Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3
Part 28
Questa gualdana nella ricca ed intiera provincia della Carolina meridionale riuscì non che di nessun giovamento, di danno alle faccende del Re, di non poca utilità agli uffiziali e soldati, e di grave pregiudizio agli abitatori, e ciò per cagion del sacco, che vi fecero strabocchevolmente i reali, e della guerra iniquissimamente esercitata contro le donne, i fanciulli, gl'infermi, e le mura stesse delle più conspicue città. In ciò avevan essi per ispie e per compagni i Neri, i quali trovandosi in grand'abbondanza in que' luoghi, pei quali passavano gl'Inglesi, concorrevano, sperando di recuperare la franchigia, e per acquistar grado con essi tutto mettevano a bottino; e se qualche cosa di valuta avevano i padroni loro nascosa, questa discoprivano, e davano in mano ai rapitori. Tanta fu la rabbia di costoro, che non contenti di spogliar le case della più ricca suppellettile, e le persone dei più cari ornamenti, non perdonando nemmeno alla quiete de' morti, andaron rovistando le tombe per la gola di trovarvi entro i tesori. Quello, che transportar non potevano, sformavano. Quanti ameni giardini furon disertati e guasti! Quanti nobili abituri rovinati od arsi! Quanti preziosi arredi rotti e fracassati! Gli animali stessi, o grandi, o piccoli, o necessarj, o diletti che si fossero, furon messi a morte. Non si potrebbe con meritevoli parole ridire il barbarico furore delle sfrenate soldatesche, e massimamente di quei feroci, o dai mali loro inferociti Africani allora allora spastoiati. Ma il maggior danno che abbiano avuto a sopportare i Caroliniani quello fu di questi stessi schiavi, dei quali se ne perdettero ben quattromila, o condotti via dagl'Inglesi nelle isole, o venuti meno di stento nelle selve, o morti di una pestilenziale malattia, che poco dopo si era ad essi appiccata. Insomma, se pieno di barbarie si fu il manifesto pubblicato dai commissarj inglesi in sull'accomiatarsi dall'America dopo gl'infausti negoziati, nissuno non dubiti, che non ne sia stata la esecuzione fattasi nella Carolina assai conforme, e risuonò di nuovo per tutto il mondo la ferita degli eserciti britannici. In cotal modo le cose della Giorgia travagliate con varj progressi erano ridotte in grandissime turbolenze.
In questo mezzo tempo iva Clinton maturando nella Nuova-Jork, ove si trovava, una deliberazione, il cui fine si era di rapinare sulle coste opime della Virginia, o che intendesse con questa crudele ed inutile guerra eseguire i comandamenti dei ministri, ovvero, che volesse concordare coll'impresa della Carolina, credendo, che facesse alle cose di questa provincia non poco momento il tener sulle brighe la Virginia.
Apprestato avendo un sufficiente navilio, e messi in punto duemila soldati, prepose a quello Collier, ed a questi il generale Matthews. Sbarcavano, e pigliavano posto in Hampton per interchiudere quel porto e la navigazione del fiume James; altri, posti a terra sulle rive del fiume Elisabetta, rattamente procedevano contro la Terra di Portsmouth, nella quale senza ostacolo alcuno entrarono. Collo stesso impeto pigliarono il Forte Nelson abbandonato in sui primi romori dal nemico. Si impadronirono medesimamente della Terra, o per meglio dire delle reliquie di Norfolk situata sull'opposta sponda del fiume. Usando poscia la medesima celerità corsero, ed occuparono la Terra di Suffolk posta sulla destra riva del fiume Nansemondo. In tutti questi luoghi, ed in quelli ancora di Kempe, di Shepperd's-Gosport, di Tanner's-creek, siccome in altri circonvicini, procedendo gli Inglesi in ogni cosa con nimicissimo animo, fecero tutto quel male, che seppero e potettero. Distrussero i fondachi, guastarono o rapirono le munizioni, arsero o tolsero gran numero di navi. Una grossa quantità di misalta apprestata ad uso dell'esercito di Washington, e molte altre munizioni vennero in poter dei vincitori. Di tabacco poi ne trovarono e rapirono più oltre di quello che avrebbero voluto; e brevemente quelle sì ricche e prosperevoli Terre furono in pochi dì arse e distrutte. Se ne risentirono gravemente i Virginiani, e mandaron dicendo agl'Inglesi: _Qual modo di guerra fosse quello?_ Al che risposero; _aver essi commissione di così fare a tutti coloro, che il Re obbedire non volevano_. I capitani britannici standosene alle novelle dei fuorusciti, i quali mai non cessavano d'insinuare, che fra i Virginiani eranvi molti leali, i quali nulla più desideravano, che di far rivoltare lo Stato, quando vi si fosse fatto in qualche acconcio luogo un capo grosso, avrebbero voluto più lungamente dimorare su quelle Terre, e disegnavano specialmente di farsi forti in quella di Portsmouth. Ne scrissero al generale Clinton. Ma questi, al quale già erano venute a noia quelle guerre di ladroni, e che siccome non tanto precipitoso, come Collier, non prestava tanta fede alle baie dei fuorusciti, se n'era messo giù, e commise loro, che, assicurata la preda, venissero a ricongiungersi con lui alla Nuova-Jork. Questo fece egli ancora, perciocchè aveva in animo di fare una fazione sulle rive dell'Hudson di non poca importanza. Così fu posto fine per allora alle espilazioni ed alle taglie della Virginia.
Avevano gli Americani con molta industria e dispendio rizzato notabili fortificazioni sui posti di Verplank e di Stoney-point, l'uno situato rimpetto all'altro sulle opposte rive del fiume sopraddetto, il primo sulla sinistra, ed il secondo sulla destra. Guardavan questi due posti il passo del fiume molto frequentato, che chiamano del Re, il quale se venuto fosse in mano degl'Inglesi, sarebbe stato causa, che i coloni avrebbero dovuto dare una giravolta di novanta miglia all'insù per recarsi dalle meridionali nelle settentrionali province, o da queste a quelle. Aveva Clinton disegnato d'impadronirsi di questi due posti. Washington, il quale si trovava allora col suo esercito a Middlebrook, troppo era lontano, perchè potesse impedir la fazione. Perilchè in sul finir di maggio ivano gl'Inglesi a questa impresa, guidando Collier le navi che salivano pel fiume, il generale Vaughan la destra schiera, la quale sbarcò poi sulla sinistra riva poco sotto di Verplank, Clinton la sinistra, la quale arrivò sulla destra del fiume in un luogo poco inferiore a Stoney-point. Gli Americani, veduto sì vicino il nemico, non essendo apparecchiati contro un sì repentino assalto, abbandonarono Stoney-point, nel quale entrarono tosto i reali. Ma a Verplank vi fu maggiormente che fare. Avevano i repubblicani fatto su di questa punta un'assai forte bastita, che avevano fornita di presidio e di artiglierie. La nominarono il Forte La-Fayette. Ma ella era signoreggiata dai poggi di Stoney-point, sopra i quali gl'Inglesi non senza grave difficoltà avevano condotto la notte le artiglierie ed alcune bombarde. La mattina incominciarono a fulminar il Forte La-Fayette. Nell'istesso tempo Collier colle galere, e coll'altre navi munite di cannoni gli tirava di punto in bianco, e Vaughan colla sua schiera girava ed arrivava infine alle spalle del Forte. Accerchiato in tal guisa il presidio, disperato di soccorso, e di poter far più lunga resistenza, essendo già levate le difese, tutte le mura intronate dalla furia delle artiglierie, e molti morti o feriti, si arrendè la mattina seguente a discrezione. Furon trattati umanamente. Ordinò Clinton, si finissero le fortificazioni di Stoney-point, ed andò a porsi a campo a Filippoborgo, Terra posta a mezza via tra Verplank e la città della Nuova-Jork, per esser ivi lesto ad esercitar la guerra, ove l'occasione si discoprisse. Ma nè egli, nè Washington volevano mettersi al rischio delle battaglie, aspettando l'uno i rinforzi dalla Inghilterra, l'altro quei degli alleati. Questa fu la cagione, per la quale le cose della guerra in questo anno nelle province del miluogo procedettero tanto rimessamente, e che niente vi si fece, che avesse nervo.
Non potendo i reali conquistare, venivano in sul volersi liberare dalle molestie dei corsari, ed in sul devastare. Abitavano le coste del Connecticut che bagna il Sound, arditissimi corsari, i quali correndo esso Sound, e predando le navi avevano fatto di modo, che tutto il commercio della Nuova-Jork per quella via ne era stato distrutto con gravissimo detrimento dell'esercito e dell'armata inglesi, ch'erano stati soliti di trarre in gran parte da quei luoghi le provvisioni. Per levarsi quel bruscolo di sugli occhi, mandò Clinton a quella volta il generale Tryon con due cantari di soldati. Sbarcarono a New-Haven, e superate le milizie, che volevano difendere la Terra, la pigliarono, e guastaronvi ogni cosa. Procedettero di là a Fairfield, ed entrati dentro, l'arsero tutto. In simil modo furon consumate dalle fiamme la grossa Terra di Norwalk, e la piccola di Greenfield. Il danno degli Americani fu inestimabile tra per le case distrutte, i fondachi rovinati, le munizioni guaste o involate, le navi sì grosse, che sottili bruciate e predate. Tryon, non che gl'increscessero simili enormità, se ne vantava, ed andava dicendo, aver fatto molto bene, ed utilmente in servizio del Re, come se nelle guerre che si fanno contro un intiero popolo non si trattasse piuttosto di vincere, che di gastigare, e le arsioni e distruzioni, le quali nulla importano alla somma delle cose, non fossero, e non siano da condannarsi. Ma se quest'errore di mente o questa stemperatezza d'animo in un uomo del rimanente civile, non debbon far maravigliare, non avendo mai questa natura umana avuto penuria di simili generazioni d'uomini, bene parrà strano ad ognuno, ch'ei si facesse a credere, che con quel modo di guerreggiare potesse far venir gli Americani a porsi sotto le insegne del Re. Imperciocchè è da sapersi, che in mezzo a quegl'incendj e devastazioni ebbe mandato fuori un bando, col quale esortò gli abitatori a ritornare all'antica leanza ed obbedienza. Ma, o sia che questi modi fossero dispiaciuti a Clinton, il quale forse voleva solamente ai depredassero, o bruciassero le navi, non le case ed i tempj, o per qualunque altra più vera cagione, comandò a Tryon, cessasse, e venisse speditamente a ritrovarlo alla Nuova-Jork. Ma rimasero miserabili vestigi della rabbia degl'Inglesi, ed il nome loro per le molte estorsioni fatte, divenne vieppiù grave ai popoli.
Mentre in tal modo le rive del Connecticut erano vessate dall'armi britanniche, fu fatta dagli Americani una fazione piena di grandissimo ardimento, la quale dimostrò non solo non mancare, ma ancora abbondare in essi quel coraggio, pel quale tanto sono celebrati gli uomini europei. Eransi gl'Inglesi molto diligentemente affortificati a Stoney-point, e già avevan ridotto quella rocca nella condizione di un'assai buona e stabile Fortezza. Vi avevano posto dentro una guernigione pel luogo assai gagliarda, e tutta composta di soldati valentissimi. Nè mancavano le munizioni, ed ogni cosa necessaria alla difesa. Tutte queste cose però non poterono tanto trattenere Washington, il quale, udita la presura di Stoney-point e di Verplank, era venuto a porsi ne' luoghi superiori delle montagne dell'Hudson, che non facesse il disegno di correr contro l'una e l'altra di queste rocche, sperando d'impadronirsene con una battaglia di mano. Commetteva al generale Wayne, assaltasse Stoney-point, al generale Howe Verplank. Fu data al primo una presa di gente eletta, usa ai pericoli ed alle più difficili imprese. Partivano addì 15 luglio, e camminando per erte montagne, per profonde paludi, per istrette difficili, per sentieri disagiosi arrivarono alle otto della sera ad un miglio distante da Stoney-point. Fatto alto, andava Wayne a riconoscere il sito dei luoghi, ed a squadrare la condizione della Fortezza e della guernigione. Gl'Inglesi tuttavia non se ne addavano. Poscia partì le sue genti in due colonne. La dritta intendeva di guidar egli stesso; precedeva una vanguardia di cento cinquanta soldati scelti, uomini arrisicatissimi, ai quali prepose quell'animoso e destro Francese il colonnello Fleury. A quest'istessa vanguardia poi camminava avanti una piccola frotta di fanti perduti, guidati dal tenente Gibbon. La sinistra, la quale era condotta dal maggiore Stewart, aveva anch'essa somigliante vanguardia, ed una squadra di fanti perduti, che obbedivano agli ordini del tenente Knox. Dovevano i fanti perduti fare ogni sforzo per rimuovere i primi intoppi delle sbarre e degli stecconati, affine di agevolare la via alla vanguardia, che da vicino gli seguitava. Comandò Wayne a tutti i suoi, camminassero ordinati, cheti, cogli archibusi scarichi, colle baionette appiccate. Arrivarono a mezzanotte sotto le mura della rocca. Le due colonne andavano all'assalto sui fianchi, il maggiore Murfee minacciava il presidio da fronte. Incontravano l'ostacolo impensato di una profonda palude, che s'interponeva tra essi e la Fortezza. Gl'Inglesi traevano furiosamente a scaglia. Ma nè l'impedimento della palude, nè quello di un doppio stecconato, nè le mura di magnifica opera, che torreggiavano da fronte e da lato, nè la tempesta delle archibusate e delle cannonate poterono la virtù americana sormontare. Facevansi i waynesi la via a forza di baionette, sinchè finalmente, superati tutti gli ostacoli de' luoghi e dei difensori, espugnarono la Fortezza, e le due colonne si ricongiunsero dentro la piazza principale di quella. Wayne rilevò una leccatura nella testa da una palla di moschetto. Fleury spiantò colle sue mani proprie lo stendardo reale d'in sulle mura. Dei fanti perduti, di venti, ch'erano con Gibbon, morirono diecisette. Perdettero gl'Inglesi fra morti e prigionieri meglio di seicento soldati. La Terra fu preservata dal sacco, e da ogni ingiuria dei soldati. Nel che tanto più sono gli Americani da lodarsi, quanto che si ricordavano dei freschi ladronecci, e delle uccisioni commesse nella Carolina, nel Connecticut, e nella Virginia; mirabile vittoria, e pel valore di chi l'ottenne, e per l'umanità che l'accompagnò.
Da un altro canto non avvenne bene il disegnato assalto contro la Fortezza di Verplank per gl'impedimenti trovati fra via da Howe. Ma intanto erano le novelle pervenute a Clinton della disgrazia di Stoney-point; e non volendo, che il nemico si annidasse su quelle mura, senza soprastamento alcuno mandò i cavalli ed i fanti leggieri in aiuto della Fortezza. Ma Washington, che aveva disegnato di venire, e non di stare, abborrente dalle occasioni di mettere per una parte sola tutta la somma delle cose in potestà della fortuna, e che altro non aveva avuto per mira, che d'impadronirsi delle artiglierie, e delle munizioni del Forte, guastar le opere, e catturar il presidio, ottenute tutte queste cose, aveva ordinato a Wayne, si ritirasse. Il che eseguì, dopo di avere smantellato il Forte, felicemente. Di questa impresa tanto gloriosa alle armi americane si fecero molte allegrezze in tutte le parti della Lega. Il congresso rendè pubbliche grazie a Washington ed a Wayne, a Fleury, a Steewart, a Gibbon ed a Knox. Presentò con una medaglia di oro gettata a posta, e rappresentante con acconci intagli il fatto, il generale Wayne, e con un'altra somigliante d'argento Fleury e Stewart. Per non lasciare senza premio la virtù de' suoi soldati, fatto fare una stima del valore delle munizioni da guerra trovate a Stoney-point, le partì tra di loro.
Fatti i repubblicani più arditi dal prospero successo di questa impresa, andavano spesso infestando le prime scolte dell'esercito regio, e ne seguivano frequenti avvisaglie con diverso evento tra le due parti. Una più grossa delle altre se ne fece a Paulus-hook, luogo posto rimpetto alla Nuova-Jork sulla destra del fiume. Ma poco frutto vi fecero i soldati del congresso.
Un'altra fazione di maggiore importanza si fece sulle rive del fiume Penobscot presso l'estremo confine della Nuova-Inghilterra e della Nuova-Scozia. Erasi partito da Halifax il colonnello Maclean con un grosso squadrone di stanziali per recarsi a pigliar posto sulle bocche di questo fiume in mezzo a quella contrada, che chiamano la contea di Lincoln. Arrivatovi si affortificava. Intendeva di noiare da quel luogo molto acconcio i confini orientali della Lega, e tenendo quel calcio in gola al Massacciuttesi, sperava non si sarebbero i medesimi osi di mandar molta gente in aiuto dell'esercito washingtoniano. Saputasi la cosa in Boston, non si può dire, quanto vi si commuovessero gli animi, ed in quanta gelosia entrassero sui futuri disegni del nemico. Determinarono di fare un grande sforzo per cacciarlo da quel nido, che gli poteva servir di scala a cose maggiori. Allestirono con grandissima celerità un'armata; ed affinchè non mancassero le navi da carico, ordinarono, si ritenessero tutte quelle che nei porti loro si ritrovavano; le fornirono di soldati e di ciurme, ed in poco tempo fu ogni cosa pronta alla spedizione. Preposero all'armata il comandante Saltonstall, alle soldatesche il generale Lovel. Fecero vela alla volta di Penobscot.
Aveva intanto Maclean udito prima i romori, poscia avuto le certe novelle degli apparecchiamenti, che si facevano nel Massacciusset. Ogni opera usava, per quanto la brevità del tempo il comportava, per viemmeglio assicurar le difese del luogo. Arrivarono i repubblicani, e dopo parecchj tentativi per isbarcare, riusciti vani a cagione della risoluta resistenza de' regj, finalmente tanto fecero, che fu loro fatto abilità, ributtati i difenditori, di porre in terra. Lovel, invece di andar tosto all'assalto, il che gli avrebbe dato la vittoria certa, si pose in sul trincerarsi. Ripresero animo gl'Inglesi. Vi fa un trarre di artiglierie continuo per quindici dì. In ultimo, essendo già levate in parte le difese, deliberarono gli Americani di voler dar la batteria. Ne ebbe Maclean lingua, e si apparecchiava a ributtargli. La mattina ogni cosa in pronto; ma un profondo silenzio nel campo degli assedianti. Non san che dirsi. Finalmente fatta l'esplorazione, trovarono, maravigliandosene ognuno, i nemici aver del tutto abbandonato gli alloggiamenti, le opere loro esser rimaste nude di guardia, e ritirati uomini, armi e munizioni alle navi. Nè stettero gran pezzo ad accorgersi di ciò, ch'era stato la cagione di sì strano accidente. Era Collier comparso improvvisamente alle bocche del Penobscot, il quale, avuto avviso del pericolo di Maclean, era prestamente partito per soccorrerlo da Sandy-hook con una sufficiente armata. Fe' le viste Collier di assalir il navilio massacciuttese. Si disordinarono i repubblicani, i regj gli sfolgorarono. Tutto quel navilio sì da guerra, che da carico fu arso o preso con danno inestimabile dei Bostoniani, i quali in quest'impresa avevano posto l'occhio. I soldati ed i navicellai viaggiando con incredibile disagio tra vasti deserti e profonde selve, si condussero a luogo di salvamento. Saltonstall e Lovel, ma principalmente il primo diventarono in odio a tutti, e le botte che furon date ad ambidue d'ignoranza e di codardìa non furon poche. Questo fine ebbe l'impresa fatta alla foce del Penobscot, nella quale i Massacciuttesi provarono con grave danno loro, quanto improvvido consiglio sia negli Stati confederati l'operare spartitamente dai compagni. Imperciocchè e' pare, che i Capi loro non abbian voluto in rispetto a questa fazione non che accordarsi, consigliarsi coi capitani del congresso. Così della conquista della Giorgia in fuori si travagliavano in quest'anno freddamente le armi, e non succedevano, se non effetti di piccolo momento.