Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3
Part 2
Era il generale Saint-Clair preposto alla custodia della Fortezza di Ticonderoga con un presidio di tremila soldati, dei quali un terzo erano milizie delle province settentrionali. Ma mancavasi di molte cose necessarie alla difesa, soprattutto di armi, particolarmente di baionette tanto necessarie per ributtar il nemico, che tentasse di salire sulle mura. Essendo comparsa l'ala dritta dell'esercito britannico condotta da Philipps ai due di luglio sul fianco sinistro della Fortezza, Saint-Clair, o perchè fosse egli stesso troppo debole per difender tutte le pendici, o che credesse il nemico meno forte di quello ch'egli era veramente, fe' votare tutti quei ripari, che si erano fatti sulle rive dell'emissario del lago Giorgio sopra Ticonderoga. Il che eseguirono i suoi prestamente, non senza però aver prima guasto ed arso ogni cosa, e massimamente i mulini da segare. Philipps, usando la occasione, s'impadronì, senza che gli assediati alcun motivo facessero per disturbarnelo, di un posto di molto momento chiamato il Mount-Hope, o monte Speranza, dal quale non solo signoreggiava da sopraccapo le fortificazioni loro, ma ancora tagliava loro affatto la via da Ticonderoga al lago Giorgio. Occupato il monte Speranza, tutta quella schiera inglese, ch'era passata sulla riva occidentale del Champlain, si distese da quel monte a questo lago, di maniera che tutto il fianco della Fortezza, che guarda verso maestro, era investito, e la via serrata per la parte di terra. La schiera tedesca guidata da Reidesel, la quale aveva camminato sulla riva orientale del lago, era giunta anch'essa sotto le mura della Fortezza, e stava alloggiata a Three-Mile's-point distendendosi dalla riva del lago, ed essendo attelata dietro il monte Independenza sino all'East-creek. Di là poteva essa facilmente, procedendo più avanti, occupare quello spazio di terra, ch'è frapposto tra l'East-creek ed il South-river, o sia il Wood-creek; ed in tal modo serrare affatto il passo agli Americani sulla destra riva del Wood-creek medesimo, per la quale si ha la via a Skeenesborough. Ma il posto di maggior importanza da pigliarsi dagl'Inglesi quello era del monte Diffidenza, il quale sta a ridosso, e signoreggia tutta la Fortezza. E certo era, che, occupato questo e condottevi le artiglierie, la guernigione doveva o votar precipitosamente la Fortezza, o venirne ai patti. Fu il monte Diffidenza attentamente esplorato dai generali inglesi, i quali vennero in isperanza, sebbene credessero ciò non potersi senza molta fatica e difficoltà eseguire, di potervi salire e piantarvi in cima le artiglierie. Dal detto al fatto si misero all'opera, e con tanto studio lavorarono nello sterrare e spianare, che il giorno cinque era fatta la via e montati i cannoni, di maniera che all'indomani si poteva dar la batteria. Il presidio non s'ardì mai di saltar fuori per noiar gli assedianti nell'opere loro, ed impedire o almeno ritardare i lavori dell'oppugnazione. Trovavansi adunque in grandissimo pericolo di avere di corto chiuse tutte le strade alla ritirata. S'accorgevano benissimo, che, perduto il monte Diffidenza, Ticonderoga non aveva più rimedio; e che non potevano sperare di far una breve, non che una lunga resistenza. L'unica via allo scampo, che rimaneva loro, era lo stretto passo tra l'East-creek ed il Wood-creek, che Reidesel poteva chiudere ad ogni momento. In questo stato di cose Saint-Clair, chiamati a Dieta i Capi del presidio, ed esposto loro il vicino pericolo che correvano, i progressi fatti dal nemico, e l'imminente chiusura da tutte le parti, richiedevagli, se paresse loro bene, si votasse tostamente la Fortezza. Tutti opinarono del sì. Nessuno non potrà negare, che questa deliberazione della Dieta militare di Ticonderoga non sia stata necessaria; poichè oltre i progressi fatti dal nemico nella circonvallazione, il presidio era sì debole, che non poteva difendere la metà delle fortificazioni, e sarebbe stato fra breve tempo totalmente dall'incomportabile fatica oppresso. Rimanendo si perdeva e la Fortezza ed il presidio; partendo, quella si perdeva solamente, e questo si poteva condurre a salvamento. Sapeva ancora Saint-Clair, che Schuyler, il quale si trovava a quei dì al Forte Edoardo, non aveva forze sufficienti da difendere sè, non che da poter soccorrer gli altri. Ma quello, del che non si è mai addotto, nè che presso nessuno ha trovato scusa, si è, che giacchè i generali americani conoscevano sè stessi impotenti a difender la Fortezza, non l'abbiano più tostamente, e nel buon dì abbandonata. La qual cosa, se avessero eseguita, e la ritirata sarebbe stata sicura, e le bagaglie, le munizioni e le armi avrebbero potuto tutte trasportarsi in salvo. Che se poi erano essi ingannati intorno la forza del nemico esercito, e molto più debole lo riputavano di quello ch'era, ciò dimostrerebbe pure una imperizia nell'arte della guerra, che non si potrebbe abbastanza biasimare.
Ma tornando al filo della storia, i Capi americani, fatta la risoluzione, si fecero ad eseguirla. La notte dei cinque si mettevano all'impresa. Saint-Clair guidava l'antiguardo, il colonnello Francis il retroguardo. Ordinavano ai soldati, procedessero con grandissimo silenzio, e portassero seco panatica da logorare per otto giorni. Imbarcaronsi a molta fretta su dugento battelli, che stavano apparecchiati, e su cinque bastarde tutti i soldati invalidi, le suppellettili dell'ospedale, e di munizioni e d'artiglierie tutte quelle che per la brevità del tempo fu permesso; le rimanenti si guastarono, o chiodarono. Montò sulle navi per guardia il colonnello Long col suo reggimento ed alcuni soldati scelti. Allo stendare si spegnevano i lumi. Queste cose si facevano con grand'ordine dentro Ticonderoga, non senza qualche confusione al monte Independenza. Si passava parola, andassesi a far la massa generale a Skeenesborough, le navi procedendo pel Wood-creek, la gente da terra per la via di Casteltown sulla destra riva di quella fiumana. Usciva alle due della mattina da Ticonderoga Saint-Clair, seguivalo alle quattro Francis. Gl'Inglesi non si addavano, ed ogni cosa procedeva prosperamente. Ma in questo mezzo tempo il fuoco appiccato ad una casa sul monte Independenza subitamente rischiarò l'aria all'intorno. Ciò diè avviso al nemico, e gli discoperse tutto quello che succedeva. Gli Americani, conosciuta la cosa, si sgomentarono e disordinarono. Procedettero ciò nondimeno, sebbene all'inviluppata, sino ad Hubbardton, dove fecero alto per pigliar riposo, e raccorre gli smarriti. Ma intanto gli Inglesi non istavano a bada. Frazer coi soldati leggieri, i granatieri ed alcune altre compagnie di corridori gli seguitava per terra, prendendo il cammino sulla destra della fiumana. Veniva dietro velocemente co' suoi Brunswicchesi Reidesel, sia per riunirsi con Frazer, sia per operar da sè secondo le occasioni. Burgoyne si determinò di far il perseguito in persona per la via del fiume. Ma per poter ciò fare era mestieri disfar prima lo stecconato, e poscia il ponte che avevano gli Americani construtto davanti Ticonderoga. Posero tosto i marinari ed i guastatori inglesi la mano all'opera, ed in men che non si potrebbe credere, questi congegnamenti, che tanta spesa e tanta fatica costato avevano, furono distrutti. Entrarono adunque le navi di Burgoyne, e con grandissima rattezza procedettero pel Wood-creek in cerca del nemico. Non si sostava nè per la via di terra, nè per quella dell'acqua. Alle tre dopo mezzodì l'antiguardo inglese composto delle navi più leste arrivò poco distante dalle cascate di Skeenesborough, ed attaccò la battaglia colle bastarde americane. In questo mezzo tre reggimenti furon posti a terra nel South-bay, che è il sinistro ramo del Wood-creek, acciò, valicata una montagna con molta celerità, riuscissero alle spalle del nemico superiormente in sul Wood-creek medesimo, distruggessero le fortificazioni di Skeenesborough, e gli tagliassero in tal modo la strada verso il Forte Anna. Ma gli Americani, fuggendo a rotta, prevennero il disegno. Sopraggiunte poi le fregate inglesi sopraffecero le bastarde nemiche, le quali già a mala pena potevano dalle navi sottili difendersi. Due si arrendettero, tre arsero. Si disperarono gli Americani. Posto fuoco ai Forti, ai mulini, ai battelli, e guastato ciò che ardere non potevano, fuggirono alla spezzata, e precipitosamente pel Wood-creek, ricoverandosi al Forte Anna. Gravissima fu la perdita loro; conciossiachè i battelli fossero carichi di bagaglie e di munizioni troppo necessarie al sostentamento loro, od all'esercizio della guerra.
Nè migliore era la condizione di quelle genti, che si ritiravano per la via di terra. Era la vanguardia condotta da Saint-Clair pervenuta a Casteltown, distante a trenta miglia da Ticonderoga, e a dodici da Skeenesborough; la dietroguardia, sotto gli ordini dei colonnelli Warner e Francis, s'era fermata la notte de' sei in Hubbardton a sei miglia più sotto di Casteltown verso Ticonderoga. Alle cinque della mattina dei sette arrivavano a furia le genti inglesi condotte da Frazer. Occupavano gli Americani un forte luogo, e facevano sembiante di volersi difendere. Frazer, ancora che inferiore di forze, e confidatosi molto nel valore de' suoi, sperando fosse vicino il soccorso di Reidesel, e temendo, se indugiasse, si difilassero gl'inimici, non esitò punto a dar dentro. La battaglia fu lunga e sanguinosa. Gli Americani condotti e confortati da Capi valorosi menavano le mani aspramente. Gl'Inglesi combattevano anch'essi con molta ostinazione. Vi furono molte inondazioni dal cacciar degli uni, e dal rincacciar degli altri. Gl'Inglesi incominciavano a balenare, e si disordinavano. Ma i Capi di nuovo gli rannodavano. Davan mano alle baionette, e con molta foga si avventavano contro gli Americani. Questi cominciavano a rompersi. In questo forte punto sopraggiungeva Reidesel colla testa della sua colonna composta di corridori e d'alcuni granatieri. Senza metter tempo in mezzo gli conduceva alla battaglia. Gli Americani sopraffatti dal numero si diedero da ogni parte alla fuga, abbandonando Francis, il quale combattendo valorosamente morì. Lasciarono sul campo dugento soldati uccisi con molti uffiziali. I prigionieri furono altrettanti o più, tra i quali il colonnello Hale. Si credette, i feriti aver sommato a ben seicento, tra i quali molti miserabilmente perirono nelle selve privi di ogni soccorso. Dei regj morirono o furono feriti meglio che cento ottanta. Avute Saint-Clair le novelle della rotta del Warner, e sentiti anche da un uffiziale delle bastarde, arrivato in quel punto, i disastri di Skeenesborough, temendo, non gli fosse tagliato il ritorno al Forte Anna, si voltò con gran rattezza a sinistra, inselvandosi; incerto, se dovesse ripararsi nella Nuova-Inghilterra e ne' luoghi superiori del Connecticut, od al Forte Edoardo. Ma raccozzatosi due giorni dopo a Manchester colle restanti genti di Warner, e raccolti i fuggiaschi s'incamminò al Forte Edoardo per ivi congiungersi col generale Schuyler.
Mentre queste cose si facevano sulla sinistra, i capitani inglesi determinavano di cacciar gli Americani dal Forte Anna, posto più in su verso le fonti del Wood-creek. Vi mandarono a questo fine il colonnello Hill da Skeenesborough, e per aiutarlo nella sua mossa faticarono con ogni industria di far passare i battelli sopra le cascate di Skeenesborough, affine di poter assalire il Forte anche per la via dell'acqua. Sentendo poi che gli Americani vi stavano dentro molto grossi, mandarono in soccorso dell'Hill il brigadier Powell con due reggimenti. Il colonnello americano Long, scampato dall'eccidio delle navi con molti de' suoi, comandava al presidio del Forte Anna. Avuto lingua, che i nemici s'approssimavano, saltò fuori e corse molto gagliardo contro gl'Inglesi. Si difendevano questi animosamente. Già gli Americani gli accerchiavano. In tanto pericolo Hill ordinava a' suoi, pigliassero tosto un luogo più forte. La qual cosa eseguirono in mezzo gli spessi e forti assalti dei repubblicani con molto ordine e coraggio. Sostenevano la carica con mirabile costanza; gli Americani instavano ferocemente. Il conflitto durava già ben due ore, e pendeva incerta la vittoria. Ma gli Americani udivano in questo punto le grida terribili dei Barbari, che si avvicinavano; e saputo altresì, che già erano vicine le schiere di Powell, abbandonatisi, si ritirarono al Forte Anna. Nè qui credendosi sicuri, arsa prima e distrutta ogni cosa, si ricoverarono al Forte Edoardo, posto sul fiume del Nort. Già si trovava in questo luogo Schuyler, ed il giorno dodici vi arrivò Saint-Clair colle reliquie del presidio di Ticonderoga. Nè si potrebbero sì di leggieri descrivere le fatiche e gli stenti, ch'ebbero queste genti a sopportare per la mancanza delle provvisioni e delle vestimenta, e pei tempi avversi nel cammin loro da Casteltown sino al Forte Edoardo. Quivi dopo l'arrivo di Long e del Saint-Clair, siccome dei fuggiaschi, che arrivavano alla spezzata, sommavano le genti americane a poco più di quattromila soldati, incluse le milizie. Difettavano di ogni bisognevole, e ancor più di coraggio, sconfortate dalle recenti sconfitte. Perdettero gli Americani in tutte le descritte fazioni cento vent'otto pezzi di artiglierie con una quantità maravigliosa di munizioni da bocca e da guerra, e particolarmente di farine, che furon trovate in Ticonderoga e nel monte Independenza. Tutta la contrada all'intorno poi si era grandemente impaurita a tante disgrazie, e gli uomini cercavano generalmente piuttosto di provvedere alla propria sicurezza, che non a correre in ajuto della pericolante patria.
In così grave frangente Schuyler non ometteva nissuna di quelle diligenze, che ad un buon capitano, e ad un ottimo cittadino si appartenevano. Già si era, quando il nemico s'ingrossava a Skeenesborough, ingegnato d'interrompere con ogni sorta d'impedimenti la navigazione del Wood-creek da quel luogo sino al Forte Anna, dove cessa il medesimo di esser navigabile. Dal Forte Arma poi sino a quel d'Edoardo (distanza non maggiore di sedici miglia), la contrada è di per sè stessa orribilmente aspra, deserta e selvaggia; il suolo rotto ed ineguale tramezzato da spessi torrenti, e da profonde e larghe paludi. Non mancava Schuyler di render per arte ancor più difficile al nemico quel passaggio, che la natura stessa pareva aver voluto con ogni maniera di più gravi ostacoli proibire. Faceva tagliate, guastava i sentieri, rompeva i ponti, atterrava spessi alberi e grossi, e gli collocava di lungo e di traverso coi rami intralciati qua e là nei luoghi di passo, sicchè quella solitudine già di per sè stessa tanto orrida, era diventata pressochè impenetrabile. Nè qui si ristava l'industria del generale americano. Faceva sgomberare a luoghi più lontani il bestiame, e dal Forte Giorgio trasportar all'Edoardo a molta fretta le munizioni e le bagaglie, delle quali le sue genti sì fattamente abbisognavano, ed acciò non venissero in mano del nemico. Instava poscia caldamente, perchè si mandassero a congiungersi con lui tutti i reggimenti di stanziali, che nelle vicine province si ritrovavano; e faceva spesse e forti chiamate alle bande paesane della Nuova-Inghilterra, e della Nuova-Jork. Nelle vicinanze poi del Forte Edoardo e della città di Albanìa nulla lasciava d'intentato per far genti; nel che faceva molto frutto, avendo egli presso quei popoli grandissima dependenza. Finalmente per ritardar il nemico pensava di dargli gelosia sul suo fianco sinistro; e perciò mandò il colonnello Warner col suo reggimento ad alloggiar nello Stato di Vermont, comandandogli, facesse correrìe verso Ticonderoga, e raccogliesse le milizie del paese. Brevemente attese Schuyler per ogni verso ad attraversar il cammino all'inimico, ed a difficultargli l'impresa.
Mentre in tal modo si travagliava dalla parte degli Americani, per tenere il nemico ai passi in su quei luoghi aspri e selvaggi, si arrestava Burgoyne a Skeenesborough, sia per la difficoltà dei luoghi, sia per aspettare giungessero le tende, le bagaglie, le artiglierie e le vettovaglie cotanto necessarie, prima d'ingolfarsi in quelle catapecchie disabitate. A questo tempo erano i Burgoniani talmente ordinati, che la dritta occupava i poggi di Skeenesborough, avendo sull'estremità dell'ala le genti d'armi del Reidesel, la sinistra composta di Brunswicchesi alloggiava sulla riviera di Casteltown, la brigata di Frazer formava la battaglia tra l'una e l'altr'ala. Il reggimento degli Essiani di Hanau stanziava alla testa dell'East-creek per proteggere contro le correrìe del Warner il campo di Casteltown, ed i battelli sul Wood-creek. Si lavorava intanto indefessamente a tor via gli ostacoli su di questa fiumana, e così ancora delle strade per al Forte Anna. L'intendimento di Burgoyne era, che il grosso dell'esercito, traversata la solitudine del Forte Anna, si recasse al Forte Edoardo, mentre un'altra banda da Ticonderoga, presa la via del lago Giorgio, ed impadronitasi del Forte di questo nome, ch'è piantato all'estremità superiore di quello, venisse ad accozzarsi al Forte Edoardo. Acquistato il Forte Giorgio, gli arnesi da guerra e le munizioni dovevano condursi per la via del lago di questo nome, essendovi la navigazione più facile e più spedita, che per il Wood-creek, ed avendovi una carreggiata dal Forte medesimo sino a quello d'Edoardo. Così si travagliava da ambe le parti, gl'Inglesi credendosi sicuri della vittoria, gli Americani con poca speranza di migliorar fortuna.
La vittoria di Ticonderoga, ed i seguenti prosperi successi di Burgoyne, siccome riempirono di stupore e di spavento le province americane, così a somma allegrezza commossero generalmente i popoli della Gran-Brettagna. Delle quali cose, come prima vi si ebbe notizia, se ne fecero grandi feste e rallegramenti in Corte, ed appo tutti coloro, che la illimitata soggezione dell'America desideravano. Già tutti formavano tra sè altissimi concetti, e credevano la vittoria certa, il fine della guerra vicino. Riputavasi, esser cosa impossibile, gli Americani si riavessero, non solo per le gravi perdite d'uomini, d'armi e di munizioni, che fatte avevano, ma eziandio per quelle del coraggio e della riputazione, che nelle guerre altrettanto giovano, e forse più delle armi stesse. Quindi le antiche note di codardìa si rinnovellavano dai nemici loro; ed i parziali stessi molto rimettevano della estimazione loro verso i coloni. Poco mancava, non gli sentenziassero indegni di difendere quella libertà, della quale tanto si gloriavano. I ministri si facevano belli de' lieti eventi, ed andavano empiendosene la bocca per tutta la Corte. Tutti gli lodavano; chiamavasi la loro ostinazione, costanza; i disegni, che temerarj parevano, ora pieni di prudenza stati essere stimavansi; e la pertinacia loro a non volere dar udienza a nissuna proposta di composizione, avvisavasi essere stata lodevole gelosia degl'interessi del regno. Essendo stati i consiglj guerreschi dei ministri favoriti da successi tanto felici, anche la maggior parte di coloro ch'erano fin là stati autori di concordia, spiegavano tutte le vele al vento sì prospero della fortuna, e parevano desiderar meglio la sottomessione, che l'accordo.
Ma in America la perdita dei laghi e di quella Fortezza, che si riputavano le sicure chiavi degli Stati Uniti, fu tenuta altrettanto più grave, ch'ella era inaspettata; poichè i popoli universalmente, il congresso, ed il generale Washington medesimo si erano dati a credere, che l'esercito britannico del Canadà fosse più debole, e quello di Schuyler più gagliardo di quello ch'erano veramente. Avvisavano massimamente, che col presidio lasciato in Ticonderoga, quella Fortezza fosse posta in sicuro stato. S'incominciò a lacerar la fama degli uffiziali dell'esercito del Nort, ma soprattutto di Saint-Clair. Lo stesso Schuyler, esperto capitano però e cittadino integerrimo, il quale, se già da lungo tempo serviva, da lungo tempo ancora non gradiva, non andò esente dalle maldicenze. Quelle lingue serpentine, massimamente della Nuova-Inghilterra, che come amico ai Jorchesi non lo amavano, lo laceravano aspramente. Il congresso per onor delle armi sue, e per soddisfar ai popoli decretò, si ricercasse la condotta degli uffiziali, e si mandassero loro incontanente gli scambj. Fatta la ricerca, furono assoluti; gli scambj sospesi per intercessione di Washington. Ma una cosa, che dee far non poca maraviglia, questa si è, che in tanta malvagità della fortuna, nissuna inclinazione si manifestasse tra gli Americani per calare agli accordi. Nissun maestrato nicchiò; fra i particolari nissuno, o pochi, e questi la maggior parte persone rigattate, e uomini di scarriera.
Intanto il congresso temendo, che le infauste novelle, arrivate che fossero in Europa, nuocessero a quelle pratiche, che già si erano introdotte alla Corte di Francia, e riguardando più, come si suol fare, all'interesse della propria causa, che all'onore de' suoi capitani, pretendendo colore di viltà e d'imperizia in Saint-Clair alla verità delle cose, aveva mandato speditamente dicendo a' suoi mandatarj, andassero insinuando, che tutta la colpa era di quello, il quale con cinquemila uomini di presidio, fornitissimi di ogni cosa, non aveva saputo difendere una Fortezza quasi inespugnabile. Che del rimanente stavano essi forti, ed ogni studio ponevano nel riparare ai sofferti danni.
Washington, il quale in questo così gran sinistro dimostrò, come in tutti i precedenti, una grande costanza, era tutto intento a' rimedj, ed a fermare lo stato della tremante repubblica, rinforzando e provvedendo l'esercito di Schuyler. Le artiglierie e le munizioni si spedivano dal Massacciusset. Il generale Lincoln, uomo di molta dependenza nella Nuova-Inghilterra, vi fu mandato per far correr sotto le insegne le milizie. Arnold accorreva anch'esso, e speravasi, che l'ardir suo fosse per ispirar nuovo ardire alle scoraggiate genti. Il colonnello Morgan, uomo, come abbiam veduto, di smisurato valore, vi si avviava col suo reggimento di cavalleggieri. Tutti questi modi, siccome opportunamente ritrovati, così anche efficacemente usati, operavano i soliti effetti. Gli Americani ripigliavano grado grado il coraggio, e l'esercito si andava ingrossando.
In questo mezzo tempo Burgoyne con somma contenzione si affaticava nell'aprir la via del Forte Anna al Forte Edoardo. E contuttochè tutto l'esercito con grandissimo ardore si adoperasse in questa bisogna, i progressi che si facevano, erano molto tardi. Tanti erano gl'impedimenti, che la natura e l'arte avevano frapposti. Oltrechè e' faceva di mestiero ripulir le strade dagli alberi atterrati, bisognò ancora edificare da quarantotto ponti tutti nuovi, e rassettarne de' vecchi. Tanto penò l'esercito a valicar questo piccolo spazio, che non potè toccare le rive dell'Hudson nelle vicinanze del Forte Edoardo, se non il dì 30 di luglio. Gli Americani, sia perchè erano troppo deboli a poter resistere, sia perchè il Forte Edoardo era piuttosto una rovina inutile, che un difendevole riparo, e sia finalmente perchè temevano, che il colonnello Saint-Leger, superato il Forte Stanwix, non scendesse per la sinistra riva del fiume dei Moacchi sino all'Hudson, e così tagliasse loro la via al ritorno, si ritirarono più sotto a Still-water, dove attendevano a fortificarsi. Nel medesimo tempo abbandonarono il Forte Giorgio, arse prima tutte le navi, che tenevano sul lago dello stesso nome, e rotta in varj luoghi la carreggiata, che da quello guida al Forte Edoardo. In tal modo la via di Ticonderoga pel lago sino a questo Forte diventò affatto libera dalla presenza dei repubblicani. Gl'Inglesi giunti sulle rive dell'Hudson, e viste le sue acque, le quali erano state per tanto tempo l'oggetto delle speranze loro, e per arrivare alle quali tante fatiche sopportate avevano, e tanti pericoli corsi, si rallegrarono grandissimamente, e già si promettevano tutte le cose prospere dalla fortuna.