Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2
Part 15
Ma non si ristavano però nè l'una parte nè l'altra; e pareva, che colla diuturnità, invece di raddolcirsi, più s'inasprissero questi rancori cittadini; e che quanto più necessario diventava l'unanime consentimento di tutti per ostare al pericolo della patria, tanto più l'amor delle parti gli animi dividesse l'uno dall'altro e vieppiù gli allontanasse. Tanto peggiore e più funesto augurio annunziavano queste intestine gare, in quantochè avevano esse la sembianza di quelle antiche e sanguinose contese, nelle quali con tanto danno e pericolo dell'Inghilterra a' tempi della Regina Anna i libertini ed i reali, sotto i nomi di Whigs, e di Tori, avevano la rabbia loro esercitato. Gli amici ed i nemici alla causa americana dimostravano, ed il medesimo impeto, e la medesima ostinazione; e pareva, che non solo l'America parteggiasse, ma eziandio, che l'Inghilterra stessa avesse a prorompere nelle intestine dissensioni e nella civil guerra. I Tori, dicevasi da una parte, sono essi gli autori delle frequenti lettere pubbliche indiritte al Re ed al Parlamento, per le quali si esorta il governo a mettere a fuoco, a ruba ed a sangue il continente americano; sono essi i falsi rapportatori, gl'incenditori della discordia. Ostinati come sono, ed infatuati nelle massime della Casa stuarda, nè l'esempio dei mali, ai quali andò per quelle l'Inghilterra soggetta, nè l'eccidio totale di quella famiglia medesima, del quale furono la cagione, non possono le tenaci menti loro illuminare, nè i feroci animi ritrarre dalla crudeltà e dalle voglie tiranniche. Il lagrimevol caso del padre non potè storre un ostinato figliuolo da seguitar la pericolosa via, che lo condusse al precipizio; e tali sono tutti i Tori, che lo stato loro, la vita e la fortuna tutta pospongono alle anticipate opinioni loro ed all'ambizione del signoreggiare. Quando le crudeli stelle, che lucevano a' dì della signoria stuarda, avevano la servitù esterna condotta e la guerra cittadina, allora si rallegravano i Tori, siccome quelli, i quali l'onor nazionale non curano, ed hanno in non cale la pubblica felicità. Le massime loro consuonano con quelle dei Principi assoluti dell'Europa, e non si vergognano di soggettar a questi la patria, trovando presso i medesimi un facile patrocinio all'ambizione loro. Le terre europee tutte sono a sovrani independenti sottoposte. Sola l'Inghilterra gode per un dolce risguardo della provvidenza di un temperato e libero governo. Ma i Tori vogliono anche questo disfare, quasi disiosi fossero di una dispotica uniformità in tutti i paesi d'Europa. Hanno essi gli animi macchiati di tutti i vizj delle superbe, infinte ed ingorde Corti, i quali largamente si diffondono, come un pestilente soffio, e contaminano tutta la nazione. Nissun uomo apprezzano, se non vile; nissuno onorano, se non superbo e tracotato. Piaggiano i superiori, insultano agl'inferiori; sempre invidiano il felice, soccorrono al misero rado, e per vana gloria. La pubblica felicità fanno servire all'introducimento della servitù, la quale stabilita, han poscia più cura di mantenere questa, che di continuar quella. Il sommo bene pongono nell'assoluto dominio; e la miglior condizione della società credono consistere nella muta servitù. Lodano le rivoluzioni, quando conducono un popolo verso la tirannide, ed i mali di quelle con ipocrita carità lamentano, e con accomodate parole magnificano, quando mirano alla libertà. Hanno sempre in bocca l'argomento della pubblica tranquillità; ma gli abusi dell'arbitraria potestà, le consumatrici tasse, le impronte gabelle, le soperchierie dei potenti, i non ristorati oltraggi, le non emendate ingiustizie passano sotto silenzio. Ora sono alla causa americana contrastanti, perchè interrompe i già concetti disegni di guastare il presente libero e felice governo di questa patria, e d'introdurre nel cuore stesso del Regno gli ordinamenti di Carlo e di Jacopo. Speran essi, che, spenti i semi della libertà in America, e sottomessi quegli spiriti generosi, le soldatesche vittoriose abili saranno a porre anche il crudele giogo sul collo agli uomini inglesi. Queste sono le brame loro, questi i pensieri, che notte e dì gli tormentano, e non il desiderio di veder ristorata la pace in un continente, che a bella posta spinto hanno alla guerra. Si prevengano adunque, dicevano, i funesti disegni, si resista alle spietate voglie, e si conservi intera quella eredità, che i maggiori nostri tramandata ci hanno mercè il valore e la generosità loro, e le magnanime imprese del Gran Guglielmo. Così si servirà alla patria, e fors'anche ai Brunsvicchesi stessi, i quali non possono senza pericolo ingrati mostrarsi verso i libertini, od allontanarsi sicuramente da quelle massime, le quali all'altezza del britannico soglio innalzati gli hanno.
Dall'altra parte insistevano con molto calore i Tori; che poco bene si confaceva ai libertini il chiamar i Tori crudeli ed avventati, poichè qual sia stato l'animo loro ai tempi della repubblica, ed anche a quei della Realtà, allorquando avevano la somma delle cose in mano, nissuno è, che non lo sappia; imperciocchè allora le morti, gli esilj, le confiscazioni hanno conculcata in fondo, e quasi sommersa questa infelice patria; le prigioni e le mannaie erano gl'istrumenti della bontà libertina. E se un felice e generoso Principe non poneva fine alle voglie loro di sangue e di anarchia, introducendo coll'ajuto di tutti i buoni un vivere libero, e tale, quale il desideravano i Tori, l'Inghilterra era arrivata all'ultimo dì, e diventava preda agli esterni nemici. Che cosa vogliono i Tori? Che nelle controversie e negl'interessi nazionali vi abbia un'autorità suprema, la quale le definisca, e gli regoli irrevocabilmente, e quest'autorità credono consistere nel Re unito col Parlamento. Ma i libertini alla decisione di cotesta autorità non si vogliono rimanere, e vanno a cercare, non si sa quale autorità popolare, la quale dicono consistere nella universalità dei cittadini, come se una moltitudine tumultuaria, ignara e parziale dovesse, e potesse di quelle cose giudicare, nelle quali i più prudenti, i più esperti uomini trovano grandissima difficoltà. E' ci deve pur essere un fine alle nazionali disputazioni, il quale malamente taluno sperar potrebbe nel giudizio della plebe, cui i più audaci, i più perduti uomini impressionano meglio, che i buoni ed i prudenti; e la domestica fame necessita a pigliar i bocconi dai malvagi. A questo fine sono stati instituiti il Re ed il Parlamento, acciocchè così nei casi ordinarj dello Stato, come nei difficili e straordinarj consultino e vedano, che non riceva la patria detrimento alcuno. Nella querela americana i ministri non hanno operato di per sè soli, nè di propria autorità. Ma il Re ed il Parlamento decretarono ed approvarono; e ciò dee persuaso avere ogni uomo amante della pubblica autorità e degli ordini della costituzione. Ma agognano i libertini di veder l'Inghilterra, siccome l'America, in preda ad una disordinata moltitudine per poter dar di piglio, per acquistar potere, per soddisfare ad una sfrenata ambizione, per isconvolgere gli ordini di questo libero governo. Sono essi i libertini i figliuoli, ed i rappresentanti di quei repubblicani, che desolarono il Regno un secolo addietro. Gridano essi il nome di libertà, perchè vogliono essi medesimi esercitare la tirannide. Sotto il colore della pubblica salute rompono, e mettono dall'un de' lati ogni forma od ordine civile, ed esercitano pienamente la potestà arbitraria. E se molto disprezzanti si dimostrano delle leggi protettrici delle persone, delle proprietà e dell'onore, non son meno crudeli gli animi loro; che per una opinione o vera, o creduta, od a bello studio supposta, per un sospetto, per un nonnulla corrono all'ire, ed agli estremi casi riducono i padri di famiglia, i padri della patria, i migliori, i più necessarj, i più riputati cittadini. Piaggiano essi il popolo, quando sono inferiori; diventati superiori lo taglieggiano, lo decimano, lo affamano; e per aggiungere lo scherno al danno non cessan di dire, che queste cose fanno per renderlo felice. Molte cose vanno spargendo i libertini in sui vizj delle Corti, come se le aperte e le secrete ruberie, lo sprofondare in mezzo allo sfrenato lusso le male acquistate ricchezze, l'ingolfarsi nella libidine, il contaminar i maritali letti, il mettere a prezzo di adulterio alle fedeli spose la vita dei diletti mariti, il trionfar pubblico delle meretrici, la viltà di andare a' versi ai vilissimi uomini, le quali cose tutte si notarono molto evidentemente a' tempi della signoria dei libertini, fossero buoni e lodevoli costumi. Ma, si aggiungeva dalla parte dei ministeriali, qualunque siano le trame, i desiderj e le speranze di cotesta inquieta generazione d'uomini, di cotesti partigiani non di una giusta libertà, ma sì della sfrenata licenza dei popoli coperta sotto il nome di libertà, si saprà bene resister loro, conservar la pubblica tranquillità, assicurare alle leggi la dovuta obbedienza, e mandare ad effetto quelle risoluzioni intorno i ribelli Americani, le quali tanto solennemente, e secondo gli ordini pubblici prese furono dal Re e dal Parlamento. La necessità delle cose, la fedeltà dei popoli, e la ricordanza della varcata tirannide dei libertini faranno sì, che tutte le vociferazioni loro, tutti i maneggi, tutti gl'incentivi riusciranno vani. Del rimanente i Tori sono dessi gli amici della libertà, e non gli avversarj loro; imperciocchè la libertà consiste non nel chiamare ad ogni piè sospinto il popolo a parlamento: ma sibbene nell'obbedire fedelmente a quegli statuti fondamentali, che con unanime consentimento della nazione fatti furono, e che l'autorità reale coll'autorità popolare mitigarono e temperarono.
Così si pungevano e mordevano acerbissimamente i libertini ed i ministeriali. Pareva, avesse a seguir di breve qualche gran disordine, e per la maggior parte degli uomini si viveva in malissima contentezza. Nel che si può notare, quanto siano lontani da ogni temperanza gli animi umani, quando sono una volta compresi dall'amor delle Sette. Imperciocchè, se a condannabili eccessi trascorsero a' tempi della signoria loro, così i reali, come i libertini, non è però, che presso l'una parte e l'altra molti non vi fossero, uomini diritti, i quali se giudicavano male, desideravano però bene; e con questi ogni maniera di governo sarebbe buona, purchè non fosse meramente dispotica. Ma gli ambiziosi, dei quali per mala ventura non si ha mai penuria, sono essi la peste più esiziale in ogni buon governo; perchè non istanno contenti agli ordini civili della patria loro, ma gli trascorrono, e danno luogo in tal modo alle rivoluzioni ed al potere arbitrario. E quegli, che ordinar volesse un buon governo, dovrebbe meno curare la Realtà, o la non Realtà, la repubblica, o la non repubblica, che di creare quegli ordini, i quali atti fossero a tenere in freno gli ambiziosi. La qual cosa, se sia stata fatta fin qui, o se sia possibile a farsi, noi non sarem per giudicare. Certo è, che non si debbono biasimare gli uomini temperati nel desiderar le Realtà, o le repubbliche; si debbono bensì detestare ed esecrare gli ambiziosi, i quali fanno cambiar le Realtà in dispotismo tirannico, e le repubbliche in anarchia anch'essa tirannica.
Vivendosi pertanto in Inghilterra fra questi umori si divulgava; che il lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, aveva fatto intendere a Penn e Lee, i quali da parte del congresso gli avevano presentato la petizione indiritta al Re, che non le si sarebbe data nissuna risposta. Del che quei che seguivano le parti americane, si commossero a grandissimo sdegno, ed andavano facendo gran querimonie, che i ministri mostrassero troppo maggior ostinazione, che i tempi non comportavano.
Ma i ministeriali dal canto loro redarguivano gli avversarj, ed instavano dicendo; ora che ogni cosa è in pronto; che il popolo ha concetto grandi speranze; che l'Europa tutta sta in aspettazione per vedere, quale abbia ad essere il frutto della rotta pazienza, e delle apprestate armi, si dee dar dentro, e gagliardamente usar quella guerra, che la Gran-Brettagna con inudito esempio di longanimità ha voluto evitare, ed alla quale gl'insolenti e caparbj sudditi l'hanno e chiamata, e provocata con tanti oltraggi.
Queste insinuazioni dei ministeriali facevano grand'effetto presso una nazione di propria natura e valorosa ed orgogliosa; e gli animi si disponevano gradatamente alla guerra. Ciò nonostante le petizioni contro di questa eran frequenti.
In questo mezzo arrivarono infelici novelle delle pescagioni di Terra-nuova; poichè avendo il congresso proibito ogni trasporto di viveri a que' scanni, quei che vi erano iti per la bisogna del pescare, dovettero, per non morir di fame, abbandonarla, e prestissimamente ripararsi ad altri lidi. A questo s'aggiunse una fortuna di mare, che con furore insolito desolò quelle spiagge. Gonfiò molto terribilmente, e si alzò oltre trenta piedi sopra l'usato livello. Fu sì improvviso l'impeto suo, che prevenne ogni scampo; più di settecento barche pescherecce colle intiere ciurme perirono. Alcune più grosse navi affondarono del pari colle genti. Nè minore fu la devastazione sulle terre. Imperciocchè, dilagando il mare, pose ogni cosa in rovina. A tale calamità molto si sgomentarono gli uomini in Inghilterra, e parve a tutti una cosa malaugurosa. Pareva, che la fortuna fosse corrucciata in ogni luogo contro il britannico Impero.
I popoli superstiziosi si ristavano. Conguagliavano la fortuna americana colla loro. Dal canto dei coloni il cielo propizio, l'abbondanza delle vettovaglie, la sanità degli eserciti, la prosperità delle armi, la moltitudine pronta a correre sotto le insegne. Dal canto loro un esercito assediato, malattie mortalissime, ferite incurabili, lo stento, la fame, ogni sorta patimenti; un cielo irato, un mare infuriato, naufragi frequentissimi; molta ritrosia nell'andar soldati, ogni cosa in declinazione. Gli oppositori politici per ambizione o per amor della libertà; i mercatanti per interesse proprio o per amore della pubblica prosperità della smarrigione universale approfittavano. Le petizioni contro la guerra non furon poche; le città di Londra e di Bristol furono tra le prime. Favellarono del sangue da spargersi, delle spese da sopportarsi, dei nuovi nemici da incontrarsi. Vista l'ostinazione dei coloni, la vittoria stessa sarebbe esiziale. Il vincitore e il vinto sarebbero accomunati nella fatale sventura. Esortavano, pregavano, scongiuravano, si desistesse da inimichevoli consiglj, che nissun bene annunziavano, che tanta rovina presagivano.
Ma i ministri non si lasciavano svolgere dal proposito loro. Accrebbe in questo stesso tempo il mal animo dell'universale, e la voglia di contrapporsi ai disegni ministeriali, il rifiuto del Conte d'Effingham, uomo assai ricco, ed uffiziale molto riputato negli eserciti britannici. Aveva egli in ogni occorrenza difeso con molto calore l'impresa dei coloni. E non volendo esser diverso da sè stesso rassegnò l'uffizio. Fu lodato da molti. Le città di Londra, di Dublino e di Middlesex con lettere pubbliche molto lo commendarono e ringraziarono. Parecchj altri uffiziali imitarono l'esempio, ed era diventato uso il rinunziare. Nel che coloro, i quali si dilettano delle cose politiche, potranno osservare, con quanta facilità si potesse in Inghilterra seguire diversa via da quella del governo; poichè gli oppositori, in luogo di riportarne vergogna o danno, ne riportavano lode e favore. E fatta considerazione delle imprese in varj tempi eseguite dalla nazione britannica, e con quanta lena abbia essa esercitate le guerre contro nazioni potentissime, non potranno non conchiudere, esser falsa l'opinione di coloro, i quali credono, che un governo largo indebolisca le nazioni, e che la forza loro non possa consistere, se non col dispotismo.
Ma tornando alla nostra narrazione, le vociferazioni degli opponenti, e le licenze degli uffiziali avevano fatto di modo, che la bisogna dello arruolare andasse molto lentamente. Quindi potevan bene a posta loro gli uffiziali far dar nei tamburi per le città più popolose, rizzar le insegne reali, prometter premj e caposoldi molto ingordi, che non pertanto pochi si accostavano al voler pigliar soldo. In ciò si dimostravano renitenti i cattolici egualmente che i protestanti. Solo gli abitatori delle parti settentrionali della Gran-Brettagna pigliavano le armi molto volentieri, e si facevano descrivere nei reggimenti. Ma l'aiuto loro non poteva esser sufficiente in tanto bisogno. Perciò i ministri si trovavano in grandissime difficoltà; per isbrigarsi dalle quali si determinarono di rivolgersi agli aiuti esterni, sperando coll'oro, del quale abbondavano, accattar gli uomini, dei quali difettavano. A questo fine fecero i maneggi loro presso la Corte di Pietroburgo per ottenere ventimila Russi, i quali dovessero essere inviati in America la vicina primavera. Molto fondamento facevano su questi soldati, siccome quelli, che nella precedente guerra contro i Turchi avevano molta lode di disciplina e di valor militare riportato. Ma le speranze riuscirono vane. Quel governo non volle acconsentire, che i suoi soldati andassero a condursi ai soldi esterni, ed in quella guerra entrassero per una poca di pecunia, nella quale interesse di sorta alcuna non avevano. Allora i ministri applicarono l'animo a tentare le Province Unite dell'Olanda. Avevano gli Stati Generali al soldo loro alcuni battaglioni di soldati scozzesi, e questi domandò il governo inglese per adoperargli nella guerra americana. Sperava, che per l'antica lega, e per altri interessi comuni avrebbe facilmente dagli Stati Generali ottenuto l'intento. Ma essendo la cosa di grandissimo momento essi Stati non vollero di per sè stessi definirla, e determinarono, si consultassero sopra di ciò le assemblee provinciali. La Zelanda ed Utrecht consentirono; l'Olanda e le altre ricusarono. Giovanni Derk, della Capella, orò molto opportunamente contro la provvisione nell'assemblea degli Stati dell'Overissel. Disse, che il tramescolarsi nelle intestine gare di una nazione esterna era cosa troppo indegna della dignità della Repubblica; ch'essi si stavano troppo deboli in sull'armi, e troppo prosperi in sul commercio per potersi intromettere così di leggieri nelle brighe altrui; che se si soccorreva all'Inghilterra contro l'America, altri Stati assai potenti, intendendo della Francia, avrebbero soccorso l'America contro l'Inghilterra, e che l'Olanda tratta sarebbe necessariamente a parte della pericolosa guerra. Ricordò la tirannide inglese in sui mari, le visite fatte sulle navi olandesi, e le confiscate merci sotto il pretesto del contrabbando. Parlò dell'indole efferata di questa guerra, e toccò peranche i crudeli Indiani condotti ai soldi dei capitani britannici. Favellò finalmente dell'imprudenza, che sarebbe grandissima, nel dar le mani a quel costume testè introdotto generalmente in Europa dei grossi eserciti stanziali, peste esiziale di ogni buon governo, e principale sostentamento del servaggio dei popoli. Il partito non si ottenne. Del che non debbe alcuno pigliar maraviglia; stantechè appariva generalmente agli Olandesi la causa americana molto simile a quella degli antenati loro; e pareva ad essi strana cosa, che avessero a concorrere nel punir coloro, che il proprio esempio imitavano. In questa sentenza concorrevano e quelli fra gli Olandesi, che seguivano le parti inglesi, e quelli ancora, che setteggiavano pei Francesi, i primi, perchè credevano, che il voler colla forza soggiogar gli Americani, sforzati gli avrebbe alla fine di gettarsi nelle braccia della Francia, ed i secondi, perchè desideravano, che fossero rintuzzati l'orgoglio e la potenza della nazione britannica. Certo è, che a que' tempi la prosperità e la ricchezza dell'Inghilterra facevano invidia a tutti; e che i suoi modi pieni di superbia inasprivano, e gli animi generalmente di secreto odio e di nimistà riempivano.
Ma i ministri, fatto avendo un gran dimenare in Germania, sortirono miglior effetto presso i principi d'Assia, di Brunswich ed alcuni altri minori sovrani di quella contrada. Si fece l'accordo con grande allegrezza e speranza dei ministri, i quali molto si rallegravano, che la prontezza germanica avesse ad un sì gran bisogno alla lentezza inglese sopperito. Nel che tanto maggior contento provarono, che, siccome questi uomini tedeschi poco s'intendono di libertà, o di non libertà, e parlando eziandio una diversa lingua, poco si poteva temere, che potessero essere svolti dalle dicerìe e dagl'incentivi degli Americani. Della qual cosa non istavano senza qualche dubitazione rispetto ai soldati inglesi, siccome quelli, che avevano la medesima favella che gli Americani, e che contro coloro andavano a combattere, i quali difendevano o parevano difendere una causa ai sudditi più favorevole che al governo.
Divulgatesi in Inghilterra le novelle dei soldati limosinati dai principi di Germania non si potrebbe facilmente dire, a quanta rabbia si commovessero coloro, i quali ai disegni ministeriali si opponevano. Molti eziandio di quelli, che per essi parteggiavano, se ne alterarono grandemente. Andavano dicendo, ch'era una cosa da non potersi tollerare, che i soldati mercenarj dei principi forestieri venissero ad intromettersi nelle domestiche discordie; ch'era questo un mettere una mala cannella, un porre un pernizioso esempio, del quale audaci ed artifiziosi ministri si avrebbero potuto prevalere per sovvertir gli ordini civili, e spegnere ogni libertà nell'Inghilterra medesima; che questi soldati, compiuta che avessero la bisogna loro in quelle lontane contrade, potevano sotto varie coperte venir condotti ne' più vicini luoghi, e fors'anche nel cuore stesso del Regno; che quest'era un caso di Stato, un crimenlese l'aver voluto senza il consenso del Parlamento introdurre soldati stranieri nei dominj britannici. Certamente nissuna risoluzione dei ministri aveva sin qui tanto disgusto, e tanta perturbazione prodotto nei popoli, come questa. Accese ella viemmaggiormente la rabbia degli uni, e molto raffreddò gli altri, e parve a tutti illegale nel principio, pericolosa nel fine, ed ingiuriosa al nome britannico, come se non fosse bastata la vista agl'Inglesi soli di condur a buon fine la contesa. Ognuno stava di mala voglia, ed incominciavasi generalmente a condannare la cagione della guerra e l'ostinazione dei ministri.