Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 4

Part 31

Chapter 312,978 wordsPublic domain

Dalle fazioni di tanto momento, che siamo andati sì nel presente, che nel precedente libro delineando, ne nacque in tutti i potentati guerreggianti non solo un acceso desiderio, ma ancora un'espressa volontà di por fine alla guerra. Tutti speravano, che si sarebbe dato fra breve alle cose universali onesta forma. La guerra, ch'era in piè già da tanti anni senza aver prodotto frutto alcuno di momento, e la cattività incontrata sotto le mura di Jork-town da tutto quell'esercito, che aveva militato sotto l'imperio del conte di Cornwallis, avevano i ministri britannici persuaso che il ridurre gli Americani a soggezione per la forza dell'armi era cosa oramai impossibile diventata. I maneggi poi posti in opera, per dividergli tra di loro o dagli alleati, non avevano partorito migliori frutti, che le armi. Da un'altra parte le vittorie di Rodney, e d'Elliot non solo avevano assicurato e le ricche isole delle Antille, e quel principale propugnacolo di Gibilterra, ma ancora posto in salvo l'onore della Gran-Brettagna, di manierachè poteva ella, dal capitolo dell'independenza degli Stati Uniti in fuora, che l'era forza riconoscere, intorno tutti gli altri con egualità di condizioni co' suoi nemici negoziare; perchè ed aveva vinto la guerra di Gibilterra, e tenuto la fortuna in bilico nei mari d'Europa, e prevalso in quei delle Antille; e se nei medesimi aveva fatto notabili perdite, aveva peranco acquistato l'isola di Santa Lucia, tanto importante per la fortezza de' luoghi, per la bontà de' suoi porti, e per l'opportunità del suo sito. E quantunque essa non potesse giudicarsi giusto compenso alla perdita della Domenica, di Tobago e di San Cristoforo, s'era nonostante l'Inghilterra talmente avvantaggiata nelle orientali Indie, che più recava per questo conto nel comune negoziato, che la Francia non poteva. Oltre a ciò il debito pubblico di lei era diventato enorme, e tuttavia ogni giorno ne diventava di vantaggio. Il popolo desiderava, che si aprisse qualche adito alla pace, e già diceva sinistre parole sopra la prolungazione della guerra. I ministri stessi, i quali sì grandi repetj avuto avevano cogli antecessori loro intorno l'ostinazione di quelli a volerla continuare, sia perchè i bisogni dello Stato così richiedevano, sia perchè ancora non volevano quel biasimo riportare essi stessi, del quale avevano gli altri accusati, desideravano la pace. Imperocchè quantunque fosse in immatura età, e con dolore di tutti i buoni morto il marchese di Rockingham, il qual era quegli, che timoneggiava tutto, e Fox avesse rassegnato l'uffizio, e che in luogo del primo stato fosse surrogato il conte di Shelburne, e del secondo Guglielmo Pitt, figliuolo che fu del conte di Chatam, l'uno e l'altro consenzienti all'independenza dell'America più per necessità, che per elezione, ciò nulladimeno i più dei ministri erano di quelli, che prima la rivocazione delle rigorose leggi contro l'America fatte, poscia il primaticcio riconoscimento della independenza avevano in cospetto del Parlamento con parole non men ornate, che instanti voluto persuadere. Per le quali cose tutte avevano essi a buon'ora mandato a Parigi Grenville, perchè tentasse il guado, acciocchè i plenipotenziarj, che venissero dopo, avessero causa di deliberare più prontamente. Poco poscia spacciarono nella medesima città per quest'istesso oggetto di trattare il negozio della pace due plenipotenziarj Fitz-Herbert, e Oswald, ai quali non fu necessario usare molta diligenza per chiarirsi della inclinazione del governo di Francia. Già vi erano anche convenuti i plenipotenziarj degli Stati Uniti Giovanni Adams, Beniamino Franklin, Giovanni Jay ed Enrico Laurens, il quale uscito dalla Torre di Londra era stato in sua libertà lasciato.

Se grande era il desiderio della pace che si aveva in Inghilterra, non si desiderava ella meno in Francia sia dai popoli, sia da coloro, i quali reggevano lo Stato. Aveva questa conseguìto ciò che sopra ogni cosa aveva desiderato, vogliam dire la separazione delle colonie inglesi dalla metropoli loro, poichè i ministri britannici offerivano in primo luogo di volere l'independenza degli Stati Uniti riconoscere; il quale oggetto era da parte della Francia il principale, anzi il solo fine, che confessato fosse della guerra. Rispetto poi alle cose delle Antille, oltrechè le fazioni, che si erano avute in animo di fare, erano piuttosto in vantaggio particolare, e per conto della Spagna, che della Francia, la sconfitta dei dodici aprile aveva e guasti tutti i disegni, e troncate tutte le speranze. Nè si poteva aspettare, si facessero maggiori frutti nei mari d'Europa; poichè già da tanti anni indietro non se n'era fatto nissuno, che di qualche momento fosse alla somma delle cose. Le perdite finalmente delle orientali Indie si potevano colle vincite fatte nelle occidentali compensare. Quindi è che la Francia, e poteva con egualità di condizioni trattare rispetto agli accidenti della guerra, e con onorata superiorità rispetto alla sostanza stessa della medesima, che era l'independenza degli Stati Uniti. Ma oltre tutte le narrate cagioni, altre se ne avevano in Francia, perchè vi si anteponesse una pronta pace alla continuazione di una lunga guerra. Era la Camera pubblica ridotta a mal termine, e nonostanti i buoni ordini, che dai presenti ministri vi erano stati introdotti, e l'economia nuova che in tutte le parti del governo aveva prevaluto, non era quella a gran pezza sufficiente a poter bastare contro le esorbitanti spese della guerra. Si metteva ciascun anno più a uscita, che ad entrata; ed il pubblico debito vieppiù s'ingrossava. S'erano in questa guerra spesi tesori inestimabili. Imperciocchè e si era esercitata in lontanissime contrade, e fu mestiero di ristorar la marineria, e le provvisioni con gran giattura del pubblico erario spesso state dalle flotte inglesi intraprese. Gli Americani poi oltre modo lenti al pagar le tasse, ed inabili di per sè stessi a sopportare il peso di tanta guerra, facevano ogni giorno una gran calca alla Francia, perchè di nuovi denari gli accomodasse. Il che avevano ottenuto; poichè oltre un milione di lire di tornesi, che accattato avevano dagli appaltatori generali di Francia, ed oltre le somme accattate in Olanda, per le quali la Francia era entrata mallevadrice, avevano avuto dal governo francese diciotto milioni di tornesi, e tuttavia ne addomandavano altri sei. Le quali cose la penuria dell'erario pubblico già sì povero, e stretto pe' passati debiti, e pel presente dispendio, viemmaggiormente accrescevano. Infine il commercio del regno, verso il quale in quell'età avevano i Francesi con grand'ardore volto l'animo, era stato dalla guerra gravemente afflitto, e molti particolari uomini avevano non leggieri perdite fatte, delle quali non isperavano per altro modo ristorarsi, se non per mezzo della pace. Tutte queste cose erano causa, che se la pace poteva essere onorevole alla Francia, ella era peranco necessaria, e da un desiderio universale confermata.

Venendo ora a favellar della Spagna, le speranze che sì vive aveva ella concette di acquistare a sè Gibilterra e la Giamaica, erano state del tutto tronche dalle disfatte dei dodici aprile, e dei tredici settembre, ed il continuar nella guerra per ottenere questi due fini era piuttosto da riputarsi ostinazione, che costanza. Da un altro canto aveva ella fatto acquisto per la forza delle sue armi dell'isola Minorca, e della Florida occidentale. E siccome l'Inghilterra dal canto suo non aveva alcun compenso da offerire alla Spagna, così ragion voleva ch'elleno fossero ai conquistatori cedute pei capitoli della pace, ed in potestà loro si rimanessero. Il che sebbene non fosse tutto quello, che si era sperato, era nondimeno causa che la guerra non fosse stata del tutto intrapresa a credenza, e che i popoli della Spagna non la potessero, siccome spesso erano soliti di fare, piuttosto guerra gentilizia, che spagnuola chiamare. Era paruta invero a tutti cosa maravigliosa, che la Spagna avesse voluto nutrire un incendio, che avrebbe facilmente potuto diventare sì pernizioso allo Stato suo, entrando a parte di una guerra, lo scopo manifesto della quale era quello di fondar una repubblica independente in un paese sì vicino alle sue possessioni del Messico. L'esempio era senza dubbio pericoloso per il prurito d'orecchie che eccitano nel mondo le novità, e per la facilità, che hanno gli uomini a dar la volta, essendo più pronti a scuotere il giogo, che a portarlo. Ma se si era contro i reali interessi della Corona venuto a parte della contesa, sarebbe stato condannabile partito il prodigalizzar tuttavia tanti tesori e tanti soldati per perseverarvi, ora massimamente che si poteva per l'acquisto di Minorca, e della Florida con onorevoli condizioni accordare. Così anche dalla parte di Spagna le cose si dirizzavano a concordia.

Rispetto finalmente agli Olandesi, seguitavano essi piuttosto, che andassero di pari passo cogli alleati; ed erano a tanto bassa fortuna condotti, che altro non potevano volere, che quello che la Francia voleva, da questa sola, e non dalle forze loro sperando di condur a buon fine la somma della guerra. Imperciocchè la riavuta dell'isola di Sant'Eustachio, e della colonia di Demerary non dall'armi proprie, ma sibbene da quelle della Francia dovevano solo, ed unicamente riconoscere. Desideravano poi tutti generalmente la pace, poichè avevano per pruova conosciuto, che colle forze loro non potevano con prosperità di fortuna esercitar la guerra; e questa a nissun'altra nazione sia più pregiudiziale, che a quelle, che vivono principalmente in sul commercio. A questa inclinazione verso la pace, che a questi dì prevaleva presso tutti i potentati guerreggianti, venne ad aggiugnersi la mediazione di due possenti principi dell'Europa, l'Imperadrice delle Russie, e l'Imperador di Germania, i quali s'interposero alla concordia. L'uffizio loro fu abbracciato da tutti molto volentieri, e già le cose si andavano accomodando ad una quiete universale. Ognuno era alle strette di doversi pacificare.

Pertanto bollivano gagliardamente in sul finir del presente anno le pratiche della pace nella città di Parigi. I primi ad accordarsi furono gl'Inglesi, e gli Americani, i quali il giorno trenta di novembre fecero tra di loro per modo di provvisione un trattato da inserirsi e da far parte del trattato terminativo, che fermato si sarebbe, allorquando quello, il quale doveva tra la Francia, e la Gran-Brettagna aver luogo, fosse concluso. Le più, e maggiori condizioni di quest'accordo furono, che il Re della Gran-Brettagna riconosceva la libertà, la sovranità, e la independenza dei tredici Stati Uniti d'America, i quali furono tutti ad uno ad uno nominati; e che il Re cedeva, e rinunziava tanto per sè, quanto pe' suoi eredi, e successori ad ogni ragione, che avesse, o aver pretendesse sopra il governo, le proprietà, e le terre di quelli. Ancora per levar da ogni parte l'occasione alle ingiurie per motivo dei confini, questi si determinarono accuratamente con tirar alcune linee immaginarie, per mezzo delle quali furono posti in potestà, e dentro il territorio degli Stati Uniti, paesi immensi, laghi, e fiumi, sopra i quali fin allora non avevano essi Stati preteso ragione veruna. Imperocchè oltre le vaste e fertili contrade poste sulle rive dell'Oio, e del Mississipì, i confini degli Stati Uniti si distesero molto addentro nel Canada, e nella Nuova Scozia, e vennero ad acquistar parte del commercio delle pelli. Inoltre parecchie nazioni indiane, le quali prima vivevano sotto la superiorità dell'Inghilterra, e specialmente le sei Tribù state sempre amiche, ed alleate agl'Inglesi, furono in virtù di detta circoscrizione di limiti date in mano agli Stati Uniti. Ancora, dovessero gl'Inglesi restituire, e votar tutti i territorj degli Stati medesimi, cioè la Nuova-Jork, l'Isola Lunga, e quella degli Stati, Charlestown, e Penobscot, e tutte le appartenenze loro. Non si fe' parola di Savanna, poichè già gl'Inglesi, ritiratisi da questa Terra, e da tutta la Giorgia l'avevano intieramente in balìa degli Americani lasciata. Ancora, avessero gli Americani il diritto di pescar liberamente sopra gli scanni di Terranuova, nel golfo di San Lorenzo, ed in tutti que' luoghi, nei quali le due nazioni, quand'erano unite, erano solite ad esercitar le pescagioni. Si stipulò altresì, che il congresso dovesse caldamente raccomandar ai diversi Stati, perchè provvedessero, fossero restituiti i beni, i diritti, e le proprietà tanto ai sudditi inglesi, quanto a coloro fra gli Americani, che seguitato avevano le parti inglesi, i quali erano stati durante la guerra confiscati; e che costoro non potessero per ogni qualunque cosa, che detto, o fatto avessero in favore della Gran-Brettagna, essere ricerchi, o perseguitati. I quali ultimi articoli, siccome non piacquero a certi larghi repubblicani dell'America, i quali non considerando, quanto il più delle volte riesce amara la dolcezza della vendetta, avrebbero voluto sfogarsi, così dispiacquero grandemente ai leali, i quali non contenti a quella semplice raccomandazione, che poteva aver effetto, o no secondo la volontà degli Stati, dell'essere stati, come dicevano, dall'Inghilterra abbandonati, della ingratitudine sua, e dell'avversa fortuna loro fieramente si rammaricavano. Furonvi anche in questo proposito grandi batoste in Parlamento, dolendosi aspramente coloro, che a' disegni dei ministri si opponevano, che gli uomini fedeli all'Inghilterra, con perpetua infamia di lei, stati fossero dati in preda ai loro persecutori, come se in queste tresche politiche non si risguardasse piuttosto a ciò, che è possibile o impossibile ad ottenersi, utile o dannoso a farsi, che al giusto, all'onorevole, all'onesto; e coloro, i quali si frammettono in queste rinvolture e guerre cittadine, hanno ad aspettarsi di essere tosto o tardi a cotali strette condotti, ed a dover bever questo calice; imperciocchè lo Stato, per lo più tutte le cose dalla utilità sola misurando, si accorda, e non ti cura; poichè esso mira più alla propria conservazione, che a quella d'altrui; e più ha rispetto all'universale, che al particolare. Si accordò finalmente, che tra i due Stati cessassero immediatamente le ostilità sì per terra, che per mare.

[1783]

I preliminari della pace tra la Francia e l'Inghilterra furono fermati a Versaglia il giorno venti di gennaio del 1783 tra il conte di Vergennes per consiglio del quale s'indirizzavano la maggior parte di queste cose, ed il signor Fitz-Herbert. Per questi fu ampliato d'assai a favor dell'Inghilterra il diritto delle pescagioni sugli scanni di Terranuova. Ma peraltro essa restituì alla Francia in pieno diritto, e proprietà le isole di San Pietro, e Michelone. Nelle Antille l'Inghilterra restituì alla Francia l'isola di Santa Lucia; le cedette, e guarentì l'isola di Tobago. Da un'altra parte la Francia restituì all'Inghilterra l'isola di Grenada colle Grenadine, e quelle di San Vincenzo, di San Cristoforo, di Nevis, e di Monserrato in un colla Domenica. Nelle Indie orientali furono ristorati, alla Francia, e guarentiti Pondicherì e Caricallo, e tutte le sue possessioni del Bengal, e della costa di Orixa. Le furono anche fatte altre concessioni di non poco rilievo rispetto al commercio, ed alla facoltà di fortificar certe Terre. Ma un capitolo assai onorevole alla Francia quello fu, pel quale l'Inghilterra consentì all'abrogazione ed annullazione di tutti gli articoli relativi a Dunkerke, che stati erano tra i due Stati accordati dal trattato di pace d'Utrecht del 1713 in poi. Furono nel medesimo giorno fermati i preliminari della pace tra la Spagna e l'Inghilterra, da parte di quella dal conte d'Aranda, e da parte di questa dal medesimo Fitz-Herbert. Cedette il Re della Gran-Brettagna al Re Cattolico l'isola Minorca e le due Floride, occidentale ed orientale. Da un altro canto il secondo restituì al primo le isole Bahame. La quale restituzione si conobbe poi essere stata superflua. Perocchè il colonnello Deveaux con una presa di pochi uomini, e con denaro del suo, venuto sopra a quelle isole, l'ebbe alla Gran-Brettagna per forza d'armi riacquistate. Furono tutti questi preliminari in formale e determinativo trattato di pace ridotti il terzo giorno di settembre del 1783, per parte della Francia dal conte di Vergennes, per quella della Spagna dal conte d'Aranda, e per quella dell'Inghilterra dal duca di Manchester. Il trattato terminativo tra la Gran-Brettagna, e gli Stati Uniti fu fermato il medesimo giorno in Parigi dall'un de' lati da Davidde Hartley, e dall'altro da Giovanni Adams, Beniamino Franklin, e Giovanni Jay. Il giorno precedente era seguìto l'accordo pure a Parigi tra il Re della Gran-Brettagna per mezzo del duca di Manchester, e gli Stati Generali delle Province Unite d'Olanda per mezzo dei Signori Van-Berkenroode, e Bransten. Per questo il Re restituì agli Stati Generali Trincamale; ma questi cedettero, e guarentirono al primo la città di Negapatam con tutte le sue pendici. Dei diritti marittimi de' neutri in caso di guerra coll'Inghilterra, dei quali avevano i confederati tanto rombazzo fatto, e menati sì gran vanti, non si fe' in tutti questi trattati menzione alcuna.

Questo fine ebbe la lunga tenzone d'America, nella quale se entrarono volonterosamente gli Americani, ed a ciò inclinati da lungo tempo, la eccitarono gli Inglesi prima con leggi rigorose, che irritavano, non costringevano, e poscia con insufficienti armi, e con ispicciolati e scompagnati consiglj lasciarono crescere, e strabocchevolmente sormontare. La quale guerra fu esercitata tra Inglesi ed Americani, come per lo più le civili guerre soglionsi, spesso con valore, sempre con rabbia, qualche volta con barbarie; tra gl'Inglesi, e le altre nazioni europee sempre con valore, ed il più delle volte con quella umanità tanto squisita, che pare di quei tempi essere stata propria e speciale. Riportarono il congresso, ed universalmente gli Americani somma lode di costanza; i ministri britannici forse il biasimo dell'ostinazione; e quei di Francia diedero pruove non dubbie di non ordinaria perizia nelle cose di Stato. Da tutto ciò ne conseguì la fondazione nel Nuovo-Mondo di una repubblica, pe' suoi ordini pubblici felice al di dentro, per la sua indole pacifica, e per l'abbondanza de' suoi proventi riverita, e ricercata al di fuori. E per quanto si può delle cose di costaggiù giudicare, dalla fertilità e vastità delle sue terre, siccome pure dalla sua popolazione ognora, e rapidamente crescente, ella ha a diventare un dì un grande, e possente Stato. Solo a volere, che la repubblica loro viva lungamente, e vada tutto il corso, che a lei è ordinato dal cielo, debbono massimamente gli Americani due cose schivare, la prima delle quali si è la corruzione degli animi per via dell'amore dell'eccessivo guadagno; la seconda il discostamento da quei principj, che la fondarono. E siccome tutte le cose del Mondo sono solite a disordinarsi, ed a corrompersi, così quando ciò accadesse, dovranno eglino essa repubblica ridurre a sanità, ritirandola verso i suoi principj.