Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2

Part 9

Chapter 93,595 wordsPublic domain

Queste cose, come origine di più importanti moti, e seme di più gran guerra furono gravemente sentite dai reggitori dello Stato di Virginia; onde deliberarono di porvi un pronto rimedio. Mandarono con ogni maggior diligenza alla volta di Norfolk un reggimento di soldati d'ordinanza, ed una mano di minuti uomini sotto i comandi del colonnello Woodford. Avuto il governatore intenzione di questi rinforzi, occupò molto prudentemente un forte luogo sulla sponda settentrionale della riviera Elisabetta, chiamato _Great-Bridge_, o sia Gran Ponte, distante a poche miglia da Norfolk. Questo dovevano traversare i provinciali, se volevano arrivare alla Terra. Quivi construsse tosto un puntone dalla parte di Norfolk, che affortificò il meglio che seppe e potè per la brevità del tempo, e lo fornì copiosamente d'artiglierie. Il puntone era da ogni parte attorniato d'acque e da paludi, e solo vi si aveva il passo per un dicco, o sia argine molto lungo. Le forze del governatore non erano di gran momento. Aveva da due centinaia di stanziali, ed una banda di volontarj norfolchesi. Il resto era, tra gentame di Bianchi, e servidorame di Neri racimolati in fretta, una moltitudine disordinata. I Virginiani pigliarono gli alloggiamenti a fronte degl'Inglesi in un piccolo villaggio a gittata di cannone. Avevano avanti di sè il dicco molto stretto, l'estremità del quale affortificarono anch'essi con un puntone. In questo stato stettero molti dì l'una parte e l'altra senza far moto alcuno. Finalmente accortosi Dunmore, che l'indugio era pregiudiziale a lui ed utile agli Americani, ai quali abbondavano le vettovaglie, e che s'ingrossavano ogni giorno, essendo egli stesso d'animo grande, ed avendo forse a vile i soldati del nemico, deliberò di dar la batteria. Sperava in questo modo di potersi aprir la via nelle viscere della provincia. Adunque la mattina dei 9 dicembre prima del dì ordinò a Fordyce, capitano di una compagnia di granatieri, andasse all'assalto. Marciarono baldanzosamente contro il puntone degli Americani. Fordyce guidava l'antiguardo; il luogotenente Baturst i fanti perduti. Il capitano Leslie veniva dopo con una schiera di trecento tra Neri e Bianchi, e dugento stanziali. Si risentì tosto il campo americano, e si apparecchiò alle difese. Il combattimento durò lunga pezza con un'ostinazione incredibile. Finalmente, morto Fordyce, che meritò in questo fatto le lodi di animosissimo soldato, a pochi passi del puntone, e molti de' suoi, le genti britanniche si ritirarono al ponte. Gli Americani non gli seguitarono, impediti dall'artiglieria del Forte. I Neri fecero cattivissima pruova, e si salvarono con la fuga. Trattarono gli Americani dolcemente gl'Inglesi venuti in mano loro, duramente i leali. Fu questo fatto, dal canto di Dunmore, più di temerario capitano, che di animoso soldato.

Il governatore, perduta ogni speranza di far frutto in questa parte, abbandonato il Gran Ponte, si ritirò a Norfolk, lasciando in poter dei nemici alcune bocche da fuoco. E non credendosi sicuro in questa Terra e nella vicinanze, deliberò di montar di nuovo sulle navi, il numero delle quali si era molto accresciuto per l'aggiunta di quelle, che si erano trovate nel porto di Norfolk. Il che gli venne fatto in un gran bisogno; poichè molti fra i leali, abbandonato il paese, cercarono rifugio sull'armata, portando seco gli arredi e suppellettili più preziose. I provinciali occuparono Norfolk, il quale quasi deserto trovarono, avendo i più sgombrato alle navi del governatore.

Mentre in tal modo si travagliava sulle coste della Virginia, covava un disegno di grand'importanza, e questo era di levare in armi gli abitatori delle parti diretane delle colonie, ma particolarmente della Virginia e delle due Caroline, i quali si sapeva essere bene affetti verso la causa reale. Si sperava ancora, che gl'Indiani si sarebbero accozzati, e non solamente avrebbero molestato alla coda i provinciali; ma inoltre crescendo di numero e di forze, pervenuti sarebbero a traversare le province, e congiungersi sulle coste col lord Dunmore. Fu creduto istrumento opportuno a questo disegno un Giovanni Conelli, nato nella contea di Lancastro in Pensilvania, uomo arrisicato ed audace molto, il quale, trovatosi con Dunmore, aveva da lui ricevuto favorevoli condizioni, ed un mandato amplissimo per poter mettere ad esecuzione il carico, che gli era stato dato. Adunque questo Conelli, lasciato Dunmore, andò a tentare gli animi degl'Indiani dell'Ojo e quelli dei leali sui confini delle colonie. Avendo in ciò fatto grandissimo frutto, se ne ritornava al governatore. Si era appuntato, che le guernigioni vicine, e principalmente quelle del Detroit, e del Forte Gage fra gl'Illinesi gli prestassero assistenza, e si sperava altresì, che gli uffiziali delle guarnigioni del Canadà lo avrebbero secondato. S'intendeva, che tostochè le genti sue fossero in pronto, dovesser far capo grosso a Pittsburgo, e quindi, valicate le montagne Allegany, correre la Virginia, e, traversatala, andarsi a congiungere con Dunmore nella città di Alessandria, posta sulle rive del fiume Potamack. La fortuna si era favorevole dimostrata a questi primi principj. Era già Conelli andato parecchie volte sano e salvo da un luogo all'altro, e tenute le sue pratiche cogl'Indiani e coi leali molto segrete. Già si andava avvicinando a Detroit sulle estreme frontiere della Marilandia presso il borgo di Tamar, seco stesso rallegrandosi di essere oramai uscito da tutti i pericoli. Ma in questo luogo fu conosciuto, carcerato, e le scritture che portava, pubblicate per ordine del congresso. Così questa segreta trama che Dunmore, mancando di armi vive, aveva ordito, riuscì come parecchie altre di niun effetto. Solo s'inasprirono vieppiù gli animi dei coloni, e la sua autorità andò soggetta a maggior diminuzione.

In questo mentre si preparava contro Norfolk un evento lagrimevole. Quantunque molti fra i leali di Norfolk e del contado vicino avessero cercato asilo sull'armata del governatore, molti però erano rimasti, o sia, che non fosse bastato loro l'animo di lasciar le proprie terre, o sia, che temessero i disagi del mare e della fame, o sia pure, che sperassero di trovare più mansuetudine nei concittadini loro, i quali facevano professione della libertà, ch'essi stessi non avevano fatto provare a questi, quando erano stati superiori in quel tratto di contrada. Certo è, che i libertini diventati superiori essi, gli aspreggiarono fieramente, e sopra di loro tutte quelle più gravi nimicizie esercitarono, che tanto sono frequenti nelle guerre civili tra gli uomini di diverse Sette. Il governatore arrabbiato, e commosso alle miserabili grida dei leali, se ne volle vendicare. Questo mal talento si accresceva ogni giorno a motivo delle avvisaglie, che seguivano frequentemente tra le due parti, sforzandosi i provinciali d'in sulla spiaggia d'impedire, che i reali non isbarcassero per andare alla busca nel paese, e questi per lo contrario brigando in ogni maniera di furar vettovaglie ad ogni tratto. Per la moltitudine delle bocche erano stremi di ogni cosa, e non avevano più di nissun ben vivente. Finalmente essendo arrivata dall'Inghilterra nella cala di Norfolk una nave da guerra, Dunmore mandò a terra un tamburino, intimando ai provinciali, somministrassero i viveri, e cessassero il trarre; altrimenti avrebbe fulminata la Terra. I provinciali risposero del no. Il governatore deliberò di cacciargli colle artiglierie, e di ardere le case che stavano in sulla riviera. La mattina mandò a dar notizia della presa risoluzione, acciocchè le donne, i fanciulli e tutte le bocche innocenti potessero ritirarsi in salvo. Il primo di gennajo la fregata il Liverpool, due corvette ed il giunco armato del governatore traevano furiosamente contro la città, e nel medesimo tempo alcuni uomini delle ciurme sbarcavano e mettevano fuoco alle case. Tosto le fiamme si apprendevano, l'incendio si propagava. Tutta la Terra fu consumata. Arse anche tutto il paese all'intorno per opera dei provinciali stessi, perchè volevano levare al nemico qualunque comodità, e tor quel nido alle genti del Re. Tali sono gli effetti dell'ire civili, tali i risultamenti delle umane discordie. Ma l'uomo è troppo spesso o ambizioso, o ingannato; e se non mancano in ogni età gli autori delle guerre, non manca nemmeno loro l'ingegno di ricoprirne coi soliti inorpellamenti le cagioni, sicchè i miseri popoli oppressi e soppozzati in fondo non sappian il più delle volte, da chi ne abbiano il buon prò. In questo modo fu distrutta una delle più ricche e delle più fiorenti città della Virginia.

Narrato lo stato della provincia di Virginia, dopo che vi aveva il governo regio cessato, l'ordine della storia ricerca, che noi ci voltiamo a raccontar quelle cose, che a questi tempi accaddero nelle altre. Già abbiamo detto l'ardor dei popoli, che si manifestò nella Carolina Meridionale al tempo, in cui vi si ebbero le novelle del fatto di Lexington, e come vi si facesse un convento provinciale, si sottoscrivesse una lega e vi si assoldassero fanti e cavalli per difendere la colonia. In mezzo a questi travagli arrivava il governatore Campbell, al quale nonostante i pubblici romori furon fatte le grate accoglienze. Ei si pensò di voler usar la milizia per ostare ai reggimenti d'ordinanza, che stati erano levati dal convento, o congresso provinciale, ed a questo medesimo contrapporre l'assemblea provinciale. Sperava in tal modo, col dividere i popolani, diminuir le forze loro ed interrompere i loro disegni. Perciò di propria autorità spedì i ruotoli agli uffiziali della milizia, e convocò l'assemblea secondo gli ordini antichi. Ma l'uno e l'altro disegno riuscì vano; le milizie stettero ferme nella impresa del popolo, e l'assemblea sì ostinatamente resistette ad ogni sua proposta, ch'ei fu necessitato a congedarla. Parve star quieto per qualche tempo. Ma si sapeva che teneva pratiche segrete coi leali, che non eran pochi, e massimamente sui confini verso le montagne ed i laghi. Per iscalzarlo i provinciali operarono di modo, che uno, Adamo Macdonald, capitano nei reggimenti provinciali, uomo in molta fede presso i libertini, andò a visitare il governatore sotto il nome di Dick Williams, qualificandosi di messo, che i leali mandavano per professar la fede loro e ricevere gli ordini. Il governatore, che si sentì sollecitare dove gli pizzicava, si discoperse, e disse tutto quel che sapeva. Macdonald, scovato nel modo che si è detto il governatore, rapportò le cose al Consiglio generale. Si levò un romore grandissimo. Il Consiglio diputò al governatore alcuni de' suoi, fra i quali lo stesso Macdonald per chiedergli, mostrasse loro i dispacci ricevuti dall'Inghilterra. Campbell ricusò risolutamente. Si mosse il partito di farlo arrestare, ma non si ottenne. Il governatore ebbe paura, e si ritirò a bordo di una corvetta, ch'era sorta nel porto. Portò seco il sigillo della provincia. Il Consiglio mandò a pregare, ritornasse. Non volle. Così cessò affatto il governo reale nella Carolina Meridionale, e tutta l'autorità pubblica fu trasferita dagli antichi maestrati nel convento provinciale, nella congregazione di sicurezza, e simili maestrati popolari, alla potestà dei quali il popolo non pose alcun limite, se non se, guardassero, la repubblica non ricevesse danno.

Ma intanto il governatore Campbell non istava ozioso. Sapeva, che i reali erano numerosi in certe parti della provincia, e sperava, che incitandogli e rizzando un'insegna, intorno alla quale avessero potuto raunarsi, avrebbe fatto qualche gran frutto. Nella parte posteriore della provincia abitava una generazione d'uomini chiamati _regolatori_. Eransi questi nel 1770 arrogato il diritto di eseguire essi stessi le leggi contro i malfattori. Sì oltre procedettero, che di propria autorità davan le pene corporali a questo ed a quello. Per ovviare a tanta enormità fu mandato lord Mantague, il quale, usando molta severità, restituì in mezzo a quella gente trascorsa l'autorità delle leggi. Adunque questi regolatori ricordevoli dello scotto avuto per causa di quelle illegittime assemblee, non fu mai, che avessero voluto consentire ad accostarsi al congresso ed agli altri maestrati popolari, che, egualmente che i passati, riputavano irregolari ed illegali. Ritrovavansi nei medesimi luoghi molti Olandesi ed Irlandesi, i quali siccome quelli che dalle concessioni e liberalità del Re avevano ricevuto le terre, o per debito di gratitudine, o per paura di perderle, se si fossero congiunti coi libertini, si conservavano fedeli, ed ogni opera facevano per contrastare ai nuovi reggitori. Ai medesimi si congiunsero alcuni altri Irlandesi, i quali veniticci per paura dalle province settentrionali si erano in questa ritirati. Perciò determinò Campbell di usar queste genti per arrivare ai fini suoi. Andò seminando fra di loro, che le colonie d'America erano di gran lunga troppo deboli per poter resistere alla potenza della Gran-Brettagna; che non si trattava, che di una piccola tassa sul te, il qual essi non erano usi di logorare; che gli abitanti delle coste erano quelli, che si opponevano a questa tassa, e ciò per averne il te franco, senza prendersi pensiero, che questa ostinazione loro avrebbe privato gli abitatori delle parti interne di molti oggetti al vivere necessarj; che la sola spesa di mantenere i reggimenti provinciali oltrepasserebbe d'assai quella, a cui sommavano le tasse imposte dal Parlamento. Accrebbero il mal animo di costoro le violenze dei popolani, i quali si sforzavano, volessero o no, di far loro sottoscrivere la lega. Dal che nacque, che molti, che rimasti sarebbero neutrali, si gettavano di forza nella parte contraria. In nessuna parte della provincia erano i leali altrettanto numerosi, quanto in quel tratto di paese che giace fra i due fiumi Broad e Saluda. Ricusarono di secondare le risoluzioni del congresso, di sottoscrivere la lega e di far leve di soldati. I libertini desiderando di procedere pacificamente, mandarono in quei luoghi due uomini di grandissima autorità Guglielmo Enrico Drayton, e Guglielmo Tennent. Questi molto dissero e molto fecero per sopire i sospetti nati fra quei popoli, ma con niuno o poco frutto. Quindi nacquero gravi gelosie tra le due parti. Corsero all'armi, e le due osti presero il campo l'una dirimpetto all'altra. S'interposero i buoni cittadini per evitar il sangue, e finalmente dopo alcuni giorni di pratica si conchiuse un accordo, pel quale i leali dettero la fede di rimaner neutrali. Ma ruppe queste prime speranze di qualche riposo un Roberto Cunningham, persona inquieta, ed uno dei Capi più vivi dei reali, il quale non cessava di sparger nuovi semi di discordia. Da ogni parte i reali correvano all'armi. Il congresso, volendo porre il piè su di quelle prime faville, ordinò al maggiore Williamson, comandante la milizia, di marciar contro i sediziosi. Ma questi, in maggior numero essendo, prevalevano. I tempi correvano difficili, ed il congresso caroliniano avendo un esercito ed un'armata inglese a fronte, a ridosso i concittadini sospetti, non poteva sperar di ottenerne la vittoria. I Capi provinciali per opprimere questi tentativi degli avversarj fecero marciare alla volta dei luoghi sospetti molte bande di milizie e di soldati di ordinanza sotto gli ordini dei colonnelli Richardson e Thompson, ai quali si accozzarono di vantaggio i colonnelli Polk e Rutherford, che guidavano i Caroliniani settentrionali. I reali, dispersi, discordi, e privi di Capi di riputazione, trattando tutte le cose con timore e con dubbioso consiglio, dovettero ricevere i patti dai vincitori. A questo subito impeto dei libertini stettero per lungo tempo quieti, e non fecero più nissuna dimostrazione, fino a che le armi inglesi non prevalsero nelle province della Giorgia e della Carolina Meridionale.

I Caroliniani essendosi al tutto risoluti al partito della guerra, incominciarono a voltar l'animo a tutti quei provvedimenti, che potessero abilitargli ad esercitarla con frutto. Pensarono sulle prime a far procaccio di polvere d'artiglierie, della quale avevano grandissimo difetto. Stava sull'ancore vicino al rialto o banco, che essi chiamano _barra_, di Sant'Agostino nella Florida Orientale una nave inglese, che aveva un gran carico di polvere. Alcuni popolani audaci e pratichi del mare si recarono con grandissima celerità sopra la nave, l'abbordarono, e s'impadronirono di quindici migliaia di libbre di polvere, che con eguale felicità trasportarono in Charlestown. Questo fu acquisto utilissimo in tanto bisogno loro, e ne fornirono molto opportunamente i Massacciuttesi, siccome pure l'esercito, che fece poco dopo la spedizione del Canadà. Ma rimaneva ancora in potestà del Re il Forte Johnson posto sull'isola James, la quale sta a rimpetto della città. Questo Forte signoreggiava il porto di Charlestown. La notte il colonnello Motte con una buona smannata di nuove leve, sbarcato sulla isola entrò dentro, essendosi la guernigione ritirata, come inabile a resistere, sopra le navi da guerra. I Capi del popolo ordinarono, che nissuno stesse a somministrare acqua o vettovaglie alle navi del Re, altro che del giorno al dì. Gl'Inglesi bloccavano il porto e facevan molte prede con infinito danno della città. Perciò il colonnello Moultrie con una masnada di soldati provinciali, e colle artiglierie andò ad occupare la punta di Huddrel, e piantativi alcuni pezzi ben grossi obbligò i capitani inglesi a snidare di quei luoghi, e ad allargarsi in alto mare. Così la città si trovò per allora libera dal travaglio dell'armi inglesi. Ma per preservarsi dai futuri assalti deliberarono di far fortificazioni sulla punta di Huddrel, che difende l'entrata alla città per la via del canale di Hog-Island, e di accrescere quelle del Forte Johnson, il quale assicura il porto in faccia a James's-Island. Rizzarono eziandio un nuovo Forte in questa medesima isola a ponente del Forte Johnson, ed un altro sull'isola di Sullivan, il quale chiamarono poscia col nome del colonnello Moultrie. Le milizie provinciali si esercitavano, e i reggimenti di ordinanza s'ingrossavano ogni giorno. In somma in tutte le parti della provincia si preparavano le difese contro gli assalti del nemico.

Ma questo zelo dei Caroliniani a difendere la propria provincia, quantunque vi andassero molto di buone gambe, era anche acceso vieppiù dalle risoluzioni del congresso generale. Aveva questi decretato, che se si avesse a difendere Charlestown contro i tentativi dei nemici, si dovessero mantenere a spese della lega nella colonia tre reggimenti di fanti; che se il convento o la congregazione di sicurezza giudicassero spediente di arrestare o distruggere qualsivoglia nave che si fosse, il facessero, ed avrebbe il congresso approvato. Raccomandò eziandio, si piantassero Forti e batterie nei luoghi, che più opportuni giudicassero.

Nè erano in questo tempo state del tutto quiete le cose della Carolina Settentrionale, provincia, nella quale i reali abbondavano forse più che in qualunque altra, cavatane però quella della Nuova-Jork. Eravi governatore un Martin, uomo pronto ed operoso, il quale si studiava continuamente a novità per accrescere le parti del Re. I libertini stavano in molta gelosia rispetto massimamente agli abitatori delle contrade superiori della colonia, tutti Scozzesi, e montanari fuorusciti, coi quali si sapeva, che il governatore teneva pratiche continue. Il congresso non aveva tralasciato di prendere risoluzioni, che atte fossero a rompere questi disegni. Aveva raccomandato ai popoli della colonia, amatori della libertà, si collegassero ed ordinassero in bande di milizia, e nel caso in cui l'assemblea od il convento provinciale giudicato avessero necessario di far genti, queste dovessero esser considerate come parte dell'esercito generale, e condotte al soldo della lega. La quale risoluzione del congresso fu mandata ad effetto, se non con un consenso universale, certo con sufficiente prontezza. Si fece anche un convento provinciale, il quale assunse l'autorità della consueta assemblea dei rappresentanti. Si arrosero, secondo il solito, le congregazioni di sicurezza, e gli altri maestrati popolari. Il governatore s'insospettiva, ma non si perdeva di animo; ed a fine di poter sostenere un primo impeto, finchè ad un gran bisogno fosser venuti in suo soccorso i leali delle parti superiori, fece affortificare il suo palazzo a Newburn, e munirlo d'artiglierie. Il popolo s'infuriò, corse alle artiglierie, se ne impadronì, e ne portò via sei pezzi. Il governatore allora si rifuggì precipitatamente al Forte Johnson sul capo della Fear-river. Temendo i provinciali, che quivi si affortificasse e facesse qualche capo grosso, siccome pure, che quel luogo servisse come di porta, per la quale entrar potessero quelle forze, che sarebbero mandate contro la colonia, deliberarono di cacciarlo da quel nido. Ei pare eziandio, che non fossero senza sospetto, che fosse per bandire la libertà degli schiavi a fine di servirsi dell'opera loro per ristabilire il governo del Re. Desideravasi un pronto rimedio. Fecero una massa generale a Wilmington, città molto principale della provincia, ed elessero condottiere il colonnello Ashe, il quale dagli stipendj del Re si era condotto a quelli del popolo. Corsero tosto contro il Forte Johnson; ma il governatore, il quale non aveva voluto aspettare tanta piena, si era ritirato a bordo di una nave del Re. La notte che seguì, il colonnello Ashe entrò nel Forte, e vi arse ogni cosa. Guastò poi il paese, acciocchè il governatore non se ne potesse prevalere. Chiarirono il governatore nemico all'America, e gl'imputarono di aver voluto sollevar i Neri contro i padroni, la qual cosa non gli fu apposta falsamente. Rispose con una lunghissima scrittura, che fe' propagare nella provincia. Ma il congresso provinciale chiarì questo bando del governatore libello famoso, e lo fece ardere pubblicamente per le mani dell'esecutor della giustizia. Fecero anche a questi dì una lunga lettera agli abitanti della Gran-Brettagna piena delle solite protestazioni. Queste cose tutte attizzavano singolarmente il popolo. Ma quello che diè nuova e maggior esca a questo fuoco si fu, che nel giardino, e dentro le volte del governatore furono trovate nascoste polvere e palle con altre armi e munizioni. Intanto aveva il convento provinciale decretato, si facesse una leva di mille stanziali, ed un'altra di tremila di minuti uomini. Creò biglietti di credito pel mantenimento loro. Il congresso generale desiderando di viemmeglio assicurare le cose sue, e conoscendo di quanta importanza fosse l'aver favorevoli i regolatori ed i montanari, che abitavano le parti superiori, mandò loro due ministri del Vangelo per fargli capaci della natura della controversia, che correva allora tra la Gran-Brettagna e le colonie. Così nissun mezzo intentato si lasciava dai Capi del popolo per arrivare ai fini loro. Le armi e la pecunia si preparavano; i soldati si esercitavano, e gl'inesperti si ammaestravano. Gl'indifferenti od i tiepidi si riconfortavano. I Capi popolari in questa colonia per l'abbondanza degli avversi si mostraron altrettanto più operativi, quanto più difficil'era la condizione, nella quale si ritrovavano.