Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Part 12

Chapter 123,588 wordsPublic domain

Ma Washington, al quale tutte le narrate pratiche non erano ascose, non solo non se ne sgomentava, ma non se ne alterava; e non che si mettesse in mal umore contro la sua patria, siccome soglion fare in simili casi gli uomini, o deboli di mente, od ambiziosi, nulla rimetteva del suo zelo nel far ciò, ch'egli credeva al debito suo appartenersi. Certamente mostrossi in questa occorrenza molto vincitore di sè medesimo, e diè pruova di animo temperato e costante. Si trovava egli in mezzo ad uno esercito perdente, penurioso di ogni bene, afflitto dalla presente fame. Risplendeva nel medesimo tempo Gates per la fresca vittoria, e per l'antica fama della militare sperienza. I diarj pubblici lo laceravano, le lettere anonime lo accusavano, i Pensilvanesi nelle lettere pubbliche acerbamente il riprendevano, i Massacciuttesi gli puntavano addosso, il congresso stesso nicchiava, e pareva lo volesse disgradare. In tanto impeto dell'avversa fortuna conservava egli non solo la stabilità, ma ancora la serenità della mente sua, e pareva, che tuttavia interamente della patria, nè punto di sè stesso fosse sollecito. Scrisse il dì 23 gennaio da Valle-fucina, che nè l'interesse, nè l'ambizione lo avevano al pubblico servigio condotto; che il comando aveva accettato richiesto, non richiedente, e con quella sfidanza di sè medesimo, la quale in un uomo del tutto ignaro s'ingenera dal conoscere sè stesso inabile a riempir meritevolmente quelle parti, che commesse gli sono; che per quanto era stato in sua facoltà, aveva il debito suo adempiuto, ed alla proposta meta risguardato tanto dirittamente, quanto l'ago calamitato risguarda; il polo che tostochè, o il pubblico più non gradisse i suoi servigj, od altri si trovasse più idoneo di lui per soddisfare all'aspettazione, lascerebbe il timone, ed alla privata condizione ritornerebbe con quel piacere stesso, col quale l'affaticato pellegrino dopo un pericoloso viaggio arriva alla terra santa, od al porto della speranza; che desiderava bene, e santamente, che quegli, il quale dopo lui verrebbe, più prosperevoli venti incontrasse e minori difficoltà; che s'ei non aveva cogli sforzi suoi all'aspettazione del pubblico soddisfatto, nissuno più di lui ciò lamentava; ma che solo di presente voleva aggiunger questo, che verrebbe un dì, in cui il nascondere le circostanze dell'America non gioverebbe più oltre la pubblica causa; e che fin là non sarebbe tra i primi a disvelare quelle verità, le quali la danneggierebbero, quantunque dal suo silenzio potesse il nome suo ricevere nocumento. Queste ultime cose diceva, intendendo di parlare delle segrete mene degli ambiziosi, e dei brutti aggiramenti dei rapinatori, degli sciupatori, e di tutti coloro, i quali l'esercito a sì compiuta inopia, ed a quelle fatali strette ridotto avevano. Da questa compostezza del Washington in sì travaglioso accidente imparino tutti gli statuali, che non si debbono colla stregua dell'amor proprio le ricompense cittadine, ed il favore pubblico misurare; e che se i reggitori delle nazioni sono spesso ingrati, i meritevoli cittadini possono trovare, e conforto, e gloria nel non dispettar contro la patria.

Nè solo nelle presenti difficoltà vinceva Washington sè stesso, ma sovente ancora consultava, e scriveva al congresso sul modo, col quale avesse a maneggiarsi quella guerra, e sulle cose occorrenti per riempir le compagnie, e fare, che alla vicina stagione dell'uscire alla campagna si rifornisse l'esercito di tutto quello che abbisognava. Sapevasi, che il generale britannico aspettava grossi rinforzi d'Europa; ed avrebbe voluto ricominciar la guerra, ed assaltarlo prima che fossero arrivati. Era questa cosa di somma importanza, e perciò non cessava con frequenti lettere al congresso, ed ai governi degli Stati di esortare, che non si perdesse tempo, che si facessero immediatamente le provvisioni. Avrebbero l'uno e gli altri voluto soddisfare ai desiderj del generale; ma le deliberazioni si fanno di necessità lentamente nei governi popolari; e quello che doveva essere apparecchiato nell'entrar della primavera, nol fu, e tuttavia scarsamente, che nel corso della state. La composizione stessa, o sia gli ordini dell'esercito furono stabiliti, acciocchè tutte le membra e parti sue fossero uniformi e corrispondenti, se non sul finir di maggio. Imperciocchè prima vi si osservava una gran difformità tanto nei reggimenti di differenti Stati, quanto nei diversi reggimenti dello Stato medesimo; dal che ne veniva il militare servizio molto danneggiato. Ma per un decreto dei 27 maggio le fanterie, i cavalli, gli artiglieri, e gl'ingegneri giusta una sola e comune norma per tutte le parti dell'esercito furono ordinati. Avrebbero quest'indugiamenti grandemente potuto nuocere alle armi americane, se non che le cose che sopravvennero, impedirono i capitani britannici di poter sì tosto, come avrebbero desiderato, osteggiare. Solo si contentarono di far correre dai soldati leggieri i contorni di Filadelfia, e le vicine terre della Cesarea, a fine di foraggiare, e di aprir le vie. Nelle quali affrontate, nulla, che notabil fosse, succedè, se non che una presa di Inglesi venuti improvvisamente addosso ad una mano di Americani nel mese di marzo ai ponti di Quinton e di Hancock, senza stare altrimenti a dar quartiere a coloro, che si arrendevano, o che non si difendevano, tutti gli ammazzarono barbaramente. Fecero anche gl'Inglesi a questo tempo un'impresa su per la Delawara per guastar i magazzini pubblici a Bordentown, e per pigliare, od ardere il navilio, che gli Americani avevano ritratto su pel fiume tra Filadelfia e Trenton. L'una cosa e l'altra succedette loro felicemente. Vollero finalmente assaltare improvvisamente il marchese de La-Fayette, il quale si era posto a campo a Baron-hill sulla sinistra dello Schuyl-kill con una grossa mano di soldati. Ma riuscì vano il tentativo: poichè egli con mirabile industria e celerità se ne sbrigò, benchè sul principio la fazione fosse succeduta prosperamente agli Inglesi condotti dal generale Grant.

Mentre le cose in terra andavano a questo cammino, molto eziandio si travagliava sul mare, dove ogni dì guadagnavano gli Americani riputazione. Mostraronsi essi nelle imprese marittime sì fattamente arditi ed operosi, che il commercio britannico ne ricevette incredibil danno. Dal 1776 in poi predarono nei mari d'America da cinquecento navi inglesi di diversa maniera e grandezza, cariche di molte e preziose mercanzie. Venne poscia a tanto l'ardimento loro, che le coste istesse della Gran-Brettagna non erano esenti dagl'insulti loro, dove vi facevano ogni giorno ricche prede. Non è però, che le navi del Re non facessero anche esse il debito loro, e le americane non intraprendessero sui mari tanto d'America, quanto d'Europa. Ciò non di manco gli Americani ne stettero in capitale.

In questo frattempo era arrivato a Filadelfia il cavaliere Enrico Clinton, al quale doveva rimanere il governo supremo delle cose del Re in luogo di Guglielmo Howe, il quale se ne ritornava in Inghilterra. Aveva questi chiesto licenza, essendo scontento dei ministri, perchè non gli avessero mandati tutti que' rinforzi, ch'ei credeva alla somma delle cose necessarj; ed i ministri gliel'avevan concessa di buon grado, essendo poco soddisfatti di lui, perchè non avesse più efficacemente cooperato con Burgoyne, nè con quella vigorìa amministrato la guerra, ch'essi avrebbero desiderato. Certamente ei si può lodare piuttosto, come prudente, che come ardito capitano. E se merita commendazione per la prontezza, o perizia, veramente singolari, colle quali quelle fazioni condusse, che imprese a fare, forse non potrà sfuggire il biasimo di non averne tentato maggiori e più rilevate. In sul principio della guerra, quando più ardevano gli animi in America, e quando, non avendo ancora gl'Inglesi tutte le forze loro raccolte, si aspettavano per essi i grossi rinforzi, forsechè quella circospezione, e quel voler menare la guerra lenta erano opportuni; perchè mai non si dee tutta la fortuna cimentare con una parte delle forze, e meglio è assaltare il nemico, quando già i sangui sono raffreddi. Ma allorquando già era in molti fra gli Americani, consumati dalle spese, dalla lunga guerra, dalla carestia di ogni cosa, cresciuta la voglia di ritornare alle prime condizioni, e ch'erano arrivati tutti quegli aiuti, che si potevano aspettare, ei doveva riporre tutta la speranza della vittoria nella celerità, e nel terrore di una subita guerra. Il quale consiglio tanto più volonterosamente doveva, secondochè appare, abbracciarsi, in quanto che oltre la probabilità della vittoria, che in un fatto giusto sempre stava in favore degli Inglesi, la disfatta totale dell'esercito del congresso avrebbe, se non certamente, almeno verisimilmente prodotto la totale soggezione dell'America, mentre dall'altra parte la rotta dell'esercito inglese non avrebbe reso gli Americani più ostinati di quello che erano, e nulla di più, massimamente dopo la capitolazione di Saratoga, avrebbe aggiunto ai consiglj del governo francese, i quali di già manifestamente tendevano alla guerra. Così colla vittoria decisiva si acquistava più, che non si perdesse per la decisiva sconfitta. Era Howe, e voleva essere tenuto molto tenero della vita de' suoi soldati, dovendogli venire di così lontano le reclute; e forse temeva, che, quando avesse combattuto infelicemente in una battaglia campale, i popoli sarebbersi levati a stormo, ed avrebbero spento del tutto le reliquie del rotto esercito. Ma un tale disfacimento non era probabile ad avvenire con tali soldati e capitani; ed oltre a questo in ogni disfavore, che fosse sopravvenuto, avrebbero i suoi potuto avere un sicuro ricetto sul navilio, quando si fosse fatto la massa generale in luogo, al quale questo avesse potuto accostarsi. Ad ogni modo le cose erano a quei tempi giunte a tale, che si doveva mettere una gran posta; poichè nella continuazione della guerra si scorgeva, intervenendo la Francia, pressochè certa la separazione dell'America. Quale però di questo sia la verità, era Howe certamente di animo alto e gentile, e le enormità commesse dalle sue genti aveva più desiderio, che facoltà d'impedire, a motivo di quei oltracotati lanzi, che non si potevan frenare a patto nessuno. Cortese cogli uffiziali, umano coi soldati, moderato e non sanguigno, era da tutti e amato e riverito grandemente. Innanzichè partisse, vollero gli uffiziali fargli una festa, che riuscì molto splendida, la quale chiamarono, consistendo ella in giostre, torneamenti, processioni, addobbi, archi di trionfo, ed onorevoli iscrizioni di ogni maniera, _meschianza_. La sera si arsero panegli, si trassono i razzi, e si accesero i fuochi lavorati assai magnificamente. Partì poi Howe pochi giorni dopo, e portato dalla fregata l'Andromeda, felicemente arrivò il secondo di luglio a Londra, dove i ministeriali lo lacerarono aspramente, gli oppositori lo innalzarono fino alle stelle.

FINE DEL LIBRO OTTAVO

LIBRO NONO

[1778]

Avutesi in Inghilterra le novelle della rotta di Burgoyne, e delle poco profittevoli vittorie di Howe era in tutto l'universale una tacita mestizia e scontentezza; le quali tanto maggiori si dimostravano, quanto più vive erano state le concette speranze, e più grandi le promesse dei ministri. S'erano a questi dal Parlamento concedute tutte quelle cose, che per l'esercizio dell'americana guerra avevano richieste; nè avevano essi mancato di mandarle in America alle fazioni del varcato anno con quella prontezza, che si poteva desiderare. I Capi militari poi stati proposti all'impresa, ed i soldati che vi si erano dentro adoperati, erano de' migliori e de' più riputati, che si avesse non che l'Inghilterra, l'Europa. Quindi si argomentava, che un qualche ostacolo per la natura stessa delle cose insuperabile si opponesse alla vittoria, ed incominciavasi a disperare del fine della guerra. Imperciocchè e migliori, e più grossi eserciti dei passati non si potevano in America mandare; e se gli Americani, nel principio del reggimento loro, avevano le genti inglesi non solo combattute, ma vinte e prese, che si doveva credere, fossero per fare nell'avvenire, più confidenti diventati per l'avute vittorie, confermato lo stato dall'uso e dall'esperienza, e fatti pel conceduto tempo maggiori provvedimenti contro il nemico? E non che si dubitasse di acquistare quello che non si aveva, si temeva grandemente di perder ciò che si possedeva. Temevasi particolarmente del Canadà pei presidj poco gagliardi lasciativi, per la vicinanza e per l'ardire dell'esercito vincitore. Nè non si stava senza apprensione, che pel calore delle parti non vi nascesse qualche tumulto pregiudiziale agl'interessi del Re: perciocchè la independenza sia esca dolce a tutte le nazioni, e massimamente alle lontane; e la fortuna propizia agli Americani causasse un più ardente desiderio di quella. Senza di che, essendo i Canadesi, i più Francesi, dubitavasi, che la nimistà nazionale accrescesse viemmaggiormente questi nuovi desiderj, e gli facesse in atti pericolosi prorompere. Moltissima passione poi dava al governo il vedere, quanto la bisogna del reclutare fosse diventata difficile in America, intimoriti i leali dalle fresche vittorie dei repubblicani, e nell'Inghilterra stessa, essendovi più che mai parziali e scontenti i popoli. Ripugnavano questi assai all'andar soldati in una lontana e male avventurosa guerra, che molti chiamavano ingiusta e crudele, e che tutte le circostanti cose dimostravano a quei dì dover avere infelice fine. Nè migliori speranze si avevano di ottener nuovi soldati dall'Allemagna. Conciossiachè dall'un de' lati i grossi eserciti stanziali tenuti continuamente in piè dall'Imperator d'Allemagna, e dal Re di Prussia facevano sì, che si facessero leve in ogni canto, dimodochè pochi rimanevano, che volessero condursi a pigliare i soldi inglesi; e dall'altro, o questa stessa cagione, o gli uffizj fatti presso quei principi dalla Francia, o que' dei mandatarj americani, o quella benevolenza, la quale verso la causa loro manifestata si era in ogni parte dell'Europa, che sel facessero, alcuni fra i principi tedeschi erano giunti a tale, che avevano proibito il passo per gli Stati loro a quelle poche genti, che con incredibile fatica si erano dagli agenti inglesi raggranellate. Ma una cosa, che principalmente teneva sospesi gli animi di tutti, si era il pericolo, che si vedeva vicino, che la Francia si scoprisse in favor degli Americani, e che non più coi segreti maneggi, o colla tacita protezione del loro corseggiare, ma sibbene coll'armi in mano apertamente e gagliardamente il patrocinio loro intraprendesse. Aveva questa tutti gli suoi apparecchiamenti di guerra, massimamente marittimi, a fine condotti, e le novissime vittorie degli Americani sulle rive dell'Hudson in una colla longanimità loro nelle perdite fatte sulle rive della Delawara facevano certissimo argomento, che chi entrasse a parte con loro non correrebbe pericolo di collegarsi con un amico o troppo debole, o poco fedele, o meno costante. La occasione tanto desiderata dai Francesi di abbassare la potenza e la superbia inglese, e che con tanta gelosia spiavano, e con tanta industria, e da sì lungo tempo fomentavano; era loro adesso posta avanti dalla favorevole fortuna, dalla pertinacia, e dagli errori dei ministri, e dei capitani britannici, i quali misurarono male la importanza e la condizione delle cose, ed infine dal valore e dalla costanza americana. Nè dubitavasi punto in Inghilterra, che la Francia non fosse per usare convenevolmente quella opportunità, che le parava davanti il mezzo di potere le antiche ferite sanare. Queste cose tutte molto travagliavano l'universale, e si vedeva da tutti la necessità o di un accordo poco onorevole con coloro stessi, che mai non si erano voluti udire, e contro i quali tante stranezze prima, e poscia una sì crudele guerra esercitate si erano. E sebbene non mancassero i ministri, e coloro che seguitavano le parti loro, di buone ragioni per giustificar sè, ed i procedimenti loro, tuttavia credevasi dai più, sarebbe stato miglior consiglio, che, dato una volta ascolto alle supplicazioni degli Americani, o seguitando i partiti parecchie fiate posti nel Parlamento dagli oppositori, si fossero posate le armi, ed introdotto un negoziato, il quale avrebbe potuto condurre ad un acconcio componimento. Dolevansi acerbamente, che tante buone occasioni di pace si fossero trasandate; e che si avesse ostinatamente voluto aspettare quel tempo, in cui non si poteva più nè accordare con onore, nè guerreggiare con gloria; e nel quale non che si avesse speranza o di conquistare, o di amicarsi l'America, dovevasi temere di aver a perdere altre parti preziose del Regno. Molto lamentavano specialmente, che dopochè già tante inutili pruove di ridurre gli Americani all'obbedienza col mezzo della forza si erano fatte, e primachè gli estremi sforzi si tentassero, oltre i quali, se vani riuscissero, si doveva del tutto disperare della vittoria, non si avesse voluto udire la proposta d'accordo fatta dal lord Chatam nella tornata del Parlamento addì 20 maggio dell'anno prossimamente trascorso. Dubitando egli delle fatali calamità, che alla patria sua sovrastavano, vedendo, essere risoluti i ministri a voler mettere l'ultima posta, ed accorgendosi benissimo, che ai pericoli della guerra interna si sarebbero di breve aggiunti quei della esterna, quantunque impedito dagli anni, e da una grave malattia, erasi nella Camera dei Pari recato, ed ivi con mirabil eloquenza orando, e stando tutti intentissimi ad ascoltarlo, aveva e pregato, e scongiurato, si sospendessero le ire, si cessassero le armi, ad un tratto si rivocassero tutte le lamentate leggi, s'introducesse una pratica d'accordo.

«Questo, diceva, è un momento, che fugge. Sei settimane forse, e non più lasciate ci sono per arrestare i pericoli che ci attorniano. Il tempestoso nugolo, ch'è sorto buon tempo fa, sta per iscoppiare. Già già si rompe, e trabocca. Da quanto è finora accaduto, difficile cosa è al governo lo strigarsi dagli sfidatori del Re, dagli sfidatori del Parlamento, dagli sfidatori del popolo. Non sono io sfidator di persona; ma se non si pon fine a questa guerra, è posto fine a questa contrada. Nè mi fido io in questo al giudizio fatto nel presente stato della salute mia; ma questo è il giudizio de' miei migliori dì; il risultamento di quarant'anni d'attenzione all'America. Sono eglino ribelli. Ma perchè son essi ribelli? Sicuramente non per difendere i loro incontrastabili diritti. Che cosa han fatto altre volte questi ribelli? e' mi sovviene, quando levarono quattro reggimenti di loro, e del loro, e tolser Luisburgo dai veterani della Francia. Ma trascorsero eglino a gravi eccessi. Vero è ciò, nè voglio io farmi panegirista loro. Ma noterò ciò nondimanco gli erronei ed ostinati consiglj che prevalsero. L'adito alla misericordia, ed alla giustizia stato è chiuso contro di essi. Ma possono ancora esser pigliati nelle parole delle prime protestazioni loro. Sapete voi, quanta sia la importanza dell'America? Ella è un doppio mercato, una piazza di consumazione, ed una di fornimento. Questo doppio mercato di molti milioni di cose marinaresche, voi siete in punto di darlo al vostro ereditario rivale. Se non provvedete in tempo, l'America, che già vi ha condotti ad una guerra di quattro anni, vi condurrà alla morte. Consiglio è di saggio il mutare i pregiudiziali consiglj. Voi avete ogni canto della Bassa Sassonia rovistato. Ma quarantamila villanzoni di Allemagna atti non sono a far istare dieci migliaia di liberi Bretoni. Possono essi devastare; conquistare non mai. Voi dite, vogliam conquistare. Che? la mappa dell'America. Io sto forte, e son pronto ad affrontarmi in questa materia con qualunque uomo di guerra. Che cosa avete fatto voi lungi dalla protezione delle vostre flotte? Di verno, se ammassati, affamano; se dispersi, l'Americano gli spazza. Ho sperimentate le speranze di primavera, e le vernali promesse. Conosco le parole vantevoli dei ministri. Ma sopraggiungono infine l'equinoziali disdette. Diconvi i ministri, che avrete un esercito altrettanto forte, quanto quello dell'anno varcato era, il quale non era forte abbastanza. Non avete in America altro guadagnato, che stazioni. Voi avete insegnato tre anni continui ai coloni l'arte della guerra. Son essi abili scolari stati, e son per dire alle Signorie Vostre, che fra i gentiluomini americani sonvi uffiziali atti a capitanar gli eserciti di tutti i potentati d'Europa. Le genti, che là mandato avete, son troppe per far la pace, troppo poche per far la guerra. Poniamo la conquista, e che ne sarà? Farete voi, che vi rispettino? Farete, che vi amino? Farete, che si vestano delle robe vostre? Certo mai no. Rimeriteranno la crudel guerra con un odio irreconciliabile. Voi state donando l'America alla Francia al costo di dodici milioni all'anno. Ogni cosa profittevole alla Francia, e l'Inghilterra, la vecchia Inghilterra, pagherà per tutti. Il vostro traffico languisce, le vostre tasse s'accrescono, le vostre rendite diminuiscono; e la Francia in questo sta assicurandosi, e traendo a sè quel commercio, che creava i vostri marinari, che alimentava le vostre isole, che era il principale fondamento della ricchezza, della prosperità, e della potenza vostra. Si è fatto lo sperimento dell'assoluta soggiogazione, si faccia quello dell'assoluta emendazione. Ciò dimostrerà l'animo del Parlamento volto alla pace, ed aprirà la via all'accordo. Affermano i ministri, non esservi per ancora trattato colla Francia. Bene sta, l'onore è in salvo. Se domani si ode esistere quel trattato, domani s'ha a denunziare la guerra alla Francia, quand'anche non s'avessero, che cinque navi in porto. Ma la Francia s'indugerà, quanto potrà, per vederci consumare. Siete ora voi posti alla mercè di ogni piccola cancelleria germanica, e le pretensioni della Francia ogni giorno s'accresceranno, finchè infine si discopra, e parte diventi o nella pace, o nella guerra. Parlasi della dignità del regno; ma meno se ne perderà rivocando le leggi, che sottomettendosi alle domande delle cancellerie germaniche. Noi siamo gli assalitori. Gli abbiamo noi sì fattamente assaltati, come l'armata spagnuola assaltava l'Inghilterra. Il compassionare, ed il perdonare non possono danneggiare. Si farà fondamento al trono del Re colla benevolenza dei popoli; e milioni d'uomini, i quali ora malediscono, o ribellano, pregheranno per lui. La rivocazione, e la misericordia causeranno in America le dissensioni, la concordia in Inghilterra. Ponete innanzi all'America una elezione. Finora non ebb'ella elezione. L'Inghilterra le disse: _pon giù le armi_. Ed essa spartanamente rispose: _vieni, prendile_».

Nè l'autorità dell'uomo, nè la forza dell'orazione, nè le disgrazie presenti, nè il timore delle future poterono tanto operare, che fosse accettata la proposta. Si disse dalla contraria parte, che non ne starebbero gli Americani contenti; che fin dal principio avevan essi posto la mira all'independenza. Favellarono della dignità del regno, della debolezza della Francia, del numero dei leali in America pronti a discoprirsi, ove l'occasione si parasse loro davanti, della tirannide del congresso già venuta a noia a tutti, della votezza della Camera sua, del disavanzare precipite dei biglietti di credito, del desiderio nato in ognuno dell'antica tranquillità.