Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4
Part 32
Pervenute in America (nella quale si era combattuto pigramente, e da una leggier assembraglia in fuori, in cui fu morto il colonnello Laurens, e dal votamento di Charlestown, nulla, che degno sia di speciale ricordanza, era intervenuto) le novelle dei preliminari della pace, si rallegrarono grandemente quei popoli, non peraltro tanto, quanto si sarebbe potuto credere, sì perchè già la facevano cosa fatta, sì perchè ancora l'uomo è solito meno rallegrarsi pel conseguimento di alcun bene, che per le speranze di esso. Oltreacciò gli animi furono tosto volti ad altra parte dal timore di cose nuove, perciocchè in questo stesso tempo si stava apparecchiando materia ad un fuoco, il quale fece le viste di voler prorompere in manifesto incendio, e poco mancò, non traesse, contaminando con una nuova guerra cittadina tutta la felicità della presente pace, a fatale rovina la repubblica. Stavansi gli uffiziali dell'esercito con grosse paghe decorse da riscuotere, e speso avevano la maggior parte, e forse tutte le sostanze loro, e quelle ancora degli amici in servigio dello Stato. Avevano altresì non poca apprensione, che quel decreto fatto dal congresso nel 1780, pel quale si era stabilita a favor loro la mezza paga a vita, non fosse posto ad effetto. Avevano perciò mandato a Filadelfia deputati, perchè la bisogna delle paghe presso il congresso sollecitassero. Era il mandato loro, operassero, che si dessero immediatamente agli uffiziali le paghe correnti, e si assestassero i conti per le decorse, e si dessero sicurtà pel pagamento di esse; si convertisse la mezza paga conceduta a vita dal congresso in una equivalente somma pagata in una sola volta; si aggiustassero finalmente i conti, e si facesse un compenso per le perdite fatte dagli uffiziali a cagione delle passate mancanze nelle provvisioni giornaliere del vitto e del vestito. Ma il congresso, sia perchè alcuni de' suoi membri erano avversi a questi favori verso i soldati, sia perchè altri fra i medesimi avrebbero desiderato, che non lo Stato generale, ma piuttosto gli Stati particolari questi guiderdoni concedessero, non si risolveva. L'affar delle paghe procedeva peggio, che lentamente. I deputati ne scrissero al campo. Nè in miglior condizione di quella degli uffiziali si ritrovavano gli altri creditori del Pubblico, i quali preveggevano benissimo, che le consuete rendite dello Stato a gran pezza non avrebbero bastato a fornir i pagamenti loro, e credevano, che gli Stati avrebbero molto ripugnato al venirne in sul porre qualche straordinario balzello, col ritratto del quale potessero essere soddisfatti. Però gli uni, e gli altri se ne vivevano in malissima contentezza, e molto degli averi loro dubitavano. Erano a questi dì i reggitori dello Stato divisi in due Sette. Volevano gli uni, si ponesse il balzello; con esso si contentassero i creditori; la fede pubblica si osservasse; si stabilisse nel medesimo tempo una rendita generale pei bisogni dell'erario della repubblica da impiegarsi all'ordine, e secondo la volontà del congresso. Gli altri questa rendita pubblica, come pericolosa alla libertà ridottavano. Volevano, gli Stati particolari soli, non il congresso, avessero facoltà di por tasse, o balzelli. Già questi avevano sgarato una provvisione, che il congresso aveva raccomandato, si facesse, per la quale si sarebbe stabilita una generale gabella di cinque per centinaio del valore sul consumo di tutti i proventi, e lavorii forestieri, i quali introdotti fossero negli Stati Uniti. Perocchè, quantunque dodici Stati approvato avessero la risoluzione del congresso, uno ricusò, e col suo dissentire rendè vano il volere di tutti gli altri. In questo mezzo appunto arrivarono le novelle dei preliminari. I primi temettero, che scemati colla pace il bisogno ed il timore dei soldati, poichè intendevasi, che si licenziasse e dissolvesse l'esercito, diventassero gli avversarj loro più pertinaci nel non volere allo stabilimento della rendita generale acconsentire, e con ciò non solo i presenti creditori se ne restassero in fallimento, ma ancora la repubblica andasse soggetta in avvenire ad essere ne' gravi suoi bisogni incagliata pel difetto di una potestà generale a porre i balzelli. Deliberarono di usare la presente occasione, la quale trascorsa essendo, non ritornerebbe più, per ottener il fine loro, che credevano alla repubblica profittevole. Ma quali fossero i mezzi da porsi in opera stavano in dubbio, ed erano tra di loro nati assai dispareri. I più risoluti, non considerando quanto ancipiti siano i moti della moltitudine, volevano, si usasse la forza, e si facesse l'esercito istromento dei disegni loro. Erano i principali fra costoro Alessandro Hamilton, ch'era allora membro del congresso, il camerlingo Roberto Morris con un altro Morris suo assistente nell'uffizio. Ma i più rispettivi pensavano, si tenesse una via mezzana, ed intendevano, che l'esercito accennasse bensì ma non colpisse; minacciasse ma non operasse, come se di questi romori popolari taluno potesse essere a posta sua il moderatore. Nelle consulte segrete, che si tennero, prevalse la opinione di questi ultimi. A questo fine fu mandato, sotto colore che vi andasse per esercitarvi la sua carica d'inspettor generale, al campo uno Stewart, colonnello di stanziali pensilvanesi, acciò l'animo di Washington tentasse e scoprisse, quanto questi fosse disposto a dar le mani al disegno. Soprattutto sommovesse l'esercito, e persuadesselo a non volersi sbandare, se prima non fosse assicurato, che sarebbero i presti corsi pagati, ed essi dei fornimenti, che avrebbero dovuto avere, e dei quali erano stati privi sin là, ristorati. Arrivò Steewart al mastro padiglione del capitano generale, e fu spesso con lui a consultare intorno a questa cosa, la quale pure doveva stimarsi di tanto momento. Il capitano generale, ossia chè invero non ne fosse alieno, quantunque non volesse esser egli a levar questo dado, o che come cauto stesse sopra di sè, ed il disegno non biasimasse, certo è, che Steewart si credette, e fe' credere agli altri, ch'ei l'approvasse. Intanto gli avversarj ebbero fumo del trattato, e si misero in punto per disturbarlo. E sapendo di quanta importanza fosse l'avere Washington volto in favor loro, operarono di modo, che un Harvie, il quale aveva l'animo molto sospeso a questi romori di cose nuove, gli scrisse, che sotto colore di voler ristorare i creditori dello Stato covavano perniziosi disegni contro la repubblica; che si voleva spegnere il libero governo, ed introdurre la tirannide. Aggiunse motti speciali intorno la persona stessa di Washington; che gli si voleva tôrre il grado, rovinare gli amici di lui, e quell'opera tutta disfare, che con tanta fatica, tanto sangue, e tanta gloria condotta oggimai avevano a compimento. Entrò Washington in apprensione. Credette, girassero macchinazioni, e conspirazioni contro lo Stato. Mandò attorno la lettera di Harvie, acciò i soldati la leggessero. Faceva ogni sforzo per impedir la sommossa dell'esercito. Così il capitano generale si apparecchiava a contrastare ad un disegno, che forse dentro l'animo suo approvava, quantunque i mezzi, che si volevano adoperare, grandemente, e non senza molta ragione, biasimasse. Si andavano intanto a bello studio spargendo romori irritativi; che l'esercito doveva, prima, che si sbandasse, ottener giustizia; che dovevano ancor essi godere i frutti delle vittorie acquistate con loro fatiche e pericoli; che gli altri creditori dello Stato, ed alcuni membri del congresso medesimo desideravano questa mossa, e che aspettavano, che i soldati fossero i primi a dare il fuoco alla girandola, ch'essi poscia avrebbero seguitato; la cosa allignava. S'infiammavano le menti, si facevano nel campo cerchiolini e capannelle. Si vuol far forza al congresso. Gli animi si dimostravano molto parati al risentimento. In mezzo a questi romori si facevano andar attorno anonimi inviti ad un generale convento degli uffiziali per gli undici di marzo. In questo medesimo tempo l'uno porgeva all'altro un'anonima diceria, ma peraltro, come si conobbe poi, composta dal maggiore Giovanni Amstrong. Questa diceria composta con molto ingegno, e con maggior passione era attissima ad inasprir vieppiù i soldati già pur troppo asperati, ed a concitargli contro la patria loro, e l'autorità del congresso. E se sarebbe stata poco tollerabile, quando gli animi fossero stati altrettanto posati, quanto erano commossi, nella tempera, in cui allora si trovavano, era ella grandissimamente da condannarsi. Vi si leggevano tra le altre parole, e tutte infiammatissime, le seguenti.
«Lo scopo, al quale già son sette anni, c'indirizzammo, ora finalmente siam vicini a conseguire. Il coraggio vostro, e la pazienza hanno gli Stati Uniti d'America per mano guidato per mezzo una dubbia e sanguinosa guerra, ed all'independenza condotti. Già torna la pace di tutti i beni largitrice. Ma a chi? Forse ad una patria desiderosa di ristorar i vostri danni, di apprezzar i vostri meriti, di ricompensar i vostri servigi? Forse ad una patria, che intenerita lagrimando, e lieta ammirando al ritorno vostro alle private case applaude? Forse a quella patria bramosa di partir insieme con voi quella independenza, la quale la vostra prodezza le ha dato, e quelle ricchezze, che le vostre ferite han preservato? Questo è forse il caso? O non piuttosto ad una patria, che i vostri diritti ha in dispregio, che le vostre lamentanze disdegna, che alle vostre miserie insulta? Voi pure testè i vostri desiderj, ed i bisogni vostri esponeste, e supplicaste al congresso; desiderj e bisogni, che la gratitudine e la ragione di Stato avrebbero dovuto non che invanir conosciuti, anticipar non rappresentati. Non aveste voi orora colle rimesse parole di umili addomandatori dalla giustizia loro implorato ciò, che dal favore più oltre non potevate aspettare? Quale n'è stata la risposta? Le lettere dei vostri delegati a Filadelfia ve n'accontino esse. Se questo è dunque il trattamento, che vi si fa, ora che le spade vostre sono alla difesa dell'America necessarie, quale sarà, allorquando la vostra voce sarà spenta, e la forza divisa? Allorquando queste stesse spade, gl'istromenti ora, e le compagne della vostra gloria, saranno dai fianchi vostri spartate, e nissun'altra divisa avrete a mostrare di soldato, fuori delle necessità vostre, delle infermità, delle cicatrici? Consentirete voi dunque ad essere i soli patitori di questa rivoluzione, e, ritirativi da questi stipendj, nella povertà invecchiare, nella miseria, nel contento? Consentirete voi a vivere nel vil fango della dependenza, ed alla caritade altrui le miserabili reliquie di quella vita dovere, che avete fin qui spesa nell'onore? Se così è, e l'animo vel soffre, ite, e recate con voi lo scherno dei Tori, lo scorno dei libertini, la derisione, e quel ch'è peggio, la compassione del mondo. Ite, affamate, siate obbliati. Ma se gli animi vostri si raccapricciano a ciò, se avete la mente ed il cuore capaci di conoscere e di combattere la tirannide, sotto qualunque sembianza ella si appresenti, o vestita della semplice cotta della repubblica, o della splendida roba della realtà ammantata, se avete pure imparato a distinguere gli uomini dai principj, risvegliatevi, alla vostra condizione attendete, fatevi giustizia da voi medesimi. Se il presente momento si lascia fuggire via; ogni futuro sforzo sarà indarno; e le vostre minacce saranno allora altrettanto vane, quanto sono ora le vostre supplicazioni».
Queste parole, più dicevoli ad un avventato tribuno di plebe che ad un assennato Americano, gli animi già concitati commossero ad indicibile rabbia. Già si brogliava fortemente; le cose si volgevano ad un sinistro fine, e la guerra cittadina tra le potestà civili e militari era imminente. Ma Washington, uomo tanto grave, uso ai pericoli, e non che amato, riverito dai soldati, temendo del vicino pericolo della patria, volle quelle facelle spegnere, e quella discordia frenare, che stat'erano apparecchiate. E conoscendo benissimo quanto gran momento apporti in somiglianti casi il guidare gli sviati, piuttostochè contrastar loro, e che più facile cosa è il prevenire, che l'emendare i fatti, pose tosto l'animo a voler impedire il convento degli uffiziali. Pubblicò ordini indiritti agli uffiziali annunziando, che sperava bene, che nissun conto avrebbero fatto di quella scritta anonima, e ch'ei disapprovava, e grandemente condannava quest'insoliti procedimenti. Nell'istesso tempo intimò un generale convento degli uffiziali generali, e di uno per compagnia pel giorno quindici, affine deliberassero, che cosa fosse a farsi per ottener ai torti loro dirizzamento. Con questo procedere, che fu molto prudente, Washington fe' credere generalmente all'esercito, ch'ei non fosse alieno dall'aiutar l'impresa; ed ai principali sommovitori particolarmente, che segretamente il disegno loro favorisse; e diè tempo a sè stesso di procurarsi favori, acciò il convento quell'effetto sortisse, ch'ei si era nell'animo proposto. Il giorno seguente Amstrong fe' mandar attorno un'altra scritta anonima, colla quale cogli uffiziali si congratulava, che le risoluzioni loro avessero a ricevere l'approvazione della pubblica autorità; e molto esortandogli a star fermi nel parlamento, che si doveva fare il dì quindici. Intanto andava Washington tentando gli animi, e le ire rammorbidando. Fatti venire a sè ad uno ad uno gli uffiziali, a questo rappresentava il pericolo della patria, a quell'altro la passata pazienza; a tutti l'antica gloria, che bisognava intera e pura ai posteri loro tramandare. Ricordò ancora la povertà dell'erario, e l'infamia che acquistato avrebbero, se alle discordie civili, ed al sangue venissero, e la felicità di quella pace turbassero, che pure orora si era conseguita. Al giorno appuntato da Washington si fe' il parlamento degli uffiziali. Favellò il capitano generale molto gravemente. Confortogli, pregogli, ribattè le anonime scritte. Mostrò, in quant'orrore si dovesse avere l'alternativa proposta dall'autore di esse di minacciar coll'armi la patria loro, quando, fatta la pace, immediatamente alle richieste loro non soddisfacesse; e seppure la guerra continuasse, di abbandonarla, ritirandosi a qualche incolta e disabitata contrada.
«Mio Dio! _sclamò_, a quai fini mira con tali esortazioni questo scrittore? Può esser egli mai un amico all'esercito? Può essere un amico a questa patria? O non forse piuttosto un insidioso nemico, un commettimale mandato a bella posta dalla Nuova-Jork per tramare la rovina dell'uno e dell'altra, un seminatore di discordie e di separazione tra le civili e le militari autorità del Continente? Pregovi, signori, _aggiuns'egli_, di non abbracciare di quei consiglj, ch'esaminati dalla sana ragione parrebbero, e tôrre a voi della dignità vostra, e quella gloria macchiare, che finora mantenuto avete. Abbiate nella data fede della vostra patria, e nelle intemerate intenzioni del congresso piena fidanza. Crediate, che prima che siate com'esercito, sciolti, avrà esso i vostri conti aggiustati, e tali determinazioni prese, che ne sarà fatta ampia giustizia ai vostri fedeli, e meritorj servigi. Pregovi, e scongiuro in nome della nostra comune patria, per quanto stimate il sacro onor vostro, per quanto rispettate i diritti dell'umanità, e per quanto conto fate della militare e nazionale dignità dell'America, vogliate dimostrare in quanto orrore e detestazione abbiate un uomo, il quale desidera sotto speciosi pretesti mandar sossopra le libertà della vostra patria, e che malvagiamente s'attenta d'aprir le porte alla civile discordia, e questo nascente impero col sangue inondare. Sì facendo, voi arriverete per la più piana e diritta via alla meta, che desiderate; voi romperete gl'insidiosi disegni dei nostri nemici, che, disperati di vincerci coll'aperta forza, vogliono ora coi segreti artifizj ingannarci. Voi darete ancora una volta una rilevata pruova di quel non mai più udito amor della patria, e di quella paziente virtù, di tutte le necessità, di tutti i patimenti superatrice. Voi offerirete col vostro dignitoso contegno alla posterità occasione di dire, quand'ella favellerà del glorioso esempio, che avete al genere umano mostrato, che se fosse questo giorno stato meno, non avrebbe mai il mondo veduto quell'ultimo grado di perfezione, al quale è l'umana natura capace di arrivare».
Tostochè ebbe Washington fatto fine al suo ragionamento, nacque prima un silenzio, poscia un bisbiglio grande fra gli ascoltanti. L'autorità dell'uomo, la gravità del discorso, la tenerezza di lui nota a tutti verso l'esercito, nelle menti loro efficacemente operavano. Gl'inacerbiti spiriti si rappacificarono. Nissuno pose partito contrario. Stanziarono, che nissuna circostanza di travaglio, e di pericolo avrebbe mai tanto operato, che si lasciassero indurre a macchiar quella fama, e quella gloria contaminare, che acquistate avevano; che l'esercito continuava ad avere una fermissima confidenza nella giustizia del congresso e della patria loro; che si richiedesse il capitano generale, scrivesse al congresso, ardentemente pregandolo di espedir tosto l'oggetto del loro memoriale; che abborrivano, e grandemente disdegnavano le infami proposizioni nella lettera anonima indiritta agli uffiziali dell'esercito contenute. Così Washington colla prudenza ed autorità fu operatore, che una nuova discordia non ponesse in un inaspettato pericolo quella patria, che stata era testè condotta a salvamento. E chi sa sin dove sarebbero trascorse le cose se in quei principj fosse nata la guerra civile, e se i soldati avessero posto mano nel sangue dei loro concittadini? Scriss'egli poi al congresso, molto caldamente la causa degli uffiziali rappresentando, e raccomandando[1]. Decretò questo, avessero gli uffiziali a ricevere in luogo della mezza paga a vita il sommato alla volta di cinque anni d'intiera paga, e ciò in contanti, od in iscritte obbligatorie, che fruttassero il sei per centinaio all'anno. Tanto poi si adoperò il congresso, e tanto fece il camerlingo, che si mandarono, sebbene tardi, e non prima, che le reclute pensilvanesi fatto avessero un grosso ammotinamento a Filadelfia, e per alcune ore armata mano occupato la sede, e le stanze del congresso, agli uffiziali, e soldati paghe per tre mesi in altrettante scritte di esso camerlingo. Allora si diè mano a licenziar l'esercito, e furono concessi di mano in mano i congedi a quei soldati, i quali nel corso di una ostinata guerra di sette anni con mirabile costanza avevano non solo contro il ferro ed il fuoco, ma ancora contro la fame, la nudità ed il furore stesso degli elementi combattuto; ed ora condotta a prospero fine l'opera loro, stabilita la libertà, e l'independenza della patria, quietamente alle case loro se ne tornarono. Il congresso con pubbliche lettere molto il valore, e la costanza loro commendò, ed in nome della riconoscente patria ringraziò. Non tardarono gl'Inglesi a votar la Nuova-Jork con tutte le sue appartenenze, nelle quali avevano sì lungo tempo paesato. Partirono poco poscia i Francesi molto ringraziati, e degli alleati loro soddisfatti dall'Isola di Rodi alla volta delle possessioni loro. Deliberò il congresso, si rendessero il dì undici dicembre pubbliche e solenni grazie al Datore d'ogni bene per l'ottenuta pace e l'acquistata independenza. Decretò ancora, si rizzasse una statua equestre di bronzo al generale Washington in quella città, nella quale risedesse il congresso. Fosse il generale rappresentato al modo romano col bastone nella destra mano, e la testa cinta di una corona d'alloro; posasse la statua sopra un piedestallo di marmo, nel quale fossero istoriati in basso rilievo i principali avvenimenti della guerra, dei quali ebbe Washington il supremo governo. Sono eglino quest'essi: la liberazione di Boston; la cattura degli Essiani a Trenton; la battaglia di Princetown; la giornata di Mont-mouth e la resa di Jork-town. Sulla superiore fronte poi del piedestallo s'improntassero le seguenti parole: _Gli Stati Uniti in congresso adunati ordinarono, questa statua fosse eretta l'anno di Nostro Signore 1783 in onore di questo Giorgio Washington, illustre capitano generale degli eserciti degli Stati Uniti d'America durante la guerra, la quale vendicò ed assicurò le loro libertà, sovranità ed independenza._