Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2
Part 12
Ma la fazione più importante di tutto questo anno si fu quella dell'invasione del Canadà tentata dall'armi americane. Aveva il congresso considerato, che non senza grave cagione aveva il governo inviato per governatore in quella provincia il generale Carleton, uomo di animo invitto, di mente vasta, e di chiaro nome nelle faccende militari; ed investitolo, siccome già abbiam veduto, di sì piena autorità, che nissun governatore prima di lui ne aveva a gran pezza avuto altrettanta. Sapeva, ch'egli ogni sforzo faceva per far levar i Canadesi e gl'Indiani, e spignerli all'armi contro le colonie. E sebbene da principio molta ripugnanza avesse incontrato tra i primi, temevasi però, che coll'arti e coll'autorità sua riuscisse finalmente a potergli soldare. Non ignoravasi la disposizione in cui erano i popoli del Canadà, i quali erano, siccome Francesi, poco stabili, e non poco irritati all'atto di Quebec, siccome quello, che sebbene la religion loro favorisse, gli metteva però di nuovo sotto l'antica soggezione verso la nobiltà, ch'essi detestavano; e non si voleva trasandar l'occasione di far profitto di questo mal animo loro, prima che Carleton svolti gli avesse. Speravasi, che giunti colà gli Americani vittoriosi, non avrebbero i Canadesi esitato ad abbracciar le parti loro per l'odio che portavano alla nobiltà, e per la moderazione, colla quale gli Americani eran soliti procedere nelle cose appartenenti alla religione. La provincia del Canadà era allora sfornita di soldati di ordinanza, i quali tutti erano stati chiamati a Boston. Aveva per altro il congresso avuto intenzione, che nella vegnente primavera era il governo per fare un grande sforzo in quella provincia, mandandovi in copia armi, soldati e munizioni per assalir le colonie alle spalle. La qual cosa, se si fosse aspettata, senza farvi contro nissun rimedio, era da dubitarsi di qualche gran male. Imperciocchè i coloni, assaltati nel medesimo tempo di fronte ed alla coda, non avrebbero potuto resistere. Dava eziandio favore a questo disegno il felice evento dell'impresa di Ticonderoga e di Crown-point, per la quale era stata aperta agli Americani la via del Canadà. Pensavano, che si dovesse usar bene la presente occasione, in cui le soldatesche britanniche erano tutte rinchiuse in Boston, ed avevan là ben che fare, senza che andar potessero a prestar ajuto in una parte sì lontana dalle province della lega. Ma vi era da temere, che se s'indugiasse, avrebbe il governo inglese fatti gli opportuni provvedimenti per opprimere ad un tratto le colonie, ed all'antica divozione ritornarle. Nè non era da non curarsi la considerazione, che sui principj massimamente dei moti popolari si deve far dai Capi qualche rilevata impresa per confermar gli animi; senza di che si corre pericolo, che si raffreddino, e, deposta la foga, si ricompongano nella pristina quiete con grave danno e perdita loro. Nelle imprese dubbie, che i popoli sollevati tentano, la speranza ed il timore nascono e si depongono prontissimamente. Al che si debbe aggiungere, che altrettanto più ostinatamente difendono i popoli una causa, quanto più la credono giusta; ed altrettanto giusta la credono, quanto essa è felice. Da tutte queste ragioni mosso il congresso, si risolvette a far la spedizione del Canadà. Nella qual cosa però non è, che gli uomini prudenti non trovassero molte e gravi difficoltà. Questo non era più un volere star sulle difese, ma sibbene un offendere gravissimamente quel principe, al quale protestavano ancora fedeltà, portando le armi in una sua provincia, la quale in nissun modo gli aveva chiamati. Quest'era non solamente incitar con parole i sudditi quieti e non offesi alla resistenza contro l'autorità legittima del proprio sovrano, ma ancora occupar violentemente il paese loro, e trargli per forza a parte della sedizione. Si doveva temere, che un sì audace disegno non discoprisse troppo le intenzioni del congresso generale, e che perciò quelli fra i coloni, i quali di buona fede combattevano per ottener dal governo la rivocazione delle novissime leggi, e desideravano, detestando la totale separazione dalla Gran-Brettagna, di ritornare all'antica obbedienza, si ristassero, ed i compagni abbandonassero. Nè non istavano molti senza apprensione, che si perdesse per l'esecuzion di questo disegno quel favore, che molti abitanti dell'Inghilterra, e parecchj membri del Parlamento avevano sin allora alla causa dell'America prestato, perchè in tal caso, da sudditi offesi diventati sarebbero pregiudiziali nemici, da uomini oppressi soldati oppressori, da cittadini difendentisi contro una sembianza di tirannide insaziabili assaltatori di una pacifica provincia. Si doveva anche credere, che il timore che non fossero messe a sacco ed a ruba le merci e le proprietà inglesi, che in gran copia si ritrovavano ammassate nel Canadà, e massimamente nella città di Quebec, alienasse molto gli abitatori dell'Inghilterra. Ma però si discorreva dalla contraria parte, che allorquando si è già venuto all'armi e sparso il sangue, il persistere nella guerra difensiva, egli è un lasciar migliori condizioni all'inimico, il quale non ha il medesimo rispetto; che giacchè si era la guerra incominciata, si doveva essa con tutti i più efficaci mezzi continuare, e che certamente nissuno più efficace si poteva immaginar di quello di assalire e preoccupare il nemico nella sua parte più debole. Si osservava, che l'Inghilterra non avrebbe usato questa distinzione delle difese e delle offese, ma che avrebbe esercitato sopra tutti indistintamente la medesima vendetta; che l'armi sole, e queste gagliardamente e pienamente usate, e non i timidi rimedj quelli erano, che dovevano gli Americani dagli estremi danni preservare; che la felicità dell'impresa, la quale molta probabilità aveva, non solo i titubanti, ma forse anche gli avversi avrebbe conciliato, e che ogni tentativo che l'uomo faccia, qualche parte d'incertezza s'incontra e qualche pericolo; ma che non debbono perciò ristarsi gli animi generosi. Ricordavasi quell'antico motto, _che chi non fa quando e' può, non fa quando e' vuole_. Riflettevasi finalmente, che gli acconci parlatori delle due Camere del Parlamento o per amor della libertà, come dicevano, o certo almeno per l'ambizione e per l'agonia di contraddire ai ministri, non si sarebbero rimasti dal lodare, non che dal difendere la causa degli Americani, quantunque questi avessero fatto peggio, che assaltare la provincia del Canadà.
Fatta la risoluzione non fu lento il congresso a fare tutti quei provvedimenti, ch'erano a sì importante spedizione necessarj. Tremila soldati, parte abitatori della Nuova-Inghilterra, e parte Jorchesi furono trascelti all'impresa. Erano capitanati da due brigadieri generali Wooster e Montgommery, ed avevano per capitano generale il maggiore generale Schuyler, uomini tutti, in cui l'America aveva grandissima fede collocata. E siccome per arrivar nel cuore del Canadà, bisognava far la via del lago Champlain, dei fiumi Sorel e San Lorenzo, dei quali l'ultimo largo e profondo bagna le mura di Quebec, città capitale della provincia, così si era dato opera a construrre piatte a Ticonderoga ed a Crown-point per trasportar le soldatesche, ovunque d'uopo fosse. Dovendosi poi andare in una provincia, la quale non era nella lega americana entrata, e che si reggeva alle sue proprie leggi, non si poteva sperare che gli abitanti suoi ricevessero i biglietti di credito che correvano nelle colonie, e medesimamente si abborriva, che i soldati vivessero a discrezione in una contrada, che s'intendeva doversi rendere favorevole ed amica. Perciò il congresso aveva, fatto un sforzo, raggranellato cinquantamila dollari in ispecie, e destinatigli alla spedizione. Egli era ancora necessario per assicurarsi alle spalle, che si confermassero nell'amicizia gl'Indiani, che abitavano le rive del fiume Mohack, che mette in quello del Nort un poco al di sopra di Albanìa. Perciò il generale Schuyler si era fermato in questa città, e teneva continue pratiche coi medesimi, coi quali esercitava grandissima autorità. Era già arrivato Montgommery a Crown-point accompagnato da una parte dell'esercito, e stava aspettando l'arrivo del rimanente. Carleton, che stava molto avvisato, vedendosi venire tanta piena addosso, e pensandosi che, se s'impedisse agli Americani l'entrare nel fiume Sorel, sarebbe loro impossibil cosa stata il penetrar nel Canadà, aveva fatto construrre ed armare un grosso giunco, con altri legni minori, e dal Forte di San Giovanni intendeva di fargli innoltrare sino all'emissario del lago nel Sorel, sperando in tal modo, e non senza ragione, di chiudere affatto il passo agli Americani. Montgommery, avutone intenzione, giudicando questo disegno di Carleton di quella importanza ch'egli era, determinò di preoccuparlo, e si mosse, con quelle poche genti che aveva, verso il Sorel. Entratovi andò ad occupare l'isola delle Noci, la quale giace sull'entrar del fiume presso il lago. In questo mezzo arrivava Schuyler da Albanìa, non senza però aver prima lasciato gli ordini opportuni per far marciar le genti della spedizione all'isola delle Noci. Quivi accozzatisi i due generali mandarono un bando ai Canadesi, col quale gli esortavano a congiungersi cogli Americani per difendere le libertà loro, e dichiararono, ch'essi entravano nella contrada, non come nemici, ma come amici e protettori, e che solo avrebbero combattuto contro le guernigioni inglesi. Per accoppiar poi alle dimostrazioni la forza, determinarono di avvicinarsi al Forte San Giovanni, il quale, posto alla sinistra riva del Sorel, tutto lo signoreggia ed impedisce il transito verso il San Lorenzo. Adunque si mossero, sebbene senza artiglierie, verso San Giovanni, e sbarcarono ad un miglio e mezzo distante dal Forte dentro di una palude, per la quale marciarono, serbando gli ordini, verso il medesimo a fine di riconoscere il luogo. In questo mentre ebbero a ributtare un feroce assalto degl'Indiani, i quali volevano impedire, non guadassero un fiume. Dispersi quelli, gli Americani si accamparono la notte a veggente del Forte, ed incominciarono a farvi le trincee. Ma avuto avviso, che il Forte era ottimamente munito, non isperando di far frutto per allora, se ne ritornarono il giorno seguente all'isola delle Noci, dove determinarono di aspettare i rinforzi e le artiglierie. Quivi per impedire il passo alle navi di Carleton da San Giovanni al lago chiusero la riviera, che quivi ha il suo letto molto angusto, con macchine opportune. Intanto ritornava Schuyler ad Albanìa per ultimar il trattato cogl'Indiani, e per accelerar l'arrivo dei soccorsi all'isola delle Noci. Ma quivi o trattenuto dagli affari, od impedito dalla malattia, imperciocchè ei pativa di gotte, si ristette, di maniera che tutto il governo della guerra del Canadà rimase nelle mani del solo Montgommery, uomo per altro molto capacissimo a sostentare un tal peso. Incominciò egli con opportune pratiche a spiccar gl'Indiani dalle parti di Carleton, acciocchè stessero neutrali, il qual fine ottenne senza molta difficoltà. Poi essendo arrivati i rinforzi e le artiglierie, deliberò di andare a porre l'assedio a San Giovanni. Consisteva il presidio in cinquecento, o seicento soldati d'ordinanza, con dugento Canadesi capitanati dal maggiore Preston. Ma l'esercito del Canadà, siccome tutti gli altri delle colonie unite, avevano carestia di polvere e di palle d'artiglieria, e perciò si faceva poca impressione contro la Fortezza. Si aggiungeva a questa difficoltà il difetto della disciplina nelle truppe provinciali ritrose e male obbedienti ai comandi. A questo rimediava il Montgommery colla pazienza, colle promesse e colle minacce, ajutate tutte dalla sua magnanimità e dall'autorità della persona sua, che presso tutti era grandissima. Per superar poi la prima offerì la fortuna un mezzo favorevole. È posto un poco sotto il Forte San Giovanni, pure sul fiume medesimo di Sorel, un altro piccolo Forte chiamato Chambli, il quale non avevano gl'Inglesi fornito, perchè credevano che il nemico non vi potesse arrivare, se non si fosse prima impadronito di quello di San Giovanni. A questo voltò tosto il pensiero il generale americano. Mandovvi un buon polso di genti tra coloni e Canadesi sotto i comandamenti dei maggiori Brown e Livingston, i quali arrivati alla non pensata entrarono nel Forte, e se ne fecero padroni. Il presidio, ch'era debolissimo, fu fatto prigioniero. Vi si trovarono alcuni pezzi di artiglieria con centoventiquattro barili di polvere. Le bandiere inglesi conquistate furon mandate a gran festa al congresso. Gli Americani, ottenute le munizioni, delle quali mancavano, strinsero l'assedio di San Giovanni, aprirono una batteria a dugento cinquanta passi dal Forte, e vi piantarono le artiglierie.
Molte bande di Americani correvano il paese tra il fiume Sorel e quello di San Lorenzo, dove furono ricevuti con grandissime dimostrazioni di allegrezza dai Canadesi, i quali venivano ad unirsi con loro a schiere, portando armi, vettovaglie e munizioni. Trovandosi adunque superiori, si accrebbero loro gli animi, ed i due Capi, il colonnello Allen ed il maggiore Brown, l'uno e l'altro gente molto avvisata, fecero la determinazione di sorprendere e pigliar per una battaglia di mano la città di Monreale, capitale del Canadà superiore, posta in un'isola fatta da due rami del San Lorenzo. Allen pervenuto a Longueil, trovate le barche, traversò il San Lorenzo di notte tempo sotto Monreale. Doveva nell'istesso tempo varcare Brown: ma mancò; onde l'altro si trovò in pericoloso frangente. Carleton, il quale era allora in Monreale, ed era uomo, che sapeva bene usar le occasioni, conosciuta la debolezza dell'Allen, gli venne all'incontro con alcune centinaia d'uomini tra Inglesi, Canadesi ed Indiani. Si attaccò una feroce mischia, nella quale Allen si difese con molto valore. Ma sopraffatto dal numero, perduti molti de' suoi, ed abbandonato dagli altri, principalmente dai Canadesi, fu costretto ad arrendersi. Il governatore non volle far seco lui a buona guerra; ma, fattolo incatenare, lo mandò in Inghilterra.
Il governatore, preso nuovo ardire da questo prospero successo, si determinò a far qualche pruova per liberar dall'assedio San Giovanni. A quest'effetto aveva raggranellato tra Indiani, Inglesi e Canadesi un buon numero di soldati. Ma non credendosi di aver forza sufficiente per ottener il suo fine, deliberò di partir da Monreale per andarsi a congiungere col colonnello Maclean, il quale col reggimento di Scozzesi chiamato i _Reali Montanari fuorusciti_ occupava la foce del Sorel nel San Lorenzo. Intendeva egli con queste genti unite poter con sicurezza marciare contro Montgommery, e levar al tutto l'assedio. La fortuna non favorì il disegno. Stando il generale americano in sospetto, che la guernigione di Monreale governata da un uomo tanto sagace ed attivo, quanto Carleton si era, non facesse qualche motivo, aveva fatto correre da numerose schiere de' suoi la riva dritta del destro ramo del San Lorenzo. Il governatore, preparata ogni cosa, ed entrato nei battelli si attentava di passar il fiume per andar a sbarcare dall'altra parte a Longueil. Accortisi del disegno gli Americani condotti dal colonnello Warner piantarono le artiglierie in riva del fiume, e cogli archibusi stavano pronti a ributtare il nemico. Lasciarono avvicinare le navi del governatore, contro le quali, giunte ch'esse furono a gittata, scaricarono le armi, ma principalmente le artiglierie, che trassero a schegge. Le genti del governatore soprapprese da questo improvviso impeto, tosto si disordinarono. Abbandonata l'impresa si ritirarono di nuovo dall'altra parte del fiume a Monreale. Il colonnello Maclean, avute le novelle delle cose poco felicemente succedute intorno Longueil, si ritirava a Quebec, lasciando libera agli Americani la bocca del Sorel.
Intanto si procedeva caldamente nell'assedio di San Giovanni. Montgommery si era già molto colle sue trincee avvicinato alla murata, e si apparecchiava a dar l'assalto. Ma quei di dentro si difendevano gagliardamente, e non facevano alcuna vista di volersi arrendere, quantunque incominciassero a difettar di vettovaglie. Arrivarono finalmente i certi avvisi della rotta ricevuta da Carleton, e Montgommery mandò tosto dentro un trombetto accompagnato da uno dei prigionieri fatti dal Warner con una lettera per informar Preston di quell'avvenimento, che gli toglieva ogni speranza di soccorso, e per esortarlo a por giù un'ostinata difesa, la quale altro non era per partorire, che uno inutile spargimento di sangue. Ricusava dapprima Preston, e domandava qualche giorno di soprastamento. Ma l'Americano non poteva consumar il tempo inutilmente, essendo già molto innoltrata la stagione. L'Inglese fu obbligato ad arrendersi il giorno tre di novembre, dopo un mese e mezzo d'assedio, salve le robe e le persone, e con tutti gli onori della guerra. Furon condotti prigionieri per la via di Ticonderoga in quelle colonie, che furon credute più accomodate. Così venne in poter degli Americani il Forte di San Giovanni, il quale dopo la perdita di Ticonderoga e di Crown-Point era meritamente riputato la chiave del Canadà. Vi si trovarono diciassette bocche da fuoco tutte di bronzo, ventidue di ferro, sette bombarde, con una quantità notabile di palle e di bombe, ed alcuni attrezzi navali; munizioni da guerra e da bocca poche, essendo state logorate.
Preso il Forte di San Giovanni corsero tosto i provinciali ad occupar le bocche del Sorel, e quella punta di terra, che questo fiume forma nella sua congiunzione col San Lorenzo. La cosa era di somma importanza per impedire, che le navi armate, le quali il governatore teneva allestite a Monreale, non potessero, calando a seconda dell'acqua pel San Lorenzo, salvarsi a Quebec. Si aveva speranza eziandio d'intraprendere la persona stessa di Carleton, il quale si trovava tuttavia in Monreale, città, che non essendo fortificata, non era capace di alcuna difesa. A questo fine rizzarono i provinciali batterie su quella punta, ed essendo il fiume molto largo construssero con grandissima sollecitudine foderi e batterie galleggianti, colle quali non solamente impedirono il transito all'ingiù al naviglio del governatore, ma di più, assaltatolo, l'obbligarono a ritirarsi verso Monreale. Tutto quell'apparato navale, ed il governatore medesimo correvano grandissimo pericolo. Arrivava intanto sotto le mura di Monreale Montgommery il giorno dopo, che Carleton ritrattosi a bordo delle navi l'aveva abbandonato. Gli abitanti proposero incontanente molti articoli di capitolazione, ai quali Montgommery non volle ratificare, allegando, che non essendo essi in istato di difesa non potevano far accordo, e perciò intimò loro, si arrendessero a discrezione. Tuttavia essendo egli non meno cortese, che valoroso, ed ornato di tutte quelle virtù civili, che in uomo capir possono, concesse ai Monrealesi umanissime condizioni, promettendo loro con una scritta di sua mano, che avrebbe protetto le proprietà, le persone e la religione. Aggiunse, volendo accennare un accordo e lega colle colonie unite, che sperava, che i civili e religiosi diritti di tutti i Canadesi stati sarebbero stabilmente constituiti da un provinciale congresso; che le Corti di giustizia sarebbero ordinate a modo della costituzione inglese, e generalmente, dei chiesti patti, concesse tutti quelli, che la sicurezza del suo esercito, ed i suoi ulteriori disegni potevano consentire. Queste cose faceva Montgommery non solo, perchè così portava l'animo suo, che invero era cortesissimo e liberalissimo, ma eziandio per dar sicurtà agli altri Canadesi, e principalmente agli abitatori di Quebec, acciocchè, deposto ogni timore, e confidandosi affatto nella fortuna e nella fede sua, alle parti americane si accostassero. Assicurati così gli abitanti di Monreale, entrò vittorioso nella città addì tredici di novembre.
Le genti di Montgommery, essendo mal in arnese, erano grandemente noiate dal freddo della stagione, che incominciava ad innoltrarsi, e dal rigor di quel clima. Specialmente nel viaggio loro da San Giovanni a Monreale, essendo quelle terre molto basse e piene di fango, incontrarono molte fatiche e disagi, i quali però sopportarono con incredibile pazienza. Ma giunte in Monreale incominciarono ad inritrosire; e molti soldati, essendo terminata la condotta, se ne volevano alle case loro ritornare. Ma Montgommery colle parole e coll'autorità sua, e coll'aver partiti fra di loro nuovi abiti di panni trovati in quella città, e comprati a buon prezzo, ne fermò una parte. Gli altri se n'andarono, sicchè diminuì l'esercito già non troppo grosso. Ma più crescevano gli ostacoli, e più s'infiammava nell'impresa quell'animo smisurato del Montgommery.
Coll'essersi i provinciali renduti padroni di Monreale, si era tolta ogni speranza al navilio del governatore. Si trovava questi come assediato in quella parte del fiume San Lorenzo, ch'è compresa tra quella città e le bocche del Sorel. Sotto gli serravano il passo le batterie galleggianti, ed i foderi armati con artiglierie sotto i comandamenti del colonnello Easton. La presa del governatore stesso pareva inevitabile; la quale se avesse avuto luogo, si sarebbe ad un tratto terminata la guerra del Canadà, e gli Americani avrebbero acquistato tutta questa provincia colla città di Quebec. Tutta la somma della guerra, tutta la speranza della vittoria era posta nella sola persona del governatore, il quale coll'animo suo invitto, colla prudenza e colla sperienza governava ogni cosa. In così imminente pericolo ei trovò la via di scampare, quando pareva più vicina la perdita sua. Montato su d'un battello, e fatto avviluppare i remi per diminuire il romore dei medesimi in sul batter dell'acque, ebbe la ventura di passare, usando l'oscurità della notte, a traverso delle guardie delle navi nemiche, e di ritornarsene sano e salvo a Quebec. Il generale Prescot, che, partito Carleton, aveva il comando delle navi, fu obbligato ad arrendersi. Vennero in mano dei provinciali il generale stesso con molti altri uffiziali, alcuni gentiluomini, che tenevano i maestrati civili nel Canadà, i volontarj canadesi, e molti soldati inglesi, i quali tutti avevano cercato rifugio a bordo delle navi, quando Montgommery si era avvicinato a Monreale. Lasciate le guernigioni in Monreale e nei Forti di San Giovanni e Chambli per tener aperta la via tra Quebec e le colonie, conservar nella divozione i Canadesi, e tener in rispetto gl'Indiani, siccome pure le guernigioni di Detroit e di Niagara, s'incamminava alla volta di Quebec con poco più di trecento soldati, che soli rimanevano di tutto l'esercito.