Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2

Part 13

Chapter 133,590 wordsPublic domain

Mentre così si travagliava nelle parti superiori del Canadà, sovrastava da una parte inaspettata un presentissimo pericolo alla città stessa di Quebec. Aveva Washington nel campo suo presso Boston concetta nell'animo una impresa molto mirabile per la novità sua, e per la difficoltà ed i pericoli, che si dovevano superare nel mandarla ad effetto. Ma se ella era arrisichevole, non era meno utile. Ei pensò, che una via vi doveva essere, quantunque non battuta, e solo corsa dai montanari a' buoni tempi, la quale dalle parti superiori del Nuovo-Hampshire e della provincia di Mena guidasse a traverso deserti, paludi, bricche e montagne pressochè inaccessibili nel Canadà inferiore dalla parte di Quebec. Considerò, che una impressione fatta in questo luogo sarebbe tanto più efficace stata, quanto più era inaspettata. Conciossiachè non solamente nissun esercito era mai passato per quelle solitudini aspre e selvagge, ma eziandio nissuno si era mai recato in mente, che ve ne potesse alcuno passare. Sapeva egli, che la città di Quebec non era a gran pezza fornita delle cose necessarie alla difesa. Il disegno di Washington era molto opportuno per cooperare con quell'esercito, che doveva per la via trita dei laghi e del Sorel penetrare nel Canadà superiore. Si sapeva, quanto deboli forze avesse seco Carleton, e che non poteva, dividendole opporsi con qualche speranza a due eserciti, che lo assalissero, uno verso Monreale, e l'altro dalla parte di Quebec. S'ei si ostinasse a difendere il paese intorno Monreale, Quebec veniva in poter degli Americani. S'egli per lo contrario accorreva a Quebec, avrebbero essi occupato Monreale, e tutte quelle vicinanze.

Il governo di questa insolita e difficile fazione fu commessa al colonnello Arnold, uomo, non che audace, temerario, e con ciò di grand'ingegno e di ammirabile fortezza. Furono scelte a quest'impresa dieci compagnie di archibusieri, tre di corridori ed una di artiglieri sotto gli ordini del capitano Lamb. Seguivano alcuni volontarj, tra i quali il colonnello Burr, quegli, che fu poi vice-presidente degli Stati Uniti d'America. Sommavano in tutto a undici centinaia di soldati.

Scorre per la provincia di Mena un fiume, che i paesani chiamano Kennebec, il quale sorge dalle montagne che dividono questa provincia da quella del Canadà, e correndo da tramontana verso ostro, va a mettere in mare poco lungi da Casco-Bay. All'opposto delle sorgenti della Kennebec, dall'altra parte dei monti, e non molto distante da quelle, nasce un altro fiume chiamato Chaudiere, il quale va a sboccare nel fiume di San Lorenzo poco sopra alla città di Quebec. Tra le sorgenti della Kennebec e della Chaudiere havvi un tratto, per dove si passa da una sorgente all'altra tra aspre montagne, e, come suole, impedito da spessi torrenti e paludi. Non si trova in tutti questi luoghi anima vivente. Questa è la via che le genti dell'Arnold dovevano tenere per arrivare a Quebec. Aveva egli ricevuto ordini convenevoli per corrispondere all'esercito di sopra per mezzo degli Indiani di San Francesco, i quali abitano le rive di un fiume di questo nome, posto tra quel della Chaudiere ed il Sorel. Doveva ogni ingegno usare per mantenersi i Canadesi amici, e per tener avvisato il generale Washington di tutto ciò, che accadesse alla giornata. Ei portava seco mille lire di sterlini, e bandi pei Canadesi in copia. Imperciocchè in quei tempi, come poi, di bandi, che ora gl'Italiani chiamano con vocabolo dedotto dai Latini, ma in effetto pel pizzicore di parlar francescamente, _proclami_ e _proclamazioni_, non v'era penuria.

Adunque Arnold con tutto questo apparato e tutte queste genti piene di ardire e di speranza, partì dal campo di Boston verso la metà di settembre, ed arrivò al porto di Newbury, situato alle foci del fiume Merrimack; donde imbarcatosi sulle navi, che ivi lo aspettavano, pervenne per via del mare alle bocche della Kennebec nel Nuovo-Hampshire. Spirando il vento favorevole entrarono nel fiume, ed arrivarono alla villa di Gardiner, dove, imbarcate su dugento battelli le vettovaglie e le armi, procedettero su pel fiume sino al Forte Wester situato sulla destra riva. Da questo luogo le genti furono divise in tre schiere, la prima delle quali composta tutta di corridori, e guidata dal capitano Morgan, si mosse oltra per andar a sopravveder il paese, tentare i guadi, preparar le strade, e soprattutto riconoscere un luogo di porto, ch'essi chiamano nella lingua loro _portaggio_. Sono questi portaggi luoghi de' fiumi, dove, cessando di esser navigabili, è mestiero portare a braccio od a soma tutte le cose, e per fine le navi stesse, fin dove di nuovo diventano atti a potersi navigare. La seconda schiera partì il giorno dopo, e la terza il posdomane. Le acque erano molto rapide, il letto del fiume sassoso, interrotto spesso da cadute e da altri impedimenti. Accadeva non di rado, che le acque superavano, ed entrando nei battelli o guastavano, o sommergevano le vettovaglie e le munizioni. Ai numerosi porti, o sia portaggi erano obbligati non solo a caricare e scaricar le navi, ma eziandio a recarsele in sulle spalle, e portarle oltre ai luoghi navigabili. Per la via di terra non s'incorreva in minori difficoltà, che per quella dell'acqua. Dovevasi penetrare per foltissime selve, valicare aspri monti, guadare profonde paludi, e superare orribili precipizj. Questi ostacoli tutti dovevan vincere i soldati portando addosso ogni roba loro. Perciò procedevano molto lentamente. Incominciavano le vettovaglie a venir meno, primachè si arrivasse alle sorgenti della Kennebec, sicchè molti furon costretti a mangiarsi i cani, od altro cibo più insolito e sozzo, che lor venisse fatto di trovare. Molti consumati dalle continue fatiche, e stenti ammalavano. Tosto che si toccarono le fonti della riviera morta, ch'essi chiamano _Dead-river_, e che è un ramo della Kennebec, il colonnello Enos ebbe ordine di mandar indietro gli ammalati e tutti quelli, ai quali, non si potessero somministrar i viveri. Ma egli usando la occasione, se ne ritornò con tutta la sua schiera al campo di Boston. Vedendolo comparire, si commosse l'esercito a grave sdegno contro di lui, siccome quelli, che i proprj compagni avesse abbandonato in un estremo pericolo, e perciocchè la sua diserzione poteva guastar tutto l'esito della impresa. Ma però tratto in giudizio fu assoluto, essendosi conosciuto, che in quei luoghi strani e deserti era impossibile trovar vettovaglie per tutti.

Intanto Arnold colle due prime schiere seguitava il suo cammino, avendo consumato trentadue giorni nello attraversare una spaventevole solitudine, dove nè abitazione, nè volto umano s'incontrò a vedere. Le paludi, le montagne, i precipizj si appresentavano ad ogni passo, e parevano spegnere ogni speranza non che di riuscita, di salute. La morte desideravano più, che temessero. Le fatiche, gli stenti, i disagi erano senza fine. Pure persistevano con incredibile costanza, e la necessità, non che altro, gli sostentava nell'estremo caso. Arrivati in sulle lari, o sia in su quella più alta sommità dei monti, che dividono le acque della Kennebec da quelle della Chaudiere e del fiume San Lorenzo, quel miserabile avanzo di vettovaglie, che si trovavano in pronto, divisero in eguali parti fra tutte le compagnie, e fu detto loro, corressero avanti a cercar ventura, poichè quella era la sola speranza che rimaneva di salvamento. Arnold stesso precedeva tutti gli altri, e stracorreva qua e là per riconoscere i luoghi e cercar vettovaglie. Le compagnie erano ancora a trenta miglia lontane dai luoghi abitati, quando si trovarono, aver logorato insino all'ultimo boccone. Già si disperavano; quando ecco arrivare a precipizio Arnold, che tornava dalla busca, e portava di che soddisfare ai primi bisogni della natura. Si spingevano avanti, e finalmente con incredibile allegrezza discoprirono le fonti della Chaudiere, e pocostante divallatisi vieppiù, incontrarono le prime abitazioni dei Canadesi. Questi si mostrarono ottimamente affetti verso il congresso, e porsero tutti quegli ajuti che potettero. Arnold, che si affrettava, ed era impaziente di côrre il frutto di tante fatiche e di tanti pericoli non volle fermarsi, se non se quanto fu necessario, perchè giugnesse il retroguardo, e si raccogliessero gli smarriti. Quindi mandò fuori un bando del generale Washington scritto nello stesso stile, che quello di Schuyler e di Montgommery. Si esortavano i Canadesi ad entrar nella lega ed a condursi alle bandiere della general libertà; si affermava, che non venivano per rubare o perseguitare, ma per proteggere le proprietà e le persone, e che riputavano trovarsi dentro ad una contrada amica. Stessero adunque; non fuggissero dagli amici loro; fornissero aiuti e viveri, dei quali sarebbero largamente rimeritati. Di nuovo incominciarono a marciare, ed arrivarono il nove di novembre ad un luogo detto Pont-Levì, posto rimpetto a Quebec sulla destra riva del fiume San Lorenzo. Se gli abitatori di Quebec rimanessero stupefatti all'apparizione di queste genti, nissuno il domandi. Non potevano restar capaci, nè come, nè per qual via fossero in quelle spiagge pervenute. La cosa pareva loro non che maravigliosa, miracolosa; e se in quella prima giunta Arnold avesse potuto valicar il fiume e venir sopra Quebec, se ne sarebbe fatto padrone. Ma il colonnello Maclean, avendo avuto avviso per tempo delle cose per mezzo di una lettera, o intrapresa, o consegnata a posta, la quale Arnold, quando stava sulle fonti della Kennebec, aveva fidato ad un Indiano di quelli di San Francesco, perchè la recasse al generale Schuyler, aveva fatto opportunamente ritirar le navi dalla destra alla sinistra riva del fiume. Oltreacciò soffiava a quei dì un vento tanto gagliardo, che non si sarebbe potuto traversare il fiume senza un presentissimo pericolo. Quest'impedimenti preservarono la città. Arnold intanto fu obbligato a soprastare molti giorni, e solo poteva sperare di poter passare di notte tempo; poichè la fregata il Lizard sorta in sull'ancore presso la città, ed altri legni armati più piccoli, guardavano il passo. Ma per lo spazio di molte notti il vento soffiò più forte, che di giorno. I Canadesi avevano Arnold fornito di battelli; e solo aspettava il tempo opportuno per tentar il passo.

In questo mezzo la città di Quebec si trovava in grandissima debolezza, sia perchè essa era in parte sia per la pochezza della guernigione. I negozianti ed abitanti inglesi stavano molto di malavoglia per motivo delle leggi francesi testè introdotte nella provincia, e del poco conto, in cui il governo aveva le petizioni loro tenute. Si querelavano, che tutte le grazie, tutti i favori fossero volti agli abitanti francesi, e che la cura di volersi rendere benevoli questi nemici avesse nella mente dei reggitori fatto disprezzare gli amici; ch'essi Francesi montati in superbia non cessassero di oltraggiare e di soperchiare gl'Inglesi; che nelle brigate andassero questi umili servitori mettendo a bello studio discorsi intorno gli affari di Stato, e, battendo intorno le buche per fargli uscire, a fine di poter andar poscia a rapportar i detti loro a coloro, che avevano il governo in mano. Così, dicevan essi, quella libertà, di cui godono gl'Inglesi nei fatti e detti loro, si trasformava in pruova di poco affetto e di sinistri disegni. Si dolevano eziandio della licenza militare, e finalmente molto alterati si mostravano all'essere stata la città lasciata senza presidio, allorquando le soldatesche erano state mandate contro i ribelli verso il Sorel e Monreale, ed al non essere state in quel frangente ordinate le compagnie delle milizie cittadine. Nè pare, che gran fondamento si dovesse fare sulla fede dei Francesi, i più dei quali erano titubanti, ed alcuni anche avversi. Da un altro canto il presidio era debolissimo, e solo consisteva nelle compagnie dei reali Irlandesi del Maclean, ed in quelle delle milizie, le quali in ultimo per la diligenza del vice-governatore erano state messe in assetto. II Consiglio degli uffiziali delle navi non aveva permesso che le compagnie de' marinari sbarcassero a terra a causa della stagione molto tarda e delle difficoltà della navigazione.

Ma tostochè si videro comparire dall'altra parte del fiume le insegne americane, tutti i cittadini o soldati, o non soldati, o uomini da terra, o da mare, o Francesi, o Inglesi, che si fossero, riuniti dal comune e vicino pericolo, e volendo le ricchezze loro preservare, che non eran poche, bramosamente concorsero alle difese, e fecero con grandissima diligenza, prima che il nemico potesse valicare, tutte quelle provvisioni, ch'erano del caso. Le compagnie delle milizie cittadine furon disposte ai luoghi loro, ed armate. I reali Irlandesi mostrarono un grandissimo ardire, ed i marinari furon posti a terra, i quali essendo pratichi nell'arte del maneggiar le artiglierie, furon posti a ministrare quelle, che difendevano le mura. In mezzo a questi primi pericoli, l'opera del colonnello Maclean riuscì di grandissimo giovamento. Ed in vero ei si portò molto egregiamente per assicurar gli animi, e nel preparar tutte le cose necessarie alla resistenza.

Finalmente essendosi il vento calmato, ed avendo Arnold fatte le provvisioni per passare il fiume, e per dar l'assalto alla città, la notte de' tredici novembre si mise all'ordine per tentar il passo. Imbarcò le sue genti, lasciandone da cencinquanta, perchè fabbricassero scale. Superata la corrente rapidissima dell'acqua, ed evitate non senza gravi difficoltà e pericoli le navi nemiche, sbarcò sull'altra riva poco sopra a quel luogo, dove il generale Wolfe nel 1759, con sì chiaro augurio per la patria sua, e sì funesto per lui, aveva sbarcato. E non potendo egli superare le grotte del fiume per esser quivi molto dirupate, marciò all'ingiù, avvicinandosi a Quebec, e camminando sempre su di quelle, finchè pervenuto a quell'istesso precipizio, per sormontar il quale il generale Wolfe aveva durato tanta fatica, saliva per quello, seguendolo i suoi audaci commilitoni. Arrivato in cima mise in ordinanza la sua piccola schiera sulle alture vicine alle pianure di Abraam. Quivi attese ad incoraggiarla, ed a raccor le compagnie, che erano rimaste indietro dall'altra parte del fiume. Aveva sperato Arnold di sorprendere la città, e d'impadronirsene alla non pensata. Ma gli avvisi dati per la lettera intrapresa, l'essere stato scoperto al Pont-Levì, e l'avere tratto contro un palischermo, che dal porto di Quebec se n'andava verso la fregata, avevano sollevati gli animi, e fatta accorta la città del pericolo ch'ella correva. Perciò si stava dentro a grande guardia. Della quale cosa egli ebbe certezza; poichè avendo mandato oltre le compagnie dei corridori per riconoscere i luoghi, e sopravvedere l'inimico, queste, tornate indietro, riferirono, che le scolte stavano molto avvisate, e che avevano fatta la chiamata. Ciò nonostante il colonnello avventato voleva dar l'assalto. Ma gli altri uffiziali gli contrastarono. Gran parte degli archibusi erano diventati inutili nel lungo viaggio, che i soldati fornito avevano; una sì gran parte delle munizioni si era guasta, che non rimanevano più di sei colpi a ciascuno de' suoi soldati. Artiglierie non n'aveva di sorta alcuna. Ma però, s'egli aveva perduto la speranza di farsi padrone della città per una battaglia di mano, conservava tuttavia quella, che mostrandosi in arme ed in ordinanza sotto le mura di essa, si romoreggiasse dentro, e quindi qualche via si aprisse per entrarvi. Per la qual cosa ei si mostrava spesso sulle alture, e mandò anche due tamburini a far la chiamata. Ma tutto fu invano. Il colonnello Maclean, ch'era, trovandosi tuttora assente Carleton, alla custodia della città, non solo vietò loro l'entrare in essa, ma ancora fe' trarre all'uffiziale che gli accompagnava. Tra queste cose ebbe l'avviso, che i soldati scampati dalla rotta di Monreale scendevano il fiume, e che Maclean voleva saltar fuori dalla Terra. Laonde gli fu forza il ritirarsi, ed andò a pigliar campo ad un luogo chiamato la _Punta delle Tremule_, a venti miglia distante sopra Quebec, per aspettar Montgommery, il quale doveva arrivare dal Canadà superiore. Mentre marciavano, osservarono la nave, che portava all'ingiù Carleton. Giunti poscia alla punta delle Tremule trovarono, che questi si era fermato poche ore prima in quel luogo. Tanto sono incerti gli avvenimenti della guerra, e da tanto fortunevoli casi dipende spesso la somma delle cose.

Intanto il governatore arrivava a Quebec. Tosto pose opera a far tutte quelle provvisioni di difesa, che la brevità del tempo, e la strettezza delle circostanze permettevano. Mandò fuori della città colle famiglie loro tutti coloro, che ricusarono di pigliar le armi in sua difesa. Il presidio annoverati tutti gli ordini delle genti, sommava in circa a quindici centinaia di combattenti, numero molto inferiore a quello, che sarebbe stato necessario per custodir diligentemente tutte le fortificazioni, ch'erano grandi e moltiplicate. Di essi, appena che alcuni fossero soldati di ordinanza; imperciocchè le compagnie di Maclean eran di nuova leva, ed una compagnia, che si aveva del settimo reggimento, tutte reclute. Il rimanente era un raccozzamento di milizie francesi e inglesi, di alcuni pochi soldati di marina, e di ciurme delle fregate del Re, e delle navi mercantili, che allora invernavano nel porto. Il principale nerbo della guernigione eran costoro, perchè sapevano egregiamente maneggiar le artiglierie.

In questo mezzo Montgommery speditosi dagli affari del Canadà superiore, lasciate le guernigioni nelle Fortezze, ed assicurati gli animi dei Canadesi tutto all'intorno, marciava alla volta di Quebec. La stagione era molto aspra, essendosi nell'entrar di dicembre, le strade difficili, le nevi copiose. Incontrarono però tanti disagi con incredibile costanza. Nel che si deve ammirare la prudenza e la fortezza di Montgommery, siccome pure l'autorità, che aveva presso i suoi soldati. Erano questi una moltitudine raccogliticcia, che, lasciate le civili arti, eransi tutto ad un tratto condotti a guerreggiare in sul campo nella più cruda stagione dell'anno: e quanto sia difficile cosa l'introdurre gli ordini e la subordinazione fra simil sorta di gente, nissuno è, che non sel veda. Al che si deve aggiungere ch'erano, e per gli abiti loro e per le opinioni, molto lontani da quella obbedienza, che tanto è necessaria negli eserciti. Oltreacciò era prossima al suo fine la condotta, e si appresentava alle menti loro la immagine di tornarne tosto ai domestici agi e felicità. In tali angustie si ritrovava il generale americano. Ma il suo nome caro a tutti, la sua eloquenza, lo splendore stesso della sua persona, le sue virtù ed il continuo esempio, ch'ei dava di maravigliosa costanza nel sopportare egualmente, ed anche più degli altri, tutti i disagi della presente condizione, non che confortassero gli animi, ad ogni più ostinata e più ardua impresa gli disponevano. Certo la gita dell'Arnold a traverso le orride solitudini, che il Mena dividono dal Canadà, e quella del Montgommery pel Canadà superiore, e l'aver l'uno e l'altro saputo in mezzo a tanti pericoli mantenere gli ordini e la buona volontà fra quei soldati, che usciti testè dalle case, ed invasati dal desiderio dell'independenza erano stati avvezzi a fare ogni voler loro, sono imprese, che se non superano, uguagliano almeno tutte quelle anche più difficili e fatigabili, che le storie ci hanno intorno i capitani antichi tramandate. E perchè queste fazioni siano state fatte da eserciti di poca levata a comparazion di quelli, che hanno esercitato le guerre nell'altre parti del mondo, non si debbono però scemare a quegli uomini arditi le debite lodi nella memoria dei posteri.

Arrivava Montgommery il primo dicembre alla punta delle Tremule con una banda di soldati, che se ascendevano, non oltrepassavano i trecento. Quivi con mirabile allegrezza Arnold, ed i suoi gli andarono all'incontro, e si accozzarono insieme. Aveva portato abiti da vestire i soldati d'Arnold, che ne stavano in grandissima necessità. Marciarono di conserva l'uno e l'altro all'ingiù, e arrivarono il dì cinque dicembre in vista della città di Quebec. Non eguagliava la forza loro quella del presidio, che assaltare volevano. Mandaron dentro un trombetto a far la chiamata. Il governatore ordinò, se gli tirasse addosso, e non fu lasciato entrare. Con tutto ciò Montgommery trovò modo, avuta da qualcuno di dentro la intesa, di far trapelar un'altra lettera, colla quale dopo di aver magnificate le proprie forze, la debolezza della guernigione, e l'impossibilità della difesa, dimandava una immediata dazione, minacciando l'assalto, e tutte quelle calamità, che alle città prese per forza sogliono far provare i soldati irritati e vittoriosi. Non ne fu nulla; perciocchè il governatore, vecchio e sperimentato capitano, non era uomo da lasciarsi intimorire così di leggieri. Con un esercito tanto debole, e con soldati sì poco avvezzi a mantener gli ordini, e non facendo quei di dentro alcuna vista di voler romoreggiare, non poteva il capitano del congresso avere molta speranza della vittoria. Tuttavia l'abbandonar un'impresa, alla quale si era volto con tanto spirito, gli pareva cosa troppo indegna del nome e valor suo. Senza di che non ignorava, che in su quei primi principj l'infelice fine di una fazione tanto accetta all'universale dei popoli, e sopra la quale avevano fondate tante speranze, avrebbe operato un pernizioso effetto nella comune opinione, e fattigli da animosi e confidenti ch'erano, scorati e disperati. Nè si poteva credere di poter conservare il rimanente della provincia del Canadà, che già si era conquistata, quando restasse tuttavia in poter degl'Inglesi la città capitale. Imperciocchè si sapeva, che la prossima primavera dovevano arrivare grossi rinforzi dalla Inghilterra, i quali ne avrebbero di leggieri cacciate le armi americane. Mancando adunque le armi sufficienti, ma non l'ardire, la sola via che gli restava aperta, quella si era di tribolare con ispessi e furiosi assalti la guernigione per tenerla in continua apprensione, travagliarla ed istancarla. Non era senza speranza, che in mezzo a questi continui affronti si presentasse qualche opportunità di fare una gagliarda impressione. Il che si aveva tanto maggior fondamento di credere, che la guernigione, debole anch'essa, non era a gran pezza abile a custodir convenevolmente le vaste e moltiplici fortificazioni di così gran città. Incominciò pertanto con cinque piccole bombarde a gettar bombe, e credeva con questo mezzo di far nascer dentro qualche moto. Ma tanta fu la prudenza e la vigilanza del governatore, tanto il coraggio, l'industria e la perseveranza degli uffiziali e soldati, e particolarmente dei marinari, i quali in quest'assedio prestarono un'opera molto eccellente, che non ne seguì alcun notabile effetto.