Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Part 14

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Ma la disfatta e la cattività dei Burgoniani, per le quali sì fattamente era risorta la grandezza dell'America, dando nuovo ardire agli Americani, nuove speranze, e nuovi timori ai Francesi, fecero di modo, che le cose cominciarono a dimesticarsi, e che si mutarono i consiglj degli uni e degli altri. L'Inghilterra stessa, se savj stati fossero, o meno di loro testa il Re od i ministri, o l'uno e gli altri insieme, avrebbe fatto senno, ed abbandonata la non riuscibile impresa, avrebbe quel partito abbracciato, che solo le rimaneva per condursi a salvamento. Ma l'orgoglio, le invasazioni, e le caponerie sono troppo spesso la rovina degli Stati; e lord Bute non cessava dal mettere il Re Giorgio in su questo traino. Gli Americani dopo la vittoria di Saratoga molto acconciamente quella via seguirono, che per le nuove circostanze si era loro parata davanti. Nel che diedero pruove non dubbie, e di molta sagacità, e di non poca pratica negli affari di Stato. Andarono discorrendo, che siccome la prosperevole fortuna rendeva sè stessi più forti, e l'alleanza loro più desiderabile, e che nissun dubbio vi doveva più oltre rimanere nella mente degli uomini prudenti intorno la independenza loro, così opportuna cosa era il dar gelosia alla Francia col fare le viste di volersi allegare coll'Inghilterra, ed il dar timore all'Inghilterra colla sembianza di volersi in tutto recare in sulla lega colla Francia. Credevano in tal modo di poterne venire una volta a conclusione, e di vederne finalmente l'acqua chiara. Per la qual cosa coll'istesso procaccio, che portò in Inghilterra le novelle delle gesta di Saratoga, arrivarono dall'America lettere, colle quali si faceva sentire, che ristucchi gli Americani ai troppo lunghi indugiamenti della Francia, e disgustati al non averne ricevuto, a' tempi dei maggiori infortunj loro, palesi e più efficaci soccorsi, molto desideravano di collegarsi coll'Inghilterra, e di fare con questa un trattato di commercio, purchè riconoscesse la independenza; e per maggiore sprone aggiugnevasi anco, che assai stava loro a cuore il contrar lega coll'antica patria; perciocchè nel contrario caso sarebbero stati obbligati a gettarsi in grembo all'inveterato ed implacabile nemico del nome inglese. A questo medesimo fine il generale Gates, cotanto chiaro per la fresca vittoria, scrisse lettere ad uno dei membri più riputati del Parlamento. Questi motivi facevano i Capi americani anche per soddisfare ai popoli, i quali malvolentieri avrebbero sopportato di esser gettati di punto in bianco alle parti francesi, senza che prima ogni via tentata si fosse per accordarsi coll'Inghilterra. Le opinioni impresse negli animi loro contro la Francia erano gagliarde molto, e l'aver voluto questa, siccome credevano, far mercato delle miserie loro gli aveva grandemente posti in mal umore. Queste pratiche si sapevano in Francia, essendo state notificate a Franklin, il quale molto accortamente le sapeva usare; e se i ministri francesi ne prendessero sospetto, non è da domandare. Nel medesimo tempo si era dall'America significato a Franklin, che convenevolmente instasse presso il governo di Francia, acciocchè finalmente si scoprisse; senza di che si correva pericolo, che l'Inghilterra, veduto manifestamente dalle dannose sconfitte del Burgoyne, e dalle inutili vittorie dell'Howe, che il ridur colla forza dell'armi gli Americani a divozione era cosa del tutto impossibile, riconoscesse la independenza; che questi non vedendosi favoriti dalla Francia sarebbero forzati a gettarsi in grembo agl'Inglesi, ed a pigliar favori, dovunque gli trovassero; e che perciò ne seguisse l'accordo con totale ed irreparabile pregiudizio degl'interessi francesi. I ministri di Francia conoscendo benissimo, ch'era arrivato il tempo, in cui, se non si voleva perdere il frutto di tante arti, era d'uopo finalmente di por dall'un de' lati la persona di volpe, e di usar la natura del lione, credendo e temendo, perciocchè misuravano gli altri alla stregua loro, che i ministri britannici fossero o più savj, o più nel loro procedere liberi, o affatto scevri, come gli uomini di Stato debbon essere da ogni passione e sdegno, deliberarono, raccogliendo la somma dei discorsi loro, di restringere e condurre a conclusione quelle pratiche, che avevano già da tanto tempo cogli Americani incominciate, e tanto astutamente prolungate. Al qual consiglio tanto più prontamente si accostarono, quanto che non ignoravano, che l'universale dei popoli americani, ammessa l'independenza, si sarebbero più volentieri gittati agli accordi cogl'Inglesi, gente consanguinea, della medesima favella; e costumi, e ricordevole ancora dell'antica congiunzione, che coi Francesi, gente strana, rivale, creduta infedele; che gli aveva tenuti sì lungo tempo in pendente, e contro la quale avevano impresse fin dalla più tenera età nelle menti loro poco favorevoli opinioni. Da un'altra parte avevano gli Americani nel corso di tre anni sopportato gli estremi di ogni disagio, senza avere mai fatto vista di volersi dalle prese risoluzioni discostare, durato con mirabile costanza contro l'avversa fortuna; nè smodati si erano nella propizia, e tanto fatto ed operato avevano, che le prime vittorie degl'Inglesi si erano terminate in isconfitte. Le quali cose persuaso avevano i ministri francesi, che l'America sapeva, poteva e voleva serbar la fede. La deliberazione poi di volere, apertamente entrando a parte della guerra, porgere una soccorrevol mano all'America, riusciva generalmente grata ai popoli di Francia, non solo per l'antico odio contro gl'Inglesi, per la ricordanza delle recenti ferite, pel desiderio della vendetta, e per le opinioni politiche, che a quei tempi si erano per ogni dove diffuse in questo regno, ma ancora per molte ed assai gravi ragioni appartenenti alle cose commerciali. Il traffico, che si era andato facendo tra la Francia e l'America dal principio dell'americana querela in poi, e principalmente in quegli ultimi anni, in cui si era rotto la guerra, aveva fatto di modo, che i mercatanti francesi, avendovi fatto dentro grandissimi guadagni, tutti desiderassero, che il nuovo ordine di cose si coronasse coll'independenza, acciocchè fosse allontanato per sempre l'antico, nel quale per le leggi proibitive del Parlamento, e specialmente per l'atto di navigazione, sarebbero stati privi di quell'utile che ne ricavavano. Egli è vero, che questo traffico non era riuscito di tanto vantaggio, di quanto si erano fatti a credere; perchè alcuni fra di loro, essendosi lasciati trasportare alla eccessiva cupidigia del guadagno, massimamente quei delle città marittime, avevan caricate ricche merci sopra navi per alla volta dell'America, le quali in gran parte, e con gravissimo danno loro erano state intercette dai corsari inglesi. Ma queste istesse perdite gl'infiammavano di maggior desiderio di poter il medesimo commercio continuare, e di rintuzzare quell'ardimento britannico, che voleva chiudere quello, che doveva esser aperto a tutto il mondo. Speravano, che il navilio reale nella palese guerra sarebbe venuto in soccorso del navilio mercantile; e che la forza avrebbe protetto ciò, che per la cupidigia del guadagno s'intraprendeva. Avevano altresì i Francesi in questa bisogna la speranza, o per meglio dire la certezza, che la Spagna sarebbe venuta a parte della contesa. Il che gran peso aggiugneva alle ragioni, che già di per sè stessi avevano. Era quel regno molto potente in sull'armi navali, ed ardeva di tale desiderio di farne pruova contro l'Inghilterra, che credevano in mezzo a quelle loro tanto diligenti cautele, che abbisognasse meglio di freno, che di sprone. Non dubitavano punto poi, che tutte le unite armi della Casa di Borbone, che già da sì lungo tempo si forbivano, ed alla proposta meta s'indirigevano, non fossero non che sufficienti, esuberanti per abbassare quel detestato orgoglio, schermir le ricche navi dagl'insulti britannici, e fare in modo, che il commercio dell'Indie occidentali, e fors'anche quello delle orientali, o tutto, o gran parte venisse in mano degli uomini francesi e spagnuoli. In tanta opportunità, e in tanta aspettazione dei popoli, aveva il governo francese maggior bisogno di prudenza, che il rattenesse dal non precipitar le risoluzioni, che di ardire che lo stimolasse a commettersi all'arbitrio dell'incerta fortuna. Certamente non ebbe mai nissun governo nè consiglio più spedito a seguire, nè partito, cui il consenso e l'ardore dei popoli meglio favoreggiassero, nè che più felice fine o maggiori vantaggi pronosticasse. Per la qual cosa, e non si potendo più sostenere la instanza, che ogni dì ne gli era fatta dagli agenti del congresso, si deliberò finalmente di côrre la occasione, concludendo coll'America quel trattato, che già da sì lungo tempo si negoziava. Ma siccome fino a questo dì l'intendimento della Francia era stato d'intrattenere, non di concludere, così gli articoli dell'accordo, quantunque già in lunghe e frequenti consulte ventilati, non erano ancora non che presti, stabiliti. Temendosi però, che infrattanto, se più s'indugiasse, il governo inglese movesse qualche pratica d'accordo cogli Americani, i ministri francesi si risolvettero a significare ai commissarj del congresso i preliminari del trattato d'amicizia e di commercio da stipularsi tra i due Stati. Il che venne eseguito addì 16 decembre 1777 dal signor Gerard, sindaco reale della città di Strasburgo e Segretario del Consiglio di Stato del Re. Consistevan essi in ciò, che la Francia non solo riconoscerebbe, ma con tutte le forze sue sopporterebbe l'independenza degli Stati Uniti, e concluderebbe coi medesimi un trattato d'amicizia e di commercio; che in ciò fare non si gioverebbe in alcun modo della condizione, in cui gli Stati Uniti si ritrovavano, ma che i capitoli ne sarebbero di tal natura, quali si converrebbero, quando tutti e due gli Stati fossero da lungo tempo stabiliti, ed in tutta la pienezza delle forze loro costituiti; che prevedeva benissimo la Maestà Cristianissima, che nel pigliare questo partito, ne sarebbe probabilmente entrata in guerra colla Gran-Brettagna, ma che non desiderava per questo nissun compenso da parte degli Stati Uniti; non che pretendesse in questo operar solo pel proprio interesse loro, poichè oltre la bontà del reale animo suo verso di loro, le era manifesto, che la potenza dell'Inghilterra ne sarebbe diminuita dalla separazione delle sue colonie. Solo richiedevagli, e di ciò pigliava sicurtà, che gli Stati Uniti in qualsivoglia pace, che fosse in avvenire per fermarsi, alla independenza loro non rinunziassero, ed alla obbedienza verso il governo britannico non ritornassero. Fattasi dalla parte della Francia questa dichiarazione, la quale fermò gli animi degli Americani, si continuarono con gran calore le pratiche per tutto il mese di gennaio. Si significò nel tempo medesimo ogni cosa alla Spagna, acciocchè, quando tal fosse l'intento suo, venisse anch'essa a parte dell'accordo; del che non si tardò a ricevere favorevole risposta. Essendo adunque le cose mature, e tutte le condizioni accordate dall'un canto e dall'altro, si stipulò il dì sei febbraio il trattato d'amicizia tra la Maestà Cristianissima e gli Stati Uniti d'America. Fu esso sottoscritto pel Re dal Gerard, e per gli Stati da Beniamino Franklin, Silas Deane, e Arthur Lee. In questo trattato, nel quale il Re di Francia gli Stati Uniti d'America considerò, come una nazione independente, si stabilirono tra l'una parte e l'altra diversi interessi marittimi e commerciali rispetto ai dazj, che le navi mercantili dovevano pagare nei porti dello Stato amico; alla reciproca protezione delle navi a' tempi di guerra; al diritto delle pescagioni, e specialmente di quella, che i Francesi esercitavano sui banchi di Terra-Nuova a norma de' trattati d'Utrecht e di Parigi; al dritto di ubena, dal quale si dichiararono esenti tanto i Francesi in America, quanto gli Americani in Francia; all'esercizio del commercio, e del corseggiare dell'una parte a tempo, in cui l'altra fosse in guerra con un terzo potentato; al quale fine, e per allontanare ogni motivo di dissensione, si determinarono in un capitolo espresso gli oggetti, che debbono a' tempi di guerra riputarsi di contrabbando, e quelli, che deonsi riputare liberi, e perciò da potersi trasportare, e condurre liberamente dai sudditi delle due parti nelle piazze nemiche, eccettuato però quelle, che si trovassero attualmente assediate, bloccate, o investite. Ancora stipularono, che i vascelli e bastimenti loro non potessero andar soggetti ad alcuna visita, intendendosi, che ogni visita e ricerca dovesse farsi prima dell'imbarco delle mercanzie, e che quelle di contrabbando avessero ad arrestarsi, ed a torsi sulla spiaggia, e non più, quando imbarcate fossero, eccettuati però i casi, in cui si avessero indizj manifesti, o pruove di frodo. Si accordarono oltre a ciò, per facilitare il commercio degli Stati Uniti colla Francia, che il Re Cristianissimo concederebbe loro tanto in Europa, quanto nelle isole di sua pertinenza in America parecchj porti franchi. Il medesimo Re si obbligò finalmente ad adoperare i suoi buoni uffizj, e la sua mezzanità presso l'Imperatore di Marocco, e presso le reggenze di Algieri, Tripoli, e Tunisi, ed altri potentati della costa di Barbaria, perchè nel miglior modo, che possibil fosse, si provvedesse alla comodità, ed alla sicurezza dei sudditi, delle navi, e delle mercanzie americane.

In questo trattato oltrechè si riconobbe l'independenza degli Stati Uniti, si vennero anche a sovvertire intieramente quelle regole, le quali in ogni tempo aveva voluto seguitare il Regno d'Inghilterra, e che risguardano od il commercio dei neutrali a' tempi di guerra, od il bloccare i porti di uno Stato nemico dalle navi da guerra inglesi. Per la qual cosa si prevedeva benissimo, che, quantunque la Francia obbligata non si fosse a prestar aiuti di sorta nessuna agli Stati Uniti, tuttavia si sarebbe la Gran-Brettagna, siccome quella che veniva ad esser toccata sì addentro nell'orgoglio suo, e ne' suoi più essenziali interessi, vivamente risentita, ed avrebbe probabilmente denunziato la guerra alla Francia. Quindi è, che fu tra le medesime parti, e lo stesso giorno di febbraio, sottoscritto un altro trattato casuale di alleanza offensiva e difensiva, il quale dovesse il suo effetto avere, allorquando si rompesse la guerra tra l'Inghilterra e la Francia. Si obbligarono le due parti ad aiutarsi l'una l'altra coi buoni uffizj, col consiglio e colla forza. Si stipulò, cosa fino a quei tempi inudita da parte di un Re, che il più essenziale e diretto fine della lega fosse quello di mantenere effettualmente la libertà, la sovranità, e l'independenza degli Stati Uniti. Si fermò ancora, che se le rimanenti province inglesi nel continente americano si conquistassero, o le isole Bermude, avessero a divenir confederate o dependenti degli Stati Uniti; che se si acquistasse alcuna di quelle isole, che sono poste dentro, o presso il golfo del Messico, queste dovessero alla Corona di Francia appartenere. Si accordò, che niuna delle due parti potesse concluder tregua o pace colla Gran-Brettagna senza il consentimento dell'altra. Si obbligarono entrambe a non por giù le armi, finchè la independenza degli Stati Uniti fosse formalmente, o tacitamente riconosciuta nei trattati, che terminerebbero la guerra. Si guarentirono l'una all'altra cioè gli Stati Uniti al Re Cristianissimo le presenti possessioni della Corona di Francia nell'America, siccome anche quelle, che acquistar potrebbe nel trattato di pace, ed il Re Cristianissimo agli Stati Uniti la libertà, la sovranità e la independenza loro assolute, ed illimitate sì in fatto di governo, che di commercio, ed altresì quelle possessioni, addizioni e conquiste, che la lega fosse per fare durante la guerra ne' dominj della Gran-Brettagna nell'America settentrionale. Fu lasciato luogo, ma ciò in un capitolo a parte e segreto, al Re Cattolico di entrare nel trattato d'amicizia e di commercio, come pure in quello dell'alleanza a quel tempo, che giudicherebbe conveniente.

In questo modo la Francia sempre ricordevole delle ferite avute nella guerra del Canadà, e sempre gelosa della potenza dell'Inghilterra aveva prima con astuti maneggi, e lontani incentivi messi su, poscia con soccorsi nascosi, ed all'uopo disdetti, confermati nella resistenza loro i coloni inglesi; ed infine presili manifestamente per mano gli condusse all'independenza. Nel che fare i ministri francesi con grandissima solerzia destreggiarono, molto accomodatamente tutte quelle regole seguendo, che la ragione di Stato insegna; e certo in nissun'altra bisogna, quantunque grave ed importante si fosse, nè in nessuna età tanta sagacità dimostrarono e tanta costanza, come in questa. Lavorarono essi di soppiatto, quando era pericoloso lo scoprirsi, e si levarono la maschera dal viso, quando, prosperando già le cose americane, offerivano i coloni in sè stessi un sicuro alleato; quando già erano abbondantemente apprestate le armi, massimamente le marinaresche; quando già erano universalmente favorevoli i popoli; quando già ogni cosa presagiva la vittoria. Allorchè poi furono pubblicati in Francia i trattati, non si potrebbe agevolmente credere, a quanta esultazione vi si commuovessero le genti. I commercianti già si promettevano nella mente loro quelle ricchezze, che fin là stat'erano confinate nei porti della Gran-Brettagna; i possessori delle terre s'immaginavano di aver a provare in proporzione della maggior frequenza del commercio una diminuzione delle tasse; i soldati e principalmente i marinaj, speravano di potere le passate macchie lavare, e l'antica gloria ricuperare; gli spiriti generosi si rallegravano, che la Francia si fosse fatta, come doveva, l'avvocata degli oppressi; gli uomini liberali applaudivano, perchè diventata fosse la difenditrice della libertà. Tutti poi esultavano, che fosse finalmente nata la opportunità di abbassare quell'abborrito orgoglio. Tutti si davano a credere, che si ristorerebbero le perdite fatte nel precedente regno; tutti andavano dicendo, queste esser le sorti promesse alla Corona di Francia; questi i felici auspicj, coi quali incominciava il regno di un amorevole e dolce principe; assai essersi sofferto; assai sopportato; ora aver principio un più fortunato avvenire. Nè solo in Francia queste cose giravano; che anzi in pressochè tutti gli altri Stati dell'Europa la medesima disposizione d'animi si manifestava. Gli Europei lodavano, e sino al cielo innalzavano la clemenza e la magnanimità di Luigi decimosesto. Tanto, o detestavano gli uomini di quei tempi i consiglj britannici, o questa medesima causa americana affezionavano.