Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2

Part 14

Chapter 143,251 wordsPublic domain

Pochi giorni dopo Montgommery piantò una batteria di sei cannoni e di un obice, distante settecento braccia dalle mura. Posavano queste artiglierie non sulla terra, ma su mucchi di neve e di acqua, che il rigor del cielo aveva congelato. Ma le artiglierie, essendo minute, facevan poca passata, e poco frutto se ne poteva aspettare. Intanto la neve, che cadeva continuamente a grosse falde, ingombrava la terra, ed il verno era diventato sì aspro, che non era possibile all'umana natura il poterlo sopportare alla campagna. I disagi, ch'ebbero i provinciali a sopportare sì per la crudezza del clima, che pel piccolo numero loro, sono piuttosto incredibili, che maravigliosi. Solo l'affezione, la quale portavano grandissima alla causa loro, e la fede, che fermissima avevano nel capitano, erano capaci a fargli star forti a sì dura pruova. Si aggiunse, che il vajuolo incominciava ad andar serpeggiando pel campo; il che dava un grandissimo terrore ai soldati. Si ordinò pertanto, che gl'infetti portassero un sorcolo di cicuta sui cappelli, perchè gli altri gli potessero riconoscere e starne chiari. Ma la costanza degli animi umani si cambia in disperazione, quando non si vede fine ai mali. Il che era tanto più da temersi nei provinciali, ch'era arrivato il termine della condotta, ed in tutti colla facoltà nasceva anche il desiderio di ritornarsene alle case loro. Montgommery si persuadeva, che senza un grande e prossimo sforzo non si sarebbe potuto soddisfare all'aspettazione universale, e la sua propria gloria ne sarebbe stata oscurata. In questa condizion di cose l'ardire doveva prudenza riputarsi, e si doveva meglio desiderare di lasciar la vita in un onorato fatto, che di ostinarsi con vergogna, la quale avrebbe recato gran danno all'armi americane.

Determinatosi adunque l'Americano a voler tentar l'assalto, convocato il Consiglio di guerra, aperse loro, qual fosse il suo pensiero, e dimostrò con accomodate parole, che, se l'impresa era difficile, non era però impossibile, dando probabile speranza, che col valore e colla prudenza, si sarebbero tutte le difficoltà superate. Tutti assentirono. Solo nicchiarono alcune compagnie d'Arnold per alcuni disgusti avuti col comandante. Ma essendosi alzato a favellare il capitano Morgan, uomo di gran valore, si lasciaron persuadere, e tutti unitamente concorsero nel voler la fazione. Aveva il generale già concetto nell'animo suo tutto l'ordine dell'impresa, e fatte le necessarie provvisioni per mandarla ad effetto. Intendeva di assaltare ad un tratto le due parti alta e bassa della città. Ma avutosi notizia, che un disertore ne aveva dato avviso al governatore, si risolvette a dividere il suo esercito in quattro schiere, delle quali due composte in gran parte di Canadesi sotto i comandi dei maggiori Livingston e Brown dovevano tener a bada il nemico con due assalti simulati contro la Terra superiore verso San Giovanni ed il capo Diamante. Le altre due, una guidata dal Montgommery in persona, e l'altra dall'Arnold dovevano nel medesimo tempo assalire dalle due opposte parti la Terra inferiore. Si sapeva bene, che, conquistata questa, rimanevano ancora a superarsi molte difficoltà per entrare nella superiore; ma speravasi, che gli abitatori, veduta cadere in mano dei vincitori la miglior parte delle ricchezze loro, avrebbero indotto il governatore a venirne ai patti.

L'ultimo dì dell'anno 1775 tra le quattro e le cinque della mattina, in mezzo ad un gran nevazìo si movevano con maraviglioso ordine le quattro schiere, ciascuna verso il luogo destinato. È voce, che il capitano Frazer degl'Irlandesi fuorusciti, facendo la ronda, abbia veduto i razzi, che avevano gli Americani mandati per segnale, e che tosto senz'aspettar altri ordini abbia fatto dar nei tamburi, e chiamata la guernigione all'armi. Le schiere di Livingston e di Brown impedite dalla neve, e da altri ostacoli non arrivaron in tempo a dar l'assalto dal canto loro. Ma Montgommery, guidando la sua, composta massimamente di Jorchesi, si faceva avanti sulla sponda del fiume, camminando per la via denominata l'_ansa di mare_ sotto il capo Diamante. Quivi s'incontrava una prima barriera al luogo chiamato _Potassa_, la quale era difesa da una batteria di pochi cannoni; ed a dugento passi in fronte di questa stava piantato un Fortino con una guardia. I soldati di questa, la più parte canadesi, vedendo venir alla volta loro il nemico, presi dalla paura, se ne fuggivano, gettando via le armi. La batteria stessa fu abbandonata. E se avesse potuto l'Americano spingersi avanti tosto, se ne sarebbe senza dubbio insignorito. Ma girando egli il capo Diamante, le falde del quale sono bagnate dall'acque del fiume, massi enormi di neve gl'impedivano il cammino. Colle proprie mani s'ingegnava di aprir la via. Gli Americani seguivano alla sfilata. Era obbligato ad aspettargli. In fine avendone raccolto il novero di dugento, i quali incorava colla voce e coll'esempio, si mosse animosamente e velocemente alla volta della barriera. Ma in questo mentre uno, o due bombardieri fra gli assediati, avendo veduto sostare il nemico, riavutisi dalla paura, erano alla batteria ritornati, e dato di mano alla corda accesa, che stava di presso, dier fuoco ai cannoni, ch'erano carichi a scaglia, essendone soltanto i provinciali distanti a quaranta passi. Questo unico e fortunevole sparo spense ad un tratto le speranze, che si avevano gli Americani concette. Montgommery ed i capitani Macpherson, e Cheesman, ambidue giovani di grandissima aspettazione, e cari al generale, restarono miserabilmente morti sul campo.

Si sgomentarono i soldati alla morte del generale, ed il colonnello Campbell, al quale era rimasta la suprema autorità in questa parte, non era uomo da volere, e da poter eseguire una sì pericolosa impresa. Perciò diedero a furia indietro, sicchè quella parte della guernigione, che contro di essi doveva combattere, ebbe comodità di correre in ajuto di quella, che combatteva contro Arnold.

Si era mosso questi guidando egli stesso la banda dei fanti perduti all'assalto, camminando per la contrada di San Rocco verso il luogo detto il _Saut au Matelot_. Seguitava il capitano Lamb con una compagnia di bombardieri, ed una bocca da fuoco. Veniva dopo la battaglia preceduta dai corridori del Morgan. In capo alla contrada avevano gli assediati piantato una batteria, la quale difendeva una barriera. La via, che dovevan tener gli Arnoldesi, era così ristretta dai mucchi di neve e dalle opere degli assediati, che le artiglierie, caricate a scaglia la strisciavano tutta. Procedeva intanto rapidissimamente Arnold, essendo molto noiato sul fianco dai tiri de' nemici, che traevano dalle mura. Quivi fu ferito in una gamba da una palla d'archibuso in modo, che ne fu offeso l'osso molto sconciamente. In tale stato con incredibile suo dispiacere fu da' suoi trasportato all'ospedale. Ma Morgan, uomo di natura molto terribile, preso il capitanato delle genti, e precipitatosi alla testa delle due compagnie faceva ogni sforzo per occupar la batteria. Le artiglierie nemiche traevano a schegge, ma con poco effetto. I suoi feritori destrissimi, come erano, ferivano per le cannoniere molti de' soldati inglesi. Applicate le scale allo stecconato saltavan dentro; gli assediati impauriti abbandonavano la batteria, che venne in poter degli assalitori. Morgan colla sua compagnia, ed alcuni altri de' più arditi, i quali dalla battaglia eran venuti correndo all'antiguardo, fecero molti prigionieri inglesi e canadesi. Ma le cose intanto diventavan molto pericolose per Morgan. La battaglia non lo aveva seguitato; ei non aveva guida, e non conosceva la città; non aveva artiglierie; la notte era molto scura. Determinava di fermarsi. Quivi i provinciali incominciavano a pensar ai casi loro. Il calore concetto pel passato fatto negli animi e nei corpi loro cominciava a raffreddarsi. L'ignoranza, in cui erano del destino dell'altre schiere, l'oscurità della notte, la neve che veniva giù a fiocca a fiocca, l'udire tratto tratto gli scoppj, e veder il lume delle armi nemiche alle spalle loro, e l'incertezza dell'avvenire ingombravano quegli animi, tuttochè feroci e rischievoli, d'insolito terrore. Solo Morgan non si ristava. Ordinava, stessero. Gli confortava a sperar bene. Correva intanto alla superata barriera per far inoltrare quei ch'erano rimasti indietro. Giungevano il luogotenente colonnello Green, ed i maggiori Biggelow, e Meigs colle compagnie loro. L'alba incominciava a spuntare, quando Morgan con voce terribile richiamava i suoi alla battaglia. Gli guidava a furia contro una seconda batteria, che sapeva esser lontana pochi passi, quantunque nascosta dietro una svolta della contrada. Girando il canto s'incontravano in una schiera de' nemici, che guidati dal capitano Anderson uscivano in quel punto dalla batteria. Fecer questi la chiamata agli assalitori. Morgan infuriato tirò di un'archibusata, per la quale Anderson, ferito nella testa, rimase morto. Gli assediati si ritirarono dentro, serrando il rastrello. Succedeva un ferocissimo assalto, nel quale molti morirono da ambe la parti, ma più dei provinciali per esser feriti ne' fianchi dalle finestre, e dagli sportelli delle case. Tuttavia alcuni de' più audaci, accostate le scale al palancato, facevan sembianza di volervi saltar dentro. Ma vedutovi due fila di soldati in ordinanza colle bajonette incannate pronti a ributtargli, non si attentarono. Noiati ora da ogni parte dai frequenti tiri, cercaron i provinciali rifugio qua e là per le case. Morgan rimase pressochè solo vicino la barriera. Invano chiamava egli i suoi, e s'ingegnava d'incoraggiargli. La stanchezza e la vista minaccevole del nemico avevan fiaccati gli animi, perfino dei più coraggiosi. Le armi loro stesse non servivano più all'uopo, essendo bagnate e guaste dalla tempesta, che tuttavia infuriava. Perciò, già disperate le cose, cercando d'uscire dalle mani dei nemici fe' suonar a raccolta. Ma i soldati, i quali si eran rifuggiti nelle case, non ardivano pel timore delle palle nemiche, che tuttavia fioccavano, saltar fuori nella contrada, per andar a girar il canto della medesima, dove sarebbero stati fuori di pericolo, ed avrebbero potuto ritrarsi sicuramente alla prima barriera. La sofferta strage, la furia del temporale, l'assiderazione prodotta dal freddo gli avevano fatti avvilire. In questo frattempo una banda di assediati con due pezzi d'artiglieria saltavan fuori dalla porta del palazzo; ed essendosi il capitano Dearborne, il quale colla sua compagnia di provinciali stava alle riscosse vicino a quella porta, arreso prigioniero, s'insignorirono di tutta quella parte della città, sicchè i soldati del Morgan restarono attorniati da ogni lato. Ei proponeva d'aprirsi coll'armi la via alla ritirata. Ma gli altri, sperando forse, che l'assalto dato dall'altra parte avesse avuto felice fine, e che Montgommery potesse cooperar con essi loro, non acconsentivano. Si risolvettero a rimanere, e a difendersi. Ma in ultimo accortisi per la moltitudine dei nemici, che ad ogni momento s'ingrossavano, di quello ch'era, cedettero al destino, e poste giù le armi, si diedero in balìa dei vincitori. Cotal fine ebbe l'assalto dato alla città di Quebec dagli Americani in mezzo alla stagione più rigida dell'anno, il quale, quantunque forse a prima giunta possa temerario parere a taluno, si vide però nel progresso, che non era affatto impossibile a dover riuscire. Imperciocchè certa cosa è, che, se Montgommery non restava morto nel primo affronto, ei si sarebbe fatto padrone dal canto suo della barriera, la quale, essendo stata la batteria abbandonata, e solo al momento della sua morte ministrata da pochi, non aveva difesa alcuna. La qual cosa giunta ai progressi, che dall'altra parte aveva fatto Arnold, e dopo lui Morgan, sarebbe stata cagione, che tutta la bassa città sarebbe venuta in poter degli Americani. Ma quale opinione si debba tenere di questo, se essi restarono privi del frutto della vittoria, non potrà certo questo loro egregio fatto mancare di vera laude. Il governatore, deposto colla vittoria ogni sdegno, trattò i prigioneri molto umanamente. Fece anche con onorate esequie all'uso di guerra sotterrare il generale americano.

La perdita di Montgommery fu molto, ed assai meritamente lamentata da' suoi. Nato egli da una famiglia molto chiara in Irlanda, aveva a buon'ora intrapresa la carriera dell'armi, e con molta lode combattuto nella ultima guerra tra la Gran-Brettagna e la Francia. Avendo pigliato a donna un'Americana, ed acquistato una terra nella Nuova-Jork, era tenuto, e tenevasi egli stesso Americano. Amava molto la gloria, ma più la libertà. Non gli mancò nè l'ingegno, nè la virtù, nè l'occasione; ma il tempo e la fortuna. E per quanto si può dalle preterite azioni dell'uomo argomentar alle future, se la morte nol toglieva a' suoi ed alla patria nella sua ancor verde età, avrebbe qualche singolare esempio lasciato di ottimo guerriero, e di amorevole cittadino. Fu amato dai buoni, temuto dai tristi, onorato dai nemici. Ebbe graziosissimo aspetto. Fu bello di corpo, e d'animo puro. Lasciò in questa vita la sua amatissima ed amantissima donna, con alcuni figliuoli ancor fanciulli, miserabile ad un tempo, e mirabile spettacolo alla patria loro, la quale per gratitudine verso il morto padre con ogni maniera d'amorevolezza e di riverenza gli proseguì. Così morì quest'uomo, non solo con infinita lode de' suoi, ma senza biasimo ancora, cosa maravigliosa, e quasi inudita, dei parziali stessi della contraria parte.

Carleton riportò una lode di prudente ed animoso capitano per aver mantenuta in sì grave frangente l'unione e l'ordine in una guernigione di soldati raunaticci, perancora non usi all'armi, e per aver con questa ributtato un feroce assalto dato da una gente infatuata e quasi disperata. E se sostenne fortemente la battaglia, non usò meno generosamente la vittoria.

Arnold, il quale dopo la morte di Montgommery aveva pigliato il governo delle genti, non tenendosi più sicuro vicino alla città, allargò il campo, pensando ormai ad ottenerla più per via d'assedio, che d'espugnazione. Perciò si ritrasse a tre miglia distante, dove affortificatosi il meglio che potette per la stagione, la carestia di ogni cosa, e la brevità del tempo, attendeva, quantunque molto impedito dalla sua ferita, a correre la contrada, e ad intraprendere le vettovaglie, che si conducevano alla città. Da un'altra parte Carleton contento alla presente sicurezza, ed alla vicina speranza dei soccorsi, non volle più, con tentar di nuovo la fortuna, mettere a ripentaglio l'acquistata gloria, la fortuna della provincia, e quella forse di tutta la guerra. Perciò se ne stette quietamente nella città, aspettando, e la stagione propizia e gli ajuti dall'Inghilterra. Con questa fazione si terminò in America l'anno 1775 per lasciar luogo al seguente, non meno di questo pieno di gloriose pruove e di memorabili avvenimenti.

FINE DEL LIBRO QUINTO

LIBRO SESTO

[1775]

Intanto in Inghilterra i popoli si commovevano grandemente a maraviglia, e le Sette molto si riscaldavano alla resistenza degli Americani. Si era sperato, ed i ministri avevano con molt'asseveranza affermato, che per le ultime leggi, e per le soldatesche colà inviate sino a quel dì, sarebbersi i sediziosi potuti raffrenare, e costringere all'obbedienza. Si teneva per certo, che gli affezionati alla causa reale confortati dalla presenza dei soldati, e desiderosi di schifare la vendetta delle leggi, avrebbero fatto qualche gagliardo motivo, e, separatisi dai tumultuanti, accostati si sarebbero alle genti del Re per ristabilire l'autorità del governo. Si aveva eziandio una ferma opinione, che non mai le province meridionali, veduti gli estremi casi, abbracciato avrebbero la causa delle settentrionali; e si aveva molta aspettazione, che per la divisione delle une e delle altre, si sarebbe di leggieri ottenuto il soggiogamento di tutte. Ma queste speranze essendo state a gran partito ingannate, ognuno stava di mala voglia, e molti agramente condannavano i consiglj dei ministri. Non potevan tollerare negli animi loro, che i soldati del Re, in vece di correre vittoriosi la contrada, fossero essi stessi, senz'ardirsi di saltar fuori, rinserrati fra i termini di una sola città; che le commozioni, ch'erano state parziali, ora diventate fossero universali; che in vece del ristoramento dell'autorità regia fossero dappertutto i governatori stati sforzati ad abbandonar le sedi loro, ed a ritirarsi a gran fretta a bordo delle navi; e che in luogo di far vista di temere o di cedere, acquistassero gli Americani nuovo coraggio e nuovo ardire alla resistenza. Quei che avevano contrastato alle deliberazioni dei ministri andavan vociferando, che questi erano i necessarj frutti, gli antiveduti e presagiti effetti dell'imperizia e caparbietà loro; che giacchè non avevan essi voluto concedere ai coloni l'addimandata pace, avrebber dovuto almeno colle sufficienti armi la guerra esercitare; che avevan fatto troppo per irritare, poco per suggettare; che in vece di sorprendere ad un tratto l'avversaria parte, prima che avesse a sè stessa procacciato i mezzi di difesa, l'avevan di lungi avvertita, quasi desiderassero, si apparecchiasse; che avevano cimentata tutta la fortuna con una parte delle forze, e che avevano la nazione britannica disgraziata, non solo presso gli Americani, ma presso tutte le nazioni del mondo con una nota di crudeltà, senz'averle conciliato rispetto collo splendore della vittoria; ma che poi si rallegravano bene e grandemente, che i disegni, i quali i ministri avevano contro l'America immaginati, fossero stati guasti ed interrotti, acciocchè si accorgessero, che lo stabilir la tirannide nell'Impero britannico non era opera così agevole, siccome in tanta rabbia e cecità loro si avevano nell'animo concetto; che molto contento provavano al vedere, che questi modi stuardi, queste fogge scozzesi preparate in America, e destinate in ultimo per l'Inghilterra, avessero quella opposizione incontrato, che gli uomini dabbene, che gli amici della libertà tutti desideravano; che felice augurio ne prendevano, e quindi non disperavano della pubblica salute, fossero qualsivogliano i pregiudiziali disegni degli efferati ministri.

Ma all'incontro redarguivano questi; che avevano essi creduto, che il procedere con mansuetudine in su quei primi principj ottimamente s'appartenesse alla natura delle leggi e degli uomini inglesi; che la carità e la sopportazione verso i sudditi eran le guide principali del britannico governo; che tante volte, e per così leggieri cagioni dagli uomini parziali erano stati i ministri accusati di volere un modo di vivere dispotico introdurre, che nella presente controversia hanno voluto tenersi lontani per fino dal sospetto di somigliante desiderio. E che cosa avrebbero detto gli avversarj, se i ministri in sui bei primi romori fossero corsi all'armi, e, mandati prepotenti eserciti in America, posto avessero di colpo a ferro ed a fuoco quel continente? Allora sì, che avrebbero alzato la voce, e gridato contro la tirannide; ma siccome ciò fanno anche nel contrario caso, così non doversi far conto nissuno de' schiamazzi loro; perciocchè quindi si dimostra, che non l'amor della libertà, ma l'ambizione, non il desiderio della giustizia, ma quello di contraddire ai ministri gli movevano. Dovevano i ministri, continuavano a discorrere, prima di venirne agli estremi rimedj, dar tempo al ravvedimento ed alla penitenza, e solo ai mali divenuti incurabili doversi il ferro ed il fuoco applicare; che per verità si era sopportato lunga pezza la petulanza americana, ma che si doveva sperare, che questa lunga pazienza avrebbe gli Americani fatti accorgere della bontà della comune madre, la quale andava magnanimamente sopportando, quando poteva insuperabilmente gastigare; imperciocchè della forza e della superior potenza della Gran-Brettagna non potevano i coloni a patto veruno dubitare. E si doveva credere, che avrebbero essi a tal condotta del governo aperti gli occhi, se dai Capi invasati al di là, e dalle vociferazioni degli oppositori al di qua stati non fossero ingannati, infiammati e travolti. Ma che ora si vederia bene dalle risolute deliberazioni del governo, e dall'uso gagliardo, che egli era per fare di tutte le forze sue, ch'ei non era per mancare a sè stesso, nè all'onor della Corona, nè agl'interessi della patria. Aggiungevano in ultimo luogo, che dopo tanta longanimità si sarebbe senza rispetto potuto procedere contro gli Americani; che non si dovevano più oltre come uomini inglesi riguardare, ma sì piuttosto come implacabili nemici; e che se di presente si aveva in animo di usar contro di essi tutta la forza della Gran-Brettagna, questa si poteva eziandio liberamente e piamente usare. In tal modo ribattevano i ministri le imputazioni degli avversarj loro; le quali escusazioni sarebbero accettabili state, se essi non avessero le leggi irritatrici adoperate, peggiori assai dell'armi vincitrici; imperciocchè a queste si resiste con gloria, a quelle senza sfogo.