Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2

Part 17

Chapter 173,723 wordsPublic domain

Terminata la bisogna del Parlamento, pose fine il Re alla presente tornata, assicurando, ch'ei non temeva di moto alcuno dei principi europei, i quali tutti si dimostravano disposti a volere mantener la concordia. I ministri avevano ottenuto dal Parlamento ogni intento loro, e poco o nulla dubitavano del prospero successo delle cose. Pareva loro impossibile, che i soldati accogliticci del congresso potessero tener le armi in mano, allorchè vedessero le soldatesche europee; e credevano, che la fama solamente della venuta dell'esercito inglese era bastante ad aprir l'occasione a nobilissimi acquisti. E ponendo eziandio, che le truppe colonarie tenessero il campo, come si poteva dubitare, che male armate, peggio disciplinate, e poco use ai pericoli della guerra ed al romor dell'armi, avessero potuto resistere lungamente ai veterani d'Europa? Una prima impressione sarebbe stata fatale agli Americani, e le arti che si erano poste in opera per dividergli, avrebbero allora pienamente l'efficacia loro esercitata. Pochi, che fossero corsi agli accordi, avrebbero tratto con loro tutta la moltitudine; poichè nei moti popolari ogni cosa è soggetta al temporale. I commissarj in sui perdoni, uomini tutti di grandissima autorità, e molto splendidi per chiarezza di sangue, e per la gloria delle cose fatte per terra e per mare, dovevano esser presenti, secondando le operazioni dell'esercito, e pronti a pigliar le prime occasioni, che appresentate si fossero. Così argomentavano i ministeriali, e tali erano le speranze loro. Una gran parte della nazione aveva i medesimi pensieri e le medesime speranze; chi per orgoglio, chi per confidenza nel governo, chi per amor delle parti, e chi per effetto dell'interesse, credendo l'uomo facilmente ciò, che utile stima a sè stesso. Ciò non ostante non mancavano di quelli, i quali o avevano per amor della patria, o dimostravano, per la peste delle Sette, molta inquietudine, e sinistri augurj prendevano delle future cose. Argomentavano essi dalla pertinacia loro alla pertinacia degli Americani; e non tralasciavano di avere ad ogni tratto in bocca i miracoli, come dicevano, operati in varj tempi, e presso molti popoli dall'amor della libertà. Molto magnificavano l'ardire, la costanza ed il coraggio americano; ed i sarcasmi, i motti, le dicerìe sui satelliti, come dicevano, della tirannide, intendendo di parlare dei soldati inglesi, e molto più dei tedeschi, eran senza fine. Chiamavano la perdita fatale, la vittoria pericolosa; lamentavano il sangue sparso per una iniqua causa. Ogni dì si pubblicavan libelli in favore o contro i coloni. Gli uni rimproveravano agli altri, che prezzolati scrivevano; gli altri agli uni, che licenziosi essendo essi medesimi, favorivan la licenza. Ebbe specialmente molta voga un libro dato alla luce dal dottor Price intorno la civile libertà, e fu letto da tutti con grandissima avidità. Ne ricevette pubbliche grazie dalla città di Londra, e ne fu presentato con una scatola d'oro.

I due fratelli Howe, l'uno ammiraglio dell'armata, e l'altro capitano generale dell'esercito in America, furono eletti dal Re commissarj a fine di ristorar la pace nelle colonie, e concedere i perdoni a coloro, che paressero meritare la reale misericordia. Il Signor Peter-Parker, ed il conte di Cornwallis eransi, già buon tempo, imbarcati con molte genti per alla volta dell'America. Partivano eziandio coll'altre genti inglesi e tedesche l'Almirante Hotham, ed i generali Burgoyne e Philipps.

Mentre queste cose si facevano in Inghilterra, i provinciali, che assediavano Boston, erano entrati in grandissima speranza non solo d'impadronirsi della città, ma ancora di far prigione tutto il presidio, e distruggere il navilio, che gl'Inglesi tenevano nel porto e nella cala di Boston. Aspettavano impazientemente, che col crescere del verno montasse di modo il freddo, che ne gelassero i vicini mari ed i fiumi, che in quelli hanno le foci. Il gelicidio per l'ordinario soleva mettersi verso il Natale; e tenevano per certo, che in sull'uscir dell'anno vecchio, od in sull'entrar del nuovo sarebbe per la grossezza del ghiaccio fatto loro abilità di valicare a piè asciutti il braccio di mare, che la penisola divide dal continente, dove stavano accampati. In tal caso gl'Inglesi non avrebbero potuto resistere alle forze molto superiori dell'esercito americano. Ma essendo contro il solito corsa in quell'anno molto temperata la stagione, furono i provinciali ingannati delle speranze loro. L'indugio fu di molta utilità alla guernigione; perciocchè gli Americani in su quell'aspettazione si tennero assai quieti negli alloggiamenti loro. Questa tregua durò ben tutto l'inverno. Ma entratosi nel mese di marzo le cose si riscaldavano di nuovo; e gli Americani ardevano di desiderio di por fine con una onorata fazione al lungo e fastidioso assedio. Del che avevano e l'incentivo e la necessità. Era giunta in America la nimichevole dicerìa fatta dal Re al Parlamento, e copie di questa andavano attorno nel campo bostoniano. Inoltre si sparsero le novelle, che la prima petizion del congresso era stata disgradata. Tutto l'esercito se ne commoveva a grandissima rabbia, e la dicerìa fu arsa in pubblico dagl'infuriati soldati. Cambiarono in questo medesimo tempo il campo rosso delle bandiere, e lo fecero addogato con tredici liste, come un simbolo del numero e dell'unione delle tredici colonie.

Il congresso, avendo ricevuto le novelle degli avversi procedimenti del governo, e massimamente quelle della provvisione del commercio, e della condotta delle genti tedesche, si persuase facilmente, che niuna altra speranza era rimasta fuori di quella dell'armi. Senza metter tempo in mezzo, volendo approfittarsi della rabbia eccitata nell'universale dei popoli, fe' una gran calca a Washington, acciocchè, posti dall'un de' lati tutti gl'indugi, e sprezzati tutti i pericoli, ad ogni modo voltasse la mira principale a finir la guerra bostoniana, e cacciasse via da quelle mura il nemico. Ei prevedeva benissimo, che di quell'esercito si sarebbe avuto un vicino bisogno per opporsi in altri luoghi all'armi britanniche, ed i disegni del nemico guastare nelle altre parti dell'America. Non si dubitava punto, che gl'Inglesi avrebbero fatto qualche forte impressione nei luoghi più deboli, e temevasi principalmente della città della Nuova-Jork. Perciò se non si levava quel nido agl'Inglesi, che sarebbe rimasto loro alle spalle, le cose si sarebbero trovate in gravissimo pericolo. Ricevuti gli ordini, e stimolato eziandio dalla necessità del frangente e dal desiderio della gloria, andava Washington considerando i mezzi, i quali al desiderato fine più sicuramente condurre il potessero. Ei non istava senza speranza di poter dare alla città con prospero successo l'assalto. Quella parte della cala di Boston, che è vicina a Cambridge ed a Roxbury, era gelata; il che avrebbe grandemente facilitato l'impresa, e per valicar le restanti acque sino alle mura di Boston, si aveva in pronto un gran numero di battelli. Si avevano inoltre due batterie galleggianti situate alle bocche del fiume di Cambridge. Sapevasi, che il presidio mancava di munizioni da guerra, e ch'era molto estenuato dalle fatiche e dalle malattie. Aveva poi anche il generale una grandissima confidenza posta nel valore e nella costanza dei proprj soldati. Perciò pose in una Dieta, che si fece di tutti i generali, il partito dell'assalto. Ward e Gates, ambedue soldati di gran conto si opposero, affermando, che senza mettersi ad un tanto rischio si poteva ottenere il fine di cacciar i nemici da Boston con occupare le alture di Dorchester, le quali signoreggiavano al tutto la città. Il partito non si ottenne; del che il generale si mostrò molto mal contento, ma fu obbligato ad accomodarsi all'opinione dei più. Si risolvette adunque di andar a prender il posto delle alture; alla qual bisogna per conforto dei generali Ward, Thomas e Spencer, era stata apparecchiata una gran quantità di fascine e di gabbioni. Erano anche state condotte da Ticonderoga e da Crown-point grosse artiglierie con una quantità sufficiente di obici e di bombarde. Ei pare, che il generale Howe, il quale era di natura molto circospetta, non abbia voluto prevenire, trovandosi troppo debole, questo disegno dei provinciali, il quale dava loro sicuramente vinta tutta la guerra dell'assedio. Eglino poi, per tenere attento da un'altra parte il nemico, piantarono grosse batterie a riva il mare a Cobbs-hill, alla punta di Lechmere, a Phipps-farm ed a Lambsdam in sul canto di Roxbury. Incominciarono a trarre la notte dei due marzo con molta furia. Le bombe cadevano frequenti nella città. Il presidio era tutto intento all'ispegnere l'incendio delle case, ed in tutti quegli altri uffizj fare, che sono necessarj in simili casi. Intanto si preparavano gli Americani con grandissima non solo contenzione, ma allegrezza alla fazione delle alture; ed a quest'uopo s'eran fatte marciare da' vicini luoghi molte compagnie di milizie per ingrossar l'esercito. Sceglievano i Capi la notte del quattro marzo; conciossiachè speravano, che la ricordanza dell'uccisione dei loro seguìta ai cinque di marzo in Boston nel 1770 avrebbe nuovo ardore aggiunto col desiderio della vendetta a quegli animi già pur troppo inferociti. Venuta la notte nella sera dei quattro, ogni cosa essendo all'ordine, procedevan gli Americani con mirabile silenzio verso la penisola di Dorchester. La notte era propizia, il vento favorevole, perchè non portasse al nemico quel poco di strepito, che non si poteva schivare. Le strade facili pel gelicidio. Le batterie di Phipps-farm, e quelle di Roxbury fulminavano con un rimbombo maraviglioso. Ottocento uomini d'antiguardo precedevano gli altri; seguiva il carreggio cogl'istrumenti da trincerare. In terzo luogo venivan i lavoratori in numero di dodici centinaia, guidati del generale Thomas, ed in ultimo trecento carri carichi di fascine, gabbioni e di manne di fieno. Quest'erano per difendere sui fianchi i provinciali nel passare, e ripassare l'istmo di Dorchester, il quale molto basso essendo poteva esser da ambe le parti strisciato dalle artiglierie delle navi nemiche. L'impresa ebbe prospero fine. I provinciali arrivarono sulle alture non solo senza offesa alcuna da parte del nemico, ma ancora senza che questi ne avesse alcun sentore. Si misero essi tosto a lavorare sì rattamente, che alle dieci della sera avevan già costrutti due Forti atti a difendergli contro le offese delle armi minute, e dei tiri a scaglia; uno sull'altura che è più vicina alla città, e l'altro su quella che guarda verso l'isola del Castello. La mattina, sendo scuro sulle alture, continuarono a lavorare, senza che si facesse dal canto del presidio alcun motivo. Finalmente, diventata l'aria chiara, ebbero a mirar gl'Inglesi non senza molta maraviglia le nuove opere degli Americani. L'ammiraglio inglese, veduta la cosa, protestò, che, se non si snidavano di là i nemici, le navi sue non potevano senza un presentissimo pericolo di totale distruzione stanziar più oltre nella cala. La città stessa era soggetta ad esser rovinata da capo in fondo a posta dei provinciali. La comunicazione ancora, tra le genti che guardavano le fortificazioni dell'istmo di Boston e le restanti, molto difficile e pericolosa diventata. Le artiglierie nemiche dominavano la spiaggia, dalla quale avrebbero dovuto gl'Inglesi imbarcarsi nel caso della ritirata. Adunque nissun altro partito era rimasto loro, che quello, o di combattere per isloggiar da quella nuova stanza il nemico, ovvero d'abbandonar del tutto la città. Non esitò punto Howe da quel capitano valoroso ch'egli era, a pigliare il primo, e disponeva ogni cosa per l'assalto. Washington, accortosi del disegno, preparava le difese. Le trincee si perfezionavano diligentemente, si raccoglievano i soldati dai luoghi più vicini, e si accordavano segnali da praticarsi su tutti i monticelli, i quali da Roxbury sino alla riviera Mistica fanno, come se fosse, una corona su tutta la spiaggia che guarda Boston; e ciò affinchè le novelle e gli ordini potessero in un subito trasmettersi da un luogo all'altro. Andava dicendo a' suoi, si ricordassero del giorno cinque di marzo. Nè solo apparecchiava i mezzi di sostener la vicina battaglia e di ributtar il nemico; ma ancora quelli di offenderlo e cacciarlo, se durante la battaglia o dopo di essa, qualche buon'occasione avesse offerto la fortuna. Era il suo pensiero, se il nemico nell'assalto di Dorchester, come sperava, avesse toccato una rotta, che quattromila uomini scelti stessero pronti dalla parte di Cambridge a montar sulle navi a quest'uopo state preparate, e, traversato quel braccio di mare che sta in mezzo tra la terra-ferma e la penisola, tentassero fra il tumulto e la confusione la Terra. Il generale Sullivan comandava la prima schiera; Greene la seconda. Si aspettava un altro fatto, come quello di Charlestown, ed un'altra battaglia, come quella di Breed's-hill. Howe faceva far le scale per iscalar le opere degli Americani. Ordinava, che una grossa schiera di soldati guidati da lord Percy, entrati nelle navi da carico, che stavano allestite nel porto, andassero ad approdare ad una bassa terra verso la punta opposta all'isola del Castello. Già si movevano le schiere, e gli Americani incitati dalla ricordanza del dì anniversario, e della battaglia di Breed's-hill, siccome anche dai continui conforti dei capitani, le aspettavano non solo senza tema, ma con allegrezza. Intanto pel riflusso le acque diventaron sì basse, ed il vento incominciava a trarre sì forte, che non si poteva valicare. Bisognò sostare per quel dì, intendendo Howe di dar la battaglia all'indomani molto per tempo. Ma succedeva la notte un temporale sì grosso, che le acque ne erano agitatissime la mattina. Poi piovve dirottamente. Il generale inglese non potè mandar ad effetto il suo disegno. Ma gli Americani, usando bene l'indugio, avevano un nuovo puntone costrutto, e le altre fortificazioni condotto a perfezione. Il colonnello Mifflin aveva apprestate molte botti piene di sassi e d'arena, e collocate intorno le fortificazioni, acciò, quando il nemico andasse all'assalto, rotolando con grandissima furia in giù, rompessero gli ordini, e dessero luogo ai suoi di potersi giovar della confusione. Osservate diligentemente tutte queste cose, gl'Inglesi si persuadettero, ch'era divenuta impresa troppo pericolosa, e quasi disperata il dar l'assalto, l'infelice evento del quale, o solamente la vittoria piena di sangue, come quella di Breed's-hill, avrebbero in troppo grave rischio poste le cose inglesi in America. Nè non era da farsi stima, che quand'anche la battaglia fosse stata prospera, la guernigione non era sì numerosa, che si avesse potuto conservare senza pericolo la possessione della penisola di Dorchester, dovendo essa di già custodire non solo la città, ma ancora la penisola di Charlestown. La battaglia si poteva meglio fare, e la vittoria desiderare, perchè le armi del Re non ricevessero percossa nella riputazione, che per l'evento totale delle cose su quelle spiagge. Non era perciò il frutto della vittoria eguale al pericolo della battaglia. Si doveva anche far considerazione, che il posto di Boston non era gran fatto accomodato alle future fazioni dell'esercito che si aspettava dall'Inghilterra, e Howe medesimo aveva qualche tempo prima avuto istruzioni dal lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, per votar la città, ed andarsene a posare nella Nuova-Jork. Il che non potè eseguire per non avere avuto a quel tempo alla mano il navilio sufficiente pei trasporti. Considerate attentamente tutte queste cose, i generali inglesi si risolvettero ad abbandonare la città, lasciandola del tutto in potere dei provinciali. Nella qual cosa s'incontravano però grandissime difficoltà. Imperciocchè non avendosi in pronto più di cencinquanta navi tra grosse e sottili, appena che capir vi potessero le ciurme e la guernigione, le quali tra l'una e l'altra sommavano a dieci migliaia di persone, e quei Bostoniani, i quali essendosi dimostrati favorevoli alla causa reale, non potevano rimanere senza pericolo. Il viaggio da intraprendersi era lungo e difficile, non potendosi attendere con quelle soldatesche stanche ed infievolite di poter far con frutto una qualche impressione sulle coste nemiche. Le speranze in ciò eran sì deboli, che non si credette nemmeno di poter tentare la città della Nuova-Jork, Terra più di qualunque altra esposta alle offese dal canto del mare. Nè altro partito si poteva pigliare, che quello di andarsene ad Halifax; pel quale viaggio, oltre la mancanza dei viveri ch'era grandissima, in stagione era molto contraria; e se in ogni tempo pericolosa, in quello pericolosissima. Regnavano allora fortemente i venti da greco, i quali temevasi non ispignessero l'armata di forza sino alle Antille; pel quale lungo tragitto non erano a gran pezza le provvisioni delle vettovaglie sufficienti. Si aggiungeva a tutte queste difficoltà, che il territorio di Halifax era una contrada sterile, dalla quale poco ristoro si poteva aspettare, e nissuna provvisione vi si era precedentemente potuta fare, essendo la partita da Boston, e la determinazione di ritirarsi ad Halifax, state improvvise. Nè non travagliava molto l'animo dei soldati il pensare, che la necessità delle cose gli spingesse verso tramontana, mentrechè sapevano, che le future fazioni degli eserciti inglesi si dovevano fare nelle colonie del mezzo, ed anche nelle meridionali. Ma non era lasciato luogo ad elezione veruna. E siccome gli Americani potevano coi tiri delle artiglierie, o impedire in gran parte, o sturbare assai l'imbarco delle genti, così Howe pose l'animo a rimuovergli da un tal disegno. Mandati chiamare gli uomini eletti di Boston, disse loro, che non essendo più la città di nissun utile al Re, si era risoluto ad abbandonarla, purchè Washington non fosse per disturbare la sua partenza. Mostrò loro le materie accendibili, che aveva fatto apparecchiare per metter fuoco ad un tratto alla città, quando i provinciali in qualunque modo il molestassero; che pensassero molto bene di quale e quanto pericolo sarebbe per riuscir alla Terra, se i due eserciti nemici per le vie della medesima si azzuffassero; che in quanto a lui si era risoluto di andarsene di quieto, e senza far nissun danno, quand'anche gli Americani dal canto loro avessero in animo di così fare. Gli esortava perciò, andassero da Washington, e gli facessero intendere, qual fosse in questo la mente sua. Furon gli eletti uomini col generale americano, raccomandandogli molto la misera città. Ei pare da quello che seguì, ch'ei consentisse. Ma tregua scritta non ne fu nissuna. Alcuni scrivono, che acconsentisse col patto, che gl'Inglesi lasciassero indietro le munizioni da guerra. Questo non affirmerei di sicuro. Furon esse ben lasciate, se per accordo o per necessità, non si sa. Gli Americani stettero quieti, e gl'Inglesi s'imbarcavano senza ricevere molestia. Ma tristissima era in questo frangente l'immagine della città. Nonostante gli ordini dell'Howe tutto era affoltata e confusione. Mille e cinquecento leali colle famiglie e colle masserizie loro più preziose si affrettavano con infinito sbattito d'animo ad abbandonare quelle stanze, ch'erano loro tanto care state, e nelle quali di sì lunga felicità goduto avevano. I padri colle robe loro, le madri coi figliuoli correvano piangendo alle navi; e le ultime salutazioni ed abbracciamenti di coloro che se ne andavano, e di coloro che rimanevano, erano un miserabile spettacolo; al quale però pochi attendevano, intenti tutti alla bisogna della propria salvezza. Gli infermi, i feriti, i vecchi ed i fanciulli dimandavano pietà. I carri e le bestie da soma erano divenuti cagione di contesa fra i cittadini, che i primi gli avevan fermati, ed i soldati che se ne volevan servir essi. Accrescevan molestia alla presente sventura le animosità, che prevalevano tra i soldati da terra e le genti da mare, gli uni rimproverando alle altre la cagione di tanta infelicità. Si dolevano altresì della freddezza e della ingratitudine della patria loro, la quale pareva in tanto pericolo, in tante miserie ed in sì lontani lidi gli avesse non che abbandonati, dimenticati. Imperciocchè dal varcato mese d'ottobre in poi non aveva il generale Howe, nè ordine, nè istruzione, nè avviso di sorta alcuna dall'Inghilterra ricevuto, i quali dimostrassero, esser vivo il governo, e ricordevole dell'esercito bostoniano. Intanto i più perduti fra i soldati e marinai, rotte le porte, mettevano a sacco le botteghe e le case. Guastavan quello, che via portar non potevano. In somma la città andava a ruba, e si temeva ad ogni tratto, che nascesse qualche grande incendio, che la consumasse. Addì quindici di marzo il generale mandava un bando, che nissuno fra i Bostoniani sino alle undici della mattina s'ardisse d'uscir dalle proprie case, perchè non impedissero l'imbarco delle soldatesche, che si doveva in quel dì effettuare. Ma un vento di levante le faceva soprastare; ed elleno per passatempo ritornarono in sul saccheggiare. In questo mezzo gli Americani avevano rizzato un puntone su quello sprone di Nook's-hill nella penisola di Dorchester, e munitolo d'artiglierie, signoreggiavano intieramente l'istmo di Boston, e tutta la parte australe della città. Temevasi ancora, che, occupata l'isola di Noddes, e piantatevi le artiglierie, tirando dall'uno e dall'altro posto a pelo d'acqua a traverso il porto chiudessero affatto il passo alle navi, e fosse perciò tutto il presidio ridotto alla necessità di arrendersi a discrezione. Per la qual cosa non si frapposero più indugi. Le genti britanniche ed i leali incominciarono a montare sulle navi alle quattro della mattina dei diciassette marzo, e tutti si trovarono a bordo alle dieci. Erano nel torno di dieci migliaia di bocche. Ma le malattie, e le gelosie, che correvano fra le genti di terra e quelle di mare, molto gl'indebolivano. Le navi erano sopraccariche d'uomini e di robe; scarseggiavan le vettovaglie; ogni cosa in confusione. Montavano sulle navi le ultime genti del retroguardo, quando Washington entrava colle sue nell'altra parte della città colle bandiere spiegate, coi tamburi battenti e con tutti gli apparati della vittoria e del trionfo. Fu ricevuto dagli abitatori con tutte quelle dimostrazioni di gratitudine e di osservanza, colle quali si debbono riconoscere i liberatori. L'allegrezza tanto più grande si dimostrava, quanto erano stati più gravi i mali, che sofferto avevano. Avevan essi provato per ben sedici mesi la fame, la sete, il freddo e gli oltraggi di una soldatesca infuriata, che gli riputava ribelli. Era stata la città sì asseccata di vivanda, che vi si pagava una libbra di pesce fresco ventiquattro soldi; un'oca si comprava oltre dieci lire: un gallo d'India quindici; un'anitra cinque; il prosciutto cinquanta soldi la libbra; legumi non se ne trovavano; un montone costava più di quarantadue franchi; le mele quaranta franchi il barile; le legna da ardere si pagavan oltre cinquanta franchi la catasta, e non se ne trovava. Si eran arse le panche delle chiese; già si ardevano i palancati e gli assiti dei magazzini; le case non abitate si eran disfatte, per averne le legna. La carne da cavallo, quei, che ne poteron avere, la trovarono buona. Lasciaron gl'Inglesi molte artiglierie e munizioni. Le prime sommarono a dugencinquanta tra grosse e minute trovate in Boston, nell'isola del Castello e nelle trincee di Bunker's-hill, e dell'istmo. Queste gl'Inglesi avevan tentato d'inchiodare e di guastare; ma con poco successo per la fretta. Altre n'erano state gettate in mare, ma furon cavate. Si trovaron oltreacciò quattro bombarde, e fra le munizioni si ebbero 2,500 misure di carbon da mare; altrettante di fromento; 2,300 d'orzo; 600 di avena; cento giare d'olio, e cencinquanta cavalli.