Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Part 16

Chapter 161,914 wordsPublic domain

«Io non credo già, signori miei, e cittadini amantissimi, che in questo solenne dì, in cui dee pigliar principio, od il subito ristoramento, o l'irreparabile rovina di questa nobilissima patria, ricercare da noi si debba, se abbiano i presenti ministri a continuare ad indirigere in sì perigliosa fortuna la sbattuta nave, ovvero se se ne debba ad altri commettere il timone. Altre più gravi cure debbono, se l'opinione mia non m'inganna, le menti vostre, e tutti i pensieri occupare. Imperciocchè, qualunque essi siano questi ministri, dei quali odo mormorarsi all'intorno, se noi abili siamo al far oggidì un'accomodata risoluzione, non dubito punto, che saranno pur anche essi capaci a farla a buono ed utile fine riuscire. Ma se noi, persistendo nei consiglj, che ci hanno in queste fatali strette impacciati, aggiungiamo agli errori antichi un nuovo errore, nè questi nè altri potranno nel desiderato porto ricondurci. Senza di che, coloro i quali son vaghi di ricercar le cagioni delle presenti disgrazie, e che agli attuali servitori della Corona le imputano, potranno a posta loro liberamente discorrerne in quel solenne giudizio, il quale già stato è in cospetto di questa Camera a questo fine introdotto. Di che cosa si tratta, e qual è la occorrente disquisizione? Viene contro di noi l'infedele e superba Francia, e ci minaccia di guerra, se ci risentiamo all'ingiuria, se non accettiamo le insolite condizioni. Qual è quel cittadino amante della sua patria, qual è quel Brettone, che non si muova a sdegno, che non s'infiammi a vendetta agl'inuditi oltraggi dell'implacabile rivale? Scorre anche nelle mie vene il britannico sangue, sento gli stimoli usati, ed i generosi ed alti consiglj approvo. Ma questo bene io condanno e, finchè avrò forza e vita, condannerò, che si voglia due guerre incontrare in luogo d'una sola, che si ami meglio l'aggiungere un nuovo nemico all'antico, piuttosto che, accordandosi con questo, avventarsi di conserva contro di quello. Vincer la Francia e l'America insieme è cosa da doversi tra le impossibili annoverare; superar la prima, accordandosi colla seconda, non che possibile, agevole. Ma per quest'ultimo fine ottenere egli è d'uopo riconoscere ciò, che oggimai impedir non possiamo, voglio dire l'americana independenza. E quali ostacoli si frappongono, o quali ragioni addur si possono contro ad una sì salutare risoluzione? Forse il desiderio della gloria, o l'onor della Corona? Ma oltre che l'onore sta nella vittoria, e la vergogna nella perdita, e che nei casi di Stato l'utile è l'onorevole, il riconoscere l'independenza degli Stati Uniti, egli è un riconoscere non solo quello che è, ma ancora quello che già, se non colle parole, colle opere almeno riconosciuto abbiamo. In quelle stesse provvisioni d'accomodamento testè accettate, se vogliamo dir il vero, ogni sorta di maggioranza è messa in disparte. Se l'intento nostro è di continuare nella superiorità, già abbiamo conceduto troppo; se quello di pacificarsi, troppo poco; ed il nostro tentare stesso di volergli dependenti tenere gli farà procedere più oltre nella via della independenza. Così di leggieri non si cambiano le inveterate inclinazioni, nè così facilmente le risoluzioni prese dopo lunga e matura deliberazione si pervertono. Se guarderem bene addentro, facil cosa sarà il conoscere, che quelle non sono state l'effetto di un trasporto di cadevol ira, o di momentanea escandescenza, ma sì piuttosto il compimento di un antico e molto bene considerato disegno. Tentaron essi prima i guadi, e, trovatigli sicuri, gli passarono; nè diedero avanti un passo, se prima non furono o dalla favorevole fortuna delle battaglie, o dal consenso universale dei popoli assicurati. Fecero essi la dichiarazione dei diritti nel 1774, la quale già poco colla maggioranza inglese poteva consistere. La confermaron poscia col manifesto, col quale si sforzarono le armi loro giustificare; e finalmente dichiararono la independenza, la quale stata è il colmo ed il perfezionamento di quell'opera macchinata già buon tempo fa, dalla stessa natura delle cose favoreggiata, e dai coloni, già son tre anni, con tanta costanza e valore difesa. Se allorquando questi popoli si vedevano dai principi europei abbandonati, e soli lasciati nella sanguinosa contesa; se quando gli estremi sforzi loro prodotto non avevano, se non disgrazie e danni; se quando parevano non che ad essi, a tutto il mondo le cose loro disperate, nissun segno diedero di volersi acchinare; che anzi con una fermezza, da chiamarsi piuttosto ostinazione che costanza, nell'intrapresa via continuarono, come possiam noi sperare adesso, che i fati si son volti a lor favore, che non solo si sono abili trovati a resistere all'armi nostre, ma di più dall'un canto, avuta contro di noi una gloriosa vittoria, fecero le più valorose genti regie cattive, e dall'altro strettamente assediano dentro le mura di una sola città un esercito poco fa vittorioso; quando vedon l'Europa alzarsi in piè al patrocinio loro; quando scorgono le più possenti nazioni, e riconoscer la independenza loro, e tenergli in luogo d'eguali, ed ammettergli come alleati; quando già la Francia si scopre; quando si sa che la Spagna sta per iscoprirsi, quando non si dubita, che la Olanda verrà dietro; come, dico, possiam noi sperare, sian essi per rinunziare al loro franco e nazionale governo per accettar il nostro, soggetto e provinciale? Come possiam noi sperare di poter vincer quel nemico ora unito ad altri, contro il quale solo stati siamo perdenti? Abbonda la Francia d'uomini pugnaci e valorosi, e di questi ne manderà il bisogno nell'americane terre; e se saremo noi abili, non che al conquistare, al resistere, ognuno sel pensi. Senza di che, nissun non s'accorge, che veggendo noi sin di qua le francesi spiagge, e stando quel governo fornitissimo di apparecchj navali, se non abbiam timore, certo dobbiam sospetto avere di un assalto dentro di queste terre stesse, dalle quali minacciamo noi tanto sterminio all'America che ci combatte, ed alla Francia che la soccorre. Quindi è, che quei soldati, che si potrebbero alla guerra americana mandare, dovranno nella Gran-Brettagna ristarsi per difendere le sante leggi, i sacri altari, la patria stessa contro il francesco furore. Già sta pronta a sboccare la numerosa armata da Brest, già le coste della Normandia si empiono di soldati, già fan vista di avventarsi contro di questo felice regno. Noi intanto stiamo qui deliberando, se sia meglio aver più nemici, che un solo; o se sia più profittevole il combattere ad un tempo l'America e l'Europa a nostri danni congiurate, che l'Europa combattere coll'armi dell'America con essi noi confederata. Nè nel partito che io pongo, son io solo a contendere, consistere la salute dell'Inghilterra, ma tutti gli uomini prudenti venuti sono nella medesima sentenza, alla quale s'accosta la voce universale dei popoli, i quali a queste deliberazioni dei ministri, più ventose che animose, s'insospettiscono, e mali irreparabili alla patria presagiscono. Del che non dubbia pruova si ha in questo, che i capitali dei monti non poco disavanzarono, tostochè s'intese di questa nuova pazzia ministeriale, e di questa più scozzese, che inglese ostinazione. Dite su, o ministri, or dolci al credere, or ostinati al deliberare, come facilmente avete riempiuto voi l'accatto dei varcati dì, e l'interesse che ne pagate? Ma voi vi ristate. Ciò non dovrebb'egli farvi accorti della perversità delle risoluzioni vostre? So, che alcuni vanno spargendo, che il riconoscere l'indipendenza, oltrechè sarebbe cosa nel fatto poco onorevole, sarebbe anche nel fine incerta, nissuna sicurtà avendosi, che gli Americani ne vogliano star contenti. Ma come possiam noi credere, siano gli Americani per anteporre alla nostra l'alleanza della Francia? Non son questi quei Francesi medesimi, che già gli hanno voluti soggiogar altre volte? Non son questi quei Francesi, che non istaranno contenti, finchè non avranno spento al tutto il nome e la lingua inglese? Come si può dubitare, che non entri nell'animo degli Americani il pensiero, che, distrutto una volta il propugnacolo dell'Inghilterra, saranno essi posti senza scudo e senza difesa alcuna in balìa della Francia, la quale ne farà il voler suo? Come non si accorgeranno essi di questa insidia francese, non nuova, ma ora dall'imprudenza nostra più vicinamente apparecchiata, la quale consiste nel voler romper l'unione nostra per opprimerci spartiti? Preferiranno eglino certamente l'amicizia e la lega francese alla dependenza; ma questo so, e certo sono che ameran meglio l'alleanza britannica congiunta coll'independenza. Oltreacciò a nissuno è nascosto, essere gli Americani sdegnati contro la Francia per aver essa in questo stesso negoziato fatto mercato dell'avversità loro, e posta a prezzo la independenza. Vagliamci noi, se saggi siamo, degli effetti della francese avarizia, e sì facendo sperimenteremo amici quelli, che oramai sudditi avere non possiamo. Senza di che, passate anche sotto silenzio tutte queste cose, facilmente si vede, che l'interesse solo del vicendevole commercio farà sempre in modo che gli Americani, postergata la francese amicizia, alla nostra s'accosteranno. Ma perchè mi vado io aggirando per persuadervi ciò, di che posso ad un tratto dimostrativamente rendervi certi? Ho io veduto e letto con questi occhi miei proprj una lettera scritta da Beniamino Franklin, uomo, come ognuno sa, d'autorità tanto irrefragabile presso quei popoli, e mandata a Londra dopo che stato era fermato il trattato della lega tra la Francia e l'America, per la quale affermò, che se la Gran-Brettagna rinunziar volesse alla superiorità, e cogli Americani, come con una independente nazione trattare, potrebbe essa tosto aver la pace coll'America. Non son queste le novelle e le baie, colle quali i nostri buoni ministri si lasciano intrattenere dai fuorusciti. Ma s'ella è chiara la probabilità dell'amicizia e della lega coll'independente America, egli è del pari chiaro ed evidente, che invece di diventarne noi più deboli, ne diverremo, malgrado la separazione, e più atti alle offese, e più gagliardi alle difese. Imperciocchè una parte di quei soldati, che ora l'inutil guerra esercitano nelle colonie nostre, potranno allora opportunamente condursi a porre i presidj nel Canadà e nella Nuova-Scozia, e queste province da ogni insulto e pericolo guarentire. Altri potranno recarsi ed a guardare le nostre isole, e ad assaltare le francesi, le quali sopraffatte dall'improvviso impeto, e non sufficientemente munite, in mano nostra verranno. Il nostro navilio poi potremo in tal modo partire, che ne siano le possessioni nostre ed il commercio sì d'America, che d'Europa guarentite e difese. Così liberi del tutto da quelle molestie americane, ci sarà fatto abilità di rivolgere tutti i nostri pensieri e le forze contro di questa inquieta Francia, e farle pagare il fio dell'oltracotanza ed ardimento suo. Per la qualcosa io porto opinione, che, lasciate dall'un de' lati le mezzane vie, ed ampliando il mandato dei commissarj, che in America s'inviano a far le concessioni, sia fatto loro abilità di trattare e consultare, e finalmente accordare e riconoscere gli Americani come una nazione independente colla condizione però, ed in quel punto stesso, in cui concluderanno con essi noi un trattato di commercio, ed una lega difensiva ed offensiva. Per avventura, se della opinion mia non m'inganno, maggior frutto ricaveremo noi da questa sola risoluzione, che non da parecchie vittorie in una disperata guerra. Che per lo contrario, se vogliamo ostinati nell'invasazione persistere, proveremo con nostro irreparabil danno, quanto pregiudiziale consiglio sia il credere più alle apparenze che alle realtà, ed il lasciarsi trasportare alle ingannatrici passioni del dispetto e dell'orgoglio. Siate pur sicuri, che se non avranno i commissarj il mandato libero per riconoscere l'independenza, l'opera loro in America riuscirà di nessun frutto, e meglio saria il non mandargli, che il mandargli all'onte ed agli scherni».

Queste ragioni gravi in sè stesse, e con molta asseveranza dette fecero molta impressione nella mente dei circostanti, e si vedeva chiaramente, che alcuni fra i ministeriali medesimi balenavano. Ma il signor Jenkinson preposto agli affari della guerra, e personaggio di non poca autorità, fece dalla contraria parte la seguente orazione.