Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Part 22

Chapter 223,429 wordsPublic domain

Ma se le genti da terra erano pervenute a salvamento in questa città, pericolava tuttavia grandissimamente il navilio nel porto stesso di Sandy-hook. D'Estaing, avuto l'avviso di quello ch'era accaduto, non s'era stato a soprastare; ma dato di nuovo le vele al vento, era improvvisamente ed alla non pensata comparso in veduta dell'armata inglese a Sandy-hook il dì undici di luglio. Aveva egli dodici grosse navi d'alto bordo, e molto ben leste, tra le quali una di novanta cannoni, un'altra di ottanta, e sei di settantaquattro con tre o quattro grosse fregate. Da un altro lato consisteva solamente l'armata inglese in sei vascelli di sessantaquattro, tre di cinquanta, e due di quaranta, con alcune fregate e corvette, tutti governati da scarse ciurme, e tardi dal lungo servizio. Si aggiugneva, che allorquando apparve subitamente l'armata francese, le navi dell'Howe non erano in quella ordinanza poste, che si desiderava per la opportunità delle difese. Per la qual cosa, se D'Estaing sulla sua prima giunta si fosse spinto avanti, ed avesse superato la bocca del porto, ne sarebbe certamente, considerato il valore e la possanza delle due parti, seguìta una battaglia delle più aspre e sanguinose, la quale però, veduta la prepotente forza dei Francesi, ogni ragione persuade, si sarebbe tutta in lor favore terminata. D'Estaing faceva le viste di voler entrare; gli Inglesi se lo aspettavano. Ma tal è la natura della bocca del golfo della Nuova-Jork, che, quantunque sia molto larga, ella è però impedita da un renaio, o scanno, che partendo dall'Isola Lunga molto si avvicina a quella di Sandy-hook, dimodochè tra questa e l'estremità dello scanno è lasciato solo un non molto largo passaggio alle navi. Possono però, e per la strettezza di questo varco, e sopra lo stesso scanno, ch'è assai fondo dentro le acque, trapassar comodamente le navi di minore portata, massime a tempo della crescente. Ma delle navi molto grosse, com'erano quelle di D'Estaing, si dubitava. Perciò consigliatosi coi piloti americani assai pratichi, che dal congresso gli erano stati mandati, temendo, che le sue navi, e specialmente la Linguadocca ed il Tonante, le quali, come più grosse dell'altre, pescavano anche molto più, non potessero varcare, si astenne dall'impresa, ed andò por l'áncora sulle coste della Cesarea, a quattro miglia distante da Sandy-hook, poco lungi dalla Terra di Shrewsbury. Quivi attendeva a far acqua e vettovaglie, ed a consultar coi Capi americani intorno l'impresa dell'Isola di Rodi, la quale si aveva in animo di voler fare, dopochè quella della Delawara per la fortuna avversa era venuta meno. Credettero gl'Inglesi, che D'Estaing s'indugiasse solo per aspettar i maggiori flussi del finir di luglio. Stando essi adunque in apprensione del vicino assalto si preparavano gagliardamente alle difese. Nel che fare dimostrarono e le genti di mare e quelle di terra tanto ardore, che non si potrebbero con parole sufficienti lodare. Intanto parecchie navi inglesi, che il corso loro dirigevano alla Nuova-Jork, a tutto altro pensando fuori che a questo, che i Francesi fossero diventati padroni del mare, venivano ogni dì in poter di questi sotto gli occhi stessi dei compagni loro della flotta, i quali a gravissimo sdegno se ne commuovevano; ma non potevano farvi rimedio alcuno. Finalmente il giorno ventidue di luglio comparve alle bocche del Sandy-hook tutta l'armata francese. Il vento le era favorevole; le acque eran molto alte per la marea. Gl'Inglesi aspettavano l'assalto, col quale ne doveva nascere necessariamente od una non più udita vittoria, o la totale distruzione della flotta britannica. Ma D'Estaing volteggiatosi un poco per quell'acque, voltosi poscia improvvisamente verso l'ostro, in poco d'ora dilungatosi, gli liberò dall'imminente pericolo. Ciò fu in buon punto per gl'Inglesi; poichè dai ventidue sino ai trenta di luglio arrivarono alla spicciolata a Sandy-hook sbattute e rotte dalle tempeste, e dal lungo tragitto parecchie navi della flotta di Byron, le quali, se D'Estaing si fosse indugiato alcuni giorni più, tutte sarebbero in suo potere venute. Arrivarono la Rinomea, ed il Centurione di cinquanta cannoni, il Ragionevole di sessantaquattro, e la Cornùallia di settantaquattro. Vistosi in tal maniera Howe con mirabile suo piacere e de' suoi in grado di osteggiare nell'aperto mare, commesse le vele al vento, iva in cerca di D'Estaing, il quale trovò poscia nel porto di Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi.

Ma prima di raccontar le cose che avvennero tra i due ammiragli, l'ordine della storia richiede, che descriviamo quelle che accaddero tra i commissarj inglesi ed il congresso innanzi che quelli, abbandonata del tutto l'impresa, dalle terre americane si dipartissero. Era Johnstone, uno di essi, lungo tempo stato sulle coste d'America, dove aveva acquistato non poca conversazione con parecchj principali personaggi della contrada. Essendo poi anche stato governatore di una delle colonie, siccome quelli ch'era persona entrante, manierosa, e non senza lettere, si era facilmente procacciato molto credito e molta dependenza. Oltreacciò, essendo membro del Parlamento, aveva in questo sempre con molto calore la causa americana patrocinata, e gagliardamente contrastato alle risoluzioni dei ministri. Queste cose, le quali forse furono cagione ch'ei fosse tratto commissario, lo persuasero, che potrebbe forse in America colle insinuazioni, e con un carteggio privato fare quei frutti, che il procedere pubblico dei commissarj, sempre pieno di sussiego e di contegno, non avrebbe per avventura potuto fare. O certo almeno si credette, che l'empiere i principali repubblicani di promesse d'onori e di lucro, avrebbe fatto una buona spianata alle pubbliche proposizioni. Se a questo partito si risolvesse di per sè stesso, o consapevoli, o comandanti i ministri, è incerto. Ma chi vorrà considerare la somma delle lettere, ch'ei scrisse in questo proposito, inclinerà facilmente a credere i ministri stessi siano entrati nel disegno; perchè contro tutte le regole di coloro ch'esercitano una potestà delegata, procedendo altamente, lodava la resistenza, che fin là fatto avevano gli Americani contro le ingiuste e superbe leggi dell'Inghilterra. La qual cosa non si sarebbe oso di fare, se non avesse prima accattato la parola dei ministri intorno a quello che far dovesse. In cotal modo scriveva ai principali personaggi e ad alcuni membri del congresso, che l'avresti creduto piuttosto agente di questo, che del governo della Gran-Brettagna; desiderava di poter veder per entro la contrada, e con quegli uomini conversare, le cui virtù ammirava egli meglio, che quelle dei Greci e dei Romani, acciò potesse a' proprj suoi figliuoli raccontarle; che bene avevano usato la penna, e la spada per vendicare i diritti del genere umano e della patria; che gli amava e venerava grandemente, ed altre somiglianti novelle. Ebbe il congresso sentore, anzi certo avviso della cosa. Raccomandò ai diversi Stati, e comandò al capitano generale, ed agli altri uffiziali usassero ogni diligenza per por fine ad ogni commercio di lettere, che venissero da parte del nemico. Poscia procedendo più oltre, decretò, che tutte le lettere concernenti i pubblici affari, che state fossero ricevute dai membri del congresso da parte degli agenti, od altri sudditi britannici, fossero avanti il cospetto suo recate. Allora diventarono palesi tre lettere del Johnstone indiritte a tre membri del congresso, una a Francesco Dana, l'altra al generale Reed, ed una terza a Roberto Morris. Nella prima assicurava, che il dottor Franklin era stato contento ai termini di accomodamento, che si proponevano; che la Francia s'era condotta a stipular il trattato non già per l'interesse dell'America, ma per paura della riconciliazione; che la Spagna era scontenta, e disapprovava la condotta della Francia. Nella seconda, dopo molte lodi date al Reed, continuava dicendo, che colui, il quale avrebbe cooperato a ristorare l'armonia, ed a racconciar tra di loro i due Stati, acquisterebbe maggior merito col Re e col popolo, di quanto fosse stato finallora ad alcun uomo concesso. Nell'ultima, fatti alcuni complimenti con dire, ch'ei credeva bene, che coloro, i quali governavano gli affari dell'America, non si lasciavano smuovere da improprj motivi, continuava colle seguenti parole: «Che in simili pratiche vi era qualche pericolo, e credeva che chiunque vi si avventurasse, sarebbe assicurato; e che nel medesimo tempo gli onori e gli emolumenti naturalmente seguiterebbero la fortuna di coloro, i quali governato avessero la nave durante la burrasca, e condottola sicuramente nel porto; ch'ei portava opinione, che Washington, ed il presidente avevano diritto a tutti quei favori, che una grata nazione conceder possa, quando una volta i vicendevoli interessi loro riunissero, ed allontanassero le miserie e le devastazioni della guerra». Questi furono i bocconi, coi quali, dicevano gli Americani, Giorgio Johnstone tentò la fede dei primi maestrati dell'America; queste le artifiziose parole, che negli orecchi di quelli instillava per indurgli a tradir la patria loro. Ma quello, che più di tutto riempì di sdegno il congresso, e di che questi molto opportunamente si servì per rendere odiosa agli occhi dei popoli la causa, e le proposte britanniche fu, che il generale Reed dichiarò, che una gentildonna lo era venuto a trovare mandatavi dal Johnstone, e molto esortato lo aveva a promuovere la riunione tra le due contrade; nel qual caso si sarebbe rimeritato dal governo con diecimila lire di sterlini, e colla concessione di quel migliore uffizio, che stesse in facoltà del Re di conferire nelle colonie; al ch'ebbe egli risposto, siccome affermava; _ch'ei non era da tanto da esser compro; ma quando pure si fosse, non essere il Re della Gran-Brettagna a bastanza ricco per poter ciò fare_.

Decretò il congresso sdegnosamente, queste esser tente per subbillare e corrompere il congresso degli Stati Uniti d'America; e che l'onor loro non poteva più comportare, continuassero a tenere alcuna pratica, od alcuna corrispondenza avere con Giorgio Johnstone, massime nel negoziar di quegli affari, nei quali era la causa della libertà e della virtù interessata.

Questa deliberazione del congresso diè luogo ad una molto risentita dichiarazione di Johnstone, nella quale, se avesse usato più modeste parole, avrebbe meglio fatto credere quello che voleva persuadere. Disse, che quella deliberazione se la recava ad onore, non ad offesa; che allorquando il congresso contendeva agli essenziali privilegj necessarj alla conservazione della libertà loro, e solo mirava alla emendazione dei torti, la censura loro avrebbe riempiuto l'animo suo di rammarico e di dolore; ma adesso che vedeva il congresso essere sordo alle miserabili grida di tanti cittadini sperperati dalla guerra, contaminare con motivi di privata ambizione i principj della primiera resistenza; ora che gli vedeva far le sberrettate e le genove all'ambasciador francese, allearsi coll'antico nemico delle due contrade, e ciò coll'evidente disegno di abbassar la potenza della patria, qualunque siano le opinioni di tali uomini sul fatto suo, non se ne curare. In quanto poi alle accusazioni cavate dalle lettere non negò, nè confessò. Solo affermò, che la presente risoluzione del congresso non aveva miglior fondamento di quella, che aveva preso per le fiaschette dell'esercito burgoniano. Riserbò però a sè stesso la facoltà di giustificarsi prima che partisse dall'America. Aggiunse, che intanto si sarebbe astenuto dall'operare nella sua qualità di commissario.

Un'altra dichiarazione fecero i commissarj Carlisle, Clinton ed Eden per significare al congresso ed ai popoli, che nissuna notizia avevano avuto delle cose messe in palese da quello; facendo fede nel medesimo tempo dell'integrità e del liberale animo di Johnstone, e del desiderio suo di vedere ridotti a buona via gli Americani, e con termini giusti, ed alle due parti profittevoli, ristorata l'unione tra la metropoli e le colonie.

Ma l'intento dei commissarj nel pubblicar queste dichiarazioni non era solo per iscusarsi, ma ancora, e molto più, per cancellar l'effetto dei trattati fatti colla Francia, e per dimostrare all'universale dei popoli, che il congresso non aveva la facoltà di ratificargli. Questo era il consiglio che avevano abbracciato, sperando di poter far gran frutto. Sapevano, che molti fra gli Americani si erano non che raffreddi, crucciati, dopochè l'aiuto del D'Estaing, con tanta pompa di parole pronunziato alle genti, era riuscito di così poca, anzi di nissuna utilità. Erano anche i commissarj, secondo il solito, messi su dai fuorusciti, i quali dicevan loro le più gran novelle del mondo intorno la moltitudine e la potenza dei leali, ed egli se le credevano. Pubblicarono adunque molte cose sulla perfidia della Francia, sull'ambizione del congresso, e soprattutto molto s'affaticarono per pruovare, che questo, trattandosi d'interessi così gravi, dove n'andava la salute o la rovina di tutta l'America, e giusta le stesse costituzioni loro non aveva la potestà di ratificare ai trattati colla Francia, senza interpellare alla volontà del popolo, massime allorquando notoriamente si aspettavano da parte del governo della Gran-Brettagna quelle proposte d'accordo, e quelle concessioni, che avanzavano di gran lunga non solo le domande, ma ancora l'aspettazione degli abitatori dell'America. Concludevano, la fede loro non essere obbligata dalla ratificazione fatta dal congresso.

Non mancarono dalla contraria parte autori, i quali cogli scritti loro vollero purgare nell'anima dei popoli queste querele dei commissarj, tra i quali più chiaro nome si acquistarono il Drayton sopraddetto, e quel Tommaso Payne che aveva composto il libro del _comun senso_. Checchè si debba di questa controversia pensare, le pubblicazioni dei commissarj furono affatto inutili. Nissuno nicchiò.

Trovatisi adunque i commissarj caduti intieramente dalle speranze della concordia, si consigliarono, prima di partirsene, di pubblicare un manifesto, col quale denunziarono agli Americani gli estremi della più distruggitiva guerra, che l'uomo potesse immaginare. Speravano, che il terrore avrebbe quegli effetti prodotti, che le offerte della pace non avevano potuto. Questa maniera di guerra, della quale molti erano stati autori in Inghilterra, poteva invero tanti e sì gravi danni recar agli Americani, che forse di breve ne sarebbe loro grandemente incresciuta la presente condizione, ed avrebbero volti i desiderj e le speranze loro all'antica pace e congiunzione. La vastità delle coste americane, la frequenza e la profondità dei fiumi navigabili sono causa, che il paese sia esposto e sui confini, e nelle sue più interne parti agl'insulti di un nemico gagliardo in sull'armi di mare. A questo dava eziandio maggior facilità l'esservi colà le città e le ville molto disperse, e poste qua e là in lontani e disparati luoghi. Incominciarono i commissarj nel manifesto loro con rammentar la crudel ostinazione dell'una delle due parti, lamentandosi, essere loro proposte cose troppo esorbitanti per venirne alla pace, e mescolando in ogni parola doglianze gravissime del congresso; da un altro canto magnificavano i replicati sforzi fatti dall'altra per arrivar ad un'amichevole composizione. Annunziarono poscia, essersi risoluti a far di breve la dipartita loro dall'America, non potendo nell'attuale stato delle cose colla dignità loro consistere il rimaner più lungamente; dichiarando però, che durante tutto il tempo in cui tuttora rimanessero, e le medesime condizioni d'accordo offerivano, ed il medesimo animo disposto alla pace conserverebbero. Finalmente informarono, ed avvertirono i popoli, che per l'avvenire si sarebbero usati tutti gli estremi della guerra; e che, poichè l'America apertamente professava di volere non solo diventare straniera all'Inghilterra, ma ancora di dar sè stessa e tutte le cose sue in preda al suo nemico, cambiavasi affatto la natura della controversia, e che ora si trattava di sapere, sino a qual punto potesse la Gran-Brettagna, coi mezzi che aveva in poter suo impedire, o render inutile una connessione stata immaginata a sua rovina, e ad aggrandimento della Francia. Terminarono con dire, che in tali circostanze le leggi della propria conservazione dovevano indirigere la condotta della Gran-Brettagna, e che se le colonie erano per diventare un'accessione alla Francia, dover di quella era il render quest'accessione di così poco frutto, di quanto possibil fosse, al suo nemico.

Questo manifesto, il quale fu poscia con acerbe parole censurato, e come crudele e barbaro condannato da molti oratori del Parlamento, specialmente dal Fox, non operò nella mente degli Americani maggior effetto, che le offerte di pace operato si avessero.

Incominciò il congresso con mandar fuori un bando, col quale avvertì i popoli pei siti loro esposti alle offese, che, poichè così piaceva al crudel nemico loro di voler saccheggiare, ardere e sterminare ogni città e Terra del continente, edificassero capanne a trenta miglia almanco distanti dalle abitazioni, ed al primo romore del nemico là si ritraessero, recando seco le mogli, i figliuoli, i bestiami, le masserizie, e tutti coloro, che atti non fossero a portar le armi. Aggiunsero, ed in questo, se era da biasimarsi la risoluzione dei commissarj inglesi, non è tampoco da lodarsi quella del congresso, che immediatamente, che il nemico avesse incominciato ad ardere o distruggere qualche Terra, dovessero i popoli di quegli Stati por fuoco, saccheggiare e distruggere le case e le proprietà di tutti i Tori nemici alla libertà ed alla independenza dell'America; e sostener coloro fra i medesimi, che credessero necessario aver in mano, perchè non aiutassero l'inimico. Solo si avesse cura di non maltrattare inutilmente nè essi, nè le famiglie loro, non volendo, che in questo imitassero gli Americani i nemici loro, nè gli alleati di questi o Germani, o Neri, o Bronzini, che si fossero. A tali esorbitanze si lascian trasportare gli uomini del rimanente civili, quando da quella peste dell'amor delle parti sono invasati. Gl'Inglesi minacciavano di voler far quello che già avevano fatto, gli Americani quello, che non avrebbero dovuto fare, e che precisamente tanto in quelli, e con tanta ragione, condannavano. Ma molto più ama l'uomo appassionato imitar il male in altrui, che lo spassionato il bene.

Qualche tempo dopo, per impedire che pel rigore delle parole inglesi non germinassero nei popoli nuovi pensieri, pubblicarono un manifesto, col quale rammentaron prima, che poichè non avevan potuto prevenire, avevano essi almeno cercato di alleviare le calamità della guerra. Poscia si fecero coi più vivi colori a descrivere quelle enormità, delle quali accusavano la contraria parte. Ricordarono le devastazioni delle campagne, le arsioni dei non difendevoli villaggi, e le beccherie fatte dei cittadini d'America. Chiamarono le prigioni britanniche pesti dei soldati loro, i vascelli dei marinari. Essersi aggiunti gl'insulti alle ingiurie; gli scherni alle crudeltà. Esclamarono, che poichè gl'Inglesi non avevano potuto rintuzzare quei generosi spiriti della libertà, si erano volti agl'inganni, ai corrompimenti, alle servili adulazioni. Han fatto, continuarono, scherno all'umanità con una fantastica distruzione degli uomini; han fatto scherno alla religione con empie appellazioni a Dio, mentrechè i suoi sacri comandamenti violavano; han fatto scherno alla ragione stessa, sforzandosi di provare, che sicuramente potesse la libertà e la felicità dell'America confidata essere a coloro, i quali la loro avevano venduto, senza ristarsi nè a' precetti della virtù, nè agli stimoli della vergogna. E siccome, terminarono dicendo, nè amorevolezza alcuna gli tocca, nè la compassione gli muove, così avrebbero gli Americani rappigliato e vendicato i diritti dell'umanità, un tale esempio ponendo, che ne sarebbero sgomentati coloro, che avessero in animo di usar per l'avvenire tanta barbarie. E ciò giurarono di voler fare scevri d'ira e di vendetta, in presenza di quel Dio, che ricerca e vede addentro negli umani cuori, ed il quale chiamarono in testimonio della rettitudine delle intenzioni loro.

In questo mentre sdegnatosi il marchese De La-Fayette al modo, col quale i commissarj inglesi nella lettera loro dei 26 agosto avevano parlato della Francia, e dell'intervento suo nella presente querela, il quale attribuirono all'ambizione, ed al desiderio di veder attritarsi le due parti col prolungamento della guerra, mandò un cartello al conte di Carlisle, sfidandolo a venir render ragione in singolar battaglia della offesa fatta alla sua patria. Fuggì il conte la tela con dire, che, siccome in ciò, di che si trattava, aveva egli operato in qualità di commissario, e che la sua condotta, siccome le sue parole stat'erano pubbliche, così a nissun altro averne a render conto fuori che alla patria sua ed al suo Re. Terminò dicendo, che rispetto alle nazionali differenze, sarebber elleno meglio decise, quando l'ammiraglio Byron ed il conte D'Estaing si sarebbero incontrati sui mari.

Poco tempo poi partirono i commissarj disconclusi in tutto per alla volta dell'Inghilterra, e, svanita ogni speranza di pace, restarono vie più accesi i pensieri della guerra.

Ma mentre le legazioni discorrevano, era il congresso ritornato a Filadelfia pochi giorni dopo che gl'Inglesi avevano questa città abbandonata, e a dì sei agosto ricevè pubblicamente, e con tutte le cirimonie usate in simili casi, il signor Gerard, ministro plenipotenziario del Re di Francia. Questi, consegnate prima le sue lettere di credenza, le quali erano sottoscritte dal Re Luigi, ed indiritte _ai suoi cari e grandi amici ed alleati, il presidente ed i membri del generale congresso dell'America settentrionale_, orò molto acconciamente intorno al buon animo della Francia verso di quegli Stati, della obbligazione, in cui si trovavano le due parti, considerati i preparamenti, ed i disegni ostili del comune nemico, di mandar ad effetto tutte le condizioni stipulate nel trattato casuale, e che già dal canto suo il Re Cristianissimo aveva mandato in soccorso loro una fiorita e possente armata. Sperava, che le massime, le quali abbraccerebbero i due governi, sarebbero sì fatte, che quella unione si consoliderebbe, ch'era stata dal vicendevole interesse delle due nazioni originata.