Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2
Part 19
In questo mezzo tempo la fortuna, la quale tanto s'era dimostrata avversa ai provinciali sotto le mura di Quebec, aveva anche la costanza loro cimentata verso Monreale per un'improvvisa fazione fatta loro addosso da una banda d'Inglesi, Canadesi ed Indiani. Occupavano i primi un Fortino situato ad un luogo detto i _Cedri_, alcune miglia superiormente a Monreale. Sopraggiungevano i regj, ed i Capi Beadle e Butterfield, riguardando più alla propria sicurezza, che all'onor loro ed all'utilità della patria, si arresero a patti. Vi si spedirono tosto alcune bande di rinforzo da Monreale; ma, assalite per via, furon rotte dai Canadesi e degl'Indiani, abbenchè non senza un'ostinata resistenza e molto sangue. Gl'Indiani usarono contro i cattivi ogni sorta di crudeltà. Arnold, il quale si trovava allora in Monreale, non potendo tollerare, che le armi americane fossero superate da quelle degl'Indiani e dei Canadesi, traeva fuori alla campagna i suoi, e si volgeva al lago per presentar la battaglia al nemico. Ma il capitano Forster, gli mandò dicendo, che se venisse tuttavia contro, e non consentisse ad uno scambio dei prigionieri, tutti quei provinciali che in mano sua si ritrovavano, sarebbero senz'altro posti a morte dagl'Indiani. L'Americano, costretto dalla necessità, non senza molta ripugnanza, acconsentì.
Questi eventi contrarj, ed il poco favorevole aspetto delle cose nel Canadà non potettero tanto sbigottire gli Americani, che una fazione non tentassero piena di molto ardire e di non poca difficoltà. Trovavansi le forze inglesi, e brunswicchesi molto disperse e lontane l'une dall'altre. Un grosso corpo aveva i suoi alloggiamenti alle Tre Riviere sotto l'imperio del generale Frazer; un altro, il quale obbediva agli ordini del generale Nesbit, stava sulle navi da carico; ed in fine la banda più numerosa guidata dai generali inglesi Carleton, Burgoyne e Philipps, e dal tedesco Reidesel, divisa in più schiere, stanziava più sotto qua e là sulla via di Quebec, parte sulla riva e parte sul fiume. Alcune altre barche piene di soldati avevano già oltrepassato le Tre Riviere più in su verso il Sorel. Entrarono gli Americani in grande speranza di poter sorprendere e tagliare a pezzi quella schiera inglese, la quale occupava le Tre Riviere, prima che le altre potessero in soccorso loro venire. Fatta la risoluzione, Sullivan ordinò al generale Thompson, che montato con duemila soldati su cinquanta battelli, che a simili usi tenevano apparecchiati, scendesse il fiume. Thompson montato sulle navi andò costeggiando la destra riva del lago di San Pietro, dove il fiume si dilata in una considerabile larghezza, ed arrivò, senza essere osservato, al Nicolet, Terra situata sulla medesima riva del San Lorenzo un poco più superiormente alle Tre Riviere, che si trovano sulla sinistra. L'intendimento dei provinciali era di traversar il fiume di notte tempo, e sbarcati sulla sinistra riva a nove miglia al di sopra delle Tre Riviere, marciar la notte, ed arrivar sopra l'inimico prima che si facesse giorno. Ma trattenuti da molti impedimenti non pensati, non potettero arripare dall'altra parte, se non se a levata del dì. Procedevano ciononostante con incredibile celerità verso le Tre Riviere, allorchè, ingannati dalle guide, si sviarono. Ritornati, camminavano di nuovo. Le strade eran difficili. Intanto s'era alzato il dì, e non tardaron ad esser veduti dai nemici che stavano sulle navi. Diedero questi tosto nei tamburi, e spedirono con grandissima prestezza a dar avviso della cosa al generale Frazer. Gli Americani, vedutisi scoperti, davano anch'essi all'armi, e si affrettavano il meglio che potevano. Arrivarono verso le nove della mattina presso le Tre Riviere, che già il nemico stava in armi ed in ordinanza. Ne seguì un'avvisaglia, dove avendo fatto gli Americani cattiva pruova, e rotti di leggieri gli ordini loro, si diedero alla fuga. Contuttociò si rannodarono. Ma già la giornata era perduta, e non si poteva ricuperare. Nesbit, fatto sbarcare i suoi, assaliva gli Americani alla coda. Si dissolvevano essi, e ciascuno cercava di per sè, e senza nissun ordine serbare, la propria salute nelle vicine selve. Incalzati instantemente da fronte da Frazer, che traeva colle minute artiglierie, e noiati alle spalle da Nesbit, che impediva loro il ritornare ai battelli, ricevettero grave danno al passo di una palude. Riusciti finalmente con incredibile fatica dall'altra parte, s'inselvarono talmente, che gl'Inglesi cessaron di perseguitarli. Raccozzatisi gli Americani, e ritrattisi di nuovo sulle navi se ne tornarono al Sorel. Perdettero in questo fatto molti prigionieri, tra i quali lo stesso generale Thompson ed il colonnello Irwin con molti altri uffiziali di conto. Ebbero pochi uccisi. Delle truppe reali pochi furono i feriti, e pochissimi i morti. Cotale esito ebbe il fatto d'armi delle Tre Riviere, il quale, se fu deliberato con maturità, ed incominciato con ardire, fu certamente con imprudenza continuato; poichè, siccome il successo dell'impresa dipendeva al tutto dall'arrivar di notte, e dal fare un impeto improvviso, così dovevano gli Americani, quando si accorsero di non poter giungere, che dopo fatto dì, e molto più ancora, quando il nemico si era risentito, rimanersene, e, posta giù ogni speranza, ritornarsene là, donde eran partiti.
Le genti americane, sbigottite dall'infelice successo delle cose e trovandosi deboli, pensarono al ritirarsi; le inglesi per lo contrario gagliarde, ed incorate dalla vittoria si determinarono ad usarla con ogni prontezza. Perciò avendo fatta la massa alle Tre Riviere procedettero, quattro giorni dopo il fatto d'arme, verso il Sorel parte per la via di terra, e parte per quella del fiume; nel quale luogo arrivarono, quando gli Americani impotenti al resistere, dopo di avere sfasciate le batterie, e portate via le artiglierie e le munizioni, l'avevano poche ore innanzi abbandonato. Quivi i generali inglesi dividevano l'esercito in due schiere, delle quali la destra pel fiume doveva andare ad impadronirsi di Monreale, e poscia, valicato quello a Longueil, e traversato quel tratto di paese, che è compreso tra il San Lorenzo, ed il Sorel, congiungersi sotto il Forte di San Giovanni colla seconda, la quale guidata da Burgoyne doveva perseguitar il nemico pel fiume sino a quella medesima Fortezza, alla quale intendevano o di dar l'assalto o di por l'assedio. Credevano, che gli Americani si sarebbero rattestati a San Giovanni. Arrivarono tosto i primi a Monreale, ed entrarono senza contrasto nella città, avendo la sera precedente gli Americani, condotti dall'Arnold, questa e tutta l'isola abbandonato. Intanto Burgoyne colla sua schiera procedeva pel Sorel verso San Giovanni molto cautamente, essendo il paese sospetto, e temendo di qualche insidia. Gli Americani parimente si ritiravano con molta circospezione, non volendo dar luogo al nemico di opprimergli con qualche improvvisa fazione, e salvar le bagaglie, le quali portate dalle navi sul fiume seguitavano l'esercito. Infine Arnold arrivò sano e salvo a San Giovanni, e si ricongiunse con Sullivan. Ma quivi alienissimo dal combattere, conoscendo il disavvantaggio, guastato prima ogni cosa, arse le baracche, sfasciato il Forte, si ritirò sicuramente sotto la Fortezza di Crown-point. Burgoyne nol potè seguitare per esser distrutto tutto il navilio. Quantunque questa ritirata non sia stata del tutto senza confusione, fu però essa, se si eccettuano i danni ricevuti alle Tre Riviere ed ai Cedri, senza perdita notabile nè d'uomini, nè d'armi, nè di munizioni, nè di bagaglio. Non tralasciò Sullivan in mezzo a tanti pericoli alcuna parte del suo debito, al quale il congresso rendette poscia per questo fatto pubbliche ed immortali grazie. Qui si fermarono i disegni degl'Inglesi; imperciocchè avevano gli Americani per la ritirata loro sino a Crown-point messo in mezzo tra loro ed il nemico tutta la lunghezza del lago Champlain, del quale pel numero delle navi armate, che vi avevano in pronto, erano padroni. Nè gl'Inglesi potevano sperare di procedere più oltre per la via del lago verso ostro, se prima apparecchiato non avessero un navilio più potente di quello, di cui erano i provinciali forniti; ed inoltre bisognava fabbricar molte piatte per servir ai trasporti degli uomini, delle armi e delle munizioni di un tanto esercito. E quantunque di già sei grossi vascelli armati fossero stati portati dalla Gran-Brettagna a quest'uopo, le cascate del fiume Sorel presso Chambly rendevano il passaggio loro verso il lago, se non impossibile, certo molto difficile. L'opera poi di construr le piatte era di non poca difficoltà, e si ricercava assai tempo. Fecero adunque gl'Inglesi fine alla loro perseguitazione, e gli Americani ebbero tempo a prepararsi con nuove difese contro gli assalti di un nemico potente ed esercitato. In tal modo fu fatto nodo nella gola agli Americani da questa spedizione del Canadà, dalla quale sì grandi vantaggi avevano sperato. Ma fu essa, o per l'inesperienza, per gl'impedimenti soliti a nascere nei governi nuovi, e tumultuarj, incominciata, quando in quelle fredde regioni era già troppo tarda la stagione; non fu coi debiti mezzi, nè colle necessarie provvisioni continuata, e si perdette con una insolenza militare nuova l'antica amicizia dei Canadesi, la quale alla somma delle cose era, non che necessaria, indispensabile. Certo è però, che, se questa impresa fosse stata con prudenza ed efficacia governata eguali all'ardire, col quale era stata incominciata; o seppure solamente non avesse la fortuna in sì grave frangente troncato il filo della vita del Montgommery, ne avrebbero avuto gli Americani una compiuta vittoria. Ma la fortuna non sempre favorisce gli audaci; nè gli audaci sanno sempre bene usare la fortuna. Ne nacque forse per altro da questa fazione del Canadà un insigne errore nel modo di amministrar la guerra dal canto del governo e dei capitani britannici, dal quale solo derivarono la inutilità di tutti gli sforzi loro contro l'America, e la perdita totale dell'impresa. Conciossiachè la correria degli Americani nel Canadà fu forse la prima cagione, che indusse il governo inglese a voler fare una testa grossa in questa provincia, e così dividere l'esercito suo in due parti; una che puntar dovesse dal Canadà pei laghi contro le parti diretane delle colonie, e l'altra che le assalisse di fronte sulle coste. E non è inverisimile, che se in luogo di due avessero gl'Inglesi fatto un esercito solo, avrebbe la guerra un diverso, e forse contrario fine sortito da quello, ch'ella ebbe in effetto.
Il congresso decretò in onore di Riccardo Montgommery, uomo presso gli Americani di laudatissima memoria, si procacciasse da Parigi, o da qualche altro luogo della Francia un monumento con una accomodata inscrizione tramandatrice a' posteri delle virtù e dell'eroiche doti dell'animo suo. Così il congresso coll'esempio di quella dei morti stimolava la virtù dei vivi; e generalmente si può dire, che, siccome per l'ordinario gli autori delle rivoluzioni dei popoli più volentieri e più spesso adoperano i tristi, che i buoni, sia perchè, quelli sono i primi a far maggior rombazzo, o sia perchè, lasciandosi essi solamente guidare all'interesse proprio, più pieghevoli e più arrendevoli sono, che non gli altri alle voglie di coloro che governano, così il congresso americano, la via tutta contraria seguendo, più adoperava e più onorava i buoni che i tristi. Che poi questi ultimi ai tempi della rivoluzione in America più che altrove fossero radi, e gli altri più copiosi, noi non ardiremmo di affermare. Bene ci pare, che, se non mancarono presso gli Americani di quei tempi i vizj procedenti dalla cupidigia del guadagno in sul mercatare, non abbondaron però quelli, che hanno la origine loro nel lusso, nella lussuria e nell'ambizione di soprastare. Nè era ancora appo i medesimi venuta meno l'autorità della religione, o si era la medesima corrotta; nè giunto l'annuale di lodar a scandalo i vizj, o di burlarsi della virtù. Nè a minor ammirazione alle virtù di Montgommery si levarono le menti inglesi, che le americane. Nel Parlamento stesso i più acconci oratori tanto di bene e di lode ne dissero, che gli scrittori delle antiche storie non fecero di vantaggio verso i più riputati uomini dell'antichità. In ciò andarono a gara il colonnello Baré, che con parole orrevoli e molto dogliose lamentò la sua morte; Burke e Fox, il quale giovanissimo, com'egli era, dava saggio già fin d'allora di quell'uomo, ch'egli era, e che poi fu. Lord North gli riprendeva agramente, dicendo: che non era da comportarsi, che tante lodi date fossero ad un ribelle. Concedeva egli, essere stato Montgommery prode, capace, umano, generoso; ma contuttociò stato essere un prode, capace, umano, e generoso ribelle. Citò poscia quel verso dell'Addisson nel Catone, che significa: _Maledette le sue virtù, che soggiogato hanno la sua patria!_ Al che rispose con bellissimo porgere Fox; che poco si curava egli di purgare l'eccellente personaggio dalla nota di ribelle testè datagli; perciocchè non era essa un certo segno di disonore. I grandi stabilitori della libertà, continuava, i salvatori della patria loro, i benefattori dell'umano genere sono stati in tutte le età chiamati ribelli; e che quella costituzione stessa, per la quale avevan essi la facoltà di potere in quella Camera sedere, da una ribellione si doveva riconoscere. Aggiunse quei versi del principe dei poeti latini: _Sunt hic etiam sua proemia laudi, Sunt lacrimae rerum, et mentem mortalia tangunt_.