua; che i plenipotenziarj rispettivi convenissero in un accordato luogo per ivi le differenze loro terminare; che la Gran-Brettagna concedesse anch'essa una simil tregua alle colonie americane; che quella e queste posassero le armi; che si regolassero tra queste due parti i confini, i quali nè l'una nè l'altra, durante la tregua, potessero trapassare; che uno, o più commissarj del Re britannico, e delle colonie convenissero nella città di Madrid per acconsentire agli anzidetti patti, ed a tutti quegli altri, che potessero confermare la tregua. All'offerta di questa mediazione si andaron divincolando i ministri britannici, interponendo varie dilazioni; perciocchè accettarla non volevano per non riconoscere l'independenza, e rifiutarla neppure, sia per non mettere così alla dirotta i popoli della Gran-Brettagna in mal umore, sia per aver tempo intanto d'introdur le pratiche loro presso le Corti d'Europa. Intendevano di offerir favorevoli condizioni alla Francia per separarla dall'America, ed all'America per isbrancarla dalla Francia. Ed in caso, che, come presumevano, questi trattati non avessero ottenuto l'effetto loro, volevano fare ogni sforzo presso altri potentati perchè si muovesse qualche scacco in Europa a' danni della Francia, sperando, che, occupata questa nella guerra terrestre, sarebbe resa meno potente alle cose di mare, e ne avrebbero facilmente conseguito la vittoria. Consideravano ancora, che quando si fossero scoperte in Europa nuove armi contro la Francia, sarebbero meglio gli Americani stati inclinati a dar ascolto alle proposizioni dell'Inghilterra, ed a calar agli accordi. Sì fatti erano i consiglj dei potentati, ch'erano in guerra, e di quei che ci volevano entrare. Intanto la Francia e la Spagna per ottener dagli Stati Uniti quei patti, i quali dopo la separazione dell'America dall'Inghilterra, erano la principal mira di queste mene, avevano operato di modo, che il Gerard, ministro francese a Filadelfia, si rappresentasse, come fece, avanti il congresso, dandogli contezza della mediazione offerta all'Inghilterra dal Re Cattolico, ed osservando, che siccome il fine della mediazione era la pace, così era molto probabile, che si appiccasse qualche pratica per negoziarla e concluderla. Esortava, creasse il congresso plenipotenziarj autorizzati a venir a parte di questi negoziati sia coll'Inghilterra, sia colla Spagna. Prescrivessero nel medesimo tempo i termini, coi quali intendevano di concluder la pace. Nel che aggiungeva, che portava opinione, s'appartenesse al dover suo di avvertire, che sarebbe stato il meglio, che non portassero l'animo più alto di quello, che si convenisse alla loro presente fortuna, e ch'essi termini fossero modesti, affinchè l'Inghilterra non si ritraesse, e fosse la Spagna abilitata a proseguir la sua mediazione sino alla conclusione della pace. Che in quanto al riconoscimento dell'independenza da parte della Gran-Brettagna, era da credersi, ch'essa avrebbe per quell'orgoglio, che hanno, e debbono avere i sovrani, grandissimamente ripugnato al farlo espressamente; che per questo si era provveduto nel trattato d'alleanza coll'avere stipulato, che lo scopo di questa fosse l'ottener agli Stati Uniti l'independenza espressa, o sottintesa; che sapeva la Francia per propria sperienza, quanto ostica cosa sia, e dura ai monarchi lo sputar fuori quelle parole, di riconoscere per independenti coloro, che avuto avevano in luogo di sudditi; che la Spagna ne' tempi andati non aveva l'independenza dell'Olanda riconosciuta, se non se tacitamente, e dopo una guerra di trent'anni, ed espressamente dopo una resistenza di settanta; che sino a quei tempi medesimi la repubblica di Genova, ed i tredici Cantoni svizzeri non avevano ancor potuto impetrare un espresso riconoscimento degli Stati loro, e della sovranità ed independenza da parte degli antichi signori. Proseguiva il ministro dicendo (imperciocchè voleva egli aver la sembianza di persuader questa cosa con molta efficacia, sapendo benissimo, che gli Americani non l'avrebbero acconsentita, e che perciò per indur la Francia e la Spagna a voler anche esse l'espresso riconoscimento dell'independenza ottenere dall'Inghilterra, avrebbero quelli fatte loro tutte le concessioni, che desideravano), che purchè si avesse in fatto la cosa, poco si doveva rimanere alle parole. Faceva anche sentire, e ciò per fargli star duri a non concedere ciò, ch'ei domandava, ch'ei credeva però, che gli Stati Uniti, e per la situazion loro, e pel modo, col quale avevano governato la resistenza erano in diritto di pretendere migliori condizioni, che l'Olanda, la repubblica di Genova ed i Cantoni svizzeri non avevano. Ma temendo, che tutte queste cose non bastassero per muover gli Americani a far le concessioni, andava Gerard tuttavia avvolgendosi in parole, dicendo, che non solo era necessario l'abilitar con moderati termini il mediatore a poter piegare l'Inghilterra alla pace, ma che di più era mestiero tali condizioni offerire al mediatore per sè medesimo, che, ove la pace non si potesse ottenere dalla Gran-Brettagna, potesse gl'interessi e le armi sue a que' della Francia e dell'America accoppiare, compiendosi in tal modo quel triumvirato, che si aveva in mira, e che solo dar poteva la vittoria certa. Imperciocchè, sebbene le armi della Francia e dell'America erano sufficienti per tener a bada, e per resistere a quelle del nemico, solo la congiunzione di quelle della Spagna poteva renderle prepotenti, ed allontanar quei mali, che seguirebbero da un solo sinistro avvenimento; che infatti si vedeva, che la bilancia sin là era stata uguale dalle due parti, e che un nuovo peso era necessario per farla traboccare. Così andava Gerard battendo intorno le buche per far uscir gli Americani. Motivava poscia delle pescagioni di Terra-nuova, della possessione delle Floride, della navigazione del Mississipì, dell'occupazione da farsi dalla Spagna delle terre di ponente, che sono quelle, le quali ora compongono quel paese, che chiamano lo Stato di Kentucky.

Il congresso, avute queste comunicazioni, andava riflettendo quello che fosse da farsi. Da una parte considerava, che mettesse molto conto a loro l'intervento della Spagna; dall'altra gli pareva, ch'ella ne volesse troppo, e ripugnava grandemente al far tutte quelle concessioni, che la Spagna e la Francia desideravano. O fosse questa ripugnanza, od i dispareri, che ne nacquero fra i suoi membri, poichè al guarentire la possessione delle Floride alla Spagna tutti consentivano, alla rinunziazione della navigazione del Mississipì tutti ripugnavano, a quella della possessione delle terre occidentali molti, a quella delle pescagioni la maggior parte, massimamente quei della Nuova-Inghilterra, ovvero che avessero conosciuto, che qualunque avesse ad essere la volontà loro intorno le cose venute in disputazione, tanta era la bramosìa della Spagna al venirne alle mani coll'Inghilterra, e tanta la pertinacia di questa a non voler riconoscere la independenza, che in qualunque modo si sarebbe tra le medesime rotta la guerra, indugiarono tanto a dar le risposte, al crear i plenipotenziarj, ed al fermar le instruzioni, che già si erano tra quei due potentati incominciate le ostilità non solo in Europa, ma altresì in America. Già fin dal principiar d'agosto Don Bernardo Galvez, governatore spagnuolo della Luigiana, si era recato ad una fazione contro le possessioni inglesi del Mississipì, la quale ebbe prospero fine. Ricevute queste novelle, e quelle ancora, che lo stesso Don Galvez aveva nel medesimo tempo pubblicamente a suon di tamburo riconosciuta la independenza degli Stati Uniti nella città della Novella-Orleans, se prima esitavano, ora fatti più arditi negarono di voler fare le concessioni. Per la qual cosa, siccome nonostante la guerra che si era accesa tra la Spagna e l'Inghilterra, Gerard non cessava di dire che quest'ultima si dimostrava inclinata alla pace, e che la Francia e la Spagna vi erano inclinatissime, commettevano nell'istruzioni al loro ministro plenipotenziario alla Corte di Francia, ed a quello che sarebbe creato per negoziar il trattato di pace colla Gran-Brettagna, insistessero, acciocchè siccome il primo, ed il più grand'oggetto della guerra difensiva, che facevano gli alleati, quello era di stabilir la independenza degli Stati Uniti, così si avesse a porre per articolo preliminare in ogni negoziato da introdursi coll'Inghilterra, ch'essa trattasse con essi Stati Uniti, come con Istati sovrani, liberi ed independenti; e che la independenza fosse assicurata e guarentita diligentemente giusta la forma e gli effetti del trattato d'alleanza fatta col Re Cristianissimo. In rispetto poi al diritto della pesca sugli scanni di Terra-nuova, instassero, perchè fosse conservato ai sudditi degli Stati Uniti; e che se l'Inghilterra turbasse loro quelle pescagioni, fosse questo tenuto dalla Francia caso d'alleanza. Commettevano inoltre ai plenipotenziarj, ponessero ogni ingegno, e facessero ogni sforzo per ottener dall'Inghilterra a favor degli Stati Uniti la cessione del Canadà e della Nuova-Scozia (essendo queste pretensioni mosse dai Massacciuttesi ed altri deputati della Nuova-Inghilterra); ma che però se questa proposta non si potesse vincere, non fosse un ostacolo alla conclusione della pace. Vollero ancora, che fossero autorizzati ad accordare una sospension d'armi durante il tempo delle pratiche, con patto però, che l'alleato loro anch'egli consentisse, e tutte le genti nemiche intieramente votassero i territorj degli Stati Uniti. Queste eran le instruzioni date ai plenipotenziarj. Nel rimanente, si governassero giusta la propria prudenza i capitoli della lega ed i consiglj dell'alleato.