Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3
Part 13
In cotale modo fu ventilata la quistione della pace e della guerra, allorquando era tuttavia incerto l'avvenire, e che peranco non si era fatto un giusto sperimento di tutte le forze inviate nell'America. Ma ora, che si era venuto al cimento, e ch'era riuscito tanto esiziale dall'un de' lati, e dubbio dall'altro, si condannava pressochè universalmente l'ostinazione dei ministri e si levava al cielo la prudenza, e la preveggenza del Chatam. Le quali opinioni, che nate siano in coloro a cui queste cose sì strettamente toccavano, e nei quali erano i sangui riscaldati, non dee far maraviglia. Ma si può affermativamente credere, che il partito posto da quell'uomo, per altro degli affari di Stato intendentissimo, sarebbe riuscito di un esito molto incerto, per non usare parole più gagliarde. Imperciocchè già avevano allora gli Americani chiarita la independenza; e quello, che operato avrebbero le proposte concessioni, accompagnate dai poderosi eserciti, prima dell'anzidetta dichiarazione, del pari non avrebbero potuto operare dopo di questa, e quando già si appresentava alla mente degli Americani per l'effetto della dichiarazione medesima, e per la resistenza fatta all'armi dell'Howe sulle terre della Cesarea, più probabile quello spiraglio degli aiuti della Francia. Oltrechè, se era incerto a quei tempi l'esito di un negoziato, sarebbe stato fuor di dubbio poco onorevole al governo il calar agli accordi senza sperimentare prima quelle armi, che con tanto sforzo, e con sì grave spesa apparecchiate si erano, ed in America mandate. La vittoria poi avrebbe, siccome si doveva credere, prodotto la soggiogazione, od almeno più favorevoli condizioni alla Gran-Brettagna. Essendosi adunque risoluti i ministri a voler continuar nella guerra, facevano ogni più efficace opera loro per ristorare quei danni che o per errore altrui, o per la malvagità della fortuna si erano nel trascorso anno ricevuti. Si voltavano prima di ogni cosa a voler far nuove genti, ed al procacciar pecunia oltre di quelle, che loro stat'erano dal Parlamento concedute. Consideravano, che sebbene molti vi fossero nel regno, i quali la guerra americana condannavano, un certo numero tuttavia, seguendo o la opinione loro, o la aderenza ai ministri, la medesima ed approvavano, e procuravano. A tutti costoro determinarono di far le richieste, acciocchè di buon grado, e di propria volontà gli uomini, e la necessaria pecunia somministrassero. Temendo però in quest'affare le vociferazioni degli oppositori nel Parlamento, perchè questo levar soldati, o pecunia, quantunque volontariamente, senza il consenso di lui era cosa, che se non era, molto si avvicinava ad una violazione della costituzione, mandavano ad effetto questo loro disegno nelle vacanze del Parlamento, che caddero nel principio del vertente anno, le quali a questo medesimo fine furono oltre il solito fatte allungare. Si aveva in questo tanto migliore speranza, quanto che per la dichiarazione dell'independenza, e per la congiunzione colla Francia, della quale ogni dì vieppiù si avevano manifesti segni, molti, che sulle prime si erano favorevoli dimostrati agli Americani, ora avevano da quelli fatto secessione, e si erano ai ministeriali accostati. Si mandarono adunque uomini a posta in diverse parti del regno, ed in quelle, nelle quali avevano essi maggior credito, perchè operassero in modo, che le genti corressero sotto le insegne, e con doni gratuiti venissero in sollievo dello Stato. Rammentavano l'ingratitudine americana, la nimistà della Francia, i bisogni della patria, la gloria e lo splendore del nome inglese, ch'era d'uopo ai posteri immaculato tramandare. La cosa ebbe effetto in alcune città principali, ed in altre minori Terre in nessuna più compiutamente, che in quelle di Liverpool e di Manchester, le quali l'una e l'altra levarono a proprie spese un reggimento di mille soldati. Nella Scozia poi per l'animo guerriero della nazione, e per l'opinione che vi regnava favorevole ai disegni del governo in questa bisogna americana, il desiderio e l'ardore di correre all'armi erano universali. Levò Edimburgo mille uomini, altrettanti Glasgow. I montanari calavano a furia dalle balze loro, e s'accozzavano nelle compagnie, buona, e cappata gente. Nè meno volonterosi si dimostravano nel fornire della pecunia loro il pubblico, ed i doni gratuiti si moltiplicavano. Avrebbe desiderato il governo, che la città di Londra così grossa e così ricca, e capitale di tutto il regno fosse entrata anch'essa in questo andazzo, e che anzi se ne fosse fatta testa. Si sperava, avrebbe levato, ed a proprie spese mantenuto cinquemila uomini per tre anni, o sino al finir della guerra. La cosa non pruovò. Fatto un convento di popolo, ricusarono. Convocati i maestrati, negarono. I ministeriali non se ne sgomentavano. Andavan, gridando su pei canti, ch'era pur vergogna alla città, la quale pochi dì prima s'era accordata a concedere ragguardevoli somme di denaro da impiegarsi in benefizio dei prigionieri americani stati presi coll'armi in mano volte contro l'Inghilterra, ora si ritraesse dal fornire checchessia a sovvenimento della patria. Fu fatta un'adunata dei contenti, i quali si obbligarono a ventimila lire di sterlini. Gli stessi maneggi si facevano a Bristol, e collo stesso evento. Soldati non se ne poterono avere. Si ottenne altrettanta pecunia quanta a Londra. In contado poco prosperamente succedeva il disegno ministeriale, inritrositi i contadini dalla gravezza delle taglie, e dall'essere stati ingannati delle speranze e prese, e date loro a posta, che le tasse americane andar dovessero in diminuzione delle loro. In somma questo consiglio dei ministri di voler levar le buone voglie, e di raccor denari spontanei, se non fu inutile del tutto, non fu a gran pezza altrettanto profittevole, quanto avevano a sè medesimi persuaso. Bene se ne fece poi in Parlamento un grande scalpore; però colla solita riuscita, prevalendo i ministeriali.
Mentre nel modo che abbiam detto si travagliava in Inghilterra circa le cose occorrenti alla guerra, si riscaldavano vieppiù le pratiche, che già buon tempo indietro si erano dal congresso presso la Corte di Francia introdotte. Avevano i commissarj americani a Parigi ogn'ingenio usato, ed ogni opera posta, perchè quella si discoprisse, ed apertamente il patrocinio della causa loro abbracciasse. Ma quantunque eglino entrassero spesso sotto ai ministri francesi per trarre da loro qualche partito terminativo, sempre girarono essi largo, e si andavano schermendo. Imperciocchè ne' primi periodi non voleva la Francia, essendo tuttora troppo incerto l'esito delle cose, venire a parte dei pericoli altrui, e collegarsi con coloro, che non parevano aver forze sufficienti a sostenere tanta mole di guerra. Temevano, che in sul bello non fossero per partirsi dalla lega, e coll'Inghilterra di nuovo non si racconciassero. Non era nascoso a quei che dirigevano i consiglj francesi, che ove la Francia si discoprisse, avrebbe potuto l'Inghilterra col far le addomandate concessioni precipitarsi ad un tratto agli accordi coll'America; nel qual caso la guerra ne sarebbe rimasta addosso a lei tutta. S'aggiungeva a questo, che si volevano, prima di venir a rottura colla Gran-Brettagna, e riassettare le finanze, e ristorar le cose marinaresche, le une e le altre a miserabile condizione condotte dal mal ordine, dalle calamità, e dalle prodigalità del precedente Regno. Egli è vero, che la dichiarazione dell'independenza aveva il pericolo della subita riconciliazione allontanato; ma rimaneva tuttavia quello dell'incertezza della resistenza. Nè si dee tralasciar di dire, che se la Francia amava meglio l'independenza dell'America, che la sua riconciliazione coll'Inghilterra, amava ancora di vantaggio la lunga guerra tra di quelle, che non la independenza. Che anzi anteponeva essa forse la conquista fatta di viva forza, e la susseguente ricongiunzione, che non la independenza medesima; perchè nel primo caso o ne sarebbero le colonie inglesi attritate, e le ricchezze loro guaste e distrutte, ed allora ne perderebbe l'Inghilterra tutti quei frutti, che dal commercio loro traeva a' tempi di pace, e tutti quelli, che a' tempi di guerra ricavava dalla forza e dalla potenza loro. Ovvero le vinte colonie l'antica prosperità conserverebbero, ed allora ne sarebbe l'Inghilterra obbligata a mantenervi una parte delle forze sue per impedir le ribellioni, non potendo quei popoli non conservarsi pieni di sdegno per la memoria delle ricevute offese, e delle commesse crudeltà. Ma nel secondo caso, cioè in quello della independenza si vedeva manifestamente, che l'esempio sarebbe stato pernicioso per le colonie degli altri principi europei; o che per lo meno si sarebbe dovuto lasciar loro con grave danno della metropoli una piena ed intiera libertà di commercio. Queste cose molto ben considerate dai ministri francesi facevano sì, ch'essi, tenendo occulta la cupidità loro alla guerra, non si scoprivano, e portavano il negozio in lungo. Solo si contentavano di dar agli Americani benigne parole, e di concedere loro quegli aiuti sottovia dei quali abbiamo in altro luogo parlato. E questi ancora concedevano più o meno nascostamente, meno o più liberalmente, secondochè la ruota della fortuna girava avversa o favorevole alle armi americane. E tanto era o voleva parere in questo rispettiva la Francia, sia per non inimicarsi prima del tempo l'Inghilterra, sia per metter il piede addosso agli Americani, e più con essi tirarsi in alto colle dimande, che quando arrivarono le novelle della presura di Ticonderoga, e del procedere vittorioso di Burgoyne alla volta di Albanìa, pei quali le cose inglesi in America parevano ricevere sì grande augumento, si mandarono spacciatamente ordini a Nantes, e negli altri porti del regno, acciò non si ammettesser dentro i corsali americani, se non quando ciò fosse loro indispensabile o per racconciar le navi, o per far provvisioni, o per iscampar alle fortune di mare. Così la Francia, seguendo accuratamente quella ragion di Stato, che alla condizione sua ottimamente si apparteneva, iva dall'un canto intrattenendo i ministri inglesi con protestazioni d'amicizia; e dall'altro coi segreti aiuti gli Americani incoraggiava, coll'incertezza e colla grettezza dei medesimi di maggior desiderio gli accendeva, e colle promesse della futura cooperazione gli faceva stare nel proposito loro costanti e fermi. In tal modo stando ella in sui generali, non si strigneva a nissun partito, aspettando di veder prima, qual via pigliasse quest'acqua. Non cessavano ciò nondimanco i commissari del congresso di stringere, e di conquidere il governo di Francia, acciò ne venisse finalmente a capo. Ma i ministri francesi alzavano la testa, e facevano spallucce, pretendendo varie cagioni al loro temporeggiare; ora che la flotta piena di eccellenti marinari, che si aspettava da Terra-Nuova, non era peranco arrivata, ora che i galeoni di Spagna erano tuttavia in mare, ed ora qualche altro sutterfugio o scusa cercando. Così talvolta avanzando, talvolta rinculando, e sempre non lasciandosi intendere, tenevano gli Americani incerti e dubbj. Finalmente i commissarj per ricogliersi una volta, e strigarsi, se possibil fosse, da questo nodo, e vederne il fine, si deliberarono di toccar certo tasto, e di mettere ai ministri francesi tal dubbio, che non potessero non risentirsene; e questo fu di far loro sentire, che, se i Francesi non gli aiutavano tosto, si sarebbero gli Americani, o d'amore o di forza coll'Inghilterra accordati.
A questo fine si appresentaron essi verso la metà d'agosto del passato anno con un memoriale appresso di que' ministri, col quale andarono discorrendo, che se la Francia credeva, che la guerra potesse ancora, senza l'intervento suo, continuar lungo tempo, s'ingannava a gran partito. Imperciocchè il governo britannico aveva ogni cosa a perdere, e niuna a guadagnare nella continuazione della guerra; ch'esso governo si persuadeva di poter nel corso del presente anno l'America conquistare, ed a questo fine faceva gli estremi sforzi suoi; che sperava, che la fortuna avrebbe porta la occasione di alcune poche vittorie, le quali in un coi bisogni ed i disagi dei coloni indurrebbero questi a ritornarne all'antica dependenza più o meno stretta o larga; che s'accorgeva ottimamente il medesimo governo, che se mai gli doveva esser fatto abilità di poter l'America soggiogare, ciò nel presente anno dover luogo avere, o non mai. Imperciocchè, come poter migliori successi sperare nei susseguenti, allorquando saranno le prime difficoltà, in cui si trovavano gli Americani, rimosse, i nuovi governi loro meglio stabiliti, ed i popoli più convenevolmente armati, disciplinati, usi all'armi, e forniti di tutte le cose necessarie alla resistenza? Perilchè era cosa chiara agli occhi dei ministri britannici, che il continuar la guerra oltre quest'anno altro non sarebbe, che prolungare il pericolo, e far nascere per arrota, dell'americana l'europea guerra; che intendevano certamente i medesimi ministri, dopo fatto lo sperimento di quest'anno, qualunque ne avesse ad essere il fine, di far la pace colle migliori condizioni, che ottener potessero; e se non potevano ricuperar le colonie come suddite, riconoscere la independenza loro, e sicurarle con un'alleanza; che perciò nissun mezzo era rimasto alla Francia per impedire, che i coloni non si accordassero di breve colla Gran-Brettagna, o come sudditi o come alleati, se non se quello di contrarre immediatamente coi medesimi tali obbligazioni, che di necessità serrassero la strada a qualunque altra, fermassero per sempre il commercio e l'amicizia loro, e gli abilitassero ed a ributtar gli assalti, ed a sprezzar le offerte del presente nemico. Continuarono con dire, che si doveva la Francia rammentare, che la prima resistenza dei coloni non era già stata per ottener l'independenza, ma sì solamente la riparazione dei torti; che molti fra di loro si ritrovavano, i quali anche adesso starebbero contenti ad una limitata soggezione verso la Corona britannica; che per verità i più si erano scoperti a favor dell'independenza, ma che ciò avevano fatto confidando, che la Francia, attendendo a' suoi più importanti interessi, avrebbe dato pronti, confessati, ed efficaci aiuti. Ma quando si trovavan essi caduti dalle speranze loro, quando vedevano alcuni fra i principi europei fornir genti ad impiegarsi nella soggiogazione loro, un altro proscrivere il commercio (volendo parlare del Re di Portogallo), gli altri starsene, quali indifferenti spettatori, a musare, esser cosa molto probabile, che disperando degli aiuti esterni, e strettamente pressati dai nemici, e dai bisogni loro siano per accostarsi ad accettar quelle condizioni, che sarà per l'interesse, e per l'animo suo il governo britannico per concedere; ciò aver detto lo stesso lord Giorgio Germaine poco fa nella Camera dei Comuni; vale a dire, che la migliore speranza, che si avesse di terminar l'americana guerra quest'anno, quella era, che collocava nell'aontarsi dei coloni al vedere, che nissuna probabile assistenza potevano aspettar dalla Francia; che gli aderenti dell'Inghilterra in America non avrebbero mancato a sè stessi collo spargere ed accrescere vieppiù quest'onta e questo dispetto con acconci rapportamenti; e che già pur troppo andavano essi dicendo a tutti quelli che lo volevano udire, che la Francia, ugualmente nemica alle due parti, la presente guerra solo fomentava per render l'una e l'altra gl'istromenti della vicendevole distruzione loro.
Se con questi, o con altri modi riuscisse la Gran-Brettagna a disciogliere la unione delle colonie, ed a sè stessa ricongiungerle, la Francia irrecuperabilmente perderebbe la più favorevole opportunità, che mai si sia ad alcuna nazione parata davanti di umiliare un potente, arrogante ed ereditario nemico.
Ma non è solo la opportunità di tarpar la Gran-Brettagna, che la Francia perderebbe col presente suo starsene; poichè la stessa sua sicurezza, e le possessioni sue americane pericolerebbero, tostochè l'Inghilterra e l'America riconciliate si fossero. Sanno e sentono il Re ed i ministri della Gran-Brettagna, che ha la Francia incoraggiato ed assistito nella presente resistenza loro le colonie; ed altrettanto sono contro la medesima sdegnati, quanto sarebbero, se loro avesse apertamente denunziata la guerra. Per verità la Francia ha troppo fatto, se non intende fare qualche cosa più. Nissuno potrà non accorgersi, che ogni qual volta che si sarà la Gran-Brettagna pacificata coll'America, qualunque abbiano ad essere le condizioni dell'accordo, tutte le forze inglesi, le quali ora nel continente americano si ritrovano, saranno improvvisamente nelle isole occidentali trasportate, ed adoperate nel soggiogamento delle francesi per ristorare le perdite, e rifar le spese, che la Gran-Brettagna ha sopportate, e fatte in questa guerra; e per vendicare l'insulto e la ingiuria, che la Francia le ha fatto per gl'incoraggiamenti ed aiuti, ch'è riputata avere contro la Gran-Brettagna dato e prestato segretamente ai coloni.
Questo fu il memoriale avanzato a posta per cancellar le dubitazioni. Tutto fu nulla. I ministri francesi non si allargavano, e rispondevano spacciando pel generale, perchè volevano aspettare di veder il progresso di questa guerra. Le nuove della presa di Ticonderoga, ed il timore dell'impressione, che si credeva, dovesse far l'Howe col suo esercito, gli tenevano tuttavia dubbj e sospesi. Nè volevano pigliar briga di ripescar coloro, che sommergevano; ed a tutti è noto l'antico detto, che _alla nave rotta ogni vento è contrario_. Oltreacciò aspettavano gli Americani a qualche stretta per fargli calare alle voglie loro; e desideravano, che vedessero il fondo dei mali, ed avessero l'acqua alla gola per ottenerne per l'utile della Francia migliori condizioni. Prevalendo poi, siccome a quei dì pareva dovesse accadere, le armi britanniche, nessuno o certo minor pericolo vi era di accordo, la qual cosa sopra tutte le altre temevano i ministri di Francia, tra la metropoli e le colonie. Perchè i ministri d'Inghilterra, procedendo prosperamente i disegni loro in America, a nessun accordo, fuori che a quello della totale soggiogazione consentito avrebbero, la quale meglio che l'independenza parevano i Francesi desiderare, purchè succedesse ad una lunga e distruggitiva guerra.
In questo stato di cose, infastiditi i commissarj americani di tante dilazioni, e da quell'essere sì lungo tempo tenuti in sul ponte; ed accorgendosi benissimo a qual fine uccellassero i Francesi, poco mancò, non interrompessero tutte le pratiche, gravemente dolendosi della grettezza di quelli, i quali non riputavano aliene dal benefizio loro le disgrazie altrui.
Non potendo gli Americani l'intento loro ottenere dalla Francia, nè sapendo aiutare altrimenti questa materia, nè restando loro più altro in giuoco, si volgevano all'Inghilterra proponendo a questa, riconoscesse la independenza. La qual cosa ottenuta, avrebbero essi in tutti gli altri capi, che venuti erano in contesa, tutte quelle concessioni fatte, che più conducevoli fossero a salvar l'onore dell'antica patria. Aggiungevano, che se i ministri britannici sapessero usare l'occasione, ogni ragione persuadeva, che si sarebbe fatto tale accordo, che la Gran-Brettagna ne sarebbe in sì felice e fiorente condizione posta, che più desiderar non potrebbe, ed alla quale invano spererebbe, seguitando un diverso consiglio, di poter arrivare. Ma quelli impazzati, perchè improsperiti pei primi successi dell'esercito burgoniano, credendosi di tener la fortuna pel ciuffo, e stando in sulla boria della guerra, non vollero prestar orecchio a nissuna pratica d'accordo, e negarono risolutamente la proposta. In ciò certamente improvvidi, che ricusando gli Americani anche nel corso dell'avversa fortuna, e nella quasi totale disperanza degli aiuti esterni, di volersi dall'independenza discostare, e facendo anzi di questa una indispensabile condizione dell'accordo, non abbiano conosciuto, che la ricongiunzione dei due Stati era diventata impossibile; e che, poichè la necessità delle cose, e l'inesorabile destino volevano che l'America più non fosse suddita, meglio era averla alleata che nemica.