Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Part 11

Chapter 113,419 wordsPublic domain

Non solo si penuriava di vettovaglie, che anzi in tutti gli altri servigj della guerra si provava una estrema scarsezza, o piuttosto carestia di tutte le cose. Mancavano soprattutto le vestimenta tanto necessarie alla sanità, ed alla elevazion d'animo dei soldati, i quali laceri e nudi creduti gli avresti piuttosto altrettanti paltoni, che difenditori di una patria generosa. Pochi avevano una camicia, molti la metà di una, la maggior parte nessuna. Molti per difetto di calzamento portavano nudi i piedi sulla gelata terra. Coltri per la notte poche se ne avevano, o nessuna. Quindi è, che molti ammalavano. Altri in buon numero inabili, pel freddo e per la nudità, ad alcuna militare fazione, per consentimento dei capitani se ne astenevano, i quali, o gli lasciavano stare, senza che ne uscissero mai, nelle capanne, o nelle più vicine masserie gli collocavano. Poco meno di tremila soldati si trovavano in tal modo per l'inclemenza della stagione, e per la miseria del vestito affatto incapaci a poter il debito loro operare. Non aveva il congresso nissuna diligenza tralasciata per andare all'incontro di un tanto male. Aveva, come già si è detto, dato la facoltà a Washington di far tolte presso chiunque si fosse, o con qualsivoglia nome si chiamasse, di tutte quelle cose, che fossero al suo esercito necessarie, fra le quali le cose acconce al vestire tenevano uno de' primi luoghi. Ma e' ripugnava molto all'usare simile potestà, la quale dall'un canto asperava i cittadini, dall'altro avvezzava i soldati a por mano nelle proprietà altrui. Per la qual cosa, dolendosi il congresso dell'inopportuna mansuetudine del suo capitano, raccomandò al governo di ciascuno Stato, deputassero uomini a posta per tor le robe appartenenti al vestir del soldato, intendendo però, che fossero pagate ai posseditori in quel prezzo, che verrebbe da alcuni maestrati pubblici a ciò preposti determinato. Elesse altresì un commissario generale sopra il vestito dei soldati, il quale avesse in ciascuno particolare Stato un sotto commissario, sia perchè sopravvedessero la bisogna delle tolte, sia perchè, se possibil fosse, facessero procaccio per via de' contratti di tutto quanto era necessario. Ma la bisogna procedeva molto lentamente. Molti abborrivano dallo strappar dalle mani altrui le cose, che vender di buon grado non volevano. Senza di che vi era a que' tempi negli Stati Uniti carestia di panni, di tele, di cuoi, e di tutte le altre cose che si ricercavano. Contuttociò il commissario sopra la bisogna del vestire nel Massacciusset era riuscito a far contratti con parecchj mercatanti per grosse quantità di merci al prezzo di dieci al diciotto per centinaio. Parve ad alcuni, ed al congresso medesimo, cosa molto enorme, ed assai cose si dissero sull'avarizia dei mercatanti. Del che però possono venir escusati, stantechè i biglietti, che ricevevano in pagamento, scapitavano dei tre quarti del valor loro; che grandissima nel paese era la scarsezza di quelle merci; che la mano d'opera era assai cresciuta di prezzo; e che le rimesse all'estero molto difficilmente si potevano fare. Ossiachè pei nati bisbigli i mercatanti dispettassero, ossiachè veramente più potesse in essi la cupidigia, che le promesse del governo, parecchj fra coloro, che contrattato avevano, ricusarono di fornire, se prima non erano pagati. La qual cosa risaputasi dal congresso, ordinò, si levassero di forza le merci presso coloro che contrattato avevano, e che non le volevano somministrare; e fosser loro pagate non a termine dei contratti, ma sibbene a quella rata, che i maestrati a ciò deputati determinato avrebbero. Queste ordinazioni del congresso, e le lettere scritte agli Stati da Washington, per le quali con parole gravi gli aveva esortati a venir prontamente in soccorso del sofferente esercito, operarono infine quegli effetti, che si desideravano; ma non sì però, che non fosse la maggior parte del verno trascorsa, quando le prime provvisioni delle vestimenta arrivarono al campo.

Nè solo si travagliava per le cose sovraddette, ma ancora per la carestia degli strami. I soldati rotti dalle fatiche, infievoliti dalla fame, aggrezzati dal freddo nelle fazioni loro diurne e notturne avevano nelle capanne in vece di letto la nuda ed umida terra. Da questa, e dalle altre cagioni che narrate abbiamo, si empiè l'esercito d'infermità. Un numero senza fine di soldati ogni giorno ammalavano, ed entravano negli ospedali, nei quali la più parte non uscivano, se non per esserne portati alla sepoltura. Imperciocchè non eran meglio ordinate le cose degli ospedali, che fossero quelle del campo. Per la incongruenza degli edifizj a tal fine trascelti, per l'incredibile penuria delle suppellettili, e per la moltitudine degl'infermi vi era nato un fetore insopportabile. V'infuriava dentro la febbre da ospedale, ed ogni dì i più robusti, come i più frali miserabilmente uccideva. Non si poteva soccorrere, nè col cambiar spesso le biancherie, delle quali non che si difettasse, si mancava totalmente, nè coi buoni alimenti, che non si avevano alla mano, nè coi rimedj, i quali o non si avevano del tutto, o si avevano guasti, o adulterati per la cupidigia degli amministratori. Poichè tale è stata per lo più la natura degli abbondanzieri degli eserciti, i quali meglio facitori di carestie si dovrebbero appellare, che sempre preferito hanno l'intascare il quattrino al preservar la vita del soldato. Quindi era, che quelle corsìe somigliavano meglio stanze di moribondi, che asili d'infermi; e non che gli ammalati vi guarissero, i sani vi ammalavano. Molti abborrivano dall'entrare in quei luoghi pestilenti, e meglio amavano perire di freddo all'aria libera ed aperta, che morire in quel tanfo di morti. In cotal modo, o per una inevitabile necessità, o per l'avarizia degli uomini una morte immatura ebbe troncato il filo della vita a molti valorosi soldati, i quali, se meglio assistiti o curati stati fossero, avrebbero potuto continuar a prestare l'utile opera loro alla sorgente e pericolante patria.

Queste cose, che apportavano sì grave danno alle cose della repubblica, erano originate dalle cagioni che abbiamo descritte, ed in parte ancora dalla condizione del traino militare, nel quale nè nissun ordine si osservava dai Capi, nè nissuna obbedienza dai subalterni; ed i cavalli o morivan tra le vie, o inosservati si sbrancavano per le vicine campagne. Erano le strade gremite di carri appartenenti all'esercito, i quali muover non si potevano. Di quinci accadde, che quando per gl'incredibili conati sì del governo, che dei buoni cittadini, si erano le provvisioni per l'esercito apprestate, non si potevano agli opportuni luoghi condurre; e di bel nuovo per le lunghe dimore si disperdevano e dissipavano. Questa mancanza riuscì anche dannosissima al trasporto dell'armi e delle munizioni, le quali perciò, o erano abbandonate alla discrezione di coloro che le pigliavano, o trafugate dagli avari. Una inestimabile quantità di pubblica suppellettile fu in cotale guisa o guasta, o perduta. Negli alloggiamenti poi di Valle-fucina erano costretti gli uomini a fare, e facevano in vero con incredibile pazienza l'uffizio delle bestie, o sia nel legnare, o sia nel condur le artiglierie. E certamente nissuna cosa si potrebbe ai disagi, che l'esercito americano ebbe a provare durante quest'inverno, equiparare, fuori della pazienza, e della costanza pressochè sovrumane, colle quali gli sopportarono. Non è però che molti, disertando le insegne, non si conducessero, in questo spalleggiati dagli amici del Re, all'esercito britannico in Filadelfia. Ma erano questi per lo più Europei, i quali si erano posti ai soldi dell'America. I natii con egregio esempio di bontà cittadina, e forse ancora per la venerazione grandissima ed amore, che al capitano generale portavano, si mantennero perseveranti; ed amarono meglio far dura contro gli estremi della fame e del freddo, che mancar in sì pericoloso frangente della data fede alla patria loro. A ciò anche contribuì non poco la costanza dei Capi dell'esercito, i quali tollerarono in sè medesimi con allegro animo tutte le fatiche, e tutta la strettezza del vivere, in cui erano ridotti. Egli è ben vero, che, se Howe avesse voluto pigliar l'occasione, e saltando fuori dalle stanze fosse improvvisamente corso contro gli alloggiamenti di Fucina, ogni ragione persuade, che ottenuto ne avrebbe una rilevata vittoria. Stremi di munizioni sì da guerra che da bocca, non avrebbero potuto gli Americani nè rimanere, nè difendere il campo. L'osteggiar poi all'aperto cielo, ed in mezzo a que' sì grandi stridori del verno era loro cosa del tutto impossibile diventata. Il primo febbraio erano quattro migliaia d'uomini inabili a qualsivoglia fazione pel difetto delle vestimenta. Gli altri in poco miglior condizione si ritrovavano. E brevemente di diciassette migliaia di soldati, al qual numero sommava allora l'esercito americano, gli abili a guerreggiare, se arrivavano, certo non passavano le cinque migliaia. Per quali ragioni il capitano britannico non abbia dato dentro in sì favorevoli circostanze, a noi non consta. Certo ci pare, che l'aver avuto risguardo alla salute ed alla vita de' suoi soldati, delle quali cose era egli studiosissimo, sia stato in questo caso serbargli a maggiori disagi; e la circospezione si dee meglio timidità, che prudenza riputare.

Queste calamità molto angustiavano l'animo di Washington. Ma di una fra le altre sentiva grandissima molestia, siccome quella, che poneva un perniziosissimo esempio ai soldati; e questa si era, che si andava manifestando in mezzo agli uffiziali una inclinazione al voler rassegnare le commissioni; e molti, fatta già la rinunziazione, se n'erano alle case loro ritornati. La quale inclinazione era l'effetto principalmente dello scapito dei biglietti. Era questo arrivato a tale, ed il prezzo delle robe, sia per la medesima cagione, sia ancora per la difficoltà del commercio, era sì fattamente cresciuto, che gli uffiziali non potevano più, non che vivere onoratamente da gentiluomini, e secondo il grado loro, ma nemmeno le cose al vivere necessarie procacciarsi. Alcuni già avevano le facoltà loro consumate per apparire orrevoli al cospetto delle genti, e gli altri che non avevano di che spendere del loro, o s'erano indebitati, od in modo vivevano, obbligati ad estremare di tutte le spese necessarie, che poco era degno dell'uffizio che tenevano. Quindi il desiderio di rinunziare diventava pressochè universale. Nè non è da credersi, che rinunziassero i meno buoni od i tristi; il che sarebbe stato minor male, non essendo a quei tempi riempite le compagnie, e soprabbondando gli uffiziali, ma i migliori, i più riputati, i più generosi, siccome quelli, che più degli altri disdegnavano quella condizione cotanto indegna degli animi loro, volevano massimamente dagli stipendj cessare. Vedendo Washington ire questo malore avanti, usava all'incontro tutti que' rimedj, che più credeva convenevoli, promettendo e confortando; e nel medesimo tempo scriveva efficacissimamente al congresso, perchè, considerata diligentemente la cosa, vi facesse su gli opportuni provvedimenti. Esortando soprattutto a stabilire in favor degli uffiziali dopo il fine della guerra la mezza paga a vita, o a tempo. Scriveva, che possono bene gli uomini favellar della patria, citar i pochi esempj delle antiche storie di grand'imprese dal solo amor di quella a buon termine condotte; ma che coloro, i quali sopra questa sola base si fondano per esercitare una lunga e crudele guerra, debbon trovarsi infine dell'opinione loro molto ingannati; che debbonsi usare le passioni, degli uomini, come sono elleno, e non come essere dovrebbero; che molto invero nella presente guerra aveva operato l'amor della patria; ma che per continuarla e trarla a conclusione era necessario l'usare ancora l'aspettativa dell'interesse, e la speranza delle ricompense.

Ripugnava molto dapprima il congresso ad ammettere questo desiderio del capitano generale, o fosse, che gli paresse cosa troppo insolita, o che non volesse gravare lo Stato di tanto peso, ovvero che si credesse, che le promesse delle terre da concedersi giusta una precedente legge, della quale abbiamo a suo luogo favellato, sì agli uffiziali che ai soldati, dovessero bastare alle voglie degli uomini temperati. Ma infine vinto dalla necessità decretò, che una provvisione di mezza paga a vita fosse concessa agli uffiziali dell'esercito, intendendosi però, che fosse in facoltà del governo il riscattarla colla somma delle mezze paghe di sei anni da quegli uffiziali, ch'esso crederebbe conveniente. Poco poi con un'altra risoluzione ristrinse le ricompense delle mezze paghe al solo termine di sette anni, facendo tempo dalla conclusione della guerra. Queste risoluzioni, se furono opportune, furono anche di soverchio tarde, nè abbastanza spontanee da parte del governo. Imperciocchè già più di dugento de' migliori uffiziali avevano preso le licenze; e per parlar col proverbio, quei benefizj, che sono stati appiccati un pezzo fra le dita del donatore, non riescono grati a nissuno. Senza di che doveva il congresso considerare, che gli stabilitori degli Stati nuovi non comandano, ma obbediscono ai soldati, e che giacchè si ha un bisogno tanto indispensabile dell'opera loro, e non si può loro contrastare, miglior partito è il vezzeggiargli.

In questo mezzo tempo trovavasi Washington molto coll'animo travagliato, e pieno di amaritudine sì per le cose sopraddette, che per certi maneggi, che contro la persona sua si andavano facendo. Gli uomini impazienti, i quali vorrebbono, che con quella prestezza si terminassero le cose, colla quale si desiderano, e gli ambiziosi, che sono sempre pronti per innalzare sè stessi, ad attribuire altrui le colpe della fortuna, o gli effetti della necessità, andavano via spargendo su pei canti, o nelle gazzette stampando, che le disgrazie avute i due precedenti anni nella Cesarea e nella Pensilvania dovevansi meglio dall'insufficienza del capitano generale, che da tutt'altra cagione riconoscere. Rammentavano le vittorie di Gates, il quale molto a Washington preponevano, ed ivano gloriando, di quanto valore, di quali alte imprese fossero gli Americani capaci, quando da un eccellente capitano gli eserciti loro fossero governati. Nè solo questi schiamazzi si facevano dagli uomini privati, ma anzi il mal umore andava anche serpeggiando fra gli statuali, e già aveva trapelato in alcune assemblee degli Stati, tra mezzo l'oste, ed infine nel congresso medesimo. Pareva, si avesse in mira di voler tanto disgustare Washington, che si mettesse da per sè stesso giù dall'impresa, chiedendo licenza; ed allora voltare tutta la grandezza di lui a Gates. Che poi questi abbia tramato questa pratica cogli altri, la cosa è incerta, e si penderebbe al no, se si considera la rettitudine e la candidezza dell'animo suo, che invero erano molto conspicue. Ma l'ambizione, la quale è un affetto assai sottile, e che penetra in ispecie di virtù, corrompe e contamina troppo spesso gli animi più generosi. Certo è bene, che Gates n'era consapevole, e lasciava fare. Forse ancora credette, e con esso lui credettero alcuni dei promovitori di questo maneggio, che veramente Washington non fosse abile a sostener tanto peso, ed intendevano colla dimessione di questo salvar la patria. Noi però per quel rispetto, che si debbe avere alla verità, siamo in debito di dire, che i principali autori, poco curandosi di patria, o di non patria, ciò facevano pel biasimevole motivo dell'ambizione, avendo in animo di metter sè stessi, o gli amici loro nel luogo altrui. Fra questi il primo era Conway, uno de' più scaltri aggiratori, e de' più inquieti briganti, che dall'Europa siansi a quei tempi trasportati in America. Tempestando egli, e non lasciando vivere, nè tener i piedi in terra ad alcuni membri del congresso, e gridando e schiamazzando, che non vi era nell'esercito americano di nessuna disciplina, che bene fosse, e che non vi si avevano due reggimenti, che armeggiassero di somiglianza, nè due uffiziali in ciascun reggimento, i quali sapessero essi stessi eseguire, o far eseguire agli altri gli armeggiamenti, tanto aveva e detto e fatto, che il congresso lo aveva tratto inspettore e maggior generale. Il ch'era stato cagione di molto scalpore nel campo; ed i brigadieri generali rimostrarono. Questi volendo a' suoi fini arrivare, e uomo audace essendo senza niun freno, o barbazzale avere, diceva di Washington tutto quel male che sapeva e poteva. E come suol accadere nelle disgrazie, facilmente trovava chi gli credea.

L'assemblea della Pensilvania fu la prima a rompere il diaccio; e quando si divulgò, che Washington era per condurre i suoi soldati alle stanze di Valle-fucina, presentò una rimostranza al congresso, censurando fortemente questo consiglio del generale, e con aspre parole dolendosi del modo, col quale aveva governata la guerra. Erano i Pensilvanesi venuti in molto mal umore per la perdita della città capitale della provincia, non ricordandosi della grettezza, colla quale erano proceduti nel fornir l'esercito d'uomini e di munizioni. Si credette altresì, che i deputati massacciuttesi al congresso, e principalmente Samuele Adams, o che non potessero sgozzare che fosse stato nominato a capitano generale di tutti gli eserciti un Virginiano con esclusione dei generali massacciuttesi, che a quel tempo uguale, o forse maggior nome di uomini di guerra avevano, che Washington non aveva; o che i medesimi, siccome quelli, che in questa causa americana ardentissimi erano, non si soddisfacessero di quella pacatezza del capitano generale, e desiderassero per Capo dell'impresa un libertino più vivo e più risentito, avessero in animo di far instanza, acciocchè si ricercassero le cagioni della guerra infelicemente amministrata negli anni 1776 e 1777. Ciò non ebbe effetto. Si creò bene un maestrato sopra la guerra, del quale furono fatti Capi i generali Gates e Mifflin, l'uno e l'altro, se non erano, creduti essere fra gli autori della trama tessuta contro Washington. Lettere anonime andavano attorno, per le quali gli si levavano i pezzi, e gli si attribuiva e l'infelicità della guerra cesariana e pensilvanica, e la misera condizione, alla quale erano ridotte le genti nei quartieri d'inverno. Una ne fu indiritta a Laurens, presidente del congresso, piena di gravi accusazioni contro il generale, ed un'altra somigliante all'Enrico, governatore della Virginia, le quali ambidue inviarono a Washington. Del ch'egli, che era per natura d'animo franco ed assuefatto a resistere alle percosse più gravi della fortuna, mirabile temperanza mostrando, non si alterò nè poco nè punto. Nè maggiormente si passionò ad un altro disegno del congresso, ordito d'accordo col nuovo maestrato sopra la guerra, forse per far vedere, che sapeva far da sè, o perchè avesse veramente molto rimesso di quella fede, che aveva nei tempi andati in lui collocata. Era questo disegno una nuova spedizione contro il Canadà, alla quale avevano in animo di preporre il marchese de La-Fayette, siccome francese, e di tanto nome, dovendosi far la guerra in una provincia stata testè francese. Nel che forse coloro, che mestavano in questa bisogna, ebbero anco per mira, spiccando La-Fayette da Washington, di tôrre al capitano generale questo scudo, che il difendeva contro i colpi loro. Dovevano sotto i suoi ordini militare appunto quel Conway, ed il generale Starke. Washington ricevette ordine senz'altra informazione intorno l'impresa, della quale in nessun modo era stato fatto consapevole, di far marciare il reggimento di Hazen composto di Canadesi alla volta d'Albanìa. Il che eseguì prontamente. Arrivato il marchese in Albanìa, dove le genti dovean far capo grosso, non vi trovò preparamento di sorta alcuna, nè uomini, nè armi, nè munizioni. Ne scrisse al congresso. Fu lasciato cadere il tentativo. Fu fatto abilità a Washington di chiamare al campo il marchese. Quanto a Conway fu lasciato stare. Poco poi, vedutosi caduto in disgrazia dell'universale pe' suoi superbi modi, e per le cose fatte contro Washington, chiese, ed ottenne la licenza. Fu eletto ad inspettor generale in suo luogo il barone di Stuben, uffiziale prussiano di buon nome, il quale ripieno della disciplina di Federigo secondo, imprese ad insegnarla ai soldati del congresso. Quindi ne nacque, che gli Americani ottimamente ammaestrati impararono uniformi ordini di armeggiare, e molto ne profittò la disciplina loro.

Non si potrebbe dire, quanto tutto l'esercito, ed i migliori cittadini si risentissero all'udire di queste pratiche contro il diletto capitano loro. Si levò un romore universale contro gl'intrigatori. Conway non si ardiva più mescolarsi tra i soldati, i quali lo volevano manomettere. Si riparò a Jork di Pensilvania, dove il congresso faceva a quel tempo la sua residenza. L'istesso Samuele Adams, il quale, probabilmente tratto da que' suoi vivi spiriti a prò della libertà, queste cose faceva a fin di bene, girava alla larga dai soldati e dagli uffiziali, temendo anch'egli nol mettessero per la mala via. Il congresso poi, quantunque fosse venuto, a ciò indotto dai maneggi e dalle instanze di coloro fra i suoi membri, che volevano lo scambio del capitano generale, alle raccontate provvisioni, tuttavia, sapendo benissimo, di quanto danno riescono negli affari di Stato i cambiamenti fatti alla leggiera, e considerato anche, che non mai la Francia, l'intervenimento della quale si sperava fra breve, avrebbe in un uomo inglese, quantunque fedele, quale Gates era, quella fede posta, che di già aveva grandissima nell'Americano; e che se forse alcuno uguagliava in fatto di perizia nelle cose della guerra Washington, questi però tutti avanzava in fede, la rettitudine, in bontà, e soprattutto in estimazione presso i popoli e presso i soldati, tenne il fermo, e non fe' nissuna sembianza di voler tôrre il supremo grado al suo provato capitano.