Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

Part 33

Chapter 333,280 wordsPublic domain

Questo fine ebbe una contesa, che bene otto anni continui tenne il Mondo attento e maravigliato, e trasse a parte di sè le più possenti nazioni d'Europa. Della quale se si vorrà investigare, per quali ragioni siano stati gli Americani vincitori, e perchè non sia loro stata guasta da altri, nè l'abbiano guasta essi stessi, si troverà in primo luogo, che ciò fu, perchè invece di aver le altre nazioni contrastanti, o nemiche, le ebbero per lo contrario o consenzienti, o amiche, od anche alleate. La qual cosa, siccome dava loro maggior fede nella giustizia della causa loro, così ancora spirava maggior confidenza nei mezzi di condurla a buon fine. Le leghe da più potenti nazioni fatte contro d'una sola per cagione di qualche riforma, ch'essa voglia fare nel suo reggimento interno, e che la medesima in vicinissimo pericolo inducono di perdere non solo quel fine, che proposto ha a sè stessa, ma ancora la sua libertà ed independenza, sogliono per lo più operare di modo, che i reggitori di essa scostandosi da ogni moderazione, e prudenza pongon mano a mezzi violenti e straordinarj, dai quali e presto si logorano le forze della nazione, e nasce il mal talento nei proprj cittadini, manomessi in mille guise, e vessati dagli agenti dello Stato; dal che procedono poscia le gare civili e la debolezza di tutti. S'ingenera eziandio nell'universale per l'esercitate violenze un tal odio contro l'impresa, che confondendo l'abuso coll'uso di essa, amano meglio di tornare donde sono partiti, ed anche più in là, che di continuar a correre verso di quella meta, che nuovamente proposta si sono. Quindi è che se l'impresa era di libertà, si precipitano poscia i popoli al dispotismo, amando meglio quello di un solo, che quello di molti. Ma a queste fatali strette non furono ridotti gli Americani dalla pericolosa guerra esterna, così per la ragione sopraddetta, come per la positura della patria loro lontana, e separata per mezzo di un vasto mare da quelle nazioni, che sogliono tenere in piè grossi eserciti stanziali, e cinta d'ogn'intorno, fuorichè dalla parte del mare, da foreste impenetrabili, da deserti smisurati, da montagne inaccessibili; e da queste parti altro pericolo non portavano, nè altro timore avevano fuori di quello degl'Indiani atti piuttosto a rapire, ed a disertar le terre, che a conquistarle, ed a tenerle. Un'altra e molto possente cagione, per la quale la rivoluzione americana ebbe quella riuscita, che i Capi di lei si erano proposto, si fu la poca differenza, che passò tra quella maniera di governo, dalla quale erano partiti, e quell'altra, alla quale s'incamminarono. Imperciocchè non dalla monarchia dispotica andaron essi verso la libertà, ma sibbene da una monarchia temperata; ed è la condizione delle cose morali nell'uomo, come quella delle fisiche, e quella stessa di tutta la natura, nelle quali i totali, ed improvvisi cambiamenti non si possono fare senza causare o gravi malattie, o morti, o rovine. L'autorità regia in America, siccome lontana, e dagli ordini di un governo largo tarpata, era poco operosa, o poco sentita, e perciò, quando gli Americani se la levarono di collo, poco si accorsero del cambiamento; e tolta la realtà, e conservati tutti i pristini ordini, si trovarono ad un tratto, e naturalmente costituiti in repubblica. Questa fu la condizione loro, mentrechè quella di altri popoli, che volessero far passo dall'assoluta realtà alla repubblica, dovrebbero non solo gli ordini strettamente spettanti a quella sconvolgere, e spegnere, ma ancora tutti gli altri, ed introdurne degli affatto nuovi. Ma queste cose non si possono fare senza far urto nelle opinioni, nei costumi, negli usi e nelle maniere dei più, ed altresì senza offendere gravemente gl'interessi loro. Quindi nasce il mal talento nell'universale; sotto la forma della repubblica cova la realtà; e veduto, che si rammaricavano di gamba sana, pigliano i popoli di voglia le prime occasioni, per far di nuovo rivolgere lo Stato, e farlo là tornare, dond'era partito, e dove lo tira la propria inclinazione. A questo medesimo esito dell'americana rivoluzione contribuirono ancora non poco la regola, e la misura, colle quali quei popoli assegnati di natura, e nel proposito loro non che costanti, tenaci procedettero. Contenti allo aver tolta la realtà consistettero, e stabilmente perseverarono negli antichi ordini, ch'erano rimasti. Così non incontrarono peggio per non aver voluto acquistar meglio, sapendo, che per lo più mal ne incoglie a coloro, che cercano miglior pan, che di grano. Conobbero essi ottimamente, che l'incostanza, e la volubilità nei propositi scemano gravità alla causa, non le lasciano porre le sue radici, accrescono il numero degli scontenti. Imperciocchè di migliori gambe si corre ad una meta certa, che ad una incerta, e quello, che piace all'uno non piacendo all'altro, la moltiplicità dei fini moltiplica anche coloro, che gli disgradano. Così allevarono gli Americani la pianta, perchè la lasciarono allignare, e colsero il frutto, perchè lo lasciarono maturare. Non fecero eglino ad ogni piè sospinto mutazioni nello Stato; perchè non essendo impazienti di natura, nè insopportabili de' disagi, essendo anzi pazientissimi, e sopportabilissimi, i mali, che pruovavano, non a difetti, che credessero esistere negli ordini pubblici, nè alla insufficienza, od alla cattività dei reggitori, ma sibbene alle difficoltà delle circostanze, ed alla necessità delle cose attribuivano. Del qual effetto fu anche cagione, che in mezzo a quei popoli per la consueta ed antica maniera del viver loro dovevano in minore numero, che in mezzo ad altri trovarsi gli uomini cupidi di maggioreggiare e di soprastare agli altri. Nè era là andazzo, che s'inimicassero, ed anche s'accalognassero tra di loro gli amici, solo perchè uno di essi era diventato statuale, e teneva i maestrati, e l'altro no. Perciocchè più operava in essi l'amor della patria, che l'ambizione. Perilchè se vi furono là libertini e reali, non vi furono però libertini di diversa sorte, i quali colle discordie loro il seno di quella lacerassero. I dispareri fra di questi furono pochi e leggieri; nè mai proruppero in isfrenate ire, in guerra cittadina, in confiscazioni ed in morti. Quindi uniti prevalsero, e colsero il frutto dello avere le proprie discrepanze alla città donato, e la salute della repubblica al desiderio di sovrastare anteposto. Mirabile esempio, che i turbati, ed avventati consiglj guastano le imprese, e fan rovinare gli Stati; mentre i modesti, e temperati le conducono e gli fondano.

Licenziato l'esercito rimaneva tuttavia la capitananza generale nelle mani di Washington. Stavano gli uomini in aspettazione di quello, ch'egli a fare si risolvesse. Credendo egli, come uomo prudente, che si convenisse porre alcun termine all'appetito della gloria dell'armi, e volendo lasciare alla patria sua un utile esempio di temperanza cittadina, scrisse al congresso, il quale allora faceva suo capo nella città di Annapoli di Marilandia, pregandolo, poichè intendeva di rassegnar il maestrato, gli facesse a sapere, se volontà di lui fosse, ch'ei ciò eseguisse privatamente per lettere, o pubblicamente con apparato. Rispose, desiderava, ciò fosse in pubblica e solenne audienza. Assegnò il giorno 23 di dicembre. Questo dì era la sala, destinata alle tornate del congresso, piena di spettatori. I maestrati civili, molti uffiziali dei primi, ed il console generale di Francia erano presenti. Stavano i membri del congresso seduti e coperti; gli spettatori ritti e scoperti. Fu il generale, introdotto dal segretario, e presso al seggio del presidente condotto. Dopo leggier bisbiglio succedeva un profondo silenzio. Il presidente, ch'era il generale Mifflin, rivoltosigli, gli disse, essere il congresso apparecchiato ad ascoltar ciò, ch'egli avesse a dire. Washington allora rizzatosi in piè con grave facondia, e con incredibile maestà favellando incominciò:

«Signor Presidente. I grandi avvenimenti, dai quali la rinunziazione mia dipendeva, avendo finalmente avuto luogo, ho io ora l'onore di offerir al congresso le mie sincere congratulazioni, ed al cospetto suo rappresentarmi per rassegnar nelle sue mani la potestà concessami, e da esso lui la buona licenza impetrare di ritirarmi dai servigi della patria. Felice per la confermazione della nostra independenza e sovranità, e contento all'opportunità offerta agli Stati Uniti di diventar una rispettabile nazione, io rassegno con soddisfazione di me medesimo quel mandato, che con tanta diffidenza aveva accettato; diffidenza causata dal pensiero di non esser capace di riempire quell'arduo uffizio, che stato mi era commesso. La quale dubitazione per altro cedette in me il luogo, quando mi ricorsero nella mente la rettitudine della nostra causa, il sostegno della suprema potestà della lega, ed il patrocinio del cielo. La prospera riuscita della guerra ha a qualunque più grande aspettazione soddisfatto, e la mia gratitudine all'intervenimento della Provvidenza, ed all'assistenza da' miei paesani prestatami s'accresce, quando io vo ogni caso della pericolosa contesa rammemorando. In ripetendo gli obblighi, che io ho a tutto l'esercito generalmente, non sarei a quello, che dentro dell'animo sento, conforme, se qui non riconoscessi i peculiari servigi, ed i singolari meriti di que' gentiluomini, i quali durante la guerra hanno alla mia persona atteso. Certo uffiziali più confidati di questi eleggere, per compor la mia famiglia[2], non era possibile. Siate contento, signore, che io vi preghi, di aver particolarmente per raccomandati coloro, i quali sino al presente dì continuato hanno nei servigi, siccome quelli che sono meritevoli di favorevole attendimento, e del patrocinio del congresso. Io mi reco a mio indispensabile dovere il chiudere quest'atto della mia pubblica vita con raccomandar gl'interessi della mia dilettissima patria alla buona mercè dell'altissimo Dio, ed alla sua santa guardia coloro, i quali ne stanno al governo. Compiuta ora l'opera, che stata mi era commessa, dall'agone mi ritraggo, ed un affezionato addio dando a questo augusto Corpo, sotto i comandamenti del quale ho sì lungo tempo operato, offero qui la commessione mia, e la licenza tolgo da tutti gl'impieghi della pubblica vita».

Ciò detto, ed al seggio del presidente accostatosi, nelle mani di questo consegnò il ruotolo. Il presidente, standosene tuttavia Washington in piè, gli fece in nome del congresso la seguente risposta:

«Gli Stati Uniti in congresso assembrati ricevono, signore, con commozione d'animo sì grave, che non si potrebbe con parole esprimere, la solenne rinunziazione delle autorità, colle quali voi avete gli eserciti loro con prosperità di fortuna condotti durante il corso di una pericolosa, e dubbia guerra. Chiamato dalla patria vostra a difendere gli suoi offesi diritti, voi il sacro incarico accettaste, primachè ella od alleanze formasse, o pecunia avesse, o reggimento atto a sostentarvi. Voi avete, invariabilmente ai diritti della civile potestà risguardando, la grande guerresca tenzone fra mezzo i disastri, ed i rivolgimenti con saviezza, e fortezza condotto. Voi avete per quell'affezione, e quella confidenza, che in voi avevano i vostri paesani poste, questi abilitati a mostrare il marziale animo loro, e la fama alla posterità tramandare. Voi avete perseverato, fino a tantochè questi Stati Uniti da un magnanimo Re, e nazione aiutati, e sotto la scorta di una giusta Provvidenza ottennero di terminare col conseguimento della libertà, della sicurezza, e della independenza la guerra. Del qual felice caso noi le nostre aggiugniamo alle vostre congratulazioni. Avendo le insegne della libertà in questo nuovo mondo difese, ed un utile ammaestramento dato a coloro che opprimono o che sono oppressi, voi dal travaglioso arringo vi ritirate, le benedizioni de' vostri concittadini seco voi portando. Ma la fama delle vostre virtù non pertanto cesserà coll'autorità vostra militare. Continuerà ella ad infiammar gli uomini delle più rimote età. Gli obblighi, che abbiamo generalmente verso l'esercito, ci stanno, siccome a voi, a cuore, e particolar cura avremo di coloro i quali alla persona vostra atteso hanno sino a questo commotivo giorno. Noi ci giugniamo seco voi nel raccomandar alla protezione dell'altissimo Dio gl'interessi della nostra carissima patria, pregandolo voglia i cuori e le menti disporre de' cittadini di lei a giovarsi dell'opportunità offerta loro di diventar una felice, e rispettabile nazione. E quanto a voi, noi gli dirizziamo le più instanti preci, perchè si pieghi a volere una sì cara vita con ogni sua cura nodrire; perchè i vostri dì siano altrettanto felici, quanto sono stati illustri; e perchè finalmente quel premio vi dia, il quale non potrebbe il mondo di costaggiù donarvi».

Quando ebbe il presidente posto fine al suo favellare, stettero buona pezza taciti ed intenti gli ascoltanti, siccome quelli che grandemente commossi erano alla novità di quello spettacolo, alla ricordanza delle passate cose, alla felicità presente, alle speranze dell'avvenire. Quindi ed il capitano generale, ed il congresso con magnifiche parole commendarono. Ritrattosi Washington dalla presenza dei Padri si ridusse poco poscia ai desiati, e felici ozj della sua villa di Monte Vernone, situata in su quel di Virginia.

NOTE

[1] Rispetto al fondo della cosa, alcuni anni dopo, e quando già erano posate le alterazioni (nel 1797), Washington scrisse a Amstrong di questo accidente parlando, ch'egli aveva avuto dipoi sufficienti cagioni di credere, che l'oggetto dell'autore (_delle dicerie anonime_) fosse giusto, onorevole, e propizio alla patria, quantunque i mezzi suggeriti dal medesimo fossero certamente soggetti ad essere molto e malamente intesi, e sinistramente usati.

[2] I capitani d'America chiamano _famiglia_ loro tutti quegli uffiziali, aiutanti, od altri, i quali nel mastro padiglione attendono alla persona, ed ai comandamenti del generale.

FINE DEL QUARTO ED ULTIMO VOLUME.

TAVOLA DELLE COSE CONTENUTE NEL TOMO QUARTO

LIBRO DUODECIMO _pag._ 3

_Sommario_. — Guerra meridionale. Gl'Inglesi assediano, e pigliano Charlestown. Tarleton rompe i repubblicani a Wacsaw. Soggezione della Carolina Meridionale, e bandi di Cornwallis per quietarvi del tutto le cose. Nuova-Jork in pericolo. Nuove ladronaie degl'Inglesi. Washington rompe i disegni a Clinton. Vicende dei biglietti di credito. Nuovi rigogli dei repubblicani nella Carolina. Mirabile fortezza delle donne caroliniane. Guerra marittima. Battaglie tra Rodney, e Guichen. Orribile tempesta nelle Antille. Gl'Inglesi arraffano una conserva francese. Gli Spagnuoli arraffano una conserva inglese. Guerra gibilterrana. Sette in Olanda. Trattato secreto tra il congresso, e la città d'Amsterdam. La guerra si rompe tra l'Inghilterra, e l'Olanda. Nuovo calore degli Americani, e per quali cagioni. De La-Fayette arriva di Francia in America, portatore di felici novelle. Banco di Filadelfia. Accademia di Massacciusset. Gli aiuti francesi arrivano all'Isola di Rodi condotti dal conte di Rochambeau. La guerra si riaccende in Carolina. Gates posto al governo dell'esercito caroliniano. Battaglia di Cambden tra Gates e Cornwallis. Supplizj nella Carolina. Congiura, e tradimento. Morte compassionevole del giovane Andrè. Nuova guerra nelle Caroline. Battaglia di Kingsmountain. Fatto d'arme di Blackstocks. Greene scambia Gates. Fatto d'arme di Cowpens. Perseguitazione degl'Inglesi, e ritirata degli Americani, l'una, e l'altra mirabili. Battaglia feroce di Guilfort tra Greene e Cornwallis. Greene si volge contro le Caroline, Cornwallis contro la Virginia.

LIBRO DECIMOTERZO 138

_Sommario_ — Danni degli Olandesi. Rapine degl'Inglesi a Sant'Eustachio. Gli Spagnuoli conquistano la Florida occidentale. Pensieri dei potentati guerreggianti. Gl'Inglesi rinfrescano Gibilterra. Gli Spagnuoli danno una terribile batteria a questa Fortezza. De Lamotte-Piquet toglie sul mare agl'Inglesi le spoglie di Sant'Eustachio. Battaglia navale di Praya. Suffren soccorre al Capo di Buona Speranza. Elliot, castellano di Gibilterra, rovina le stupende opere degli Spagnuoli. Impresa di Minorca. I confederati si mostrano sulle coste d'Inghilterra. Ferocissima battaglia tra gl'Inglesi e gli Olandesi. Il Conte di Grasse arriva con una possente armata nelle Antille. Battaglia tra lui e Hood. I Francesi pigliano l'isola di Tabago. De Grasse e Hood s'avviano ad onorate fazioni in America. Faccende civili negli Stati Uniti. Ammotinamento nel campo pensilvanico. Battaglia di Hobkirk. Battaglia di Eutaw-springs, e fine della guerra meridionale. Guerra di Virginia. Cornwallis si pone a campo a Jork-town. I confederati lo assediano, e lo costringono alla resa con tutte le sue genti. I Francesi s'insignoriscono di San Cristoforo. Minorca viene in poter de' confederati. Scambio de' ministri in Inghilterra.

LIBRO DECIMOQUARTO, ED ULTIMO 273

_Sommario_ — Disegni dei potentati guerreggianti. Fazioni sul mare. Confederati sulle coste d'Inghilterra. Maneggi de' nuovi ministri. Guerra antillese. Memorabile battaglia tra De Grasse e Rodney combattuta il dì 12 aprile. Assedio di Gibilterra. Descrizione della Fortezza. Batterie galleggianti. Mirabile assalto. Vittoria d'Elliot. Howe rinfresca Gibilterra. Le cose si dispongono ad una quiete universale. Pace. Moto pericoloso nell'esercito del congresso. Si danno le licenze all'esercito. Washington rassegna il capitanato generale, e si ritira alla sua villa di Monte Vernone.

FINE DELLA TAVOLA

INDICE ALFABETICO

_di alcune parole e frasi italiane meno comuni usate dall'Autore, colla relativa spiegazione._

_Accalognata_ — da _accalognare_ — Calunniata.

_Accettevole_ — Opportuno.

_Accivire_ — Provvedere.

_Accomignolato_, da _Accomignolare_ — Congiunto a modo di comignolo.

_Accorr'uomo_ — Grida per fare che accorrano gli uomini a porger aiuto.

_Acquarzente_ — Acquavite raffinata, quasi ardente.

_Addentellato_ — Per metafora, e si dice negli edifizj quel risalto disuguale di muraglia che si lascia per potervi collegare nuovo muro.

_Addopati_ da _Addopare_ — Porsi dopo, o dietro.

_Adombrare ne' ragnateli_ — Proverbio, come affogarsi in un bicchier d'acqua, pericolare da imbecilli, e da timidi.

_Aliare_ — Aggirarsi più che uom non suole intorno a checchessia.

_Alla spicciolata_ — Alla sfilata, separatamente.

_All'avvenante_ — A proporzione, a ragguaglio.

_Al postutto_ — In tutto e per tutto.

_Ammemmati_, o sia _Ammelmati_ — Affogati nella melma.

_Andar di scarriera_ — Esser presti ad ogni mal fare.

_Andazzo di corrompere_ — Uso, costume di corrompere.

_A pena di cuore_ — Sotto pena della vita.

_Appicco_ — Speranza.

_A randa_ — A mala pena, per l'appunto.

_Arrogere_ — Aggiungere.

_Arrovelare_ — Stizzirsi rabbiosamente.

_A scesa di testa_ — Ostinatamente.

_Assottigliate dalle malattie_ — Ridotte a pochi, diminuite.

_Attutita, da attutire_ — Mitigare, ammorzare.

_Aver cura all'infornare_ — Guardarsi da entrare in maneggi, de' quali non si possa uno a sua posta ritrarre senza danno.

_Avvisaglia_ — Affrontamento, scontro.

_Barellare_ — Barcollare.

_Batoste_ — Contese di parole.

_Bordaglia_ — Marmaglia, canaglia.

_Bucherare_ — Far buchi.

_Cagliare_ — Mancar d'animo, cedere.

_Callone_ — Apertura che si lascia nelle pescaie de' fiumi per transito delle navi.

_Calpestata_ — Strada maestra.

_Camangiare_ — Ogni erba buona a mangiare o cruda o cotta.

_Cántaro_, e _cántare_ — Figuratamente, una determinata moltitudine di gente.

_Cappannuccio_ — Una massa per appiccarvi fuoco ed abbruciarla per allegrezza.

_Cappata_ da _Cappare_ — Scegliere.

_Carnaio_ — Sepoltura comune d'ospedali, e pubblici luoghi.

_Carrino_ — Trincea, o riparo di carri.

_Cassale_ — Mortale.

_Cantellare_ — Bere a sorsi, assaporare.

_Cerchiolini e cappanelle, e cerchiellini e cappanelli_ — Crocchi e radunanze di persone che discorrono in pubblico.

_Chenti_ — Quali, chi.

_Ciarpa_ — Quella banda o cintura che portano gli uomini di guerra.

_Cisale_ — Ciglione che spartisce o chiude i campi.

_Civanza_ — Utile, guadagno.

_Confettare una persona_ — Vale farle cortesie ed ossequi per rendersela, o mantenersela benevola.

_Confino_ — Relegazione, pena di stare in un luogo per forza.

_Confortarsi cogli aglietti_ — Confortarsi con deboli speranze.

_Contennendi_, da _contennere_ — Dispregiare.

_Credenza_ (_a_) — Senza occasione, per nonnulla.

_Dare le imbeccate_ — Corrompere con donativi.

_Dar gangheri_ — Dar indietro per artifizio.

_Dassaiezza_, astratto di assai grande — Di grande solerzia e prestezza nell'operare.

_Diana_ (_sulla_) — Di buon mattino.

_Dicerìa_ — Ragionamento disteso.

_Dileticati_ — Solleticati, stuzzicati.

_Di queto_ — Quietamente.

_Di straforo_ — Di nascosto.

_Dormirvi sotto lo scorpione_ — Esservi nascosto un inganno.

_Endicatori_ — Incettatori.

_Espilazione_ — Rubamento fatto con inganno.

_Far entro la penna_ — Guadagnare nelle cariche oltre allo stipendio ordinario.

_Far fuoco nell'orcio_ — Fare nascostamente i suoi fatti e in maniera di non essere appostato.

_Far gran calca_ — Fare istanza grandissima.

_Far tenere l'olio_ — Fare star cheto alcuno per bella paura.

_Fisicosi_ — Scrupolosi, fantastici.

_Forra_ — Apertura lunga, e stretta tra poggi alti.

_Friscello_ — Fior volatile di farina, che si attacca, alle muraglie ne' mulini quando si macina.

_Gavillare_ — Cavillare.

_Gazzarre_ — Strepiti e suoni fatti per allegrezza.

_Geldra di codardi_ — Moltitudine, truppa di codardi.

_Genove_ — Genuflessioni, prostrazioni.

_Girandolata_ — Fantasticata, raggirata, posta per intrigo.

_Girone_ — Turbine.

_Giubbetto_ — Forche.

_Giullerie_ — Buffonerie.

_Gozzaie_ — Metaforicamente, rancori, odj inveterati.

_Grascini_ — Ministri bassi del magistrato della grascia.

_Greppo_ — Rupe aspra e difficile.

_Gualdana_ — Masnada, truppa di gente armata.

_Imbeccherare_ — Subornare.

_Imberciare_ — Cogliere, dar nel segno.

_Imberciare a sesta_ — Togliere di mira, trarre diritto.

_Incamiciata_ — Scelta di soldati per sorprendere di notte il nemico.

_Inciprignire_ — Incrudelire.

_Indettare_ — Restar d'accordo.

_Interriati_, da _interriare_ — Seppellire.

_Intraprendere_ — Ledere, pregiudicare.

_Istatichi_ — Ostaggi.

_Latino di bocca_ — Linguacciuto, facile a parlare.

_Libito_ — Volontà.

_Lustre_ — Finzioni.

_Macìa_ — Ammasso di pietre, muriccia.

_Marina marina_ — lungo la riva del mare.

_Marinare_ — Termine marinaresco, e vale metter nuovi marinari nel legno predato, trattine quelli che sono fatti schiavi.

_Mariti randagi_ — Mariti bordellieri, damerini.

_Marzocchi_ — Leoni scolpiti.

_Mastio_, o _Maschio_ — Sorta di fortificazione.

_Matassa_ — Metaforicamente per imbarazzo.

_Mettere alcuno alle coltella_ — Aizzarlo, incitarlo alla vendetta.

_Metter male biette_ — Metter male, seminar la zizzania.

_Metter una mala cannella_ — Mettere una cattiva usanza.

_Miluogo_ — Centro, luogo di mezzo.

_Misalta_ — Carne insalata di porco avanti ch'ella sia rasciutta e secca.

_Misfare_ — Far male.

_More_ — Monti di sasso.

_Moria_ — Mortalità pestilenziale.

_Musare_ — Stare oziosamente a guisa di stupidi.

_Nicchiare_ — Figuratamente, per imprender mal volentieri a far qualche cosa, e mostrare di non esser soddisfatti interamente.

_Ostico_ — Strano e difficile a comportarsi.

_Palmata_ — Figuratamente dicesi de' presenti che si danno o si prendono per vendere e alterare la giustizia, e per far monipolio di checchessia.

_Paltoni_ — Mendichi che van lemosinando.

_Panegli_ — Viluppi di cenci unti, i quali per le pubbliche feste s'accendono in cima a' più alti edifizj della città per far luminaria.

_Parato lo sdrucciolo_ — Metaforicamente preparato un inciampo, una trama, o pratica, o precipizio ec. a danno altrui.