Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2
Part 28
Ma Washington, in mezzo a tanta avversità, non disperava della salute pubblica. Era maravigliosa la sua costanza; e non che facesse fuori alcun segno di dubitazione o di timore, si dimostrava all'esercito suo travagliato ed oppresso con volto sereno, e quasi colla certa speranza, che l'avvenire dovesse portare congiuntura migliore. La rea fortuna non aveva potuto non che vincere, piegare quell'animo invitto. Nè minore costanza dimostrava il congresso disposto, per arrivare al fine suo, di tentare ogni fortuna. Pareva, che anzi colle avversità crescesse in quegli animi pertinaci l'ardire. A questa grandezza d'animo dei Capi americani dee la finale vittoria, e l'independenza sua l'America riconoscere. Pigliava Washington tutte quelle risoluzioni, che per la brevità del tempo, e per la strettezza delle circostanze più utili alla mente sua si offerivano, a fine d'ingrossar di nuovo il suo esercito, non colla speranza di poter a quei dì arrestare il corso delle cose favorevole al nemico, ma piuttosto per non parere di aver del tutto abbandonata la Repubblica, e per tener rizzata al vento una qualche insegna, sino a tanto che la pietà divina, o la benignità della fortuna conducessero più fondate occasioni di risorgere. Aveva egli qualche tempo prima, siccome di già abbiam notato, comandato al generale Lee, che con una parte dell'esercito tenesse il paese verso le rive superiori del fiume del Nort, perchè potesse all'esercito canadese soccorrere, il quale combatteva contro le genti di Carleton in sui laghi. Ma veduti i bisogni della Nuova-Cesarea, ed il vicino pericolo della città di Filadelfia, alla volta della quale l'inimico s'incamminava difilato, gli mandò facendo grande instanza, perchè venisse a congiungersi con lui. Il che tanto più sicuramente si poteva eseguire, che si ebbe poi l'avviso, che Carleton, occupato Crown-point, e fattosi padrone del lago Champlain, siccome si vedrà nel progresso di queste Storie, non avendo voluto tentar Ticonderoga, si era ritirato. Scrisse eziandio al generale Schuyler, che dall'esercito canadese mandasse, senza frappor tempo in mezzo, alla volta sua le genti della Pensilvania e della Cesarea. Ordinò medesimamente al generale Mercer, il quale conduceva una massa di genti leggieri, e spedite a Berghen, venisse subitamente a raccozzarsi con esso lui. Ma però poca speranza si poteva in questi aiuti collocare pei presenti bisogni; stantechè il cammino era lungo, le strade difficili, vicine a compiersi le ferme dei soldati, ed il nemico vittorioso instava senza dar respitto. Nè trascurava il generale americano gli aiuti delle cerne, o sia milizie. Aveva scritto ai principali maestrati della Pensilvania mostrando loro il presentissimo pericolo di Filadelfia, se con pronti ed efficaci ajuti non si soccorreva all'esercito, e pregandogli molto instantemente, gli avviassero le milizie della provincia. Ma avendo queste lettere poco o nissuno effetto partorito, mandò a quella volta il generale Mifflin, che in quella provincia aveva gran credito, ed era persona molto grata a quei popoli, acciò coi più vivi colori dipignesse loro il presente pericolo, e la necessità di correre grossi ed unanimi alle difese. Scriveva parimente al governatore della Nuova-Cesarea, per farlo avvisato, che s'ei non raccoglieva le bande paesane, e non le faceva speditamente marciare alla volta dell'esercito, impossibil era, che il nemico non corresse vittorioso tutta la provincia, e che, valicata la Delawara, non s'impadronisse di Filadelfia. Ma ogni diligenza in questa parte riuscì quasi del tutto vana. Le contrade più basse della provincia o mal affette, o sbigottite non volevano muoversi; e le superiori a stento si risolvevano a pigliar le armi per marciar in soccorso della patria.
In mezzo a queste incerte speranze, e nell'aspettazione di questi deboli rinforzi, gl'Inglesi non istavano punto a bada, e, seguitando sollecitamente la prosperità della fortuna, cacciavano di luogo a luogo le schiere americane. Si erano queste ritirate dietro l'Hackensack; ma questo fiume poco grosso non poteva riputarsi un riparo sufficiente contro la furia inglese. Ed oltre a ciò trovandosi alle spalle ed in poca distanza la Passaica correvano le genti di Washington il pericolo, abbondando gli altri di stracorridori, di esser fra questi due fiumi rinserrate. Perlochè il generale americano, varcato la Passaica sul ponte di Acquackannunc, andò a pigliare i suoi alloggiamenti a Newarck sulla destra riva di questo fiume. Il che fatto, gl'Inglesi, passato l'Hackensack, corsero il paese sino alla Passaica. Ma approssimandosi molto gagliardo Cornwallis, Washington, lasciate anche le rive di questo, si ritirò al di là del fiume Rariton ad una Terra detta Nuovo-Brunswick. Quivi le bande marilandesi e cesariane, essendo compiute le ferme loro, abbandonato il restante esercito, alle case loro se ne ritornarono. Disertarono parimente alcune bande pensilvanesi, e quello che già era sì debole, diventò quasi stremo di genti. Sopraggiungevano a stormo gl'Inglesi. Washington, fatte prima con quei miserabili avanzi alcune dimostrazioni, come se non solo difendersi, ma offendergli volesse, diè luogo, e, lasciato Lord Stirling con dodici centinaia di soldati a Princetown, acciò speculassero le mosse del nemico, si ritirò colle restanti genti a Trenton sulla sinistra riva della Delawara. Nè potendo sperare di mantenervisi lungo tempo, trasportò al di là del fiume i malati, le bagaglie e le munizioni, e fe' sgombrar all'opposta riva tutte le barche, acciò gl'Inglesi non se ne potessero valere per valicare. Determinava di rimanersene tuttavia sulle rive della Cesarea, acciocchè, se qualche occasione si offerisse di ritardare il progresso dei nemici, la potesse pigliare. Anzi avendo tra cittadini armati di Filadelfia, ed il battaglione tedesco ricevuto un rinforzo di due migliaia di soldati, si spinse avanti, intendendo di ritornare a Princetown. Ma rinforzandosi vieppiù la fama che Cornwallis veniva contro molto potente da Brunswick per diverse vie, dimodochè poteva la strada al fiume venirgli mozza, indietreggiò di nuovo, ed il dì otto decembre, lasciate le rive della Cesarea intieramente in balìa del nemico, si ritirò sulla destra riva della Delawara, non senza aver prima rotti i ponti, guastate le strade, e sgombrate le navi. Appena aveva la dietroguardia toccato la destra riva, che comparirono sulla sinistra i primi feritori inglesi. Ma questi non trovando modo a passare il fiume si ristettero. Così in questo momento non rimaneva altra difesa alle genti americane, che il fiume Delawara, il quale se avessero gl'Inglesi potuto passare, la città di Filadelfia sarebbe subitamente venuta in poter loro. E certamente l'acquisto di sì nobil città, ch'era il capo di tutta la lega, nella quale sedeva il governo con tutti i principali maestrati, e si trovavano ammassate le munizioni di guerra e gran copia di vettovaglie, avrebbe tale effetto prodotto sulla mente di quei popoli, che forse gl'Inglesi avuto ne avrebbero la totale vittoria, od almeno le cose si sarebbero talmente a favor loro inclinate, che presto avrebbero potuto sperare il fine della guerra. Ma Cornwallis aveva troppo lungo tempo, seguendo gli ordini del generale Howe, che non governò questa cosa così calda, come avrebbe dovuto, soprastato a Brunswick, sicchè fu fatta facoltà a Washington di porre tutti gl'impedimenti al passaggio del fiume. Nè non si può non riprendere nei capitani inglesi la negligenza di non aver fatto apprestare dapprima tutte le cose necessarie a far i ponti, e di non aver sul fatto construtti foderi per passare. Perciocchè su quella prima giunta avrebbero in tal modo potuto trasportarsi all'opposta riva. Forse credettero nella sicurezza della vittoria, che la guerra fosse vinta affatto, e che avrebbero potuto, ogni volta che, e quando il volessero, traversar il fiume, ed insignorirsi di Filadelfia. Caso notabile, che nelle cose di guerra, più che in qualunque altra azione umana, non si dee credere di aver tutto fatto, quando qualche cosa rimane ancora a farsi. Egli è ben certo, che questo inaspettato indugio degl'Inglesi operò in tutto il corso della guerra a danno loro, ed in salute degli Americani. Gl'Inglesi posarono il principal alloggiamento a Trenton, e colle due ali si distendettero su e giù sulla riva del fiume. Questo, correndo prima da maestro a scirocco, giunto a Bordenton, e fatto ivi un gomito, ovvero angolo, si torce ad un tratto, andando verso Filadelfia, a garbino, di maniera che quando gl'Inglesi lo avessero passato superiormente a Trenton ad un luogo detto Coriell's-Ferry, od in quei contorni, si sarebbero trovati altrettanto vicini a quella città, che gli Americani stessi, i quali guardavano le sponde del fiume opposte a Trenton. E che tale fosse il disegno loro lo dimostrava il tentativo fatto, quantunque riuscito vano per la diligenza di lord Stirling, d'impadronirsi di certi battelli a Coriell's-Ferry. Per impedir quel passo faceva fare il generale americano certe trincee, alle quali soprantendeva il generale Putnam, ingegnere molto pratico, dallo Schuilkil sino alle alture di Springatsburg. Ma siccome gl'Inglesi riparavano i ponti sotto Trenton, e molto s'ingrossavano a Bordenton, così temettero gli Americani, che intendessero di passare il fiume ad un tratto di sopra a Coriell's-Ferry, e di sotto verso Burlington; ed in questo modo corresser loro alle spalle, e tutte le genti loro rinchiudessero dentro quella punta di terra la quale la Delawara abbraccia col suo rivolgimento. Per ovviare a questo pericolo Washington faceva stanziar nei luoghi opportuni le galee, acciocchè, e subito avvisassero, ed il nemico valicante ributtassero. Per altro, essendo maggiore il pericolo verso le parti superiori, le sue migliori genti vi disponeva per modo, che guardar potessero i luoghi più pericolosi. Si facevano puntoni qua e là, e si munivano di artiglierie. Ordinava eziandio, che in caso d'infelice evento, e che il nemico passasse il fiume, si facesse la massa generale a Germantown, grosso borgo poco distante da Filadelfia. I capitani britannici, vedute le difese del nemico, o forse sperando di poter sicuramente valicare il fiume, quando pel rigor del freddo sarebbe gelato, il che, secondo il solito della stagione, che già molto era inoltrata, non poteva tardar ad avvenire, invece di seguir gli Americani in sulla ritirata, e non dar loro spazio di rifarsi, non tentato il passo, posero le genti alle stanze. Quattromila soldati presero gli alloggiamenti sulla sponda medesima del fiume a Trenton, a Bordenton, al Caval Bianco, ed a Burlington. Grosse bande stanziarono a Princeton, ed a Brunswick, dov'era la massa delle vettovaglie e delle munizioni. Il rimanente alloggiò qua e là in differenti luoghi della Cesarea.
Arrestatosi in tal modo l'esercito inglese sulle rive della Delawara o per negligenza, o per troppa confidenza de' suoi capitani, ovvero per la costanza e la prudenza del generale americano, aspettava questi i rinforzi sia di milizie, che di soldati d'ordinanza. A questo fine nissuna diligenza si lasciava indietro. I generali Mifflin e Amstrong, l'uno e l'altro uomini riputatissimi e di grandissimo seguito nella Pensilvania, trascorrevano questa provincia, esortando i popoli a pigliar le armi per correre alla difesa della città capitale e della patria. Queste esortazioni, e l'imminente pericolo partorirono i soliti effetti. Molti andavano sotto le insegne, quantunque non con quella prontezza che si desiderava. Ed acciocchè le genti stanziali servissero come quasi di nodo, attorno al quale venissero volentieri a congiungersi le bande paesane, aveva Washington ordinato al generale Gates, che dall'esercito canadese partendo colle migliori sue schiere venisse ad accozzarsi rattamente con esso sulle sponde della Delawara, lasciati però guardati i passi più forti dalle milizie della Nuova-Inghilterra. Arrivava Gates all'esercito pensilvanico il giorno venti di dicembre. Similmente aveva fatto replicatamente gran pressa al generale Lee, perchè, posti dall'un de' lati tutti gli indugj, venisse a congiungersi colle restanti genti sulla Delawara. Ma egli mal volentieri eseguiva i comandamenti del capitano generale, ed andava ponendo tempo in mezzo, ossiachè per ambizione amasse meglio comandare ad un esercito separato, ossiachè credesse, più opportuna cosa fosse il tenere i luoghi superiori e montagnosi della Nuova-Cesarea per esser pronto in tal modo ad avventarsi sul fianco destro dell'oste britannica. In mezzo a questi suoi indugj gli sopravvenne un caso, che lo ridusse ad una miserabile cattività, e riempì di rammarico tutta l'America, la quale aveva posto nel suo zelo, nell'ingegno e nella perizia delle cose della guerra grandissima confidenza. Trovandosi egli in un luogo detto Baskinbridge lontano a venti miglia dai quartieri dei nemici, si credeva fuori di ogni pericolo, e stava a mala guardia. Alloggiava un dì discosto molto dal grosso delle sue genti con alcuni pochi soldati. Il colonnello Harcourt, il quale co' suoi cavalleggieri scorazzava la contrada, ebbe per mezzo di un Leale avviso della cosa, ed a corsa si avviò al luogo, dove tanto incautamente stanziava Lee. Arrivatovi sprovvedutamente, si assicurò senza strepito delle sentinelle, ed entrato a furia nella casa gli pose le mani addosso, e lo arrestò. Fattolo poscia immantinente su d'un veloce cavallo montare, colla medesima prestezza e felicità lo condusse prigione nella Nuova-Jork. La qual cosa conosciuta dagli Americani ne sentirono somma molestia, mentre gl'Inglesi ne presero grandissimo contento, i quali andavano vantandosi, aver acquistato il palladio americano. Di questo fatto se ne fecero grandi allegrezze in Inghilterra, e perfino nella Corte, come se fosse stata vinta qualche gran battaglia, o come se questo fosse più prospero avvenimento dell'invasione stessa della Cesarea, e dell'acquistate speranze di entrar di corto nella città di Filadelfia. Nacque poi da questo accidente una molto acerba contesa tra i generali delle due parti in rispetto al modo, col quale esso generale Lee, e tutti gli altri prigionieri di guerra dovessero esser trattati. A' tempi di Gage non aveva mai questi voluto consentire allo scambio dei prigionieri. Dal che ebbero origine molte crudeltà dall'una parte, e dall'altra. Ma quando Howe pigliò egli il generalato, o sia per la natura sua, che più umana fosse di quella del suo antecessore, o per le istruzioni, che intorno a ciò avesse ricevuto dal governo, o sia veramente, che per bella forza fosse indotto a ciò fare per la gran quantità degl'Inglesi, che venuti erano in mano degli Americani, era calato agli scambj, i quali avevano luogo di quando in quando. Ma, preso Lee, non volle il generale inglese far con questo a buona guerra, e lo fe' confinare in una stretta prigione, nella quale era molto diligentemente custodito, come se un prigioniero di Stato fosse. Allegavasi dal canto suo, che essendo Lee descritto come uffiziale negli eserciti inglesi doveva disertore e traditore riputarsi. Nel che è da sapersi, che Lee tirava prima la mezza paga come uffiziale inglese; ma in sul bel principio della guerra americana aveva chiesto la licenza, e rassegnato il grado suo in Inghilterra, per potersi, come libero, agli stipendj dell'America condurre. Ma o sia, che la rinunziazione non fosse arrivata in tempo, o che nella mente del governo, o dei generali inglesi più potesse l'odio veramente grande, che concetto avevano contro di lui, che l'uso delle polite nazioni, lo volevan credere e trattare piuttosto come prigioniero di Stato, che di guerra. Non avendo Washington in poter suo alcun uffiziale inglese, che fosse constituito nel grado di Lee, aveva fatto la proposta a Howe di scambiarlo con sei uffiziali essiani; ed in caso la proposta accettata non fosse, richiedevalo, fosse Lee trattato a quel modo, che al suo grado si conveniva, e ch'era conforme non solo all'uso delle civili nazioni, ma ancora a quello, che gli Americani medesimi tenuto avevano verso gli uffiziali inglesi prigionieri di guerra. L'Inglese ricusò. Il congresso decretò, si rappigliasse; e che il luogotenente colonnello Campbell con cinque uffiziali essiani fossero incarcerati e trattati, come Lee. Ciò fu eseguito. Ma i Massacciuttesi, trovandosi Campbell in Boston, arrosero molto sulla risoluzione del congresso, e lo confinarono in fondo di una prigione ad uso dei malfattori, dove gli era usato un grandissimo rigore. Washington non avrebbe voluto, si procedesse tant'oltre, stantechè Lee era bensì imprigionato, ma non già maltrattato. Temeva anche delle rappresaglie, essendo più Americani in mano degl'Inglesi, che non di questi in mano di quelli. Ne scrisse con parole molto gravi al congresso. Ma egli stette alla dura, e non vi fu modo, che Campbell e gli Essiani fossero liberati, finchè non ebbe Howe consentito a tener Lee nel grado di prigioniero di guerra.
In mezzo a queste altercazioni si sospendè il cambio dei prigionieri. Quei che si trovavano nella Nuova-Jork ebbero a provar ogni sorta di maltrattamento. Eran essi rinchiusi nelle chiese, ed in altri luoghi esposti a tutte le intemperie dell'aria. Non era loro concesso cibo sufficiente, pane poco e pessimo, companatico nissuno o non mangereccio. Gli ammalati misti coi sani, l'immondizia incredibile, scherniti dalle soldatesche, ed ancor più dai leali. Niuna specie di conforto. Ne nacquero un tanfo intollerabile, e malattie mortalissime. Meglio, che quindici centinaia passarono di questa vita in poche settimane. Credevasi, tanta crudeltà fosse a sciente per costringere i prigionieri a pigliar soldo nell'esercito inglese. Il che noi non ardiremmo affermare. Vero è bene, che a ciò fare erano esortati instantemente dagli uffiziali del Re. Ma ricusavano, preferendo una morte certa all'abbandonamento della patria. Poco più accettevol era la condizione degli uffiziali. Svaligiati prima e spogliati dagli avari soldati, eran poi nella cattività loro bersaglio ad ogni tristo. Alcuni furon tratti, feriti come erano, e quasi nudi a dileggio di popolo sulle carrette per le contrade della Nuova-Jork. Gli chiamavano, in mezzo agli scherni ed alle imprecazioni ribelli e traditori. Alcuni altri ebbero anche a toccar del bastone, perchè si studiavano di procurare qualche alleggiamento ai gregarj, i quali morivano di fame e di morbo negl'infetti abituri. Si era Washington doluto acerbamente coll'Howe, e fattogli spessi e gravi richiami sull'inumano procedere verso i prigionieri. Questi parte negava, parte si scusava, parte incolpava. Ma che non fosse netto, il pruova l'aver egli ricusato la proposta dell'Americano, acciò permettesse, che un agente suo venisse a far dimora nella Nuova-Jork, a fine di provvedere di ogni bisognevole i cattivi. Da questo la nimistà fra i due popoli diventava più intensa, e gli odj si rincappellavano. In fine i sopravviventi furon liberati e mandati allo scambio. Ma tal era la miserabil condizione loro, che molti ne morirono per istrada, prima di poter rivedere la patria, e ciò che tenevano più caro. Nacquero quindi nuove altercazioni, e di molto agre parole tra i due capitani generali, pretendendo l'Inglese, che gli si restituissero i suoi cattivi anche a ragguaglio dei morti, e negandolo l'Americano. In somma da tutta questa bisogna dei prigionieri si può comprendere, che nelle guerre cittadine gli amici diventano peggio che nemici, e le nazioni più civili, barbare. Ma gl'Inglesi vi ebbero di gran lunga maggior colpa.
Tornando ora, donde partimmo, il generale Sullivan, il quale, fatto cattivo Lee, era sottentrato nel comando in luogo suo, obbediendo agli ordini di Washington, traversata la Delawara a Filippoburgo, andò a congiungersi con questo sul finir di dicembre, dimodochè a quei dì montava la somma dell'esercito americano a sette migliaia di soldati, od in quel torno. Ma per altro la più parte compivano le ferme coll'anno, e si temeva di breve la totale dissoluzione.
Mentre l'esercito inglese perseguitava le reliquie dell'americano sulle terre della Nuova-Cesarea, e che, varcata da queste a fatica la Delawara, a sì debil filo si attenevano le speranze degli Americani, non si dimostrava più benigna la fortuna loro sulle spiagge dell'Isola di Rodi. Eran partiti a bordo d'un sufficiente navilio l'ammiraglio Peter-Parker, ed il generale Clinton con due brigate inglesi, e due d'Essiani per andar sopra quella provincia, e sottrarla dall'obbedienza della lega. Non aspettando gli Americani questo assalto, non avevano le difese apprestate, e perciò inabili al resistere si ritirarono, lasciandola affatto in poter degl'Inglesi. La occuparon questi l'istesso dì, che Washington varcò la Delawara. Fu questa una grave perdita alla parte americana, sia per l'opportunità dei luoghi, e sia perchè trovandosi in quelle acque l'armatetta dell'Hopkins, e molti armatori che avevan fatto gran danni alle navi inglesi, furon tutti obbligati di ritirarsi a gran fretta su pel fiume della Provvidenza, dove bloccati dal nemico furono messi in silenzio, e stettero inutili gran tempo. Occuparono anche gl'Inglesi le due isole vicine di Conanicut e della Prudenza. Si ebbero due pezzi d'artiglieria. Furon pochi i prigioni. Riuscì eziandio questa fazione dell'Isola di Rodi di molta utilità alla parte degl'Inglesi; poichè di quindi potevano travagliare le cose del Massacciusset; e gli ajuti, i quali raccolti sotto l'imperio del generale Lincoln dovevano da quest'ultima provincia recarsi ad ingrossar l'esercito di Washington, furon fatti soprastare, per tener a bada Clinton, ed impedire che non perturbasse la quiete di quella provincia. Lo stesso Connecticut era tenuto in gelosia, e non potette inviare rinforzi alle genti, che militavano sulla Delawara.