Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2

Part 32

Chapter 323,634 wordsPublic domain

Ma qualunque fossero la costanza del congresso, o l'opportunità delle sue proposte ai principi forestieri, poco si poteva sperare, che in tanto pericolo delle cose sue acconsentissero questi al venire a parte, abborrendo ciascuno dal prender briga di ripescar coloro che sommergono. Certo poco profittan le parole, quando elleno non sono dalle buone armi, e dal favor della fortuna accompagnate. E così deboli erano le speranze, alle quali si atteneva sul finire del presente anno il destino dell'America, che si doveva ragionevolmente credere, che due o tre notti fredde, che si fossero messe, fatto gelar le acque della Delawara, avrebbero posta in mano degl'Inglesi, senza che gli Americani opporvi si potessero a patto nissuno, la città capitale di tutta la lega. E quando questa gelata contro il solito della stagione non avesse avuto luogo, la più gran parte del già sì debole esercito di Washington si sarebbe risoluta pel finir delle ferme nell'uscir dell'anno. Nè si poteva credere, che in tanta avversità nuovi soldati venissero a pigliare il luogo di quelli, che se ne andavano. In questo stato di cose altro non si poteva aspettare, che un soggettamento senza ostacolo delle province più aperte, e che, ritiratisi i miseri avanzi dell'esercito americano ai luoghi più forti, nelle selve e nelle montagne inaccessibili, nascesse una guerra guerriata, la quale nulla potrebbe importare alla somma dell'impresa. Ma Washington non si disperava; e prima che, o il gelicidio sopraggiungesse, o finissero le ferme dei soldati, volle con audace e ben ponderato consiglio far nuova pruova della fortuna della repubblica, con affrontar un nemico vittorioso e forte, il quale a tutt'altro pensava fuori che a questo. Del che debbono i posteri suoi avergliene una eternal riconoscenza; imperciocchè da questa improvvisa fazione cambiossi ad un tratto, e fuori di ogni aspettazione la condizion della guerra, ed incominciò la vittoria ad inclinare alle parti americane. Aveva egli osservato, che Howe, o fosse per procurare a' suoi soldati alloggiamenti più comodi in quell'aspra stagione, o per impedire, come si credette, il reclutar degli Americani, o che giudicasse in modo la guerra vinta, ed i nemici inabili a qualunque sforzo, aveva troppo distese le ali del suo esercito, occupando tutta la provincia della Nuova-Cesarea, e la riva sinistra della Delawara da Trenton sino a Burlington. Aveva le sue stanze a Trenton il colonnello Ralle, valoroso capitano di Essiani colla sua brigata di fanti, ed alcuni pochi cavalleggieri inglesi, e cinquanta stracorridori, che sommavano in tutto a quattordici o quindici centinaia di soldati. Alloggiava più sotto a poche miglia a Bordenton il colonnello Donop con un'altra brigata di Essiani; ed ancor più in giù, distante a venti miglia di Filadelfia, aveva i suoi quartieri un'altra schiera di Essiani e d'Inglesi. Gli uni e gli altri stavano a mala guardia, sia perchè conoscevano, esser il nemico non che debole, quasi affatto distrutto, sia perchè per le passate rotte lo tenevano molto imbelle, e come spogliato d'ogni onore della milizia. Il rimanente esercito si era fermato in luoghi più lontani, e principalmente a Princetown, a Brunswich e ad Ambuosa. Washington, considerata bene la larghezza degli alloggiamenti del nemico, entrò in isperanza di potere con un improvviso assalto opprimere quelle bande, le quali erano più vicine al fiume, e sì dall'altre lontane, che non avrebbero potuto essere soccorse a tempo. Perchè poi l'assalto procedesse con ordine, e partorisse maggior frutto, distinse tutto il suo esercito, il quale per la più parte consisteva nelle cerne della Pensilvania e della Virginia, in tre schiere, la prima delle quali, ch'era la principale, dovesse varcar il fiume a Mackenky's-ferry circa nove miglia sopra Trenton. Questa doveva guidar egli stesso, accompagnato dai generali Sullivan e Greene, ed aveva seco alcuni pezzi di artiglierie da campo. S'intendeva, ch'ella facesse impelo contro Trenton. La seconda, che obbediva agli ordini del generale Irwin, doveva traversar a Trenton-ferry un miglio circa sotto il borgo di questo nome, ed arrivata sulla sinistra del fiume impadronirsi spacciatamente del ponte posto sul rio di Trenton, e ciò per impedire che il nemico, rotto che fosse a Trenton dalla schiera di Washington, non potesse per questa strada trovare il suo scampo. La terza, ch'era posta sotto i comandamenti del generale Cadwallader, doveva traghettare a Bristol per andar a pigliar il posto di Burlington. La notte di Natale fu destinata alla fazione. Preso, come si è detto, modo ad assalir il nemico, procedevano gli Americani con mirabile silenzio ed ordine verso la Delawara. Dicevasi ai soldati per tener fermi gli animi loro, e deliberati al combattere, stessero obbedienti agli ordini, e nell'animo forti; si levassero dal viso le macchie dell'Isola-Lunga, della Nuova-Jork e della Cesarea; si poneva loro davanti la necessità, la gloria, le magnifiche spoglie della vittoria; avvisassero, che quella notte fatale doveva il destino della patria definire. S'infiammavano d'ardentissimo desiderio della vittoria. Giugnevano tutto e tre le schiere sull'imbrunire sopra la sponda del fiume. Aveva sperato Washington di poterlo passare, e trasportar sull'altra riva le artiglierie, prima che fosse fatto mezza notte, e perciò aver tempo di sopraggiungere sullo spuntar dell'alba, e sorprendere il nemico a Trenton. Ma essendo il freddo molto aspro, il fiume si trovò sì fattamente ingombrato di grossi diacci, che non si potette por piede e sbarcar le armi sull'altra sponda prima delle quattro della mattina. Passato il fiume, la schiera si divideva in due bande, delle quali la prima voltasi a diritta s'incamminava a Trenton per la via più bassa, che corre a riva la riviera; e l'altra condotta dallo stesso Washington camminava per la via superiore, o sia per la strada di Penington. E siccome la distanza per a Trenton per queste due strade era ad un di presso eguale, si credette, potessero l'una e l'altra banda arrivarvi nel medesimo punto. Fu imposto loro, venissero tostamente, ed a prima giunta alle mani, e, messe in fuga le prime scolte, corressero senza frappor tempo in mezzo contro il grosso del nemico a Trenton, acciocchè non avesse questi comodità di apparecchiarsi all'assalto. Facevano ogni diligenza per arrivare prima del dì. Ma erano molto ritardati da un grosso nevazìo, e da una pioggia grandinosa, che rendevano anche le vie molto sdrucciolose. Arrivavano alle otto l'una e l'altra banda. Malgrado tanti Impedimenti, e l'ora già tarda, non ebbero gli Essiani del Ralle alcun avviso dell'approssimarsi del nemico. Gli Americani adunque venuti sopra alla non pensata, fatto impeto nelle scolte, le mettevano in rotta. Ralle mandava in soccorso il suo reggimento, acciocchè, ricevuta la prima impressione, gli ritardasse, finchè il grosso avesse tempo di ordinarsi alle difese. Ma la fuga dei primi sbaragliava anche gli ordini dei secondi, e gli uni e gli altri si ritiravano a rotta al principale alloggiamento. Il capitano tedesco, ordinati a molta fretta i suoi, gli traeva fuori per dar la carica al nemico in luogo aperto. Ma ferito mortalmente nel primo assalto, e affoltandosi gli Americani con molta furia, i lanzi si voltarono in fuga, lasciando sul campo sei pezzi di minute artiglierie. Si attentaron essi di scantonarsela difilatamente per la via di Princetown. Ma, accortosi Washington del disegno, fatte marciare rattamente alcune compagnie, che da fronte gli assalissero, gl'intraprese. Accerchiati in tal modo da ogni parte i tre reggimenti dei lanzi di Ralle, di Anspach e di Knyphausen furon costretti a por giù le armi, e ad arrendersi a prigionieri di guerra. Alcuni pochi, massimamente cavalleggieri, stracorridori, ed altri fanti più spediti, in somma quasi cinquecento soldati, trovarono modo di scampare per la via di sotto, che conduce a Bordenton. Un altro numero di Essiani, i quali erano quella mattina usciti alla busca, e lontani dal campo, udito il remore, e poscia la rotta dei compagni, se ne fuggirono a Princetown. Aveva bene il generale Irwin fatto ogni sforzo per passare il fiume al tempo prescritto, e poter quindi cooperare per la parte sua al compimento di tutto il disegno. Ma tanto si erano in questa parte del fiume accumulati i ghiacci, che la passata ne fu del tutto impossibile. E perciò questa parte di Essiani ebbero la via libera per ricoverarsi in salvo a Bordenton. L'istesso incontro ebbero i tentativi fatti dal generale Cadwallader per valicar più sotto, ed andar a pigliare il posto di Burlington, come n'era stato il pensiero. Perchè dopo di aver trasferito sulla sinistra riva una parte delle sue fanterie, non si trovò modo a portar oltre le artiglierie; e perciò inabili a far frutto alcuno, e trovandosi in pericolo, furon di nuovo fatte venire sulla diritta. Così una parte sola del disegno del capitano del congresso ebbe l'esito che si aspettava. Ma da quello che si ottenne, si può argomentare, che, se non correva in quella notte il verno sì aspro, e tutte avessero la esecuzione loro avuta, tutte le bande regie, che si trovavano nelle vicinanze del fiume sarebbero state attorniate e prese. Pochi fra gli Essiani furono morti o feriti, non più di trenta o quaranta. Ma i prigionieri sommarono a prima giunta a meglio di novecento; poi, raccolti quei che si erano nascosti per le case, a meglio di un migliaio. Ottenuto questo prospero successo, Washington si ristette, non volendo perdere per imprudenza quel frutto, che con tanta discrezione aveva acquistato. La forza delle sue genti non era tale, che potesse resistere a quelle, che in poco d'ora avrebbero i capitani inglesi potuto raccorre. Conciossiachè una grossa banda di fanti leggieri aveva le sue stanze a Princetown, Terra distante a poche miglia da Trenton; alla quale avrebbero potuto facilmente congiungersi la brigata di Donop, ed altri battaglioni, che avevano gli alloggiamenti nei circonvicini luoghi. Perciò abbandonato Trenton, e conducendo seco a man salva i prigionieri, le conquistate armi e le bandiere, si ritrasse sulla destra riva del fiume.

I Capi americani si deliberarono di usare in ogni modo la opportunità della vittoria a fine di spirar coraggio e maggior caldezza agli animi de' sbigottiti popoli. Perciò fecero marciare a guisa di trionfo i soldati cattivi, le armi e le insegne conquistate per le vie di Filadelfia. Ciò nonostante, tanto era spaventoso ai popoli d'America il nome di questi Tedeschi, che molti si eran dati a credere nel momento stesso, in cui andavano i vinti a processione per la città, che questo fosse un inganno dei Capi per aggirargli; stimando, fosse impossibil cosa, che i lanzi fossero stati superati dai soldati americani. Degl'Inglesi non temevano altrettanto; perchè gli conoscevano; ma di questi forestieri assai, siccome l'uomo suol più temere delle cose ignote; e poi la lingua loro strana, le maniere affatto nuove, gli abiti diversi generavano lo spavento. Ma quando si accorsero, esser vera la cosa, non si potrebbe con parole descrivere, quanto si rallegrassero a sì insperato accidente, e si confortassero quei popoli; e siccome prima gli stimavan da più, così ora gli tenevan da meno degl'Inglesi. E brevemente da quest'affare di Trenton cominciò a variarsi la condizione delle cose, sicchè quei, che quasi disperati erano, diventassero confidentissimi. Nè minor maraviglia provarono gl'Inglesi a così subito ardimento, ed a questi nuovi rigogli di un nemico, il quale credevano vinto e disfatto. Non potevano restar capaci, come una gente, che nell'arte della guerra era tenuta fra le prime, fosse stata obbligata a cedere ad una milizia raunaticcia, male armata, e peggio disciplinata. Quindi, come si fa nelle disgrazie, i rimproveri, le accuse ed i sospetti erano frequenti; che il generale inglese avesse ordinato i quartieri del suo esercito troppo larghi; che Ralle mal si fosse consigliato, trovandosi più debole, a lasciar l'alloggiamento, ed uscir alla carica; che fossero stati a sì mala guardia; e che invece di star alle poste iti fossero scorrazzando a saccomanno. Comunque ciò sia, ogni cosa in moto nell'esercito britannico. Donop, udite le novelle, temendo di sè, e de' suoi, si ritirò più che di passo per la via d'Ambuosa, ed andò a congiungersi col generale Leslie a Princetown; ed il generale Grant, il quale con il grosso dell'esercito stanziava a Brunswick, si condusse pur esso ad accozzarsi colla vanguardia a Princetown. Il conte di Cornwallis medesimo, il quale si trovava alla Nuova-Jork in procinto di far vela per l'Inghilterra, sentito l'impensato accidente, se ne tornò speditamente nella Nuova-Cesarea.

Ma intanto gli Americani, ripreso ardire, correvano all'insegne, e l'esercito di Washington si trovò talmente ingrossato, ch'egli alzò l'animo a maggiori pensieri, e credette poter tentare qualche cosa sulle rive della Nuova-Cesarea. Perciò ordinò a Cadwallader, che, valicato il fiume, andasse a pigliar un posto forte dall'altra parte, dimodochè però procedendo con molta cautela, evitasse i casi improvvisi. Mifflin con un grosso polso di bande pensilvanesi s'era accostato al generale Irwin, e l'uno e l'altro passarono il fiume. Poco poi seguitò Washington medesimo, e si fece la massa di tutte le genti a Trenton. Quivi le genti della Nuova-Inghilterra, compiute le ferme, se ne volevano andare; ma colle preghiere, e con un caposoldo di dieci dollari ciascuno, i più furon fatti rimanere. Il nemico, che si era fatto forte a Princetown, deliberò di non perder tempo, e di andar ad assalire Washington ne' suoi alloggiamenti di Trenton, prima ch'ei ricevesse nuovi rinforzi, e forse anche sapendo e sperando, che pel finir delle ferme si sarebbe una parte del suo esercito sbandata.

[1777]

Adunque il dì due gennaio Cornwallis marciava coll'antiguardo sopra Trenton, dove arrivò verso le quattro della mattina. Il retroguardo si trovava a Maidenhead, Terra posta a mezzo cammino tra Princetown e Trenton. Altri reggimenti erano sulle mosse da Brunswick per andar a rinforzare l'esercito principale. Washington, trovandosi il nemico sì grosso e sì vicino, ritirava i suoi alloggiamenti sull'opposta riva del rio di Trenton, che chiamano anche Assumpink, dove, occupato e guardato bene il ponte, attendeva a fortificarsi. Gl'Inglesi si attentavano di passare in varj luoghi; ma sempre invano, trovandosi tutti i guadi ottimamente custoditi. Si diè mano dall'una parte e dall'altra al trar delle artiglierie, sebbene con poco frutto, stando forti gli Americani nel loro vallo; il che durò sino alla seguente notte. Cornwallis aspettava i rinforzi per andar all'assalto all'indomani; ma l'Americano non intendeva di tirar un sì gran dado. Da un altro canto il ripassare la Delawara, ch'era allora più che mai fosse ingombra di ghiacci, ed avendo sì vicino e sì gagliardo il nemico, era impresa troppo piena di pericolo, perchè tentar si potesse. Perciò si trovava di nuovo in grandissima difficoltà. In questo stato di cose fece Washington una molto audace risoluzione, e questa si fu, poichè si era condotto tanto innanzi, che senza manifesto pericolo non poteva tornar indietro, di abbandonar ad un tratto le rive della Delawara, e di portar la guerra nel cuore stesso della Nuova-Cesarea. Avvisossi, che Cornwallis, siccome pareva più verosimile, dubitando di esser tagliato fuori dalla provincia della Nuova-Jork, e temendo forte per le canove, che abbondantemente ad uso di tutto l'esercito britannico s'eran fornite in Brunswick, si sarebbe anch'esso allontanato dal fiume, ed in tal caso la città di Filadelfia sarebbe preservata, una gran parte della Nuova-Cesarea ricuperata, e la guerra da difensiva cambiata in offensiva; il che avrebbe dato nuovo animo all'universale dei popoli. Ovvero, persistendo l'Inglese nel suo disegno, si sarebbe recato al di là del fiume, ed impadronitosi di Filadelfia. Ma, qualunque avessero ad essere gli effetti di questo sinistro avvenimento, sarebbe stato sempre miglior consiglio il perder Filadelfia, conservando intiero l'esercito, che il perder ad un tratto e quella, e questo. Fatta la deliberazione, la quale fu approvata da una Dieta di tutti i capitani dell'oste, si pose tosto mente a mandarla ad effetto. S'inviaron gl'impedimenti più sotto a Burlington; e quando fu alta ora, cioè un'ora della mattina, non buzzicandosi i nemici, gli Americani riaccesi i fuochi nel campo loro, lasciate le guardie al ponte ed ai guadi, perchè secondo il solito facessero la ronda, e battessero le strade, si difilarono con eguale, e silenzio, e rattezza, passando per la via più lunga di Allenstown per isbrigarsi dal rio, e schifar l'incontro del nemico a Maidenhead, verso Princetown. S'eran posati quella notte in questa Terra tre reggimenti inglesi, due dei quali già s'erano inviati a levata del sole per alla volta di Maidenhead. Sopraggiungevano in questo mentre gli Americani, e gli assalivano con molta vigorìa. Gl'Inglesi si difendevano con gran valore, dimodochè le milizie americane, le quali erano andate le prime all'assalto, si volgevano in fuga, e si ritiravano disordinate. In questa prima affrontata fu ferito mortalmente il generale Mercer, mentre faceva ogni sforzo per rannodar i suoi. Ma Washington, veduta la rotta della vanguardia, e conoscendo ottimamente, che la perdita della giornata sarebbe stata la totale rovina dei suoi, si spinse avanti colla sua schiera composta di quelle genti, che avevano avuta la vittoria di Trenton, e rinfrescò la battaglia. Sopraffatti i due reggimenti inglesi dal numero e dalla furia del nemico, furon separati l'uno dall'altro, e si trovarono in grandissimo pericolo. Il colonnello Mawhood, che ne guidava uno, dopo d'aver sostenuto con maraviglioso ardire per un pezzo il durissimo assalto, fatto un grande sforzo, e puntando colle baionette ferocemente, si aprì la via per mezzo gli ordini delle schiere nemiche, e si ritirò a salvamento a Maidenhead. L'altro, che era la retroguardia, sostenuta lunga pezza la carica, non potendo aprirsi la via verso Maidenhead, ritornò per la via di Hillsborough a Brunswick. Un terzo, che si trovava tuttavia a Princetown, si ritirò anch'esso, dopo un leggier conflitto, di gran passo a Brunswick. Morirono in questo fatto degl'Inglesi da cento, e circa trecento furon fatti prigionieri. Dal canto degli Americani pochi meno morirono. Ma tra questi il generale Mercer, lodato ed esperto capitano della Virginia, lasciò grandissimo desiderio di sè nell'animo di tutti, e principalmente in quello di Washington, il quale lo riputava molto, e teneva caro. Dopo il combattimento gli Americani fecero la mossa a Princetown.

A levata del dì, accortosi Cornwallis, che gli Americani avevano abbandonato il campo di Trenton, e conosciuto tostamente, qual fosse il disegno loro, levatosi anch'esso dal suo si avviò molto tostamente verso Brunswick, temendo delle bagaglie e munizioni che ammassate vi erano. Arrivò alla coda dell'esercito americano a Princetown. Washington si trovava di nuovo in grave pericolo. I suoi soldati erano aggravati dal sonno, non avendo dormito le due notti precedenti, ed oltreacciò stanchi dalle fatiche, afflitti dalla fame, pressochè nudi in quella sì aspra stagione. Aveva alle spalle un nemico, che lo perseguitava, possente di numero, fresco dal riposo, abbondante di tutte le cose. In tal condizione, non che potesse sperare di continuar ad offendere, doveva recarsi a gran ventura, se potesse a luoghi forti e sicuri ritirarsi. Per il che, lasciata la Terra di Princetown, s'incamminò rattamente verso le parti superiori e montagnose della Cesarea; e per ritardare il nemico ebbe rotti i ponti sul fiume Millstone, che corre tra Princetown e Brunswick. Quindi, valicato il fiume più grosso detto il Rariton, andava a porre gli alloggiamenti a Pluckemin, dove le sue genti si riconfortarono dalle sofferte fatiche e dai corsi pericoli. Ma trovandosi molto debole, ed assottigliandosi il suo esercito ogni dì di vantaggio pel numero degli ammalati e degli andantisi, deliberò di accamparsi più in su in un luogo più sicuro. Perchè, dopo che ebbe per la necessità delle cose tentato colle precedenti fazioni la fortuna, gli piaceva il procedere sicuramente, e l'uscire il meno che potesse dalla potestà di sè medesimo. Si ritirò a Morristown nell'alta Cesarea. Cornwallis, non credendo di poter seguitar il nemico con frutto su per quelle balze, si avviò a Brunswick, dove trovò il generale Matthews, che aveva avuto una gran battisoffiola, e già aveva incominciato a sgomberar le bagaglie e le munizioni. Ma Washington, ricevuti alcuni racimoli di nuove fanterie, e riconfortati i suoi, fra breve uscì di nuovo alla campagna correndo tutto il paese sino al fiume Rariton; che anzi, valicato questo, ed entrato nella contea di Essex, s'impadronì delle Terre di Newarck, di Elisabetta, e perfino di Woodbridge, di maniera, che ei signoreggiava tutta la costa della Cesarea, che guarda l'Isola degli Stati. E seppe così bene, e tanto acconciamente pigliar i posti, ed affortificargli, che i regj non ebbero ardire di tentare di sloggiarnelo. In cotal modo l'esercito britannico, il quale aveva corso vittoriosamente tutta la Cesarea sino alla Delawara, e ridotto in così imminente pericolo la città stessa di Filadelfia, si trovava ora ristretto nei soli due posti di Brunswick, e di Ambuosa, i quali eziandio per la sola via del mare potevano colla Nuova-Jork aver comunicazione. Così da un esercito presso che ridotto allo stremo fu salvata Filadelfia, preservata la Pensilvania, ricuperata la Cesarea quasi tutta, ed il suo avversario vittorioso e potente in istretti termini confinato; e non che osasse offendere, ridotto alla necessità del difendersi.

Tutte queste sì inaspettate fazioni acquistarono grandissima riputazione al capitano del congresso, e tutte le nazioni, non che l'americana, furono soprapprese da non poca maraviglia. Ognuno lodava la prudenza, la costanza e l'ardimento del generale Washington. Tutti lo chiamavano il salvatore della sua patria; tutti lo pareggiavano coi più riputati capitani dell'antichità, e specialmente col nome di Fabio americano lo distinguevano. Era egli nelle bocche di tutti gli uomini, e nelle penne degl'ingegni più elevati. I maggiori personaggi di Europa fecero con esso lui ogni uffizio di lode e di congratulazione. Così non mancarono al generale americano nè una insigne causa da difendere, nè l'occasione di acquistar gloria, nè l'ingegno per usarla, nè la fama che lo esaltasse, nè tutta una generazione d'uomini atta e molto ben inclinata a celebrarlo.

Il congresso poi, preso maggior confidenza in lui, ed avendo veduto, che per opera sua già s'era risvegliata la fortuna della repubblica, decretò, che nelle consultazioni fatte nelle Diete militari non foss'egli obbligato alla pluralità dei voti, nè al parere degli uffiziali generali, coi quali opportuna cosa credesse il consigliarsi. Volle anzi, che in ogni caso seguisse quei consigli, che di per sè conoscesse, poter ritornare a maggior benefizio dell'impresa. Ritornò il congresso a Filadelfia, intendendo di vieppiù riconfortare i popoli.