Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3
Part 20
Intanto il congresso, ricevute le novelle, deliberava quello che fosse a fare. Fe' decreto finalmente, già quasi sicuro degli aiuti francesi, ed irritato a questi nuovi tranelli inglesi, che qualunque privato, o qualsivoglia ordine di persone, i quali presumessero di fare qualunque separata, o parziale convenzione, od accordo coi commissarj della Corona della Gran-Brettagna, riputati fossero, e trattati come nemici agli Stati Uniti; che non potevano decentemente essi Stati entrar in nessuna pratica, o trattato con niun commissario dalla parte della Gran-Brettagna, salvochè non incominciassero questi, come preliminare, a ritirar le armate ed eserciti loro; e così ancora l'independenza degli Stati Uniti espressamente, e positivamente riconoscessero. E siccome, risolvettero in ultimo, il disegno del nemico si era, che da questo suono soave della pace quasi addormentati i cittadini d'America manco sollecitamente attendessero alle provvisioni della guerra, così si richiedesse dai diversi Stati, usassero ogni opera, ed ogni sforzo facessero per far genti; tenesserle pronte al campeggiare; le bande paesane allestissero. Volendo poi il congresso dimostrare, in quanto poco conto tenesse, e le raccontate provvisioni del Parlamento, ed i maneggi del Tryon per farle andar attorno, le fece con generoso consiglio nei diarj pubblici stampare in un colle risoluzioni prese. Per altro temendo, che molti di coloro, i quali fin allora avevano seguitato le parti inglesi, disperati di trovar perdono nella patria loro, non solo nell'ostinazione continuassero, ma ancora usando la occasione dei perdoni offerti dal governo britannico non traessero col credito e colle aderenze che avevano, al canto loro anche i fedeli all'America, risolvè, che si raccomandasse ai diversi Stati, acciocchè graziassero da ogni colpa e pena, salve però quelle restrizioni, che credessero necessarie, tutti coloro, i quali avevano portate le armi contro gli Stati Uniti, od in qualunque maniera pôrti avessero aiuti al nemico, ordinando, che a ciascuno fossero perdonati gli errori, ch'egli avesse fatti in fin allora; e che tutte le ingiurie, oltraggi e offese che fossero seguite tra i cittadini si rimettessero l'uno all'altro.
Ma i soldati inglesi, i quali in America si ritrovavano, ignari di quelle mene politiche, colle quali si reggono gli Stati, e fieramente crucciati alla ostinata resistenza degli Americani, non si può dire, a quanto sdegno si commuovessero a queste inaspettate risoluzioni dei ministri. Volevan essi l'assoluta conquista e la totale soggiogazione. Non potevano nell'animo loro comportare queste vituperose calate, e che ora con tanta vergogna si ritrattasse, e concedesse ciò, che detto e negato si era primieramente con tanta asseverazione. Aspettavano; e così si era promesso loro, un rinforzo di ventimila compagni, e ricevevano invece i diplomi delle concessioni. Quindi è, che vi furon nel campo delle male parole e dei brutti fatti, avendo alcuni perfino stracciate a furore le insegne che portavano; ed altri, principalmente Scozzesi, lacerate le provvisioni. E se sì fattamente alterati si mostrarono i soldati inglesi alla ricantazione, nissuno non dubiti, che i fuorusciti americani nol fossero molto più. Vedevan eglino ora tutto ad un tratto svanire quelle speranze, che così verdi concette avevano, di potersene come vincitori alle case loro ritornare; e forse alcuni dispettarono per non poter più, come si avevan proposto, esercitar le vendette loro. Con sì poco frutto si travagliava in America dagli agenti inglesi per riconciliarvi gli animi verso l'antica patria, e con tanta efficacia si affaticava il congresso di contrastargli!
Il giorno due di maggio era quello, in cui doveva essere alzata al colmo l'allegrezza degli Americani, e porsi il sigillo della disgiunzione del vasto e possente Impero britannico. Arrivò in quel dì a Cascobay la fregata francese la Sensibile, capitanata dal signor Marignì, stata a bella posta a quest'uopo allestita, e veleggiatrice molto alla leggiera, la quale partita da Brest gli otto marzo vi aveva levato Simone Deane, fratello di Silas, portatore al congresso dei trattati conclusi colla Francia. Oltre di questo recava felici novelle di tutto il continente europeo, e del consenso ora più, che mai stato fosse, universale dei popoli, e dei principi in favore dell'America. Incontanente si convocò il congresso, e, conosciuta la cosa, se contenti e lieti ne fossero, ciascuno sel pensi. Esaminati i trattati, gli ratificarono. Poscia non potendo capir in sè stessi, e trascorrendo oltre i termini della prudenza, siccome soglion fare gli Stati nuovi, i quali per eccessivo desiderio, e per posare colle speranze gli animi degli uomini, dicono spesso, e fanno di quelle cose che non dovrebbero, in ciò diversi dagli Stati vecchi, i quali cauti sempre ed avviluppati non la svertano nemmeno, quando bisognerebbe, spalancarono di tratto ai popoli il tutto non senza disgusto di varj potentati, e massimamente della Spagna, che non avrebbe voluto prima del prefisso tempo scoprirsi. Parlarono nel bando, che mandaron fuori a questo fine, non solo del trattato di commercio concluso colla Francia, ma ancora di quello di alleanza; annunziarono senza rispetto alcuno, che l'Imperadore di Germania, i Re di Prussia e di Spagna si eran determinati a sostenergli; che il Re di Prussia principalmente non avrebbe permesso, che i lanzi levati nell'Assia, e nell'Hanau per esser condotti ai soldi dell'Inghilterra avessero il passo per le terre di sua dependenza, e che sarebbe stato il secondo potentato d'Europa, che riconoscerebbe l'independenza dell'America; che cinquantamila Francesi marciavano sulle coste della Normandia e della Brettagna, e che il navilio della Francia e della Spagna (come se già fossero sicuri dell'intervento di questa) sommava a ben dugento vascelli, pronti a commettere ai venti le vele soccorrevoli all'America. Composero poi e pubblicarono colle stampe una solenne dicerìa molto diligentemente elaborata, sebbene un poco nuova per lo stile avventato e gonfio, e per le cose religiose che dentro vi tramescolarono; ed ordinarono, che tutti i ministri del Vangelo di qualsivoglia setta si fossero, la leggessero nelle chiese ai popoli convenuti per assistere ai divini uffizj. Andarono ricapitolando, e con vivissimi colori dipingendo le vicende dello Stato dai passati anni sin là; la virtù, la fortezza, la pazienza americane; le insidie, l'ingiustizia, la crudeltà, la tirannide inglesi; l'assistenza da Dio visibilmente prestata alla giusta causa loro, e l'antica debolezza, che aveva fatto luogo alla presente sicurtà. Da questa ultima, continuavano, ne nacque, che un altiero e disdegnoso Principe, ed un Parlamento, che gli disprezzavano e proscrivevano, ora calavansi ad offerire condizioni d'accordo. Ma stessero avveduti contro gli agguati di coloro, che non gli avevan potuti vincere; l'intento loro non poter esser dubbio. Perchè andar essi tuttavia razzolando in ogni canto della Gran-Brettagna per far soldati? Perchè andar vezzeggiando, come fanno, ogni tirannello d'Europa per comprarne a danni dell'America gl'infelici schiavi? Perchè aizzar di continuo contro l'innocente America i barbari Indiani? Destassersi, attendessero, riconoscessero l'inganno. Non istessero solo alle speranze delle leghe esterne. Assicurar esse la independenza, non difender la contrada dalla desolazione, non le abitazioni dal sacco, non le donne dagl'insulti e dalle violazioni, non i figliuoli dalla beccheria. Arrovellati dalla non riuscita, esser gl'Inglesi per esercitar la rabbia della non soddisfatta ambizione. Si alzassero perciò, corressero al campo, si accingessero alle battaglie; tempo essere di far tornar in capo al distruggitore la vendetta. Aver esso colmato il sacco delle sue abbominazioni. Ora volere i macchinati eccidj trarre ad effetto. Molto essersi fatto; molto rimanere a farsi. Non aspettassero la pace, finchè un angolo solo dell'America fosse occupato dai nemici. Cacciassergli via da quella terra promessa, da quella terra ove fluivano il latte ed il mele; implorar tuttavia i fratelli loro dall'estreme parti del continente l'amicizia loro e la protezione. Debito loro esser l'aiutargli. Aver quelli fame e sete di libertà. Fessergli partecipi del celeste dono; averne essi dai favorevoli fati la facoltà.
Pubblicarono eziandio quei capitoli del trattato di commercio e d'amicizia, i quali alle cose commerciali si appartenevano, acciò gli abitatori degli Stati Uniti avessero ad uniformarvisi, esortandogli molto infine a tener i Francesi in luogo di fratelli, siccome quelli, ch'eran sudditi ad un gran principe, il quale avendo negoziato cogli Stati Uniti in sui termini della perfetta uguaglianza e dei vicendevoli interessi, si era dimostrato il protettore dei diritti del genere umano.
Ma le allegrezze furono grandi in tutte le parti degli Stati Uniti; ed il nome di Luigi decimosesto era in bocca di tutti. Ognuno lo chiamava il protettore della libertà, il difenditore dell'America, il salvatore della patria. All'esercito poi, il quale tuttavia era accampato a Valle-fucina, le felici novelle furono annunziale con molta solennità, stando i soldati in armi ed in ordinanza.
Erano intanto sul principio di giugno arrivati nelle acque della Delawara i tre commissarj per la pace, Carlisle, Eden e Iohnstone, i quali il giorno nove si ripararono a Filadelfia. Clinton scrisse a Washington la cosa, pregandolo, mandasse un passaporto al dottor Fergusson, segretario dei commissarj, acciò sicuramente potesse recare al congresso le lettere di quelli. Ricusò Washington il passaporto, ed il suo rifiuto fu poscia grandemente approvato dal congresso. In tale occorrenza spedirono i commissarj le lettere per gli ordinarj procacci. Le ricevette il congresso nella sua tornata dei tredici con una lettera di Washington. Furono lette sino a certe parole della lettera indiritta ad Enrico Laurens, presidente del congresso. Ma, udite quelle, si levò dentro un romore incredibile, vociferando molti, non doversi procedere più oltre, stantechè erano ingiuriose al Re di Francia. Le parole eran quest'esse: _Noi non possiamo far di meno di notare la insidiosa interposizione di un potentato, il quale stato è fin dal bel principio dello stabilimento di queste colonie mosso da nimichevoli mire alle due parti; e nonostanti le date patenti, e le presenti forme delle offerte francesi all'America settentrionale, egli è notorio, che queste furon fatte, perciocchè s'era presentito, ch'era entrato nei consiglj della Gran-Brettagna il disegno di un amichevole componimento, ed a fine di prevenire la riconciliazione, e questa distruggitrice guerra prolungare._ Dopo molto contrasto sostarono, aggiornando la cosa all'indomani. Le contese, ed i dispiaceri non furon pochi anche nei giorni seguenti. Finalmente, avendo da un canto colla precedente contesa dimostrato il rispetto, che all'alleato loro portavano, e dall'altro avvisandosi benissimo, ch'era miglior partito il rispondere, perchè molte cose si sarebbero potute dire atte a persuader i popoli, a non piegarsi alle profferte inglesi, quandochè lo starsi avrebbe fatto nascere mali umori con molto pregiudizio degli Stati, si deliberarono a leggere i dispacci dei commissarj. Consistevan essi nella lettera scritta dai medesimi al presidente del congresso, ed in una copia sì del mandato loro, come delle ultime provvisioni del Parlamento. Nella lettera loro offerivano i commissarj più, che non avrebbe abbisognato per intepidire gli animi degli Americani, e per ottenere la pace nel primi tempi della querela, e meno di quello che sarebbe stato necessario per ottenerla ai presenti. Si sforzarono di persuadere gli Americani, che le condizioni dell'accordo erano non solo favorevoli, ma ancora sicure, e di tale qualità, che le due parti venivano a sapere, come avessero a vivere insieme, e che si salderebbe tra di loro, e terminerebbe l'amicizia, come si conviene fare a due, che vogliono viver chiari, ed osservanti l'uno all'altro. Si avessero a deporre le armi, sì per terra che per mare; si ristorerebbe il libero commercio; si ravviverebbe la vicendevole affezione; si rinnoverebbero i comuni beneficj del cittadinatico fra le diverse parti dell'Impero; si concederebbe al traffico tutta quella libertà, che i rispettivi interessi delle due parti richiederebbero; si gradirebbe, che nissuna forza militare sarebbe fatta stanziare nei diversi Stati dell'America settentrionale senza il consenso del congresso generale, o delle particolari assemblee; si concorrerebbe nei mezzi neccessarj per liberar l'America dai debiti, e per rialzare il credito ed il valore dei biglietti; per istabilire meglio in futuro le cose loro si facesse una reciproca deputazione di uno, o di più agenti dai differenti Stati, i quali avrebbero e seggio, e voce nel Parlamento della Gran-Brettagna, o se mandati dalla Gran-Brettagna, avessero seggio, e voce nelle assemblee dei differenti Stati; e ciò a fine, che attendessero ai diversi interessi dei mandatori loro; e brevemente si stabilirebbero le facoltà delle rispettive assemblee, di modochè regolassero le rendite, siccome pure le cose civili e militari; esercitassero una perfetta e libera facoltà di legislazione e di governo interno, inguisachè gli Stati britannici della settentrionale America operando, sì in pace che in guerra, con quei d'Europa, sotto il medesimo sovrano irrevocabilmente godessero tutti quei privilegj, che stessero al di qua di una totale separazione d'interessi, e potessero con quell'unione di forza consistere, dalla quale dipende la sicurezza della religione e della libertà britanniche. In ultimo annunziarono i commissarj il desiderio loro di convenire, o con tutto il congresso, o con qualcuni mandati da lui alla Nuova-Jork, o a Filadelfia, o a Jork-Town, od in qualunque altro luogo che il congresso proponesse. In tale modo per terminare una guerra già molt'oltre proceduta largheggiavano nelle condizioni coloro, i quali prima, e sul principio di essa, volevano l'assoluto sottoponimento dell'America.
Intanto cominciossi nel congresso a consigliare della somma delle cose. Le discussioni che vi seguirono, furono assai lunghe; non già che volessero porsi giù dall'independenza; perciocchè a questo partito nissuno inclinò, ma sibbene intorno il modo della risposta da farsi ai commissarj. Furono molte cose parlate, e ventilata la materia sino ai diciassette del mese. In questo dì rispose brevemente, e con molta gravità il congresso, già fatto sicuro pei prosperi successi della guerra, e per l'accostamento della Francia, dal quale sì grandemente erano aumentate le cose sue, che gli atti del Parlamento britannico, il mandato stesso dei commissarj, e le lettere loro al congresso supponevano, che i popoli degli Stati Uniti fossero sudditi alla Corona della Gran-Brettagna, e che del tutto si fondavano sulla dependenza, la quale a patto nissuno ammettere si poteva; che pure desideravano la pace, nonostanti le inique cagioni, dalle quali aveva avuto origine la guerra, e la barbarie, colla quale era stata esercitata; ch'eran pronti a praticare di un trattato di pace e di commercio, purchè fosse ai trattati di già esistenti consentaneo, e che il Re della Gran-Brettagna dimostrasse un sincero desiderio in questo proposito, del quale nissun'altra pruova avrebbero ammesso fuori di quella dell'espresso riconoscimento dell'independenza, e del ritrarre dalle terre degli Stati Uniti le armate e gli eserciti. Aggiunsero, che quest'erano le condizioni, con le quali sole erano contenti di convenire. Così gli Americani, tenaci nel proposito loro, determinarono di seguitar piuttosto la propria, e la fortuna francese, quella provata, questa fresca, che la inglese già stanca e sbattuta; e, lasciati i pensieri quieti, si voltarono del tutto alla guerra.
In tal modo furono tagliate le pratiche d'accordo, e vennero meno le speranze, che in Inghilterra si erano concette intorno il negoziato della riconciliazione; nel quale se gl'Inglesi concedevano dopo ch'era trascorsa la occasione, gli Americani molto opportunamente negarono. Imperciocchè, quantunque non si possa di sicuro affermare, che questo fosse un lacciuolo teso dai primi a fine di snodar i secondi tra di loro e dalla Francia, la qual cosa ottenuta, ne avrebber fatto poscia il voler loro, certo è bene, che gli Americani dopo le fatali ire e le crudeli battaglie, dopo gli stupri, i rubamenti e le arsioni innumerevoli, non potevano non dubitare, che i ministri britannici non andassero a malizia, e non volessero usar fraude. La ferita era insanabile, e l'amicizia non si poteva ristorare. La qual cosa era evidente agli occhi di tutti, ed il parere voler credere il contrario, doveva necessariamente dar sospetto d'insidia, e che diversi avessero a riuscire i fatti da quello che risuonavano le parole. Chiunque considera attentamente la lunga tela degli avvenimenti, la quale fin qui abbiamo ordito, troverà, che gli Americani furono ogn'ora costanti nel proposito loro; gl'Inglesi voltabili, incerti e titubanti. Quindi non dee far maraviglia, che quelli abbiano trovato nuovi amici, e questi non solo perduto abbiano gli antichi, ma di più sperimentatigli nemici in quel punto stesso, in cui e meno potevano nuocere loro, e maggior danno riceverne. I risoluti consiglj prevengono altrui; gl'incerti lascian sopraffare.
Ma non istando i Capi americani senza apprensione, che le imbasciate dolci e le larghe concessioni nuovamente avute dall'Inghilterra, e le arti segrete, che i commissarj userebbero, non operassero efficacemente nelle menti dei più impazienti cittadini, con tutto che il congresso altra risposta non avesse voluto dare fuori di quella, che poco sopra è stata raccontata, adoperarono in modo, che molti scrittori popolani la causa americana, e la risoluzione ultimamente presa dal congresso difendessero. Al che fare tanto più volentieri si accostarono, quanto che i commissarj inglesi, vedutisi caduti dalle speranze di poter far frutto appo il congresso, si eran volti a voler persuadere con dicerìe stampate, e largamente sparse nell'universale dei popoli, che l'ostinazione del congresso era quella che traeva al precipizio l'America, allontanandola dagli antichi amici, e dandola in preda all'inveterato nemico. Dal qual procedere dei commissarj un nuovo argomento cavarono i libertini per avvertire i popoli, e convincergli delle insidie e delle soperchierie inglesi. Fra gli scrittori loro merita particolar menzione Drayton, uno dei deputati della Carolina Meridionale, uomo di chiaro sapere, il quale con accomodate scritture, che si facevano nei diarj pubblici stampare, si andò affaticando, e non senza molto probabili ragioni, per dimostrare, che siccome già avevano gli Stati Uniti concluso un trattato colla Francia, come Stati independenti, ed a questo istesso fine di mantener la independenza, il trattar ora coi commissarj sul supposto della dependenza sarebbe un contaminare quella sincerità e generosità dalla quale le operazioni loro dovevano essere accompagnate, un farsi stimare un fedifrago ed infame popolo, ed un perder per sempre ogni speranza di forestieri aiuti; mentre che da un altro lato si troverebbero intieramente nella balìa posti di coloro, i quali finallora ogni fraude usato avevano, ogni crudeltà esercitata contro di loro. E stante che gli accordi fatti coi commissarj non avevano ad esser determinativi, ma abbisognavano ancora della ratificazione, chi gli assicurava, fossero il Re, i ministri, il Parlamento per ratificare? E quando ratificassero, come poter esser certi, che un nuovo Parlamento non fosse per disfare tutta l'opera loro? Si ricordassero, quest'essere quel nemico cotanto infido, cotanto crudele, cotanto frodolento. E come poter credere non dormirci dentro lo scorpione, quando si considera, che i commissarj ci mettevano chiaramente di bocca, più larghe condizioni offerendo, che non concedevano il mandato loro e gli atti stessi del Parlamento? In cotal modo redarguivano i libertini le promesse, le profferte e gli argomenti dei commissarj di modo, che questi non approdarono in alcuna cosa, e ne restò il negozio della concordia imperfetto.
Ma se qualche speranza di prospero successo del presente negoziato fosse rimasta, questa avrebbe intieramente distrutta il votare, che fecero gl'Inglesi in questo medesimo tempo la città di Filadelfia, l'acquisto della quale aveva costato tanto sangue, ed una guerra di due anni. Temendo i ministri inglesi di quello che avvenne, cioè che una flotta francese arrivasse molto per tempo nella Delawara, e ponesse in grandissimo pericolo l'esercito britannico, che alloggiava in Filadelfia, ed avendo anzi stabilito di portar la guerra nelle province meridionali, e mandar una parte delle genti a difender le Antille dagl'insulti del nuovo nemico, il che molto avrebbe scemato l'esercito rimasto nel continente, avevano per mezzo del commissario Eden inviato ordine a Clinton, perchè abbandonasse immediatamente quella città e si riparasse alla Nuova-Jork. Questa risoluzione, la qual era non che prudente, necessaria, apparì però come piena di timore agli occhi degli Americani, e non poteva non nuocere grandemente al successo delle pratiche di concordia. Che bisogno avevano gli Americani di venirne a patti, quando gl'Inglesi, cedendo, inferiori all'armi loro si dimostravano? Comunque ciò sia, Clinton si apparecchiava a mandar ad effetto quello che il governo gli aveva comandato. E siccome prevedeva, che a recarsi per la via di terra alla Nuova-Jork gli era mestiero traversare la Nuova-Cesarea, paese per le ragioni nei precedenti libri raccontate diventato molto avverso, e dalla lunga guerra consumato, e perciò avrebbe difettato di vettovaglie, così prima di partirsene da Filadelfia, ne aveva ammassato a dovizia, e postele sopra un numerosissimo carreggio. Egli è vero, che essendo l'armata di lord Howe in pronto nell'acque stesse della Delawara, si avrebbe potuto trasportare l'esercito per la via del mare alla Nuova-Jork; della qual cosa dubitavano gli Americani, e ne stava Washington molto sospeso. Ma forse le difficoltà e la lunghezza dell'imbarco, ed il timore d'incontrare per quelle piagge l'armata francese molto più gagliarda, stornarono i Capi inglesi dal seguir questo partito. Per la qual cosa fattisi e dal canto di Clinton, e da quello di Howe i necessarj apparecchiamenti, la mattina dei 28 giugno per tempissimo tutto l'esercito inglese varcò la Delawara, e navigato un tratto all'ingiù, sen andò ad arripare alla punta di Gloucester sulle terre della Nuova-Cesarea. Poco stante marciava con tutti gl'impedimenti verso Haddonfield, dove arrivò lo stesso giorno.