Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3
Part 15
Non andò gran tempo, da che erano stati i trattati sottoscritti, e molto innanzi, che fossero pubblicamente significati, che i ministri britannici n'ebbero le certe novelle. È fama, che alcuni fra i medesimi abbracciando questa causa d'introdurre tra le due parti la concordia, abbiano nelle consulte segrete proposto, che incontanente si riconoscesse l'independenza delle colonie, ed un trattato d'alleanza e di commercio si negoziasse cogli Stati Uniti. Ma o sia che ripugnasse il Re molto testereccio di propria natura, o che Bute in sì fatto modo lo imbecherasse, il partito non si ottenne. Si determinò adunque di procedere per le mezzane vie, le quali, siccome sono le più comode, così sono anche le meno riuscibili. Queste furono non già di riconoscere l'independenza, la quale a quel tempo si poteva piuttosto negare, che impedire, ma sibbene di rinunziare alla facoltà di tassare, di annullare le lamentate leggi, di concedere le perdonanze, di riconoscere per un certo tempo i maestrati americani, e di negoziare con essi. Questo partito, il quale per la diminuzione della dignità del governo equivaleva, e forse superava quello del riconoscimento della independenza, e per l'effetto, che poteva operare a favor dell'Inghilterra, gli era inferiore, fu da tutti gli uomini prudenti, e degli affari di Stato intendenti biasimato. Nissuno non vedeva, che se dubbio era, che fosse per operare il desiderato effetto prima della dichiarazione della independenza, e della lega fatta colla Francia, pareva certo, che dopo sarebbe stato al tutto inutile. L'amore, che si ha di natura a volere portar un nome suo doveva prevalere negli animi degli Americani all'offerta di essere agli antichi termini di soggezione ritornati, qualunque fossero i vantaggi, che da questa ne risultassero. Nè non poteva essere di poco momento presso di loro, e massimamente nei Capi, che mal sicure sono nei casi di Stato le perdonanze de' principi; e che queste medesime proposte da quei stessi ministri procedevano, i quali avevano voluto affamar l'America, e l'avevano riempiuta di feroci soldati, di rubamenti e di sangue. Oltredichè, se avessero rotta la testè data fede alla Francia, avrebbero meritevolmente incontrato le tacce di gente perfida ed infedele, ed abbandonati dalla Francia, che tradito avrebbero, non avrebbero più negli estremi danni loro trovato nessun patrocinio presso alcun potentato del mondo, e sarebbero stati senza scudo nessuno esposti alla rabbia ed alla vendetta della Gran-Brettagna. Ma forse credettero i ministri britannici, che se le proposte provvisioni non fossero andate a terminarsi in un accordo, avrebbero almeno potuto divider le opinioni, e far nascere gagliarde parti, dimodochè dalla dissensione dei coloni fosse fatto opportunità all'Inghilterra di nuovamente soggiogargli. Forse, ed anzi senza forse credettero i ministri, che, ove avessero gli Americani rifiutato le proposte d'accordo, avrebbero essi una colorata cagione per continuar la guerra. Comunque ciò sia, o che il proceder loro in questa bisogna fosse spontaneo, ovvero costretto, lord North nella tornata della Camera dei Comuni dei 25 febbraio molto gravemente orò sulle presenti occorrenze; che Guglielmo Howe nelle combattute battaglie, ed in tutto il corso della pensilvanica guerra era stato, e pel numero dei soldati, e per la bontà loro, e pel fornimento di ogni cosa molto superiore al nemico; che Burgoyne sino al fatto di Bennington aveva comandato ad un esercito due volte più gagliardo dell'americano; che ben sessantamila combattenti si erano in America mandati; nel che si erano piuttosto oltrepassati, che riempiuti i desiderj e le richieste dei generali; ma che la fortuna si era sì fattamente dimostrata contraria, che non si eran potuti raccorre quei frutti, i quali ragionevolmente se ne dovevano aspettare. Concluse con dire, che, qualunque fosse tuttavia abilitatissima la Gran-Brettagna a continuar la guerra sia pel numero dei soldati, e per la potenza del navilio, che per la pecunia pubblica, la quale e per le tasse abbondava, e per un accatto a basso merito si sarebbe potuta aumentare, ciò nondimeno per quel desiderio, che ogni buon governo debbe avere di por fine alle guerre, massimamente civili, si era determinato a sottomettere alle deliberazioni della Camera certe proposizioni d'accordo, dalle quali non si dubitava, s'avessero a ricavare grandissimi vantaggi. Stettero tutti ad ascoltarlo intentissimi. Succedeva per qualche tempo un silenzio profondo. Nissun segno di approvazione si manifestava da niuna banda. Alcuni eran compresi dal timore, tutti da maraviglia; sì diverso era il parlar presente dei ministri da quello che stato era fin là. Argomentavano, qualche grave cagione avergli sforzati a ciò fare. Vociferava intanto Fox, fermato essere il trattato d'alleanza tra gli Stati Uniti e la Francia. E' vi fu grande malinconia, e molto scalpore. Mosse lord North il partito, che il Parlamento non potesse all'avvenire alcuna tassa o gabella nelle colonie dell'America settentrionale porre, quelle sole eccettuate, che sarebbero credute spedienti per avanzar il commercio, il gettar delle quali però avesse a raccogliersi sotto l'autorità delle rispettive colonie, ed impiegarsi in uso e vantaggio delle medesime. Propose inoltre, si creassero cinque commissarj, i quali la facoltà avessero di accordare con qualsivoglia assemblea o persona le differenze nate tra la Gran-Brettagna e le sue colonie, intendendosi però, che gli accordi non potessero aver l'effetto loro, se non quando fossero dal Parlamento confermati. Fossero anche autorizzati a bandire ovunque, e comunque opportuno riputassero, la cessazione delle armi, a sospendere le leggi proibitive, e generalmente tutte le leggi promulgate dai 10 febbraio 1763, a graziare chiunque, o quanti volessero. Fosse fatta loro finalmente autorità di nominare i governatori, ed i capitani generali nelle province pacificate. In cotal modo i ministri britannici ora costretti da bella forza, e quasi tirativi dall'argano, quelle cose concedevano, che per ben quindici anni avevano negate, e per le quali avevano esercitato già da tre anni un'aspra e crudel guerra; soggetti anche in questo, come in tutte le altre deliberazioni loro, colpa della fortuna, o propria, ad ostinarsi in tempo, ed a cedere fuori di tempo. Così seguitavan essi, non guidavano gli avvenimenti. Furono le provvisioni vinte in Parlamento con consenso pressochè universale. Ma fuori nissuno contento. Alcuni dicevano, queste concessioni esser troppo indegne del nome e della potenza britannica; doversi solo venirne là nell'estrema necessità, dalla quale, la Dio mercè, era tuttavia la Gran-Brettagna lontana; scoraggiarsene i cittadini; svigorirsene l'esercito; i nemici più s'ardire; titubarne gli alleati. Altri disseminavano, giacchè si era rinunziato al dritto di tassazione, che stato era l'occasione e la causa della guerra, il meglio essere proceder più oltre, e riconoscer l'independenza. In somma s'accusavano i ministri d'aver fatto troppo, e troppo poco; destino comune degli uomini peritosi, e dei mezzani consiglj, i quali nè per la prudenza riescono, nè per l'arditezza conciliano. Così mordevan l'uno l'altro, ed i ministri non solo gli uomini parziali, ma eziandio i temperati cittadini. Ciò nonostante nominò il Re qualche tempo dopo a commissarj il conte di Carlisle, lord Howe, il cavalier Eden e Giorgio Johnstone in un col capitano generale dell'esercito inglese in America; uomini tutti, o per la chiarezza del sangue, o per la gloria delle cose fatte, o per la molta intelligenza e pratica delle cose americane riputatissimi. Partirono poscia da Sant'Elena per all'America il giorno 21 aprile portati dalla nave il Tridente il conte di Carlisle, l'Eden ed il Johnstone.
In mezzo a questi fortunosi ravviluppamenti, e stando tutta la nazione britannica sollevata alle future cose, il marchese de Noailles, ambasciadore per parte del Re di Francia presso il Re della Gran-Brettagna, presentò, secondo l'ordine avuto dal suo Signore, addì 13 marzo, al lord Weymout, segretario di Stato per gli affari esterni il seguente rescritto:
«Che gli Stati Uniti d'America, i quali sono in piena possessione dell'independenza pronunziata per l'atto loro dei 4 luglio 1776, avendo fatto proporre al Re suo Signore, di consolidare con una formale convenzione i vincoli, che già avevano incominciato ad unire le due nazioni, i plenipotenziarj rispettivi fermato avevano un trattato di amicizia e di commercio, il quale dovesse servir di fondamento alla buona vicendevole corrispondenza. Che Sua Maestà essendo risoluta a coltivare la buona intelligenza sussistente tra la Francia e la Gran-Brettagna in tutti quei modi, che comportar potessero e la sua dignità, ed il bene de' suoi sudditi, credeva, dover far parte di tale accordo alla Corte di Londra, e significarle nel medesimo tempo, che le parti contrattanti astenute si erano dallo stipulare verun esclusivo vantaggio in favore della francese nazione, e che gli Stati Uniti avevano conservato la libertà di trattar con tutte le altre nazioni qualsivogliano nei termini dell'eguaglianza e della reciprocazione. Nel fare questa comunicazione alla Corte di Londra, essere il Re fermamente persuaso, ch'ella vi troverebbe nuove pruove della mente sua costantemente e sinceramente volta alla pace, e che Sua Maestà britannica albergando nell'animo suo il medesimo desiderio sarebbe egualmente per evitare tutto ciò, che alterar potrebbe la buona armonìa, e che particolarmente efficaci ordini darebbe, perchè il commercio dei sudditi di Sua Maestà cogli Stati Uniti dell'America non venga turbato, e per fare in questa materia osservare, e gli usi ricevuti tra le commercianti nazioni, e le regole, che possono riputarsi sussistere fra le Corone di Francia e della Gran-Brettagna. Concludeva, che in ciò giustamente confidando, credeva superfluo l'avvertire, che il Re suo Signore, essendosi risoluto ad efficacemente proteggere la libertà legittima del commercio de' suoi sudditi, e di difendere l'onore della sua bandiera, aveva a questo fine Sua Maestà fatti certi accordi casuali cogli Stati Uniti dell'America settentrionale».
Questo rescritto tanto grave in sè stesso, e presentato anche un poco alla traversa dal marchese toccò sul più vivo l'orgoglio britannico; e se era uno dei soliti tratti, che costumano di usare tra di loro l'un l'altro i principi, esso era ancora uno di quelli, che non si sogliono, nè si possono comportare. Della qual cosa, non che si desse pensiero la Francia, era appunto quello che desiderava e sperava. Lord North lo comunicò il giorno diciassette di marzo alla Camera dei Comuni con un messaggio del Re, il quale conteneva in sostanza, che Sua Maestà, avuto il rescritto francese, aveva dalla Corte di Francia rappellato il suo ambasciadore; che per lei non era stato, che non fosse turbata la tranquillità d'Europa; che credeva, non poter venire incolpata dell'interrompimento di tale tranquillità, se si risentiva ad un'altrettanto non provocata, che ingiusta aggressione fatta contro l'onore della sua Corona, e gli essenziali interessi del suo Reame, e tanto contraria alle più solenni assicurazioni, sovvertitrice delle leggi delle nazioni, ed ingiuriosa ai diritti di ogni sovrano potentato d'Europa. Concluse dicendo, che per quella confidenza, che aveva fermissima nello zelo de' suoi popoli sperava, sarebbe stata in grado di difendersi dagl'insulti, di ributtar gli assalti, di mantenere e conservare la potenza e la riputazione della sua Corona.
La cosa non riuscì nuova nè inaspettata; perciocchè già se ne motivava nel pubblico. Lord North pose il partito, si rendessero le solite grazie al Re, e fosse assicurato dell'appoggio del Parlamento. Mosse il signor Baker, si pregasse il Re, acciò da' suoi Consiglj allontanasse quelle persone, nelle quali il popolo non poteva più oltre alcuna sicurtà pigliare. Molti facevano gran querimonia, dicendo aver il Baker tutte le ragioni; doversi accettare la proposta. Sorse in questo mezzo il governatore Pownal, uomo grave, e delle cose americane assai pratico, e parlò nei seguenti termini: