Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2

Part 20

Chapter 202,565 wordsPublic domain

Ma ritornando ora, dove ci richiama l'ordine della storia, le disgrazie del Canadà furon compensate dai prosperi successi ottenuti sotto le mura di Charlestown nella Carolina Meridionale. Avevano i ministri determinato di fare un grande sforzo contro le colonie meridionali; perciocchè si erano dati a credere, e non senza ragione, che in quelle più che nelle settentrionali fossero frequenti gli amici all'Inghilterra, i quali non avrebbero tralasciato di mostrarsi vivi, tostochè l'esercito del Re fosse comparso gagliardo su quelle coste, o fatto si fosse padrone di qualche posto d'importanza. Speravano allora coll'aiuto dei leali, e colle proprie forze di potere il pristino ordine di cose ristabilire in queste province; e che dalle medesime sarebbero corsi da fianco a danno di quelle del miluogo e delle settentrionali, le quali assalite da un grosso esercito alle spalle dalla parte del Canadà, e da un altro egualmente forte da fronte verso la marina, non avrebbero potuto far resistenza, e sarebbe convenuto agli Americani stare a posa, ritornando all'antica obbedienza. Intendevano, che si facesse impeto primamente, siccome più debole dell'altre, nella Carolina del Nort, e quindi voltare le armi contro la Carolina Meridionale e contro la Virginia secondo l'inclinazione delle cose. Quindi è, che l'armata che doveva trasportar le soldatesche destinate a questa fazione, era partita dai porti d'Inghilterra e d'Irlanda prima dell'altre, e che il generale Clinton, il quale con un'altra buona mano di genti doveva dalla Nuova-Jork venire a congiungersi coi nuovi ajuti, era già arrivato al capo Fear dopo di aver tentato invano la Virginia. Ma dall'un canto l'impazienza dei leali della Carolina Settentrionale nell'aver voluto sorgere prima del tempo aveva guasto l'impresa e prodotto la rovina loro. Dall'altro i venti contrari e le burrasche avevano contro ogni aspettazione tanto ritardato il corso dell'armata, la quale sotto gli ordini dell'ammiraglio Peter-Parker veleggiava alla volta del capo Fear, che non potette arrivarvi, se non molto spazio dopo il convenuto e sperato tempo, ed allorquando i leali erano già stati oppressi, e quando gli abitanti dell'una e dell'altra Carolina stavano non solo avvisati, ma già avevano fatto tutti i provvedimenti alla resistenza. Certa cosa è, che, se i leali della Carolina del Nort avessero qualche tempo indugiato prima di prorompere, o che il mare fosse stato più propizio agl'Inglesi, le cose del congresso avrebbero portato verso ostro grandissimo pericolo. Arrivarono verso il finire d'aprile od il cominciar di maggio al capo Fear le navi di Peter-Parker con molte genti da sbarcare, e coi generali Cornwallis, Vaughan ed alcuni altri, dove si congiunsero col Clinton, il quale, siccome anziano, ebbe il governo di tutta l'impresa. Per la ostinata resistenza dei Virginiani, e per le disgrazie che testè afflitto avevano i Caroliniani del Nort volti a favor dell'Inghilterra, non si poteva sperar di far frutto alcuno in queste due province, e non vi rimaneva altro buon partito fuori di quello di voltarsi contro la Carolina Meridionale. Nel che si aveva anche questo vantaggio, che una volta superata e presa la città di Charlestown si avrebbe avuto agevolmente l'entrata aperta all'acquisto di tutta la provincia, impauriti i popoli dalla perdita della capitale, ed essendo piana ed esposta alle correrie di un nemico attivo e disciplinato. Nè si poteva credere, che l'impadronirsi di Charlestown fosse opera molto difficile, essendo questa città posta sulla costiera. Fatta la risoluzione, si apparecchiarono gl'Inglesi ad eseguirla. Ma i Caroliniani non erano stati oziosi nel procurar le difese, tanto per tutta la provincia, quanto particolarmente per la città. Avevano i Capi del popolo, siccome abbiam già notato, molto affortificato l'isola di Sullivan, lontana a sei miglia da quella punta di terra, che vien formata dalla congiunzion dei due fiumi Ashley e Cooper, sulla quale siede la città di Charlestown. Quest'isola è sì vicina al canale pel quale si va a Charlestown, che da essa coi tiri delle artiglierie si possono danneggiar le navi, che tentassero di passare. Il Forte Moultrie stato era armato con trentasei pezzi di grossa artiglieria e ventisei di minore. Il Forte stesso poi era costrutto con una sorta di legno del paese, che gli abitanti chiamano _palmetto_, ed è sì spugnoso e sollo, che l'impeto delle palle vi si rompe dentro, e se fan buca, non fan rovina. Si chiamarono con grandissima sollecitudine le milizie da tutta la provincia alla difesa della città. Nello spazio di pochi giorni il presidio sommava a seimila soldati, se non disciplinati, certo molto ardenti. Il reggimento stanziale della Carolina Meridionale fu mandato a presidiar il Forte Johnson, situato sull'isola James, distante a tre miglia da Charlestown, dal quale si poteva trarre a gittata nel canale. Il secondo e terzo reggimento occupavano l'isola di Sullivan, il secondo, di cui era colonnello Guglielmo Moultrie, il Forte, il quale poi dall'onorata difesa ch'ei vi fece, fu chiamato col suo nome. Le altre genti pigliarono i posti più opportuni; le contrade prossimane alle acque abbarrate, i fondachi sulla riviera atterrati, e nuove trincee construtte a riva. Nissuno vi era, che non avesse dato di mano o all'armi, o alla pala, o alla marra. I Neri, che si eran fatti venire dalla campagna, secondavano mirabilmente i Bianchi nell'affortificar la città. Il generale Lee, nel quale i popoli avevano grandissima fidanza, era capitano generale di tutte le genti; e se gli altri erano ardenti, nissuno dubiti ch'ei nol fosse molto più. La rabbia, che da lungo tempo aveva concetto contro il governo inglese, l'amor della gloria ed il voler riuscire all'aspettazione universale attizzavano continuamente quell'animo già di per sè stesso smisurato. Rutledge, uomo di grandissima dependenza nella provincia, si affaticava anch'esso moltissimo per animare i popoli alla difesa. Il suo esempio e le esortazioni sue facevano mirabili effetti. Ognuno stava con grand'animo e con non minore speranza ad aspettar l'assalto. Intanto arrivava la flotta britannica, e sorgeva in sull'ancore a tramontana dell'isola Sullivan. Le navi armate in guerra erano il Bristol e lo Sperimento di cinquanta cannoni, quattro fregate, l'Attiva, l'Atteone, il Solebay, e la Sirena di 28, la Sfinge di 20, l'Amicizia di 22, e due altri legni minori da otto, tra i quali una detta il Fulmine, nave da bombarde. Cosa di somma difficoltà era il valicare lo scanno per entrar nel canale di Charlestown, massimamente pei vascelli più grossi. E non fu senza gran fatica, che gl'Inglesi riuscirono a far entrare il Bristol e lo Sperimento, quantunque alleggeriti gli avessero col tor via le artiglierie e le altre cose da carico. Diedero nonostante nelle secche, e fecero vista di rompersi; ma la perizia degli uffiziali inglesi la perseveranza dei marinari gli preservarono. Si apparecchiavano gl'Inglesi a dar la batteria al Forte Moultrie, per poter, superato quello, andar sopra la città sicuramente. Quivi il generale Clinton mandò fuori un cartello o bando, il quale per mezzo di un trombetto introdusse nella città, e col quale rammemorando il sovvertimento di ogni ordine civile, che nella Carolina esisteva, e la tirannide stabilita nelle mani dei congressi, delle congregazioni e simili altri maestrati insoliti e contrari alla britannica costituzione, ammoniva, prima di procedere alle estremità, e scongiurava i Caroliniani, ritornassero all'antica obbedienza, e con pacifici modi la vendetta di una nazione irritata e potente allontanassero. Offeriva nello stesso tempo il perdono a tutti quelli, che, poste giù le armi, si sottomettessero. Questo bando riuscì del tutto inutile. I generali inglesi per impadronirsi del Forte di Moultrie avevan disegnato di operar in tal modo, che mentre le navi lo assalivano da fronte colle artiglierie, una grossa banda di soldati inglesi, i quali a questo fine si erano sbarcati nell'Isola Lunga, situata a levante di quella di Sullivan, avrebbe traversato lo stretto braccio di mare, che l'una dall'altra divide, e che si credeva facilmente guadoso, e venuta sull'ultima avrebbe assalito il Forte alle spalle per la parte di terra, dove le difese erano molto deboli. Tanta era l'opportunità di questo disegno, che l'istesso Lee, dubitando dell'esito, opinava, si votasse il Forte, e si attendesse solamente alla difesa della città. Ma gli uomini di Charlestown, i quali temevano fuori di misura le bombe, si risolvettero a voler tentare ad ogni modo la difesa del Forte. Essendo ogni cosa in pronto dall'una parte e dall'altra, la mattina dei 28 giugno la nave il Fulmine, protetta da un altro legno armato, andò a pigliar posto, e cominciò a gettar bombe dentro il Forte, mentre la restante armata si faceva avanti. Verso le undici il Bristol, lo Sperimento, l'Attivo ed il Solebay attelatisi di fronte incominciarono a trarre furiosamente contro il Forte. La Sfinge, l'Atteone, e la Sirena andarono a fermarsi verso ponente tra la punta dell'isola Sullivan, e la città, parte per poter colle artiglierie strisciar all'indentro le fortificazioni, e parte per impedir la comunicazione tra l'isola e la terraferma; la quale cosa avrebbe dall'un canto impedito la ritirata alla guernigione, e dall'altro i soccorsi di uomini e di munizioni, che le si sarebbero potuti mandare. In questo modo si proibiva ancora ai Caroliniani di potere con brulotti ed altri ingegni militari disturbar l'assalto. Ma questo disegno per l'imperizia dei piloti riuscì vano. Le tre navi diedero nelle secche su d'un renaio chiamato _Middle-Grounds_, e quantunque per l'incredibile industria dei marinari, e non senza grave danno, due ne fossero di nuovo tratte a galla, ciò non di meno non potettero eseguire l'intento dei capitani, sia perchè l'ora era divenuta tarda, sia perchè pel danno ricevuto non potettero convenientemente ritirarsi. L'Atteone arenò, e l'indomane fu arso. In questo mezzo la battaglia si era sboglientata orribilmente tra le altre quattro navi ed il Forte, il Fulmine dopo di aver gettato meglio di sessanta bombe, si trovò talmente danneggiato, che cessò il trarre. Ma le altre continuavano; e se gagliardo fu l'assalto, non fu meno forte la difesa. Gli Inglesi stessi ebbero ad ammirare l'americano valore in quest'ostinato conflitto. La guernigione, che consisteva solamente in pochi soldati di ordinanza e alcuni di milizia con incredibile audacia insisteva, cosa, che non si sarebbe potuta credere così facilmente in quelle genti, pressochè nuove sui cannoni, nonostante l'assalto terribile degl'Inglesi. Traevano gli Americani di proposito deliberato, ed imberciavano i nemici a sesta. Le navi inglesi ne ricevettero infinito danno, e molti valorosi soldati ne furono uccisi. Il Bristol più di tutti, essendovisi rotte le stacche del cavo, fu esposto per qualche tempo alle palle nemiche talmente, che ne fu vicino ad esser rotto e fracassato del tutto. Il capitano Morris, che lo padroneggiava, toccate molte ferite, e morti quasi tutti i suoi, che si trovavano sul ponte, rimasto pressochè solo non voleva consentire lo portassero sotto, finchè una palla gli levò una gamba, ed allora fu tolto via senza speranza di vita. L'Ammiraglio stesso Peter-Parker rilevò una contusione. Lord Campbell, quegli stesso, ch'era stato governatore della colonia toccò una ferita, della quale qualche tempo dopo morì. La perdita del presidio fu di niun rilievo. Intanto si rallentò prima, e poscia cessò affatto il trarre degli Americani; perciocchè eran venute loro meno le munizioni; la qual cosa diè per un tempo agl'Inglesi la speranza della vittoria. Ma, ricevutone altre, rinfrescaron la battaglia colla medesima furia che prima. Durò essa sino alle sette della sera, allorquando, accorgendosi gl'Inglesi che facevan poco frutto, avendo le navi loro guaste e sconquassate, e non vedendo comparire i loro dalla parte dell'Isola Lunga, dopo d'aver fatto l'estremo di lor possa, si risolvettero ad abbandonar l'impresa. Avrebbero voluto i generali Clinton e Cornwallis traversare il braccio, che le due isole Sullivan, e Lunga tra di loro disgiunge, e venuti sopra la prima, assalire il Forte Moultrie alle spalle, come era stato il disegno. Ma le acque, siccome fu scritto, si trovarono contro ogni aspettazione sì profonde, che non fu fattibile il valicarle. E da un'altra parte, quando anche quest'intento loro avessero ottenuto, avrebbero probabilmente incontrato sulle rive dell'Isola Lunga sì duro intoppo, che rimasti non ne sarebbero in capitale. Conciossiacosachè il colonnello Thompson con trecento dei primi feritori del suo reggimento, il colonnello Clarke con dugento regolari della Carolina Settentrionale, ed il colonnello Horry con dugento uomini delle bande paesane della Carolina Meridionale, e la compagnia dei corridori di Racoon con alcune bocche da fuoco avevan pigliati tutti i posti sull'estremità a levante, e diligentemente gli guardavano. E' pare, che piuttosto le difese apparecchiate dagli Americani, che la difficoltà del guado, abbia impedito i generali inglesi dal tentare il passo; poichè ei non si può credere, che uffiziali esperti, come questi erano, si siano rimasti per ben nove giorni nell'Isola Lunga, senza sperimentare, qual fosse la profondità dell'acque, ed accertarsi, se esse erano guadose, o no, molto tempo prima della battaglia. Nè meglio si può restar capace, come sia addivenuto, che, veduto gl'Inglesi, che o le acque dello stretto non si potevano valicare, o che gli Americani sull'isola Sullivan erano talmente forti ed affortificati, che non si poteva sperare di sloggiarli, si siano rimasti tuttavia nell'Isola Lunga, e non abbiano fatto la risoluzione di trasportare sulle barche, che avevano in pronto, le genti loro, ed in qualche altra parte dell'isola Sullivan isbarcarle. Certo sonvi nati in questo fatto molti accidenti, dei quali non si può chiaramente conoscere la ragione. Checchè di questo pensar si debba, gl'Inglesi, fattosi notte, si ritirarono, e la mattina del domane le navi loro tutte eran già lontane a due miglia dall'isola. Alcuni giorni poi, rimbarcate le genti, si avviarono alla Nuova-Jork, dove si aspettava anche con tutto l'esercito, ingrossato dai freschi aiuti venuti d'Inghilterra, il generale Howe. In cotal modo si terminò l'assalto dato dagli Inglesi al Forte Moultrie, e le cose della Carolina furono poste per allora in sicuro stato. Il Forte fu poco danneggiato, sia perchè le palle volarono troppo alte, sia perchè la spugnosità delle legna, colle quali era costrutto, aveva diminuito l'effetto loro. In questa battaglia furon notati alcuni fatti da parte degli Americani, che dimostrarono una grandissima ostinazione, e non sono soliti a manifestarsi, se non se ai tempi delle rivoluzioni politiche degli Stati, allorquando gli animi sono a molto ardore concitati. Si ricordò, che un Jasper, sergente in una compagnia di granatieri essendo stata rotta l'asta dello stendardo americano, il quale sventolava in sul Forte, e questo caduto a terra, saltasse giù, e presolo ed attaccatolo al frugatoio d'un cannone, e tenendolo in mano montasse di nuovo sul parapetto, e nel suo luogo il ricollocasse, quantunque attorno di lui molto frullassero le palle del nemico, che contro gli traeva a pruova. All'indomani il presidente Rutledge lo presentò con una spada, commendandolo molto, e pubblicamente. Il sergente Macdonald ferito mortalmente, e già essendo vicino al fine della sua vita, non cessava di gridar ai suoi, combattessero, stessero fermi nella difesa della patria e della libertà. Questi esempj si ricordavano con molta lode, e con ornate parole nei diarj, che si stampavano, e nelle brigate sì private che pubbliche. Per questi prosperi successi i pensieri, ed i desiderj degli Americani si accendevano maggiormente. Avendo i Caroliniani conosciuto per pruova, di quanta utilità fosse riuscito il Forte Moultrie, e da un'altra parte di quanta difficoltà fosse il mandarvi rinforzi per causa del mare, risolvettero di congiungere con un ponte l'isola Sullivan colla terraferma. Questa insigne e difficile opera fu condotta a buon fine dal generale Gadsden, zelatore grandissimo della libertà, ed uno degli uomini più riputati della provincia. Il congresso rendette con solenne decreto pubbliche grazie al maggior generale Lee, al colonnello Moultrie, al colonnello Thompson, ed a tutti gli uffiziali e soldati, che avevano combattuto con sì mirabile coraggio, e con tanto amore della patria loro in quell'ostinata battaglia.