Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2
Part 6
Ma siccome il principale nervo della guerra consiste nella pecunia, così il congresso non tardò a rivolgere i suoi pensieri verso di quest'oggetto; il quale in un cogli uomini e l'armi, è il più importante, anzi il più necessario di tutti, massimamente nei casi della guerra difensiva, come per la natura stessa delle cose doveva quella essere, che si esercitava dagli Americani. Nelle guerre offensive, nelle quali si va ad assaltar l'inimico correndo e guastando il suo paese, gli uomini e l'armi possono nella prosperità della vittoria trovar la pecunia. Ma nei casi di guerra difensiva la pecunia è quella, che deve gli uomini e le armi procurare. Questo affare però aveva in sè grandissima difficoltà. La pecunia non si poteva riscuotere, se non per via di accatti, o per via di balzelli. L'una e l'altra erano non che malagevoli, quasi impossibili; essendovi da molti anni addietro, e per causa dei dispareri nati coll'Inghilterra, assottigliata di troppo la quantità del conio, che girava nelle colonie. Le province della Nuova-Inghilterra ne erano sempre state anzi scarse che no, e gli atti proibitivi del Parlamento da dieci anni addietro avevano ancora questa sottil massa attenuata. Nelle province meridionali poi, quantunque più ricche per la fertilità delle terre, la scarsità della moneta era andata crescendo, non solo per la sovraddetta cagione, ma eziandio per la numerosa introduzione dei Neri, la quale in quegli ultimi tempi aveva avuto luogo. Laonde il trar danaro da quei popoli per via d'accatti, o di balzelli sarebbe stata cosa imprudente, dannosa, e forse, od anche senza forse, impossibile, almeno in quella quantità, che i bisogni dello Stato richiedevano. Aggiungasi in rispetto agli accatti, che, sia che i ricchi avessero la pecunia loro a fornire, o no, avrebbero però sempre potuto prestare il credito, ed il far uso di questo secondo mezzo, meglio che del primo era conveniente. Imperciocchè se essi o l'una, o l'altra cosa, od ambedue potevano somministrare, gli uomini dotati di mediocri o di tenui facoltà non l'avrebbero potuto del pari. Eppure gli accatti parziali di moneta non si sarebbero potuti abbracciare, quando che all'incontro un accatto parziale di credito si poteva eleggere, il quale sarebbe stato in nome comprensivamente verso di tutti, ma in fatti parzialmente sopportato nell'opinione generale dalle larghe facoltà del ricchi. In rispetto poi ai balzelli, non sarebbe stato il porgli, se non cattivo eleggimento; perciocchè, essendo poco usi quei popoli alle gravezze, il recarsi di punto in bianco ed in sul bel principio, in sul toccare le borse dei cittadini, avrebbe sull'opinione dell'universale i più perniziosi effetti partorito. I popoli infiammati in una impresa comune fanno più volentieri giattura della vita, che non della pecunia; perciocchè a quella sta annessa più gloria che a questa, e l'onor dei bravi è più frequente, che l'onor dei facoltosi. Per la qual cosa il congresso aveva in ciò un'impresa molto malagevole alle mani. Ci accorgeremo eziandio, dover essere cresciute vieppiù le difficoltà, se farem considerazione, che il congresso aveva bensì la facoltà di raccomandare, ma non già quella di comandare; e che la obbedienza dei popoli era più volontaria, che costretta; ed era da temersi, ch'essi ricusassero, se si fossero toccate le borse. Era anche molto da apprendersi, che le assemblee provinciali gelosissime del diritto di impor le gravezze pubbliche, non avrebbero di buon grado, ed in niun modo acconsentito a questo, che il congresso assumesse la facoltà di tassare. Poi come questi avrebbe potuto sperare di porre un balzello giusto e ben temperato in rispetto a ciascuna colonia, se, stantechè le ricchezze loro erano in gran parte fondate sul commercio, ed erano state l'una e l'altra in varie maniere dalle presenti turbolenze impressionante, e perciò molto soggette a variazione, non si conoscevano a puntino le facoltà di ciascuna di esse? Nissuna evidenza della conveniente rata si sarebbe potuta avere, e molto meno dimostrare; e la sembianza di parzialità, o vera fosse od apparente, o soltanto creduta, avrebbe guasta tutta l'opera e prodotto clamori e dissensioni pregiudiziali. Questi erano gli scogli, che il congresso incontrava in rispetto ai modi di trar pecunia pei bisogni dello Stato e della guerra. Perciò si risolvette a schivargli, ed a volersi accostare agli accatti del credito col gittar biglietti, che avessero la mallevadoria della fede delle colonie unite. Nella qual cosa si sperava, che l'abbondanza delle derrate, l'ardore e l'unanimità del popolo, e massimamente dei ricchi, i quali, i più erano alle cose nuove favorevoli, avrebbero esso credito mantenuto vivo, ed impedito che i biglietti non cadessero in bassanza. Abbenchè quello ch'era già accaduto nelle province settentrionali, in cui i biglietti che allora esistevano, scapitavano, avrebbe dovuto tenergli avvisati del pericolo. Oltre a ciò gli uomini prudenti prevedevano benissimo, che per la facilità della cosa, e pei bisogni che si sarebbero ad ogni ora moltiplicati, si sarebbe gittata una sì grande quantità di biglietti, che sarebbe diventata del tutto soprabbondante, e gli avrebbe fatti scapitare. Aggiungasi, che il congresso non era solo a far gittate di biglietti, ma che anche le assemblee provinciali avevano, ed usavano l'istessa facoltà; il che doveva produrre di breve la soprabbondanza. Quest'era un male, che fin da principio doveva far temere i più pregiudiziali effetti. Nè si deve passar sotto silenzio, che, siccome sono sempre incerti i casi della guerra, potevano le armi inglesi andarne colla migliore, e correre vittoriosamente il paese. Dal che ne sarebbe nata di necessità la totale rovina del credito, ed i biglietti sarebbersi forse anco ridotti al niente. Si sa per pruova, che in cotesti affari la sfidanza dei popoli non ha rimedio. Questi erano i pericoli, questi i timori, che non senza gran cagione tenevano sospesi gli animi dei prudenti nell'affare del gittar fuori i biglietti. Ma non era luogo ad elezione; ed il congresso era in tali termini constituito, che gli abbisognava, come si suol dire, o bere o affogare. Perciò non esitarono punto a por mano a quel compenso, il quale, se non era buono, era al certo necessario. Adunque il congresso nel mese di giugno deliberò, si gittassero due milioni di dollari di Spagna in altrettanti biglietti di credito, e che la fede delle colonie unite dovesse stare per la redenzion loro. Qualche tempo dopo fece un'altra gittata di biglietti sino ad un milione di dollari pure di Spagna, dei quali biglietti ciascuno avesse ad esser di trenta dollari. Questi furono ricevuti su quei primi principj con consenso universale dei popoli.
Avendo il congresso procurati gli uomini, le armi e la pecunia, applicò l'animo ad assicurarsi alle spalle con guadagnarsi le nazioni indiane, sulla mente delle quali non si stava senza qualche timore. Sapeva, che il generale Gage aveva spedito da Boston un suo messo per nome Giovanni Stuart presso la nazione dei Cherokee, che abitava le regioni prossimane alla Carolina Meridionale; e che il generale Carleton, governatore del Canadà, aveva mandato il colonnello Johnson presso gl'Indiani di San Francesco, ed altri pertinenti alle sei tribù, che più erano vicine a quella provincia. Il fine loro era di adescar quelle nazioni con promesse, con danari, e con presenti per indurle a pigliar le armi contro i coloni; la qual cosa, se per avventura si sarebbe potuta tollerare, quando, perduta ogn'altra speranza e forza, l'Inghilterra fosse stata ridotta alla necessità o di adoperar gl'Indiani, o di dar vinta la causa agli Americani, certamente non potrà non condannarsi, e come orribile non biasimarsi, allorquando altre armi, altri soldati si avevano in pronto per esercitar con prosperità di fortuna la guerra contro le colonie. La posterità non potrà non detestare i consiglj di coloro, i quali, da nissuna necessità spinti, hanno anteposto gli sfrenati e crudeli Indiani ai soldati disciplinati dell'Inghilterra. Quest'è stato un partito non solo di barbara ferità notato, ma che riuscì anche in ultimo ai suoi proprj autori esiziale. Ma la mente dell'uomo è cieca, l'animo suo spesso crudele, e le ire civili non placabili. Pensò adunque il congresso ad opporsi con efficaci mezzi a questi tentativi inglesi; e perchè la cosa procedesse con più ordine determinò, che le tribù indiane divise fossero secondo la mente sua in altrettanti distretti; a ciascuno dei quali fosse destinato un uomo a posta, il quale, essendo pratico della lingua, dei costumi e dei luoghi loro, ad essi corrispondesse, spiasse gli andamenti loro, soddisfacesse alle domande in ciò, che fossero ragionevoli, ed ai bisogni e necessità loro provvedesse. In somma non dovevano questi mandatarj nissun mezzo lasciar intentato per cattivarsi la benevolenza degl'Indiani, acciò non dessero ajuto all'armi reali, e tenessero la via neutrale. Credono alcuni, che gli uomini del congresso avessero anche il mandato di far in modo, che gl'Indiani entrassero a parte della guerra, accostandosi agli Americani contro gli eserciti inglesi. Il che non ci pare abbia la sembianza della probabilità, stantechè chiara cosa ella era, che la guerra si doveva in grandissima parte esercitare sul territorio americano; e che quest'Indiani erano soliti a mettere a sacco ed a morte così gli amici, come i nemici. Inoltre non è da credersi, che gli Americani potessero avere in animo di macchiare con una nota di barbarie sul bel principio una causa, ch'essi volevano, fosse da tutti riputata e giusta e santa. Tuttavia non vogliamo tralasciar di dire, che in Filadelfia si credeva e si annunziava, come un caso prospero, che gl'Indiani Moacchi, e quelli di Stockbridge, avendo i primi mandato la ciarpa ai secondi, il che presso di quelle nazioni era un segno di leanza, si eran confederati, e stavan pronti ad unirsi ai coloni, per correre a' danni degli Inglesi. Si credeva istessamente nel Massacciusset, che i Seneca, altra nazione indiana, fossero apparecchiati a far lo stesso. Oltre a ciò un Capo indiano, per nome Svyashan, con altri quattro Capi della tribù di San Francesco arrivarono nel mese di agosto al campo di Cambridge guidati da un Reuben-Colburn. Venivano ad offerirsi pronti ad intraprendere la difesa dell'americana libertà. Furono fatte loro le grate accoglienze, e condotti al soldo. Svyashan si vantava, che avrebbe all'uopo condotta molta gente, aggiungendo eziandio, che gl'Indiani nel Canadà, e perfino i Francesi erano a favore degli Americani volti, e pronti a collegarsi con loro. Queste cose si dicevano, e si credevano universalmente. Ma fossero qualsivogliano i desiderj del popolo, il congresso si contentava di avergli neutrali, ed a questo fine solo s'avviavano i suoi maneggi. Ciò per altro non potè impedire, che gl'Inglesi non si prevalessero di queste prime dimostrazioni, affermando aver essi tratto alla parte loro, ed usati gl'Indiani, perchè gli Americani i primi avevan voluto adoperargli.
Speditosi il congresso dalla bisogna degl'Indiani, la quale lo aveva grandemente tenuto sospeso, si rivolse, fatto più ardito dalle giornate di Lexington e di Breed's-hill, ad onestar la causa sua, e la presa dell'armi nel cospetto di tutte le nazioni del mondo; e ciò facendo usò lo stile delle nazioni independenti. Mandarono un bando, o sia dichiarazione, nella quale con molto gravi parole ricordarono le fatiche, i disagi ed i pericoli dagli antenati loro sopportati nell'andar a piantare le colonie in quelle strane e rimote regioni; le cure loro nel farle crescere e prosperare; i patti fermati colla Corona, e l'utilità e le ricchezze che ne erano all'Inghilterra derivate. Rammentarono la lunga fedeltà e la lodata prontezza a venir in soccorso della comune madre. Quindi trapassarono a parlare dei nuovi consiglj presi dai ministri sul finire dell'ultima guerra, e fecero una diligente enumerazione delle lamentate leggi. Narrarono acconciamente le lunghe e vane querele, le decennali ed inutili supplicazioni. Accennarono le inique condizioni per la pace proposte nel Parlamento (intendo di parlare della proposta d'accordo del lord North), escogitate a bella posta per dividergli, per metter le tasse all'incanto, al quale una colonia concorrerebbe contro l'altra, non sapendo ambedue qual prezzo sia a redimer le vite loro bastevole. Descrissero la possessione nimichevolmente presa della città di Boston dalla soldatesca armata sotto i comandamenti del generale Gage; le ostilità di Lexington incominciate dai soldati reali, e le crudeltà commesse in quel fatto; la rotta fede di quel generale pel rifiuto delle permissioni di uscita, e le più peggiori permissioni concesse, per avere con barbara inumanità separato i mariti dalle mogli, i figliuoli dai genitori, gli amici dagli amici, i vecchi e gl'infermi dai pietosi, dai forti e dai sani, i padroni dalle robe e masserizie loro. Rammentarono la beccheria di Breed's-hill, l'incendio di Charlestown, l'arsione delle navi, il guasto delle vettovaglie, la minacciata rovina e distruzione di tutte le cose. Favellarono delle tente fatte dal governatore del Canadà per ispingere a' danni loro gl'Indiani, gente fera e bestiale, ed i disegni ministeriali notarono di voler accumulare sulle infelici ed innocenti colonie tutti i flagelli del fuoco, del ferro e della fame.
«Siamo, _esclamarono essi_, al bivio ridotti, o di sottometterci intieramente alla tirannide d'irritati ministri, o di resistere colla forza. Abbiam ragguagliati i danni da una parte e dall'altra, e trovato abbiamo, che nulla è più da temersi, che la volontaria schiavitù. L'onore, la giustizia, l'umanità ci vietano di abbandonar vilmente quella libertà, che abbiamo dai nostri valorosi antenati ricevuta; e che la nostra innocente posterità ha diritto di ricevere da noi. Non possiam portar l'infamia di dar in preda le future generazioni a quella miserabilità, che sovrasta loro inevitabilmente, se noi con inudita viltà lasciam loro per eredità la servitù. La nostra causa è giusta, l'unione perfetta, le facoltà grandi; e non mancheranno all'uopo i soccorsi esterni. Noi ringraziamo grande e gratamente la divina Provvidenza, che a questo terribil cimento non ci abbia tratti, se non quando erano già le nostre forze al presente grado cresciute, ed avevamo nelle precedenti guerre imparato l'uso dell'armi, ed acquistato i mezzi di difesa. Con i cuori confortati da questi pensieri noi solennemente, avanti Dio ed avanti gli uomini, dichiariamo, che noi giusta nostra estrema possa quelle armi, che il benefico Creatore ha nelle nostre mani poste, ed alle quali i nostri nemici ci hanno sforzati di ricorrere, ad onta di ogni pericolo, con animi invitti ed insuperabil costanza adopreremo in difesa delle nostre libertà, essendo tutti, ed al tutto risoluti a morir liberi, piuttosto che a vivere schiavi. Che le menti dei nostri amici e concittadini non si sollevino a queste nostre determinazioni. Noi non intendiamo a niun modo quell'unione disciogliere, la quale da sì lungo tempo dura fra di noi, e che con ogni sincerità desideriamo di veder ristorata. La necessità non ci ha peranco spinti a questo disperato consiglio, nè alcun'altra nazione abbiam contro di essi alla guerra provocata. Noi non leviamo gli eserciti coll'ambizioso disegno di separarci dalla Gran-Brettagna, e diventar Stati independenti. Noi non combattiamo nè per la gloria, nè per le conquiste. Noi offeriamo al mondo lo spettacolo di un popolo assaltato da un nemico non provocato, senza niuna imputazione, o sospetto di offesa. Vantan essi i privilegj e la civiltà loro. Eppure altre condizioni non offrono, che la servitù, o la morte.
«Nella nostra propria contrada, in difesa di quella libertà che abbiamo, nascendo, eredata, che abbiam goduta dai tempi della rivoluzione in poi, per la protezione delle nostre proprietà solo acquistate per la onesta industria de' nostri antenati, e nostra, e contro la violenza testè usata, noi abbiamo le armi pigliate. Queste porremo noi giù, ma non prima, allor quando gli assalitori avran cessato le ostilità, ed ogni pericolo che ricominciar possano, sarà allontanato. Posta umilmente ogni nostra confidenza e speranza nella mercè del supremo, ed indifferente Giudice e Governatore di tutte le cose, noi divotamente supplichiamo la sua divina bontà di proteggerci in questo gran conflitto, ed a felice fine condurci, di piegare il cuore de' nostri avversarj alla concordia, di fargli a ragionevoli termini consentire, ed in tal guisa l'impero preservare dalle calamità della cittadina guerra».
Questo manifesto, il quale fu molto lodato a quei tempi, fu sottoscritto da Giovanni Hancock, il quale era in iscambio del Rutledge stato eletto presidente del congresso, e dal segretario Carlo Thompson.
Il congresso non tralasciò anche in questa circostanza di usare il mezzo della religione. Il manifesto fu mandato in ogni parte del continente, e letto su pei pulpiti dai ministri colle opportune esortazioni. Nel campo bostoniano fu letto con preparata solennità. Il maggior generale Putnam assembrò quella parte dell'esercito, che obbediva a' suoi comandamenti in sul Prospect-hill, e quivi con insolita pompa fu letto ai soldati. Terminata la lettura si fe' un'accomodata preghiera. Dato il segno dal generale, tutto l'esercito gridò tre volte _amen_, ed in quel mentre si sentì lo scoppio dell'artiglieria, che tirò dal Forte. Drappellavano nell'istesso tempo colla insegna mandata recentemente al Putnam col solito motto di _Appello al Cielo_, e con quell'altro; _Qui transtulit sustinet_. Le istesse solennità osservate furono tra le altre schiere. Tutti erano contenti e concitati. A Cambridge poi, essendovi concorsi i principali uomini della provincia di Massacciusset, la lettura fu fatta in presenza loro e di molto popolo con grande apparato. Il che contribuì non poco ad indur negli animi, con una ardenza e zelo religiosi, una grandissima ostinazione. Queste cose si facevano ad imitazione di quelle, che stat'erano praticate dai libertini ai tempi di Carlo I, sicchè pareva, fosse quell'istessa guerra rinnovata, nella quale la religione protestante serviva di motivo o di pretesto agli autori della libertà, od ai fautori dell'anarchia; e la religione cattolica serviva di titolo o di coperta ai difenditori della temperata Realtà, od agli stabilitori del dispotismo. Tanta è la forza della religione nei cuori umani! E tanta è sempre stata la propensione dei reggitori delle nazioni a profittarne! Dal che la religione stessa ricevè gran danno; ed è nata in gran parte quella freddezza, che in proposito di lei fu osservata in certi tempi, e che fu sì meritevolmente lamentata dagli uomini prudenti. Imperciocchè l'universale dei popoli si accorse, che gli uomini astuti della religione si servivano, come di un istromento per arrivare ai fini mondani loro. E siccome l'uomo è pur troppo sfrenato, e ne' desiderj suoi molto intemperante, sicchè non contento di rimanersi ai limiti del bene non precipiti spesso nel suo contrario, così la religione, che dovrebb'essere sempre santa ed intemerata, diè talvolta favore a biasimevoli imprese con grave scandalo dei popoli, e con molta diminuzione della propria autorità, che riuscì assai dannosa alla rettitudine ed al buon costume. Comunque ciò sia, ella è cosa certa, che questa sembianza religiosa, colla quale vollero gli Americani colorire l'impresa loro, se produsse fra di essi maggior consenso ed ostinazione, fu causa eziandio della pertinacia del governo inglese, del rigore e della severità, coi quali esercitò egli la presente guerra. Oltre la ragion di Stato si tramescolava nella mente sua la ricordanza dei passati casi dei britannici Re; il che doveva con un certo spavento indurre anche più rabbia e maggior livore.
Avendo in tal modo il congresso cercato di giustificar l'opera sua presso le nazioni del mondo, voltò il pensiero a protestare al popolo inglese, che l'intendimento degli Americani era quello di voler l'antica congiunzione con essi mantenere, la quale, affermavano, era stata, e tuttavia era la gloria, la felicità ed il primo dei desiderj loro. Gli ammonivano in istile grave e molto patetico, si ricordassero dell'antica amicizia, delle gloriose e comuni imprese degli antenati, e dell'affezione verso gli eredi delle virtù loro, le quali la vicendevole congiunzione fin'allora conservata avevano. Ma quando, soggiungevano, l'amicizia era violata colle più atroci ingiurie; quando ciò, ch'era l'onore e l'ornamento degli antenati riputato, diventava una cagione di biasimo, e quando niun'altri rispetti rimanevano fuori di quelli, che fra tiranni e gli schiavi esistono; quando finalmente ridotti erano all'alternativa di rinunziar al favor loro, od alla libertà, non dover poter essere dubbia la elezione. E dopo di aver toccato i meriti loro e le dannose leggi, concludevano con dire, che la vittoria sarebbe del pari pregiudiziale all'Inghilterra, che all'America; che quei soldati, i quali avrebbero cacciato le spade dentro le viscere degli Americani, le avrebbero anche senza esitazione alcuna rivolte contro i Brettoni; che pregavano bene il cielo, volesse dagli amici loro, fratelli e concittadini, imperciocchè con tali nomi volevano ancora appellargli, primachè la memoria dell'antica affezione cancellata non fosse, quell'eccidio e quella rovina frastornare, che loro soprastavano.
Composero anche una dicerìa indiritta al Re, colla quale narrati prima i meriti loro, la fede verso la Corona, le disgrazie e calamità presenti, pregarono e scongiurarono, che il reale animo di Sua Maestà si piegasse a voler interporre l'autorità sua per sottrargli dalla presente condizione, ed a trovar qualche buon mezzo, onde, le unite supplicazioni delle colonie udite, possano alla riconciliazione condursi. Imploravano eziandio, cessassero intanto le armi, e quelle leggi si rivocassero, dalle quali maggiore e più prossimo danno provavano. Che ciò fatto, avrebbe il Re tali prove del buon animo delle colonie avute, che le avrebbe tosto alla sua reale grazia ritornate, ed esse nulla lasciato per testimoniare la divozione loro verso il sovrano, e l'affezion verso la comune patria.